mag 25, 2015

Tecnostress in aumento nel lavoro mobile: risultati della nuova ricerca condotta su 1000 lavoratori digitali.

tecnostress mal di testa

Nei giorni scorsi sono stati diffusi i risultati di una ricerca effettuata da Netdipendenza Onlus, in collaborazione con l’Associazione Italiana Formatori Sicurezza sul lavoro (Aifos), condotta su un pubblico di professionisti del settore della sicurezza sul lavoro (imprenditori , formatori, RSPP esterni, professionisti, consulenti) con l’obiettivo di fotograre la diffusione, la penetrazione e i sintomi del tecnostress (in particolare per l’aspetto ‘mobile’) nel loro lavoro è nelle loro vite. Quindi, più che una ricerca, si tratta di un’indagine, alla quale hanno risposto 1.005 lavoratori digitali “mobili”.

Di seguito pubbblico dati della ricerca. La considerazione finale è una sola: il tecnostress aumenta e i sintomi del Tecnostress sono sempre più diffusi. Smartphone, tablet e computer portatili sono oramai strumenti di lavoro abituali, ma l’uso eccessivo può favorire seri rischi alla salute: i sintomi del tecnostress da un lato (come mal di testa, ansia, ipertensione, insonnia, depressione,  disturbi alla memoria, attacchi di panico), e l’elettrosmog dall’altro, cioè l’esposizione prolungata ai campi elettromagnetici emessi dai dispositivi digitali.

enzoL’87,5% dichiara di usare frequentemente dispositivi mobili connessi a Internet per motivi di lavoro. Il 59,5% ritiene che la quantità di informazioni da gestire sia molto aumentata con l’avvento dei dispositivi mobili.  La maggior parte degli interpellati usa un computer connesso alla Rete per 8 ore al giorno (18,4%), ma c’è anche chi arriva a 10 ore (9,8%) e chi lo usa tra le 12 e 16 ore (complessivamente il 6% circa).

Il 64,1% usa lo smartphone un’ora al giorno per conversazioni di lavoro (circa 30 ore al mese), utilizzandolo anche nel week end.  Alcuni lavoratori hanno indicato che arrivano a usare lo smartphone anche “6 ore al giorno, con pause di trenta minuti”.

L’uso del tablet per motivi di lavoro invece non è  ancora molto diffuso. Infatti solo il 36,9% lo usa abitualmente almeno un’ora al giorno, con punte massime di 4 ore.

Gli “always on” non staccano mai la spina e dichiarano di usare computer, smartphone e tablet anche la sera a letto per motivi di lavoro (complessivamente il 66,5% circa) e anche il sabato e la domenica (circa il 90%). Il 65,5% è consapevole dei rischi dei campi elettromagnetici correlati all’uso dei dispositivi mobili, ma non può farne a meno.

L’87% rivela che il carico informativo digitale, che considera in aumento, gli causa affaticamento mentale. Tra questi, l’8,7% indica chiaramente che subisce problemi seri alla salute, mentre il 39,6% rivela che solo in alcuni momenti l’uso dei dispositivi digitali e la internet information gli ha creato problemi alla salute.

Ma quali sono i sintomi più frequenti del tecnostress che i lavoratori digitali denunciano? Al primo posto il mal di testa (44,5%), poi il calo della concentrazione (35,4%), il nervosismo e alterazione dell’umore (33,8%), tensioni neuromuscolari (28,5%), stanchezza cronica (23,3%), insonnia (22,9%), ansia (20.4%), disturbi gastro-intestinali (15,8%), dermatite da stress (6,9%). Tra i sintomi più gravi indicati ci sono invece: alterazioni comportamentali (7,1%), attacchi di panico (2,6%) e depressione (2,1%).

A questi rischi per la salute bisogna aggiungere quelli derivati dall’esposizione eccessiva ai campi elettromagnetici emessi dai smartphone, tablet e stazioni wi-fi. Per la prima volta in Europa la ricerca di Netdipendenza mette in relazione i due problemi. «Molti sintomi dell’elettrosmog sono simili a quelli del tecnostress, come ad esempio il mal di testa, il calo della concentrazione, l’insonnia.

“Bisogna approfondire l’impatto di questi due rischi e valutare correttamente il sovraccarico informativo cognitivo e i livelli di emissioni di campi elettromagnetici. E’ questa la nuova sfida da affrontare per difendere la salute dei lavoratori digitali” spiega Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus.

Un altro dato allarmante è il rischio di dipendenza dalla tecnologia digitale. I “mobile workers” che non possono farne a meno in aumento. Spegnere computer, smartphone e tablet per brevi periodi crea un forte disagio. Infatti, alla domanda “potresti fare a meno della tecnologia digitale?” il 26% non considera affatto l’ipotesi e il 17,5% risponde “mai”. Qualcuno invece dice che può farne a meno per pochi minuti (3,5%) oppure per mezza giornata (16,8%), mentre gli altri sostengono di poter evitare l’uso dei dispositivi digitali per un periodo compreso tra 1 giorno (11,3%) e una settimana (12,7%). Quasi a riprova che disintossicarsi dall’eccesso di informazioni è una esigenza crescente tra i lavoratori.

E sono gli stessi lavoratori che hanno indicato alcune possibili soluzioni. Le parole più usate dai soggetti intervistati sono relax e benessere.

Al primo posto infatti emerge il bisogno di staccarsi fisicamente dai device digitali e fare attività rilassanti, ad esempio passeggiare a contatto con la natura, utilizzare tecniche olistiche di rilassamento come la meditazione, oppure dedicarsi alla pratica di un sport per recuperare la concentrazione e la vitalità.

Al secondo posto c’è il rispetto delle pause per i videoterminalisti previste per legge negli uffici, al terzo posto la richiesta di effettuare una maggiore formazione dei lavoratori sui  rischi del tecnostress e dei campi elettromagnetici, insieme alla riorganizzazione del lavoro e una distribuzione più adeguata del carico informativo.

apr 27, 2015

Dalla bugia del Multitasking alla realtà del ‘tempo condiviso’: risultati di una ricerca Accenture e aggiornamento sul multitasking

ricerca Accenture dic 2014

Nei giorni scorsi Accenture – multinazionale di consulenza di direzione, servizi tecnologici e outsourcing – ha rilasciato una recentissima ricerca dedicata all’ascolto sui luoghi di lavoro. La ricerca – intitolata “#ListenLearnLead” – è stata svolta nel novembre 2014 su un campione di 3.800 lavoratori di tutti i livelli (dall’impiegato al dirigente) in 30 stati differenti e di aziende di tutte le dimensioni (scarica il report della ricerca cliccando qui).

L’ipotesi di partenza era che una migliore capacità di ascolto sul luogo di lavoro migliora l’ambiente e il rendimento personale, e favorisce la crescita professione. I risultati più evidenti della ricerca indicano che nonostante il 96% degli intervistati si consideri un buon ascoltatore, la stragrande maggioranza trascorre buona parte della propria giornata lavorativa impegnata su più fronti allo stesso tempo con il risultato per i 2/3 del campione che ascoltare è diventato molto più difficile ambiente di lavoro digitale odierno.

ricerca Accenture Listen

Prestando attenzione solo ai dati italiani, la quasi la metà degli intervistati (48%) afferma che le tecnologie digitali hanno un ruolo determinante nello svolgimento di più attività (apparentemente) simultanee, occupando il tempo tra la metà e i tre quarti dell’intera giornata lavorativa. Ne risulta che solo il 25% del tempo sarebbe dedicato a concentrarsi con l’attenzione e la precisione necessaria su un singolo compito/progetto.

Interessante il dato sul multitasking, dove il 66% del campione ritiene che il multitasking consenta di fare di più al lavoro, ma oltre un terzo (36%) afferma che le troppe distrazioni causano scarsa concentrazione, performance inferiori e minore interazione coi colleghi. (e che cos’è il multitasking se non una interruzione continua?)

ricerca Accenture Interruption

Tra le attività che creano il maggior disturbo vincono le telefonate e le riunioni e visite non pianificate, con una frequenza più che doppia rispetto a instant messaging e sms (rispettivamente 79% e 72% contro 30% e 28%). Assuefazione alla messaggistica e alle notifiche?

ricerca Accenture Multitasking

Dai dati generali, esce molto male anche l’attività di ascolto durante le videoconferenze, perché 8 intervistati su 10 dichiarano di fare altro durante i collegamenti, come scrivere e-mail di lavoro (66%) o personali (34%), rispondere via chat (35%), utilizzare i social media (22%), leggere notizie o articoli di intrattenimento (21%).

Dai risultati della ricerca si evidenzia la poca attitudine all’ascolto condizionata dall’eccessivo uso della tecnologia digitale, anche se il 48% del campione ritiene fondamentale il suo utilizzo per lo svolgimento di più attività durante la giornata lavorativa, ma tenendo ben di conto i rischi relativi alla gestione del sovraccarico di informazioni (55%) e alla continua evoluzione dei mezzi tecnologici (52%).

La considerazione finale del team di Ricerca Accenture non è l’uso degli strumenti digitali, ma il come questi vengono utilizzati. La soluzione è nel corretto equilibrio che permettere di tenere il ritmo senza particolari situazioni di stress o di altro genere.

Ricerca decisamente interessante che ci consente di aprire una finestra di approfondimento sul multitasking che, come abbiamo visto, è ritenuto una pratica positiva che “consenta di fare di più al lavoro“ da ben il 66% del campione.

Perché il multitasking è una bugia?

Intanto chiariamo una cosa: il multitasking non funziona: non ci rende più produttivi ma più stressati. Alla prima ricerca sull’argomento dell’Università di Stanford del 2009 ne sono seguite numerose altre che dimostrano che il multitasking:

  • Non accresce la produttività, anzi è proprio il contrario. Passare da una attività all’altra richiede sempre un tempo di aggiustamento. Ogni volta che cambiamo attività il nostro cervello deve in qualche modo riprendere il filo di quello che stava facendo, e questo impiega tempo (dai cinque ai venti minuti) ed energie. Sembra che solo il 2% delle persone sia in grado di utilizzare il multitasking in modo efficace, mentre il 98% riduce la propria produttività senza nemmeno accorgersene. Così, il continuo passaggio dal web al lavoro, tipico dell’ambiente digitale, è un sovraccarico difficile da gestire per la nostra mente che allunga tempi di esecuzione e che ci stanca. È più efficiente fare un compito alla volta, finire e passare a quello successivo.
  • Aumenta gli errori. L’attenzione è una risorsa scarsa. Alternare velocemente compiti diversi, lavorare spizzichi e bocconi su questo e su quell’altro tenendo d’occhio al contempo le e-mail e WhatsApp, mette a dura prova le nostre capacità di attenzione e di concentrazione. Lavoriamo in modo più superficiale e sbagliamo di più.
  • È stressante e a lungo andare aumenta il rischio di ansia, depressione, disordini nell’attenzione e problemi di iperattività.
  • Danneggia i rapporti con le persone: dedicare agli altri un’attenzione parziale e frammentata mentre stai lì a pensare al tuo lavoro, o rispondi a un sms o butti un occhio a qualche social, diminuisce drasticamente la capacità di ascolto e non fa bene alle relazioni, che si tratti di colleghi, di familiari, di amici.

Ma se non lavoriamo in Multitasking (anche se abbiamo l’impressione di farlo) come lavoriamo veramente?

Dato che il cervello non è capace di dedicare attenzione a più attività nello stesso momento, quando abbiamo la sensazione di fare diverse cose assieme in verità non facciamo altro che spostare la nostra attenzione da una attività all’altra molto velocemente. Siamo convinti di ragionare in multitasking ma ciò che stiamo facendo è ragionare in tempo condiviso.

Parlare di multitasking efficace è una sorta di ossimoro, perché “il cervello umano non è realmente in grado di agire in multitask,” dice Art Markman, psicologo cognitivo e autore di Smart Thinking (Ed. Perigee, 2012). “Ciò che il cervello umano compie in realtà è quello che chiamo condivisione del tempo (time-sharing).

Il time-sharing funziona in questo modo: il nostro cervello può pensare attivamente ad un solo compito alla volta, quindi noi siamo in grado di focalizzare su diversi tasks solo in successione seriale. Il passaggio da un compito al successivo avviene però in maniera talmente rapida che nemmeno ci accorgiamo che in realtà stiamo facendo una sola cosa alla volta. Siamo convinti di ragionare in multitasking ma ciò che stiamo facendo è ragionare in tempo condiviso.

La maggior parte di noi ritiene di essere abbastanza brava nella gestione multitask, ma in realtà ci stiamo ingannando. “Noi siamo il peggior giudice possibile per comprendere se siamo o meno dei buoni multitasker,” dice Markman. Questo perchè l’area del cervello che cerca di agire in mutitasking è anche la stessa che viene attivata per giudicare la prestazione in mutitask. Abbiamo semplicemente meno “banda di trasmissione” per valutare correttamente la nostra prestazione.

Ma se il multitasking è così inefficace perché ci ostiniamo ad applicarlo quotidianamente nel nostro lavoro quotidiano?

Una risposta la propone la ricercatrice Zheng Wang dell’università dell’Ohio che ha studiato il comportamento di 32 giovani, e si è accorta che questi tendevano ad adottare il multitasking soprattutto quando erano impegnati a studiare o a lavorare. Andavano cioè a caccia di distrazioni perché così sentivano meno il peso del compiti più impegnativi. La conclusione della ricercatrice è che molta gente crede che il multitasking li renda più produttivi. In realtà a quanto pare interpretano in modo sbagliato i sentimenti positivi provocati dal multitasking. Non sono affatto più produttivi, sono solo emozionalmente più soddisfatti dal loro lavoro.

Se quindi il Multitasking non è un’attività reale, ma è solo ‘tempo condiviso’ come possiamo aiutare il nostro cervello a gestire gli input uno alla volta per lavorare in maniera efficace? Lo psicologo Markman ci consiglia di:

1. Lavorare insieme sulle attività correlate. Quando vi concentrare su un’attività il vostro cervello attiva tutti i circuiti e i neuroni correlati a quel determinato compito. Quando passate ad un’altra attività il vostro cervello deve adeguarsi attivando differenti circuiti. Il passaggio avviene rapidamente, ma richiede una spesa ingente in termini di memoria, grado di attenzione e produttività. “Maggiori sono le volte in cui passate da un compito ad un altro e maggiori sono le volte in cui dovrete modificare lo stato attivo del vostro cervello,” dice Markman. “State perdendo tempo.”. Consigli: minimizzare il più possibile i costi legati alla commutazione da un compito ad un altro riunendo attività fra loro correlate; più le attività saranno fra loro simili e maggiore sarà la facilità di muoversi fluidamente dall’una all’altra.

2. Mantenete sempre in primo piano la vostra to-do list.   Se lavorate in un ufficio caotico create un sistema che vi assicuri che i compiti importanti ed i progetti a lungo termine non rischino di cadere nel dimenticatoio ed essere così trascurati. “In un ambiente multitask il flusso del lavoro viene molto spesso guidato dall’ambiente stesso, invece che essere gestito secondo le priorità impostate internamente,” dice Markman. “In buona sostanza la ruota che cigola viene ingrassata.” Consigli: ricordare a voi stessi quali sono le cose che necessitano realmente di essere portate a termine. Tenete la to-do list in un luogo dove sia visibile e organizzatela per priorità. Utilizzate una codificazione con colori differenti o grassetti per i compiti di maggiore importanza ed assicuratevi di dedicare a questi tempo sufficiente per portarli a termine, a prescindere dalle altre mille attività quotidiane.

3. Utilizzate i tempi di inattività per rivedere le informazioni. Uno dei pericoli del multitasking è che questo tipo di gestione si intrometta nel vostro processo di memorizzazione. “State interferendo con il processo di acquisizione delle informazioni,” dice Markman. Quando cercherete di richiamare alla memoria ciò che avete imparato durante un meeting con un cliente o una sessione di brainstorm sarà maggiore la probabilità che non riusciate a mettere a fuoco tutti i particolari. Consigli: quando stilate un documento importante lasciatevi del tempo per poterlo rivedere più avanti nel pomeriggio prima di renderlo ufficiale. Rileggetelo mentre vi muovete da una riunione all’altra o nel tragitto casa lavoro e spiegatelo nuovamente a voi stessi per essere sicuri di averlo correttamente compreso. “In questo modo avrete molte più probabilità di consolidare la vostra memoria,” dice Markman.

> Scarica la ricerca Accenture “#ListenLearnLead” – cliccando qui

Tecnostress e Videoterminali: manuale completo linee guida tecniche SUVA e Checklist (+Inail)

foto SUVA VDT

Nonostante la postazione di lavoro al videoterminale abbia subito negli anni un’evoluzione straordinaria dal punto di vista tecnologico, un numero sempre maggiore di lavoratori videoterminalisti accusa problemi di salute.

Come sappiamo (vedi gli articoli correlati riportati a fondo pagina), l’utilizzo del videoterminale, soprattutto se prolungato, può provocare disturbi essenzialmente per l’apparato muscolo-scheletrico e per la vista, o problemi di affaticamento mentale. Ma a seconda della tipologia di lavoro svolto, può anche provocare sindromi diverse correlate allo stress, o generare vere e proprie patologie da tecnostress.

Per affrontare il rischio Videoterminale (e, più in generale, il rischio di utilizzo scorretto del computer), un aiuto lo offre da anni l’opuscolo «Il lavoro al videoterminale» pubblicato per la prima volta dalla Suva nel 1983 e da allora stampato in oltre 400.000 copie. L’opuscolo è stato costantemente aggiornato negli anni, seguendo i continui sviluppi della tecnologia e le novità scientifiche nel settore.

L’ultima edizione disponibile, che potete scaricare in questo articolo, è stata completamente rinnovata sia nella veste grafica, sia nella parte contenutistica, fino a formare un corposo manuale con tante immagini tecniche e simboliche, destinato sia ai tecnici della sicurezza che agli stessi lavoratori.

Il manuale può essere utilizzato dai datori di lavoro per informare correttamente sui rischi a cui sono esposti i lavoratori che utilizzano abitualmente il videoterminale e per spiegare loro come sistemare la postazione di lavoro e usare le apparecchiature in modo corretto.

Per completezza, ho recuperato dalle precedenti edizioni dell’opuscolo, le utilissime chek-list per verificare autonomamente le condizioni di illuminazione e di ergonomia della postazione di lavoro.

E per estrema completezza, dato che SUVA è un ente svizzero con normativa diversa dalla nostra, metto a disposizione  anche l’omologa pubblicazione italiana, il manuale INAIL “Il lavoro al videoterminale“.

Scarica l’opuscolo SUVA “Il lavoro al videoterminale”
Scarica la Check-List SUVA VDT “Ergonomia” e “Illuminazione
Scarica il manuale INAIL “Il lavoro al videoterminale”

mar 17, 2015

Prevenire il Tecnostress: disponibile un manuale per la promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro.

Al-lavoro-in-bici

Come sappiamo, uno stile di vita attivo e dell’attività fisica solo le tecniche di prevenzione fondamentali per i lavoratori a rischio tecnostress perché li aiuta a mantenersi in buona salute e favorisce il benessere psicologico riducendo ansia e depressione.

Dalle aziende ci si aspetta quindi la realizzazione di programmi multi-componente di promozione dell’attività fisica in azienda finalizzati a contrastare la sedentarietà e l’inattività fisica.

In questa senso, un ottimo aiuto viene dalla Rete Attività fisica Piemonte e Dors della Regione Piemonte, che hanno realizzato il manuale “Esperienze e strumenti per la promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro” con indicazioni per aziende e lavoratori e gli interventi nel tragitto casa-lavoro, sul posto di lavoro e nel tempo libero.

Il manuale offe un supporto pratico-operativo alle aziende per facilitare l’elaborazione e la realizzazione di progetti che incoraggino e sostengano i lavoratori nell’introdurre l’attività fisica nella loro routine quotidiana e sul luogo di lavoro.

Nel manuale si presentano alcuni programmi e progetti di promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro, evidenziando in particolare questi aspetti:

  • cosa può fare la direzione aziendale e cosa può fare il lavoratore.
  • gli ambiti in base a quando possono essere attuati: tragitto casa-lavoro-casa, posto di lavoro e tempo libero.
  • costo di realizzazione, efficacia, principali azioni e suggerimenti operativi per attuarli.

Le esperienze delineate sono considerate buone pratiche o interventi promettenti e sono descritte dal punto di vista della direzione e del lavoratore (“cosa può fare la direzione per promuovere la salute dei lavoratori; cosa può fare il lavoratore, per migliorare il suo stile di vita”) e sono suddivisi in base a quando possono essere attuati.

Alcune idee di attività fisica durante il tragitto casa-lavoro-casa:

  • la direzione può facilitare il lavoratore nel recarsi sul posto di lavoro con mezzi attivi mettendo a sua disposizione, all’interno dell’azienda, alcune risorse utili, come un parcheggio per le biciclette e uno spazio adibito al cambiarsi d’abito.
  • il lavoratore può percorre il tragitto, o una parte di esso, a piedi o in bicicletta o usando mezzi di trasporto che permettano di fare esercizio fisico (ad esempio autobus, tram, metropolitana)”.

Alcune idee di attività fisica sul posto di lavoro:

  • la direzione, ad esempio, può promuovere iniziative per stimolare, durante la giornata lavorativa, la pausa pranzo o a fine servizio, i lavoratori a interrompere lo svolgimento di mansioni sedentarie e a muoversi, attraverso l’affissione di poster con messaggi motivazionali, la distribuzione di materiale informativo, pause lavorative di almeno 10 minuti per fare attività fisica e contrastare le mansioni sedentarie; la distribuzione di contapassi ai lavoratori, l’organizzazione di gruppi di cammino che praticano fit o nordic walking, corsi di ginnastica o altre attività motorie, la stipula di convenzioni per ingressi/abbonamenti dai prezzi competitivi per i lavoratori in palestre/piscine limitrofe all’azienda o per l’acquisto di attrezzature sportive, uno spazio all’interno dell’azienda per svolgere i corsi oppure adibisce una vera e propria palestra, docce e spogliatoi.
  • il lavoratore può usare le scale al posto dell’ascensore, fare delle pause di 10-15 minuti in cui svolge esercizi di mobilità (esercizi di riscaldamento, di stretching, esercizi specifici per ovviare alle posture scorrette e ai problemi muscolo/scheletrici), percorrere a piedi brevi tragitti, partecipare a gruppi di cammino che praticano fit o nordic walking, frequentare i corsi proposti dall’azienda (per esempio, di ginnastica, di pilates, yoga,…) o la palestra/piscina aziendale o convenzionata.

Alcune idee di attività fisica nel tempo libero:

  • la direzione può incoraggiare la pratica dell’attività fisica anche nel tempo libero facendosi promotrice di iniziative rivolte ai lavoratori e alle loro famiglie oppure facendo loro conoscere quelle organizzate dal territorio”, autorizzando l’utilizzo di canali di comunicazione aziendale per far conoscere ai lavoratori le iniziative di promozione dell’attività fisica promosse sul territorio”.
  • il lavoratore può partecipare a gruppi di cammino che praticano fit o nordic walking, a manifestazioni sportive quali ad esempio tornei, marce non competitive, biciclettate coinvolgendo, laddove è possibile, anche le famiglie.

Clicca qui per scaricare il Manuale Esperienze e strumenti per la promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro.

 

Mostra “Lo stress lavoro correlato – Manifesti della sicurezza” promossa da AiFOS

manifesto mostra stress aifos

AiFOS – l’Associazione Italiana Formatori ed Operatori della Sicurezza sul Lavoro – è partner della campagna dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro: “ Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato”, che ha l’obiettivo di migliorare la consapevolezza e la gestione del rischio stress nei luoghi di lavoro.

In questa logica, AiFOS ha condotto nei mesi passati un’indagine conoscitiva per conoscere come le aziende affrontano la valutazione del rischio stress lavoro-correlato e sta inaugurando in questi giorni la mostra “Lo stress lavoro correlato – Manifesti della sicurezza”, realizzata in collaborazione con l’Accademia Belle Arti Santa Giulia di Brescia, che verrà inaugurata alle ore 11.00 l’11 marzo 2015 a Brescia, presso lo Spazio Eventi CSMT.

La mostra, collegata ad un concorso per i migliori manifesti, coinvolge gli studenti del II anno dell’Accademia e vede l’esposizione dei quattro manifesti vincitori e di altri manifesti (circa una trentina). L’evento ha ricevuto inoltre il patrocinio dell’INAIL Direzione Regionale Lombardia e nel corso dell’anno verrà ospitato anche in altri luoghi significativi, come la Fiera Ambiente Lavoro di Bologna.

Sempre sul tema Stress lavoro-correlato, AiFOS ha in programma altri due eventi:

  • dal 14 al 15 maggio 2015 ad Anagni (Frosinone) le “Giornate di approfondimento”, durante le quali si terranno due giornate di convegni e corsi gratuiti sul tema dello stress lavoro correlato e del benessere organizzativo;
  • il 16 e 17 marzo 2015 si terrà a Brescia il corso di formazione per formatori dal titolo “Dopo la valutazione del rischio da stress lavoro correlato: esperienze di interventi organizzativi verso la ricerca del work life balance”, valido come 12 ore di aggiornamento per ASPP e RSPP di tutti i Macrosettori ATECO e come 12 ore di aggiornamento per formatori qualificati terza area tematica.

 

Tecnostress e Technostress: ultime ricerche internazionali

google_scholar

Dato che sono qualche giorno in vacanza e ho un po’ di tempo, faccio un lavoro antologico con un bel giro su Google Scholar per proporvi le principali ricerche internazionali relative al Tecnostress rese disponibili nel corso dell’ultimo anno.

Si tratta di ricerche in tutte le direzioni: psicologiche, neurologiche, gestione del management, eccetera. Dove possibile, ho recuperato il pdf delle diverse ricerche che potete scaricare cliccando sul titolo; dove non ho reperito la ricerca ho inserito il link che conduce alla pagina di consultazione o acquisto.

Ricordo che ho già realizzato due diversi post (ecco i link al primo e al secondo) relativi alle ricerche internazionali  in tema di tecnostress, ai quali potete fare riferimento.


The Double-Edged Nature of Technostress on Work Performance: A Research Model and Research Agenda
Chun Fong Lei, Department of Management and Marketing, The Hong Kong Polytechnic University, Hong Kong
EWT Ngai, Department of Management and Marketing, The Hong Kong Polytechnic University, Hong Kong

Abstract: This research agenda is the first step toward the adaptation of transactional theory of stress (TTS) into the technostress context, which aims to fill the research gaps in the technostress literature. A research model is developed based on TTS. In the model, we assume technostress to be neutral, and its effects on a person’s workplace outcomes depend on the appraisal on technostress. The positive appraisal on technostress, that is, technostress challenge appraisal will generally lead to positive outcomes, whereas the negative appraisal on technostress, that is, technostress threat appraisal will generally lead to negative outcomes. Although technostress is neutral in a holistic perspective, different types of technostress would be appraised differently. Therefore, the model also predicts how different types of technostress would be appraised. A three-phase agenda is proposed to validate the model. At the end, we highlight the theoretical and practical implications, as well as opportunities for future studies.

La lettura richiede accesso al sito AIS Electronic Library (AISeL)


Technostress: negative effect on performance and possible mitigations
Monideepa Tarafdar – Professor of Information Systems, Management Science Department, Lancaster University Management School, Lancaster, UK
Ellen Bolman. Pullins – Schmidt Research Professor of Sales, Marketing and International Business, College of Business and Innovation, The University of Toledo, Toledo, OH, USA
T. S. Ragu-Nathan – Professor of Information Systems, Information, Operations and Technology Management, College of Business and Innovation, The University of Toledo, Toledo, OH, USA

Abstract: We investigate the effect of conditions that create technostress, on technology-enabled innovation, technology-enabled performance and overall performance. We further look at the role of technology self-efficacy, organizational mechanisms that inhibit technostress and technology competence as possible mitigations to the effects of technostress creators. Our findings show a negative association between technostress creators and performance. We find that, while traditional effort-based mechanisms such as building technology competence reduce the impact of technostress creators on technology-enabled innovation and performance, more empowering mechanisms such as developing technology self-efficacy and information systems (IS) literacy enhancement and involvement in IS initiatives are required to counter the decrease in overall performance because of technostress creators. Noting that the professional sales context offers increasingly high expectations for technology-enabled performance in an inherently interpersonal-oriented and relationship-oriented environment with regard to overall performance, and high failure rates for IS acceptance/use, the study uses survey data collected from 237 institutional sales professionals.

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The Consequences of Technostress for End Users in Organizations: Conceptual Development and Empirical Validation
T. S. Ragu-Nathan, Monideepa Tarafdar, Bhanu S. Ragu-Nathan College of Business Administration, University of Toledo, Toledo, Ohio 43606
Qiang Tu, College of Business, Rochester Institute of Technology, Rochester, New York 14623

The research reported in this paper studies the phenomenon of technostress, that is, stress experienced by end users of Information and Communication Technologies (ICTs), and examines its influence on their job satisfaction, commitment to the organization, and intention to stay. Drawing from the Transaction-Based Model of stress and prior research on the effects of ICTs on end users, we first conceptually build a nomological net for technostress to understand the influence of technostress on three variables relating to end users of ICTs: job sat- isfaction, and organizational and continuance commitment. Because there are no prior instruments to measure constructs related to technostress, we develop and empirically validate two second order constructs: technostress creators (i.e., factors that create stress from the use of ICTs) and technostress inhibitors (i.e., organizational mecha- nisms that reduce stress from the use of ICTs). We test our conceptual model using data from the responses of 608 end users of ICTs from multiple organizations to a survey questionnaire. Our results, based on structural equation modeling (SEM), show that technostress creators decrease job satisfaction, leading to decreased organi- zational and continuance commitment, while Technostress inhibitors increase job satisfaction and organizational and continuance commitment. We also find that age, gender, education, and computer confidence influence technostress. The implications of these results and future research directions are discussed.

file pdf disponibile, clicca sul titolo


The dark side of smartphone usage: Psychological traits, compulsive behavior and technostress
Yu-Kang Lee, Chun-Tuan Chang, You Lin, Zhao-Hong Cheng
National Sun Yat-sen University, Taiwan

Abstract: Smartphones have become necessities in people’ lives. Along with its obvious benefits, however, the smartphone has other effects that are not all that glorious. This study investigates the dark side of the smartphone trend. We examine the link between psychological traits and the compulsive behaviors of smartphone users, and look further into the stress caused by those compulsive behaviors. We conducted an empirical study consisting of 325 participants and compared Structural Equation Modeling with competing models. The results suggest that compulsive usage of smartphone and technostress are positively related to psychological traits including locus of control, social interaction anxiety, materialism and the need for touch. Gender differences are also found in the aforementioned relationships. The results have practical implications to user-oriented smartphone design and operation companies as well as government agencies as they combat the social ills brought on by smartphones.

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Examining impacts of technostress on the professional salesperson’s behavioural performance
Monideepa Tarafdara, Ellen Bolman Pullinsa & T.S. Ragu-Nathana

Abstract: This paper examines the concept of technostress in the professional sales area and shows it to be a possible reason for low technology-enabled behavioural performance of professionals in the sales function. Integrating literature from sales, technostress and social cognitive theory, we examine relationships between technostress creators, role stress, technology-enabled innovation and technology-enabled performance. We hypothesize that technostress adversely affects the technology-enabled performance of the salesperson through two distinct paths, one by increasing role stress and two, by decreasing technology-enabled innovation. We further examine the role of factors that mitigate these adverse effects. We find that organizational technostress-inhibiting mechanisms negatively moderate the positive relationship between technostress creators and role stress, and technology self-efficacy dampens the negative association of technostress and technology-enabled innovation. We also find that technology-enabled innovation enhances technology-enabled performance. Our results are based on survey data collected from 237 institutional sales professionals. Theoretical contributions and practice-based implications of findings are discussed.

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The effects of technostress within the context of employee use of ICT
Anna Mette Fuglsetha – NHH Norwegian School of Economics, Helleveien 30, NO-5045 Bergen, NorwayØystein Sørebøb – Buskerud University College, School of Business Administration and Social Sciences, Postboks 164 Sentrum, NO-3502 Hønefoss, Norway

Abstract: The main purpose of the present study is to help managers cope with the negative effects of technostress on employee use of ICT. Drawing on transaction theory of stress (Cooper, Dewe, & O’Driscoll, 2001) and information systems (IS) continuance theory (Bhattacherjee, 2001) we investigate the effects of technostress on employee intentions to extend the use of ICT at work. Our results show that factors that create and inhibit technostress affect both employee satisfaction with the use of ICT and employee intentions to extend the use of ICT. Our findings have important implications for the management of technostress with regard to both individual stress levels and organizational performance. A key implication of our research is that managers should implement strategies for coping with technostress through the theoretical concept of technostress inhibitors.

Articolo con download a pagamento


NeuroIS—Alternative or Complement to Existing Methods? Illustrating the Holistic Effects of Neuroscience and Self-Reported Data in the Context of Technostress Research
Stefan Tams – HEC Montréal stefan.tams@hec.ca
Kevin Hill – HEC Montréal kevin.hill@hec.ca
Ana Ortiz de Guinea – HEC Montréal ana.ortiz-de-guinea@hec.ca
Jason Thatcher – Clemson University JTHATCH@clemson.edu
Varun Grover – Clemson University VGROVER@clemson.edu

Abstract: Recent research has made a strong case for the importance of NeuroIS methods for IS research. It has suggested that NeuroIS contributes to an improved explanation and prediction of IS phenomena. Yet, such research is unclear on the source of this improvement; while some studies indicate that NeuroIS constitutes an alternative to psychometrics, implying that the two methods assess the same dimension of an underlying IS construct, other studies indicate that NeuroIS constitutes a complement to psychometrics, implying that the two methods assess different dimensions of an IS construct. To clarify the role of NeuroIS in IS research and its contribution to IS research, in this study, we examine whether NeuroIS and psychometrics/psychological methods constitute alternatives or complements. We conduct this examination in the context of technostress, an emerging IS phenomenon to which both methods are relevant. We use the triangulation approach to explore the relationship between physiological and psychological/self-reported data. Using this approach, we argue that both kinds of data tap into different aspects of technostress and that, together, they can yield a more complete or holistic understanding of the impact of technostress on a theoretically-related outcome, rendering them complements. Then, we test this proposition empirically by probing the correlation between a psychological and a physiological measure of technostress in combination with an examination of their incremental validity in explaining performance on a computer-based task. The results show that the physiological stress measure (salivary alpha-amylase) explains and predicts variance in performance on the computer-based task over and above the prediction afforded by the self-reported stress measure. We conclude that NeuroIS is a critical complement to IS research.

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The sources and Conseguences of Mobile Technostress in the workplace
Pengzhen Yin, USTC-CityU Joint Advanced Research Center, University of Science and Technology, City University of Hong Kong, 83 Tat Chee Avenue, Kowloon Tong, Hong Kong
Robert M. Davison, City University of Hong Kong, Hong Kong, China
Yiyang Bian, USTC-CityU Joint Advanced Research Center, University of Science and Technology, City University of Hong Kong, 83 Tat Chee Avenue, Kowloon Tong, Hong Kong
Ji Wu, USTC-CityU Joint Advanced Research Center, University of Science and Technology, City University of Hong Kong, 83 Tat Chee Avenue, Kowloon Tong, Hong Kong
Liang Liang, University of Science and Technology of China, Hefei, Anhui, China

Abstract: In this study, we explore the phenomenon of mobile technostress: stress experienced by users of mobile information and communication technologies. We examine the impacts of mobile technostress on individuals’ job satisfaction. Based on the Transaction Based Model of stress and the existing literature on technostress, a conceptual model was proposed to understand this phenomenon. Two sources of mobile technostress have been identified: techno-overload and techno-insecurity. We hypothesize that techno-overload and techno-insecurity exert a negative impact on job satisfaction. The individual level mobile technostress inhibitors (i.e., self-efficacy) are identified as helping individuals reduce stress. We also hypothesize that self-efficacy has a positive impact on job satisfaction. Furthermore, the moderator effects of habit are also explored. We hypothesize that habit will negatively moderate the relationship between mobile technostress creators and job satisfaction, and positively moderate the relationship between mobile technostress inhibitors and job satisfaction. The methodological design as well as potential theoretical and practical implications has also been discussed.

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The Antecedents and Impacts of Mobile Technostress in the Workplace Research-in-Progress
Yin Pengzhen – USTC-CityU Joint Advanced Research Center – University of Science and Technology of China
Hu Xi – USTC-CityU Joint Advanced Research Center- University of Science and Technology of China

Abstract: The prevalence of mobile information and communication technologies (MICTs) has aroused widespread concern from both practitioners and academics. Organizations have benefitted a lot from the increasing improvements to work efficiency and effectiveness by the use of MICTs. Simultaneously, MICTs also bring some unexpected negative consequences, such as technostress, which have also gradually become a serious issue in organizations. Although researchers have explored the effect of mobile technostress, it is still not well understood that how and which characteristics of mobile technologies result in technostress. In this study we propose a conceptual model to investigate the underlying mechanisms of the overall process of mobile technostress. The proposed research model identifies three mobile technology characteristics: presenteeism, invisibility and compatibility. Based on the person-environment fit model, we analyze the relationship between mobile technology characteristics and mobile technostress creators, i.e., techno-overload and techno-insecurity. We further explore the impact of mobile technostress creators on individual job satisfaction. Finally, the initial methodology design is illustrated. The contribution and potential implications of the study are also discussed.

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Does the proactive personality mitigate the adverse effect of technostress on productivity in the mobile environment?
Wei-Hsi Hunga – Department of Information Management, Advanced Institute of Manufacturing with High-Tech Innovations (AIM-HI), National Chung Cheng University, 168 University Rd., Min-Hsiung, Chia-Yi, Taiwan, ROCKuanchin Chenc – Department of Information Management, National Chung Cheng University, 168 University Rd., Min-Hsiung, Chia-Yi, Taiwan, ROC
Chieh-Pin Linb – Department of Business Information Systems, Western Michigan University, Kalamazoo, MI 49008-5412, United States

Abstract: Reliance on mobile phones as the major communication medium in our lives has become pervasive in recent years. This study extends existing technostress theory by looking at the effect of two stress sources (techno-overload and communication overload) and the accessibility on productivity of mobile phone users. Two dimensions of the proactive personality were part of the extension to examine how such a personality mitigates the effect on stress. The results show that techno-overload was more of an “enhancer” to one’s productivity, rather than what was found in some other studies. Communication overload lowered one’s level of productivity, but its effect was lessened by the presence of one form of the proactive personality – the ability to confront situations. Managerial implications relating to these findings are provided.

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Technostress in the office: a distributed cognition perspective on human–technology interaction
Charlott Sellberg e Tarja Susi

Abstract: Technology is a mobile and integral part of many work places, and computers and other information and communication technology have made many users’ work life easier, but technology can also contribute to problems in the cognitive work environment and, over time, create technostress. Much previous research on technostress has focused on the use of digital technology and its effects, measured by questionnaires, but in order to further examine how technostress arises in the modern workplace, a wider perspective on interactions between people and technology is needed. This paper applies a distributed cognition perspective to human–technology interaction, investigated through an observational field study. Distributed cognition focuses on the organisation of cognitive systems, and technostress in this perspective becomes an emergent phenomenon within a complex and dynamic socio-technical system. A well-established questionnaire was also used (for a limited sample), to gain a frame of reference for the results from the qualitative part of the study. The implications are that common questionnaire-based approaches very well can and should be complemented with a broader perspective to study causes of technostress. Based on the present study, a redefinition of technostress is also proposed.

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Technostress: The Dark Side of Technologies
Marisa Salanova, Susana Llorens, Mercedes Ventura

We define technostress as a negative psychological response to the use (and abuse) of technologies, as well as the harmful effects of the implementation of technologies within the workplace. However, despite the relevance of technostress in modern societies, research on the subject is scarce, and so the aim of this chapter is to provide an overview of technostress research that has been recently conducted. In particular, first, we focus on the two most important ways of experiencing technostress, namely, technostrain and technoaddiction. Second, we describe the antecedents of technostress, with attention given to the specific technological demands and the lack of both job and personal resources. Moreover, we also highlight the physiological, psychosocial, organizational, and societal consequences of technostress. Third, the assessment of technostress using the RED Technostress questionnaire is described. Finally, we address the main strategies employed in the prevention and intervention of technostress based on the social and the technical organizational systems.

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The Impact of Smart Device Usability on individual Technostress
Michael King

Abstract: This study investigated if certain aspects of smart devices are causing Technostress to individuals. It also investigated what the current Technostress levels are using the General attitudes towards computers scale, in order to compare the results with the original Rosen & Weil (1995) study. The methodology chosen was an online survey, in order to get individuals thoughts and opinions on both smart device and computer stress. The results analysed from 180 participants showed that 91% of participants had some form of Technostress, with 52% showing moderate-high levels of Technostress. The knowledge gained from the literature review research would suggest that this is because of an increased over-reliance on computers. The research also showed that age range was an important factor in Technostress with the highest levels of low stress being present in the 0-18 age range and the highest levels of moderate-high stress being present in 19-30 age range. The research on stress suggested that this is due to how the age ranges use technology and also the psychological development of the age range. The smart device results showed that 80% of participants had some form of stress with the newly proposed smart device usability scale, with battery life, content creation and errors are all key stressors present in smart devices, showing low usability ratings in the key usability components. Over 60% of people agree to sending texts without proofreading and over 50% agree that they send texts that Autocorrect have changed. It raised the question, is it Autocorrects fault or Human error? Over 75% of people agree that they use their smartphone for more than just calls and texts. Since over a third of people charge their smart device more than once a day, it shows that battery technology needs to improve since these devices are being relied on more for daily tasks and interactions. Finally 80% of people state that they prefer creating content on their computer rather than their smart device, with over 50% of people stating that they find it difficult to create documents on smart devices. With suppliers focusing more on tablets instead of computers, and companies increasing tablet use through the bring your own device (BYOD) scheme, is this going to increase the stress levels of individuals until tablet technology is improved?

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Moderating Effect of Technostress Inhibitors on the Relationship between Technostress Creators and Organisational Commitment
Ungku Norulkamar Ungku Ahmad, Salmiah Mohamad Amin, Wan Khairuzzaman Wan Ismail

Abstract: This study aims to examine the moderating effect of technostress inhibitors on the relationship between technostress creators and organisational commitment among academic librarians in the Malaysian public universities. It considers how literacy facilitation, technical support, and involvement facilitation influence the strength of the relationship between technostress creators and organisational commitment. Multiple regression analysis and hierarchical multiple regression analysis were utilised to test the relationship and the moderating effect among the variables. The findings revealed that collectively, technostress creators significantly explained 13.1 percent of the variance in organisational commitment.  Techno-overload and techno-uncertainty were found to have significant positive relationship with organisational commitment. As for the moderating effect, both literacy facilitation and involvement facilitation did not act as moderator in the relationship between technostress creators and organisational commitment. Nevertheless, technical support was found to moderate the relationship between techno-overload and organisational commitment. All the technostress inhibitors were, however, found to be significant predictors for organisational commitment. This study demonstrates that a certain amount of stress is essential in enhancing employee’s commitment towards organisation. Moreover, it reveals that the existence of literacy facilitation, technical support, and involvement facilitation is crucial in boosting organisational commitment of academic librarians in the Malaysian public universities.

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TechnoStress and 3rd Party TechnoStress
Youssef Gamgoum

Abstract: This study investigated if the advances in technology in recent years have increased or decreased the levels of technostress that users have. This study also explores an original concept known as 3rd party technostress, which shows the levels of stress technology causes not to the users but to the people around the users. To fairly compare levels of technostress over time, the GATCS (General Attitudes Towards Computer Scale) questionnaire from Rosen and Weil’s (1995) original study will be used and a comparison of their results and this studies’ results will be completed. An original set of questions will also be sent to determine the levels of 3rd party technostress and also the levels of technology addiction the participants have. The results from these question sets will show if there is any correlation between technostress and technology addicts. The researcher received 102 completed questionnaires, which gave a good sample for this study to be based on. From the data, it was clear that although technostress is still a major concern, with 44% of people showing signs of technostress, a bigger issue is the fact that 81% of participants showed some levels of 3rd party technostress. 3rd party technostress can have a huge impact on friendships and relationships. This study concluded, that with the rapid advancements in technology over the recent years, many more people have been engrossed in using the technology even during socially unacceptable times, which can upset people around them. Overusing technology may be an addiction that has to be acknowledged and managed by the user. As this is an original topic, much more research needs to be undertaken to fully understand 3rd party technostress.

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gen 19, 2015

“Rischio TecnoStress lavoro-correlato per formatori” nuova edizione del corso per professionisti della sicurezza

aula formazione

Che differenza esiste tra il tecnostress e lo stress lavoro-correlato? Come si valuta questo nuovo rischio? Come si tutelano i lavoratori dal sovraccarico informativo?

Il 25 gennaio partirà il nuovo corso “Rischio TecnoStress lavoro-correlato per formatori” tenuto da Enzo Di Frenna, formatore e direttore tecnico del Centro di Formazione AiFOS Netdipendenza.

Nel corso, rivolto ai professionisti della sicurezza (RSPP, ASPP, RLS, Medici competenti e Psicologi), si risponderà a queste domande fornendo gli strumenti idonei alla valutazione e prevenzione del tecnostress lavoro-correlato, tenendo conto delle ultime indicazioni emanate da Ministeri e Regioni, nonché delle linee guida di Inail e altri organismi. In particolare si analizzeranno gli strumenti per la valutazione dello stress lavoro correlato e la compilazione del Documento di Valutazione del Rischio da stress lavoro torrelato.

Questa edizione del corso della durata di 32 ore (Roma) prevede un numero massimo di 15 partecipanti e si svolge in due step da 16 ore l’uno: il primo incontro sarà sabato 24 e domenica 25 gennaio 2015, il secondo incontro è in data da definirsi. Il corso vale come aggiornamento per RSPP/ASPP con 16 crediti formativi, il consto del corso è di 960 euro + IVA per i soci AIFOS e 1.100 euro + IVA per i non soci AIFOS.

I contenuti proposti dal corso sono i seguenti:

  • Che cos’è il tecnostress? Storia del rischio
  • Tecnostress e Testo Unico 81 08: aspetti normativi
  • L’uso eccessivo di nuove tecnologie: information overload, multitasking, email addiction, internet addiction, smartphone e tablet addiction, social addiction
  • Tecnostress e tecnologia touch screen: evoluzione del rischio
  • I principali fattori potenziali di stress lavoro correlati e tecnostress in azienda
  • Il corpo umano: connessione mente e spirito nella visione olistica
  • Le malattie del tecnostress: cause e prevenzione
  • Tecnostress, tensioni corporee e rischio patologie correlate
  • Tecnostress, micro-apnee respiratorie e rilascio emozionale
  • La fisiologia del soggetto a rischio tecnostress
  • Il ruolo della internet information nel tecnostress
  • Il sovraccarico informativo e cognitivo: cosa determina nell’individuo
  • La dipendenza psichica dai device digitali e la rete di connessione dati
  • Il multitasking come fattore di affaticamento mentale
  • L’email addiction e la gestione efficace della posta elettronica
  • Cellulare e tablet: l rischio dipendenza nel lavoro digitale
  • Tecnostress ed esposizione ai campi elettromagnetici: correlazioni dei sintomi
  • Internet addiction disorder (IAD): il percorso evolutivo del rischio
  • IAD, sintomi ed effetti sulla salute
  • Relazione tra IAD e tecnostress
  • Socialmedia: commistione tra lavoro e vita privata
  • Il ruolo della internet information nel tecnostress
  • Mappe mentali, memorie interne, gestione delle informazioni con la PNL
  • Onde cerebrali, internet information e alterazione del sonno
  • Tecnostress e il “fattore ipnotico” degli schermi
  • Tecnostress e nuove professioni digitali
  • Conoscenze informatiche per l’analisi del tecnostress
  • Il rapporto tra tempo e quantità dei device digitali
  • Organizzazione del lavoro e carico informativo
  • Il lavoro del domani: scenari touch screen e tecnostress
  • L’uso consapevole del telefono cellulare
  • Relazione tra corpo, psiche e telefono cellulare
  • Tecnostress e lavoro in modalità “mobile”
  • Misure organizzative atte a prevenire e/o ridurre il rischio da tecnostress lavoro correlato
  • Creare un ambiente lavorativo più rilassante, intervenendo sui fattori bio-architettonici

Per scaricare la scheda di iscrizione del corso clicca qui

dic 21, 2014

Primo corso universitario italiano di Cyberpsicologia per affrontare il rischio internet di iperconnessi e ‘native born’

articolo cantelmi

Vengo a conoscenza nei giorni scorsi sull’internet delle numerosissime attività del dr. Tonino Cantelmi (Medico-Chirurgo, specializzato in Psichiatria e Psicoterapeuta), per me di particolare interesse quelle relative alle dipendenze comportamentali.

Il Cantelmi è stato il primo in Italia ad occuparsi dell’impatto della tecnologia digitale sulla mente umana (con il libro sul tema della dipendenza dalla rete: “La mente in internet”, Edizioni Piccin, 1999) ed è il fondatore di CEDIS, ente per lo studio delle dipendenze comportamentali (in modo specifico dipendenza da tecnologia e dipendenza sessuale).

L’ultima bella iniziativa del Cantelmi, in qualità di docente di psicologia dello Sviluppo all’università Lumsa di Roma, è l’avvo del primo corso universitario italiano di Cyberpsicologia.

La considerazione che sta alla base dell’avvio di questo nuovo corso è che l’impatto della tecnologia digitale sulla mente umana ha determinato una reale mutazione antropologica. Cantelmi – nel suo saggio “Tecnoliquidità – La psicologia ai tempi di internet: la mente tecnoliquida (ed. San Paolo)” – individua la nuova antropologia dell’Homus Digitalicus 2.0: il ‘mobile born‘, cioè i bambini molto piccoli, che ancora non camminano, ma che se vedono uno schermo ci mettono il dito sopra, dando per scontato che si tratti di un touch.

Questi mobile born hanno un cervello diverso sia dai loro fratelli più grandi – i nativi digitali – sia dalle generazioni pre-interet; sono più percettivi e meno simbolici, più rapidi, superficiali e capaci di gestire le attenzioni in modo multitasking. I ‘mobile born’ che oggi vanno all’asilo e alla scuola materna vivono la connessione a internet come condizione esistenziale, mostrando i sintomi di un passaggio evolutivo che porta alla strutturazione di nuovi schemi cognitivi e di nuovi processi nella costruzione della propria identità, individuale e collettiva.

Questi bambini saranno futuri uomini e donne che adotteranno schemi mentali e categorie di pensiero nuove. L’obiettivo del corso è quindi quello di formare i primi 100 cyberpsicologi italiani con una totale conoscenza del fenomeno mutagenico della rete e capaci di gestire gli effetti che può avere un cattivo utilizzo di internet.

“Il nostro mondo viaggia verso una colossale dipendenza dalla connessione: senza, infatti, molti di noi non sanno già più trovare un ristorante, corteggiare una donna, conoscere un amico, capire i mali del mondo, informarsi o divertirsi. E chiudere una storia d’amore. La dipendenza da Internet sta diventando anche un modo di vivere, dunque si colloca tra patologia e futura normalità. E come cambia il modo di esprimere il disagio psichico, ad esempio in chat e sui social, cambia anche il modo di curarlo.”.

 

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