ago 17, 2014

Report “Net Children Go Mobile: Cross-national comparisons report” sull’accesso e l’uso di internet da piattaforme mobili da parte dei ragazzi europei

Net Children Go Mobile

E’ stato recentemente presentato il report “Net Children Go Mobile: cross-national comparisons report” realizzato all’interno del progetto di ricerca Net children go mobile , finanziato dal Safer Internet Programme.

Il Report analizza dove, da quali piattaforme, a che età i ragazzi di sette paesi europei (Belgio, Danimarca, Irlanda, Italia, Portogallo, Regno Unito e Romania) usano internet e cosa fanno online. Il report fa parte di una più ampia ricerca della durata di due anni, condotta sia con questionari a 3.500 ragazzi utenti internet tra i 9 e i 16 anni, sia con Interviste e focus group a ragazzi, genitori e altri adulti.

Dalla ricerca europea risulta che gli smartphone sono i devices più utilizzati fuori casa e in movimento, con il 26% dei ragazzi di tutti i paesi che li usa ogni giorno per andare online soprattutto in casa, ma anche durante gli spostamenti quotidiani.

Rispetto ai dati del 2010 di Eu Kids Online sulle attività più popolari tra i ragazzi in rete, i dati della ricerca Net Children Go Mobile mostrano un netto incremento dell’uso dei social network e altre piattaforme di condivisione mediale (come YouTube e Instagram). I ragazzi che usano anche uno smartphone o un tablet per andare online, visitano i social network e i social media in misura maggiore rispetto ai coetanei che non li usano, con una evidente correlazione fra uso di dispostivi mobili e uso dei social media.

Riguardo ai dati italiani, Giovanna Mascheroni (ricercatrice Oss Com-Centro di ricerca sui Media e la Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano e coordinatrice di Net Children Go Mobile) commenta:

«In Italia il 42% dei ragazzi che usano internet accede alla rete quotidianamente dallo smartphone o da un cellulare abilitato. Di questi, il 51% si connette a internet sia attraverso reti wifi che usando il 3g, il 28% usa solo le reti wifi, e solo il 7% dei ragazzi italiani ha un cellulare che non permette la connessione a internet.»

Altri dati qualitativi di questo report sono attesi nei prossimi mesi, fino al report finale con considerazioni e consigli previsto per l’ottobre 2014.

Clicca qui per scaricare il report completo della ricerca “Net Children Go Mobile: cross-national comparisons report“,(D3.3), Mascheroni, G., & Ólafsson, K., (2014) Milano– July 2014

E questi sono gli altri report già pubblicati della ricerca (scaricabili dal sito originale):

Full findings report – May 2014 (with new data from Belgium and Portugal)
Mascheroni, G. and Ólafsson, K. (2014). Net Children Go Mobile: risks and opportunities. Second edition. Milano: Educatt.

Full findings report – February 2014
Mascheroni, G. and Ólafsson, K. (2014). Net Children Go Mobile: risks and opportunities. Milano: Educatt.

1st Report of Initial Findings
Mascheroni, G. & Ólafsson, K. (2013). Mobile internet access and use among European children. Initial findings of the Net Children Go Mobile project. Milano: Educatt.

ago 14, 2014

Tecnostress e Internet Addiction Disorder: ampliamento bibliografia sull’argomento

bibliografia

Girando sul web in questi giorni ho scovato il sito del dottor Ettore Zinzi, psicologo clinico e di comunità, che dedica parte del suo impegno professionale alla ricerca sui temi del Tecnostress e della Internet addiction. Gli articoli da lui pubblicati riguardano:

L’ultimo link rimanda a un’ampia sezione bibliografica, che mi permetto di riprendere direttamente anche qui sotto, al fine di integrare l’ampia bibliografia sul Tecnostress e argomenti affini già presente in questo sito.

BIBLIOGRAFIA (psicologia on-line)

  • Aguglia E.et al., Computer:un’alternativa al dolore ed alla solitudine. Alghos-Pathos nella filogenesi dell’uomo,Veroli,16-19.5,1996.
  • APA (1995), DSM-IV, Masson, Milano 1996.
  • Baumeister, R.F. (1999), the Nature and Structure of the Self An Overview, in R.F.Baumeister (ed), the Self in Social Psychology, Cleveland, OH: Case Western Re-serve University, pp.1-20.
  • Bikson, T.K., Eveland, J.D., Gutek, B.A., (1989). “Flexibile interactive technologies for multi-person tasks: current problems and future prospects”. In: M.H. Olson (ed.), Technological support for work-group collaboration, Erlbaum, Hillsdale, NJ.
  • Boczkowski,P. (1999)Mutual shaping of users and technologies in a national virtual community. Journal of communication, Spring, pp86-108.
  • Cantelmi T., A. D’ Andrea(2000), Fenomeni psicopatologici Internet-corrèlati: osservazioni cliniche, in T. Cantelmi, M. Talli, A. D’ Andrea,C. Del Miglio, La mente in Internet. Psicopatologie delle condotte on-line, Padova, Piccin.
  • Cantelmi T.,M.Talli, C.Del Miglio, A.D’Andrea, La mente in internet, psicopatologie delle condotte on-line. Padova, Piccin,2000.
  • Cantelmi T.,L.Giardina Grifo, La mente virtuale. L’affascinante ragnatela di internet,Milano,ed. S. Paolo,2002.
  • Tonino Cantelmi, Simonetta Putti, Massimo Talli, @psychotherapy. Risultati preliminari di una ricerca sperimentale italiana, Roma, Edizioni Universitarie Romane, 2001.
  • Cantelmi T., M.Talli , A. D’Andrea, Comunicazione virtuale e cyberpsicoterapie: problematiche psicopatologiche e note critiche,Formazione Psichiatrica, n. 1-2, 1998.
  • Caretti V., Psicodinamica della trance da videoterminale, in T. Cantelmi, M. Talli, A. D’ Andrea, C. Del Miglio, La mente in Internet. Psicopatologie delle condotte on-Iine, op. cit.
  • Craig Broad, “Technostress: the uman cost of computer revolution”edito nel 1984 da Addison Wesley
  • Galimberti U., Dizionario di Psicologia, UTET, Torino 1992.
  • Giuliano, L. (1997), I padroni della menzogna. Il gioco delle identità e dei mondi virtuali, Roma: Melterni.
  • Goffman, E. (1988). Il Rituale dell’Interazione, Il Mulino, Bologna.
  • Goffman, E. (1959), The Presentation of Self in Everyday Life, Harmondsworth: Penguin Books.
  • Griffiths M.D., Nicotine, tobacco and addiction, Nature, 384, 18,1996.
  • Griffiths M.D., Psychology of computer use: XLIII. Some comments on ‘ Addictive use of the Internet’ by Young, Psychological Reports,80,81-82,1997.
  • Griffiths M.D., Technological addictions, Clinical Psychology Forum,76,14-19,1995.
  • Young K. S., Presi nella rete. Intossicazione e dipendenza da Internet, Calderoni,edizioni, Bologna, Milano, Roma, 2000.
  • Young K.S., Psychology of computer use: XL. Addictive use of the Internet: a case that breaksthe stereotype, Psychol. Rep. n. 79, pp, 899-902, 1996.
  • Levy P. ( 1998) , Cybercultura, Feltrinelli Editore, Milano, 1999.
  • Lea, M. (ed.), Contexts of Computer-Mediated-Communication. Hemel Hempstead, Harvester Weatsheaf, 1992
  • Lea, M., Spears, R. (1991). Computer-Mediated-Communication, de-individuation and group decision-making. In: International Journal of Man-Machine Studies, 34, pp.283-301.
  • Marshall McLuhan, La Galassia Gutemberg, Armando, 1991.
  • Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, 1967.
  • Mininni e Ligorio, Costrutti identitari e interazioni virtuali nella comunicazione via MOO,Sistemi intelligenti,IX;3,pp.417-443. 1997.
  • Mininni G.;Virtuale.com,La parola spiazzata,Idelson-Gnocchi, Sorbona, 2002.
  • Mantovani, G. New communication environments. From everyday to virtual. London, Taylor and Francis, 1996.
  • McGuire, W.J. (1983). A contextualist theory of knowledge. In: Berkowitz, L. (ed.), Advances in experimental social psychology, 16, Academic Press, New York.
  • Patricia Wallace, “La psicologia di Internet”, Raffaello, Cortina editore, 2001.
  • Pezzullo, L. (1998). Internet per Psicologi, Unipress, Padova.
  • Poole,M.S; DeSanctis,G., Understanding the use of group decision support systems: The theory of adaptive structuration, in J.Fulk;C.W.Steinfield, Organizations and communication technology, newbury park,CA: Sage, pp.173-193.
  • Rice, R.R.(1993), Media Appropiateness-using social presence theory to compare traditional and new organizational media, human communication research,19,pp.451-484.
  • Stone A., R., Desiderio e tecnologia, il problema dell’ Identità nell’era di
  • Internet, Feltrìnellì. Editore, Milano 1997.
  • Sherry Turkle, Il secondo io. Milano, Frassinelli, 1985.
  • Sherry Turkle, La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell’ epoca di Internet. Milano, Apogeo, 1997.
  • Sproull, L., Kiesler, S., Connections: New ways of working in the networked organizations. MIT Press, Cambridge, MA.., 1991.
  • Watzlavick P., Beavin J. H., Jackson D. D., Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971.
 
SITOGRAFIA (N.d.A. del 17 agosto 2014 – I link della sitografia sono stati cancellati perché rimandavano a pagine inesistenti, viote o traferite ad altro url)
 
EMEROGRAFIA
  • Laura Kiss, “Con i blog in rete i giornali<fai da te>”7/7/03 “Affari e finanza” inserto del lunedi’ de La Repubblica.
  • Holland, N. The Internet Regression, Psychomedia Telematic Review, 1996.
  • Young K.S., Psychology ofcomputer use: XL. Additive use of the In ternet: a case that breaks the stereotype, Psychologlcal Reports 1996;1. 79: 899-902.
  • Steuer, J. Defining Virtual Reality: Dimensions determining Telepresence, Journal of communication, 1992. 42(4),pp.73-93.
  • Cantelmi T. e Talli M., Fenomeni correlati all’Internet Addiction Disorder: prime esperienze in Italia, aspetti clinici e note critiche, Psicologia Contemporanea, Novembre, 1998.
  • Cantelmi T., Talli M. e Putti S.,Nuove frontiere della psicoterapia, il paziente on-line, Psicologia Contemporanea, Luglio-Agosto, 2000.
  • Talli M.,D’ Andrea A., Cantelmi T ., Strumenti per la valutazione della IAD-PCU: review on-line, Formazione Psichiatrica, n. 1-2, pp. 77-84,1998.
  • Bricolo F., Marconi P.L., Conte G.L. Oi Giannantonio M., Oe Risio S.,Internet Addiction Oisorder: una nuova dipendenza? Studio su un campione di giovani utenti, Società Italiana di Psichiatria: Bollettino, Scientifico e di Informazione, n. 1-2, anno IV, marzo-luglio, 1997.
  • Ainsworth M.,Grohol J., Credential check, ,1997. Disponibile all’ indirizzo http//www.cmhc.corn/check

 

L’uso di smartphone provoca allergie e dermatiti (in particolare ai bambini).

bambini e cellulari

In questo mese di agosto rilancio alcuni articoli rlevati dalla stampa nei mesi scorsi, conservati nelle bozze e mai pubblicati sul sito. Questi articoli sono rilanciati con i testi originali, parzialmente ridotti.

Questo articolo riporta di una ricerca che dimostra che l’uso di smartphone provoca allergie e dermatiti, in modo particolare ai bambini.

Secondo i risultati di uno studio pubblicato di recente sulla rivista Pediatric Allergy, Immunology, and Pulmonology, molti smartphone in commercio rilascerebbero dosi – piccole ma non trascurabili – di metallo, nickel e cromo, cause principali di allergie da contatto e dermatiti allergiche.

Jacob Thyssen dell’università di Copenaghen e dell’ospedale Gentofte – tra gli autori del lavoro svolto – ha spiegato che questo tipo di sintomatologie allergiche si sta diffondendo soprattutto tra i più piccoli: circa il 33 per cento dei cosiddetti nativi digitali sarebbe vittima della stessa tecnologia. E dall’analisi è emersa proprio l’evidente associazione tra le dermatiti e l’uso di cellulari.

Secondo la ricerca The net children go mobile, oggigiorno quasi la metà di bambini e teenager possiede uno smartphone e lo usa quotidianamente per navigare in internet e quasi 3 giovani su 4 se sono dipendenti. Facile dunque intuire quanto proprio i minori siano i soggetti più a rischio.

I pediatri hanno diagnosticato l’aumento di sfoghi sulle mani, sul collo e anche sul viso – tutte parti maggiormente a contatto con il cellulare – e hanno evidenziato la possibilità che tali reazioni siano dovute proprio alle fibre metalliche contenute negli apparecchi di ultima generazione.

Videoterminali e salute della vista: semplici linee guida per aziende e lavoratori

linee guida vista IRCSS

Abbiamo più volte parlato dei videoterminali come di strumenti ad alto rischio per i lavoratori che li utilizzano (Linee guida per un uso corretto dei videoterminali; Videoterminali e ambienti di lavoro: consigli; Videoterminali: effetti sulla salute e misure di prevenzione; I disturbi muscolo-scheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa; Epicondilite e utilizzo del PC fisso e portatile; Principali effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT).

A causa della maggiore diffusione dei videoterminali negli ambienti lavorativi e dei ritmi di lavoro sempre più stressanti, negli ultimi anni sono sempre più frequenti i disturbi correlati all’utilizzo dei videoterminali, principalmente disturbi alla vista e agli occhi, problemi legati alla postura, affaticamento fisico e mentale.

I principali problemi correlati all’uso dei videoterminali possono riguardare, esclusivamente, la fatica visiva connessa all’impegno degli occhi (astenopia), alle caratteristiche dello schermo, alle condizioni di illuminazione e di microclima dell’ambiente; i disturbi muscolo-scheletrici condizionati da posture non corrette, arredi e tempi di lavoro; e lo stress (affaticamento mentale) influenzato dai contenuti della mansione, dal software e dal rumore.

Riprendiamo l’argomento Videoterminali per rilanciare la pubblicazione “Linee Guida per le Aziende su: Prevenzione delle Disabilità e degli Infortuni alla Vista”, realizzata da IRCSS – Fondazione “G.B. Bietti” per lo Studio e la Ricerca in Oftalmologia ONLUS e realizzato con il sostegno della Camera di Commercio di Roma.

Dalla premessa della pubblicazione apprendiamo che “La progressiva diffusione delle tecniche informatiche in tutti i settori della società ha certamente contribuito a migliorare l’efficienza dei processi lavorativi e a ridurre il carico di lavoro per l’uomo, tuttavia l’utilizzo prolungato del videoterminale può provocare diversi disturbi, in particolare a carico della vista. Il rischio provocato dai videoterminali non è direttamente correlato alla strumentazione tecnica in sé, ma al modo con cui il lavoratore si trova a doverla utilizzare.

Considerato che una delle priorità dell’azione preventiva è la corretta informazione degli utilizzatori da parte del datore di lavoro, l’obiettivo di queste Linee Guida è l’elaborazione di raccomandazioni, destinate alle Aziende, su alcune norme di buona pratica per prevenire ed evitare eventuali disturbi alla vista dei lavoratori provocati dal prolungato utilizzo del videoterminale.

Queste Linee Guida sono un documento informativo a beneficio di tutti gli operatori che utilizzano abitualmente il videoterminale e possono essere efficacemente utilizzate dalle Aziende aderenti alla Camera di Commercio di Roma per informare i propri dipendenti circa i rischi di disabilità ed infortuni alla vista ai quali sono esposti e per addestrarli opportunamente sulle strategie da adottare per prevenire tali rischi.

Le Linee Guida, oltre a fornire una breve descrizione dei disturbi che possono insorgere negli operatori addetti ai videoterminali, propongono una rassegna di semplici norme di buona pratica da intraprendere per organizzare in maniera corretta la propria postazione di lavoro ed utilizzare correttamente tutti gli strumenti in dotazione”.

La pubblicazione è particolarmente rivolta alla gestione dei videoterminali per evitare e/o limitare i problemi alla vista, l’indice della pubblicazione è il seguente:

  • Introduzione
  • Videoterminale (Software, Schermo, Tastiera e Mouse)
  • Condizioni Ambientali (Microclima e qualità dell’aria, Illuminazione ambiente di lavoro)
  • Postazione di Lavoro (Disposizione videoterminale e piano di lavoro, Postura)
  • Organizzazione del Lavoro
  • Occhio e Visione (Disturbi della vista, Esami alla vista e occhiali)
  • Prevenzione (Raccomandazioni)
  • Appendice normativa e Glossario

Clicca qui per scaricare la pubblicazione “ Linee Guida per le Aziende su: Prevenzione delle Disabilità e degli Infortuni alla Vista” di IRCSS – Fondazione “G.B. Bietti” per lo Studio e la Ricerca in Oftalmologia ONLUS, Camera di Commercio di Roma.

STRESSNOSTRESS: sito svizzero per la valutazione individuale dello stress sul lavoro.

stressnostress

Chi si occupa professionalente di sicurezza sul lavoro conosce certamente l’attività di SUVA, l’ente svizzero per la sicurezza sul lavoro, e gli innumerevoli e ben fatti materiali informativi sui più diversi argomenti prodotti da quest’ente.

Recentemente, SUVA – sulla scia delle attività europee della campagna “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlati” di cui abbiamo già parlato in questo articolo – ha aperto il nuovo sito STRESSNOSTRESS:
uno strumento pratico per la gestione dello stress e dei rischi psicosociali (disponibile anche in lingua italiana) che contiene indicazioni, misure di riduzione e check list (lavoratori e dirigenti) per la gestione dello stress e dei rischi psicosociali nei luoghi di lavoro.

Il tema del sito è lo stress sul lavoro in senso ampio, non viene affrontato nello specifico il tema ‘tecnostress’, ma ci sono innumerevoli informazioni e idee che possono essere utili anche in casi di tecnostress.

Sul sito, i lavoratori possono valutare individualmente il loro livello di stress e capire come si collocano rispetto agli altri occupati e quali sono i fattori scatenanti una situazione di stress. Sulla base del risultato, la persona troverà informazioni utili su come ridurre lo stress. Una lista di controllo consente invece ai superiori di individuare tempestivamente segnali e cause di stress e di adottare le misure più adeguate. In pratica, il sito è un vero e proprio programma rivolto a collaboratori, imprenditori, quadri dirigenti e responsabili del personale nelle organizzazioni del lavoro di tutte le dimensioni con tre obiettivi:

  • informare e sensibilizzare gli utenti sul tema “stress”, in particolare su come riconoscere per tempo i segnali di stress e identificare le cause dello stress.
  • fornire agli utenti le prime misure per ridurre e prevenire con successo lo stress sul lavoro.
  • indicare altre possibilità per sviluppare “fattori positivi di motivazione nei lavoratori”.

L’indice del sito è il seguente:

  • Lo stress (cos’è lo stress, segnali di stress, cause di stress condizonate dal lavoro, cause generali e private, dall’osservazione alle misure)
  • Misure aziendali (Indicazioni, misure, prima di continuare, casi d’esempio)
  • misure individuali (indicazioni, misure)
  • Check List (Check list personale, Check list dirigenti)
  • Consulenza (consulenza individuale, consulenza aziendale)
  • Ritratto (obiettivi, l’associazone, basi, statuto, domande e risposte)

Particolarmente interessati sono le misure presentate su Stressnostress, sia di carattere aziendale, sia di carattere individuale.

Le misure aziendali sono divise in misure situazionali e di responsabilità della direzione (controllo/rielaborazione delle discussioni dei compiti/delle funzioni;
 revisione degli obiettivi attuali;
 colloquio per definire nuovi obiettivi motivanti e non generatori di stress;
 valutazione e definizione dei potenziali); misure di organizzazione del personale (controllo dell’opportunità e del senso delle direttive e delle indicazioni esistenti in azienda;
 abbandono dei regolamenti  affidando maggiori competenze e responsabilità in settori chiaramente definiti;
 dirigere soprattutto ricorrendo ad accordi sugli obiettivi piuttosto che incarichi limitati;
 dare la possibilità di svolgere compiti diversi;
 esigere maggiore partecipazione e iniziativa, senso di responsabilità;
 fare coaching/assistere i dipendenti nello sfruttare i nuovi margini di manovra); misure sul volume di lavoro (pianificazione realistica del lavoro e della tempistica;
 critica dei termini temporali già al momento di attribuire il lavoro/fissare gli obiettivi;
 colloqui regolari di controllo per verificare i progressi nel lavoro;
 controlli regolari e ottimizzazione dell’organizzazione, dei processi di lavoro, degli strumenti di lavoro e delle tecniche di lavoro); misure per la suddivisione del lavoro (arricchimento/ampliamento dei compiti (job enrichement) a livello individuale, con relativo aumento delle competenze e delle responsabilità; creazione/impiego di gruppi di lavoro autonomi pienamente responsabili per tutti i processi di elaborazione;
 collaborazione: introduzione/rafforzamento di processi di lavoro orientati sullo spirito di gruppo; promozione mirata e coerente della collaborazione; dichiarazione dei fattori di disturbo della collaborazione come compito direttivo prioritario;
 direzione: selezione mirata dei dirigenti con profilo chiaramente definito; formazione continua/evoluzione permanente; coaching con una tematica antistress specifica; politica di avanzamento e promozione su base pluridimensionale).

Le misure comportamentali, di cui è responsabile ogni singolo collaboratore: “permettono ad ogni individuo di gestire meglio e più efficientemente il proprio stress”.
 Conviene sempre “cercare nelle situazioni di stress non soltanto le cause nell’individuo e indicare misure d’ordine comportamentale”, ma  contemporaneamente si deve sempre “anche verificare se esistano altri fattori, al di fuori del settore di competenza del singolo, nel lavoro e nell’ambiente di lavoro, responsabili per lo stress e quindi sia necessario prendere delle misure situazionali”. E se si rilevano forti tensioni negative, forti stress per un lungo periodo di tempo, non bisogna indugiare a rivolgersi ad un medico o a un terapeuta. Alcune delle misure comportamentali presentate sono:
 autoesame;
 priorità nell’evoluzione/nell’apprendimento;
 assistenza di altre persone;
 tecniche di respirazione;
 rilassamento muscolare;
 ottimizzare il rapporto con il tempo;
 darsi automotivazione;
 movimento e attività fisica;
 programma di alimentazione.

A completamento del sito ci sono numerosi documenti (pratici, come gli svizzeri sanno fare) scaricabili, come il semplice programma antistress quotidiano personale, la Check list per i dipendenti, la check list per i dirigenti, le misure per diminuire e prevenire lo stress.

Visita il sito di STRESSNOSTRESS

giu 17, 2014

Dalla sostenibilità delle interfacce alla sostenibilità della tecnologia: Luca Chittaro a TED parla di tecnostress e di mindfulness.

TedxRoncade

TED è una organizzazione no-profit che ha come obbiettivo quello di diffondere idee che hanno valore. Iniziato come una conferenza di quattro giorni in California 26 anni fa, TED è cresciuta nella sua “mission” attraverso molteplici iniziative. Nella Conferenza annuale di TED i maggiori protagonisti del “pensare” e del “fare” sono invitati a presentare le loro idee in presentazioni di massimo 18 minuti.

Nello spirito di “idee che meritano di essere diffuse” TED ha lanciato un programma, chiamato TEDx, di eventi locali, organizzati in modo indipendente, che si propongono di riunire persone per condividere una esperienza simile a quella che si vive con TED. Le Conferenze di TED forniscono il modello generale per gli eventi TEDx, ma i TEDx locali sono realizzati in modo autonomo.

TEDxRoncade ha pubblicato sul proprio canale YouTube il video del “talk” di Luca Chittaro* “La sostenibilità delle interfacce” in cui, partendo da alcune recenti considerazioni sulla sostenibilità delle interfacce, estende il discorso a diversi aspetti della nostra vita digitale, quali la gestione dell’attenzione, il tecnostress ed i suoi effetti, le tecnologie persuasive, la mindfulness.

* Luca Chittaro è professore ordinario di Interazione Uomo-Macchina all’Università di Udine, dove nel 1998 ha fondato il laboratorio di ricerca HCI Lab di cui è direttore che opera a livello internazionale in progetti sia di ricerca pura che industriali, soprattutto nelle aree dei dispositivi mobili, della realtà virtuale e delle tecnologie persuasive.

E’ autore di oltre 160 pubblicazioni su riviste scientifiche o atti di congressi internazionali, anche in collaborazione con ricercatori stranieri. E’ attualmente PI/PD (Principal Investigator/Project Director) di un progetto di ricerca della Federal Aviation Administration (FAA) degli Stati Uniti, volto ad aumentare la sicurezza dei passeggeri nelle evacuazioni degli aerei di linea. E’ coordinatore della commissione scientifica del GRIN, l’associazione nazionale dei docenti universitari di Informatica. Contribuisce all’inserto settimanale su ricerca, innovazione e creatività (Nòva) del Sole 24 Ore, sia nella versione cartacea che su Web.

Esperienze e strumenti per la promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro: manuale per lavoratori e aziende.

Ginnastica-ufficio

Com’è noto, l’attività fisica svolta regolarmente aiuta a mantenersi in buona salute e – riducendo i livelli di stress, ansia e depressione – favorirsce il benessere psicologico. In particolare, in ambito aziendale, la promozione di uno stile di vita sano  è un ottimo investimento di prevenzione per la salute fisica e psichica dei lavoratori.

Ritengo quindi importante rilanciare le informazioni e le pratiche proposte dal manuale “Esperienze e strumenti per la promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro”, realizzato dalla Rete Attività fisica Piemonte e il Centro regionale di Documentazione per la Promozione della Salute nell’ambito del Piano regionale piemontese della prevenzione 2013.

Il manuale propone indicazioni per aziende e lavoratori per la promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro e suggerisce degli interventi di promozione nel tragitto casa-lavoro, sul posto di lavoro e nel tempo libero. Riassumo brevemente i punti fondamentali:

Postulato di partenza

Scegliere di muoversi regolarmente, tutte le volte che se ne ha l’opportunità: “camminare, andare in bicicletta, salire le scale sono alcuni modi spontanei per aumentare i livelli di attività fisica e contrastare la sedentarietà”. E’ quindi necessario “facilitare la pratica dell’attività fisica negli ambienti di vita che si frequentano tutti i giorni”. Il luogo di lavoro “dovrebbe essere tra i principali ambienti in cui attivamente si promuove la salute e il benessere di quanti vi si recano. È qui, infatti, che un’ampia fascia della popolazione adulta trascorre buona parte della giornata e della settimana”.

Dove svolgere gli interventi di promozione

- nel tragitto casa-lavoro-casa: facilitare il lavoratore nel recarsi sul posto di lavoro con mezzi attivi mettendo a sua disposizione, all’interno dell’azienda, alcune risorse utili.

- sul posto di lavoro: promuovere iniziative per stimolare, durante la giornata lavorativa, la pausa pranzo o a fine servizio, i lavoratori a interrompere lo svolgimento di mansioni sedentarie e a muoversi.

- nel tempo libero: incoraggiare la pratica dell’attività fisica anche nel tempo libero facendosi promotrice di iniziative rivolte ai lavoratori e alle loro famiglie oppure facendo loro conoscere quelle organizzate dal territorio.

Cosa può fare la direzione per promuovere uno stile di vita attivo dei lavoratori

- in relazione al tragitto casa-lavoro-casa: rendere disponibile all’interno dell’azienda un parcheggio per le biciclette e uno spazio adibito al cambiarsi d’abito. Il miglior intervento consiste garantire in azienda una zona con docce e con spogliatoi per i lavoratori che si recano al lavoro a piedi e/o in bicicletta o per coloro che frequentano un corso di attività fisica strutturata o partecipano a un gruppo di cammino. È importante garantire la cura e la manutenzione dei locali dedicati.

- in relazione alla promozione dell’attività fisica sul posto di lavoro: promuovere l’uso delle scale: “si affiggono poster e/o banner in prossimità degli ascensori, dei locali della mensa, vicino alle bacheche informative, ai distributori automatici di cibo e bevande. Sui cartelli esposti i contenuti dei messaggi dovrebbero mirare a promuovere la salute, sensibilizzare al controllo del proprio peso corporeo e motivare al cambiamento dei comportamenti non salutari. Si può anche programmare l’ascensore in modo che si fermi una volta ogni tre piani (skip-stop). Si può abbellire la tromba delle scale ritinteggiando le pareti, organizzando in questo vano l’esposizione di quadri oppure trasmettendo musica. Si consiglia di integrare questo intervento con altre azioni volte a fornire informazioni corrette e a modificare comportamenti scorretti. È un intervento adatto in quegli edifici in cui il vano-scale è vicino agli ascensori ed è ben visibile”. Autorizzare l’affissione, in punti strategici, di poster e di cartelli con messaggi motivazionali; la distribuzione di materiale informativo (come opuscoli, newsletter); utilizzare canali di comunicazione aziendale (posta elettronica, newsletter, sito web/intranet, tovagliette della mensa, messaggi inseriti in busta paga,…); fare pause lavorative di almeno 10 minuti per fare attività fisica e contrastare le mansioni sedentarie; prevedere la distribuzione di contapassi ai lavoratori; favorire l’organizzazione di gruppi di cammino che praticano fit o nordic walking, corsi di ginnastica o altre attività motorie; stipulare convenzioni per ingressi/abbonamenti dai prezzi competitivi per i lavoratori in palestre/piscine limitrofe all’azienda o per l’acquisto di attrezzature sportive; predisporre uno spazio all’interno dell’azienda per svolgere i corsi oppure adibire una vera e propria palestra, docce e spogliatoi.

- per il tempo libero: autorizzare l’utilizzo di canali di comunicazione aziendale (posta elettronica, newsletter, sito web/intranet, tovagliette della mensa, messaggi inseriti in busta paga, …) per far conoscere ai lavoratori le iniziative di promozione dell’attività fisica promosse sul territorio.

Cosa può fare il lavoratore per migliorare il suo stile di vita

- in relazione al tragitto casa-lavoro-casa: percorrere il tragitto, o una parte di esso, a piedi o in bicicletta o usando mezzi di trasporto che permettano di fare esercizio fisico (ad esempio autobus, tram, metropolitana);

- riguardo al posto di lavoro: usare le scale al posto dell’ascensore; fare delle pause di 10-15 minuti in cui seguire esercizi esercizi specifici per ovviare alle posture scorrette e ai problemi muscolo/scheletrici, fare brevi passeggiate, percorrere a piedi brevi tragitti, partecipare a gruppi di cammino che praticano fit o nordic walking; frequentare i corsi proposti dall’azienda (per esempio, di ginnastica, di pilates, yoga,…); frequentare la palestra/piscina aziendale o convenzionata, seguire un programma di esercizi per la salute cardiovascolare. Si consiglia di allestire e/o organizzare un percorso da percorrere a piedi che possa collegare luoghi diversi all’interno dell’azienda oppure un percorso a essa limitrofo.

- riguardo al tempo libero: partecipare a gruppi di cammino che praticano fit o nordic walking; partecipare a manifestazioni sportive quali ad esempio tornei, marce non competitive, biciclettate coinvolgendo, laddove è possibile, anche le famiglie.

Clicca qui per scaricare il manuale “L’attività fisica nei luoghi di lavoro: dalle raccomandazioni alla pratica” (formato PDF, 363 kB) della Regione Piemonte.

 

mag 26, 2014

Tecnostress e dipendenza da Social Network: tre notizie brevi di questi giorni.

Look Down Parody

In questi giorni, tre diverse notizie cucite insieme dall’unico filo della dipendenza da Social Network hanno furoreggiato sul web, in un trionfo di condivisioni. Le riporto a mo’ di review. Che sia l’inizio di una consapevolezza più generale sul tema tecnostress e sindromi correlate?

“Look up: Siamo diventati una generazione di idioti”: il video di Gary Turk contro la schiavitù dei social network.

1a notizia: la schiavitù da cellulari e social network è così evidente nelle nostre vite che ormai rivolgiamo sempre di più lo sguardo in basso. Gary Turk, filmmaker inglese, guarda in alto e con il suo video “Look up” cerca di risvegliare le coscienze, denunciando il livello di saturazione da social che pervade le nostre vite e mettendo in evidenza il serio problema della perdita di socialità tra gli esseri umani. Il video seguente è sottotitolato in Italiano.


 Marc Maron: The Social Media Generation Animated” – short novel disegnata da Zen Pencils che racconta l’overdose da social network.

2a notizia: E’ uscita la short novel disegnata dal cartoonist Zen Pencils e ispirata al comico Marc Maron, rivolta alla Generazione X, quella nata tra i 60 e gli 80. La storia racconta che questa generazione – troppo vecchia per il nuovo e troppo giovane per essersi goduta i rampanti anni 70 – dovrebbe riconsiderare l’approccio morboso che ha nei confronti della tecnologia.


iDon’t, l’App che ci salverà dallo smartphone

3a notizia: Un italiano ha inventato iDon’t, la prima App che misura il grado di dipendenza da smartphone che blocca tutte quelle applicazioni che ci stanno assorbendo troppo tempo.

Un test d’ingresso di dieci domande stabilisce il grado di dipendenza e in base a questo suggerisce il numero di ore da trascorrere sulle vostre App preferite nell’arco della giornata.

Passato questo lasso di tempo iDon’t le blocca tutte ad eccezione di quelle di sistema, cioè telefono, mail ed sms. L’app per ora è disponibile solo per le piattaforme Android, ma a breve verrà rilasciata anche la versione Ios.

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