Feb 13, 2016

Tecnostress: esperienze europee e pausa digitale nella riflessione del sindacato Fim-Cisl

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Nei giorni scorso il sito di RS-Ergonomia ha reso disponibile due documenti pdf con l’intervento di Gianni Alioti, responsabile Ambiente-Salute e Sicurezza Fim-Cisl nazionale al convegno “ D.lgs 81 – Tecnostress e Internet dipendenza, i nuovi rischi professionali nel lavoro moderno”, svolto il 27 marzo 2014 a Zelarino, Venezia.

Partendo dalla considerazione che uno dei rischi che si sta diffondendo sempre più nel mondo del lavoro è legato all’invasione della  tecnologia informatica e al  sovraccarico di informazioni, Alioti riporta nel suo intervento le misure messe in atto in molte aziende europee per porre un freno al tecnostress da sovraccarico d’informazioni e da multitasking nei luoghi di lavoro e propone un’idea operativa sugli esempi esteri con l’introduzione di una cosiddetta “pausa digitale”.

Già in questo sito ho parlato delle esperienze delle aziende di altre nazioni europee per limitare il tecnostress nelle proprie organizzazioni di lavoro.

Propongo per intero il documento come testimonianza di riflessione ul tema del Tecnostress da parte delle organizzazioni sindacali, e di identificazione di un’idea di lavoro.

“Il tecnostress in azienda e nei luoghi di lavoro è, tuttora, una patologia non presa in giusta considerazione nella valutazione dei rischi e, di conseguenza, nell’adozione di misure di prevenzione e tutela dei lavoratori esposti all’uso eccessivo e simultaneo di tecnologie informatiche.

È, paradossalmente, una patologia quasi sconosciuta in ambito sindacale, poco analizzata e, forse in modo inconsapevole, rimossa. I sindacalisti sono tra le categorie più sottoposte al tecnostress da sovraccarico d’informazioni e da multitasking.

E, non si può continuare a “far finta di essere sani”, come cantava Giorgio Gaber. Per tutelare, quindi, la propria salute psicofisica e quella dei propri rappresentati, bisogna – per prima cosa – riconoscere di essere “malati di tecnostress”. Significa saper staccare la spina a computer, tablet e, soprattutto, spegnere cellulari e smartphone tutte le volte che la capacità di ascolto e la relazione con gli altri è molto più importante.

Come ci ha dimostrato il dott. Enzo Di Frenna i lavoratori digitali sono in forte aumento. Secondo i dati del Politecnico di Milano e Assinform “in Italia ci sono 22 milioni di “mobile surfer” e 7,3 milioni di “mobile workers“. L’utilizzo delle tecnologie informatiche per lo svolgimento di attività lavorative comporta sia rischi normati come quelli muscolo-scheletrici e osteo-articolari (problemi alle dita, ai polsi, al collo, alle spalle, alla schiena), sia rischi emergenti di natura psicosociale dovuti all’aumento del carico cognitivo e alla dilatazione dei tempi di lavoro all’interno della propria vita privata.

Nelle imprese transnazionali con sedi operative nei diversi continenti, sono sempre di più i manager, i quadri e i tecnici aziendali che devono interagire con colleghi di altri paesi per l’intero arco della giornata per la differenza del fuso orario.

È un elemento emerso, ad esempio, nei corsi di formazione su salute e sicurezza realizzati congiuntamente da sindacati e azienda nelle unità produttive di Fiat Chrysler Automobiles – FCA e nella CNH Industrial, dove le persone vivono sempre connessi per comunicare dall’Italia verso il resto del mondo.

La conseguenza è un aumento della prestazione professionale – quasi mai retribuita oltre al normale stipendio – e una contrazione del tempo libero individuale.

Uno dei rischi principali di questo modo di lavorare è l’insonnia. Un altro rischio correlato è la perdita di lucidità durante la giornata lavorativa. Oppure, si posso manifestare altri sintomi tipici del tecnostress: calo della concentrazione, mal di testa, ipertensione, stanchezza cronica.

Per ridurre l’impatto di questo specifico aspetto dell’attività professionale una strada possibile è l’introduzione della “pausa digitale”, come avvenuto in alcuni casi aziendali in America attraverso la contrattazione collettiva.

Si tratta di programmare alcuni periodi in un anno o un giorno la settimana, oppure brevi periodi durante la giornata lavorativa nei quali escludere l’uso di tecnologie informatiche.  Ne beneficerebbe, oltre la salute delle persone, anche la qualità del lavoro e l’organizzazione aziendale.

Il rapporto – commissionato nel 2012 dalla Confederazione Sindacale Olandese FNV all’Università di Amsterdam – ha evidenziato, infatti, come l’uso di lavoro delle nuove tecnologie di comunicazione se non controllate – invece di favorire l’aumento di efficienza e produttività – determinano un disturbo continuo dello svolgimento del lavoro. Ad esempio, le interruzioni frequenti per rispondere alle email in arrivo comportano una rottura nella concentrazione del lavoro in corso e compromettono la qualità stessa del lavoro.

Per evitare questo problema la Volkswagen in Germania, sin dal 2011, ha deciso di limitare la gestione delle e-mail fuori dagli orari d’ufficio. I server sono spenti mezz’ora dopo la fine dei turni e riaccesi trenta minuti prima dell’inizio. La regola finora vale solo per i dipendenti con un cellulare di servizio e un certo tipo di contratto, circa 3.500 lavoratori.

Anche i giganti della chimica e dell’energia Bayer e E.On si sono mossi per porre un freno al tecnostress, stabilendo ufficialmente che nel tempo libero nessuno debba ricevere mail di lavoro.  Alla Henkel, è stato l’amministratore delegato Kasper Rorsted, che ha dichiarato il sabato come giorno «mail-free».

La Daimler, è arrivata ad una misura ancora più drastica. Dall’anno scorso ha decretato che tutta la posta elettronica in arrivo – dopo aver attivato la risposta automatica in cui s’informa della propria assenza temporanea dall’ufficio – sia cancellata.

Come ha dichiarato l’esperto di salute e sicurezza sul lavoro della FNV olandese “E’ tempo per i sindacati di avviare negoziati per identificare chiaramente qual è il ‘tempo di lavoro effettivo’ considerando i continui ‘start and stop’ dovuti all’utilizzo delle comunicazioni mobili. Non bisogna pensare di aspettarsi che i dipendenti siano disponibili a lavorare per tutte le ore del giorno senza nessun guadagno extra”.

La sollecitazione del sindacato olandese è stata raccolta dal presidente del sindacato Ig Metall, Detlef Wetzel che, sull’argomento, ha chiesto una normativa che regoli l’uso di sms e mail aziendali nel tempo libero.

Richiesta che è stata negoziata sindacalmente alla Bmw. L’accordo stipulato nel febbraio di quest’anno prevede che gli impiegati possano stabilire con i propri capi le ore di reperibilità extra ufficio e, soprattutto, che quei preziosi minuti sottratti al tempo libero debbano essere considerati straordinari, da recuperare nel corso della settimana lavorativa. È un forte deterrente per quei capi abituati a disturbare i lavoratori alle due di notte o di domenica. Per Manfred Schoch, presidente del Comitato Aziendale dei dipendenti si è trattato di ottenere «un diritto all’irreperibilità» per i dipendenti di Bmw.

In pratica nel conteggio dell’orario di lavoro rientra anche il tempo passato dai dipendenti, fuori dall’azienda, a lavorare col computer portatile e/o lo smartphone, inviando e-mail o sms. Significa che se un dipendente Bmw ha un orario settimanale di 35 o 40 ore e poi però nel corso della settimana ne passa altre dieci fuori azienda (in casa o in viaggio) lavorando col computer portatile, lo smartphone o altri mezzi elettronici della tecnologia digitale, quelle ore andranno computate nel totale delle ore lavorate. Il dipendente avrà, pertanto, il diritto di recuperi compensativi sulle ore lavorate in azienda a parità di salario.

È una rivoluzione concettuale e di fatto dell’organizzazione del lavoro, dell’orario e del calcolo della retribuzione, conquistata dall’IG Metall (il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, il più forte del mondo). Toccherà al management della Bmw organizzare il lavoro in modo da assicurarsi la stessa produttività, efficienza e qualità necessarie a competere su scala globale.”.

Scarica i due contributi in pdf
La nuova rivoluzione delle macchine, tecno-stress e dintorni …

Tecnostress: il punto di vista del sindacato


Gen 11, 2016

“You’ve got mail! A research study about email at work”: nuova ricerca sulla pressione da email fra i lavoratori.

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Abbiamo già parlato dell’invadenza dell’email nel flusso di lavoro, e di quanto succede in Francia per limitarne l’uso. Ora un nuovo studio ci spiega ancora meglio cosa significa “pressione da e-mail” e che ripercussioni produce.

Il Future Work Centre di Londra è un centro di studi e ricerche sulla psicologia del lavoro “guidato dal desiderio di rendere migliore il lavoro per tutti, ora e nel futuro … per colmare il divario tra le ricerche di alta qualità sulla persone e il lavoro, e le persone a cui queste ricerche servono di più: il pubblico”.

Per raggiungere questo obiettivo, al Future Work Centre prestano attenzione a “svolgere ricerche di alta qualità che aiutano le organizzazioni a prendere decisioni migliori; finanziare la ricerca sui temi che contano veramente per persone e organizzazioni; condivisione apertamente tutte le nostre scoperte.”.

Come parte del programma di ricerca 2015/2016 sul ruolo e l’impatto della tecnologia sul posto di lavoro, il Future Work Centre ha svolto un’interessante ricerca sull’impatto della posta elettronica sul luogo di lavoro intitolata: “You’ve got mail! A research study about email at work”.

Questa la presentazione del senso e dell’obiettivo della ricerca:

“La posta elettronica fa oramai parte delle nostre vite. Dalla sua creazione nel 1970, la sua crescita è stata senza precedenti, facilitando la comunicazione rapida e semplice tra le persone attraverso i confini e fusi orari, sia per uso aziendale, sia per uso personale.

Ma, nonostante il suo uso diffuso e la popolarità come strumento di comunicazione, per alcuni individui e datori di lavoro l’e-mail può essere una fonte di grande frustrazione, ansia e perdita di produttività.

Come il numero di e-mail continua a salire, molti di noi si sentono sotto pressione – lottano per mantenere delle priorità nel lavoro in modo efficace, ma sono costantemente interrotti dal flusso di messaggi e richieste, con conseguente riduzione della produttività e aumento dello stress.

Per capire di più su come la posta elettronica da un lato facilita, ma dall’altro lato impatta negativamente con l’esperienza dei dipendenti, abbiamo condotto un sondaggio con poco meno di 2.000 persone in una varietà di industrie, settori e ruoli di lavoro nel Regno Unito.

Il nostro obiettivo era quello di esplorare se fattori quali la tecnologia, il comportamento, la demografia, l’equilibrio tra lavoro e vita privata e la personalità svolgono un ruolo nella nostra percezione della pressione delle e-mail e di conseguenza nelle nostre strategie di coping.”.

Le evidenze più interessanti emerse della ricerca sono:

  • Una forte relazione tra l’uso di email ‘push’ e la pressione percepita. Ciò significa che le persone che ricevono automaticamente e-mail sui propri dispositivi sono state più propense a riferire livelli più elevati di pressione da email.
  • Le persone che lasciano la loro e-mail accesa tutto il giorno sono molto più propensi a dire che hanno sperimentato la pressione da e-mail.
  • Controllare la posta elettronica al mattino presto o la sera tardi è associato a più alti livelli di pressione da e-mail.
  • I manager sperimentano livelli significativamente più elevati di pressione da e-mail rispetto ai non-manager.

La ricerca ha anche messo in evidenza alcune interessanti differenze di gruppo nei giochi di ruolo sulla nostra esperienza delle e-mail e di come l’e-mail può avere un impatto sia positivamente che negativamente sul nostro equilibrio vita-lavoro:

  • Le persone che hanno riportato elevati livelli di pressione da e-mail hanno anche sperimentato una maggiore interferenza tra lavoro e vita privata.
  • La vostra personalità svolge un ruolo chiave nel determinare la quantità della pressione e-mail percepita e la misura con cui interferisce con il vostro equilibrio tra lavoro e vita privata.

La ricerca è molto interessante e merita una lettura completa, ma ve la riassumo brevemente:

email Indice
Dopo una presentazione generale dello studio (You’ve got mail!), nel primo capitolo “A double-edged  sword” si l’evidenzano dalle ricerche recenti le conseguenze involontarie delle e-mail, con l’elencazione precisa dei vantaggi e degli svantaggi dell’utilizzo della posta elettronica come strumento di comunicazione. (“La ricerca condotta negli ultimi dieci anni ha chiaramente illustrato che la posta elettronica è un ‘arma a doppio taglio ‘ – in altre parole , ha dei chiari vantaggi ma anche alcuni svantaggi evidenti.”).

Nel secondo capitolo “One size does not fit all“ si cercano le relazioni tra la pressione percepita dalle e-mail e la tecnologia, l’equilibrio vita-lavoro, i risultati e la personalità, al fine di dimostrare che non esiste un metodo buono per tutti tutti quando si tratta di gestire la nostra esperienza delle e-mail. (“Sappiamo che le differenze di ciò che gli individui pensano, sentono e e fanno, influenzano la loro esperienza di lavoro, e questo vale anche per il loro rapporto con le e-mail”.).

Nel terzo capitolo “Our gadget” si osserva come usiamo la tecnologia per accedere all’e-mail nella nostra vita quotidiana, e su quale strumento tecnologico la utilizziamo. (“Dobbiamo esaminare il ruolo della scelta della tecnologia nell’esperienza di posta elettronica delle persone al fine di ottenere un quadro più completo del suo impatto sulle nostre vite”.).

Nel quarto capitolo “Under Pressure” si indaga la percezione degli utenti sulla loro esperienza di posta elettronica come strumento di comunicazione. (“ … uno sguardo dentro l’esperienza e-mail, che ci spiega il ruolo dei fattori esterni – quali i tempi di attività e-mail , come riceviamo messaggi di posta elettronica , il volume di e-mail , eccetera – nel contribuire alla percezione della pressione da e-mail”.).

Nel quinto capitolo “Tipping the scales” si indaga l’impatto che la pressione delle e-mail ha sul nostro equilibrio lavoro/vita privata. (“Volevamo capire di più sui risultati comportamentali ed emotivi di work-life balance  … sottolineando che casa e lavoro possono influenzare a vicenda, sia positivamente, sia negativamente”.).

Il sesto capitolo “X factor” cerca di capire il ruolo che le differenze individuali giocano nel modo in cui le persone ci approcciano con le e-mail di lavoro. (“La nostra personalità rappresenta una parte importante di queste differenze individuali e ha un ruolo evidente da svolgere nel contribuire a capire meglio come le usiamo e-mail di lavoro”.).

Di particolare interesse la parte finale “What should we do?”. Dato che “Uno dei nostri obiettivi principali è quello di fornire ai singoli dipendenti e alle organizzazioni con metodi accessibili e delle raccomandazioni attuabili” … “il che significa che siamo in grado di fare ora alcune raccomandazioni iniziali su ciò che gli individui possono fare per migliorare la loro esperienza con le e-mail”.

Ecco le liste di azioni concrete che gli individui e le organizzazioni possono adottare, in base a ciò che funziona meglio per loro date le circostanze individuali.

Aiuto per le persone
Per aiutarti a gestire in modo più efficace la tua email, abbiamo diviso le nostre raccomandazioni in due aree:
– cambiamenti di comportamento (cioè quello che si può fare in modo diverso);
– cambiamenti di mentalità (vale a dire come si pensa all’e-mail).

Aiuto per le organizzazioni
I nostri consigli per le organizzazioni sono rivolti a coloro che hanno definito la politica sull’uso della posta elettronica e a quelli in grado di fungere da ‘esempi’ per un uso costruttivo della posta elettronica.

Ed ecco il link per scaricare il report completo della ricerca

 

 

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Dic 13, 2015

Il tecnostress punta all’aumento della produttività, non importa se ci facciamo succhiare volontariamente l’anima.

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In questi giorni ho letto due notizie ‘minime’ che mi hanno fatto riflettere sul fatto che il tecnostress è spesso una scelta volontaria dell’utilizzatore di tecnologie digitali, oltre ad essere un preciso obiettivo nelle strategie pervasive dei produttori di apparecchi, di siti web e di contenuti.

In altre parole, più un utente è tecnostressato, più difficilmente riesce ad abbandonare le tecnologie e i contenuti che lo stressano, anzi, è più probabile che aumenti ancora tempi e frequenze d’uso, anche per scelta personale, o per una precisa politica aziendale.

E qual è il risultato di questo utilizzo compulsavo delle tecnologie? Facile ed evidente: ci viene risucchiata l’anima, e non esistiamo già come persone, ma come appendici digitali e false di noi stessi.

Ecco le due notizie.

Prima notizia: i tizi di Jabra – azienda di cuffie wireless bluetooth per l’ufficio, hanno condotto una ricerca sulla produttività in ufficio e i “nuovi modi di lavorare”.

La società ha intervistato nel maggio scorso 2.449 lavoratori di età compresa tra i 18 e i 65 anni provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Giappone, Cina, Danimarca, Svezia e Norvegia.

Stando al rapporto, se da una parte le aziende cercano di creare luoghi di lavoro il più possibile produttivi, dall’altra sottovalutano la presenza di distrazioni all’interno dei gruppi di lavoro, come ad esempio riunioni poco organizzate, strumenti tecnologici non sempre semplici da utilizzare e ambienti rumorosi che non agevolano la concentrazione.

Più della metà dei dipendenti intervistati (il 51%) concorda che le riunioni senza una guida o un programma specifico servono solo a perdere tempo, il 32% lamenta una mancanza di spirito decisionale, il 31% sottolinea l’assenza di approfondimenti, il 26% una scarsa preparazione e il 25% i ritardi.

In particolare, il 36% degli intervistati ritiene che le riunioni di lavoro diminuiscano la produttività. Il 46% pensa che i rumori siano la cosa che più distrae in assoluto in ufficio e il 28% è irritato dalle troppe mail, anche se per risolvere un problema un dipendente su tre preferisce mandarne una piuttosto che telefonare.

Gli intervistati ritengono che dovrebbero essere maggiormente controllati i fattori ambientali, come temperatura, qualità dell’aria e mancanza di privacy.

Dallo studio è emerso anche che l’utilizzo di strumenti tecnologici è spesso controproducente. Si pensi, ad esempio, al tempo medio necessario per organizzare una conference call: il 25% inizia in ritardo a causa di problemi tecnici, e di conseguenza si perdono in media più di due minuti e mezzo a riunione. A seconda del numero dei partecipanti il tempo perso – e quindi il costo – può aumentare.

Inoltre, il 71% delle riunioni si svolge in un solo luogo, mentre il 29% prevede più sedi, e dunque l’ausilio della tecnologia è fondamentale. Ma spesso i lavoratori stessi faticano a utilizzarla, e uno su due dichiara di riscontrare a causa di ciò disagi significativi e irritanti.

Dalla ricerca emerge anche che una scarsa produttività incide sulla capacità di attrarre e trattenere il personale, così come le distrazioni sul posto di lavoro incidono in maniera significativa sull’equilibrio vita-lavoro. Il 36% dei lavoratori specializzati è in difficoltà a completare le proprie mansioni entro la fine della giornata lavorativa.

Il risultato è che i lavoratori in ufficio soffrono di ansia da prestazione anche quando le aziende credono di fare di tutto per ridurre lo stress dei dipendenti.

Visto queste scenario abbastanza triste qual’è la soluzione proposta da Jabra per ridurre lo stress dei dipendenti in tutte queste situazioni di lavoro e per migliorare al contempo le prestazioni lavorative, l’efficacia e la soddisfazione personale? Semplice: far usare ai lavoratori cuffie e auricolari Wireless con la riduzione del rumore ambientale (Jabra, naturalmente) per consentire loro di rispondere al 75% di chiamate in più e risultare quindi più produttivi.

Fonte: questo articolo: il fatto quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/01/lavoro-per-i-dipendenti-ansia-da-prestazione-tra-riunioni-improduttive-rumori-e-troppe-mail/2268364/

Seconda notizia: I telefoni cellulari ci succhiano la vita e l’anima.
Ce lo mostra lo studente di Arte e Architettura Antoine Geiger con una serie di immagini digitali intitolata ‘SUR-FAKE’ (che segue un progetto precedente chiamato ’Sur-Face’) che mostra degli stranieri a Parigi che hanno la loro anima risucchiata fuori dai loro telefoni.

Geiger dice di questo progetto: “lo schermo è un oggetto di ‘sottocultura di massa’ che rende alienante il rapporto con il nostro corpo, e più in generale con il mondo fisico. Volevo rendere l’idea di queste false identità, sovraesposte, aspirate dal divario digitale che rompe la relazione con ‘reale’, per riportarci un immagine di sé dell’individuo. Quello che mi interessa in queste immagini di volti aspirati, è la sovra-esposizione che permette progressivamente una dimensione molto organica, nonché digitale, per rendere qualcosa abbastanza inquietante’.

testo in originale: “It [places] the screen as an object of ‘mass subculture,’ alienating the relation to our own body, and more generally to the physical world. I wanted to come back to the idea of these faked identities, over-exposed, sucked by the digital gulf that breaks the relation to ‘real’, to bring back a self-focused image of the individual. What interests me in this texture of sucked faces, is the over-exposure gradually allows a very organic dimension, as well as digital, to render something quite disturbing”).

Fonte: questo articolo Lostatminor
http://www.lostateminor.com/2015/12/07/smartphones-are-sucking-the-life-out-of-these-unsuspecting-strangers/

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Corsie pedonali dedicate a chi usa il cellulare: le hanno a Bangkok, Tailandia.

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Mentre in alcuni stati vietano l’utilizzo di cellulare e lo scatti di selfie in numerose situazioni pubbliche (di cui abbiamo parlato in questo articolo), un’iniziativa in senso opposto è stata realizzata dall’università Kasetart di Bangkok (Thailandia), che ha costruito le prime corsie pedonali dedicate a chi usa il cellulare, in modo da impedire alle persone che camminano guardando il cellulare di scontrarsi le une contro le altre.

Si tratta di una corsia lunga 300 metri divide chi usa gli smartphone camminando da chi non li usa. L’idea è stata proposta da un gruppo di studenti di marketing del terzo anno della Facoltà.

Vedremo se questa bizzarra idea si diffonderà in altri posti, su queste cose dall’Asia ci si aspetta di tutto; ma come fare per coloro che usano il cellulare guidando? Creiamo anche per loro una corsia privilegiata?

Diritto alla disconnessione per limitare email ed sms di lavoro fuori ufficio: in Francia sta per diventare legge nel nuovo Codice del Lavoro.

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Il tecnostress perseguita il lavoratore non solo sul luogo  di lavoro, ma anche a casa e per tutto il suo tempo libero. Al punto  che non si capisce più dove finisce il lavoro. E se finisce mai …

Per evitare il rischio che la perenne reperibilità consentita dall’uso dei cellulari e la diffusione del wi-fi aumentino a dismisura l’orario di lavoro, in Francia – già nell’aprile 2014 e dopo un accordo raggiunto dai sindacati (in particolare Cfdt e Cgt) con la Confindustria francese – è stato introdotto per  un milione di impiegati nei settori della tecnologia e dei servizi legali un “obbligo di disconnessione dei mezzi di comunicazione a distanza” per consentire agli impiegati di non sentirsi in obbligo di rispondere alle telefonate dei capi al termine dell’orario d’ufficio.

Quell’accordo tra le parti prende in questi giorni un aspetto ‘governativo’.

In vista della riforma del Codice del Lavoro, un gruppo di esperti guidati da Bruno Mettling – vicedirettore di Orange e incaricato dall’esecutivo a studiare il fenomeno del lavoro digitale – ha elaborato e presentato al Ministro del Lavoro francese un rapporto sugli effetti della rivoluzione digitale sulle condizioni di lavoro, sull’organizzazione del lavoro e sul management intitolato “Transformation numérique et vie au travail” (Trasformazione digitale e vita lavorativa).

Il rapporto – in lingua francese che potete scaricare cliccando qui – fornisce una visione di insieme e ben documentata sugli effetti della tecnologia digitale sul lavoro lavoro; parte da un inquadramento generale del fenomeno e si concentra sulle sfide della progressiva digitalizzazione del lavoro, in particolare sul contratto di lavoro e sulla qualità della vita. Il suo obiettivo è di fornire idee per regolamentare meglio la consultazione di email e sms nell’orario di lavoro e, in generale, l’attività lavorativa su piattaforme digitali, tablet e smartphone.

Tra le 36 raccomandazioni contenute nel rapporto, una in particolare è quella oggetto dell’accordo tra Sindacati e Confindustria: si tratta del diritto/dovere alla disconnessione, per cui il lavoratore ha il diritto/è tenuto ad essere offline per cose di lavoro fuori dalle mura del proprio ufficio.

Il rapporto sottolinea come “esiste un rischio di sovraccarico cognitivo ed emozionale, con una sensazione di fatica e di eccitazione. Si pone quindi la questione dei rischi psico-sociali e della concorrenza del tempo di attenzione disponibile. L’azienda deve incoraggiare la disconnessione con accordi interni, configurazione limitata degli strumenti di lavoro, esemplarità dei dirigenti”.

Il concetto, quindi, è che quando si è fuori dall’orario di lavoro bisogna limitare le comunicazioni su dispositivi mobili, come sms ed email  che, seppure facciano parte del lavoro, non vengono computate e retribuite come tali. Deve quindi essere posto un limite alle comunicazioni su dispositivi mobili quando si è fuori ufficio o durante i giorni festivi.

La palla ora passa al ministro del Lavoro francese Myriam El Khomri,  che deciderà come includere le raccomandazioni del rapporto nel disegno di legge che presenterà tra la fine del 2015 e il 2016.

A livello aziendale, il diritto/dovere alla disconnessione in alcune aziende europee è già realtà.

Sempre in Francia, gli ingegneri del Syndicat des sociétés d’ingénierie et de conseil et des bureaux d’études hanno raggiunto l’anno scorso un accordo per evitare i messaggi dopo le 18 e durante i weekend. In Germania, Volkswagen ha deciso di sospendere le comunicazioni sugli smartphone professionali tra le 18.15 e le 7 del mattino, e Bmw conteggia il tempo speso alle prese con le e-mail di fuori dell’orario tramutandolo in uno sconto di ore lavorate. Da Daimler, addirittura, le mail arrivate dopo un certo orario si distruggono. In Gran Bretagna Price Minister ha instaurato una mezza giornata al mese senza email per favorire gli scambi verbali tra i dipendenti.

Proprio utilizzando la  stessa tecnologia che permette ai dipendenti di essere connessi ventiquattr’ore ore su ventiquattro, le imprese possono anche assicurare che gli impiegati prendano pause adeguate in modo da garantirne la massima efficienza e produttività.

Alcune già impediscono l’accesso alla posta elettronica dei dipendenti dopo l’orario lavorativo con tecnologie come AirWatch o “recinti geografici” che impediscono l’accesso alla posta elettronica e ad altre risorse, o consentendo l’accesso ai dati aziendali all’interno del container per un periodo di tempo specifico o solo in luoghi determinati.

L’idea di “Diritto alla disconnessione” è un primo importante passo per cercare di trovare un equilibro tra serenità individuale e produttività professionale.

Il dibattito su quando termini davvero il lavoro veicolato dalle piattaforme digitali è quindi aperto ad ogni soluzione. Come vanno le cose in Italia sul diritto alla disconnessione e per capire cosa comporta un’eccessiva connessione alla rete ce lo racconta Marco Gui, Sociologo dei media dell’Università di Milano-Bicocca nella puntata del 7 ottobre 2015 del programma Geo di RaiTre.

Ott 25, 2015

Non di sole radiazioni uccide lo smartphone: dal cellulare al volante al divieto di Selfie, al pericolo dei Selfie-Stick

Non di sole radiazioni uccide il telefonino. Ma anche di incidenti stradali (prima causa di incidenti in Italia), di selfie sconsiderati in luoghi e situazioni pericolosi, di teste infilzate con selfie stick  in prestigiosi musei.

Cellulari e guida stradale

Per inviare un breve messaggio tramite sms (o con  Whatsapp) è necessario prendere il cellulare (ovunque sia), sbloccarlo, aprire l’applicazione prescelta, scrivere il testo e infine inviarlo selezionando il destinatario.

Si tratta di operazioni che in media richiedono un tempo minimo intorno ai 10 secondi, lo stesso lasso di tempo durante il quale si riescono a percorre circa 300 metri, tralasciando così tutte le attenzioni che richiede la strada.

Non è un caso se l’uso del cellulare alla guida è diventato la prima causa di incidente stradale in Italia. Nel 2014, tale utilizzo durante la guida ha superato, come causa di incidenti, l’eccesso di velocità e la guida in stato di ebbrezza.

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La distrazione del conducente, impegnato nell’utilizzo del cellulare, impugnando con la mano il dispositivo a discapito di una solida presa del volante, fa sì che i movimenti necessari per poter effettuare o rispondere ad una chiamata distolgano inevitabilmente l’attenzione dalla strada per alcuni secondi che, in molti casi, possono rivelarsi fatali.

La distrazione correlata all’uso di smartphone e telefoni cellulari ha prodotto, secondo un recente studio Aci/Istat, il 20,1% del totale degli scontri automobilistici registrati in Italia nel corso dell’ultimo anno.

Cellulari e Selfie

Per scattarsi invece il cosiddetto “selfie”, fenomeno che sta diventando di gran moda anche dal sedile di guida dell’auto, il guidatore si distrae per un tempo medio di 14 secondi, causando pericoli  persino maggiori.

Al punto che in Russia – dove dall’inizio dell’anno ci sono stati 10 vittime e 100 incidenti gravi in conseuenza a ’selfie’ – è vietato per legge scattarsi Selfie non solo alla guida dell’auto, ma in numerose situazioni: sui tetti, sui piloni dell’elettricità, sui binari della ferrovia  o davanti alla gabbia di un animale selvaggio.

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La campagna «Un selfie figo può costarvi la vita» promossa dal ministero dell’Interno russo e ispirata alla segnaletica stradale. ha l’obiettivo di invitare i cittadini prestare più attenzione ai pericoli circostanti mentre sono impegnati a farsi l’ennesimo autoscatto.

Contro il dilagare dei ‘selfie’, ci sono numerose località o attività turistiche che hanno introdotto dei severi divieti all’attività di auto-scattarsi fotografie.

Le più famose sono il Lago Tahoe, USA (attenzione, ci sono gli orsi); New York, USA (motivi di sicurezza); Spiaggia di Garoupe, Francia (salute pubblica” e rispetto ambientale); Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda (tutelare il visitatore, non disturbare la concentrazione); La Mecca, Arabia Saudita (per la componente più integralista la moda dello scatto va contro il principio musulmano della modestia).

Cellulari e Selfie Stick

Ma più del ‘Selfie’ i divieti nel mondo occidentale riguardano l’accessorio ‘Selfie Stick’, l’asta telescopica che permette di fare autoscatti a distanza.

Agli Uffizi di Firenze la norma “anti selfie stick” è in vigore dall’ottobre 2014. Negli Usa il Moma a New York, il Getty Center di Los Angeles, l’Hirshhorn Museum parte del grande complesso museale Smithsonian a Washington e anche il Giardino delle Sculture nella capitale Usa, sono tra le maggiori istituzioni che dicono ‘no’ all’accessorio. La National Gallery di Londra li ha banditi dalle sue sale e presto potrebbero seguirla altre istituzioni della cultura nel Regno, a partire dal British Museum.

L’elenco delle istituzioni culturali che hanno introdotto il bando è infatti sempre più lungo, la più aggiornata è la seguente, utile sia per coloro che possiedono il selfie stick, sia per coloro che vogliono visitare i musei senza il rischio di essere infilzati nella testa o disturbati nella visione:

– The National Gallery, London
– The Montreal Museum of Fine Arts
– Pointe-à-Callière Archaeology Museum
– The Colosseum in Rome
– The Palace of Versailles, Paris
– 19 Smithsonian museums and galleries
– The Museum of Modern Art, New York
– The Cooper Hewitt Museum, New York
– The Metropolitan Museum of Art, New York
– The Guggenheim Museum, New York
– The Frick Museum, New York
– The Brooklyn Museum
– The Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington
– The Museum of Fine Arts, Houston
– The Art Institute of Chicago
– The Detroit Institute of the Arts
– The Albertina museum in Vienna, Austria
– Brazilian soccer stadiums
– Soccer stadiums for Arsenal and Tottenham in England
– The Seattle Art Museum
– The Getty Center, Los Angeles
– The Museum of Fine Arts, Boston
– Wembley Stadium, London
– The Carnegie Museums of Pittsburgh
– The Frick Pittsburgh
– Music venues O2 Academy Brixton and O2 Arena, England
– Cleveland Museum of Art
– The Perot Museum of Nature and Science, Dallas
– The Dallas Museum of Art
– Blanton Museum of Art, Austin, Texas
– The MTS Centre, a sports arena in Winnipeg
– The National Gallery of Victoria, Australia
– The National Gallery of Australia in Canberra
– The National Portrait Gallery, Australia
– The Canadian Museum for Human Rights
– The Sugarmill nightclub, England
– The 2015 Ultra Music Festival, Miami, Florida
– The Soundwave Music Festival, Australia
– The Qantas Credit Union Arena, Sydney
– Etihad Stadium in Melbourne
– Domain Stadium in Western Australia
- Perth Arena
– Suncorp stadium in Brisbane
– The Hermitage in Amsterdam
– The Kentucky Derby
– Wimbledon
– Disney World
– Lake Winnepesaukah
– Comic-Con
– Six Flags

Una nuova prospettiva sullo stress lavoro-correlato: “Lavori o Scleri?! Teoria e Pratica del mal-essere per scelta”

Qualche mese fa lo psicologo del lavoro Andrea Cirincione* ha pubblicato un ebook in pdf dedicato allo stress lavoro-correlato intitolato “Lavori o Scleri?! Teoria e Pratica del mal-essere per scelta”.

Il testo, con un linguaggio semplice, ironico e diretto, ci presenta le esperienze di lavoro che hanno portato Cirincione a occuparsi della qualità di vita degli individui di organizzazioni pubbliche e private di ogni tipo e dimensione, e al tempo stesso ci fa riflettere sul nostra conoscenza e sul nostro approccio allo stress nel mondo del lavoro.

Lavori o scleri 2

La lettura è molto divertente; tra storie vere e immaginarie, precisazioni medico scientifiche, spunti giuridici e psicologici, il lettore attraversa un percorso nel concetto di “stress” per comprendere al meglio come funziona e come si cura il proprio benessere psicologico.

Ogni capitolo si chiude con il ‘paletto fondamentale’, costituito dalla Legge dello sclero (dalla parola sclerare: verbo intransitivo popolare, nel gergo giovanile, sragionare, andar fuori di testa: l’hanno bocciato e ha sclerato! – Treccani online) e dalla regola del lavoro.

Eccovi quindi i 10 paletti, ma la lettura di tutti i capitoli di questo divertente e istruttivo testo è la cosa migliore da fare. Il libro in formato pdf è in vendita direttamente dal sito del dott. Cirincione a questa pagina.

– 1^ legge dello sclero: l’organismo va automaticamente in tensione reagendo a eventi sgradevoli o percepiti come tali;
– 1^ regola del lavoro: non si possono cambiare gli eventi, mentre si può modificare il modo di percepirli.

– 2^ legge dello sclero: l’essere umano è sotto stress quando non riesce, o pensa di non riuscire, ad agire attivamente e/o intenzionalmente a fronte di pressioni ambientali prolungate nel tempo.
– 2^ regola del lavoro: lo stress da sovrappressione si previene:
1) aziendalmente: riducendone l’entità e/o il tempo di esposizione;
2) personalmente: migliorando le proprie performance e/o la propria percezione di poterle migliorare.

– 3^ legge dello sclero: l’organismo si stressa anche a causa del carattere dell’individuo;
– 3^ regola del lavoro: il carattere è la base sui costruire una personalità di ruolo adattiva e potenzialmente efficace.

– 4^ legge dello sclero: l’organismo rischia l’esaurimento fisico, ed anche psichico, quando il peso dello stress risulta emotivamente insopportabile.
– 4^ regole del lavoro: per non cedere di fronte alle situazioni avverse è necessario mantenere una buona stabilità emotiva, e per questo è essenziale avere un buon equilibrio affettivo nella vita personale.

– 5^ legge dello sclero: l’organismo può cedere allo stress per scarsa resistenza, per insufficiente adattamento, per carenze energetiche o per limiti psicofisici.
– 5^ regola del lavoro: l’individuo previene il cedimento da stress coltivando una mentalità elastica, aggiornandosi, curando la propria alimentazione e sapendosi fermare.

– 6^ legge dello sclero: l’individuo è in stato di calma fino a che uno stressor non ne alteri l’equilibrio.
– 6^ regola del lavoro: la gestione dello stress consiste nel ricostruire un equilibrio anche in condizioni alterate.

– 7^ legge dello sclero: il rischio che un individuo soffra di stress è funzione della probabilità che non riesca a gestire la transizione omeostatica nell’arco temporale di durata dello stimolo stressogeno.
– 7^ legge dello sclero: l’abbassamento della probabilità di rischio stress coincide con tempi di esposizione tollerabili (bisogna sapere o potere dire ìbasta!î). Quando i tempi non sono controllabili è essenziale puntare sull’elaborazione dell’evento perturbativo.

– 8^ legge dello sclero: lo stress è frutto di un’azione combinata (=‘transazione’) tra forza stressogena ed elemento stressato, caratterizzata da un’influenza bidirezionale.
– 8^ regola del lavoro: non bisogna mai considerare le cause di stress come totalmente esterne e indipendenti da noi stessi.

– 9^ legge dello sclero:  lo stress genera strain quando l’impegno lavorativo è eccessivo e incongruente, non c’è modo né di incrementare le proprie competenze nè di controllare la situazione, né possibilità di ricevere aiuto.
– 9^ regola del lavoro:  per la propria salute è bene coltivare alcune regole:
1) curare la propria forma psico-fisica
2) non smettere mai di formarsi ed imparare
3) avere una rete relazionale efficace

– 10^ legge dello sclero: lo stress può provocare tanto più strain quanto minore è la resilienza della risposta (più cala la speranza meno ce la si fa).
– 10^ regola del lavoro: è essenziale imparare dai propri errori ed esercitarsi nell’arte del problem solving individuale.

* Andrea Cirincione è formatore e consulente aziendale, interprete eclettico della sua professione di Psicologo del Lavoro, impegnato da molti anni sul tema del clima aziendale e del benessere organizzativo. E’ autore di uno dei più originali e validi metodi di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato.

Set 18, 2015

Tech-Neck – Text-Neck: non solo un brutto mal di collo che può rovinare la spina dorsale, ma anche dei precoci inestetismi causati dalla tecnologia.

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Come tutti sperimentiamo quotidianamente, la pessima postura che utilizziamo per guardare i monitor degli smartphone ci porta ad inclinare la testa e fissare la vista in basso, producendo tensioni muscolari su collo, spalle e schiena; un aumento di peso sulla colonna vertebrale cervicale e il rilassamento precoce dell’epidermide del collo.

D’altronde, se ci pensate un attimo e guardate le foto dell’articolo, il problema è abbastanza evidente e chiaro.

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Considerate che, a zero gradi, la testa umana pesa sul collo per circa 5/6 chili. Piegando il collo in avanti e verso il basso il peso sulla colonna vertebrale cervicale aumenta: a 15 gradi pesa oltre 12 chili, a 30 gradi pesa oltre 18 chili, a 45 gradi pesa oltre 22 chili e a 60 gradi pesa oltre 27 chili.

Sono questi i carichi che milioni di utilizzatori di smartphone applicano quotidianamente sul proprio collo, chini a leggere e-mail e testi o a controllare i social, con una media da due a quattro ore al giorno, per un totale tra le 700 e le 1.400 ore per anno e con punte di 5000 ore. Più tempo si mantiene la posizione innaturale, più si causa affaticamento muscolare e scheletrico e rilassamento della pelle. Più si è giovani nell’uso, più tempo si passerà in posizione innaturale con un maggiore rischio di sviluppare problemi nel corso del tempo.
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Questo è il Tech-Neck (anche noto come Text Neck): una nuova patologia dovuta all’errata postura nell’uso di smartphone che causa infiammazione e dolore a collo e spalle, pressione sulla spina dorsale e sui dischi vertebrali, modificazione della lunghezza dei muscoli del collo, strappi muscolari, nervi pizzicati, ernia del disco, fino alla precoce usura e lacerazione della colonna vertebrale.

Com’è da tempo previsto, a livello clinico, la patologia sta registrando in questi ultimi anni una vasta diffusione in tutto il mondo, con un elevato numero di giovani con sintomi diversi e con la necessità di cure specifiche per la colonna vertebrale.

Ma se il dolore non è un motivo valido per ridurre l’utilizzo degli smartphone, forse può riuscirci la paura di perdere la propria bellezza giovanile.

Infatti, secondo uno studio di un gruppo di dermatologi di The London Clinic, la flessione frequente porta a un rilassamento dei tessuti della zona Y, ossia dell’area compresa tra la parte inferiore del viso e la linea delle clavicole. “Il problema delle rughe sul collo e dei cedimenti delle guance è aumentato notevolmente negli ultimi dieci anni a causa di un eccessivo utilizzo di tablet e smartphone, diventando un inestetismo che colpisce soprattutto le donne più giovani“, ha detto Christopher Rowland Payne dermatologo presso The London Clinic al quotidiano inglese The Telegraph.

Fino a 10 anni fa, questi inestetismi tendevano a far capolino attorno ai quarant’anni, ma oggi, con l’utilizzo intensissimo di tablet e smartphone, l’età in cui questi segni diventano evidenti agli occhi altrui coinvolge soprattutto donne dai 18 ai 39 anni, ’tecno-dipendenti’ che controllano i propri dispositivi fino a 150 volte in 24 ore.

Per contrastare il ‘Teck Neck/Text-Neck’ esistono due strategie: una mirata a contrastare gli inestetismi della pelle basata su una serie di prodotti cosmetici specifici, e una mirata a contrastare il dolore muscolare con una serie di consigli e di semplici esercizi fisici per la muscolatura del collo.

Per gli inestetismi da tecnologia, i più importanti brand del settore beauty hanno messo a punto delle creme che contribuiscono ad antiossidare, idratare e ridensificare l’epidermide per dare un aspetto più elastico e tonico.

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Per il dolore muscolare può essere utile seguire questi semplici consigli:

Guardate in giù il telefono muovendo gli occhi, non il collo! Provare ad aumentare le dimensioni del testo sul telefono per rendere più facile leggere senza sforzare il collo.

Tenete il telefono di fronte a voi, appoggiavo sugli avambracci, per guardare avanti, invece di guardare in basso.

Evitate di scrivere lunghe e-mail o di leggere documenti lunghi (o giochi!) sullo smartphone. Meglio fare queste cose quando si è in grado di utilizzare il computer portatile o desktop.

Chiedete ad un amico o un collega di correggere la vostra postura quando ti vedono sforzare il collo. Assicuratevi di restituire il favore!

Se sapete già che starete al telefono per più di qualche minuto, ogni tanto sedetevi (o alzatevi) dritto, spostate di lato la testa e anche su e giù per contribuire a spezzare la tensione prolungata sul collo.

Esercitate di tanto in tanto il collo con una serie di esercizi che si possono fare semplicemente seduti alla propria scrivania per per ridare vitalità ai muscoli del collo e ridurre rigidità e dolori.
Neck Stretch # 1: Chin Tuck – Spostare il mento verso il petto, tenendo per 5 secondi, come si sente un comodo tratto dal collo alla base del cranio. Ripetete 10 volte.
Neck Stretch # 2: flessione laterale – Inclina la testa verso destra, portando l’orecchio vicino alla spalla. Si può usare la mano per tirare la testa più lontano nel tratto. Tenere 20 secondi. Portate la vostra testa indietro verso il centro, e quindi inclinarlo verso sinistra, ancora una volta in possesso di 20 secondi. Ripetere 3-5 volte su ogni lato.
Neck Stretch # 3: da lato a lato testa di rotazione – Ruotare il mento verso la spalla destra. Tenere 20 secondi. Si può usare la mano per spingere la testa più lontano nel tratto. Portate la vostra testa indietro verso il centro, e quindi ruotare verso sinistra, ancora una volta in possesso di 20 secondi. Ripetere 3-5 volte su ogni lato.

Avere una buona postura richiede muscoli forti, soprattutto nella schiena. Quindi fate dell’esercizio fisico e dello streaching (che fanno bene, in generale) per rafforzare la vostra muscolatura posteriore.

Assicuratevi una corretta idratazione. I dischi della colonna vertebrale sono costituiti principalmente di acqua, quindi è importante restare idratati durante il giorno per mantenerli flessibili e sani. Quindi bevete almeno i famosi otto bicchieri di acqua al giorno.

Se voi o dei vostri conoscenti avete dolore al collo, dolore a metà schiena, o mal di testa, e pensate che possa essere correlato alla postura INTERVENITE SUBITO per prevenire o trattare queste tipologie di dolori. Un intervento immediato può evitare un peggioramento dei sintomi.

Ago 23, 2015

Tecnostress? Ecco la soluzione!

Il video divertente sul Tecnostress dell’estate 2015

Marius Grobbelaar ci mostra come gestire la tecnologia che dà problemi. (Dealing with technology that gives problems!)

 

Lug 11, 2015

Campi elettromagnetici: nuove relazioni scientifiche su normativa, rischi ed effetti sull’uomo

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Come sappiamo, i dispositivi tecnologici espongono gli utilizzatori a campi elettromagnetici che, superati specifici valori limite, possono diventare un vero e proprio rischio per la loro salute.

Abbiamo già parlato  in questo articolo di campi elettromagnetici e di tutela dei lavoratori e della popolazione (e dei grandissimi interessi in gioco su queste tecnologie) e abbiamo approfondito qui l’esposizione a campi elettromagnetici nei servizi di accesso Wi-Fi.

Torniamo a parlare di Campi elettromagnetici come fonti di Tecnostress presentando le relazioni di due recenti seminari (per scaricare le relazioni clicca sul titolo):

il primo è il seminario divulgativo che si è tenuto il 19 Maggio 2015 a Rimini dal titolo “Campi elettromagnetici negli ambienti di lavoro”, promosso da Assoservizi e Unindustria Rimini in collaborazione con Elettroprogetti. Scopo del seminario era di aumentare l’informazione di base sulle radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, sui campi elettromagnetici (CEM), e sulle radiazioni ottiche artificiali (ROA) e sulla normativa di tutela.

Da questo seminario presentiamo l’intervento “Concetti base sui campi elettromagnetici. Riferimenti normativi, (realizzato da Ing. Luciano Gaia, Per. Ind. Roberto Berardi, Ing. Daniele Cenni – Studio tecnico Associato Elettroprogetti) che riporta diverse informazioni sui campi elettromagnetici, con riferimento anche agli effetti sull’uomo e alla normativa di tutela; sull’interazione di campi elettrici e campi magnetici; sugli effetti diretti e indiretti sulla salute.

schermata concetti base

il secondo è il seminario “Il mondo moderno a 150 anni dalla teoria di Maxwell. Esposizione a campi elettromagnetici, salute e sicurezza”. Il seminario si è svolto il 18 Maggio 2015 a Catania, organizzato e promosso da Aias (Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza), Aeit (Associazione Italiana di Elettrotecnica, Elettronica, Automazione, Informatica e Telecomunicazioni) e Dieei (Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica e Informatica), con il patrocinio dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Catania, l’ASP 3 di Catania, il Collegio dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati della provincia di Catania.

Da questo seminario presento le relazioni:

Esposizione a campi elettromagnetici, salute e sicurezza. Il mondo moderno a 150 anni dalla teoria di Maxwell. Introduzione dei lavoro”, di E.L. Maci. Presentazione volta a far comprendere a pieno il fenomeno complesso dei campi elettromagnetici e procedere con un’accurata valutazione dei rischi sul luogo di lavoro è opportuno, in primo luogo, compiere un salto indietro nella storia per ricordare i padri fondatori.

Schermata CEM_introduzione

Caratteristiche, proprietà e applicazioni dei campi elettromagnetici. Aspetti sanitari e quadro normativo”, di S. Casale. La presentazione, partendo dalla storia dei progressi della fisica, ne approfondisce le applicazioni nella vita reale e le correla agli aspetti di rischio sanitario dei campi elettromagnetici e di prevenzione nei luoghi di lavoro.

schermata casale

Esposizione a campi elettromagnetici, salute e sicurezza. 150 anni dalle teorie di Maxwell”, di S.Spartà. Presentazione che analizza nel dettaglio gli effetti diretti e indiretti dei CEM, confrontandoli con i dati degli enti di ricerca internazionali per definire eventuali soglie di rischio potenziale.

schermata maxwell

 

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