Ago 22, 2016

Stress lavoro correlato nel settore bancario: ma dov’è il tecnostress?

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E’ indubbio che il settore bancario è fortemente tecnologizzato, e i suoi lavoratori sono sottoposto all’utilizzo – spesso intensivo in attività particolati – di tecnologie digitali e informative. E’ quindi un luogo di lavoro che è ragionevole immaginare come favorevole allo sviluppo di sindromi da tecnostress.

Invece, mi dispiace vedere che nella scheda realizzata della Regione Lombardia in collaborazione con INAIL per la valutazione del rischio stress lavoro correlato nel settore bancario sono presentati molti fattori di rischio con le relative misure di prevenzione (come il rischio rapina, il rischio di carico emotivo, il rischi relativi al carico di lavoro e alla pressione lavorativa, i rischi relativi alle necessità di aggiornamento e/o difficoltà di accesso all’aggiornamento, i rischi per le carenze di tipo ergonomico o condizioni microclimatiche sfavorevoli, fino al nuovissimo Rischio etico) , ma non si parla da nessuna parte di tecnostress.



Puoi scaricare la scheda cliccando qui.

A maggior ragione quando trovo nell’internet il documento riportato qui sotto del 26 luglio 2016 del Coordinatore nazionale FABI dipartimento Salute e Sicurezza Loris Brizio che – a seguito dell’applicazione di un ‘nuovo modello organizzativo di filiale – segnala l’esigenza di considerare anche la valutazione del tecnostress fra i rischi dell’attività.

Personalmente, auspico da parte dei soggetti coivolti una riflessione più approfondita sull’argomento ‘tecnostress nel lavoro bancario’ che possa portare a un’integrazione della scheda regionale con la presenza del rischio tecnostress e le relative misure di prevenzione consigliate.


CASSA UNICA:rischio stress correlato e tecnostress

Loris Brizio, Coordinatore Nazionale FABI Dipartimento Salute e Sicurezza, scrive a Intesa Sanpaolo

Lug 22, 2016

Allarme ‘smartphone walking’: 1 persona su 2 rischia la propria sicurezza

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Dati drammatici per lo “smartphone walking” in Italia, attività che provoca sempre più incidenti, perfino mortali: ha contagiato il 53% degli italiani che sembra non vogliono saperne di staccare gli occhi dal telefonino, neppure in strada.

Lo “smartphone walking” viene praticato soprattutto nelle grandi metropoli come Milano (61%) e Roma (58%), principalmente da manager (65%) e imprenditori (62%) tra i 30 e i 45 anni e giovani studenti (58%) tra i 16 e i 29.

Ecco due articoli con i dati della ricerca condotta da Found! che ha raccolto oltre 5.000 segnalazioni provenienti dagli osservatori sparsi per le cinque maggiori città italiane e che ha coinvolto 25 esperti tra psichiatri e sociologi.

Come zombie con lo smartphone: distratto un italiano su due

ANCHE se abbiamo fretta, è difficile rinunciare allo smartphone. Al punto che pur di restare incollati allo schermo, – magari controllando la posta, scrivendo in chat o inseguendo un mostro da allenare col Pokémon Go – non ci accorgiamo di cosa accade attorno a noi. Tantomeno dei pericoli che corriamo.

Allarme ‘smartphone walking’: 1 su 2 in pericolo sicurezza

Anche il The New York Times – si legge ancora nella nota – si è occupato di questa tematica, pubblicando uno studio condotto dai ricercatori della Stony Brook University. Secondo l’indagine i pedoni distratti dagli smartphone virano come zombie nella direzione sbagliata e si scontrano contro cose

Lug 10, 2016

Allarme Tecnostress per i medici e i lavoratori della sanità

Alle tante cause che si annoverano come scatenanti e motivo di stress nel settore sanitario, adesso se ne aggiunge una nuova: la tecnologia.

Secondo un studio americano, la maggior parte dei medici che fanno uso di cartelle cliniche elettroniche e software di registrazione delle prenotazioni, tendono nel tempo, ad essere insoddisfatti, perché costretti a passare troppo tempo in mansioni di segreteria piuttosto che al “capezzale” del paziente.

Leggi gli articoli direttamente da quotidianosanità.it e infermieristicamente.it

Stress in corsia. E se fosse colpa anche della tecnologia?

01 LUG – (Reuters Health) – Secondo quanto emerge da un recente studio statunitense, la maggior parte dei medici che fanno uso di cartelle cliniche elettroniche e di software di registrazione delle prenotazioni, tendono ad essere meno soddisfatti a causa del tempo, troppo, che spendono nelle mansioni di segreteria e -sempre secondo lo studio – sono a più alto rischio di burnout rispetto ad altri sanitari che utilizzano le tradizionali modalità cartacee.

Tecnologia in corsia: secondo uno studio americano è causa di stress e burnout

Lo stress in corsia non è di certo un fenomeno nuovo; tutte le figure professionali che hanno a che fare con persone che hanno bisogno di aiuto, sono a rischio stress lavoro correlato e a rischio burnout. Alle tante cause che si annoverano come scatenanti e motivo di stress, adesso sembra aggiungersene una nuova: la tecnologia.

Scrivere a penna batte prendere appunti col PC o tablet 2 a zero!

Uno studio di Microsoft sottolinea il potere della penna e della scrittura nel processo di apprendimento, in un’epoca in cui molti studenti e lavoratori utilizzano ormai solamente il portatile con la tastiera per prendere appunti.

“Forse, non dovrebbe sorprendere che l’acquisizione e l’interiorizzazione delle nozioni possano migliorare grazie a un gesto naturale, ossia prendere appunti a mano’”.

Penna batte tastiera, Microsoft: scrivere a mano stimola di più il cervello

PRENDERE appunti scrivendo a mano comporta una maggiore elaborazione e selezione delle informazioni rispetto alla digitazione da tastiera, e questo vale anche se gli appunti sono presi in formato digitale, tramite pennino.

Articolo su Repubblica.it dei 1 luglio sui danni al gomito per uso eccessivo del cellulare

Usare il cellulare fa male al braccio. Parola di neurologo

Non c’è solo il gomito del tennista ma anche quello da uso del cellulare. Non è un’esagerazione ma il risultato dello studio dei ricercatori dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.

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