Dic 10, 2018

Ricerche: “Risk of overusing mobile phones: Technostress effect” e “Technostress: Negative effect on performance and possible mitigations”

Ho trovato due ricerche che vanno ad arricchire il patrimonio bibliografico di tecnostress.it: “Risk of overusing mobile phones: Technostress effect” e “Technostress: Negative effect on performance and possible mitigations”.

Risk of overusing mobile phones: Technostress effect
Veera Boonjinga, International College, King Mongkut’s Institute of Technology Ladkrabang, Bangkok, Thailand; Pisit Chanvarasuthb, School of Management Technology, Sirindhorn International Institute of Technology, Thammasat University, Pathum Thani, 8th International Conference on Advances in Information Technology, IAIT2016. 22 December 2016, Macau, China.

Abstract
Technostress is defined as the stress derived from the use of information technology. Prior researchers have studied this phenomenon in many situations such as in the work environment, concentrating on the effect of technostress on the individual who overwhelmed by the use of information technology on his/her job. In this study, we attempt to examine consequences of continuously overusing mobile phone which lead to technostress. Drawing from the stress-strain – outcome model of stress, we proposed that overusing mobile phone can lead to technostress, whereas technostress will cause problems in personal health and work-related issues. Results from surveying 400 working professionals provide a support for our proposed model.

Questa è la risorsa in pdf scaricabile.

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Technostress: Negative effect on performance and possible mitigations, in Information Systems Journal 25(2) · July 2014. Monideepa Tarafdar, Lancaster University; Ellen Pullins, University of Toledo; T. S. Ragu-Nathan, University of Toledo.

Abstract

We investigate the effect of conditions that create technostress, on technology-enabled innovation, technology-enabled performance and overall performance. We further look at the role of technology self-efficacy, organizational mechanisms that inhibit technostress and technology competence as possible mitigations to the effects of technostress creators. Our findings show a negative association between technostress creators and performance. We find that, while traditional effort-based mechanisms such as building technology competence reduce the impact of technostress creators on technology-enabled innovation and performance, more empowering mechanisms such as developing technology self-efficacy and information systems (IS) literacy enhancement and involvement in IS initiatives are required to counter the decrease in overall performance because of technostress creators. Noting that the professional sales context offers increasingly high expectations for technology-enabled performance in an inherently interpersonal-oriented and relationship-oriented environment with regard to overall performance, and high failure rates for IS acceptance/use, the study uses survey data collected from 237 institutional sales professionals.
Leggibile per intero a pagamento a questo link.
Nov 26, 2018

A proposito di Smart Working: definizione, normazione, vantaggi, benessere e diritto alla disconnessione.

Articolo dedicato allo Smart Working che troppo spesso – e per colpa di tutti gli attori – diventa Always Working. Parto dal generale – quindi dalla definizione governativa di Smart Working – per vedere vantaggi/svantaggi e caratteristiche di questa tipologia di lavoro; le implicazioni con il benessere e l’età dello smart worker e, infine, approfondire normativamente il concetto di “diritto alla disconnessione”.

Nell’ordine:

  • il punto sullo Smart Working dal sito del Ministero del Lavoro, con tutte le risorse normative e tecniche correlate.
  • Un articolo di AgendaDigitale e uno di Insidemarketing che identificano vantaggi, svantaggi e caratteristiche del ‘lavoro agile’.
  • Un articolo da PuntoSicuro che introduce il seminario “Smartworking: una soluzione per il benessere del lavoratore a tutte le età?”, organizzato da Fast (Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche).
  • Un articolo normativo dal sito CyberLaws su “Smart working e diritto alla disconnessione“, rivolto a “elaborare un diritto che tuteli il lavoratore agile anche dal controllo a distanza pedissequo, preservando la sua privacy e la sua salute.”.

Buona lettura.

Smart working

Smart working Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’ assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

Lo smart working è veramente agile? Vantaggi e svantaggi | Agenda Digitale

Lo smart working presenta molti vantaggi sia dal lato delle aziende (riduzione degli spazi e aumento della produttività) che da quello dei lavoratori (più tempo libero, meno stress) e qualche svantaggio, soprattutto sul versante sicurezza. L’importanza della tecnologia, dell’ambiente e il ruolo giocato dalla fiducia

 

Smart working: cos’è e quali sono i vantaggi del lavoro agile?

Alcuni lo ritengono quasi un sinonimo di lavoro da remoto, ma lo smart working non prevede solo la possibilità di un lavoro flessibile e in mobilità. Il lavoro agile rispecchia le esigenze degli attuali worksumer e può portare benefici sia ai lavoratori che alle aziende.

Smartworking: normativa, sicurezza, svantaggi e…

Lo smartworking può essere una soluzione per il benessere del lavoratore a tutte le età? Un intervento si sofferma sulle caratteristiche del lavoro agile, sulla normativa vigente, sulla retribuzione e su vantaggi e svantaggi per il lavoratore. – Luoghi di lavoro

Smart working e diritto alla disconnessione – CyberLaws

Smart working e diritto alla disconnessione di Sara Corsi Lo smart working, altrimenti detto lavoro agile, è stato introdotto in Italia dal II capo della l. 81/2017. Non si tratta di una nuova tipologia legale, bensì di una specifica modalità di esecuzione della prestazione del lavoro subordinato.

Nov 10, 2018

“Rischi delle tecnologie e fattore umano: non solo hacker e ransomware” parla Isabella Corradini

” In particolare, dando per scontata l’utilità delle tecnologie digitali, non si può non considerare il rovescio della medaglia: si parla da tempo di rischi per la salute legati al sovraccarico di informazioni (information overload), di tecnostress, di tecnodipendenze, e sono ormai molti gli studi che confermano i rischi per la salute. Le tecnologie non sono né buone né cattive, lo è l’uso che ne fanno le persone.

Ci sono tipi di tecnologie troppo pervasive, e si continua ad andare avanti senza pensare alle conseguenze, o a pensarci quando ormai è tempo di correre ai ripari. Basti pensare che di recente alcuni ex dipendenti di due importanti aziende tecnologiche, come Facebook e Google, hanno lanciato la campagna Truth About Tech per sensibilizzare agli aspetti negativi dell’essere costantemente connessi. Queste, a mio avviso, sono le problematiche con cui ci si deve confrontare già da oggi. Sia nel privato, sia nei luoghi di lavoro.”

Rilancio questa intervista a Isabella Corradini, psicologa e criminologa, esperta di tematiche di sicurezza, safety e security, fatta a Roma da Spindox durante il Social Media Week 2017.

Il colloquio verte sui rischi delle tecnologie (come sovraccarico cognitivo, tecnostress, dipendenza), sugli aspetti socio-tecnici delle tecnologie dell’informazione e dell’educazione informatica (pensiero computazionale), sull’uso più consapevole dell’informatica.

Rischi delle tecnologie e fattore umano: non solo hacker e ransomware

Torniamo a riflettere sui rischi delle tecnologie. Lo facciamo con Isabella Corradini, presidente del Centro Ricerche Themis e co-fondatrice del Link&Think Research Lab. Abbiamo incontrato Isabella Corradini durante l’ultima edizione romana della Social Media Week 2017. In quell’occasione le abbiamo rivolto alcune domande sugli aspetti socio-tecnici delle tecnologie dell’informazione e dell’educazione informatica (pensiero computazionale).

Ott 27, 2018

Stress visivo digitale: è un rischio per tutti, non solo per i videoterminalisti.

Prima o poi è succede a tutti i lavoratori digitali.

Comincia piano, con un po’ di bruciore agli occhi e la visione annebbiata o sdoppiata, poi c’è la senzazione di un corpo estraneo, la frequente chiusura delle palpebre, la stanchezza alla lettura, la lacrimazione alternata alla secchezza oculare, il fastidio alla luce, e a volte anche il dolore oculare e il mal di testa.

Eccolo: è lo stress visivo digitale, cioè l’affaticamento causato dall’uso prolungato di schermi elettronici. Si tratta di un vero e proprio rischio per chi trascorre più di 7-8 ore al giorno davanti a uno schermo (quindi tradizionalmente il lavoratore videoterminalista), ma anche un pericolo per le nuove generazioni che arrivano a guardare lo smartphone fino a 80/100 volte al giorno. Guardate gli articoli che riporto qui sotto per un approfondimento.

E’ per ridurre il rischio di stress visivo digitale che viene fatta periodicamente la visita oculistica agli operatori di videoterminale, che oltre ad avere una funzione di screening per le malattie della retina o del glaucoma, comprende (dovrebbe comprendere …) dei test per la valutazione della messa a fuoco (refrazione) e la capacità dei due occhi di lavorare insieme (visita ortottica).

Oltre ai controlli obbligatori ed alle caratteristiche tecniche che deve avere la postazione di lavoro del videoterminalista (e di cui ho già parlato abbondantemente in tutti questi articoli) e importante ricordare le misure di tutela sanitaria previste dall’art. 176 del Decreto Legislativo n. 81/2008 e successive modificazioni:

Prima di essere addetto all’uso del videoterminale, il lavoratore deve essere sottoposto a visita medica da parte del medico competente e, se necessario, da parte di un medico oculista per accertare la sua idoneità a tale attività.

Le successive visite di controllo sono obbligatorie, con una periodicità biennale, per i lavoratori che sono risultati “idonei con prescrizioni o limitazioni” e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età, e quinquennale in tutti gli altri casi.

Queste misure di tutela sanitaria si applicano esclusivamente nei confronti dei lavoratori che risultano “addetti al videoterminale”, vale a dire di coloro che utilizzano il videoterminale in modo sistematico e abituale per almeno 20 ore settimanali, dedotte le pause prescritte per legge.

Tuttavia in qualsiasi momento ogni lavoratore può richiedere di essere sottoposto a visita di controllo, qualora accusi disturbi alla vista che potrebbero essere collegati all’uso del videoterminale.

E’ anche importante ricordare che i videoterminalisti dovrebbero fare anche degli esercizi per rinforzare i muscoli oculari e per migliorare la messa a fuoco e la convergenza degli occhi (la ginnastica oculare). Qui sotto, alcuni degli esercizi classici:

Rilassamento degli occhi: con i gomiti sul tavolo, mani sugli zigomi e pollici sulle tempie (non deve arrivare luce agli occhi, che possono essere tenuti aperti oppure chiusi). Provate a rilassarvi ed immaginare uno scenario panoramico (montagne o distese marine) respirando lentamente e profondamente. Tempo 1-5 minuti.

Movimenti guidati degli occhi: sedersi con la schiena eretta e, tappandosi un occhio, seguire a braccio teso in avanti, il pollice omonimo all’occhio tenuto aperto, mentre questo viene spostato in alto, lateralmente ed in basso. Ripetere sei volte questi movimenti a massima escursione, senza interruzioni, poi cambiare occhio.

Focalizzazione: alternate la lettura di un testo vicino con uno lontano (ad esempio un calendario sul muro), più volte, cambiando gradatamente la distanza dell’oggetto vicino (dai 50 ad un minimo di 20 cm), per un minuto.

Regola del 20-20-20: osservare un oggetto a 20 metri per 20 secondi ogni 20 minuti.

Ma, come si vede, se i lavoratori videoterminalisti hanno una serie di controlli sanitari, adempimenti obbligatori e indicazioni tecniche per limitare il rischio Stress visivo durante il suo lavoro, lo stesso non succede quando siamo persone normali.

La (brutta) novità di questo periodo è che – data l’enorme diffusione dello smartphone e di altri apparecchi digitali mobili –  lo stress visivo digitale è tracimato dal suo classico contenitore, il videoterminale, e ora ci minaccia tutti dal piccolo display del telefono. Trovandoci colpevolmente responsabili sul suo uso e abuso e cognitivamente senza difese.

Qui sotto una rassegna di notizie in tema.

Stress e affaticamento visivo in aumento: la causa, i dispositivi mobili digitali

L’utilizzo costante e frequente di smartphone, tablet e Pc portatili mette a dura prova i nostri occhi, soprattutto fra i 30 e 40 anni. Ma una soluzione c’è

Salute, occhi sullo smartphone 80 volte al giorno: sos stress visivo digitale – Meteo Web

Lo stress visivo digitale è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, che arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno. Chiamata anche ‘sindrome da visione al computer’, si tratta dell’affaticamento causato dall’uso prolungato di schermi elettronici.

Stress visivo digitale: quante volte al giorno guardiamo lo smartphone? – Palermomania.it

Lo stress visivo digitale è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, che arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno.

Smartphone: attenzione allo stress visivo digitale | L’Osservatore d’Italia

Clicca e condividi l’articoloLe nuove generazioni arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno Nell’epoca in cui viviamo si affaccia ogni tipo di frenesia e qualsiasi forma di ansia. Ci mancava lo stress visivo digitale. Ad oggi è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, …

Sai quante volte al giorno guardi lo smartphone?

Lo stress visivo digitale è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, che arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno. Chiamata anche ‘sindrome da visione al computer’, si tratta dell’affaticamento causato dall’uso prolungato di schermi elettronici.

Sempre più malati da stress visivo: sai quante volte al giorno guardi lo smartphone?

Forse non ci avete mai pensato ma lo stress visivo digitale è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, che arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno. Chiamata anche ‘sindrome da visione al computer’, si tratta dell’affaticamento causato dall’uso prolungato di schermi elettronici.

4 soluzioni per il benessere digitale in azienda

Bell’articolo di Gianluigi Bonomi che fa il punto su “Benessere digitale: la soluzione è davvero il digital detox?

Interessanti, per quanto mi riguarda, le quattro soluzioni che propone per il benessere digitale in azienda:

– Soluzioni tecnologiche individuali: un esempio può essere la tecnica del pomodoro, usare cioè uno stratagemma per concentrarsi ed equilibrare lavoro e pause, ma soprattutto per restare focalizzato e non farsi distrarre da notifiche e alert. In pratica quando si lavora si mette il telefono in pausa.

– Soluzioni tecnologiche collettive: l’uso di uno strumento come Slack permette, come promette l’azienda (vuole ammazzare le email), di abbattere il numero di messaggi di posta elettronica e lavorare meglio in team.

– Soluzioni culturali individuali: qui si parla di trucchi di nudging, per esempio impostando lo smartphone su scala di grigi si è molto meno invogliati a usarlo.

– Soluzioni culturali collettive: stabilire delle policy d’uso di questi strumenti, come per esempio il divieto di inviare email fuori dall’orario di lavoro (cosa peraltro proibita in Francia).

Clicca qui per leggere l’articolo completo.

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