Uomini e Topi: esposti dalla vita prenatale alla morte spontanea a campi elettromagnetici come quelli dei cellulari

Verso la metà di marzo, il National Toxicology Program, in collaborazione con l’Istituto Ramazzini di Bologna, ha diffuso i risultati di uno studio sulle radiazioni a radiofrequenza.

Lo studio – il più grande mai realizzato su radiazioni a radiofrequenza (RFR) – è didascaliscamente titolato “Resoconto dei risultati finali riguardanti i tumori del cervello e del cuore in ratti Sprague-Dawley esposti dalla vita prenatale alla morte spontanea a campi elettromagnetici a radiofrequenza, equivalenti alle emissioni ambientali di un ripetitore da 1.8 GHz“.

In sunto, nei ratti usati come cavie sono stati rilevati aumenti statisticamente significativi nello sviluppo di tumori. Quindi esplode la copertura mediale e divampa la percezione del rischio fra gli utilizzatori.

I telefoni cellulari possono essere un rischio per la salute? Così ci si interroga disperati e un po’ ignoranti di quanto scritto a pagina 3 di tutti i manualetti dei cellulari …

Ecco una selezione dei titoli più ‘suggestivi’ del periodo:

Tumori e telefonini, i rischi

Un lieve aumento di tumori al cuore e al cervello, dovuto all’esposizione alle radiazioni a radiofrequenza, emesse da ripetitori della telefonia mobile e a quelle, più dirette sull’organismo, emesse dai cellulari.

I cellulari provocano il cancro, conferma dalla scienza. Tumori al cervello e al cuore nei topi

Le radiazioni a radiofrequenza (RFR) emesse dai cellulari e dai ripetitori-trasmettitori per la telefonia mobile provocano il cancro. Nello specifico, aumentano il rischio di sviluppare rari tumori al cuore e al cervello.

Cellulari, studio Ramazzini: “Causano tumori molto rari”/ Rischio cresce con elevata esposizione ai ripetitori

Secondo un recente studio scientifico italiano i ripetitori per telefonia mobile causano danni, ad esempio possibili tumori cerebrali e disturbi al cuore, ecco di cosa si tratta 23 marzo 2018 Paolo Vites Un telefono cellulare Anni fa era esploso il caso: tenere per troppo tempo il cellulare vicino all’orecchio fa venire il tumore.

Tumori da cellulare: ecco lo studio italiano che conferma la pericolosità di telefonini e radiazioni per la salute umana – Meteo Web

Uno studio dell’Istituto Ramazzini di Bologna riapre un argomento molto discusso negli ultimi anni, ma sempre più controverso: i cellulari (e le radiazioni attraverso le quali si propagano i segnali) possono causare tumori?

Antenne radio per i cellulari: nei topi causano tumori delle cellule nervose

L’annuncio dei risultati preliminari, risale a fine gennaio del 2017. Adesso si è conclusa la ricerca che l’lstituto Ramazzini di Bologna, attraverso il Centro di ricerca sul cancro “Cesare Maltoni”, ha condotto per studiare l’impatto dell’esposizione umana ai livelli di radiazioni a radiofrequenza (RFR) prodotti da ripetitori e trasmettitori per la telefonia mobile.

L’elevata esposizione ai ripetitori per la telefonia mobile aumenta il rischio di tumori nei ratti – Wired

Riaperto l’annoso dibattito sui rischi per la salute dovuti all’ uso dei cellulari: uno studio guidato dall’ Istituto Ramazzini di Bologna ha individuato un aumento significativo, dunque al di sopra di un livello considerato casuale, di rare neoplasie delle cellule nervose del cuore e tumori cerebrali in un campione di topi esposti a radiazioni a radiofrequenza (Rfr) emesse dai ripetitori.

Mar 19, 2018

Technostress: scheda INAIL su ICT e benessere dei lavoratori

“L’aumento dell’internalizzazione e della concorrenza, il maggiore utilizzo delle tecnologie dell’in- formazione e della comunicazione (ICT), i cambiamenti della forza lavoro, la flessibilità e le nuove pratiche organizzative hanno cambiato la natura e le caratteristiche del lavoro. È importante, pertanto, monitorare i cambiamenti nell’organizzazione del lavoro e studiarne gli effetti sulla salute e sicurezza dei lavoratori tenendo conto che non è sempre semplice distinguere tra technostress legato all’uso della tecnologia in ambito lavorativo e quello riferito all’uso continuo a livello personale.”.

Comincia così una breve scheda prodotta da INAIL intitolata “ICT e benessere dei lavoratori” che fa seguito a questo documento precedente e che parte dalla descrizione e dimensione del problema per identificare i potenziali fattori di rischio nell’uso dell’information tecnology nei luoghi di lavoro.

Questi fattori di rischio sono stati identificati basandosi sul modello Management standards approntato dall’Health and safety executive (Hse) e analizzati tenendo conto di sette dimensioni organizzative chiave riconosciute in letteratura scientifica come potenziali fattori di rischi e corrispondenti a sette stati/condizioni ideali da conseguire per il successo organizzativo:

Domanda: comprende aspetti quali il carico lavorativo, l’organizzazione del lavoro e il contesto lavorativo.
Controllo: riguarda l’autonomia/controllo dei lavoratori sulle modalità di svolgimento della propria attività lavorativa.
Supporto del management: include l’incoraggiamento, il supporto e le risorse fornite dall’zienda e dai superiori.
Supporto dei colleghi: riguarda l’incoraggiamento, il supporto e le risorse fornite dai colleghi.
Relazioni: include la promozione di un lavoro positivo per evitare i conflitti ed affrontare comportamenti inaccettabili.
Ruolo: verifica la consapevolezza del lavoratore relativamente alla posizione che riveste nell’organizzazione e garantisce che non si verifichino conflitti.
Cambiamento: valuta in che misura i cambiamenti organizzativi, di qualsiasi entità, vengono gestiti e comunicati nel contesto aziendale.

Per ugnuna di queste dimensioni sono proposti dei brevi testi esplicativi che ne definiscono meglio significato e ambito di applicazione.

Chiude la scheda un breve paragrafo dedicato alle misure di prevenzione che “possono riguardare il livello individuale e il livello organizzativo. A livello individuale sono importanti quelle che consentono al lavoratore di mettere in atto comportamenti per cambiare la situazione come le strategie di problem solving. Le strategie a livello organizzativo dovrebbero riguardare la diminuzione delle richieste poste ai lavoratori e l’implementazione delle risorse anche in termini di supporto tecnico e formazione.“.

Per scaricare la scheda INAIL “ICT e benessere dei lavoratoriclicca qui.

Vivi Techstress Free: un sito e un ebook con sei strategie per liberarsi dal tecnostress

Torno da un bel viaggio in Asia e scopro il sito techstressfree.com, dedicato ai “danni che la tecnologia provoca a livello fisico, psicologico e sociale, e a come risolverli“, o – come scrivono in un’altra pagina – “un punto di riferimento per chi ha capito che il nostro rapporto con la tecnologia è gravemente problematico“. Sono d’accordo, vado avanti.

Il sito, con gli slogan “Scopri come essere sano e felice nel mondo digitale” e “Riduci il Techstress e comincia a vivere una vita piena di energia e soddisfazione“, invita a registrarsi e scaricare l’eBook gratuito “Vivi Techstress Free“.

In aggiunta, posso anche unirmi al gruppo di Techstress Free su Facebook per condividere idee ed esperienze con gli autori del sito, con gli esperti e con altri che stanno facendo lo stesso percorso.

Il sito parla ad un pubblico molto eterogeneo: “per chi sta subendo i danni del Techstress: dipendenze, dolori fisici, stanchezza, isolamento sociale e via dicendo; per i padri e le madri preoccupati dall’uso che i figli fanno di smartphone, tablet e PC: per gli imprenditori e lavoratori stressati allo sfinimento da messaggi, notizie, aggiornamenti e dalla reperibilità continua; per i professionisti che vogliono capire meglio il fenomeno: psicologi, medici, educatori, manager, coach, counselor; per chi è preoccupato dall’impatto negativo che la tecnologia sta avendo sulle nostre vite, la nostra efficacia, le nostre relazioni e sul tessuto sociale.“. Insomma un po’ a tutti coloro che usano e subiscono le tecnologie tecnostressanti.

Anche se il mio interesse è prevalentemente rivolto al tecnostress sul luogo di lavoro, un’iniziativa ‘aperta a tutti’ come questa mi piace. E’ una bella idea e il sito è anche fatto molto bene. C’è molto marketing, dentro, ma voglio capire dove va a parare. Mi iscrivo a tutto (gruppo FB solo dopo accettazione da parte degli amministratori) e approfondisco.

Gli autori sono Dario Martinis e Andrea Bruno – meglio conosciuti come “Dario e Andrea” –  importanti info-marketer, formatori e consulenti nella vendita online per professionisti e piccoli imprenditori.

Nella loro divertente bio ci raccontano che “Dopo avere passato l’adolescenza abusando della tecnologia iniziammo ad avere gravi problemi fisici e psicologici“(segue elenco dei sintomi), hanno deciso di intraprendere una ricerca personale che – in anni – li ha portati fuori dal “viscido tunnel in cui eravamo finiti“. Con una bella immagine “Siamo passati per l’inferno e abbiamo ritrovato la strada di casa“.

La loro consapevolezza, oggi, è che “Alla base dell’abuso tecnologico c’è infatti una profonda sofferenza individuale e sociale“. Con TechstressFree puntano quindi “a risvegliare le persone, riconnetterle con sé stesse, la natura ed i suoi ritmi ed il senso di essere umani” e “A far cessare l’inutile sofferenza che sta alla base dell’abuso tecnologico – ed altri abusi – andando alla radice del problema“.

Attenzione, avviso finale, “Per noi questo non è un semplice lavoro, o un modo di fare soldi. È una missione. Vogliamo diffondere il messaggio e aiutare tutti coloro che hanno bisogno, come noi abbiamo ricevuto aiuto quando eravamo in difficoltà“.

Sempre sul sito, interessante la parte “Manifesto” che – al motto “Fai parte della rivoluzione #TechstressFree?” propone un documento in 8 punti che invita il proprio eterogeneo target a riconoscersi e a “unirsi in un vero e proprio movimento, di far partire una rivoluzione, trovando assieme un nuovo modo di vivere in questa era digitale” e, più avanti “Con Techstress Free puntiamo a risvegliare le persone, riconnetterle con sé stesse, la natura ed i suoi ritmi ed il senso di essere umani … Questo manifesto è il programma con cui aspiriamo a farlo, il succo del discorso e del pensiero che unisce chi frequenta il sito. Benvenuto a bordo del movimento #TechstressFree“.

Ecco i punti:

1. La tecnologia è un ottimo servo, ma un pessimo padrone.
2. L’abuso tecnologico è inquietante e fastidioso.
3. Il Techstress causa profonda sofferenza fisica e psicologica.
4. Le conseguenze sociali del Techstress sono potenzialmente catastrofiche.
5. La tecnologia ci rende inefficaci.
6. Riconnettiamoci con noi stessi, con la natura e il senso di essere umani.
7. Combattiamo il lavaggio del cervello dei TechVultures.
8. Aiutiamo gli altri col nostro esempio.

E veniamo all’ebook gratuito “Vivi Techstress Free” (47 pagine), che per gli autori serve a “condividere ciò che hanno scoperto sui danni della tecnologia e come evitarli” e a offrire “strategie e concetti pratici per affrontare il Techstress, per vivere sani e felici nell’era digitale“.

Dall’introduzione:

il Techstress causa molta sofferenza e problemi; il Techstress è un circolo vizioso: più abusi della tecnologia, più la cosa peggiora; essere consapevoli del problema e agire di conseguenza interrompe il circolo vizioso, e ti conduce verso una vita più sana e felice.” si afferma che “la tecnologia è utile ma non è necessaria per la nostra sopravvivenza, felicità e salute“.

L’idea fondamentale alla base del Vivere Techstress Free – viveri liberi dal Techstress – è semplice: la tecnologia è utile ma non è necessaria per la nostra sopravvivenza, felicità e salute … Ci sono aziende che manipolano le menti delle persone a scopo di lucro … La libertà dal Techstress non si raggiunge tornando indietro … Alla base dell’abuso tecnologico c’è infatti un’antica e profonda sofferenza individuale e sociale … Devi solo tenere a mente tre concetti chiave … Più pratichi, più ti avvicini alla libertà dal Techstress …“.

Da qui il corpo del volume con le “6 potenti strategie per vivere sano e felice nel mondo digitale“, queste:

•    Pausa: fai pause frequenti quando trascorri tempo di fronte ad uno schermo.
•    Dieta: limita la tecnologia quando non è necessaria.
•    Ambiente: trasforma l’ambiente che ti circonda per facilitare i cambiamenti.
•    Detox: astieniti dalla tecnologia, in parte o in toto, per un periodo prolungato di tempo.
•    Natura: passa regolarmente del tempo a contatto con la natura.
•    Persone: riduci il tempo che passi di fronte agli schermi e dedicalo a stare con altri essere umani.

In chiusura, si avvisa il lettore che il technostress non sparisce da un momento all’altro, ma che “Il tuo viaggio è iniziato … L’obiettivo di questa breve guida era quello di darti alcuni strumenti pratici per iniziare il tuo viaggio verso la libertà dal Techstress“, e che “Questa per noi è una missione … Ora vogliamo aiutare chiunque ne abbia bisogno … Aiutaci a rendere più persone possibili consapevoli“.

Che posso aggiungere a così tante belle parole? le strategie e i consigli operativi sono sensati e utili – certo non sono una novità per i lettori di tecnostress.it – ma sono proposti in modo intelligente e (ovviamente) accattivante, e si legge tutto d’un fiato. Poi bisogna mettere in pratica e da soli non è così facile …

Ma non credo che finisca qui, anzi, i dati di tutti coloro che scaricano l’ebook creano un interessante database sul quale Dario e Andrea potranno svolgere delle azioni di informazione sul techstress e diffondere contenuti utili.

Ah, per chiudere. Ma perché Techstress e non Technostress? Perché per Dario e Andrea Technostress è un “vecchio termine”: non è mai entrato nel vocabolario di uso quotidiano, è in calo costante nel trend di ricerche, è accademico, non è univoco, ha una definizione spesso complessa, è un neologismo composto male.

In altre parole “Techstress” è  “Technostress”, con una comunicazione a scopo divulgativo potenziata … e non è un marchio registrato.“.

Se vuoi scaricare l’ebook “Vivi TechStress Free” (1MB) senza registrarti sul sito clicca qui.

Feb 18, 2018

Tecnostess tra gli info-lavoratori italiani: né tutela, né legge. Articolo di Enzo di Frenna.

Segnalo il molto condivisibile articolo di Enzo di Frenna su ilfattoquotidiano.it intitolato “Lavoro, siete al computer fino a 16 ore al giorno? Potreste ammalarvi di tecnostress” per l’istanza che promuove, e che riassumo per punti essenziali:

– In Italia il Tecnostress lavoro-correlato dilaga, con un aumento di sintomi e malati, specialmente tra i lavoratori delle cosiddette ‘info-professioni’.

– Chi difende questi lavoratori in Italia? Nessuno.

– Diverse esperienze ci parlano di equilibrio digitale come possibile strategia di mitigazione.

– Serve una discussione politico e giuslavorista per arrivare a una proposta di legge (o una modifica del D.lgs 81-2008) che riconosca i pericoli del TecnoStress nell’infolavoro e promuova la formazione per un equilibrio digitale.

Tutto molto giusto, nient’altro da aggiungere. Potete leggerlo per esteso qui sotto.

Blog | Siete al computer fino a 16 ore al giorno? Potreste ammalarvi di tecnostress

E’ sotto gli occhi di tutti. Le professioni moderne sono quasi tutte digitali. L’informazione è la materia prima che si compra e si vende ogni giorno in un mercato enorme di info-lavoratori e info-imprenditori connessi a Internet e social network. Alcuni trascorrono fino a 16 ore di fila con uno schermo: computer, cellulare e tablet.

Oltre il tecnostress e lo stress da tecnologia e modernità: Eu-Tecno e Smart Working

Trovo su PuntoSicuro di qualche mese fa questa interessante riflessione di Andrea Cirincione “Oltre lo stress da tecnologia e modernità: Eu-Tecno e Smart Working”.

Nel testo, idealmente rivolto a formatori e consulenti della salute e sicurezza sul lavoro, l’autore ricorda le conseguenze dell’innovazione tecnologica e il disadattamento evolutivo dell’uomo nei confronti dello sviluppo tecnologico ed esamina le caratteristiche dello smart working (“modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro” – Jobs Act).

Per Cirincione, il persorso migliore per una corretta valutazione valutazione dei rischi da smart working e da uso delle tecnologie passa per l’approccio Eu-Tecno, un “circoscritto ambito di studio e formazione che propone l’accostamento alla tecnologia nella sua migliore versione, quella che massimizza i benefici e minimizza i rischi”).

Con questo approccio, “qualsiasi attività deve essere valutata per i rischi che comporta in termini di sicurezza, salute e organizzazione. Le attività dello stakeholder di sicurezza vanno pertanto improntate su 4 pilastri: responsabilità, gestione, organizzazione ed ergonomia“.

Leggi l’articolo completo cliccando qui.

Oltre lo stress da tecnologia e modernità: Eu-Tecno e Smart Working

Pubblichiamo un contributo di Andrea Cirincione, psicologo del lavoro, per affrontare e andare “oltre” lo stress da tecnologia e modernità, con riferimento anche al tema dello smart working e all’organizzazione da parte dell’Associazione AiFOS di recenti corsi e convegni sul tema. L’ innovazione tecnologica ci accompagna dalla notte dei tempi, solo con un passo sempre più spedito.

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