Giu 11, 2016

Attenzione: siamo tutti a rischio di Computer Vision Syndrome (CVS)!

Computer-Vision-Syndrome

Nei giorni scorsi il New York Times ha pubblicato un lungo articolo dedicato alla Computer Vision Syndrome – in italiano tradotta come sindrome da pc – un problema che affligge chi per mestiere, o per altri motivi, rimane seduto davanti a uno schermo monitor per tante ore al giorno, con effetti a carico della vista (visione offuscata o doppia così come bruciore , prurito , secchezza e arrossamento), neurologici (mal di testa) e muscolo-scheletrici (mal di testa, dolori al collo e alla schiena).

Il dato di partenza è la potenziale diffusione di questo rischio a circa 70 milioni di persone nel mondo, un numero destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni, secondo lo studio “Impact of computer technology on health: Computer Vision Syndrome (CVS)” condotto da due specialisti degli occhi, Tope Raymond Akinbinu della Nigeria e Y. J. Mashalla del Botswana, e pubblicato nella sezione Medical Practice and Reviews dell’Academic Journal, di cui qui sotto trovare l’abstract (in inglese e con traduzione Google in italiano) e che potete scaricare integralmente cliccando qui.

In today’s society, the use of computer as a tool at workplaces, academic institutions, recreation facilities and homes has become very common. It is estimated that globally, about 45 to 70 million people spend hours staring into a video display terminal, popularly known as computer screen. Several studies, mainly in developed countries, have shown an association between computer use and visual health related symptoms (Computer Vision Syndrome, CVS) in both children and adults. In this report, a review of literature on CVS was undertaken to determine the prevalence of CVS and compare the prevalence between studies. The risk factors associated with the syndrome range from individual visual problems and poor ergonomics. The most common symptoms include headache, eye strain, double vision, dry eyes, eye fatigue and other symptoms of eye strain. The prevalence of the symptoms varied between studies. It is concluded that, as computer users are increasing rapidly, they are at risk of CVS. A better understanding of the pathophysiology underlying CVS is necessary to empower practitioners to accurately diagnose and treat patients with CVS; necessary precautions and care should be exercised to prevent serious impact of CVS on productivity and sustainable economic development of countries in Africa. In addition, special attention should be given to the young population including children and students in schools, colleges and universities.

Nella società di oggi, l’uso del computer come strumento nei luoghi di lavoro, istituzioni accademiche, strutture ricreative e abitazioni è diventato molto comune. Si stima che a livello globale, circa 45 a 70 milioni di persone passano ore a fissare un terminale video, popolarmente noto come schermo di un computer. Diversi studi, soprattutto nei paesi sviluppati, hanno dimostrato un’associazione tra l’uso del computer e sintomi correlati con la salute visiva (Computer Vision Syndrome, CVS) in bambini e adulti. In questo rapporto, una revisione della letteratura sul CVS è stato intrapreso per determinare la prevalenza di CVS e confrontare la prevalenza tra gli studi. I fattori di rischio associati con la gamma sindrome da singoli problemi visivi e l’ergonomia poveri. I sintomi più comuni sono mal di testa, affaticamento degli occhi, visione doppia, secchezza degli occhi, affaticamento della vista e altri sintomi di affaticamento degli occhi. La prevalenza dei sintomi varia tra gli studi. Si è concluso che, come gli utenti di computer sono in rapido aumento, che sono a rischio di CVS. Una migliore comprensione della fisiopatologia sottostante CVS è necessaria per consentire ai professionisti di diagnosticare con precisione e trattare i pazienti con CVS; le precauzioni e le cure necessarie devono essere esercitate per prevenire gravi impatto del CVS sulla produttività e lo sviluppo economico sostenibile dei paesi in Africa. Inoltre, particolare attenzione deve essere data alla giovane popolazione, compresi i bambini e gli studenti delle scuole, college e università.

Le categorie professionali più soggette a questo problema el CVS sono quelle tipicamente ‘computer based’: giornalisti, commercialisti, controllori di volo, pubblicitari, creativi digitali, studenti, segretarie, Net Worker in genere; ma anche i milioni di bambini che trascorrono molte ore con i videogame corrono dei forti rischi.

Per gli autori, le cause della CVS sono essenzialmente fisiche:

– La scarsa definizione dei pixel sul video obbliga gli occhi ad un’eccessivo sforzo di concentrazione; nel tentativo spontaneo di rilassarsi, gli occhi passano continuamente dal monitor ad un punto esterno, aumentando la fatica visiva;

– La fissità della visione a monitor produce una diminuzione del battito di ciglia (dalle consuete 17 volte al minuto a una media di 12 o massimo 15 battiti al munito) con la conseguente scarsa lubrificazione dell’occhio e la sensazione di occhio secco o irritato.

– La distanza della testa dallo schermo e la posizione rispetto ad esso non sono corrette: lo schermo dovrebbe essere a circa 50/70 centimetri di distanza dal viso e il centro del monitor dovrebbe essere da 10 a 20 centimetri inferiore agli occhi per ridurre la superficie di monitor esposta agli occhi e per permette al collo di rimanere in una posizione più rilassata.

Quindi le soluzioni sono quelle già note principalmente relative all’ergonomia del lavoro digitale (e ne ho parlato più volte in questo blog).

Una maggior attenzione delle impresa nella progettazione delle postazioni di lavoro, una scelta più ragionata delle tecnologie utilizzate, una maggior cura dell’illuminazione ambientale (insieme ad altri piccoli accorgimenti come l’utilizzo di font facilmente leggibili, la pulizia superficiale dei monitor, l’utilizzo di lenti bifocali o progressive, l’uso di gocce lubrificanti per gli occhi e di deumidificatori) possono consentire di prevenire in modo efficace il rischio CVS.

Per saperne di più sulla Computer Vision Syndrome (CVS)

Impact of computer technology on health: Computer Vision Syndrome (CVS), Akinbinu, T. R., & Mashalla, Y. J.* (2014). Impact of computer technology on health: Computer Vision Syndrome (CVS). Medical Practice and Reviews, 5(3), 20-30.

I consigli dell’American Academy of Ophthalmology sulla Computer Vision Syndrome

Il sito specifico Computer Vision Syndrome

Mag 30, 2016

Campi elettromagnetici: disponibile la “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica” della Comunità Europea.

Sendemast Mobilfunk Strahlung ElektrosmogStrahlensenderMobilfunkantenne Funkwellen MastGesundheit Strahlenbelastung Himmel modern Illustration Angst Anlage sichtbar Messung Protest antennenanlage beeinflussung breitband daten Gefahr Empfang einfluss elektromagnetisch frequenz funk funkturm gefahr gesundheit handy information internetkommunikation krankheit krebs lauschangriff lte mast medien rundfunk sicherheit spionage technik technologie telekommunikation umwelt vernetzung

Come sappiamo, il tecnostress è anche causato dei campi elettromagnetici, e tutti i lavoratori digitali sono esposti quotidianamente a campi elettromagnetici di diversa intensità provenienti dagli apparecchi che utilizzano e delle reti di telefonia, wi-fi e trasmissione dati. L’esposizione ai campi elettromagnetici è oggi un rischio ‘subdolo‘ con effetti ancora sconosciuti, ma sul quale bisogna prestare attenzione anche nei tradizionali ambiti d’ufficio.

Per la normativa italiana, l’ esposizione ai campi elettromagnetici è oggi disciplinata dal titolo VIII, capo IV del d.lgs. 81/2008, le cui disposizioni entrano in vigore alla data fissata per il recepimento della direttiva 2004/40/CE (ex art. 306 d.lgs. 81/2008).

Ancora nel 2013 venne pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la direttiva 2013/35/UE del 26 giugno 2013 (che abroga la precedente direttiva 2004/40/CE) sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) che dovrà essere recepita dagli stati membri entro il 1° luglio 2016.

Quindi, entro l’ultimo termine utile, anche in Italia l’entrata in vigore della nuova 2013/35/UE sarà dal 1° luglio 2016. Nella stessa direttiva, per quanto riguarda la valutazione del rischio, si rimanda a successive Guide Pratiche “non vincolanti”, che la Commissione “metterà a disposizione almeno 6 mesi prima del 1° luglio 2016”.

Adesso ci siamo anche con questo aspetto estremamente importante: è disponibile da qualche giorno sul sito della Commissione Europea la corposissima “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica”. di ben 179 pagine + normativa (scaricatela a fine articolo).

Guida CEM

Per favorire la prevenzione e protezione dei lavoratori esposti, la guida propone delle misure di prevenzione e protezione: tecniche (schermature, ripari, interblocchi, dispositivi di sicurezza, …); organizzative (restrizione dell’accesso, segnaletica, formazione, …); sui dispositivi di protezione individuali (DPI).

La Guida segnala anche che per tutelare i lavoratori dall’esposizione ai campi  elettromagnetici una delle misure organizzative più importanti è costituita dall’elaborazione di procedure scritte (proposte anche in modo molto completo) e dall’applicazione di buone prassi nelle attività lavorative (con esempi e immagini).

Naturalmente, la Guida richiama il fatto che sia le apparecchiature che generano campi elettromagnetici, sia gli specifici dispositivi di protezione individuale dovrebbero essere sottoposti a manutenzione e ispezione adeguate per garantire che siano sempre idonei all’impiego previsto.

Peccato solo per due cose: il fatto che la Guida non fa nessun riferimento al rischio di campi elettromagnetici in attività d’ufficio o provenienti da strumenti tecnologici per l’informazione; e la definizione di ‘Guida non vincolante‘ presente nel titolo che ne limita indubbiamente il raggio d’applicazione.

Indice della Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica

SEZIONE 1 — TUTTI I DATORI DI LAVORO

1. INTRODUZIONE E OBIETTIVO DELLA GUIDA
1.1 Utilizzo della guida
1.2 Introduzione alla direttiva relativa ai campi elettromagnetici
1.3 Campo di applicazione della presente guida
1.4 Corrispondenza con la direttiva 2013/35/UE
1.5 Normative nazionali e altre fonti di informazioni

2. EFFETTI SULLA SALUTE E RISCHI PER LA SICUREZZA DERIVANTI DAI CAMPI ELETTROMAGNETICI
2.1 Effetti diretti
2.2 Effetti a lungo termine
2.3 Effetti indiretti

3. SORGENTI DI CAMPI ELETTROMAGNETICI
3.1 Lavoratori particolarmente a rischio
3.1.1 Lavoratori portatori di dispositivi medici impiantabili attivi
3.1.2 Altri lavoratori particolarmente a rischio
3.2 Prescrizioni per la valutazione di attività lavorative, apparecchiature e luoghi di lavoro comuni
3.2.1 Attività lavorative, apparecchiature e luoghi di lavoro che potrebbero richiedere
una valutazione specifica
3.3 Attività lavorative, apparecchiature e luoghi di lavoro non elencati nel presente capitolo

SEZIONE 2 — DECIDERE SU EVENTUALI ULTERIORI AZIONI

4. STRUTTURA DELLA DIRETTIVA RELATIVA AI CAMPI ELETTROMAGNETICI
4.1 Articolo 3 — Valori limite di esposizione e livelli di azione
4.2 Articolo 4 — Valutazione dei rischi e identi cazione dell’esposizione
4.3 Articolo 5 — Disposizioni miranti a eliminare o a ridurre i rischi
4.4 Articolo 6 — Informazione e formazione dei lavoratori
4.5 Articolo 7 — Consultazione e partecipazione dei lavoratori
4.6 Articolo 8 — Sorveglianza sanitaria
4.7 Articolo 10 — Deroghe
4.8 Sintesi

5. VALUTAZIONE DEI RISCHI NELL’AMBITO DELLA DIRETTIVA RELATIVA AI CAMPI ELETTROMAGNETICI
5.1 Piattaforma per la valutazione dei rischi interattiva online (OiRA)
5.2 Fase 1 — Preparazione
5.3 Fase 2 — Identificazione dei pericoli e dei soggetti a rischio
5.3.1 Identificazione dei pericoli
5.3.2 Identificazione delle misure di prevenzione e precauzionali esistenti
5.3.3 Identificazione dei soggetti a rischio
5.3.4 Lavoratori particolarmente a rischio
5.4 Fase 3 — Valutazione dei rischi e definizione delle priorità
5.4.1 Valutazione dei rischi
5.4.1.1 Effetti diretti
5.4.1.2 Effetti indiretti
5.4.1.3 Lavoratori particolarmente a rischio
5.5 Fase 4 — Decisioni sulle azioni preventive
5.6 Fase 5 — Attuazione delle misure
5.7 Documentazione della valutazione dei rischi
5.8 Monitoraggio e esame della valutazione dei rischi

SEZIONE 3 — VALUTAZIONI DI CONFORMITÀ

6. USO DEI VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE E DEI LIVELLI DI AZIONE
6.1 Livelli di azione previsti per gli e etti diretti
6.1.1 Livelli di azione del campo elettrico (1 Hz-10 MHz)
6.1.2 Livelli di azione del campo magnetico (1 Hz-10 MHz)
6.1.3 Livelli di azione del campo elettrico e magnetico (100 kHz-300 GHz)
6.1.4 Livelli di azione per corrente indotta attraverso gli arti (10-110 MHz)
6.2 Livelli di azione previsti per gli e etti indiretti
6.2.1 Livelli di azione del campo magnetico statico
6.2.2 Livelli di azione per le correnti di contatto ( no a 110 MHz)
6.3 Valori limite di esposizione
6.3.1 Valori limite di esposizione relativi agli e etti sensoriali e sanitari
6.3.2 Valori limite di esposizione (0-1 Hz)
6.3.3 Valori limite di esposizione (1 Hz-10 MHz)
6.3.4 Valori limite di esposizione (100 kHz-300 GHz)
6.4 Deroghe
6.4.1 Deroga in materia di RMI
6.4.2 Deroga in ambito militare
6.4.3 Deroga generale

7. USO DELLE BANCHE DATI E DEI DATI DEI FABBRICANTI RELATIVI ALLE EMISSIONI
7.1 Utilizzare le informazioni fornite dai fabbricanti
7.1.1 Base della valutazione del fabbricante
7.2 Banche dati di valutazioni
7.3 Informazioni fornite dai fabbricanti
7.3.1 Norme di valutazione
7.3.2 Assenza di una norma corrispondente

8. CALCOLO O MISURAZIONE DELL’ESPOSIZIONE
8.1 Disposizioni della direttiva relativa ai campi elettromagnetici
8.2 Valutazioni sul luogo di lavoro
8.3 Casi speciali
8.4 Richiesta di assistenza supplementare

SEZIONE 4 — SONO NECESSARIE ULTERIORI AZIONI?

9. MISURE DI PROTEZIONE E PREVENZIONE
9.1 Principi di prevenzione
9.2 Eliminazione del pericolo
9.3 Ricorso a processi o apparecchiature meno pericolosi
9.4 Misure tecniche
9.4.1 Schermatura
9.4.2 Ripari
9.4.3 Interblocchi
9.4.4 Dispositivi di protezione sensibili
9.4.5 Dispositivo di comando a due mani
9.4.6 Arresti di emergenza
9.4.7 Misure tecniche per evitare le scariche di scintille
9.4.8 Misure tecniche per evitare le correnti di contatto
9.5 Misure organizzative
9.5.1 Delimitazione dell’area e restrizione dell’accesso
9.5.2 Segnaletica e avvisi di sicurezza
9.5.3 Procedure scritte
9.5.4 Informazioni sulla sicurezza del sito
9.5.5 Supervisione e gestione
9.5.6 Istruzione e formazione
9.5.7 Progettazione e assetto dei luoghi e delle postazioni di lavoro
9.5.8 Adozione di procedure di lavoro adeguate
9.5.9 Programmi di manutenzione preventiva
9.5.10 Restrizione di movimento in campi magnetici statici
9.5.11 Coordinamento e cooperazione tra datori di lavoro
9.6 Dispositivi di protezione individuale

10. PREPARAZIONE ALLE SITUAZIONI DI EMERGENZA
10.1 Elaborazione dei piani
10.2 Reazione in caso di incidenti

11. RISCHI, SINTOMI E SORVEGLIANZA SANITARIA
11.1 Rischi e sintomi
11.1.1 Campi magnetici statici (da 0 a 1 Hz)
11.1.2 Campi magnetici a bassa frequenza (da 1 Hz a 10 MHz)
11.1.3 Campi elettrici a bassa frequenza (da 1 Hz a 10 MHz)
11.1.4 Campi ad alta frequenza (da 100 kHz a 300 GHz)
11.2 Sorveglianza sanitaria
11.3 Visita medica
11.4 Documentazione

SEZIONE 5 — MATERIALE DI RIFERIMENTO

Natura dei campi elettromagnetici
E etti dei campi elettromagnetici per la salute
Grandezze e unità di misura dei campi elettromagnetici
Valutazione dell’esposizione
E etti indiretti e lavoratori particolarmente a rischio
Orientamenti sulla risonanza magnetica
Disposizioni di altri testi dell’Unione europea
Norme europee e internazionali Risorse
Glossario e abbreviazioni
Bibliografia
Direttiva 2013/35/UE

Scarica la “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica”, Commissione europea, versione it, pdf 4.9 MB

Scarica la “Non-binding guide to good practice for implementing Directive 2013/35/EU Electromagnetic Fields. Volume 1: Practical Guide”, Commissione europea, english version, pdf 3.6 MB

Mag 22, 2016

Ho parlato di Tecnostress al convegno: I rischi di genere, età e tecnostress: conoscerli e riconoscerli per valutare bene e prevenire meglio.

congresso 2

Si è svolto venerdì 20 maggio a Milano presso la Cascina Triulza il convegno di studio e approfondimento: I rischi di genere, età e tecnostress: conoscerli e riconoscerli per valutare bene e prevenire meglio.

Il Convegno è stato organizzato da PuntoSicuro, quotidiano on-line sulla sicurezza sul lavoro, all’interno della promozione della nuova campagna EU-OSHA sul tema dei rischi emergenti.

Ho partecipato per la prima volta in qualità di relatore sul tema del Tecnostress con una ‘presentazione’ di circa 40 minuti. Con me, altri validi relatori, dei quali ho già dato conto, che hanno raccontato delle loro esperienze e competenze riguardo ai ‘nuovi rischi’ dell’età e del genere.

L’evento è stato diffuso in streaming sulla pagina Facebook di PuntoSicuro.

Il video è ancora disponibile nella pagina, diviso in due parti. Il mio intervento è stato all’inizio della seconda parte, ma mi sembra di capire che qualcuno non ha fatto partire il REC, quindi il mio intervento non è stato registrato e non sono presente in video. Che peccato! Anche il dottor Dal Cason, che è intervenuto dopo di me, c’è solo da un certo punto in poi.

Cercherò di rimediare più avanti con uno slideshow della presentazione che ho fatto.

congresso 1

Apr 23, 2016

Convegno a Milano: “I rischi di genere, età e tecnostress: conoscerli e riconoscerli per valutare bene e prevenire meglio”

300x250convegnoPS20maggio

PuntoSicuro, quotidiano on-line sulla sicurezza sul lavoro e media partner ufficiale della nuova campagna EU-OSHA, per mantenere alta l’attenzione sul tema dell’età e sui rischi emergenti, organizza il convegno di studio e approfondimento:

I rischi di genere, età e tecnostress: conoscerli e riconoscerli per valutare bene e prevenire meglio

Il convegno si svolgerà a Milano il 20 maggio 2016, dalle 09.30 alle 14.00, presso la Fondazione Triulza-Cascina Triulza Lab-Hub per l’Innovazione Sociale (Via Cristina Belgioioso, 171-177 Milano).

Sarò presente a questo convegno in qualità di relatore per raccontare in una mezz’oretta lo stato dell’arte del tecnostress lavoro-correlato. Se ti interessa partecipare iscriviti a questo link.

Questo il programma del convegno:

9.30: Saluti e apertura dei lavori
Luigi Matteo Meroni, Direttore di PuntoSicuro

9.45: Introduzione ai rischi di genere, età e tecnostress
Tiziano Menduto, giornalista di Punto Sicuro e moderatore

10.00: Inquadramento normativo
Anna Guardavilla, giurista specializzata in SSL e formatrice

10.30: Uomini e donne differenti al lavoro Debora Russi, consulente e formatrice SSL

11.00: Ambienti sani e sicuri ad ogni età Referente Inail

11.30: Il Tecnostress
Giulio Regosa, formatore SSL ed esperto in comunicazione

12.00: Sorveglianza Sanitaria differente Luigi Dal Cason, medico competente

12.30: Attenti al Documento di valutazione del rischio: spunti di concretizzazione
Vignola Giuseppina, Ingegnere, RSPP e formatrice SSL

13.00: Dibattito e Conclusione dei lavori

13.30: Light Lunch

Per maggiori informazioni sul convegno scarica il depliant di presentazione.

Mar 14, 2016

Tecnostress-Technostress: review delle più recenti ricerche internazionali sul tema.

multitasking

E’ un lavoro sporco – questo della ricerca e pubblicazione delle ultime ricerche disponibili in rete sul tema Tecnostress – ma qualcuno lo deve fare.

E lo faccio io, cercando pazientemente e pubblicando sulle pagine di questo sito titoli e link ai documenti dei più recenti studi internazionali sul tecnostress/technostress.

Eccovi una review di questi ultimi mesi.


An Empirical Analysis of Correlation Between Technostress and Job Satisfaction: A Case of KPK, Pakistan.
Asad Khan, Department of Library and Information Science, University of Peshawar; Hamid Rehman, Department of Library and Information Science, University of Peshawar; Dr. Shafiq-ur-Rehman, Department of Library and Information Science, University of the Punjab Lahore.

Challenges in Technostress Research: Guiding Future Work Emergent Research Forum papers
Stefan Tams, Department of Information Technologies HEC Montréal, QC, Canada

Assessing Technostress Among Open and Distance Learning Practitioners: A Comparative Study.
Jane-Frances Agbu, National Open University of Nigeria

Assessing the Relationship between Technical Affinity, Stress and Notifications on Smartphones.
Tilo Westermann, Quality and Usability Lab, Telekom Innovation Laboratories, TU Berlin; Ina Wechsung, Quality and Usability Lab, Telekom Innovation Laboratories, TU Berlin; Sebastian Moller, Quality and Usability Lab, Telekom Innovation Laboratories, TU Berlin.

Challenges in Technostress Research: Guiding Future Work
Emergent Research Forum papers.
Stefan Tams, Department of Information Technologies HEC Montréal, QC, Canada.

Do Technostress creators influence employee innovation?
Shalini Chandra, Assistant Professor, S P Jain School of Global Management, Singapore; Shirish C. Srivastava, Associate Professor, HEC, Paris, France; Anuragini Shirish, Doctoral Candidate, Telecom Ecole de Management (Institut Mines Télécom), Evry Cedex, France.

Impact of Technostress on Job Satisfaction and Organizational Commitment.
Wei Qiu, Thesis presented for the degree of Master of Management (Management) at Massey University, Auckland, New Zealand.

MyStress: Unobtrusive Smartphone-based Stress Detection.
Gimpel Henner, FIM Research Center, University of Augsburg, Universitaetsstr. 12, 86159 Augsburg, Germany; Regal Christian, FIM Research Center, University of Augsburg, Universitaetsstr. 12, 86159 Augsburg, Germany; Schmidt Marco, FIM Research Center, University of Augsburg, Universitaetsstr. 12, 86159 Augsburg, Germany.

Techno-stress among library professionals at the workplace in ICT era: An overview.
Ranjna, Assistant Librarian Department of Anthropology, Panjab University, Chandigarh, India.

Technostress among educator: a revisit of social cognitive perpective
Khairunnisa Harahap and Tri Effiyanti, State University of Medan, Medan, Indonesia.

Technostress and Personality Traits – Are they Associated? Evidence from Indian Bankers.
Dr. Dhiraj Sharma and Tavleen Kaur Gill, School of Management Studies, Punjabi University, Patiala, Punjab, India.

Technostress and Technology Induced State Anxiety: Scale Development and Implications – Research in Progress Paper.
David Agogo, Operations and Information Management Department, University of Massachusetts; Traci J. Hess, Operations and Information Management Department, University of Massachusetts.

Technostress effect on technology acceptance by nurse faculty.
A dissertation submitted in partial fulfillment of the requirements for the degree of Doctorate of Philosophy in Nursing Department of Nursing, Tyler University, Texas.

Technostressors and the Coping Mechanism of Academic Librarians in Davao City, Philippines.
Briccio M. Merced, Jr., University of the Philippines Mindanao, Mintal, Tugbok District, Davao City, Philippines; Merliza T. Franco, University of Mindanao, Davao City, Philippines.

The dimensions of Technostress among academic librarians of universities medical sciences in Mazandaran Province.
Afsaneh Shahrabi, M.A. Student of Knowledge and Information Science, Babol Branch, Islamic Azad University, Mazandaran, Iran; Mitra Ghiasi and Safiyeh Tahmasebi, Department of Knowledge and Information Science, Babol Branch, Islamic Azad University, Mazandaran, Iran.

Theorizing Technostress in Organizations: A Cybernetic Approach.
Thomas Fischer, University of Applied Sciences Upper Austria, Steyr, Austria; René Riedl, University of Linz, Linz, Austria.

Feb 13, 2016

Tecnostress: esperienze europee e pausa digitale nella riflessione del sindacato Fim-Cisl

tecnostress_ufficio

Nei giorni scorso il sito di RS-Ergonomia ha reso disponibile due documenti pdf con l’intervento di Gianni Alioti, responsabile Ambiente-Salute e Sicurezza Fim-Cisl nazionale al convegno “ D.lgs 81 – Tecnostress e Internet dipendenza, i nuovi rischi professionali nel lavoro moderno”, svolto il 27 marzo 2014 a Zelarino, Venezia.

Partendo dalla considerazione che uno dei rischi che si sta diffondendo sempre più nel mondo del lavoro è legato all’invasione della  tecnologia informatica e al  sovraccarico di informazioni, Alioti riporta nel suo intervento le misure messe in atto in molte aziende europee per porre un freno al tecnostress da sovraccarico d’informazioni e da multitasking nei luoghi di lavoro e propone un’idea operativa sugli esempi esteri con l’introduzione di una cosiddetta “pausa digitale”.

Già in questo sito ho parlato delle esperienze delle aziende di altre nazioni europee per limitare il tecnostress nelle proprie organizzazioni di lavoro.

Propongo per intero il documento come testimonianza di riflessione ul tema del Tecnostress da parte delle organizzazioni sindacali, e di identificazione di un’idea di lavoro.

“Il tecnostress in azienda e nei luoghi di lavoro è, tuttora, una patologia non presa in giusta considerazione nella valutazione dei rischi e, di conseguenza, nell’adozione di misure di prevenzione e tutela dei lavoratori esposti all’uso eccessivo e simultaneo di tecnologie informatiche.

È, paradossalmente, una patologia quasi sconosciuta in ambito sindacale, poco analizzata e, forse in modo inconsapevole, rimossa. I sindacalisti sono tra le categorie più sottoposte al tecnostress da sovraccarico d’informazioni e da multitasking.

E, non si può continuare a “far finta di essere sani”, come cantava Giorgio Gaber. Per tutelare, quindi, la propria salute psicofisica e quella dei propri rappresentati, bisogna – per prima cosa – riconoscere di essere “malati di tecnostress”. Significa saper staccare la spina a computer, tablet e, soprattutto, spegnere cellulari e smartphone tutte le volte che la capacità di ascolto e la relazione con gli altri è molto più importante.

Come ci ha dimostrato il dott. Enzo Di Frenna i lavoratori digitali sono in forte aumento. Secondo i dati del Politecnico di Milano e Assinform “in Italia ci sono 22 milioni di “mobile surfer” e 7,3 milioni di “mobile workers“. L’utilizzo delle tecnologie informatiche per lo svolgimento di attività lavorative comporta sia rischi normati come quelli muscolo-scheletrici e osteo-articolari (problemi alle dita, ai polsi, al collo, alle spalle, alla schiena), sia rischi emergenti di natura psicosociale dovuti all’aumento del carico cognitivo e alla dilatazione dei tempi di lavoro all’interno della propria vita privata.

Nelle imprese transnazionali con sedi operative nei diversi continenti, sono sempre di più i manager, i quadri e i tecnici aziendali che devono interagire con colleghi di altri paesi per l’intero arco della giornata per la differenza del fuso orario.

È un elemento emerso, ad esempio, nei corsi di formazione su salute e sicurezza realizzati congiuntamente da sindacati e azienda nelle unità produttive di Fiat Chrysler Automobiles – FCA e nella CNH Industrial, dove le persone vivono sempre connessi per comunicare dall’Italia verso il resto del mondo.

La conseguenza è un aumento della prestazione professionale – quasi mai retribuita oltre al normale stipendio – e una contrazione del tempo libero individuale.

Uno dei rischi principali di questo modo di lavorare è l’insonnia. Un altro rischio correlato è la perdita di lucidità durante la giornata lavorativa. Oppure, si posso manifestare altri sintomi tipici del tecnostress: calo della concentrazione, mal di testa, ipertensione, stanchezza cronica.

Per ridurre l’impatto di questo specifico aspetto dell’attività professionale una strada possibile è l’introduzione della “pausa digitale”, come avvenuto in alcuni casi aziendali in America attraverso la contrattazione collettiva.

Si tratta di programmare alcuni periodi in un anno o un giorno la settimana, oppure brevi periodi durante la giornata lavorativa nei quali escludere l’uso di tecnologie informatiche.  Ne beneficerebbe, oltre la salute delle persone, anche la qualità del lavoro e l’organizzazione aziendale.

Il rapporto – commissionato nel 2012 dalla Confederazione Sindacale Olandese FNV all’Università di Amsterdam – ha evidenziato, infatti, come l’uso di lavoro delle nuove tecnologie di comunicazione se non controllate – invece di favorire l’aumento di efficienza e produttività – determinano un disturbo continuo dello svolgimento del lavoro. Ad esempio, le interruzioni frequenti per rispondere alle email in arrivo comportano una rottura nella concentrazione del lavoro in corso e compromettono la qualità stessa del lavoro.

Per evitare questo problema la Volkswagen in Germania, sin dal 2011, ha deciso di limitare la gestione delle e-mail fuori dagli orari d’ufficio. I server sono spenti mezz’ora dopo la fine dei turni e riaccesi trenta minuti prima dell’inizio. La regola finora vale solo per i dipendenti con un cellulare di servizio e un certo tipo di contratto, circa 3.500 lavoratori.

Anche i giganti della chimica e dell’energia Bayer e E.On si sono mossi per porre un freno al tecnostress, stabilendo ufficialmente che nel tempo libero nessuno debba ricevere mail di lavoro.  Alla Henkel, è stato l’amministratore delegato Kasper Rorsted, che ha dichiarato il sabato come giorno «mail-free».

La Daimler, è arrivata ad una misura ancora più drastica. Dall’anno scorso ha decretato che tutta la posta elettronica in arrivo – dopo aver attivato la risposta automatica in cui s’informa della propria assenza temporanea dall’ufficio – sia cancellata.

Come ha dichiarato l’esperto di salute e sicurezza sul lavoro della FNV olandese “E’ tempo per i sindacati di avviare negoziati per identificare chiaramente qual è il ‘tempo di lavoro effettivo’ considerando i continui ‘start and stop’ dovuti all’utilizzo delle comunicazioni mobili. Non bisogna pensare di aspettarsi che i dipendenti siano disponibili a lavorare per tutte le ore del giorno senza nessun guadagno extra”.

La sollecitazione del sindacato olandese è stata raccolta dal presidente del sindacato Ig Metall, Detlef Wetzel che, sull’argomento, ha chiesto una normativa che regoli l’uso di sms e mail aziendali nel tempo libero.

Richiesta che è stata negoziata sindacalmente alla Bmw. L’accordo stipulato nel febbraio di quest’anno prevede che gli impiegati possano stabilire con i propri capi le ore di reperibilità extra ufficio e, soprattutto, che quei preziosi minuti sottratti al tempo libero debbano essere considerati straordinari, da recuperare nel corso della settimana lavorativa. È un forte deterrente per quei capi abituati a disturbare i lavoratori alle due di notte o di domenica. Per Manfred Schoch, presidente del Comitato Aziendale dei dipendenti si è trattato di ottenere «un diritto all’irreperibilità» per i dipendenti di Bmw.

In pratica nel conteggio dell’orario di lavoro rientra anche il tempo passato dai dipendenti, fuori dall’azienda, a lavorare col computer portatile e/o lo smartphone, inviando e-mail o sms. Significa che se un dipendente Bmw ha un orario settimanale di 35 o 40 ore e poi però nel corso della settimana ne passa altre dieci fuori azienda (in casa o in viaggio) lavorando col computer portatile, lo smartphone o altri mezzi elettronici della tecnologia digitale, quelle ore andranno computate nel totale delle ore lavorate. Il dipendente avrà, pertanto, il diritto di recuperi compensativi sulle ore lavorate in azienda a parità di salario.

È una rivoluzione concettuale e di fatto dell’organizzazione del lavoro, dell’orario e del calcolo della retribuzione, conquistata dall’IG Metall (il sindacato dei metalmeccanici tedeschi, il più forte del mondo). Toccherà al management della Bmw organizzare il lavoro in modo da assicurarsi la stessa produttività, efficienza e qualità necessarie a competere su scala globale.”.

Scarica i due contributi in pdf
La nuova rivoluzione delle macchine, tecno-stress e dintorni …

Tecnostress: il punto di vista del sindacato


Gen 11, 2016

“You’ve got mail! A research study about email at work”: nuova ricerca sulla pressione da email fra i lavoratori.

email you've got mail

Abbiamo già parlato dell’invadenza dell’email nel flusso di lavoro, e di quanto succede in Francia per limitarne l’uso. Ora un nuovo studio ci spiega ancora meglio cosa significa “pressione da e-mail” e che ripercussioni produce.

Il Future Work Centre di Londra è un centro di studi e ricerche sulla psicologia del lavoro “guidato dal desiderio di rendere migliore il lavoro per tutti, ora e nel futuro … per colmare il divario tra le ricerche di alta qualità sulla persone e il lavoro, e le persone a cui queste ricerche servono di più: il pubblico”.

Per raggiungere questo obiettivo, al Future Work Centre prestano attenzione a “svolgere ricerche di alta qualità che aiutano le organizzazioni a prendere decisioni migliori; finanziare la ricerca sui temi che contano veramente per persone e organizzazioni; condivisione apertamente tutte le nostre scoperte.”.

Come parte del programma di ricerca 2015/2016 sul ruolo e l’impatto della tecnologia sul posto di lavoro, il Future Work Centre ha svolto un’interessante ricerca sull’impatto della posta elettronica sul luogo di lavoro intitolata: “You’ve got mail! A research study about email at work”.

Questa la presentazione del senso e dell’obiettivo della ricerca:

“La posta elettronica fa oramai parte delle nostre vite. Dalla sua creazione nel 1970, la sua crescita è stata senza precedenti, facilitando la comunicazione rapida e semplice tra le persone attraverso i confini e fusi orari, sia per uso aziendale, sia per uso personale.

Ma, nonostante il suo uso diffuso e la popolarità come strumento di comunicazione, per alcuni individui e datori di lavoro l’e-mail può essere una fonte di grande frustrazione, ansia e perdita di produttività.

Come il numero di e-mail continua a salire, molti di noi si sentono sotto pressione – lottano per mantenere delle priorità nel lavoro in modo efficace, ma sono costantemente interrotti dal flusso di messaggi e richieste, con conseguente riduzione della produttività e aumento dello stress.

Per capire di più su come la posta elettronica da un lato facilita, ma dall’altro lato impatta negativamente con l’esperienza dei dipendenti, abbiamo condotto un sondaggio con poco meno di 2.000 persone in una varietà di industrie, settori e ruoli di lavoro nel Regno Unito.

Il nostro obiettivo era quello di esplorare se fattori quali la tecnologia, il comportamento, la demografia, l’equilibrio tra lavoro e vita privata e la personalità svolgono un ruolo nella nostra percezione della pressione delle e-mail e di conseguenza nelle nostre strategie di coping.”.

Le evidenze più interessanti emerse della ricerca sono:

  • Una forte relazione tra l’uso di email ‘push’ e la pressione percepita. Ciò significa che le persone che ricevono automaticamente e-mail sui propri dispositivi sono state più propense a riferire livelli più elevati di pressione da email.
  • Le persone che lasciano la loro e-mail accesa tutto il giorno sono molto più propensi a dire che hanno sperimentato la pressione da e-mail.
  • Controllare la posta elettronica al mattino presto o la sera tardi è associato a più alti livelli di pressione da e-mail.
  • I manager sperimentano livelli significativamente più elevati di pressione da e-mail rispetto ai non-manager.

La ricerca ha anche messo in evidenza alcune interessanti differenze di gruppo nei giochi di ruolo sulla nostra esperienza delle e-mail e di come l’e-mail può avere un impatto sia positivamente che negativamente sul nostro equilibrio vita-lavoro:

  • Le persone che hanno riportato elevati livelli di pressione da e-mail hanno anche sperimentato una maggiore interferenza tra lavoro e vita privata.
  • La vostra personalità svolge un ruolo chiave nel determinare la quantità della pressione e-mail percepita e la misura con cui interferisce con il vostro equilibrio tra lavoro e vita privata.

La ricerca è molto interessante e merita una lettura completa, ma ve la riassumo brevemente:

email Indice
Dopo una presentazione generale dello studio (You’ve got mail!), nel primo capitolo “A double-edged  sword” si l’evidenzano dalle ricerche recenti le conseguenze involontarie delle e-mail, con l’elencazione precisa dei vantaggi e degli svantaggi dell’utilizzo della posta elettronica come strumento di comunicazione. (“La ricerca condotta negli ultimi dieci anni ha chiaramente illustrato che la posta elettronica è un ‘arma a doppio taglio ‘ – in altre parole , ha dei chiari vantaggi ma anche alcuni svantaggi evidenti.”).

Nel secondo capitolo “One size does not fit all“ si cercano le relazioni tra la pressione percepita dalle e-mail e la tecnologia, l’equilibrio vita-lavoro, i risultati e la personalità, al fine di dimostrare che non esiste un metodo buono per tutti tutti quando si tratta di gestire la nostra esperienza delle e-mail. (“Sappiamo che le differenze di ciò che gli individui pensano, sentono e e fanno, influenzano la loro esperienza di lavoro, e questo vale anche per il loro rapporto con le e-mail”.).

Nel terzo capitolo “Our gadget” si osserva come usiamo la tecnologia per accedere all’e-mail nella nostra vita quotidiana, e su quale strumento tecnologico la utilizziamo. (“Dobbiamo esaminare il ruolo della scelta della tecnologia nell’esperienza di posta elettronica delle persone al fine di ottenere un quadro più completo del suo impatto sulle nostre vite”.).

Nel quarto capitolo “Under Pressure” si indaga la percezione degli utenti sulla loro esperienza di posta elettronica come strumento di comunicazione. (“ … uno sguardo dentro l’esperienza e-mail, che ci spiega il ruolo dei fattori esterni – quali i tempi di attività e-mail , come riceviamo messaggi di posta elettronica , il volume di e-mail , eccetera – nel contribuire alla percezione della pressione da e-mail”.).

Nel quinto capitolo “Tipping the scales” si indaga l’impatto che la pressione delle e-mail ha sul nostro equilibrio lavoro/vita privata. (“Volevamo capire di più sui risultati comportamentali ed emotivi di work-life balance  … sottolineando che casa e lavoro possono influenzare a vicenda, sia positivamente, sia negativamente”.).

Il sesto capitolo “X factor” cerca di capire il ruolo che le differenze individuali giocano nel modo in cui le persone ci approcciano con le e-mail di lavoro. (“La nostra personalità rappresenta una parte importante di queste differenze individuali e ha un ruolo evidente da svolgere nel contribuire a capire meglio come le usiamo e-mail di lavoro”.).

Di particolare interesse la parte finale “What should we do?”. Dato che “Uno dei nostri obiettivi principali è quello di fornire ai singoli dipendenti e alle organizzazioni con metodi accessibili e delle raccomandazioni attuabili” … “il che significa che siamo in grado di fare ora alcune raccomandazioni iniziali su ciò che gli individui possono fare per migliorare la loro esperienza con le e-mail”.

Ecco le liste di azioni concrete che gli individui e le organizzazioni possono adottare, in base a ciò che funziona meglio per loro date le circostanze individuali.

Aiuto per le persone
Per aiutarti a gestire in modo più efficace la tua email, abbiamo diviso le nostre raccomandazioni in due aree:
– cambiamenti di comportamento (cioè quello che si può fare in modo diverso);
– cambiamenti di mentalità (vale a dire come si pensa all’e-mail).

Aiuto per le organizzazioni
I nostri consigli per le organizzazioni sono rivolti a coloro che hanno definito la politica sull’uso della posta elettronica e a quelli in grado di fungere da ‘esempi’ per un uso costruttivo della posta elettronica.

Ed ecco il link per scaricare il report completo della ricerca

 

 

email destroy

Dic 13, 2015

Il tecnostress punta all’aumento della produttività, non importa se ci facciamo succhiare volontariamente l’anima.

Soul sucker 4

In questi giorni ho letto due notizie ‘minime’ che mi hanno fatto riflettere sul fatto che il tecnostress è spesso una scelta volontaria dell’utilizzatore di tecnologie digitali, oltre ad essere un preciso obiettivo nelle strategie pervasive dei produttori di apparecchi, di siti web e di contenuti.

In altre parole, più un utente è tecnostressato, più difficilmente riesce ad abbandonare le tecnologie e i contenuti che lo stressano, anzi, è più probabile che aumenti ancora tempi e frequenze d’uso, anche per scelta personale, o per una precisa politica aziendale.

E qual è il risultato di questo utilizzo compulsavo delle tecnologie? Facile ed evidente: ci viene risucchiata l’anima, e non esistiamo già come persone, ma come appendici digitali e false di noi stessi.

Ecco le due notizie.

Prima notizia: i tizi di Jabra – azienda di cuffie wireless bluetooth per l’ufficio, hanno condotto una ricerca sulla produttività in ufficio e i “nuovi modi di lavorare”.

La società ha intervistato nel maggio scorso 2.449 lavoratori di età compresa tra i 18 e i 65 anni provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Giappone, Cina, Danimarca, Svezia e Norvegia.

Stando al rapporto, se da una parte le aziende cercano di creare luoghi di lavoro il più possibile produttivi, dall’altra sottovalutano la presenza di distrazioni all’interno dei gruppi di lavoro, come ad esempio riunioni poco organizzate, strumenti tecnologici non sempre semplici da utilizzare e ambienti rumorosi che non agevolano la concentrazione.

Più della metà dei dipendenti intervistati (il 51%) concorda che le riunioni senza una guida o un programma specifico servono solo a perdere tempo, il 32% lamenta una mancanza di spirito decisionale, il 31% sottolinea l’assenza di approfondimenti, il 26% una scarsa preparazione e il 25% i ritardi.

In particolare, il 36% degli intervistati ritiene che le riunioni di lavoro diminuiscano la produttività. Il 46% pensa che i rumori siano la cosa che più distrae in assoluto in ufficio e il 28% è irritato dalle troppe mail, anche se per risolvere un problema un dipendente su tre preferisce mandarne una piuttosto che telefonare.

Gli intervistati ritengono che dovrebbero essere maggiormente controllati i fattori ambientali, come temperatura, qualità dell’aria e mancanza di privacy.

Dallo studio è emerso anche che l’utilizzo di strumenti tecnologici è spesso controproducente. Si pensi, ad esempio, al tempo medio necessario per organizzare una conference call: il 25% inizia in ritardo a causa di problemi tecnici, e di conseguenza si perdono in media più di due minuti e mezzo a riunione. A seconda del numero dei partecipanti il tempo perso – e quindi il costo – può aumentare.

Inoltre, il 71% delle riunioni si svolge in un solo luogo, mentre il 29% prevede più sedi, e dunque l’ausilio della tecnologia è fondamentale. Ma spesso i lavoratori stessi faticano a utilizzarla, e uno su due dichiara di riscontrare a causa di ciò disagi significativi e irritanti.

Dalla ricerca emerge anche che una scarsa produttività incide sulla capacità di attrarre e trattenere il personale, così come le distrazioni sul posto di lavoro incidono in maniera significativa sull’equilibrio vita-lavoro. Il 36% dei lavoratori specializzati è in difficoltà a completare le proprie mansioni entro la fine della giornata lavorativa.

Il risultato è che i lavoratori in ufficio soffrono di ansia da prestazione anche quando le aziende credono di fare di tutto per ridurre lo stress dei dipendenti.

Visto queste scenario abbastanza triste qual’è la soluzione proposta da Jabra per ridurre lo stress dei dipendenti in tutte queste situazioni di lavoro e per migliorare al contempo le prestazioni lavorative, l’efficacia e la soddisfazione personale? Semplice: far usare ai lavoratori cuffie e auricolari Wireless con la riduzione del rumore ambientale (Jabra, naturalmente) per consentire loro di rispondere al 75% di chiamate in più e risultare quindi più produttivi.

Fonte: questo articolo: il fatto quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/01/lavoro-per-i-dipendenti-ansia-da-prestazione-tra-riunioni-improduttive-rumori-e-troppe-mail/2268364/

Seconda notizia: I telefoni cellulari ci succhiano la vita e l’anima.
Ce lo mostra lo studente di Arte e Architettura Antoine Geiger con una serie di immagini digitali intitolata ‘SUR-FAKE’ (che segue un progetto precedente chiamato ’Sur-Face’) che mostra degli stranieri a Parigi che hanno la loro anima risucchiata fuori dai loro telefoni.

Geiger dice di questo progetto: “lo schermo è un oggetto di ‘sottocultura di massa’ che rende alienante il rapporto con il nostro corpo, e più in generale con il mondo fisico. Volevo rendere l’idea di queste false identità, sovraesposte, aspirate dal divario digitale che rompe la relazione con ‘reale’, per riportarci un immagine di sé dell’individuo. Quello che mi interessa in queste immagini di volti aspirati, è la sovra-esposizione che permette progressivamente una dimensione molto organica, nonché digitale, per rendere qualcosa abbastanza inquietante’.

testo in originale: “It [places] the screen as an object of ‘mass subculture,’ alienating the relation to our own body, and more generally to the physical world. I wanted to come back to the idea of these faked identities, over-exposed, sucked by the digital gulf that breaks the relation to ‘real’, to bring back a self-focused image of the individual. What interests me in this texture of sucked faces, is the over-exposure gradually allows a very organic dimension, as well as digital, to render something quite disturbing”).

Fonte: questo articolo Lostatminor

Smartphones are sucking the life out of these unsuspecting strangers

Soul sucker 1

Soul sucker 5

Soul sucker 3

Soul sucker 2

Corsie pedonali dedicate a chi usa il cellulare: le hanno a Bangkok, Tailandia.

corsia cellulari 1

Mentre in alcuni stati vietano l’utilizzo di cellulare e lo scatti di selfie in numerose situazioni pubbliche (di cui abbiamo parlato in questo articolo), un’iniziativa in senso opposto è stata realizzata dall’università Kasetart di Bangkok (Thailandia), che ha costruito le prime corsie pedonali dedicate a chi usa il cellulare, in modo da impedire alle persone che camminano guardando il cellulare di scontrarsi le une contro le altre.

Si tratta di una corsia lunga 300 metri divide chi usa gli smartphone camminando da chi non li usa. L’idea è stata proposta da un gruppo di studenti di marketing del terzo anno della Facoltà.

Vedremo se questa bizzarra idea si diffonderà in altri posti, su queste cose dall’Asia ci si aspetta di tutto; ma come fare per coloro che usano il cellulare guidando? Creiamo anche per loro una corsia privilegiata?

Diritto alla disconnessione per limitare email ed sms di lavoro fuori ufficio: in Francia sta per diventare legge nel nuovo Codice del Lavoro.

diritto-alla-disconnessione 2

Il tecnostress perseguita il lavoratore non solo sul luogo  di lavoro, ma anche a casa e per tutto il suo tempo libero. Al punto  che non si capisce più dove finisce il lavoro. E se finisce mai …

Per evitare il rischio che la perenne reperibilità consentita dall’uso dei cellulari e la diffusione del wi-fi aumentino a dismisura l’orario di lavoro, in Francia – già nell’aprile 2014 e dopo un accordo raggiunto dai sindacati (in particolare Cfdt e Cgt) con la Confindustria francese – è stato introdotto per  un milione di impiegati nei settori della tecnologia e dei servizi legali un “obbligo di disconnessione dei mezzi di comunicazione a distanza” per consentire agli impiegati di non sentirsi in obbligo di rispondere alle telefonate dei capi al termine dell’orario d’ufficio.

Quell’accordo tra le parti prende in questi giorni un aspetto ‘governativo’.

In vista della riforma del Codice del Lavoro, un gruppo di esperti guidati da Bruno Mettling – vicedirettore di Orange e incaricato dall’esecutivo a studiare il fenomeno del lavoro digitale – ha elaborato e presentato al Ministro del Lavoro francese un rapporto sugli effetti della rivoluzione digitale sulle condizioni di lavoro, sull’organizzazione del lavoro e sul management intitolato “Transformation numérique et vie au travail” (Trasformazione digitale e vita lavorativa).

Il rapporto – in lingua francese che potete scaricare cliccando qui – fornisce una visione di insieme e ben documentata sugli effetti della tecnologia digitale sul lavoro lavoro; parte da un inquadramento generale del fenomeno e si concentra sulle sfide della progressiva digitalizzazione del lavoro, in particolare sul contratto di lavoro e sulla qualità della vita. Il suo obiettivo è di fornire idee per regolamentare meglio la consultazione di email e sms nell’orario di lavoro e, in generale, l’attività lavorativa su piattaforme digitali, tablet e smartphone.

Tra le 36 raccomandazioni contenute nel rapporto, una in particolare è quella oggetto dell’accordo tra Sindacati e Confindustria: si tratta del diritto/dovere alla disconnessione, per cui il lavoratore ha il diritto/è tenuto ad essere offline per cose di lavoro fuori dalle mura del proprio ufficio.

Il rapporto sottolinea come “esiste un rischio di sovraccarico cognitivo ed emozionale, con una sensazione di fatica e di eccitazione. Si pone quindi la questione dei rischi psico-sociali e della concorrenza del tempo di attenzione disponibile. L’azienda deve incoraggiare la disconnessione con accordi interni, configurazione limitata degli strumenti di lavoro, esemplarità dei dirigenti”.

Il concetto, quindi, è che quando si è fuori dall’orario di lavoro bisogna limitare le comunicazioni su dispositivi mobili, come sms ed email  che, seppure facciano parte del lavoro, non vengono computate e retribuite come tali. Deve quindi essere posto un limite alle comunicazioni su dispositivi mobili quando si è fuori ufficio o durante i giorni festivi.

La palla ora passa al ministro del Lavoro francese Myriam El Khomri,  che deciderà come includere le raccomandazioni del rapporto nel disegno di legge che presenterà tra la fine del 2015 e il 2016.

A livello aziendale, il diritto/dovere alla disconnessione in alcune aziende europee è già realtà.

Sempre in Francia, gli ingegneri del Syndicat des sociétés d’ingénierie et de conseil et des bureaux d’études hanno raggiunto l’anno scorso un accordo per evitare i messaggi dopo le 18 e durante i weekend. In Germania, Volkswagen ha deciso di sospendere le comunicazioni sugli smartphone professionali tra le 18.15 e le 7 del mattino, e Bmw conteggia il tempo speso alle prese con le e-mail di fuori dell’orario tramutandolo in uno sconto di ore lavorate. Da Daimler, addirittura, le mail arrivate dopo un certo orario si distruggono. In Gran Bretagna Price Minister ha instaurato una mezza giornata al mese senza email per favorire gli scambi verbali tra i dipendenti.

Proprio utilizzando la  stessa tecnologia che permette ai dipendenti di essere connessi ventiquattr’ore ore su ventiquattro, le imprese possono anche assicurare che gli impiegati prendano pause adeguate in modo da garantirne la massima efficienza e produttività.

Alcune già impediscono l’accesso alla posta elettronica dei dipendenti dopo l’orario lavorativo con tecnologie come AirWatch o “recinti geografici” che impediscono l’accesso alla posta elettronica e ad altre risorse, o consentendo l’accesso ai dati aziendali all’interno del container per un periodo di tempo specifico o solo in luoghi determinati.

L’idea di “Diritto alla disconnessione” è un primo importante passo per cercare di trovare un equilibro tra serenità individuale e produttività professionale.

Il dibattito su quando termini davvero il lavoro veicolato dalle piattaforme digitali è quindi aperto ad ogni soluzione. Come vanno le cose in Italia sul diritto alla disconnessione e per capire cosa comporta un’eccessiva connessione alla rete ce lo racconta Marco Gui, Sociologo dei media dell’Università di Milano-Bicocca nella puntata del 7 ottobre 2015 del programma Geo di RaiTre.

Pagine:1234567...21»

Categorie degli articoli

error: Content is protected !!