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Mag 26, 2014

Tecnostress e dipendenza da Social Network: tre notizie brevi di questi giorni.

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In questi giorni, tre diverse notizie cucite insieme dall’unico filo della dipendenza da Social Network hanno furoreggiato sul web, in un trionfo di condivisioni. Le riporto a mo’ di review. Che sia l’inizio di una consapevolezza più generale sul tema tecnostress e sindromi correlate?

“Look up: Siamo diventati una generazione di idioti”: il video di Gary Turk contro la schiavitù dei social network.

1a notizia: la schiavitù da cellulari e social network è così evidente nelle nostre vite che ormai rivolgiamo sempre di più lo sguardo in basso. Gary Turk, filmmaker inglese, guarda in alto e con il suo video “Look up” cerca di risvegliare le coscienze, denunciando il livello di saturazione da social che pervade le nostre vite e mettendo in evidenza il serio problema della perdita di socialità tra gli esseri umani. Il video seguente è sottotitolato in Italiano.


 Marc Maron: The Social Media Generation Animated” – short novel disegnata da Zen Pencils che racconta l’overdose da social network.

2a notizia: E’ uscita la short novel disegnata dal cartoonist Zen Pencils e ispirata al comico Marc Maron, rivolta alla Generazione X, quella nata tra i 60 e gli 80. La storia racconta che questa generazione – troppo vecchia per il nuovo e troppo giovane per essersi goduta i rampanti anni 70 – dovrebbe riconsiderare l’approccio morboso che ha nei confronti della tecnologia.


iDon’t, l’App che ci salverà dallo smartphone

3a notizia: Un italiano ha inventato iDon’t, la prima App che misura il grado di dipendenza da smartphone che blocca tutte quelle applicazioni che ci stanno assorbendo troppo tempo.

Un test d’ingresso di dieci domande stabilisce il grado di dipendenza e in base a questo suggerisce il numero di ore da trascorrere sulle vostre App preferite nell’arco della giornata.

Passato questo lasso di tempo iDon’t le blocca tutte ad eccezione di quelle di sistema, cioè telefono, mail ed sms. L’app per ora è disponibile solo per le piattaforme Android, ma a breve verrà rilasciata anche la versione Ios.

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Mag 12, 2014

Tecnostress in ufficio? Arriva la meditazione Mindfulness per ridurre lo stress tra i lavoratori

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Si fa un gran parlare in questo periodo dell’applicazione di pratiche  di Mindfulness per ridurre lo stress dei lavoratori.

Con il termine Mindfulness (traduzione inglese della parola “sati” della lingua pali), in ambito psicologico si intende essenzialmente la “consapevolezza” dei propri pensieri, azioni e motivazioni. Mindfulness è una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nel qui e ora, intenzionalmente e in modo non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé mediante una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

La Mindfulness è quindi una pratica di meditazione ideata dal medico statunitense Jon Kabat-Zinn per stimolare la concentrazione e la percezione di ciò che accade nel presente che sta trovando applicazione in diversi settori: luoghi di lavoro, promozione della salute, vita di relazione, carceri, scuola, vita privata.

In realtà, la Mindfulness non è una tecnica ma uno stato attentivo della mente, uno stato di coscienza in cui i pensieri, le emozioni e le azioni vengono liberate dagli abituali e talora automatici schemi di elaborazione che possono attivare e mantenere alcune condizioni disfunzionali, o decisamente patologiche, attuando un progressivo processo di consapevolezza e di decentramento.

Nella pratica, un percorso di MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) prevede 8 sedute di 2 ore ciascuna più una giornata di full immersion. Si parte riattivando la capacità di mettersi in ascolto di se stessi e del proprio corpo, delle sensazioni che ci manda, gradevoli o sgradevoli, imponenti o insignificanti. E se la mente si distrae, perdendosi in pensieri, ricordi o progetti, con pazienza la si riporta sulla parte del corpo che si sta “ascoltando”. Poi si passa all’osservazione del respiro e si passa poi ad esplorare altri gesti quotidiani e “scontati”, come camminare, mangiare o guidare la macchina, attività che solitamente svolgiamo automaticamente. Infine si passa al pensiero, all’ascolto consapevole del suo flusso incessante, e a tutte le sensazioni che arrivano dall’esterno.  I risultati non arrivano subito, né bisogna aspettarli con ansia, ma bel giorno, all’improvviso, co si accorge che qualcosa è cambiato.

La meditazione e le prospettive basate sulla Mindfulness (in setting individuali o di gruppo, ambulatoriali o in pazienti ospedalizzati) trovano applicazioni cliniche nella prevenzione e la cura di problemi legati allo stress e alle malattie psicosomatiche, nei disturbi d’ansia, nel disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione cronica, l’abuso di sostanze, i disturbi alimentari, le tendenze suicidarie e il disturbo borderline, i deliri psicotici, come pure nel caso di disturbi di tipo medico (oncologia, psoriasi, dolore cronico) permettendo lo sviluppo di protocolli e modelli terapeutici validati di provata efficacia tra i quali la Mindfulness-Based Stress Reduction, la Mindfulness-Based Cognitive Therapy, la Dialectical Behaviour Therapy, l’Acceptance and Commitment Therapy e la Compassion Focused Therapy.

Una recente ricerca dell’American Psychological Association pubblicata sul sito mindful.org (e riportata nelle infografiche in questa pagina) ha dimostrato che il 69% delle persone percepisce il lavoro come fonte di stress e che per ogni dollaro speso nei programmi rivolti ai dipendenti, se ne risparmiano 3,27 (dato della Harward University).

Negli Stati Uniti la mindfulness sta trovando ampio spazio nei luoghi di lavoro, come antidoto allo stress e le aziende più innovative sono quindi oggi coinvolte nell’attivazione di programmi di  MBSR (Mindfulness based stress reduction) per i propri dipendenti.

Negli scorsi mesi, Kabat-Zinn ha tenuto una serie di lezioni ai dipendenti di Google per migliorare l’esperienza lavorativa e la produttività di un’azienda.  L’azienda americana ha capito che per migliorare le condizioni di lavoro e per motivare i dipendenti, non serve agire solo sul contesto, ma anche e soprattutto sulle persone.

Potete leggere un bell’articolo su come introdurre la Mindfulness nella propria vita quotidiana per dormire meglio ed essere più serei ed equilibrati è disponibile a questa pagina.

Inoltre, è anche oggi disponibile un’App per i-phone: Mindfulness, che si può scaricare (era gratuita, ma oggi costa 1,79 euro) in questa pagina di Itunes Store.

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Inquinamento Ambienti Indoor: pubblicati gli Atti del workshop sull’inquinamento indoor organizzato dall’Istituto Superiore Sanità.

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Più volte in questo sito ci siano occupati del microclima degli uffici nei quali trascorriamo il nostro tempo di lavoro: in questo articolo dedicato a come ridurre i rischi di stampanti laser, fotocopiatrici e toner, in questo articolo Stress in ufficio? E’ ora di cambiare microclima!, e in questo articolo Microclima e stress termico da temperatura.

Numerose indagini sull’utilizzo del tempo da parte della popolazione dei paesi più sviluppati hanno rivelato che le persone – soprattutto nelle aree urbane – trascorrono pochissimo tempo all’aperto, mentre la maggiore parte del tempo viene trascorsa in ambienti chiusi (a casa, in ufficio, a scuola, sui mezzi di trasporto). Quindi la fonte di esposizione principale ad alcuni inquinanti atmosferici è rappresentata spesso proprio dalla contaminazione dell’aria indoor, sia nei luoghi pubblici (scuole, uffici e mezzi di trasporto) che nelle abitazioni.

In questi giorni sono stati pubblicati gli Atti con le relazioni presentate durante il workshop sull’inquinamento indoor, organizzato dall’Istituto Superiore Sanità nel giugno 2012.

Gli interventi sono tutti estremamente dettagliati e particolarmente specialistici, ed è drammatico leggere nero su bianco le incredibili quantità di inquinanti – chimici e biologici – che riempiono i nostri uffici e i nostri polmoni!

La pubblicazione di questi Atti ha il duplice scopo di:

– fornire una panoramica delle iniziative a livello nazionale e internazionale in termini di studi, strategie di campionamento degli inquinanti chimici e biologici, e delle norme per prevenire e/o ridurre la contaminazione dell’aria indoor;
– presentare le esperienze maturate dai componenti del Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor e dalle principali istituzioni nazionali.

Questo l’indice degli Atti:

– Presentazione
– Programma nazionale per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinatiAnnamaria de Martino
– Inquinamento dell’aria in ambienti confinati: orientamenti e valutazioni
 in campo nazionale e comunitarioGaetano Settimo
– Stato dell’arte dei principali progetti europei sull’inquinamento indoor – 
Rosanna Mabilia, Francesca Spataro, Antonietta Ianniello, Erica Perreca, Fabio Camerini
– Metodologie per la definizione dei contributi delle differenti sorgenti in ambienti indoor: le esperienze e i casi studioGianluigi de Gennaro, Annamaria Demarinis Loiotile, Annalisa Marzocca, Maria Tutino
– Rilevamenti inquinamento indoor: esperienza nel territorio di Fabriano Daniela Cimini, Daniel Fiacchini, Giorgia Capezzone, Virgilio Bernardi, Francesca Petruio,
Marta Grifia, Manrico Marzocchini, Angelamichaela Siciliani, Paola Tombolesi,
Gianluca Coppari, Mauro Fabbretti
– Qualità dell’aria negli ambienti confinati: le attività dell’ISPRAMaria Belli, Silvia Brini, Giorgio Cattani, Francesca De Maio, Alessandro Di Menno Di Bucchianico, Arianna Lepore, Francesco Salvi, Maria Gabriella Simeone, Luciana Sinisi,
Anna Maria Sotgiu, Giancarlo Torri, Jessica Tuscano
– Qualità dell’aria indoor: fattori di rischio biologici
 – Lucia Bonadonna
– Allergeni negli ambienti indoor: l’esperienza dell’Istituto Superiore di SanitàPatrizia Iacovacci, Barbara Brunetto, Raffaella Tinghino, Carlo Pini
– Impatto dell’inquinamento indoor, gestione della qualità dell’aria indoor e parametri di accettabilitàLuciana Indinnimeo, Annalisa di Coste
– Indagine sui composti organici volatili nell’aria indoor/outdoor di un presidio odontoiatricoAnna Santarsiero, Sergio Fuselli, Roberta Morlino, Marco De Felice,
Gianluca Minniti, Emanuela Ortolani

Nonostante il tema delll’inquinamento negli ambienti indoor, in particolare negli edifici per uffici moderni, rientri oggi nelle priorità per la sicurezza sul lavoro nelle politiche dell’Unione Europea (con la tematica strategica sull’inquinamento atmosferico e l’ambiente europeo – Thematic Strategy on Air Pollution and the European Environment -, la strategia sulla salute – Health Strategy – e il piano d’azione – Action Plan) appare oggi ancora molto difficile avviare politiche solide di prevenzione riguardo alla ventilazione, all’energia e alla salute, principalmente per la mancanza di informazioni riguardanti la tossicità di un certo numero di sostanze che inquinano l’aria degli ambienti confinati.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency, EEA) evidenzia come la qualità dell’ambiente all’interno degli edifici è influenzata dalla qualità dell’aria ambiente, dai materiali di costruzione e dalla aerazione, dai prodotti per i consumatori inclusi gli articoli per l’arredamento, tappeti, dagli elettrodomestici e dai prodotti per la pulizia della casa, dalle abitudini comportamentali degli occupanti, inclusa l’abitudine del fumo, e dal mantenimento dell’edificio.

A livello comunitario, c’è quindi l’intenzione di promuovere una promozione integrata della qualità dell’aria negli ambienti confinati con l’obiettivo di ridurre drasticamente la presenza di inquinanti di varia natura.

Anche l’Italia, con l’ultima “Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010” del Ministero della Salute, rileva che: “l’inquinamento dell’aria degli ambienti confinati (indoor), non industriali, in particolare quelli adibiti a dimora, svago, lavoro (es. uffici) e trasporto, rappresenta un importante problema di sanità pubblica, con grandi implicazioni sociali ed economiche. Gli agenti inquinanti sono presenti in concentrazioni tali che, pur non determinando effetti acuti, sono tuttavia causa di effetti negativi sul benessere e sulla salute dell’uomo, soprattutto se legati a un elevato tempo di esposizione” (voce I determinanti della salute – 1. Ambiente, punto 1.2 Aria indoor).

Clicca qui per scaricare gli Atti del workshop “Problematiche relative all’inquinamento indoor: attuale situazione in Italia” – Istituto Superiore di Sanità Roma, 25 giugno 2012

 

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