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Ago 16, 2017

Uso del cellulare e malattia professionale: arriva la terza sentenza contro INAIL

Ancora una sentenza – la terza in Italia, ma per la prima volta in primo grado – che riconosce la causa oncogena nei campi elettromagnetici generati dal cellulare e condanna l’INAIL al riconoscimento della malattia professionale per l’uso di telefoni cellulari.

Dopo la storica sentenza della Corte d’Appello di Brescia del dicembre 2009 (decisione confermata dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2012) che aveva condannato l’INAIL a versare una pensione di invalidità a un manager per un tumore al nervo trigemino associando la patologia all’utilizzo intensivo di cordless e cellulare, nei mesi scorsi si sono aggiunte la Sentenza del Tribunale del lavoro di Firenze (aprile 2017) che ha condannato l’INAIL a versare un indennizzo sotto forma di rendita vitalizia al dipendente, a cui ha riconosciuto un 16% di invalidità derivante dal tumore causato dall’uso massiccio e prolungato del cellulare; e la sentenza emessa dal Tribunale di Ivrea (aprile 2017) che ha riconosciuto in primo grado un nesso causale fra l’utilizzo errato del telefono e una malattia invalidante (danno biologico permanente del 23%) e ha previsto per il lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale di circa 500 euro al mese.

Sul tema è intervenuta anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ricordando il “gran numero di studi condotti negli ultimi vent’anni per capire se l’uso del telefonino rappresenta un rischio potenziale per la salute umana. Ma al momento non sono stati provati effetti avversi” provocati dall’impiego del cellulare.



Parlando specificamente degli aspetti legati all’impiego professionale di telefoni cellulari (o cordless) per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, è opportuno ricordare che la valutazione del rischio da esposizione ai campi elettromagnetici viene svolta basandosi esclusivamente sulle indicazioni di  white-list che però considerano conformi ‘a priori’ le sorgenti oggetto della sentenza (perché si tratta di ‘Uso di attrezzature marcate CE, valutate secondo gli standard armonizzati per la protezione dai CEM’):

“…nei luoghi di lavoro in cui siano presenti solo attrezzature conformi a priori, la valutazione del rischio si conclude sostanzialmente con il censimento iniziale […] Per facilitare il compito del valutatore, la norma CEI EN 50499 contiene due tabelle, delle quali la prima comprende tutti i luoghi e le attrezzature di lavoro conformi a priori, mentre la seconda un elenco non esaustivo delle attrezzature per le quali è necessario procedere alla valutazione ulteriore.” dal Portale Agenti Fisici.

A seguito di queste sentenze è quindi evidente che una valutazione del rischio legato all’esposizione ai campi elettromagnetici non può più basarsi su liste di attrezzature ‘approvate a priori’, ma va svolto in maniera esaustiva con il supporto di analisi strumentali e facendolo seguire da attivitò di formazione ed informazione dei lavoratori di sorveglianza sanitaria, di verifica del rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza, di buone pratiche da mettere in campo per minimizzare l’esposizione dei lavoratori.

L’argomento è di grande interesse e preoccupazione, quindi ci tornerò con dei prossimi articoli.

Disponibile la pubblicazione INAIL “ICT e lavoro: nuove prospettive di analisi per la salute e la sicurezza sul lavoro”

L’INAIL s’è desto sul tema delle ICT nel lavoro e dei potenziali rischi di queste tecnologie per i lavoratori!

E’ infatti disponibile da qualche giorno sul sito dell’Ente la corposa pubblicazione (113 pagine) “ICT e lavoro: nuove prospettive di analisi per la salute e la sicurezza sul lavoro“, (Inail 2017, Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale, coordinamento scientifico: Sergio Iavicoli, Benedetta Persechino, Autori: Sara Stabile, Rosina Bentivenga, Emma Pietrafesa, in collaborazione con Monica Ghelli).

Il senso di questa pubblicazione è ben spiegato nell’introduzione di Sergio Iavicoli (direttore del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale INAIL):

“Con il nuovo Piano delle attività di ricerca obbligatoria e discrezionale 2016 – 2018, l’attività istituzionale di ricerca è orientata anche all’analisi e allo studio dei cambiamenti apportati dalla digital transformation, che interessano il mondo del lavoro e le organizzazioni.

In particolare, l’analisi dell’impatto dell’information and communication technology (ICT) sul benessere dei lavoratori è uno dei focus di ricerca su cui si concentra l’attività del Laboratorio rischi psicosociali e tutela dei lavoratori vulnerabili del Dipartimento di medicina, epidemiologia, igiene del lavoro e ambientale.

In considerazione delle trasformazioni introdotte sul lavoro dallo sviluppo delle ICT, in termini economico-produttivi e di qualità del lavoro, l’obiettivo è quello di contribuire alla valutazione dell’impatto di tali tecnologie sul benessere dei lavoratori, anche mediante la costruzione di specifici strumenti di indagine, alla definizione di misure di prevenzione e di gestione dei rischi legati all’utilizzo delle stesse e allo sviluppo di modelli di trasferimento per un adeguato ed efficace impiego delle ICT, che tenga anche conto delle diversità dei lavoratori, nell’ottica del miglioramento dell’inclusione lavorativa.”

Il presente volume mette in luce elementi utili per fornire spunti di riflessione per potere affrontare i cambiamenti che l’innovazione digitale sta apportando nella società e nei luoghi di lavoro, evidenziando non solo i possibili rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, ma anche le opportunità offerte in termini di sviluppo di nuove modalità di lavoro, professionalità e competenze nonché di nuove modalità di apprendimento e di comunicazione.”.

Ho letto la pubblicazione nei giorni scorsi. Si tratta di uno studio – molto documentato e ben fatto, complimenti agli autori – essenzialmente volto ad identificare l’oggetto di studio e a definire le conseguenze sulla sicurezza sul lavoro dovute alla presenza massiccia delle nuove tecnologie informatiche, d’informazione e comunicazione.

Attenzione! Non troverete nelle tante pagine del testo le “Linee guida Inail sicurezza ITC nei luoghi di lavoro (o delle linee d’indirizzo metodologico …) come  viene erroneamente detto in altri siti che lo presentano, semplicemente perché non ci sono.

Lo studio – come ho detto – è una prima e seria ricerca INAIL che mette a fuoco la problematica e propone uno scenario di riferimento e delle opportunità d’azione, senza però arrivare a proporre un percorso operativo per l’identificazione e la valutazione del rischio, né a fornire qualche strumento metodologico ‘certificato’.

E’, ad ogni modo, una pubblicazione ‘importante’ perché, con un impegno editoriale e un taglio autorevole e ‘ufficiale’, INAIL (per la prima volta) definisce in modo chiaro e sistematico la presenza, i problemi e le opportunità delle ICT nel mondo di lavoro.

Questo l’indice della pubblicazione:

Introduzione

Cambiamenti nel mondo del lavoro
Digital transformation
Cambiamenti in atto
New digital capabilities e nuove professionalità
Possibili sviluppi
Trasformazione digitale e ricadute sul mondo del lavoro
Ruolo delle competenze
Industry 4.0
Contesto italiano
Internet of things

Evoluzione della normativa
Aspetti legali
Codice dell’amministrazione digitale
Smart working
Privacy e controlli con dispositivi elettronici sul lavoro

Social media nei luoghi di lavoro
Utenti di Intenet nel nostro Paese
Divulgazione delle informazioni e interazione umana
Social media
Policy d’uso
Come mitigare i rischi nell’uso improprio e inconsapevole
Linee guida e policy
Uso dei social media nella promozione della salute
Esempio di buona pratica in SSL

Benessere dei lavoratori
Rischi psicosociali e technostress
ICT e potenziali fattori di rischio
Proposte di intervento
Rischi emergenti, molestie e violenza sul lavoro

Apprendimento nei luoghi di lavoro
Caratteristiche innovative della formazione
Effetti dei social media sull’apprendimento legato al lavoro
Apprendimento in SSL

Valutazione dell’impatto sui lavoratori: strumenti e survey
Questionari
Ricerche sociali

Scenari futuri
Bibliografia

Riguardo al Tecnostress

Nella pubblicazione, si parla di Tecnostress nel capitolo ‘Benessere dei lavoratori’ (pp. 49-56), ma non è una parte molto entusiasmante.

C’è un riepilogo storico delle ricerche sul tema tecnostress (o technology stress, o technostress). Poi si identificano mediante abbondante letteratura scientifica i potenziali fattori di rischio e li si fa corrispondere ai sei stati/condizioni ideali da conseguire per il successo organizzativo: domanda, controllo, supporto, relazioni, ruolo e cambiamento (Modello Management standards approntato dall’Health and safety executive – Hse).

Infine, nelle ‘Proposte di intervento’ si dice:

“Come nel caso dei fattori di rischio stress lavoro-correlati le strategie di intervento possono essere applicate a livello individuale e a livello organizzativo. A livello individuale generalmente le strategie che funzionano meglio sono quelle in cui il lavoratore mette in atto comportamenti (o strategie attive) per cambiare la situazione, sia che mirino a cambiare fattori quali technoanxiety o technofatigue (es. tecniche di rilassamento muscolare) sia che cerchino di eliminare il problema (es. richiedere condizioni migliori di utilizzo o aumentare l’auto-efficacia attraverso formazione specifica)

Per quanto riguarda le strategie a livello organizzativo, bisogna prevedere le potenziali ripercussioni a seguito dell’introduzione delle ICT, stabilire meccanismi e strategie per evitare le conseguenze dannose e progettare percorsi di adattamento graduale.

La misure di prevenzione e di protezione, non possono comunque prescindere da un’adeguata valutazione dei rischi relativi all’introduzione delle nuove tecnologie in ambito lavorativo. In letteratura sono stati individuati diversi strumenti di indagine che focalizzano la loro attenzione sul technostress e sui fattori di rischio incidenti e inibenti e quelli ritenuti di maggior interesse sono riportati nel capitolo Valutazione dell’impatto sui lavoratori: strumenti e survey.”.

In realtà, nel capitolo indicato, vengono riportati gli studi scientifici e le principali ricerche sociali condotti per valutare l’impatto delle ICT sul mondo del lavoro e sul benessere dei lavoratori – alcune già presentate in questo sito. Sono tutte ricerche rivolte a diversi oggetti di studio e che utilizzano metodologie molto differenti, gli item dei questionari indagano aspetti diversi con approcci particolati, sono quindi estremamente adatti agli specifici casi e disomogenei tra di loro.

Qui avrei voluto trovare, a conclusione dei tanti, un piccolo strumentino INAIL – tipo una check-list, anche di ‘test’ – immediatamente usabile da parte dei professionisti e delle aziende per dei primi ‘monitoraggi’ sul rischio tecnostress tra i lavoratori digitali.

Ma tant’è, non si può avere tutto in un colpo solo, quindi ben venga questa prima pubblicazione che mette solide basi alla questione, resto in attesa di vedere pù pratici sviluppi in futuro.

 

Scarica la pubblicazione ICT e lavoro: nuove prospettive di analisi per la salute e la sicurezza sul lavoroINAIL 2017, pdf 1,4 MB

Gen 16, 2017

TIM: troppe email sono un ossessione per i lavoratori … dice la RSU FISTel CISL Veneto.

La volta scorsa ho presentato la nuova norma francese del ‘Diritto alla disconnessione” volta a limitare l’invadenza elettronica fuori orario di lavoro.

Oggi presento questa simpatica vicenda che coinvolge i lavoratori veneti di Telecom Italia, costretti a far intervenire le proprie RSU per chiedere alla direzione di “non esagerare con le email che stanno diventando un ossessione per i lavoratori, poiché vengono inviate anche di domenica, alla sera e durante la pausa pranzo“. Senza commento.

TIM – Troppe email stressano !!!

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In questi giorni, il Responsabile dell’AOL Veneto ha assunto l’iniziativa di inviare numerose email ai lavoratori, chiedendo agli stessi, la massima disponibilità e collaborazione per far fronte alla situazione di emergenza dovuta alle numerose giacenze di guasti causati dai fenomeni meteo.

Considerate le migliaia di disservizi agli utenti (circa 2200 guasti), è doveroso che l’azienda si preoccupi ed assuma tempestive iniziative per uscire da questa situazione di emergenza, tuttavia, riteniamo necessario invitarla a non esagerare con le email che stanno diventando un ossessione per i lavoratori, poiché vengono inviate anche di domenica, alla sera e durante la pausa pranzo.

Appare strano che TIM non sia a conoscenza che l’utilizzo esagerato delle email è controproducente e che diverse grandi aziende di fama internazionale hanno deciso di prendere misure drastiche contro lo stress indotto dall’utilizzo eccedente della posta elettronica, tra le cause principale del cosiddetto tecnostress, che si manifesta con ansia, insonnia e mal di testa.

TIM scriva meno mail, riveda l’organizzazione del lavoro, riconosca la professionalità e il lavoro svolto dalle lavoratrici e dai lavoratori che, nonostante il mancato pagamento del Premio di Risultato e dell’applicazione unilaterale degli orari di lavoro, sono sempre pronti, a prescindere dalle situazioni di emergenza, a rendere un servizio qualificato ai clienti.

Le RSU Telecom Italia Unità Produttiva Veneto di FISTel CISL La Segreteria Regionale FISTel CISL

Federazione Informazione Spettacolo Telecomunicazioni Sede Provinciale Venezia – Via Cà Marcello,10 – 30172 Mestre Venezia Telefono: 0412905959 – Telefax: 0412905958 – Mail: fistel.venezia@cisl.it

Comunicato Originale

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Nov 23, 2016

Disponibile la CheckList TecnoStress per i professionisti della Sicurezza sul Lavoro.

valutazione-tsDella (mancata) valutazione del rischio Tecnostress da parte delle aziende italiane – vuoi per leggerezza culturale sul tema, vuoi per la mancanza di strumenti operativi per svolgerla, vuoi perché la tecnologia si evolve continuamente e altrattanto rapidamente cambiano i suoi modi d’uso e si sviluppano nuove dipendenze – ho parlato in questa pagina.

Ma, dato che il rischio esiste in modo certo in numerose attività moderne, e visto che la normativa impone la valutazione di tutti i rischi, è indubbia l’obbligatorietà della valutazione.

Quindi, praticamente, come fare?

A questa domanda – fatta da RSPP, professionisti e formatori della Sicurezza sul lavoro – risponde una nuova pubblicazione di Enzo di Frenna intitolata “Check List Tecnostress”, disponibile da oggi  a questa pagina.

La pubblicazione è ricchissima. Non solo una sua collaudata e premiata Check List specifica (con i Fattori Critici che segnalano il rischio TecnoStress, i 32 Nuovi Indicatori del rischio TecnoStress Digitale e Touch, i passi da seguire per Valutare il rischio TecnoStress e numerosi altri strumenti), ma anche delle pubblicazioni ‘bonus‘ su temi specifici (come i campi elettromagnetici, e la normativa vigente).

Di seguito, pubblico il comunicato stampa che mi ha inviato Enzo. Visitate questa pagina per leggere la presentazione del prodotto e per acquistarlo.

TecnoStress, arriva il metodo per valutarlo nelle aziende e difendere la salute dei lavoratori.

cover-metodo-valutazioneLa valutazione del rischio TecnoStress nel lavoro digitale è obbligatoria. Lo dice chiaramente il Decreto legislativo 81 del 2008 (tutela della salute e sicurezza dei lavoratori) e quindi informatici, giornalisti, analisti finanziari, infomarketer, grafici, operatori di call center, e decine di altre professioni che utilizzano le nuove tecnologie connesse a Internet, devono rivolgersi al proprio datore di lavoro (imprenditore) e pretendere la valutazione del TecnoStress, poiché può provocare numerosi sintomi: mal di testa, stanchezza cronica, ansia, ipertensione, attacchi di panico, disturbi al cuore, gastrite, fino alla depressione nei casi gravi.

Sono migliaia le aziende che oggi valutano lo stress lavoro correlato (così lo definisce la normativa italiana), anche perché esiste una Check List approvata a riconosciuta. Ma nel caso del TecnoStress, invece, esiste un vuoto metodologico poiché il Decreto Legislativo 81 è uscito nel 2008 e la tecnologia “touch” non esisteva all’epoca in modo così diffuso.

Questo vuoto è stato colmato da Netdipendenza Onlus, che ha effettuato il primo progetto di valutazione del TecnoStress in una società per azioni nel campo informatico, creando un metodo di valutazione e una apposita “Check List TecnoStress” che è stato premiato dall’Inail nel 2015, all’interno della Campagna europea Eu-Osha per la prevenzione dello stress lavoro correlato.

Dal 23 novembre questo metodo è disponibile on line alla pagina valutazionetecnostress.it

Gli imprenditori non hanno più scuse: se non valutano il rischio TecnoStress per la tutela della salute dei loro dirigenti e lavoratori, rischiano la violazione della normativa e – come scrive l’ex giudice Raffaele Guariniello (autore della prima sentenza sul TecnoStress) – rischiamo di pagare multe salate e addirittura l’arresto, qualora il lavoratore provasse in tribunale che il TecnoStress ha danneggiato gravemente la sua salute e la vita personale.

«In Italia una sentenza della Procura di Torino ha dichiarato che il TecnoStress è una nuova malattia professionale – spiega Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus e ideatore del metodo di valutazione del rischio – e nel 2014 l’INAIL, durante un congresso di medici del lavoro a Rimini, ha preso una posizione netta: il TecnoStress è una malattia professionale “non tabellata” (onere della prova a carico del lavoratore), ma è un rischio concreto nel lavoro moderno, in cui tutti usano il computer, il telefono cellulare, il tablet, Internet e flussi enormi di informazioni digitali».

Il rischio stress e l’organizzazione temporale del lavoro nella norma UNI EN ISO 10075-3

benessere

Da PuntoSicuro, segnalo questa relazione di Paola Cenni (Commissione Ergonomia UNI) sulle indicazioni tratte da UNI EN ISO 10075-3 per la valutazione del carico di lavoro mentale.

Si tratta di un estratto del Convegno “L’importanza della normazione tecnica volontaria per capire e valutare il livello di benessere psicofisico, sicurezza sul lavoro e performance produttiva. Norme ergonomiche UNI EN ISO e buone prassi sul problema del carico mentale e dello stress lavoro-correlato”, organizzato dall’Ente Italiano di Normazione (UNI), per richiamare l’attenzione dei principali stakeholders italiani (economici e istituzionali) sulla normazione tecnica volontaria e sulla sua influenza nella politica economica nazionale.

Alla fine dell’articolo potete anche scaricare il documento della relazione.

Il rischio stress e l’organizzazione temporale del lavoro

Le indicazioni tratte da UNI EN ISO 10075-3 per la valutazione del carico di lavoro mentale: i rischi da fatica mentale, monotonia, ridotta vigilanza e saturazione mentale. Pubblichiamo un estratto del Convegno “L’importanza della normazione tecnica volontaria per capire e valutare il livello di benessere psicofisico, sicurezza sul lavoro e performance produttiva.

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