Troppo connessi? i rischi per la salute di cellulari, smartphone, wifi, dispositivi elettrici.

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Torno a parlare di radiazioni elettromagnetiche – quelle prodotte dai telefoni cellulari, ma anche da molti altri dispositivi che utilizziamo nelle nostre case e in ufficio ogni giorno: wifi, computer, asciugacapelli e forni a microonde – per presentare il libro di Martin Blank Troppo connessi? Cellulari, smartphone, wifi, dispositivi elettrici (Macro edizioni).

Quando attacchiamo una spina alla presa, si crea un campo che emette onde elettromagnetiche. Che conseguenze hanno queste radiazioni sulla nostra salute? Come difendersi? Lo spiega questo libro, dal linguaggio semplice e scorrevole, e dal rigore scientifico.

Blank – docente della Columbia University e consulente d’elettrosmog per Parlamento canadese e Corte suprema federale brasiliana) e da oltre trent’anni studia gli effetti (non termici) sulla salute dei campi elettromagnetici – ci aiuta a comprendere gli effetti sulla nostra salute delle radiazioni elettromagnetiche e ci indica le giuste precauzioni da adottare nel nostro quotidiano per ridurre l’esposizione.

Ho recuperato una lunga presentazione del libro che pubblico di seguito.

Aggiungo anche un paio di link, il primo al sito di Macrolibrarsi dove poter acquistare il libro, il secondo a un articolo di Informasalus dove viene presentata una recente ricerca dell’agenzia Ue per l’ambiente che rilancia l’allerta per il legame tra cellulari e insorgenza di tumori. “Anche se non esiste chiarezza scientifica sulla relazione tra l’utilizzo del cellulare e tumori al cervello, da studi e ricerche è sempre più solida l’evidenza di questo legame”, ha affermato Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Aea, in occasione del lancio dell’ultimo rapporto “Late Lessons from Early Warnings, volume 2”.

Troppo Connessi? – Anteprima del libro di Dottor Martin Blank

Un attivista improbabile

Magari non ne siete consapevoli, ma siete parte di un esperimento non autorizzato, «il più grande esperimento biologico di sempre», detto con le parole del neuro-oncologo svedese Leif Salford. Per la prima volta molti di noi possiedono trasmettitori di microonde ad alta potenza – sotto forma di telefoni cellulari – che stanno direttamente a contatto con la testa ogni giorno.

I telefoni cellulari generano campi elettromagnetici (CEM) ed emettono radiazioni elettromagnetiche (REM). Condividono questa caratteristica con tutti i moderni dispositivi elettronici che funzionano a corrente alternata (CA), cioè che si alimentano attraverso la rete elettrica e le prese che ci sono alle pareti, e anche con quelli che utilizzano le comunicazioni wireless, cioè senza fili. Dispositivi diversi irradiano diversi livelli di CEM, con differenti caratteristiche.

Quali effetti sulla salute hanno queste esposizioni?

È proprio qui che sta l’esperimento. I tanti potenziali effetti negativi sulla salute dovuti all’esposizione ai CEM (compresi molti tipi di cancro e l’Alzheimer) possono svilupparsi a distanza di decenni. Quindi non ci è possibile conoscere il risultato dell’esperimento, se non quando saranno passati molti anni, magari, appunto, decenni. Ma allora potrebbe essere troppo tardi per miliardi di persone.

Oggi, mentre attendiamo i risultati, cresce il dibattito sui potenziali pericoli dei CEM. La scienza che se ne occupa, di cui si parla nel prossimo capitolo, non è insegnata facilmente e di conseguenza la discussione riguardo agli effetti sulla salute dei CEM risulta abbastanza complessa. Per dirla con parole semplici, la discussione vede due schieramenti. Da una parte ci sono quelli che sostengono l’urgenza di adottare tutte le precauzioni del caso, prima di esporre al rischio la popolazione mentre si continuano a studiare gli effetti sulla salute dei campi elettro-magnetici.

Questo gruppo comprende scienziati, incluso me, i quali notano molti segnali di pericolo che giustificano la richiesta di precauzione. Dall’altra parte ci sono invece coloro secondo i quali si dovrebbero attendere le prove del danno, prima di agire in qualsiasi modo. Di questo gruppo chi si fa più sentire sono i rappresentanti delle industrie, che senza dubbio temono per i loro profitti e preferirebbero che continuassimo a comprare e ad utilizzare sempre più dispositivi elettronici interconnessi.

E gli sforzi dell’industria sono straordinariamente efficaci, si vede dalla diffusione nel mondo delle tantissime tecnologie che generano CEM. Ma i campi elettromagnetici hanno anche molte altre fonti. La più importante è la stessa rete elettrica, che raggiunge praticamente ogni individuo in America e il 75% della popolazione globale. Oggi, all’inizio del ventunesimo secolo, siamo immersi completamente in un brodo di radiazioni elettromagnetiche su base praticamente continua.

Cosa sappiamo

Ad oggi, la scienza che studia gli effetti biologici e sulla salute dell’esposizione alle radiazioni EM è ancora agli esordi. Non si riesce a prevedere che un tipo specifico di esposizione ai campi elettromagnetici (come ad esempio 20 minuti al telefono cellulare ogni giorno per 10 anni) comporterà una specifica conseguenza per la salute (come ad esempio il cancro).

Né gli scienziati sono in grado di definire cosa si possa intendere per livello di “sicurezza” di esposizione ai CEM. Ma, malgrado la scienza non abbia ancora risposto a tutte le nostre domande, almeno ha determinato un fatto e molto chiaramente: tutte le radiazioni elettromagnetiche hanno impatti sugli esseri viventi.

Come dirò più avanti in questo libro, la scienza dimostra un’ampia gamma di effetti biologici correlati all’esposizione ai CEM. Per esempio, numerosi studi hanno concluso che i campi elettromagnetici danneggiano il DNA e ne causano mutazioni: il DNA è il materiale genetico che ci definisce come individui e collettivamente come specie.

Si ritiene che le mutazioni del DNA siano il primo passo verso lo sviluppo dei tumori ed è stato proprio il legame tra tumori ed esposizione ai CEM che ha indotto a richiedere una revisione degli standard di sicurezza. Questo tipo di danno al DNA è stato osservato con un’esposizione ai CEM equivalente a quella del tipico utilizzo del telefono cellulare.

Si ritiene che il danno genetico sia uno dei meccanismi con cui i campi elettromagnetici influiscono sulla salute. Diversi studi hanno indicato un aumento significativo del rischio (fino a due o tre volte il rischio normale) di sviluppare certi tumori cerebrali in seguito ad esposizione a telefoni cellulari per un periodo di tempo di diversi anni. Una revisione, che ha considerato 16 studi ricavandone un valore medio, ha concluso che il rischio di sviluppare un tumore nella stessa area della testa dove appoggia il cellulare è del 240% maggiore in chi fa uso del telefono regolarmente per 10 o più anni.

Uno studio condotto in Israele ha scoperto che le persone che utilizzano il cellulare per almeno 22 ore al mese hanno il 50% in più di possibilità di sviluppare cancro alle ghiandole salivari (e in Israele tra il 1970 e il 2006 l’incidenza di questo tipo di tumore è aumentata di quattro volte). E chi vive entro i 400 m da un ripetitore per 10 o più anni ha un’incidenza di tumore tre volte più alta rispetto a chi vive a distanze maggiori. Infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito i CEM – comprese le frequenze della rete elettrica e le radiofrequenze -come possibili cause di cancro.

Senza dubbio il cancro rientra tra i più gravi effetti negativi sulla salute studiati dai ricercatori, ma è stato dimostrato che l’esposizione ai campi elettromagnetici aumenta anche il rischio di molti altri tipi di conseguenze. Basti pensare che livelli di CEM migliaia di volte più bassi degli standard di sicurezza correnti possono aumentare in maniera significativa il rischio di malattie neurodegenerative (come l’Alzheimer e il morbo di Lou Gehrig) e di sterilità maschile associata a danni alle cellule spermatiche. In uno studio è emerso come chi vive entro 50 m da una linea elettrica ad alta tensione abbia molte più probabilità di sviluppare l’Alzheimer rispetto a chi vive entro i 600 m e oltre. L’aumento del rischio è del 24% dopo un anno, del 50% dopo 5 anni e del 100% dopo 10 anni.



Un’altra ricerca ha dimostrato che utilizzare un telefono cellulare da una a quattro ore al giorno causa un abbassamento della conta spermatica del 40% rispetto agli uomini che non usano il telefonino e le cellule spermatiche che sopravvivono mostrano minore motilità e vitalità. L’esposizione ai CEM (come accade anche per molti inquinanti ambientali) non ha effetti solo sulle persone ma anche sull’intero ambiente naturale.

Gli effetti negativi sono stati dimostrati su un’ampia varietà di piante e animali. Anche a livelli molto bassi, i CEM possono privare uccelli e api della capacità di orientarsi. Numerosi studi correlano questo effetto con il fenomeno che si verifica quando gli uccelli si schiantano e muoiono contro i cavi elettrici o le torri di controllo degli aerei.

Gli stessi effetti sulla navigazione sono stati collegati alla sindrome dello spopolamento degli alveari (SSA), che sta decimando la popolazione globale delle api (in uno studio è stato dimostrato che collocare anche un solo cellulare acceso davanti ad un’arnia porta alla rapida e completa morte dell’intera colonia). E una malattia misteriosa che colpisce gli alberi in Europa è stata collegata alle radiazioni Wi-Fi nell’ambiente.

Come spiegherò nei capitoli successivi, ci sono ormai molte evidenze scientifiche – di alta qualità, tutte con peer review -che dimostrano queste e altre conseguenze assai preoccupanti dovute all’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche. Questi effetti si vedono a livelli di CEM che, secondo le agenzie regolatone come la Federai Communications Commission (FCC) che norma le emissioni dei cellulari negli Stati Uniti, sono assolutamente sicuri.

Un attivista improbabile

Ho iniziato a lavorare alla Columbia University negli anni Sessanta del secolo scorso ma non mi sono sempre occupato di campi elettromagnetici. Il mio PhD in chimica fisica preso alla Columbia e quello in scienza colloidale preso all’Università di Cambridge mi hanno fornito un solido background accademico interdisciplinare in biologia, chimica e fisica. All’inizio ho investito gran parte della mia carriera studiando le proprietà delle superfici e delle pellicole molto sottili, come quelle delle bolle di sapone, che mi hanno poi portato ad esplorare le membrane biologiche che racchiudono le cellule viventi.

Ho studiato la biochimica della sindrome da distress respiratorio del neonato (IRDS in inglese) che fa collassare i polmoni del bambino (conosciuta anche come malattia della membrana ialina). Grazie a queste ricerche ho scoperto che la sostanza sulla superficie dei polmoni sani forma un reticolo che ne previene il collasso nei bambini sani (la sua assenza causa il problema in chi soffre di IRDS). All’epoca un’azienda alimentare mi ha poi assunto per farmi studiare come lo stesso meccanismo potesse essere applicato per fare in modo che non collassassero le bolle d’aria dentro i gelati che quella stessa azienda produceva. Il gelato viene venduto a volume, non a peso, e questo permetteva all’azienda di ridurre la quantità di gelato dentro ad ogni confezione (i miei figli mi hanno criticato non poco per questo lavoro, ma poi si gustavano i campioni di gelato che portavo a casa).

Ho anche condotto ricerche studiando come le forze elettriche interagiscono con le proteine e altri componenti che si trovano nelle membrane nervose e muscolari. Nel 1987 stavo studiando gli effetti dei campi elettrici sulle membrane quando lessi uno scritto della dottoressa Reba Goodman che dimostrava alcuni effetti insoliti dei CEM sulle cellule viventi. Aveva scoperto che anche i campi elettrici relativamente deboli da fonti comuni (come le linee e gli apparecchi elettrici) potevano alterare la capacità delle cellule viventi di produrre proteine. Da tempo sapevo dell’importanza delle forze elettriche sulla funzione cellulare, ma quello studio spiegava che le forze magnetiche (che sono, come spiegherò nel prossimo capitolo, un aspetto chiave dei campi elettromagnetici) avevano anche un forte impatto sulle cellule viventi.

Come gran parte dei miei colleghi, non pensavo che questo fosse possibile. E noto che ci sono alcuni tipi di CEM che tutti sanno essere dannosi per l’uomo. Per esempio i raggi X e le radiazioni ultraviolette sono entrambi riconosciuti come cancerogeni. Ma si tratta di forme ionizzanti di radiazioni. La dottoressa Goodman sosteneva invece che anche le radiazioni non ionizzanti, che hanno molta meno energia dei raggi X, avessero effetti sulla proprietà fondamentale delle cellule e cioè la capacità di stimolare la sintesi delle proteine.

Proprio perché le forme non ionizzanti di CEM hanno tanta energia in meno rispetto alle radiazioni ionizzanti, per lungo tempo si era ritenuto che i campi elettromagnetici non ionizzanti fossero innocui per l’uomo e gli altri sistemi biologici. Certo, si sapeva che un’esposizione sufficientemente elevata ai CEM non ionizzanti causava un innalzamento della temperatura – e che questo aumento poteva causare danni cellulari e portare a problemi di salute – ma si pensava che livelli bassi di CEM non ionizzanti, che non causano aumento di temperatura, non fossero pericolosi. In oltre ventanni di esperienza in alcune delle istituzioni accademiche più importanti, quello era quanto mi era stato insegnato e quanto avevo insegnato. Infatti, il mio dipartimento alla Columbia University (come ogni altro analogo dipartimento di altre università nel mondo) aveva un intero corso sulla fisiologia umana che non menzionava mai i campi elettromagnetici, ad eccezione di quando venivano utilizzati a fini diagnostici per individuare gli effetti della corrente elettrica sul cuore o sul cervello.

Ovviamente i magneti e i campi magnetici potevano avere effetti su pezzi di metallo e altri magneti, ma si pensava fossero inerti, o sostanzialmente deboli, riguardo alla fisiologia umana. Come potete immaginare, trovai intrigante la ricerca della dottoressa Goodman e quando venne fuori che era una mia collega alla Columbia, con l’ufficio giusto nel palazzo a fianco, decisi di incontrarla, faccia a faccia. Non mi ci volle molto per capire che i suoi dati e le sue argomentazioni erano molto convincenti. Così convincenti che non solo mi fecero cambiare opinione sui potenziali effetti sulla salute del magnetismo, ma mi indussero anche ad avviare con lei una lunga collaborazione che è stata molto produttiva e personalmente gratificante.

Durante gli anni in cui abbiamo lavorato insieme, la dottoressa Goodman e io abbiamo pubblicato molti dei nostri risultati su illustri riviste scientifiche. Le nostre ricerche si sono concentrate sul livello cellulare – come il CEM permea la superficie delle cellule e agisce sulla cellula stessa e sul DNA – e abbiamo dimostrato diversi effetti biologici osservabili e ripetibili. Come accade con tutti gli studi che approdano a quelle riviste, anche i nostri dati e le nostre conclusioni sono stati sottoposti a peer review.

Ciò significa che i risultati sono stati controllati prima della pubblicazione per verificare che le tecniche e le conclusioni, basate sulle nostre misurazioni, fossero appropriate. I risultati sono stati successivamente confermati da altri scienziati in altri laboratori nel mondo, ciascuno indipendente dall’altro.

Troppo Connessi? – Libro

Martin Blank – Cellulari, smartphone, wifi, dispositivi elettrici – Le verità scientifiche sui pericoli delle radiazioni elettromagnetiche per la nostra salute

Cellulari e tumori: nuovo allarme europeo

23/01/2013 Cellulari e tumori: nuovo allarme europeo L’agenzia Ue per l’ambiente rilancia l’allerta per il legame tra cellulari e insorgenza di tumori. “Anche se non esiste chiarezza scientifica sulla relazione tra l’utilizzo del cellulare e tumori al cervello, da studi e ricerche è sempre più solida l’evidenza di questo legame”, ha affermato Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Aea, in occasione del lancio dell’ultimo rapporto “Late Lessons from Early Warnings, volume 2”.

Dic 12, 2016

Telelavoro: come lavorare correttamente in movimento o da casa – VIDEO

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Per molti lavoratori l’utilizzo di computer, smartphone e tablet in situazioni di viaggio o a casa, è cosa oramai consueta. Alcuni, addirittura, lavorano esclusivamente in telelavoro dalla loro abitazione.

Tuttavia, anche se il lavoro da casa o in viaggio può offrire diversi vantaggi, spesso il posto di lavoro risulta improvvisato, o l’utilizzo dello strumento tecnologico scomodo e inadeguato.

In queste specifiche situazioni lavorative è molto probabile sentire dolori alla nuca, alle spalle, ai polsi oppure mal di testa.

Sono quindi necessari piccoli accorgimenti e misure di prevenzione per evitare mal di testa, tensioni alla nuca, bruciore agli occhi e dolori muscolo-scheletrici.

Per migliorare la prevenzione dei lavoratori che utilizzano dispositivi mobili o che lavorano tramite computer in viaggio o da casa segnalo questi bei video di Vodafone Spagna:

Usare il computer portatile in mobilità

El portátil en movilidad. Vodafone

El uso de dispositivos móviles para ocio o trabajo puede aportarte grandes beneficios siempre que adoptes hábitos saludables al utilizarlos, como una postura correcta, descansos regulares y un correcto ajuste del equipo. Siempre que te sea posible: √ Para aliviar la tensión muscular de la espalda: * Mantener la espalda recta y descansada sobre un respaldo.

Usare il computer portatile a casa

El portátil en casa. Vodafone

El uso de dispositivos móviles para ocio o trabajo puede aportarte grandes beneficios siempre que adoptes hábitos saludables al utilizarlos, como una postura correcta, descansos regulares y un correcto ajuste del equipo. Siempre que te sea posible, es aconsejable: √ Si usas el portátil en el sofá: * Hacer descansos más frecuentes porque no es la mejor postura para la espalda.

 Usare il telefono cellulare in movimento

El móvil o smartphone. Vodafone

El uso de dispositivos móviles para ocio o trabajo puede aportarte grandes beneficios siempre que adoptes hábitos saludables al utilizarlos, como una postura correcta, descansos regulares y un correcto ajuste del equipo. Siempre que te sea posible realiza las siguientes acciones para mejorar tu experiencia.

Grande novità per i tecnostressati di Pisa e Livorno!

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E’ attivo il primo sportello gratuito “Tecnostress e Dipendenza Tecnologica”, in collaborazione con la Pubblica Assistenza Litorale Pisano- ANPAS.

Lo sportello è rivolto ad una utenza la cui problematica è nella smodata ed eccessiva relazione con Internet, Social Network, Smartphone, eccetera, che può causare difficoltà psicologiche di vario tipo; tra cui: alienazione ed isolamento, disturbi dell’attenzione, difficoltà relazionali, stati depressivi, eccetera.

Si tratta di un servizio specifico per persone che sentono di avere una problematica nell’interazione con le tecnologie, capiscono che questo inficia la loro qualità della vita e del lavoro in modo permanente, con comportamenti che possono anche ‘sconfinare’ in un quadro psicopatologico, oltre che causare condizioni di stress lavorativo ma anche sociale e relazionale.

Questo sportello di natura socio-sanitaria è particolarmente indicato, ad esempio, per lo studente che vuole studiare ma non riesce disturbato dall’uso smodato dello smartphone; per coloro che intendono perseguire un progetto di lavoro dove le tecnologie ostruiscono la strada invece di essere di aiuto; per le persone che rimanendo a casa senza lavoro vengono ‘fagocitati’ dall’uso tecnologico per compensare tale disagio; per i lavoratori che capiscono quanto e come questa sia una forma di evitamento da un lavoro spesso non gratificante; per le persone che hanno smesso di ‘lottare’ nella vita e si ‘rifugiano’ nelle tecnologie in modo ossessivo.

Lo sportello – localizzato presso il servizio di Pubblica Assistenza Litorale Pisano (via della Repubblica Pisana, 68, 56128 Pisa) – è aperto il giovedì pomeriggio ed è gratuito, basta richiedere un appuntamento al numero 050 36750, oppure sul sito palitoralepisano.it.

L’ideazione e le attività dello sportello “Tecnostress e Dipendenza Tecnologica” sono a cura del dott. Alessandro Drago – Psicoterapeuta e Psicologo del Lavoro.

Nov 28, 2016

Tecnostress: sfide e rischi dell’innovazione tecnologica.

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Articolo divulgativo del dicembre 2015 sul tema del tecnostress tratto dalla rivista specializzata “Ambiente&Sicurezza sul Lavoro” con intervista a Sara Stabile (chimico e Ricercatore presso il Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale dell’INAIL) sul fenomeno del “Tecnostress”.

Nell’articolo si danno alcune pillole di informazioni generali sulla questione, si dichiarano l’importanza di formazione e informazione specifica ma, quando si viene all’attività pratica, si enuncia la presenza di un solo progetto – peraltro regionale – e in modo abbastanza incomprensibile.

E’ passato un’anno da allora. In questo tempo INAIL avrebbe già potuto fare molta più informazione sull’argomento tecnostress e anche qualcosa di pratico (che so … una bella linea guida per la valutazione in ambienti di lavoro ad alta densità tecnologica). E invece vedo tanti begli incontri, sento molte belle parole, ma non trovo mai un materiale INAIL pratico e utile per iniziare a ragionare la tutela dei lavoratori dallo stress tecnologico.

Sarò pessimista, ma mi sa che ci moriremo di tecnostress …

Clicca qui per scaricare l’articolo (pdf, 843k)

Nov 23, 2016

Disponibile la CheckList TecnoStress per i professionisti della Sicurezza sul Lavoro.

valutazione-tsDella (mancata) valutazione del rischio Tecnostress da parte delle aziende italiane – vuoi per leggerezza culturale sul tema, vuoi per la mancanza di strumenti operativi per svolgerla, vuoi perché la tecnologia si evolve continuamente e altrattanto rapidamente cambiano i suoi modi d’uso e si sviluppano nuove dipendenze – ho parlato in questa pagina.

Ma, dato che il rischio esiste in modo certo in numerose attività moderne, e visto che la normativa impone la valutazione di tutti i rischi, è indubbia l’obbligatorietà della valutazione.

Quindi, praticamente, come fare?

A questa domanda – fatta da RSPP, professionisti e formatori della Sicurezza sul lavoro – risponde una nuova pubblicazione di Enzo di Frenna intitolata “Check List Tecnostress”, disponibile da oggi  a questa pagina.

La pubblicazione è ricchissima. Non solo una sua collaudata e premiata Check List specifica (con i Fattori Critici che segnalano il rischio TecnoStress, i 32 Nuovi Indicatori del rischio TecnoStress Digitale e Touch, i passi da seguire per Valutare il rischio TecnoStress e numerosi altri strumenti), ma anche delle pubblicazioni ‘bonus‘ su temi specifici (come i campi elettromagnetici, e la normativa vigente).

Di seguito, pubblico il comunicato stampa che mi ha inviato Enzo. Visitate questa pagina per leggere la presentazione del prodotto e per acquistarlo.

TecnoStress, arriva il metodo per valutarlo nelle aziende e difendere la salute dei lavoratori.

cover-metodo-valutazioneLa valutazione del rischio TecnoStress nel lavoro digitale è obbligatoria. Lo dice chiaramente il Decreto legislativo 81 del 2008 (tutela della salute e sicurezza dei lavoratori) e quindi informatici, giornalisti, analisti finanziari, infomarketer, grafici, operatori di call center, e decine di altre professioni che utilizzano le nuove tecnologie connesse a Internet, devono rivolgersi al proprio datore di lavoro (imprenditore) e pretendere la valutazione del TecnoStress, poiché può provocare numerosi sintomi: mal di testa, stanchezza cronica, ansia, ipertensione, attacchi di panico, disturbi al cuore, gastrite, fino alla depressione nei casi gravi.

Sono migliaia le aziende che oggi valutano lo stress lavoro correlato (così lo definisce la normativa italiana), anche perché esiste una Check List approvata a riconosciuta. Ma nel caso del TecnoStress, invece, esiste un vuoto metodologico poiché il Decreto Legislativo 81 è uscito nel 2008 e la tecnologia “touch” non esisteva all’epoca in modo così diffuso.

Questo vuoto è stato colmato da Netdipendenza Onlus, che ha effettuato il primo progetto di valutazione del TecnoStress in una società per azioni nel campo informatico, creando un metodo di valutazione e una apposita “Check List TecnoStress” che è stato premiato dall’Inail nel 2015, all’interno della Campagna europea Eu-Osha per la prevenzione dello stress lavoro correlato.

Dal 23 novembre questo metodo è disponibile on line alla pagina valutazionetecnostress.it

Gli imprenditori non hanno più scuse: se non valutano il rischio TecnoStress per la tutela della salute dei loro dirigenti e lavoratori, rischiano la violazione della normativa e – come scrive l’ex giudice Raffaele Guariniello (autore della prima sentenza sul TecnoStress) – rischiamo di pagare multe salate e addirittura l’arresto, qualora il lavoratore provasse in tribunale che il TecnoStress ha danneggiato gravemente la sua salute e la vita personale.

«In Italia una sentenza della Procura di Torino ha dichiarato che il TecnoStress è una nuova malattia professionale – spiega Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus e ideatore del metodo di valutazione del rischio – e nel 2014 l’INAIL, durante un congresso di medici del lavoro a Rimini, ha preso una posizione netta: il TecnoStress è una malattia professionale “non tabellata” (onere della prova a carico del lavoratore), ma è un rischio concreto nel lavoro moderno, in cui tutti usano il computer, il telefono cellulare, il tablet, Internet e flussi enormi di informazioni digitali».

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