Il rischio stress e l’organizzazione temporale del lavoro nella norma UNI EN ISO 10075-3

benessere

Da PuntoSicuro, segnalo questa relazione di Paola Cenni (Commissione Ergonomia UNI) sulle indicazioni tratte da UNI EN ISO 10075-3 per la valutazione del carico di lavoro mentale.

Si tratta di un estratto del Convegno “L’importanza della normazione tecnica volontaria per capire e valutare il livello di benessere psicofisico, sicurezza sul lavoro e performance produttiva. Norme ergonomiche UNI EN ISO e buone prassi sul problema del carico mentale e dello stress lavoro-correlato”, organizzato dall’Ente Italiano di Normazione (UNI), per richiamare l’attenzione dei principali stakeholders italiani (economici e istituzionali) sulla normazione tecnica volontaria e sulla sua influenza nella politica economica nazionale.



Alla fine dell’articolo potete anche scaricare il documento della relazione.

Il rischio stress e l’organizzazione temporale del lavoro

Le indicazioni tratte da UNI EN ISO 10075-3 per la valutazione del carico di lavoro mentale: i rischi da fatica mentale, monotonia, ridotta vigilanza e saturazione mentale. Pubblichiamo un estratto del Convegno “L’importanza della normazione tecnica volontaria per capire e valutare il livello di benessere psicofisico, sicurezza sul lavoro e performance produttiva.

Ott 22, 2016

“La sicurezza in ufficio”. Agenti fisici che favoriscono il tecnostress: ergonomia, illuminazione, qualità dell’aria indoor e microclima.

ufficio-anti-tecnostress

Il Tecnostress derivante dall’utilizzo continuativo di tecnologie sul luogo di lavoro può certamente essere incrementato o acuito da altri fattori relativi all’ambiente fisico d’ufficio, come l’ergonomia della postazione di lavoro, l’illuminazione, la qualità dell’aria indoor e ilmicroclima.

Recentemente, l’Ufficio Speciale Prevenzione e Protezione dell’Ateneo dell’Università degli Studi di Roma – La Sapienza, ha distribuito il documento “La sicurezza in ufficio”,  dedicato alle misure di tutela della salute e sicurezza nelle attività d’ufficio, con particolare riferimento ai parametri fisici che possono influenzare l’ambiente di lavoro.

Si parla di ergonomia (“disciplina che ha per oggetto il rapporto tra l’uomo e la prestazione lavorativa” con l’obiettivo di “individuare le giuste soluzioni per evitare effetti dannosi sulla salute dell’individuo, piuttosto che curarli dopo che si sono manifestati”) e dei necessari requisiti che deve avere un posto di lavoro ben concepito come “migliore premessa per garantire il benessere lavorativo e, di conseguenza, un buon rendimento sul lavoro”.

E si parla più diffusamente di parametri fisici che possono influenzare molto l’ambiente di lavoro: illuminazione, qualità dell’aria indoor e microclima.

Riguardo all’illuminazione si ricorda che un ambiente di lavoro “deve essere dotato di sufficiente illuminazione naturale, eventualmente integrata da sistemi di illuminazione artificiale anche localizzati” per poter garantire buona visibilità, comfort visivo, sicurezza. E si segnalano alcuni accorgimenti per prevenire i disturbi connessi con l’ errata illuminazione del posto di lavoro.

Sulla qualità dell’aria indoor si ricordano i principali fattori di inquinamento dell’aria indoor (contaminanti biologici, contaminanti fisici e contaminanti chimici); le esigenze di benessere della maggior parte delle persone presenti nell’ambiente di lavoro e alcuni accorgimenti per contrastare la nocività degli agenti inquinanti.

Sul microclima si ricorda che è un microclima confortevole “quello che suscita nella maggioranza degli individui presenti, una soddisfazione per l’ambiente dal punto di vista termoigrometrico, e quindi una situazione di benessere termico o comfort” e sono riportati alcuni accorgimenti per prevenire il discomfort termico.

Clicca qui per scaricare il documento “La sicurezza in ufficio” (pdf 7,1 Mb)

Aumenta il bisogno di Digital Detox e nascono i primi servizi dedicati alla disintossicazione da smartphone e internet

digital-detox-2

Come ho previsto un paio d’anni fa in questo articolo è oggi sempre più sentita tra le persone l’esigenza di una qualche forma di Digital Detox, cioè di sospensione volontaria dall’utilizzo di apparecchiature digitali e di dispositivi tecnologici (smartphone, computer, tablet, e tutti i servizi erogati in rete) per un determinato periodo di tempo.

Stanno quindi nascendo anche in Italia una serie di interessanti idee e iniziative italiane e internazionali di formazione, training aziendale e turistico/ricreative rivolte alla creazione di eventi, momenti e situazioni di Digital Detox.

Due notizie degli ultimi giorni mi pare mostrino con evidenza il fatto che Digital Detox non è più solo un concetto o una filosofia, ma un’esigenza sentita da sempre più persone che si traduce oggi anche in idee commerciali e opportunità di marketing:

1) “Allora #posal0” e “Giù i telefoni, su lo sguardo” sono gli slogan scelti da Nudge Italia – un gruppo di giovani ricercatori nel campo delle scienze del comportamento che riescono a spingere i cittadini verso comportamenti virtuosi, improntati al benessere personale e collettivo, ha fatto un primo esperimento sul campo di “digital detox” proponendo ai clienti dei due pub milanesi di posare i loro smartphone nei contenitori collocati all’ingresso per disintossicarsi temporaneamente dall’utilizzo intenso dei device digitali e ridurre i livelli di stress e ansia, ritrovando al tempo stesso il piacere dell’interazione e della vera socializzazione con le persone.

”Giù i telefoni, su lo sguardo”, il digital detox ti aiuta a stare con gli altri

”SEI davvero social? Allora #posalo” o anche ”giù i telefoni, su lo sguardo”: sono gli slogan scelti dai ragazzi di Nudge Italia – gruppo di giovani ricercatori nel campo delle scienze del comportamento, nato per iniziativa di Paolo Moderato, ordinario di Psicologia Generale presso l’Università IULM di Milano – per il loro primo esperimento sul campo di ”digital detox”.

2) Digital Detox obbligatorio due ore la settimana per i dipendenti Virgin. La multinazionale britannica Virgin ha introdotto una nuova policy per i 200 dipendenti degli uffici degli Stati Uniti e del Regno Unito che hanno l’obbligo di allontanarsi dalle loro scrivanie ogni mercoledì mattina, dalle 10 alle 12, di spegnere i loro smartphone e prendersi qualche ora per passeggiare all’aria aperta, parlare con il proprio capo, andare in palestra o usufruire di uno dei tanti servizi proposti dall’azienda. Lisa Thomas, responsabile del marchio Virgin, spiega che: “La nostra missione è avere una forza lavoro felice e soddisfatta, solo così pensiamo possa rendere di più nelle ore lavorative. Vogliamo che la gente raggiunga un buon equilibrio tra lavoro e vita personale”.

”Staccati da pc e smartphone”, se lavori per Richard Branson è un obbligo

NON è la prima volta che Richard Branson si prende cura dei suoi dipendenti. Dopo le ferie illimitate e un anno di riposo a stipendio pieno per i neo genitori, è la volta del digital detox, nuova ”coccola” imposta per ottenere di più.

Branson obbliga i dipendenti della Virgin a staccare da smartphone e pc

Richard Branson colpisce ancora. Il patron della Virgin, sempre attento alla salute e al benessere dei suoi dipendenti, ha deciso di lanciare il digital detox, bandendo smartphone e pc dal posto di lavoro. Il fondatore della multinazionale britannica ha deciso, per il bene dei suoi dipendenti, di imporre un codice di comportamento in cui è previsto uno stop all’uso dei dispositivi digitali.

Why Richard Branson’s company is making employees take a ‘digital detox’

LONDON – Sir Richard Branson probably isn’t your boss. But if he was, he’d tell you to unplug for a moment, maybe even two. Virgin, the British multinational company founded by Branson, recently instituted a new requirement that some of its employees turn off email for two hours a week in a bid to improve their wellbeing and creativity.

DigitalDetox_02

Set 26, 2016

Garante della Privacy: il datore di lavoro non può controllare in maniera indiscriminata la posta elettronica e la navigazione web dei suoi lavoratori.

privacy-in-internet-and-email

Recentemente, il Garante della Privacy ha vietato a un’università italiana il monitoraggio massivo delle attività in Internet dei propri dipendenti.

Il caso era stato denunciato dal personale tecnico-amministrativo e docente per violazione della propria privacy e controllo a distanza.

Durante l’istruttoria, l’amministrazione ha sostenenuto che l’attività di monitoraggio erb e email era attivata saltuariamente, solo in caso di rilevamento di software maligno e di violazioni del diritto d’autore, e ha inoltre aggiunto che non venivano trattati dati personali dei dipendenti connessi alla rete.

L’istruttoria del Garante ha invece evidenziato che tutti i dati raccolti erano chiaramente riconducibili ai singoli utenti, anche grazie al tracciamento puntuale degli indirizzi Ip (indirizzo Internet) e dei Mac Address (identificativo hardware) dei diversi pc assegnati ai dipendenti.

L’infrastruttura adottata dall’Università consentiva la verifica costante e indiscriminata degli accessi utenti alla rete e all’email utilizzando sistemi e software che operavano in background e non necessari per lo svolgimento delle attività lavorative, violando lo Statuto dei Lavoratori (anche nella nuova versione modificata dal cosiddetto Jobs Act) che in caso di controllo a distanza prevede l’adozione di specifiche garanzie per il lavoratore.

Per ultimo, l’Università non aveva fornito agli utilizzatori della rete un’idonea informativa privacy, se non una mera comunicazione al personale del regolamento relativo al corretto utilizzo delle attrezzature informatiche, violando così il principio di liceità alla base del trattamento.

“Il datore di lavoro non può controllare a tappeto email e web del lavoratore”

ROMA – Il datore di lavoro non puù controllare in maniera indiscriminata la posta elettronica e la navigazione web dei suoi lavoratori. Perché questo è in contrasto con il Codice della privacy e con lo stesso Statuto dei lavoratori. La decisione è stata adottata dal Garante, che ha vietato a un’università il monitoraggio massivo delle attività in Internet dei propri dipendenti.


Altri articoli di questo periodo relativi al tema del controllo e dei suoi limiti da parte del datore di lavoro delle attività internet dei propri lavoratori:

I lavoratori devono essere informati. Il datore di lavoro non può spiare le mail
Intervento di Antonello Soro, Presidente Garante privacy

I lavoratori devono essere informati. Il datore di lavoro non può spiare… – Garante Privacy

I lavoratori devono essere informati. Il datore di lavoro non può spiare le mail Intervento di Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali Ma davvero, da oggi, i lavoratori europei potranno essere spiati dai loro datori di lavoro?

Corte di Strasburgo: l’email aziendale può essere controllata e portare al licenziamento

Corte di Strasburgo: l’email aziendale può essere controllata e portare al licenziamento

lavoro Un’email può costare il posto il lavoro. Anche se il contenuto è personale. A decretarlo, mentre in Italia si dibatte sul controllo a distanza previsto dal Jobs Act, la Corte europea dei diritti umani, che in una sentenza ha stabilito che una società privata non viola il diritto alla privacy di un dipendente quando controlla le sue comunicazioni sugli account aziendali.

Controllo delle e-mail aziendali e rischio di licenziamento: facciamo chiarezza!

http://www.mmlex.it/controllo-delle-e-mail-aziendali-e-rischio-di-licenziamento-facciamo-chiarezza/

Può il datore di lavoro leggere la mail aziendale del dipedente?

Può il datore di lavoro leggere la mail aziendale del dipedente?

Può il datore di lavoro leggere la mail aziendale del dipedente? Può il datore di lavoro leggere la mail aziendale del dipendente? Risponde l’Agenzia Investigativa EUROPOL: Lo Statuto dei Lavoratori, Art.

Jobs Act, ora l’azienda può controllare il lavoratore usando smartphone e pc

Jobs Act, ora l’azienda può controllare il lavoratore usando smartphone e pc – Il Fatto Quotidiano

Computer, tablet, smartphone e badge. Con il Jobs act, tutti questi strumenti di lavoro potranno essere controllati dall’azienda senza un precedente accordo sindacale. E sulla base dei dati raccolti, l’impresa potrà prendere provvedimenti disciplinari nei confronti dei dipendenti. Si tratta di una delle novità più delicate previste dal decreto semplificazioni della riforma del lavoro, approvato in via …

Set 24, 2016

Ricerca sul tecnostress nei lavoratori “Exploring Technostress: Results of a Large Sample Factor Analysis”

tecnostress-ricerca

Frugando in rete in questi gorni di fine estate ho trovato questa bella ricerca “Exploring Technostress: Results of a Large Sample Factor Analysis” di Steponas Jonušauskas (Business Management School Mykolas Romeris University, Vilnius, Lithuania) e Agota Giedre Raisiene (Faculty of Politics and Management, Mykolas Romeris University, Vilnius, Lithuania).

La ricerca, progettata sulla base dell’analisi fattoriale, è stata svolta su di un campione composto da 1013 individui che fanno uso di ICT nel loro lavoro quotidiano, con un questionario di 68 domande finalizzate a identificare cause e conseguenze del tecnostress.

L’approfondita costruzione delle domande. suddivise in elementi chiave del tecnostress, possono essere utili a coloro che vogliono progettare modelli di valutazione e/o scale di misurazione del tecnostress.

Exploring Technostress: Results of a Large Sample Factor Analysis
Steponas Jonušauskas, Agota Giedre Raisiene

Abstract
With reference to the results of a large sample factor analysis, the article aims to propose the frame examining technostress in a population.

The survey and principal component analysis of the sample consisting of 1013 individuals who use ICT in their everyday work was implemented in the research. 13 factors combine 68 questions and explain 59.13 per cent of the answers dispersion.

Based on the factor analysis, questionnaire was reframed and prepared to reasonably analyze the respondents’ answers, revealing technostress causes and consequences as well as technostress prevalence in the population in a statistically validated pattern.

A key elements of technostress based on factor analysis can serve for the construction of technostress measurement scales in further research.

Clicca qui per scaricare il testo completo della ricerca in pdf

Pagine:«1234567...47»

Categorie degli articoli

error: Content is protected !!