Lug 10, 2016

Allarme Tecnostress per i medici e i lavoratori della sanità

Alle tante cause che si annoverano come scatenanti e motivo di stress nel settore sanitario, adesso se ne aggiunge una nuova: la tecnologia.

Secondo un studio americano, la maggior parte dei medici che fanno uso di cartelle cliniche elettroniche e software di registrazione delle prenotazioni, tendono nel tempo, ad essere insoddisfatti, perché costretti a passare troppo tempo in mansioni di segreteria piuttosto che al “capezzale” del paziente.

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Stress in corsia. E se fosse colpa anche della tecnologia?

01 LUG – (Reuters Health) – Secondo quanto emerge da un recente studio statunitense, la maggior parte dei medici che fanno uso di cartelle cliniche elettroniche e di software di registrazione delle prenotazioni, tendono ad essere meno soddisfatti a causa del tempo, troppo, che spendono nelle mansioni di segreteria e -sempre secondo lo studio – sono a più alto rischio di burnout rispetto ad altri sanitari che utilizzano le tradizionali modalità cartacee.



Tecnologia in corsia: secondo uno studio americano è causa di stress e burnout

Lo stress in corsia non è di certo un fenomeno nuovo; tutte le figure professionali che hanno a che fare con persone che hanno bisogno di aiuto, sono a rischio stress lavoro correlato e a rischio burnout. Alle tante cause che si annoverano come scatenanti e motivo di stress, adesso sembra aggiungersene una nuova: la tecnologia.

Scrivere a penna batte prendere appunti col PC o tablet 2 a zero!

Uno studio di Microsoft sottolinea il potere della penna e della scrittura nel processo di apprendimento, in un’epoca in cui molti studenti e lavoratori utilizzano ormai solamente il portatile con la tastiera per prendere appunti.

“Forse, non dovrebbe sorprendere che l’acquisizione e l’interiorizzazione delle nozioni possano migliorare grazie a un gesto naturale, ossia prendere appunti a mano’”.

Penna batte tastiera, Microsoft: scrivere a mano stimola di più il cervello

PRENDERE appunti scrivendo a mano comporta una maggiore elaborazione e selezione delle informazioni rispetto alla digitazione da tastiera, e questo vale anche se gli appunti sono presi in formato digitale, tramite pennino.

Articolo su Repubblica.it dei 1 luglio sui danni al gomito per uso eccessivo del cellulare

Usare il cellulare fa male al braccio. Parola di neurologo

Non c’è solo il gomito del tennista ma anche quello da uso del cellulare. Non è un’esagerazione ma il risultato dello studio dei ricercatori dell’Istituto di Neurologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma.

Intervista sulle onde elettromagnetiche e sui rischi dell’elettrosmog per l’uomo del dottor Giuseppe Miserotti in una intervista di FQ Radio

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Come ben sapete da alcuni articoli che ho già pubblicato sugli argomenti campi magnetici ed elettrosmog’, noi tutti viviamo oggi completamente immersi in un campo elettromagnetico continuo, generato da tutti gli strumenti elettronici che ci circondano e dalle infrastrutture per farli funzionare. Come ci ricorda Wikipedia:

“Con il termine inquinamento elettromagnetico o elettrosmog si intende l’inquinamento derivante in genere da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti. Si parla quindi dell’intervallo di frequenze che va da 0 Hz (campi statici) alle frequenze della radiazione visibile (laser e luce incoerente).

Le radiazioni comprendono quelle prodotte dai radar, dalle infrastrutture di telecomunicazioni come la radiodiffusione e la telediffusione (emittenti radiofoniche e televisive), ponti radio, reti per telefonia cellulare, dagli stessi telefoni cellulari, dagli apparati wireless utilizzati soprattutto in ambito informatico (campi EM ad alta frequenza) e dalle infrastrutture di trasporto dell’energia elettrica tramite cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità come gli elettrodotti della rete elettrica di distribuzione (campi EM a bassa frequenza).

Nel 2001 l’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), parte dell’Organizzazione mondiale della sanità delle Nazioni Unite, ha inserito i campi magnetici in bassa frequenza in categoria 2B considerando un raddoppio del fattore di rischio (leucemia infantile) per esposizioni a valori di campo magnetico superiori a 0,4 microTesla. L’IARC nel 2011 ha inserito anche i campi elettromagnetici in alta frequenza in categoria 2B (senza definire una dose). La categoria 2B comprende i possibili cancerogeni per l’uomo; l’International Commission for Electromagnetic Safety (Icems) ha sottolineato nel 2012 la possibilità di aumenti a due cifre di alcune incidenze tumorali. Tuttavia, effetti biologici non oncologici (sull’uomo e sugli animali) e oncologici (sugli animali) sono universalmente riconosciuti.

L’Organizzazione mondiale della sanità afferma che “ad oggi, nessun effetto dannoso per la salute è stato riconosciuto come causato dall’uso di telefoni mobili.” Alcune autorità nazionali hanno raccomandato ai loro cittadini, come semplice norma precauzionale, di minimizzarne l’esposizione.”.

Siamo in una bolla costante di elettrosmog, eppure se ne parla poco, troppo poco. Perché se ne parla così poco?

Sicuramente, non conviene parlarne alle corporazioni della tecnologia che hanno bisogno di elettrosmog per funzionare e limitano l’allarme a poche parole nel libretto di istruzioni; e non interessa parlarne alle persone, troppo prese dal messaggio da inviare ora rispetto al problema di salute di domani.

Cosa sappiamo delle onde elettromagnetiche e del loro impatto sulla salute umana? Quali sono i rischi dell’elettrosmog per l’uomo?

Chi vuole saperne di più può ascoltare il podcast del dottor Giuseppe Miserotti, medico di famiglia vice-presidente Isde Italia Nord (Emilia Romagna) in una intervista di FQ Radio.

 

Giu 11, 2016

Attenzione: siamo tutti a rischio di Computer Vision Syndrome (CVS)!

Computer-Vision-Syndrome

Nei giorni scorsi il New York Times ha pubblicato un lungo articolo dedicato alla Computer Vision Syndrome – in italiano tradotta come sindrome da pc – un problema che affligge chi per mestiere, o per altri motivi, rimane seduto davanti a uno schermo monitor per tante ore al giorno, con effetti a carico della vista (visione offuscata o doppia così come bruciore , prurito , secchezza e arrossamento), neurologici (mal di testa) e muscolo-scheletrici (mal di testa, dolori al collo e alla schiena).

Il dato di partenza è la potenziale diffusione di questo rischio a circa 70 milioni di persone nel mondo, un numero destinato a crescere esponenzialmente nei prossimi anni, secondo lo studio “Impact of computer technology on health: Computer Vision Syndrome (CVS)” condotto da due specialisti degli occhi, Tope Raymond Akinbinu della Nigeria e Y. J. Mashalla del Botswana, e pubblicato nella sezione Medical Practice and Reviews dell’Academic Journal, di cui qui sotto trovare l’abstract (in inglese e con traduzione Google in italiano) e che potete scaricare integralmente cliccando qui.

In today’s society, the use of computer as a tool at workplaces, academic institutions, recreation facilities and homes has become very common. It is estimated that globally, about 45 to 70 million people spend hours staring into a video display terminal, popularly known as computer screen. Several studies, mainly in developed countries, have shown an association between computer use and visual health related symptoms (Computer Vision Syndrome, CVS) in both children and adults. In this report, a review of literature on CVS was undertaken to determine the prevalence of CVS and compare the prevalence between studies. The risk factors associated with the syndrome range from individual visual problems and poor ergonomics. The most common symptoms include headache, eye strain, double vision, dry eyes, eye fatigue and other symptoms of eye strain. The prevalence of the symptoms varied between studies. It is concluded that, as computer users are increasing rapidly, they are at risk of CVS. A better understanding of the pathophysiology underlying CVS is necessary to empower practitioners to accurately diagnose and treat patients with CVS; necessary precautions and care should be exercised to prevent serious impact of CVS on productivity and sustainable economic development of countries in Africa. In addition, special attention should be given to the young population including children and students in schools, colleges and universities.

Nella società di oggi, l’uso del computer come strumento nei luoghi di lavoro, istituzioni accademiche, strutture ricreative e abitazioni è diventato molto comune. Si stima che a livello globale, circa 45 a 70 milioni di persone passano ore a fissare un terminale video, popolarmente noto come schermo di un computer. Diversi studi, soprattutto nei paesi sviluppati, hanno dimostrato un’associazione tra l’uso del computer e sintomi correlati con la salute visiva (Computer Vision Syndrome, CVS) in bambini e adulti. In questo rapporto, una revisione della letteratura sul CVS è stato intrapreso per determinare la prevalenza di CVS e confrontare la prevalenza tra gli studi. I fattori di rischio associati con la gamma sindrome da singoli problemi visivi e l’ergonomia poveri. I sintomi più comuni sono mal di testa, affaticamento degli occhi, visione doppia, secchezza degli occhi, affaticamento della vista e altri sintomi di affaticamento degli occhi. La prevalenza dei sintomi varia tra gli studi. Si è concluso che, come gli utenti di computer sono in rapido aumento, che sono a rischio di CVS. Una migliore comprensione della fisiopatologia sottostante CVS è necessaria per consentire ai professionisti di diagnosticare con precisione e trattare i pazienti con CVS; le precauzioni e le cure necessarie devono essere esercitate per prevenire gravi impatto del CVS sulla produttività e lo sviluppo economico sostenibile dei paesi in Africa. Inoltre, particolare attenzione deve essere data alla giovane popolazione, compresi i bambini e gli studenti delle scuole, college e università.

Le categorie professionali più soggette a questo problema el CVS sono quelle tipicamente ‘computer based’: giornalisti, commercialisti, controllori di volo, pubblicitari, creativi digitali, studenti, segretarie, Net Worker in genere; ma anche i milioni di bambini che trascorrono molte ore con i videogame corrono dei forti rischi.

Per gli autori, le cause della CVS sono essenzialmente fisiche:

– La scarsa definizione dei pixel sul video obbliga gli occhi ad un’eccessivo sforzo di concentrazione; nel tentativo spontaneo di rilassarsi, gli occhi passano continuamente dal monitor ad un punto esterno, aumentando la fatica visiva;

– La fissità della visione a monitor produce una diminuzione del battito di ciglia (dalle consuete 17 volte al minuto a una media di 12 o massimo 15 battiti al munito) con la conseguente scarsa lubrificazione dell’occhio e la sensazione di occhio secco o irritato.

– La distanza della testa dallo schermo e la posizione rispetto ad esso non sono corrette: lo schermo dovrebbe essere a circa 50/70 centimetri di distanza dal viso e il centro del monitor dovrebbe essere da 10 a 20 centimetri inferiore agli occhi per ridurre la superficie di monitor esposta agli occhi e per permette al collo di rimanere in una posizione più rilassata.

Quindi le soluzioni sono quelle già note principalmente relative all’ergonomia del lavoro digitale (e ne ho parlato più volte in questo blog).

Una maggior attenzione delle impresa nella progettazione delle postazioni di lavoro, una scelta più ragionata delle tecnologie utilizzate, una maggior cura dell’illuminazione ambientale (insieme ad altri piccoli accorgimenti come l’utilizzo di font facilmente leggibili, la pulizia superficiale dei monitor, l’utilizzo di lenti bifocali o progressive, l’uso di gocce lubrificanti per gli occhi e di deumidificatori) possono consentire di prevenire in modo efficace il rischio CVS.

Per saperne di più sulla Computer Vision Syndrome (CVS)

Impact of computer technology on health: Computer Vision Syndrome (CVS), Akinbinu, T. R., & Mashalla, Y. J.* (2014). Impact of computer technology on health: Computer Vision Syndrome (CVS). Medical Practice and Reviews, 5(3), 20-30.

I consigli dell’American Academy of Ophthalmology sulla Computer Vision Syndrome

Il sito specifico Computer Vision Syndrome

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