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Mag 12, 2014

Tecnostress in ufficio? Arriva la meditazione Mindfulness per ridurre lo stress tra i lavoratori

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Si fa un gran parlare in questo periodo dell’applicazione di pratiche  di Mindfulness per ridurre lo stress dei lavoratori.

Con il termine Mindfulness (traduzione inglese della parola “sati” della lingua pali), in ambito psicologico si intende essenzialmente la “consapevolezza” dei propri pensieri, azioni e motivazioni. Mindfulness è una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nel qui e ora, intenzionalmente e in modo non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé mediante una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

La Mindfulness è quindi una pratica di meditazione ideata dal medico statunitense Jon Kabat-Zinn per stimolare la concentrazione e la percezione di ciò che accade nel presente che sta trovando applicazione in diversi settori: luoghi di lavoro, promozione della salute, vita di relazione, carceri, scuola, vita privata.

In realtà, la Mindfulness non è una tecnica ma uno stato attentivo della mente, uno stato di coscienza in cui i pensieri, le emozioni e le azioni vengono liberate dagli abituali e talora automatici schemi di elaborazione che possono attivare e mantenere alcune condizioni disfunzionali, o decisamente patologiche, attuando un progressivo processo di consapevolezza e di decentramento.

Nella pratica, un percorso di MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) prevede 8 sedute di 2 ore ciascuna più una giornata di full immersion. Si parte riattivando la capacità di mettersi in ascolto di se stessi e del proprio corpo, delle sensazioni che ci manda, gradevoli o sgradevoli, imponenti o insignificanti. E se la mente si distrae, perdendosi in pensieri, ricordi o progetti, con pazienza la si riporta sulla parte del corpo che si sta “ascoltando”. Poi si passa all’osservazione del respiro e si passa poi ad esplorare altri gesti quotidiani e “scontati”, come camminare, mangiare o guidare la macchina, attività che solitamente svolgiamo automaticamente. Infine si passa al pensiero, all’ascolto consapevole del suo flusso incessante, e a tutte le sensazioni che arrivano dall’esterno.  I risultati non arrivano subito, né bisogna aspettarli con ansia, ma bel giorno, all’improvviso, co si accorge che qualcosa è cambiato.

La meditazione e le prospettive basate sulla Mindfulness (in setting individuali o di gruppo, ambulatoriali o in pazienti ospedalizzati) trovano applicazioni cliniche nella prevenzione e la cura di problemi legati allo stress e alle malattie psicosomatiche, nei disturbi d’ansia, nel disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione cronica, l’abuso di sostanze, i disturbi alimentari, le tendenze suicidarie e il disturbo borderline, i deliri psicotici, come pure nel caso di disturbi di tipo medico (oncologia, psoriasi, dolore cronico) permettendo lo sviluppo di protocolli e modelli terapeutici validati di provata efficacia tra i quali la Mindfulness-Based Stress Reduction, la Mindfulness-Based Cognitive Therapy, la Dialectical Behaviour Therapy, l’Acceptance and Commitment Therapy e la Compassion Focused Therapy.

Una recente ricerca dell’American Psychological Association pubblicata sul sito mindful.org (e riportata nelle infografiche in questa pagina) ha dimostrato che il 69% delle persone percepisce il lavoro come fonte di stress e che per ogni dollaro speso nei programmi rivolti ai dipendenti, se ne risparmiano 3,27 (dato della Harward University).

Negli Stati Uniti la mindfulness sta trovando ampio spazio nei luoghi di lavoro, come antidoto allo stress e le aziende più innovative sono quindi oggi coinvolte nell’attivazione di programmi di  MBSR (Mindfulness based stress reduction) per i propri dipendenti.

Negli scorsi mesi, Kabat-Zinn ha tenuto una serie di lezioni ai dipendenti di Google per migliorare l’esperienza lavorativa e la produttività di un’azienda.  L’azienda americana ha capito che per migliorare le condizioni di lavoro e per motivare i dipendenti, non serve agire solo sul contesto, ma anche e soprattutto sulle persone.

Potete leggere un bell’articolo su come introdurre la Mindfulness nella propria vita quotidiana per dormire meglio ed essere più serei ed equilibrati è disponibile a questa pagina.

Inoltre, è anche oggi disponibile un’App per i-phone: Mindfulness, che si può scaricare (era gratuita, ma oggi costa 1,79 euro) in questa pagina di Itunes Store.

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Inquinamento Ambienti Indoor: pubblicati gli Atti del workshop sull’inquinamento indoor organizzato dall’Istituto Superiore Sanità.

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Più volte in questo sito ci siano occupati del microclima degli uffici nei quali trascorriamo il nostro tempo di lavoro: in questo articolo dedicato a come ridurre i rischi di stampanti laser, fotocopiatrici e toner, in questo articolo Stress in ufficio? E’ ora di cambiare microclima!, e in questo articolo Microclima e stress termico da temperatura.

Numerose indagini sull’utilizzo del tempo da parte della popolazione dei paesi più sviluppati hanno rivelato che le persone – soprattutto nelle aree urbane – trascorrono pochissimo tempo all’aperto, mentre la maggiore parte del tempo viene trascorsa in ambienti chiusi (a casa, in ufficio, a scuola, sui mezzi di trasporto). Quindi la fonte di esposizione principale ad alcuni inquinanti atmosferici è rappresentata spesso proprio dalla contaminazione dell’aria indoor, sia nei luoghi pubblici (scuole, uffici e mezzi di trasporto) che nelle abitazioni.

In questi giorni sono stati pubblicati gli Atti con le relazioni presentate durante il workshop sull’inquinamento indoor, organizzato dall’Istituto Superiore Sanità nel giugno 2012.

Gli interventi sono tutti estremamente dettagliati e particolarmente specialistici, ed è drammatico leggere nero su bianco le incredibili quantità di inquinanti – chimici e biologici – che riempiono i nostri uffici e i nostri polmoni!

La pubblicazione di questi Atti ha il duplice scopo di:

– fornire una panoramica delle iniziative a livello nazionale e internazionale in termini di studi, strategie di campionamento degli inquinanti chimici e biologici, e delle norme per prevenire e/o ridurre la contaminazione dell’aria indoor;
– presentare le esperienze maturate dai componenti del Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor e dalle principali istituzioni nazionali.

Questo l’indice degli Atti:

– Presentazione
– Programma nazionale per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinatiAnnamaria de Martino
– Inquinamento dell’aria in ambienti confinati: orientamenti e valutazioni
 in campo nazionale e comunitarioGaetano Settimo
– Stato dell’arte dei principali progetti europei sull’inquinamento indoor – 
Rosanna Mabilia, Francesca Spataro, Antonietta Ianniello, Erica Perreca, Fabio Camerini
– Metodologie per la definizione dei contributi delle differenti sorgenti in ambienti indoor: le esperienze e i casi studioGianluigi de Gennaro, Annamaria Demarinis Loiotile, Annalisa Marzocca, Maria Tutino
– Rilevamenti inquinamento indoor: esperienza nel territorio di Fabriano Daniela Cimini, Daniel Fiacchini, Giorgia Capezzone, Virgilio Bernardi, Francesca Petruio,
Marta Grifia, Manrico Marzocchini, Angelamichaela Siciliani, Paola Tombolesi,
Gianluca Coppari, Mauro Fabbretti
– Qualità dell’aria negli ambienti confinati: le attività dell’ISPRAMaria Belli, Silvia Brini, Giorgio Cattani, Francesca De Maio, Alessandro Di Menno Di Bucchianico, Arianna Lepore, Francesco Salvi, Maria Gabriella Simeone, Luciana Sinisi,
Anna Maria Sotgiu, Giancarlo Torri, Jessica Tuscano
– Qualità dell’aria indoor: fattori di rischio biologici
 – Lucia Bonadonna
– Allergeni negli ambienti indoor: l’esperienza dell’Istituto Superiore di SanitàPatrizia Iacovacci, Barbara Brunetto, Raffaella Tinghino, Carlo Pini
– Impatto dell’inquinamento indoor, gestione della qualità dell’aria indoor e parametri di accettabilitàLuciana Indinnimeo, Annalisa di Coste
– Indagine sui composti organici volatili nell’aria indoor/outdoor di un presidio odontoiatricoAnna Santarsiero, Sergio Fuselli, Roberta Morlino, Marco De Felice,
Gianluca Minniti, Emanuela Ortolani

Nonostante il tema delll’inquinamento negli ambienti indoor, in particolare negli edifici per uffici moderni, rientri oggi nelle priorità per la sicurezza sul lavoro nelle politiche dell’Unione Europea (con la tematica strategica sull’inquinamento atmosferico e l’ambiente europeo – Thematic Strategy on Air Pollution and the European Environment -, la strategia sulla salute – Health Strategy – e il piano d’azione – Action Plan) appare oggi ancora molto difficile avviare politiche solide di prevenzione riguardo alla ventilazione, all’energia e alla salute, principalmente per la mancanza di informazioni riguardanti la tossicità di un certo numero di sostanze che inquinano l’aria degli ambienti confinati.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency, EEA) evidenzia come la qualità dell’ambiente all’interno degli edifici è influenzata dalla qualità dell’aria ambiente, dai materiali di costruzione e dalla aerazione, dai prodotti per i consumatori inclusi gli articoli per l’arredamento, tappeti, dagli elettrodomestici e dai prodotti per la pulizia della casa, dalle abitudini comportamentali degli occupanti, inclusa l’abitudine del fumo, e dal mantenimento dell’edificio.

A livello comunitario, c’è quindi l’intenzione di promuovere una promozione integrata della qualità dell’aria negli ambienti confinati con l’obiettivo di ridurre drasticamente la presenza di inquinanti di varia natura.

Anche l’Italia, con l’ultima “Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010” del Ministero della Salute, rileva che: “l’inquinamento dell’aria degli ambienti confinati (indoor), non industriali, in particolare quelli adibiti a dimora, svago, lavoro (es. uffici) e trasporto, rappresenta un importante problema di sanità pubblica, con grandi implicazioni sociali ed economiche. Gli agenti inquinanti sono presenti in concentrazioni tali che, pur non determinando effetti acuti, sono tuttavia causa di effetti negativi sul benessere e sulla salute dell’uomo, soprattutto se legati a un elevato tempo di esposizione” (voce I determinanti della salute – 1. Ambiente, punto 1.2 Aria indoor).

Clicca qui per scaricare gli Atti del workshop “Problematiche relative all’inquinamento indoor: attuale situazione in Italia” – Istituto Superiore di Sanità Roma, 25 giugno 2012

 

Uso delle tecnologie e qualità del sonno: una nuova ricerca fornisce preoccupanti risultati.

Nel marzo scorso la studente di dottorato Sara Thomée e suoi colleghi presso l’Università Göteborg Sahlgrenska Academy (Svezia) hanno condotto uno studio per scoprire gli effetti dell’utilizzo intenso di computer e telefono cellulare sulla qualità del sonno, sui livelli di stress, e in generale sulla salute mentale dei giovani adulti.

Per questa ricerca Thomée e il suo team hanno chiesto a 4.100 giovani adulti tra i 20 anni e i 24 anni  di compilare dei questionari e hanno fatto interviste dirette a 32 giovani considerati ‘utenti pesanti’ di tecnologie ICT.

Analizzando i dati, i ricercatori hanno ottenenuto dei risultati che hanno rivelato che l’uso intensivo di telefoni cellulari e computer può essere collegato a un aumento dello stress, a disturbi del sonno e a sintomi depressivi nei giovani adulti.

Alcuni risultati più specifici mostrati dalla ricerca sono stati:

• un intenso uso del telefono cellulare ha mostrato un aumento dei disturbi del sonno negli uomini e un aumento dei sintomi depressivi in uomini e le donne.

• Coloro che sono costantemente accessibili attraverso i telefoni cellulari sono stati i più propensi a segnalare i problemi di salute mentale.

• Gli uomini che usano intensamente il computer hanno una maggiore probabilità di sviluppare problemi di sonno.

• l’uso del computer a tarda notte (late-night computer) è associato a disturbi del sonno, stress e sintomi depressivi in uomini e donne.
• Spesso si utilizza un computer senza interruzioni aumentando ulteriormente il rischio di stress, disturbi del sonno e sintomi depressivi nelle donne.

• Un’intenso utilizzo combinato di computer e telefono cellulare combinazione di entrambi rende le associazioni ancora più forti.

“Abbiamo esaminato gli effetti sia quantitativamente sia qualitativamente e abbiamo seguito i volontari a un anno di distanza” spiega la ricercatrice Sara Thomée ” e la conclusione è che l’uso intensivo delle tecnologie ITC può avere un impatto sulla salute dei giovani adulti con un maggior rischio di disturbi del sonno, stress e sintomi di salute mentale”.

Appare quindi evidente che il rapporto tra tecnologia e stress, disturbi del sonno e depressione è un pericolo grave (e in aumento) per la salute pubblica che deve essere riconosciuto e affrontato dalla comunità medica e dall’industria della tecnologia.

Infatti, per la ricercatrice “i consigli sulla salute pubblica dovrebbe quindi includere informazioni sull’uso sano di queste tecnologie”.

Queste ricerca è stata ampiamente ripresa e rilanciata dalla stampa internazionale. ma visto come sta andando la questione relativa ai rischi dall’uso di telefono cellulare di cui abbiamo parlato in questo articolo – con l’Organizzazione mondiale della Sanità che lancia un’allarme grave sull’uso degli apparecchi mentre produttori e consumatori prestano pochissima attenzione a questo allarme per festeggiare insieme prodotti sempre più ‘potenti’  – non penso che questa riflessione su uso delle tecnologie e qualità del sonno vada molto lontano.

Nov 10, 2012

Arriva FitDesk™: la cyclette con il porta computer che lavori pedali e dimagrisci!

Per prevenire lo sviluppo di patologie muscolo-scheletriche presso i lavoratori digitali che trascorrono moltissimo tempo seduti alle loro scrivanie esistono moltissime soluzioni che abbiamo già visto in altri articoli di questo sito: sistemare le altezze di mobili e attrezzature;  utilizzare sedie e poltrone con particolari caratteristiche tecniche e con alcuni accorgimenti pratici; fare delle pause almeno ogni due ore di lavoro e – magari – fare dei semplici esercizi fisici; eccetera.

Ancora nessuno, però, si erò preoccupato di cercare una soluzione per prevenire il problema dell’aumento di peso e di sviluppo del grasso corporeo che il lavoro totalmente sedentario dei lavoratori digitali comporta.

Niente paura! Se siete stufi di ingrassare lentamente, giorno dopo giorno, mentre lavorate alla scrivania, da oggi c’è FitDesk ™: un’invenzione unica che permette all’utente di esercitarsi comodamente durante il lavoro con il portatile o la navigazione sul web.

Praticamente, si tratta di una cylette sul cui manubio è montato un sopporto molto solido sul quale collocare il computer portatile e sul quale appoggiarsi durante il lavoro. A sentire i produttori, FitDesk™ è unico:

Il design (in attesa di brevetto) consente di appoggiare i gomiti comodamente su una superficie morbida, mentre si pedala. Questo  permette di sostenere il vostro corpo in movimento, liberando le mani per la digitazione su un computer portatile o per giocare con una consolle come nessun altra cyclette sa fare!

FitDesk è compatto è robusto, ma si ripiega velocemente e facilmente in modo da poter stare in un angolo  di casa o ufficio. Con FitDesk non è necessario costruire un’altra stanza sulla tua casa! Lo pieghi e lo metti via in pochi secondi.

Ecco il video promozionale:

Che dire? Sicuramente un’idea interessante, anche se di design non particolarmente innovativo.

Mi immagino già delle lezioni in palestra, verso le 10 del mattino, piene di manager che mentre fanno spinning, navigano il web, scrivono progetti o relazioni per il consiglio d’amministrazione. Al quale arriveranno in splendida forma fisica …

Ott 20, 2012

I disturbi muscolo-scheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa – Nuova pubblicazione INAIL

I disturbi muscoloscheletrici da sovraccarico biomeccanico (DMS) sono un insieme di patologie fisiche che riguardano almeno 1 lavoratore su 4 – specialmente quelli che svolgono lavori pesanti o mansioni d’ufficio.

Come abbiamo visto in altri articoli di questo sito (Computer e mal di schiena. Che fare?; Ergonomia e Tecnostress; Videoterminali: effetti sulla salute e misure di prevenzione; Principali effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT) l’ergonomia del posto di lavoro per i lavoratori digitali, ha una grandissima importanza nella prevenzione e nell’insorgenza di queste patologie.

Questi disturbi – oltre a produrre nei soggetti affetti dei dolori di varia natua e intensità, anche cronici – genera un enorme numero di giorni di assenza dal lavoro, e di conseguenza un grande costo sia per le singole imprese, sia per l’intero sistema assicurativo degli infortuni sul lavoro.

Quindi l’INAIL , visti i costi legati a questi disturbi che è annualmente costretto a sborsare, è da tempo attento al problema e già nel 2007 aveva pubblicato un fascicolo di allerta e indicazioni per la prevenzione relativo ai disturbi muscolo-scheletrici.

E’ uscita in questi giorni una versione aggiornata del documento, intitolata “I disturbi muscoloscheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa”.

Si tratta di una pubblicazione di grande interesse, suddivisa in tre principali argomenti:

– le possibili alterazioni a carico della colonna vertebrale, quindi i fattori di rischio e di prevenzione delle patologie a carico del rachide correlate all’attività lavorativa: alterazioni più comuni, movimentazione manuale, elementi da considerare per la prevenzione e attività a maggior rischio.

– le posture adeguate per le attività lavorative, quindi le corrette posture da adottare nei luoghi di lavoro per il travaso di prodotti liquidi, il trasporto con carriola, i lavori a terra, le impugnature, l’uso di attrezzi, i ritmi di lavoro e la postura fissa in piedi e seduta.

– un ampio repertorio di suggerimenti per la prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici, con le corrette prassi lavorative e gli stili di vita e esercizi idonei alla prevenzione.

Chiude la pubblicazione una parte relativa alle norme assicurative per l’infortunio sul lavoro, alle malattie professionali e alle relative prestazioni dell’INAIL per infortuni e malattie professionali.

Clicca qui per scaricare la pubblicazione INAIL “I disturbi muscoloscheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa” – edizione 2012 – realizzata con la collaborazione della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, dell’ISFOL, del Ministero del Lavoro, del Ministero della Salute e delle organizzazioni sindacali e datoriali.

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