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Gen 21, 2019

Lo sapete che gli Smartphone fanno male? Il Tar del Lazio ordina a 3 ministeri di fare una campagna informativa su rischi per la salute.

Prima o poi qualcuno doveva accorgersi che i telefoni cellulari sono un rischio per la salute. Ecco infatti che, qualche giorno fa, il Tar del Lazio ha emanato una sentenza che impone ai Ministeri di Ambiente, Salute e Istruzione di svolgere entro 6 mesi una campagna informativa sui rischi per la salute e per l’ambiente connessi all’uso improprio dei telefonini.

Il Tar ha così accolto parzialmente un ricorso proposto dall’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog.

Il Tar del Lazio ha emesso questa sentenza perché “… già, con nota prot.n.0001080–P del 16 gennaio 2012, il Ministero della Salute, in riscontro ad una precedente richiesta di uno dei procuratori della Associazione ricorrente, evidenziava: “…. il tema dei possibili rischi per la salute conseguenti all’uso del cellulare è alla costante attenzione del Ministero della Salute, in particolare a seguito della classificazione stabilita dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro nel 2011, di agente possibilmente cancerogeno per l’uomo (categoria 2B) per i campi elettromagnetici in radiofrequenza”.

Nella medesima nota, il Ministero della Salute … “… ha rilevato che allo stato delle conoscenze scientifiche non è dimostrato alcun nesso di causalità tra esposizione a radiofrequenze e patologie tumorali, rimarcando tuttavia come l’ipotesi di un rapporto causale non possa essere del tutto esclusa in relazione ad un uso molto intenso del telefono cellulare…” e che lo stesso Consiglio Superiore di Sanità “… ha quindi raccomandato di mantenere vivo l’interesse della ricerca e della sorveglianza sul tema, in attesa che le nuove conoscenze risolvano le attuali aree di incertezza, suggerendo nel contempo l’avvio di una campagna d’informazione al pubblico al fine di promuovere e incoraggiare un uso responsabile del telefono, soprattutto in relazione ai bambini che tendono ad essere avvicinati all’uso del telefono cellulare in età sempre più precoce”.

Quindi, visto che nessuna campagna informativa è mai stata fatta, il Tar conseguentemente dichiara: “… l’obbligo del Ministero dell’Ambiente, del Ministero della Salute e del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ciascuno per il proprio ambito di competenza, di provvedere, in attuazione di quanto disposto dall’art. 10 della l. n. 36/2001, ad adottare una campagna informativa, rivolta alla intera popolazione, avente ad oggetto la individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile (telefoni cellulari e cordless) e l’informazione dei rischi per la salute e per l’ambiente connessi ad un uso improprio di tali apparecchi.

La predetta campagna di informazione e di educazione ambientale dovrà essere attuata nel termine di sei mesi dalla notifica o, se anteriore, dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza, avvalendosi dei mezzi di comunicazione più idonei ad assicurare una diffusione capillare delle informazioni in essa contenute.”

Nel comunicato stampa rilasciato dall’Associazione per la prevenzione e la lotta all’elettrosmog dopo la sentenza vinta, si dice che i Giudici abbiano sottolineato come “l’Associazione abbia prodotto documenti   tratti dalla letteratura scientifica dai quali emerge che l’utilizzo inadeguato dei telefoni cellulari e cordless, comportando l’esposizione di parti sensibili del corpo umano ai  campi elettromagnetici, può avere effetti nocivi sulla salute umana, soprattutto riguardo ai soggetti più giovani e quindi più vulnerabili, potendo incidere negativamente sul loro sviluppo psico-fisico”.

L’Associazione afferta che “E’ un’altra battaglia vinta a difesa della salute di tutti”, ma ricorda anche che “La guerra però non è finita: l’arrivo del 5G e delle problematiche che  l’esposizione alla sue frequenze comporterà ci spingono a ripartire nuovamente, con l’aiuto di tutti coloro che da tanti anni ci seguono.”.

Scarica la sentenza completa e originale del TAR del Lazio.

Campi elettromagnetici e tutela dei lavoratori e della popolazione.

Come ben sapete, ogni apparecchio elettrico acceso produce un campo elettromagnetico. E in ufficio insieme a voi di apparecchi accesi ce ne sono a decine. E poi c’è il telefono cellulare, quello che tenete sempre in tasca, che è un antenna potenze e silenziosa che convoglia continuamente su di voi dei potenti campi elettromagnetici.

Com’è ovvio, considerando gli interessi in gioco, dati certi che dimostrano la pericolosità dei campi elettromagnetici e delle radiazioni non ionizzanti non ce ne sono. Ma com’è anche dimostrato dai medici e dai ricercatori, i campi elettromagnetici influiscono fortemente sulle persone, creando, alimentando ed acuendo stati di stress fisico e psicologico.

Dalle nostre letture siamo praticamente certi che i campi elettromagnetici e le radiazioni prodotte da alcune tipologie di apparecchiature siano certamente uno dei principali fattori fisici scatenanti il tecnostress sui luoghi di lavoro.

E’ quindi molto interessante il convegno svoltosi ai primi di febbraio 2012 presso la Commissione Telecomunicazioni dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli (OIN) dal titolo “Campi elettromagnetici: la tutela dei lavoratori e della popolazione” e ripreso da PuntoSicuro.it in questo articolo.

L’occasione è l’entrata in vigore a breve – il 30 aprile 2012 – delle specifiche disposizioni sulla protezione dei lavoratori dalle esposizioni ai campi elettromagnetici (Capo IV del Titolo VIII del Decreto legislativo 81/2008) che estendono con delle regole specifiche il principio generale del Testo Unico che comunque già impegnava il datore di lavoro alla valutazione di tutti i rischi, inclusi quelli derivanti da esposizioni a campi elettromagnetici.

Durante l’incontro si è quindi parlato dell’imminente entrata di queste nuove disposizioni e della necessità di un’adeguata formazione ed informazione di tutte le figure professionali coinvolte nell’attività di valutazione del rischio legato ai campi elettromagnetici e si è anche affrontato il tema della tutela della popolazione sul territorio e di come fornire conoscenze e strumenti di mitigazione/controllo del rischio da parte dei cittadini.

Particolarmente interessante la relazione dell’ingegner Maria Cristina Zarpellon (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) relativa alle testimonianze dal mondo aziendale, dove veniamo così a sapere che in attesa della norma nazionale di legge per l’esposizione professionale ai campi elettromagnetici (CEM) “si è fatto riferimento ai principi di tutela applicabili sul lavoro per i rischi ‘ambientali’ e ‘generici aggravati’ (esposizioni indebite) – quali i CEM, non ionizzanti, di origine antropica, eventualmente dannosi per la popolazione – individuando sorgenti critiche per definire la mappa aziendale delle intensità di campo e confrontare i valori misurati con i limiti di esposizione – valori di attenzione – obiettivi di qualità delle vigenti norme nazionali.

Riguardo alle sorgenti RF (RadioFrequency) la studiosa ricorda che “in luoghi di lunga permanenza, non sempre strettamente legata alla mansione lavorativa, accessibili anche al pubblico (esposizioni comuni), si sono adottati i valori di attenzione e i limiti di qualità, più severi dei limiti di esposizione per la popolazione”.

Riguardo alla prevenzione degli effetti ci vengono ricordati gli effetti nocivi a breve termine nel corpo umano per i quali è definita una soglia di insorgenza per soggetti sani e la cui gravità dipende dalla intensità di esposizione:

  • correnti indotte nel corpo umano (b.f. f < 100 kHz), con effetti sul sistema cardiovascolare e nervoso;
  • assorbimento di energia con riscaldamento generalizzato o localizzato (RF f > 100 kHz), fino ad ustioni, cataratta, eccetera;
  • correnti di contatto “con oggetti metallici immersi in forti campi, con contraz. muscolare, dolore, ustioni”.

Altri effetti sono relativi a:

  • interferenza, come causa di malfunzionamento delle apparecchiature circostanti, in particolare dispositivi medici impiantati
  • inneschi intempestivi di esplosioni/incendi per produzione di scintille
  • propulsione oggetti ferromagnetici in forti campi statici e spostamento schegge e protesi interne

Gli effetti nocivi a lungo termine “possono avvalersi solo di Misure di Precauzione, poiché mancano ancora sufficienti evidenze scientifiche del nesso di causalità (sebbene per campi, anche di limitata intensità, alla frequenza degli elettrodotti è allo studio il nesso con alcune forme di leucemia infantile)”.

Venendo all’uso dei telefonini (un mercato in cui l’Italia è al 19° posto nella classifica mondiale, con quasi 150 utenze per 100 abitanti) la studiosa ci consiglia un uso cautelativo del telefono cellulare, visto che la IARC-Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro il 31 maggio scorso “ha incluso le radiazioni dai cellulari tra gli elementi ‘possibilmente cancerogeni’ (gruppo B2)” e il Consiglio Superiore di Sanità il 15 novembre 2011 “ha emesso un parere per l’adozione di cautele nell’uso dei dispositivi, soprattutto da parte dei bambini”.

Viene quindi anche proposto un decalogo per un Uso Cautelativo del Cellulare che, se vi guardate in giro in ufficio o per strada, non viene applicato da nessuno:

  • scegliere il modello di cellulare con minore SAR-Specific Absorbing Rate;
  • i bambini dovrebbero usare i cellulari solo per le emergenze. Meglio gli sms;
  • evitare di tenere il cellulare a contatto con il corpo. Evitare tasche dei pantaloni e della camicia;
  • non addormentarsi con il cellulare acceso troppo vicino al cuscino;
  • prediligere la linea telefonica fissa;
  • poche barre del segnale di campo significano più radiazioni. Evitare chiamate quando c’è poco segnale;
  • in movimento (auto, treno) il cellulare emette più radiazioni;
  • durante il tentativo di connessione emette più radiazioni: tenerlo lontano dalla testa sino alla risposta;
  • prediligere l’auricolare (con il filo), vivavoce o sms ogni volta che è possibile;
  • effettuare chiamate di breve durata e alternare l’orecchio

Come si vede, gli argomenti di questo intervento in particolare e del convegno in generale è di grandi interesse al fine di aprire un dibattito serio sugli effetti dei campa magnetici nei luogi di lavoro. Se volete scaricare per intero l’ntervento dell’Ing. Maria Cristina Zarpellon relativo alle testimonianze dal mondo aziendale dal titolo “Campi elettromagnetici: la tutela dei lavoratori e della popolazione” cliccate qui (in pdf – 2.34 mb).

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