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Feb 18, 2018

Tecnostess tra gli info-lavoratori italiani: né tutela, né legge. Articolo di Enzo di Frenna.

Segnalo il molto condivisibile articolo di Enzo di Frenna su ilfattoquotidiano.it intitolato “Lavoro, siete al computer fino a 16 ore al giorno? Potreste ammalarvi di tecnostress” per l’istanza che promuove, e che riassumo per punti essenziali:

– In Italia il Tecnostress lavoro-correlato dilaga, con un aumento di sintomi e malati, specialmente tra i lavoratori delle cosiddette ‘info-professioni’.

– Chi difende questi lavoratori in Italia? Nessuno.

– Diverse esperienze ci parlano di equilibrio digitale come possibile strategia di mitigazione.

– Serve una discussione politico e giuslavorista per arrivare a una proposta di legge (o una modifica del D.lgs 81-2008) che riconosca i pericoli del TecnoStress nell’infolavoro e promuova la formazione per un equilibrio digitale.

Tutto molto giusto, nient’altro da aggiungere. Potete leggerlo per esteso qui sotto.

Blog | Siete al computer fino a 16 ore al giorno? Potreste ammalarvi di tecnostress

E’ sotto gli occhi di tutti. Le professioni moderne sono quasi tutte digitali. L’informazione è la materia prima che si compra e si vende ogni giorno in un mercato enorme di info-lavoratori e info-imprenditori connessi a Internet e social network. Alcuni trascorrono fino a 16 ore di fila con uno schermo: computer, cellulare e tablet.

Nov 23, 2016

Disponibile la CheckList TecnoStress per i professionisti della Sicurezza sul Lavoro.

valutazione-ts Della (mancata) valutazione del rischio Tecnostress da parte delle aziende italiane – vuoi per leggerezza culturale sul tema, vuoi per la mancanza di strumenti operativi per svolgerla, vuoi perché la tecnologia si evolve continuamente e altrattanto rapidamente cambiano i suoi modi d’uso e si sviluppano nuove dipendenze – ho parlato in questa pagina.

Ma, dato che il rischio esiste in modo certo in numerose attività moderne, e visto che la normativa impone la valutazione di tutti i rischi, è indubbia l’obbligatorietà della valutazione.

Quindi, praticamente, come fare?

A questa domanda – fatta da RSPP, professionisti e formatori della Sicurezza sul lavoro – risponde una nuova pubblicazione di Enzo di Frenna intitolata “Check List Tecnostress”, disponibile da oggi  a questa pagina.

La pubblicazione è ricchissima. Non solo una sua collaudata e premiata Check List specifica (con i Fattori Critici che segnalano il rischio TecnoStress, i 32 Nuovi Indicatori del rischio TecnoStress Digitale e Touch, i passi da seguire per Valutare il rischio TecnoStress e numerosi altri strumenti), ma anche delle pubblicazioni ‘bonus‘ su temi specifici (come i campi elettromagnetici, e la normativa vigente).

Di seguito, pubblico il comunicato stampa che mi ha inviato Enzo. Visitate questa pagina per leggere la presentazione del prodotto e per acquistarlo.

TecnoStress, arriva il metodo per valutarlo nelle aziende e difendere la salute dei lavoratori.

cover-metodo-valutazioneLa valutazione del rischio TecnoStress nel lavoro digitale è obbligatoria. Lo dice chiaramente il Decreto legislativo 81 del 2008 (tutela della salute e sicurezza dei lavoratori) e quindi informatici, giornalisti, analisti finanziari, infomarketer, grafici, operatori di call center, e decine di altre professioni che utilizzano le nuove tecnologie connesse a Internet, devono rivolgersi al proprio datore di lavoro (imprenditore) e pretendere la valutazione del TecnoStress, poiché può provocare numerosi sintomi: mal di testa, stanchezza cronica, ansia, ipertensione, attacchi di panico, disturbi al cuore, gastrite, fino alla depressione nei casi gravi.

Sono migliaia le aziende che oggi valutano lo stress lavoro correlato (così lo definisce la normativa italiana), anche perché esiste una Check List approvata a riconosciuta. Ma nel caso del TecnoStress, invece, esiste un vuoto metodologico poiché il Decreto Legislativo 81 è uscito nel 2008 e la tecnologia “touch” non esisteva all’epoca in modo così diffuso.

Questo vuoto è stato colmato da Netdipendenza Onlus, che ha effettuato il primo progetto di valutazione del TecnoStress in una società per azioni nel campo informatico, creando un metodo di valutazione e una apposita “Check List TecnoStress” che è stato premiato dall’Inail nel 2015, all’interno della Campagna europea Eu-Osha per la prevenzione dello stress lavoro correlato.

Dal 23 novembre questo metodo è disponibile on line alla pagina valutazionetecnostress.it

Gli imprenditori non hanno più scuse: se non valutano il rischio TecnoStress per la tutela della salute dei loro dirigenti e lavoratori, rischiano la violazione della normativa e – come scrive l’ex giudice Raffaele Guariniello (autore della prima sentenza sul TecnoStress) – rischiamo di pagare multe salate e addirittura l’arresto, qualora il lavoratore provasse in tribunale che il TecnoStress ha danneggiato gravemente la sua salute e la vita personale.

«In Italia una sentenza della Procura di Torino ha dichiarato che il TecnoStress è una nuova malattia professionale – spiega Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus e ideatore del metodo di valutazione del rischio – e nel 2014 l’INAIL, durante un congresso di medici del lavoro a Rimini, ha preso una posizione netta: il TecnoStress è una malattia professionale “non tabellata” (onere della prova a carico del lavoratore), ma è un rischio concreto nel lavoro moderno, in cui tutti usano il computer, il telefono cellulare, il tablet, Internet e flussi enormi di informazioni digitali».

Tecnostress e orario di lavoro: chi può lavorare solo 5 ore al giorno?

technostress-ricerca

Periodicamente – direi circa una volta all’anno, di solito in primavera – ritorna la notizia che lavorare meno ore fa lavorare meglio e con migliori risultati. Nel 2015 si parlava di 6 ore al giorno, invece di 8 o anche più, sull’esempio di aziende private ed enti pubblici svedesi.

Però – come ben sappiamo nella parte di lavoratori digitali – su 8 ore di lavoro si riesce al massimo ad essere produttivi per 5/6 ore, non di più, a causa delle continue interruzioni dell’attenzione generate dalle tecnologie.

Secondo una recente ricerca di Bain & Company (che puoi scaricare in versione originale cliccando qui), un manager di livello medio lavora per 47 ore settimanali. Di queste, 21 dedicate a riunioni che coinvolgono più di quattro persone e 11 impiegate a email, chat, telefonate. Al lavoro vero e proprio, resterebbero 15 ore settimanali, poco più di 2 ore al giorno considerando una settimana lavorativa spalmata su cinque giorni.

Solo 2 ore al giorno di lavoro veroSe la tecnologia frena la produttività

produttività Telefonate, email, videoconferenze. Si sono spesi fiumi d’inchiostro sullo smartworking. Ma il lavoro intelligente aumenta davvero la produttività? Quando si timbrava il cartellino e si “staccava” dall’ufficio, si raggiungevano meno obiettivi di quelli di oggi?

Quest’anno l’argomento si ripropone, con una particolare attenzione per l’età del lavoratore: più sale l’età, meno si deve lavorare per poter essere efficaci. Dopo una certa età (individuata nei 40 anni), per contribuire al benessere della propria salute mentale, bisognerebbe lavorare 25 ore a settimana, o meglio tre giorni e riservare gli altri quattro giorni alle proprie passioni.

Questi sono i risultati di uno studio realizzato da Shinya Kajitani della ‘Meisei University’ e della ‘University of Melbourne’ (Australia), Colin McKenzie della ‘Keio University’ (Giappone) e Kei Sakata della ‘Ritsumeikan University’ (Giappone).

Lo studio, che è stato pubblicato su ‘Melbourne Institute Worker Paper serie’s‘, ha preso in considerazione un campione di 3.000 uomini e 3.500 donne. Di tale gruppo sono state valutate le abitudini lavorative e i parametri di salute ed è emerso che un part time verticale o orizzontale è il mix giusto tra gli stimoli ricevuti e un utilizzo non logorante delle proprie capacità. I ricercatori, infatti, hanno riscontrato nei vari test a cui erano stati sottoposti i membri del campione che un eccesso di richieste porta il cervello a regredire, mentre una quantità modica di lavoro al contrario è stimolante per il cervello.

Molto bello e suggestivo come ragionamento, ma mi sembra completamente avulso dall’attuale situazione del mercato del lavoro italiano.

Voi conoscete qualcuno che può permettersi di lavorare solo 25 ore alla settimana? (io uno lo conosco …) Soprattutto nel settore tecnologico e dell’informazione, dove tutte le ricerche indicano in minimo 8 ore con tendenza alle 10 e oltre l’impegno quotidiano dei lavoratori digitali, e spesso anche il sabato e la domenica …

A questa riflessione è dedicato l’articolo di qualche giorno fa di Di Frenna su ‘Il fatto quotidiano’ intitolato “Tecnostress, lavori più di 5 ore al giorno? Ecco i rischi che corri“.

Tecnostress, lavori più di 5 ore al giorno? Ecco i rischi che corri – Il Fatto Quotidiano

Siamo più connessi e più stanchi. Quasi tutte le professioni ormai necessitano l’uso di computer, cellulare, tablet, posta elettronica, internet, e un flusso enorme di informazioni entra nel nostro cervello. E dobbiamo elaborare tutto con velocità. Ma con quali rischi? Eccoli: mal di testa cronico, ansia, ipertensione, attacchi di panico, insonnia, disturbi cardiocircolatori e gastrointestinali, e, …

Mag 25, 2015

Tecnostress in aumento nel lavoro mobile: risultati della nuova ricerca condotta su 1000 lavoratori digitali.

tecnostress mal di testa

Nei giorni scorsi sono stati diffusi i risultati di una ricerca effettuata da Netdipendenza Onlus, in collaborazione con l’Associazione Italiana Formatori Sicurezza sul lavoro (Aifos), condotta su un pubblico di professionisti del settore della sicurezza sul lavoro (imprenditori , formatori, RSPP esterni, professionisti, consulenti) con l’obiettivo di fotograre la diffusione, la penetrazione e i sintomi del tecnostress (in particolare per l’aspetto ‘mobile’) nel loro lavoro è nelle loro vite. Quindi, più che una ricerca, si tratta di un’indagine, alla quale hanno risposto 1.005 lavoratori digitali “mobili”.

Di seguito pubbblico dati della ricerca. La considerazione finale è una sola: il tecnostress aumenta e i sintomi del Tecnostress sono sempre più diffusi. Smartphone, tablet e computer portatili sono oramai strumenti di lavoro abituali, ma l’uso eccessivo può favorire seri rischi alla salute: i sintomi del tecnostress da un lato (come mal di testa, ansia, ipertensione, insonnia, depressione,  disturbi alla memoria, attacchi di panico), e l’elettrosmog dall’altro, cioè l’esposizione prolungata ai campi elettromagnetici emessi dai dispositivi digitali.

enzoL’87,5% dichiara di usare frequentemente dispositivi mobili connessi a Internet per motivi di lavoro. Il 59,5% ritiene che la quantità di informazioni da gestire sia molto aumentata con l’avvento dei dispositivi mobili.  La maggior parte degli interpellati usa un computer connesso alla Rete per 8 ore al giorno (18,4%), ma c’è anche chi arriva a 10 ore (9,8%) e chi lo usa tra le 12 e 16 ore (complessivamente il 6% circa).

Il 64,1% usa lo smartphone un’ora al giorno per conversazioni di lavoro (circa 30 ore al mese), utilizzandolo anche nel week end.  Alcuni lavoratori hanno indicato che arrivano a usare lo smartphone anche “6 ore al giorno, con pause di trenta minuti”.

L’uso del tablet per motivi di lavoro invece non è  ancora molto diffuso. Infatti solo il 36,9% lo usa abitualmente almeno un’ora al giorno, con punte massime di 4 ore.

Gli “always on” non staccano mai la spina e dichiarano di usare computer, smartphone e tablet anche la sera a letto per motivi di lavoro (complessivamente il 66,5% circa) e anche il sabato e la domenica (circa il 90%). Il 65,5% è consapevole dei rischi dei campi elettromagnetici correlati all’uso dei dispositivi mobili, ma non può farne a meno.

L’87% rivela che il carico informativo digitale, che considera in aumento, gli causa affaticamento mentale. Tra questi, l’8,7% indica chiaramente che subisce problemi seri alla salute, mentre il 39,6% rivela che solo in alcuni momenti l’uso dei dispositivi digitali e la internet information gli ha creato problemi alla salute.

Ma quali sono i sintomi più frequenti del tecnostress che i lavoratori digitali denunciano? Al primo posto il mal di testa (44,5%), poi il calo della concentrazione (35,4%), il nervosismo e alterazione dell’umore (33,8%), tensioni neuromuscolari (28,5%), stanchezza cronica (23,3%), insonnia (22,9%), ansia (20.4%), disturbi gastro-intestinali (15,8%), dermatite da stress (6,9%). Tra i sintomi più gravi indicati ci sono invece: alterazioni comportamentali (7,1%), attacchi di panico (2,6%) e depressione (2,1%).

A questi rischi per la salute bisogna aggiungere quelli derivati dall’esposizione eccessiva ai campi elettromagnetici emessi dai smartphone, tablet e stazioni wi-fi. Per la prima volta in Europa la ricerca di Netdipendenza mette in relazione i due problemi. «Molti sintomi dell’elettrosmog sono simili a quelli del tecnostress, come ad esempio il mal di testa, il calo della concentrazione, l’insonnia.

“Bisogna approfondire l’impatto di questi due rischi e valutare correttamente il sovraccarico informativo cognitivo e i livelli di emissioni di campi elettromagnetici. E’ questa la nuova sfida da affrontare per difendere la salute dei lavoratori digitali” spiega Enzo Di Frenna, presidente di Netdipendenza Onlus.

Un altro dato allarmante è il rischio di dipendenza dalla tecnologia digitale. I “mobile workers” che non possono farne a meno in aumento. Spegnere computer, smartphone e tablet per brevi periodi crea un forte disagio. Infatti, alla domanda “potresti fare a meno della tecnologia digitale?” il 26% non considera affatto l’ipotesi e il 17,5% risponde “mai”. Qualcuno invece dice che può farne a meno per pochi minuti (3,5%) oppure per mezza giornata (16,8%), mentre gli altri sostengono di poter evitare l’uso dei dispositivi digitali per un periodo compreso tra 1 giorno (11,3%) e una settimana (12,7%). Quasi a riprova che disintossicarsi dall’eccesso di informazioni è una esigenza crescente tra i lavoratori.

E sono gli stessi lavoratori che hanno indicato alcune possibili soluzioni. Le parole più usate dai soggetti intervistati sono relax e benessere.

Al primo posto infatti emerge il bisogno di staccarsi fisicamente dai device digitali e fare attività rilassanti, ad esempio passeggiare a contatto con la natura, utilizzare tecniche olistiche di rilassamento come la meditazione, oppure dedicarsi alla pratica di un sport per recuperare la concentrazione e la vitalità.

Al secondo posto c’è il rispetto delle pause per i videoterminalisti previste per legge negli uffici, al terzo posto la richiesta di effettuare una maggiore formazione dei lavoratori sui  rischi del tecnostress e dei campi elettromagnetici, insieme alla riorganizzazione del lavoro e una distribuzione più adeguata del carico informativo.

Gen 19, 2015

“Rischio TecnoStress lavoro-correlato per formatori” nuova edizione del corso per professionisti della sicurezza

aula formazione

Che differenza esiste tra il tecnostress e lo stress lavoro-correlato? Come si valuta questo nuovo rischio? Come si tutelano i lavoratori dal sovraccarico informativo?

Il 25 gennaio partirà il nuovo corso “Rischio TecnoStress lavoro-correlato per formatori” tenuto da Enzo Di Frenna, formatore e direttore tecnico del Centro di Formazione AiFOS Netdipendenza.

Nel corso, rivolto ai professionisti della sicurezza (RSPP, ASPP, RLS, Medici competenti e Psicologi), si risponderà a queste domande fornendo gli strumenti idonei alla valutazione e prevenzione del tecnostress lavoro-correlato, tenendo conto delle ultime indicazioni emanate da Ministeri e Regioni, nonché delle linee guida di Inail e altri organismi. In particolare si analizzeranno gli strumenti per la valutazione dello stress lavoro correlato e la compilazione del Documento di Valutazione del Rischio da stress lavoro torrelato.

Questa edizione del corso della durata di 32 ore (Roma) prevede un numero massimo di 15 partecipanti e si svolge in due step da 16 ore l’uno: il primo incontro sarà sabato 24 e domenica 25 gennaio 2015, il secondo incontro è in data da definirsi. Il corso vale come aggiornamento per RSPP/ASPP con 16 crediti formativi, il consto del corso è di 960 euro + IVA per i soci AIFOS e 1.100 euro + IVA per i non soci AIFOS.

I contenuti proposti dal corso sono i seguenti:

  • Che cos’è il tecnostress? Storia del rischio
  • Tecnostress e Testo Unico 81 08: aspetti normativi
  • L’uso eccessivo di nuove tecnologie: information overload, multitasking, email addiction, internet addiction, smartphone e tablet addiction, social addiction
  • Tecnostress e tecnologia touch screen: evoluzione del rischio
  • I principali fattori potenziali di stress lavoro correlati e tecnostress in azienda
  • Il corpo umano: connessione mente e spirito nella visione olistica
  • Le malattie del tecnostress: cause e prevenzione
  • Tecnostress, tensioni corporee e rischio patologie correlate
  • Tecnostress, micro-apnee respiratorie e rilascio emozionale
  • La fisiologia del soggetto a rischio tecnostress
  • Il ruolo della internet information nel tecnostress
  • Il sovraccarico informativo e cognitivo: cosa determina nell’individuo
  • La dipendenza psichica dai device digitali e la rete di connessione dati
  • Il multitasking come fattore di affaticamento mentale
  • L’email addiction e la gestione efficace della posta elettronica
  • Cellulare e tablet: l rischio dipendenza nel lavoro digitale
  • Tecnostress ed esposizione ai campi elettromagnetici: correlazioni dei sintomi
  • Internet addiction disorder (IAD): il percorso evolutivo del rischio
  • IAD, sintomi ed effetti sulla salute
  • Relazione tra IAD e tecnostress
  • Socialmedia: commistione tra lavoro e vita privata
  • Il ruolo della internet information nel tecnostress
  • Mappe mentali, memorie interne, gestione delle informazioni con la PNL
  • Onde cerebrali, internet information e alterazione del sonno
  • Tecnostress e il “fattore ipnotico” degli schermi
  • Tecnostress e nuove professioni digitali
  • Conoscenze informatiche per l’analisi del tecnostress
  • Il rapporto tra tempo e quantità dei device digitali
  • Organizzazione del lavoro e carico informativo
  • Il lavoro del domani: scenari touch screen e tecnostress
  • L’uso consapevole del telefono cellulare
  • Relazione tra corpo, psiche e telefono cellulare
  • Tecnostress e lavoro in modalità “mobile”
  • Misure organizzative atte a prevenire e/o ridurre il rischio da tecnostress lavoro correlato
  • Creare un ambiente lavorativo più rilassante, intervenendo sui fattori bio-architettonici

Per scaricare la scheda di iscrizione del corso clicca qui

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