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Ott 22, 2016

“La sicurezza in ufficio”. Agenti fisici che favoriscono il tecnostress: ergonomia, illuminazione, qualità dell’aria indoor e microclima.

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Il Tecnostress derivante dall’utilizzo continuativo di tecnologie sul luogo di lavoro può certamente essere incrementato o acuito da altri fattori relativi all’ambiente fisico d’ufficio, come l’ergonomia della postazione di lavoro, l’illuminazione, la qualità dell’aria indoor e ilmicroclima.

Recentemente, l’Ufficio Speciale Prevenzione e Protezione dell’Ateneo dell’Università degli Studi di Roma – La Sapienza, ha distribuito il documento “La sicurezza in ufficio”,  dedicato alle misure di tutela della salute e sicurezza nelle attività d’ufficio, con particolare riferimento ai parametri fisici che possono influenzare l’ambiente di lavoro.

Si parla di ergonomia (“disciplina che ha per oggetto il rapporto tra l’uomo e la prestazione lavorativa” con l’obiettivo di “individuare le giuste soluzioni per evitare effetti dannosi sulla salute dell’individuo, piuttosto che curarli dopo che si sono manifestati”) e dei necessari requisiti che deve avere un posto di lavoro ben concepito come “migliore premessa per garantire il benessere lavorativo e, di conseguenza, un buon rendimento sul lavoro”.



E si parla più diffusamente di parametri fisici che possono influenzare molto l’ambiente di lavoro: illuminazione, qualità dell’aria indoor e microclima.

Riguardo all’illuminazione si ricorda che un ambiente di lavoro “deve essere dotato di sufficiente illuminazione naturale, eventualmente integrata da sistemi di illuminazione artificiale anche localizzati” per poter garantire buona visibilità, comfort visivo, sicurezza. E si segnalano alcuni accorgimenti per prevenire i disturbi connessi con l’ errata illuminazione del posto di lavoro.

Sulla qualità dell’aria indoor si ricordano i principali fattori di inquinamento dell’aria indoor (contaminanti biologici, contaminanti fisici e contaminanti chimici); le esigenze di benessere della maggior parte delle persone presenti nell’ambiente di lavoro e alcuni accorgimenti per contrastare la nocività degli agenti inquinanti.

Sul microclima si ricorda che è un microclima confortevole “quello che suscita nella maggioranza degli individui presenti, una soddisfazione per l’ambiente dal punto di vista termoigrometrico, e quindi una situazione di benessere termico o comfort” e sono riportati alcuni accorgimenti per prevenire il discomfort termico.

Clicca qui per scaricare il documento “La sicurezza in ufficio” (pdf 7,1 Mb)

Nov 15, 2014

Stress sul lavoro ed ergonomia del lavoro in Svizzera: documenti informativi

svizzera stress

Due notizie fresche dalla Svizzera riguardo allo stess sui luoghi di lavoro.

Prima notizia: Lo stress e la stanchezza dei lavoratori svizzeri costa alle aziende 5,6 miliardi di franchi.

Considerato che i lavorativi attivi in Svizzera sono 4,9 milioni, di questi, oltre un milione è eccessivamente stressato e due milioni di impiegati soffrono in varia misura di spossatezza. Lo afferma il primo studio Job Stress Index 2014 pubblicato da Promozione Salute Svizzera in collaborazione con l’Università di Berna e l’Università di Scienze applicate di Zurigo.

L’inchiesta si basa su un’indagine rappresentativa condotta online a febbraio di quest’anno: 3.884 lavorativi attivi appartenenti a diverse fasce d’età hanno risposto al questionario dal quale è emerso che la maggior parte dei lavoratori riesce a far fronte ai carichi che derivano dalla loro attività professionale quotidiana. Il 24% degli intervistati si dichiara “tra abbastanza e moltissimo spossato”, mentre il 16,1% afferma di soffrire lo stress in forma lieve.

La Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro della Confederazione Elvetica risponde con la campagna “Consigli pratici per una maggiore sicurezza sul lavoro e la tutela della salute in ufficio”. Questo è l’indice del documento:

– Ergonomia del posto di lavoro (Regolare sedia e scrivania in modo ottimale, Posizionare gli strumenti di lavoro in modo ottimale)
– Disposizione dell’ufficio (Scrivanie da ufficio, Sedie da ufficio, Luci da ufficio)
– Prevenzione infortuni (Fate in modo che il vostro ambiente di lavoro sia sicuro)
– Auto-management (Efficienza e conosci te stesso, Fissare obiettivi e gestione del tempo, Movimento alimentazione e equilibrio)
– Organizzazione del lavoro (Mansioni adeguate e carichi di lavoro realistici,  Cultura aziendale percepita e recepita e progettazione personalizzata del posto di lavoro, Collaborazione non conflittuale, Gestione competente e comunicazione improntata alla valorizzazione)
– Pianificazione dell’ufficio (Libertà di movimento, Illuminazione, rumore e microclima, Sale riunioni e apparecchiature, vie di fuga e vista sull’esterno)
– Manutenzione/Edifici (Porte e scale, Pavimenti e pulizia, Vie di fuga)

Clicca qui per leggere tutto il documento “Consigli pratici per una maggiore sicurezza sul lavoro e la tutela della salute in ufficio”, Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro (Svizzera)


Seconda notizia: L’ergonomia del luogo di lavoro è fondamentale nella prevenzione dello stress fisico dovuto a dolori muscolo-scheletrici e osteo-articolari di origine posturale.

Sempre la Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro della Svizzera sta diffondendo in questo periodo un’altra campagna informativa per migliorare la sicurezza e la salute negli uffici, in particolare in riferimento all’ergonomia della postazione di lavoro (di cui abbiamo già parlato in numerosi articoli) che risulta essere una delle più diffuse cause fisiche di tecnostress.

Infatti, più sono i fattori di disturbo presenti sul posto e nell’ambiente di lavoro, più aumenta lo stress. Possono costituire un problema fattori come un’ illuminazione inadeguata, il rumore, un microclima non favorevole, ma anche difetti di vista non adeguatamente corretti ed elementi di natura psicofisica. Il lavoro d’ufficio, inoltre, viene svolto prevalentemente stando seduti e la tensione statica della muscolatura favorisce l’insorgere di vari disturbi, specie se si assumono posture forzate a causa di postazioni di lavoro non disposte in maniera corretta. Si tratta quasi sempre di problemi muscolari e alla schiena di natura cronica, che eventuali tensioni psicologiche possono ulteriormente incrementare.

Questa campagna informativa è veicolata attraverso lo specifico sito Box CFSL, in modo multimediale e con poche semplici ed essenziali informazioni. Partendo da una specfica checklist denominata “Le 10 domande più frequenti sul tema della postazione di lavoro in ufficio” il sito svizzero propone informazioni e  utili suggerimenti su come regolare sedia e scrivania in modo ottimale, su come posizionare gli strumenti di lavoro e altri utili consigli sulle scrivanie da ufficio. Ecco le dieci domande:

1. Quando e perché il lavoro in ufficio può diventare stressante?
2. Quali sono le principali cause di infortunio e come si possono prevenire?
3. Come regolare sedia e scrivania?
4. Qual è la disposizione migliore di un posto di lavoro al videoterminale?
5. Quali sono i requisiti di una corretta illuminazione?
6. Quanto spazio deve mettermi a disposizione il datore di lavoro?
7. Quali sono le condizioni climatiche più adeguate di un ufficio?
8. Come si può evitare lo stress in ufficio?
9. Quali sono i fattori di disturbo da evitare in ufficio?
10. Quali sono i diritti e i doveri di datori di lavoro e lavoratori?

Clicca qui per scaricare il documento completo e leggere le risposte a “ Le 10 domande più frequenti sul tema della postazione di lavoro in ufficio”, Commissione federale di coordinamento per la sicurezza sul lavoro (Svizzera)

Inquinamento Ambienti Indoor: pubblicati gli Atti del workshop sull’inquinamento indoor organizzato dall’Istituto Superiore Sanità.

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Più volte in questo sito ci siano occupati del microclima degli uffici nei quali trascorriamo il nostro tempo di lavoro: in questo articolo dedicato a come ridurre i rischi di stampanti laser, fotocopiatrici e toner, in questo articolo Stress in ufficio? E’ ora di cambiare microclima!, e in questo articolo Microclima e stress termico da temperatura.

Numerose indagini sull’utilizzo del tempo da parte della popolazione dei paesi più sviluppati hanno rivelato che le persone – soprattutto nelle aree urbane – trascorrono pochissimo tempo all’aperto, mentre la maggiore parte del tempo viene trascorsa in ambienti chiusi (a casa, in ufficio, a scuola, sui mezzi di trasporto). Quindi la fonte di esposizione principale ad alcuni inquinanti atmosferici è rappresentata spesso proprio dalla contaminazione dell’aria indoor, sia nei luoghi pubblici (scuole, uffici e mezzi di trasporto) che nelle abitazioni.

In questi giorni sono stati pubblicati gli Atti con le relazioni presentate durante il workshop sull’inquinamento indoor, organizzato dall’Istituto Superiore Sanità nel giugno 2012.

Gli interventi sono tutti estremamente dettagliati e particolarmente specialistici, ed è drammatico leggere nero su bianco le incredibili quantità di inquinanti – chimici e biologici – che riempiono i nostri uffici e i nostri polmoni!

La pubblicazione di questi Atti ha il duplice scopo di:

– fornire una panoramica delle iniziative a livello nazionale e internazionale in termini di studi, strategie di campionamento degli inquinanti chimici e biologici, e delle norme per prevenire e/o ridurre la contaminazione dell’aria indoor;
– presentare le esperienze maturate dai componenti del Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor e dalle principali istituzioni nazionali.

Questo l’indice degli Atti:

– Presentazione
– Programma nazionale per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinatiAnnamaria de Martino
– Inquinamento dell’aria in ambienti confinati: orientamenti e valutazioni
 in campo nazionale e comunitarioGaetano Settimo
– Stato dell’arte dei principali progetti europei sull’inquinamento indoor – 
Rosanna Mabilia, Francesca Spataro, Antonietta Ianniello, Erica Perreca, Fabio Camerini
– Metodologie per la definizione dei contributi delle differenti sorgenti in ambienti indoor: le esperienze e i casi studioGianluigi de Gennaro, Annamaria Demarinis Loiotile, Annalisa Marzocca, Maria Tutino
– Rilevamenti inquinamento indoor: esperienza nel territorio di Fabriano Daniela Cimini, Daniel Fiacchini, Giorgia Capezzone, Virgilio Bernardi, Francesca Petruio,
Marta Grifia, Manrico Marzocchini, Angelamichaela Siciliani, Paola Tombolesi,
Gianluca Coppari, Mauro Fabbretti
– Qualità dell’aria negli ambienti confinati: le attività dell’ISPRAMaria Belli, Silvia Brini, Giorgio Cattani, Francesca De Maio, Alessandro Di Menno Di Bucchianico, Arianna Lepore, Francesco Salvi, Maria Gabriella Simeone, Luciana Sinisi,
Anna Maria Sotgiu, Giancarlo Torri, Jessica Tuscano
– Qualità dell’aria indoor: fattori di rischio biologici
 – Lucia Bonadonna
– Allergeni negli ambienti indoor: l’esperienza dell’Istituto Superiore di SanitàPatrizia Iacovacci, Barbara Brunetto, Raffaella Tinghino, Carlo Pini
– Impatto dell’inquinamento indoor, gestione della qualità dell’aria indoor e parametri di accettabilitàLuciana Indinnimeo, Annalisa di Coste
– Indagine sui composti organici volatili nell’aria indoor/outdoor di un presidio odontoiatricoAnna Santarsiero, Sergio Fuselli, Roberta Morlino, Marco De Felice,
Gianluca Minniti, Emanuela Ortolani

Nonostante il tema delll’inquinamento negli ambienti indoor, in particolare negli edifici per uffici moderni, rientri oggi nelle priorità per la sicurezza sul lavoro nelle politiche dell’Unione Europea (con la tematica strategica sull’inquinamento atmosferico e l’ambiente europeo – Thematic Strategy on Air Pollution and the European Environment -, la strategia sulla salute – Health Strategy – e il piano d’azione – Action Plan) appare oggi ancora molto difficile avviare politiche solide di prevenzione riguardo alla ventilazione, all’energia e alla salute, principalmente per la mancanza di informazioni riguardanti la tossicità di un certo numero di sostanze che inquinano l’aria degli ambienti confinati.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency, EEA) evidenzia come la qualità dell’ambiente all’interno degli edifici è influenzata dalla qualità dell’aria ambiente, dai materiali di costruzione e dalla aerazione, dai prodotti per i consumatori inclusi gli articoli per l’arredamento, tappeti, dagli elettrodomestici e dai prodotti per la pulizia della casa, dalle abitudini comportamentali degli occupanti, inclusa l’abitudine del fumo, e dal mantenimento dell’edificio.

A livello comunitario, c’è quindi l’intenzione di promuovere una promozione integrata della qualità dell’aria negli ambienti confinati con l’obiettivo di ridurre drasticamente la presenza di inquinanti di varia natura.

Anche l’Italia, con l’ultima “Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010” del Ministero della Salute, rileva che: “l’inquinamento dell’aria degli ambienti confinati (indoor), non industriali, in particolare quelli adibiti a dimora, svago, lavoro (es. uffici) e trasporto, rappresenta un importante problema di sanità pubblica, con grandi implicazioni sociali ed economiche. Gli agenti inquinanti sono presenti in concentrazioni tali che, pur non determinando effetti acuti, sono tuttavia causa di effetti negativi sul benessere e sulla salute dell’uomo, soprattutto se legati a un elevato tempo di esposizione” (voce I determinanti della salute – 1. Ambiente, punto 1.2 Aria indoor).

Clicca qui per scaricare gli Atti del workshop “Problematiche relative all’inquinamento indoor: attuale situazione in Italia” – Istituto Superiore di Sanità Roma, 25 giugno 2012

 

Tecnostress da microclima: come ridurre i rischi di stampanti laser, fotocopiatrici e toner

I lavoratori digitali sono quotidanamente immersi in un ecosistema tecnologico che ha, come abbiamo visti in altri articoli, un forte impatto fisico sul microclima dell’ambiente di lavoro.

I luoghi di lavoro basati sulle tecnologie sono continuamente percorsi da campi elettromagnetici di tutte le ampiezze e dagli effetti ancora sconosciuti e la qualità dell’aria è degradata dalla presenza di particelle inquinanti rilasciate dai macchinari in funzione.

Quanti uffici vedete con le stampanti direttamente appoggiate sui tavoli dei lavoratori, magari più di una per stanza, e fotocopiatori in fianco al tavolo che sparano quella piacevole brezza tiepida direttamente sulla faccia del lavoratore? Quella brezza emessa dalle stampanti con tecnologia laser e dalle fotocopiatrici è ricca di polveri di toner che possono causare disturbi delle vie respiratorie superiori e inferiori, soprattutto in soggetti predisposti.

Di inquinamento da toner parliamo oggi, perché quei pragmatici di SUVA (Il principale assicuratore in Svizzera nel campo dell’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni) hanno recentemente pubblicato il bell’opuscolo “Stampanti laser, fotocopiatrici e toner: pericoli per la salute” relativo ai rischi derivanti da stampanti laser, fotocopiatrici e toner, con tante interessantissime informazioni sui composti organici volatili, la tossicità delle polveri, gli effetti sulla salute e le misure di prevenzione e protezione.

Di seguito, un breve sunto con, tra virgolette, le citazioni originali del testo. Gli eventuali riferimenti legislativi contenuti nell’opuscolo di Suva riguardano la normativa Svizzera, ma l’argomento è svolto così bene dal punto di vista scientifico e di prevenzione che i suggerimenti indicati possono essere comunque di utilità per tutti i lavoratori.

Il documento è molto interessante e riguarda un tema spesso poco considerato in Italia sia a livello di formazione, sia di prevenzione specifica. Se vi interessa, potete scaricarlo per intero dal link a fine pagina.

Tanto per cominciare bene, il documento segnala chiaramente fin dalle prime righe che le stampanti laser e le fotocopiatrici “possono emettere piccole quantità di polvere, composti organici volatili (COV) e ozono”. Queste polveri possono essere sia di carta (la maggior parte), sia di toner (che a sua volta è costituito da piccolissime particelle di materia termoplastica -copolimeri stirolo-acrilici, poliestere – che si fissano sulla carta per fusione.

In alcune sperimentazioni effettuate “è stata rilevata la presenza di aerosol di dimensioni inferiori ai < 100 nm (particelle ultrafini)” durante il funzionamento delle stampanti ed è stato stabilito che la polvere di toner (classificata nella categoria delle polveri granulari biopersistenti senza sostanziale tossicità specifica conosciuta – Granular Bioresistent Particles, GBP) “contiene particelle in grado di penetrare negli alveoli”.

Queste polveri di toner “possono causare disturbi soprattutto nei soggetti con mucose ipersensibili nelle vie respiratorie superiori e inferiori”. In particolare i rapporti finora pubblicati “indicano che le persone con un’iperreattività aspecifica nasale o bronchiale possono sviluppare sintomi come starnuti, muco nasale, tosse e disturbi respiratori. Generalmente, si tratta di reazioni aspecifiche di ipersensibilità dovute agli effetti irritativi delle emissioni” che è possibile prevenire con una migliore igiene del posto di lavoro.

Anche se letteratura scientifica documenta “solo pochissimi casi di allergie delle vie respiratorie provocate dai toner” e gli studi epidemiologici “non hanno stabilito relazioni causali certe fra queste emissioni e le malattie croniche dell’apparato respiratorio o le malattie polmonari interstiziali”, tuttavia “non si esclude che le polveri di toner possano avere un effetto cancerogeno” anche se i dati attualmente disponibili non permettono di trarre delle conclusioni definitive.

Quindi gli svizzeri dedicano un’ampia parte del documento per consiglia idonee misure di protezione generali per ridurre il rischio di esposizione alle polveri di toner e alle particelle ultrafini, e delle specifiche misure per contrastare gli effetti di un’elevata esposizione, ad esempio in caso di guasto dell’apparecchiatura o durante le operazioni di manutenzione e riparazione.

Queste le misure generali proposte:

  • attenersi scrupolosamente alle istruzioni riportate nel manuale d’uso;
  • collocare gli apparecchi in un locale ampio e ben ventilato;
  • installare le apparecchiature di elevata potenza in un locale separato e installare un impianto di aspirazione locale;
  • non direzionare le bocchette di scarico dell’aria verso le persone;
  • eseguire regolarmente la manutenzione delle apparecchiature;
  • optare per sistemi di toner chiusi;
  • sostituire le cartucce del toner secondo le indicazioni del produttore e non forzare l’apertura;
  • rimuovere con un panno umido le tracce di toner; lavare con acqua e sapone le parti di pelle sporche di toner;
  • in caso di contatto con gli occhi, lavare con acqua per 15 minuti; in caso di contatto con la bocca, sciacquare abbondantemente con acqua fredda. Non utilizzare acqua calda o bollente, altrimenti il toner diventa appiccicoso;
  • eliminare con molta cautela i fogli inceppati per non sollevare polvere;
  • utilizzare guanti monouso per ricaricare il toner liquido o in polvere.

Quando è necessario sostituire le cartucce di stampa o si eseguono la pulizia e la manutenzione degli apparecchi, si possono verificare delle brevi emissioni di polvere di toner e le persone che “svolgono frequentemente queste attività sono maggiormente esposte” ai rischi correlati alle polveri. In questo caso devono essere adottare “adeguate precauzioni per ridurre il rischio di inalazione:

  • pulire gli apparecchi con un aspiratore certificato, non usare getti d’aria, evitare di soffiare nell’apparecchio;
  • qualora si tema una notevole emissione di polveri, garantire una buona ventilazione; utilizzare un respiratore antipolvere con livello di protezione FFP2/FFP3 e cambiarlo regolarmente dopo un periodo di poche ore se diventa umido, si danneggia o viene direttamente a contatto con la polvere di toner;
  • indossare gli occhiali di protezione;
- una volta terminata la manutenzione, pulire con un panno umido la zona attorno all’apparecchio;
  • indossare guanti di protezione adeguati, tenendo conto anche del tipo di detergente utilizzato”.

Clicca sul titolo per scaricare il factsheet SUVA “ Stampanti laser, fotocopiatrici e toner: pericoli per la salute“, a cura della Divisione medicina del lavoro, Divisione tutela della salute sul lavoro, Settore chimica, aggiornamento marzo 2012.

Nov 14, 2011

“Linee guida per un uso corretto dei videoterminali” da Università di Pavia

I videoterminali e i computer sono strumenti di uso quotidiano per diverse tipologie di lavoratori, ma il loro utilizzo – come abbiamo visto in questo e in questo articolo – comporta l’insorgere di diversi disturbi fisici (fatica muscolare, visiva o nervosa) che possono portare ad uno stato di stress.

Qualche mese fa l’ Università di Pavia ha prodotto un documento con le principali linee guida per il corretto utilizzo dei videoterminali, con particolare attenzione agli ambienti e alle attrezzature di lavoro, dal titolo “Linee guida per il corretto utilizzo dei videoterminali – Requisiti ambiente di lavoro”.

Gli argomenti sviluppati nel documento sono i seguenti:

  • Schermo
  • Tastiera
  • Piano di lavoro
  • Sedile di lavoro
  • Poggiapiedi
  • Filtri
  • Illuminazione dell’ambiente di lavoro
  • Rumore dell’ambiente di lavoro
  • Microclima dell’ambiente di lavoro
  • Aspetti sanitari connessi all’utilizzo del VDT (disturbi visivi, disturbi all’apparato locomotore, disturbi attribuiti all’irraggiamento)

Per scaricare la ricerca clicca qui.

 

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