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Feb 26, 2014

Generazione digitale: un popolo di informatissimi idioti. 12 pagine da leggere assolutamente.

Sabato 25 gennaio 2014, il prof. Franco Ferrarotti (uno dei più importanti sociologi italiani, autore di alcuni libri ‘critici’ su internet, l’ultimo dei quali  è Un popolo di frenetici informatissimi idioti), ha parlato a lungo di Internet e delle sue conseguenze sulla società, in particolare per i ‘nativi digitali’, alla conferenza “Nuove dipendenze” organizzata dal Centro di psicoanalisi romano.

Il testo è una fotografia di tutti noi come agire sociale – ma dove possiamo facilmente ritrovarci uno per uno – in quest’epoca di tecnologie digitali e in questo mondo in cui ci siamo avvolti della comunicazione e relazione con tecnologie e servizi baati su internet.

Riporto brevemente alcuni passi dell’intervento, e alcune frai estrapolate dal testo, ma invito a scaricare e leggere il testo completo cliccando qui.

L’oggetto di ricerca è l’Homo sociologicus contemporaneo, cioè “quell’«agente sociale» in base alle prescrizioni di ruolo, fondate su valori e norme collettivamente condivisi” definito dalla sociologia del novecento, che sembra oggi “aver ceduto il passo a un attore sociale che persegue, in primo luogo, un suo personale progetto esistenziale. Il sociale resta solo come «vincolo allentato», richiamo evocativo o «cornice», anziché come luogo delle risorse da cui attingere i «materiali» essenziali per la costruzione delle méte individuali e collettive.”

La ricerca su questo nuovo tipo di “agire sociale” incrocia obbligatoriamente “la comunicazione elettronica e la rivoluzione digitale che investono direttamente le anime degli uomini, ne trasformano le percezioni, ricreano la realtà, la ridefiniscono e la re-inventano come realtà virtuale”.

Questi effetti sono particolarmente evidenti nella “generazione che abbiamo davanti è quella cresciuta con i mezzi di comunicazione di massa, con la televisione, con il computer, con Internet.”

“Internet sta cambiando non solo la comunicazione politica, ma la fonte stessa dell’obbligazione che lega e tiene insieme la società, consentendo ad essa di funzionare come un insieme di parti distinte ed anche in contrasto, ma tendenzialmente congruenti. … Internet sta sostituendosi al costume della società tradizionale, all’autorità dell’eterno ieri. È il nuovo, imprevisto ed inedito fattore integrativo. Ma integra veramente?”

“Se non già oggi, quasi certamente domani, saremo probabilmente messi di fronte ad un popolo di informatissimi idioti” ci avvisa Ferrarotti, “La logica dell’audiovisivo … informa, ma nello stesso tempo frastorna; informa, ma anche deforma; informa con una straordinaria abbondanza di stimoli e di dati non-mediati, ma non concede i margini di tempo necessari al filtro selettivo della ragione e della memoria; ossia informa, ma non forma.”

“Liberati dalla placenta protettiva e inibente del costume tradizionale, delusi dalle grandi ideologie onni-includenti, consegnati alla contingenza del caso e alla sua crudeltà distratta, privi di scuse o giustificazioni valide per i nostri insuccessi, ridotti a vivere a modo nostro, a «realizzarci», ma privati nello stesso tempo di orientamenti, paghiamo la libertà con l’imbarazzo paralizzante di scelte tanto numerose quanto insignificanti. La mitologia del libero mercato ha penetrato e imbevuto di sé la trama dell’esistenza. L’ordine sociale che pesava sugli individui e ne dettava le condizioni di vita si è liquefatto. Siamo passati dall’eteronomia delle grandi tradizioni all’autonomia relativa dell’individuo kantiano, infine alla ricerca dell’identità soggettiva, puramente personale, alla valorizzazione estrema della spontaneità come preziosa, imprevedibile e irriducibile espressione del singolo. I comportamenti espressivi sopravanzano quelli logico- strumentali. …. Ciò predispone adolescenti, giovani adulti e adulti alla dipendenza dai nuovi mezzi elettronici. Nelle condizioni odierne, sembrano affermarsi nuove forme di idolatria. Si sta verificando l’obsolescenza del principio di non contraddizione e della consecutio temporum. Si è schiacciati sull’immediato …

“La cultura del libro si sta trasformando in cultura del monitor”.

“La tecnologia riproduce se stessa all’infinito e non va incontro a nessuna esigenza autoespressiva e libera degli individui. L’ultimo ritrovato è tanto tecnicamente scintillante quanto umanamente inutile”.

“Sta prevalendo la socialità come comunicazione fine a se stessa. Ma si tratta di rumore”.

“Più del 30% di dirigenti, imprenditori e neo-laureati non ha letto neanche un libro nel corso degli ultimi 12 mesi”.

E qui mi fermo ma, come vi ho detto, se volete capire un po’ di più chi siamo (o chi siamo diventati) come attori sociali in questi ultimi vent’anni di tecnologie digitali scaricate e leggete l’intervento completo cliccando qui.

unpopolodifrenetici

Gen 13, 2014

Disconnect: Oggi che siamo sempre connessi, siamo soli più che mai. E’ uscito il film sulle (non) relazioni tecnologiche.

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E’ uscito nei cinema italiani il 9 gennaio “Disconnect“, il film che esplora le conseguenze della tecnologia moderna e di come questa inferisce, influenza e descrive le nostre relazioni quotidiane. Disconnect segna il debutto di Henry-Alex Rubin – già candidato all’Oscar per il documentario “Murderball – come regista.

Il film racconta i un gruppo di persone alla ricerca di contatto umano nel mondo iperconnesso di oggi. Tre nuclei di personaggi che hanno relazioni bilaterali si ritrovano in una rete ben strutturata di rapporti attraverso chat e social network.

Un poliziotto vedovo si converte a detective privato per avere più tempo per il figlio. Un ragazzo con un falso profilo di facebook gioca con i sentimenti di un coetaneo più introverso. Un avvocato di grido non può staccare occhi e orecchie dal telefono, nemmeno a cena, e non vede quel che accade ai suoi figli. Una produttrice televisiva realizza un reportage di successo coinvolgendo un ragazzo che si vende sulle videochat hard insieme ad altri minorenni. Un’altra donna, reduce da un lutto profondo, cerca conforto presso uno sconosciuto on line, mentre il marito accumula debiti. Immerse nel virtuale, sconnesse l’una rispetto all’altra, le vite di queste persone vengono brutalmente sconvolte dalla realtà e intrecciate tra loro dal destino.

Lo slogan del film è perenterio: “Oggi che siamo sempre connessi, siamo soli più che mai”. Detto così, sembra un atto di accusa alla tecnologie della comunicazione e alle moderne modalità di relazione, come fa pensare anche un trailer italiano ben fatto (che potete vedere sotto). Quindi sono andato a vedere il film.

L’ho trovato piacevole, ma non bello; moderno (è del 2012) ma non innovativo; sufficentemente intelligente, ma non geniale.

Mi spiego meglio: quello che vediamo nel film è quello che siamo, oggi tutti noi abbiamo il nostro bel daffare a rappresentarci in modi diversi all’interno di internet. Non c’è novità nel cyberbullismo fino al suicidio (non c’era Snapchat) o nella relazione clandestina fra sconosciuti via chat o nelle sexy chat a pagamento.

Tutte cose (e molte altre) presenti da tempo nello scenario della rete e con altissimi tassi d’utilizzo, ma tutte cose presenti da sempre nel comportamento umano. Il problema centrale che pone il film è la relazione, la mancata capacità di relazione, la relazione falsa, e via dicendo. Tutte cose terribilmente umane, dove la tecnologia c’entra per il fatto che oltre a essere canale di comunicazione, è riuscita a farsi anche estetica dei tempi moderni.

Quindi non sono d’accordo su una visione del film come critica alla tecnologie, ma vedo più un messaggio di allertà alla necessità di vigilare sull’utilizzo delle tecnologie e sulla necessità di creare una didattica ed una ecologia all’uso delle teclogie digitali. Sono troppo speranzoso? Andate anche voi a vedere ‘Disconnect’ ed esprimente la vostra opinione con un commento qui sotto.

Tecnostress e calo del desiderio sessuale: ampissima diffusione di una notizia su questo tema

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Ecco ci siamo! I media italiani si sono accorti del tecnostress!
Ma qual è finalmente il motivo di tanta attenzione?

E’ successo che all’inizio di ottobre l’associazione Netdipendenza Onlus facesse circolare tra le principali testate on-line un comunicato relativo a una ricerca che segnalava il rapporto diretto tra tecnostress e calo del desiderio sessuale.

E’ bastata quindi la presenza della parola magica “sesso” che tutti i media si sono buttati sulla notizia, pubblicandola o rilanciandola. In realtà, la ‘notizia’ non è proprio tale.

Netdipendenza Onlus ha estratto dei dati già raccolti in sue precedenti ricerche e già raccolti in una recente pubblicazione sul tecnostress (dove è risultata una stima di circa 2 milioni le persone in Italia – soprattutto maschi – che devono fare i conti con ansia, calo del desiderio, problemi sessuali e disturbi del sonno con anche insonnia), li ha mixati con dati di ricerche estere (un questionario diffuso un anno fa dal sito Broadbandchoises, pubblicato dal New York Daily News, sull’uso dei gadget tecnologici dove emerge che il 15% delle persone intervistate aveva confessato di avere meno rapporti sessuali per colpa di notebook e tablet, spesso portati a letto; una recente ricerca americana, pubblicata sul Journal of American Medical Association dove si evidenzia che il 16% degli uomini che naviga soffre di totale assenza di stimoli sessuali nei confronti della partner per via del troppo tempo passato a postare e twittare; un’indagine 2013 di Mobile Consumer Habits che segnala che 1 americano su 10 non rinuncia a usare lo smartphone anche durante un rapporto sessuale) e con pareri terzi (Carlo Molinari, urologo Ospedale San Camillo di Roma, espone il suo parere su come prevenire il Tecnostress  e le complicanze legate al benessere sessuale della coppia), e li ha ‘confezionati’ perbene, centrando essenzialmente il focus di questa “notizia” sul rischio tecnostress correlato agli effetti di astenia sessuale, il calo del desiderio dovuto all’abbassamento del livello di testosterone, l’ormone responsabile della libido maschile.

In questo sito, abbiamo già dedicato spazio a questo argomento, evidenziando come il calo del desiderio e altri problemi sessuali e di relazione sono solo alcuni dei sintomi dei soggetti tecnostressati.

Ma quando si parla di sesso tutti stanno sull’attenti, come dimostra la vasta e repentina diffusione di questa notizia su una grande quantità di testate d’informazione, che per la prima volta hanno diffuso ampiamente un’informazione riguardo al rischio tecnostress (tra l’altro, leggendo i diversi articoli, ho la certezza che alcuni giornalisti hanno guardato parecchio questo sito, dal quale hanno anche ‘prelevato’ dei contenuti ..).

Vi propongo quindi un riepilogo – peraltro parziale – dei siti che hanno pubblicato questa notizia, più nella logica di mostrare la grande capacità di diffusione di una notizia di questo tipo, che per invitarvi a leggere i diversi contenuti della stessa sui diversi media, contenuti, peraltro, che i lettori di questo sito conoscono già da tempo.

AGI – Sesso: attenti a Internet, ‘tecnostress’ provoca calo libido

REPUBBLICA – Sesso, calo desiderio e ansia per 2 milioni di italiani ‘tecnostressati’

ITALIA24ORE – ‘Tecnostress’, la tecnologia che distrugge il desiderio sessuale

NOIGIOVANI – Sesso e social network: 2 milioni di italiani colpiti dal tecnostress

WAKEUPNEWS – Poco sesso? Colpa di Facebook e Twitter: ecco il ‘tecnostress’

INTERNATIONAL BUSINESS TIME – Problemi a letto? Forse è colpa del “tecnostress”

MARIECLAIRE – ll tecnostress uccide la libido

VELVETBODY – Sesso, italiani stressati dalle tecnologie: calo del desiderio in agguato

DIREGIOVANI – Sesso a rischio. Tutta colpa del tecnostress

OGGISALUTE – “Tecnostress”, due milioni di italiani rinunciano al sesso per la tecnologia

LIBERO – Sesso a rischio. Tutta colpa del ‘tecnostress’

CENTROMETEOITALIANO – Tecnostress, la libido sessuale cala grazie ad internet

NEXTME – Tecnostress: provoca insonnia e calo del desiderio

ASSODIGITALE – Quando cala il desiderio sessuale la colpa è del tecnostress

WEBISLAND – È colpa del “tecnostress” se facciamo poco sesso

ITALIASALUTE – Sesso: il tecnostress nuoce all’amore

THEGLAMOURGEEKGIRL – Siamo tutti Tecnostressati?

TELEMEDITALIA – La “malattia” del terzo millennio: il Tecnostress. Sotto accusa anche i Social Network      

COMUNICAREPENSANDO – Tecnostress, troppa tecnologia nuoce gravemente alla libido

OGGINOTIZIE – Tecnostress, se Facebook e Twitter uccidono la libido sessuale

POPBUZZ – Sesso e desiderio diminuiscono con i social network

LEIDONNAWEB – Tecnostress, cala la libido dei maschi italiani: la colpa è di Facebook e Twitter

BLOGBENESSERE – Tecnostress, la tecnologia contro la vita intima di 2 milioni di italiani

INFORMAZIONE – Sesso a rischio. Tutta colpa del tecnostress

MEDITERRANEWS – Tecnostress e difficolta di coppia ecco alcuni dati scientifici

I-DOME – Sondaggio on line: il tecnostress toglie tempo al sesso?

DEABYDAY – Come difendersi dal tecnostress: lo stress digitale

WDONNA – Sesso in calo: la tecnologia inibisce il rapporto

PAPERBLOG – Tecnostress e difficoltà di coppia

QOOP – Sesso a rischio. Tutta colpa del tecnostress

GAIANEWS – Ansia e problemi sessuali? E’ il tecnostress

BENESSEREBLOG – Tecnostress, la tecnologia contro la vita intima di 2 milioni di italiani

PIANETADONNA – Aiuto il mio uomo è un tecnostressato

INTOPIC – Tecnostress: via libera a calo del desiderio, ansia, insonnia…

VANITYFAIR – Meno sesso per tutti: fra un tweet e un link s’inabissa il quid

URBANPOST – Uomini e sesso, troppa tecnologia fa calare il desiderio

DATAMANAGER – Tecnostress: quando la tecnologia uccide la libido

LADISCUSSIONE – Tecnostress, ecco come ci distrugge

CLANDESTINOWEB – Tecnostress: due milioni di italiani hanno un calo del desiderio a causa delle nuove tecnologie

NOTIZIE GUIDONE – Tecnostress: causa e disturbi, tra tutti il calo del desiderio sessuale

BITCITY – Problemi di coppia? E’colpa del tecnostress

PSICOTECNOLOGIE – Tecnostress e libido: nuovi fattori di rischio per il benessere sessuale

CHICCHEINFORMATICHE – Il tecnostress causa astenia e calo del desiderio sessuale!

MONDO24 – Tecnostress: un nuovo disturbo minaccia gli uomini italiani

STATEOFMIND – Tecnostress: quando nella coppia si è in 3

e la lista non è certamente completa, anzi … continuate la visione con questa ricerca.

 

Ott 21, 2013

Dipendenza da Internet: Reportage dal Policlinico Gemelli di Roma

IAD addict

Sull’edizione online di Huffington Post Italia del 16 ottobre 2013 è presente un reportage firmato da Antonio Laterza relativo alla dipendenza da Internet e alle cure svolte dal Dott. Tonioni al Policlinico Gemelli di Roma. Clicca qui per andare direttamente a leggere l’articolo completo, oppure io ho fatto di seguito un breve riassunto dei passi più significativi:

Al Policlinico Gemelli di Roma, un’equipe di psicologi e psicoterapeuti coordinata dal Dott. Federico Tonioni si occupa di dipendenze da Internet da ormai 4 anni in modo decisamente continuo, con l’ambulatorio aperto dalle 9 del mattino alle 18 del pomeriggio e una terapia di gruppo settimanale di spiegazioni e sostegno per i genitori dei soggetti dipendenti dalla rete.

La dipendenza da Internet (IAD, Internet Addiction Disorder) è una patologia studiata di recente e di cui se ne sa ancora poco, ma è abbastanza diffusa in Italia, ma sono già più di 600 le persone passate dall’Ambulatorio da quando è aperto.

Secondo i dati a disposizione del dott. Tonioni, i ragazzi assuefatti alla rete sono l’80% dell’utenza del Day Hospital di Psichiatria del Gemelli, e per lo più sono di sesso maschile. Il restante 20% sono adulti dipendenti dal gioco d’azzardo online e dai siti porno.

Nei casi più acuti i giovani passano fino a 18 ore al giorno di fronte ad uno schermo, in un flusso continuo di informazioni ed emozioni. Le conseguenze principali sono perdita il sonno e concezione dilatata e distorta del tempo e dello spazio.

Gli effetti di un eccesso di internet sul comportamento mostrano un aumentano di aggressività e disinibizione sessuale, specialmente laddove si tende già a relazionarsi con gli altri e soprattutto con gli adulti tramite la forza.

I social network, in particolare, danno l’illusione di gestire le emozioni a proprio piacimento, ma le parole e gli atti virtuali acquisiscono nella vita quotidiana una loro concretezzaa, come nel caso delle azioni di cyberbullismo.

La terapia finora utilizzate sono differenti da luogo a luogo: Negli Usa i pazienti sono obbligati a curare una gallina: un animale ipercinetico. In Cina sono picchiati, ci sono stati anche due morti. In Olanda si portano a passeggiare nella natura.

Al Gemelli la terapia consiste in due appuntamenti settimanali: una seduta individuale ed una di gruppo. Negli incontri collettivi si agisce sul sintomo che, nel caso degli adulti, sono le ore di connessione mentre per gli adolescenti sono il rapporto con le emozioni.

Per lo stesso motivo, in terapia per IAD , vanno prima le mamme e poi – se si riesce ad intercettarli – i giovani internet addicted.

La IAD come spia di problemi familiari più complessi. Quando i genitori si presentano dalla psicologa, capita sovente di rendersi conto che alla base dell’assuefazione dei figli ci sono questioni irrisolte fra i due genitori e gli incontri diventano un’occasione per affrontare anche quelle.

Quando le ore passate su Internet diventano però 10-12 e perfino 18 nei casi più gravi, il rendimento scolastico e le amicizie, non possono che risentirne, culminando talvolta nel ritiro definitivo dalla scuola. “Ci sono capitati ragazzi che al mattino dovevano essere vestiti dai genitori perché non si staccavano più dallo schermo”. Quando si parla di ragazzi, si intende una maggioranza fra i 13 e i 17 anni ma in terapia ci sono anche mamma e papà di un trentenne che a causa della sua dipendenza non riesce a trovare lavoro.

Fra i ragazzi bisogna poi distinguere fra dipendenti dal web “antisociali”e “non-sociali” (psicotici)”. Se i primi si caratterizzano per l’aggressività ed utilizzano questo comportamento come ritorsione nei confronti del controllo dei genitori, i secondi sono spesso persone fragili, che prima dell’avvento di Internet si sarebbero rifugiate a casa e per i quali la rete è una manna dal cielo. La mancanza del fattore imprevedibilità (balbettii, rossori, movimenti goffi, eccetera) e la possibilità di dimenticarsi totalmente della dimensione corporale, offre ai ragazzi psicotici le uniche relazioni possibili.

leggi l’articolo originale cliccando qui.

 

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