Lavorare con gli smartphones e il tablets: il sindacato olandese FNV pubblica una ricerca sui rischi per i lavoratori di smartphones e tablets.

Come ben sappiamo, l’utilizzo di smartphones e tablet aziendali per lo svolgimento di attività lavorative comporta sia la presenza di rischi ben noti per la salute (prevalentemente rischi psicosociali e rischi muscolo-scheletrici e osteo-articolari), sia la dilatazione dei tempi di lavoro all’interno dei tempi di vita privata, con un significativo aumento delle attività lavorative – quasi mai retribuite oltre al nrmale stipendio - e una contrazione del tempo libero individuale.
Su questo tema sta ragionando il FNV, un sindacato olandese che ha commissionato all’Università di Amsterdam una ricerca sui rischi per i lavoratori di smartphones e tablets. La ricerca è in in lingua olandese e potete scaricarla integralmente al termine di questo articolo, il comunicato stampa di presentazione della ricerca è presente a questa pagina ed è in inglese. L’ho tradotta per voi e potete leggerla di seguito.
Smartphone sul lavoro: sindacati olandesi sollevano timori per la salute (ricerca)
Più di 800.000 smartphone e tablet sono stati venduti nel 2012 – non tutti per uso privato. Un numero crescente di datori di lavoro hanno fornito al loro personale queste tecnologie, specialmente nel “knowledge business”. La Confederazione Sindacale Olandese FNV – preoccupata per l’impatto potenziale sulla salute dei lavoratori di un uso eccessivo di questi nuovi strumenti di lavoro, ha commissionato un rapporto all’Università di Amsterdam che è stato pubblicato a fine dicembre 2012.
Il rapporto si intitola “Techno-Stress” e fa il punto su rischi emergenti da uso eccessivo di smartphone e tablet passando in rassegna la letteratura scientifica sulle minacce per la salute – principalmente rischi psicosociali e disturbi muscoloscheletrici.
Dato che non è ancorara stata fatta nessun lavoro di indagine epidemiologica, l’autore del rapporto Jan Popma si basa principalmente sui dati di una ricerca svolta tra giovani utenti ancora in formazione, arricchita dai risultati di un sondaggio online a cui hanno preso parte 250 membri FNV.
La relazione si concentra principalmente sui rischi psicosociali derivanti dall’uso sul lavoro di smartphone e tablet in termini di “tecno-stress” (“ogni impatto negativo sugli atteggiamenti, pensieri, comportamenti o fisiologia del corpo che è causato direttamente o indirettamente dalla tecnologia”) , “tecno-dipendenza” (uso compulsivo continuo, anche quando l’attività è manifestamente dannosa) e “techno-invasione” (situazioni in cui il confine tra lavoro e vita privata è eliminato).
L’autore cita un sondaggio 2011 fatto tra 3.700 dipendenti. Uno su otto dei partecipanti di età compresa tra 22 e i 34 anni controllano il proprio cellulare più di dieci volte all’ora durante il loro tempo libero (“tempi morti”), e uno su tre controlla la propria e-mail subito dopo il risveglio, anche prima di vestirsi o la prima colazione, mentre il 29% dei “lavoratori mobili” che hanno preso parte (in tutte le categorie di età) ammette che il loro utilizzo della tecnologia mobile ha creato tensioni nelle loro relazioni personali, soprattutto con il partner.
Questo rapporto evidenzia anche alcuni risultati ‘controintuitivi’ presenti nell’uso di lavoro delle nuove tecnologie di comunicazione. Anche se lo scopo della presenza tecnologica è di aumentare l’efficienza e la produttività, la possibilità di azione incontrollata sulle tecnologie stesse favorisce un distrubo continuo dello svolgimento del lavoro. Ad esempio le interruzioni per rispondere alle email in arrivo comportano una significativa rottura nella concentrazione del lavoro in corso e compromettono la qualità stessa del lavoro.
Dove la salute fisica è interessato, il rapporto individua il rischio di problemi alle dita, ai polsi, al collo e alle spalle. Il famoso “Blackberry Thumb”, il pollice da Blackberry (un cenno al precursore dello smartphone) è diventato stenografia comune. “Le condizioni ergonomiche in cui i lavoratori mobili lavorano probabilmente non raggiungono i requisiti delle leggi dell’ambiente di lavoro”, avverte l’autore.
Le raccomandazioni dell’autore includono la limitazione delle e-mail al di fuori degli orari di ufficio. Egli indica la recente decisione di Volkswagen Germania di vietare e-mail a un dipendente di telefonia mobile oltre i 30 minuti dopo aver terminato il lavoro.
“E ‘tempo per i sindacati di avviare negoziati per identificare chiaramente qual è il ‘tempo di lavoro effettivo‘ considerando i continui ‘start and stop’ dovuti all’utilizzo delle comunicazioni mobili.Non bisogna pensare di aspettarsi che i dipendenti siano disponibili per lavoro per tutte le ore dei giorno senza nessun guadagn extra” dice l’esperto di salute e sicurezza sul lavoro FNV Wim Van Veelen.
Scarica questa ricerca (in lingua olandese!) “Popma J. (2012) Techno-stress. Verkenning van een risico in opkomst (pdf 855 Kb) , Universiteit van Amsterdam- Hugo Sinzheimer Instituut” cliccando qui
E’ Ufficiale Il ‘Web Stress’ fa male al business’ – It’s Official – ‘Web Stress’ is Bad for Business
CA, Inc., leader mondiale di soluzioni software per la gestione dell’IT, ha annunciato il proseguo delle ricerche avviate nel 2009 che utilizzano delle raffinate analisi neurologiche su soggetti che utilizzano delle tecnologie digitali.
Il tema della ricerca 2009 – intitolata “CA Web Stress Index” 2009 (e che abbiamo trattato in questo articolo) era prevalentemente conoscitivo dei comportamenti d’uso delle nuove tecnologie da parte di 1.000 ‘lavoratori della conoscenza’ (knowledge worker), ovvero lavoratori qualificati che utilizzano il PC almeno quattro ore al giorno per svolgere il loro lavoro.
I risultati di quella prima ricerca evidenziarono che i lavoratori intervistati erano affetti da livelli inaccettabili di ‘stress da utilizzo del Web’ provocato dalla lentezza delle applicazioni online, spesso fonte di frustrazione e scarsa produttività.
La ricerca del 2010 – che dichiara già nel titolo i suoi risultati: Web Stress: A Wake Up Call For European Business – ha un taglio molto più business ed ha rivolto la sua attenzione alle reazioni dei consumatori a una scarsa esperienza di acquisto on-line.
La ricerca – svolta operativamente da Foviance società di consulenza specializzata nella “customer experience” – si è prevalentemente oconcentrata sul vedere se la performance delle applicazioni ha un impatto sulle abitudini d’acquisto online e sui comportamenti dei consumatori.
Negli esperimenti condotti su alcuni volontari nei laboratori della Caledonian University di Glasgow, lo stress legato all’attività di e-commerce è visibile dagli impulsi elettrici celebrali e dalle cosiddette “onde alfa”, il cui livello diminuisce o cresce proporzionalmente allo stato di relax o di tensione a cui si è sottoposti.
La ricerca dimostra che molti consumatori hanno un’esperienza di “web stress” quando cercano di fare degli acquisti on-line. I livelli di stress dei volontari che hanno preso parte allo studio sono aumentati in modo significativo quando erano di fronte a una scarsa esperienza di shopping online.
Foviance è riuscita a monitorare l’attività celebrale durante tutta la fase di navigazione, selezione e acquisto di un prodotto in Rete, dimostrando che quando le aspettative d’acquisto non sono soddisfatte, gli utenti non solo si sentono disorientati ma sono costretti ad aumentare del 50% il loro livello di concentrazione e, conseguentemente lo stato di stress. Dai dati della ricerca emerge che il 40% degli utenti che non riesce a finalizzare un acquisto abbandona il sito Internet a caccia di un’altra valida alternativa.
Secondo CA e Foviance, ,questa tipologia di web stress rischia quindi di far perdere alle aziende clienti e vendite. Al fine di mantenere i clienti, attrarre nuovi e prosperare durante la ripresa economica, CA sta chiamando per le imprese europee a concentrarsi sul dare ai loro clienti la migliore esperienza possibile online.
Keyphrases
«Quando navigano in Rete, soprattutto quando devono effettuare un acquisto, i consumatori vogliono trovare facilmente quello che cercano e si aspettano che le applicazioni rispondano nel giro di pochi secondi» Catriona Campbell, psicologa comportamentale e fondatrice di Foviance.
«Le aziende non devono sottovalutare l’esperienza online degli utenti, anzi devono puntare a migliorarla continuamente e per fare questo devono essere in grado di poterla monitorare in tempo reale. Non c’entra solamente il modo in cui il sito è stato progettato, e non basta valutare come parametro la velocità di connessione. Sempre più spesso infatti a fare la differenza sono le performance delle applicazioni Web» Kobi Korsah, direttore Emea product marketing di Ca.
Clicca qui per leggere la pagina del Report 2009
Clicca qui per scaricare il documento CA “Wer Stress 2009″
Guarda la pagina di presentazione della ricerca 2010
Leggi la press release della ricerca 2010: It’s Official – ‘Web Stress’ is Bad for Business
Scarica il report survey della ricerca 2010
Guarda la notizia sul sito di Foviance
E’ UFFICIALE: VALUTAZIONE RISCHIO STRESS RINVIATA AL 31 DICEMBRE 2010.
La valutazione del rischio stress lavoro-correlato è stata rinviata al 31 dicembre 2010, ma solo per le imprese private. La Pubblica Amministrazione e tutto l’apparato statale rinviano la valutazione di tre anni.
Come previsto, dopo l’approvazione del Senato, la manovra è stata approvata anche alla Camera con 329 voti a favore e 275 contrari. Il governo ha posto la fiducia sull’approvazione, senza emendamenti ed articoli aggiuntivi, del disegno di legge di conversione della manovra nel testo della Commissione identico a quello approvato dal Senato.
Quello approvato dal Senato – il 15 luglio scorso con 170 voti favorevoli e 136 contrari sempre con fodo di fiducia – era il maxiemendamento, interamente sostitutivo del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, recante “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.
Ecco il nuovo punto normativo, per quanto attiene alla valutazione del rischio stress lavoro-correlato:
- Conferma del rinvio al 31 dicembre 2010 dell’obbligo di valutazione del rischio stress lavoro correlato. Il comma 12 dell’art. 8 del decreto legge 78/2010 è stato modificato in questo modo:
“D.Lgs. 78/2010, Art. 8 – Razionalizzazione e risparmi di spesa delle amministrazioni pubbliche
12. Al fine di adottare le opportune misure organizzative, nei confronti delle Amministrazioni Pubbliche di cui all’at. 1, comma 2 del Decreto Legislativo n. 165 del 2001 e dei datori di lavoro del settore privato, il termine di applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 28 e 29 del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81, in materia di rischio da stress lavoro-correlato , è differito al 31 dicembre 2010 e quello di cui all’articolo 3, comma 2, primo periodo, del medesimo decreto legislativo è differito di 12 mesi”.
- Differimento di 12 mesi del termine di applicazione di cui all’art. 3, comma 2, primo periodo del D.lgs. 81/08 , che consiste nel differire al 15 maggio 2011 le disposizioni del D.lgs. 81/08 nei riguardi di Forze armate, Università, scuole, eccetera. Ora quindi i “ventiquattro mesi” sono diventati 36. Ecco come è stato modificato l’art. 3:
“D.Lgs. 81/2008, Art. 3, comma 2
Nei riguardi delle Forze armate e di Polizia, del Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dei servizi di protezione civile, nonché nell’ambito delle strutture giudiziarie, penitenziarie, di quelle destinate per finalità istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e sicurezza pubblica, delle università, degli istituti di istruzione universitaria, delle istituzioni dell’alta formazione artistica e coreutica, degli istituti di istruzione ed educazione di ogni ordine e grado, degli uffici all’estero di cui all’articolo 30 del decreto del Presidente della Repubblica 5 gennaio 1967, n. 18, e dei mezzi di trasporto aerei e marittimi, le disposizioni del presente decreto legislativo sono applicate tenendo conto delle effettive particolari esigenze connesse al servizio espletato o alle peculiarità organizzative ivi comprese quelle per la tutela della salute e sicurezza del personale nel corso di operazioni ed attività condotte dalla Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri, nonché dalle altre Forze di polizia e dal Corpo dei vigili del fuoco, nonchè dal Dipartimento della protezione civile fuori dal territorio nazionale, individuate entro e non oltre ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo con decreti emanati, ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dai Ministri competenti di concerto con i Ministri del lavoro e della previdenza sociale, della salute e per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, acquisito il parere della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sentite le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale nonché, relativamente agli schemi di decreti di interesse delle Forze armate, compresa l’Arma dei carabinieri ed il Corpo della Guardia di finanza, gli organismi a livello nazionale rappresentativi del personale militare; analogamente si provvede per quanto riguarda gli archivi, le biblioteche e i musei solo nel caso siano sottoposti a particolari vincoli di tutela dei beni artistici storici e culturali.”
Per le prime interessanti riflessioni su questo rinvio annunciato e realizzato e sul suo significato rimando all’articolo di Alessandro Claudio Orefice pubblicato su PuntoSicuro.
Per scaricare il Maxiemendamento cliccare qui (pdf 2.72 MB)
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