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Dic 12, 2016

Telelavoro: come lavorare correttamente in movimento o da casa – VIDEO

notebook-in-movimento

Per molti lavoratori l’utilizzo di computer, smartphone e tablet in situazioni di viaggio o a casa, è cosa oramai consueta. Alcuni, addirittura, lavorano esclusivamente in telelavoro dalla loro abitazione.

Tuttavia, anche se il lavoro da casa o in viaggio può offrire diversi vantaggi, spesso il posto di lavoro risulta improvvisato, o l’utilizzo dello strumento tecnologico scomodo e inadeguato.

In queste specifiche situazioni lavorative è molto probabile sentire dolori alla nuca, alle spalle, ai polsi oppure mal di testa.

Sono quindi necessari piccoli accorgimenti e misure di prevenzione per evitare mal di testa, tensioni alla nuca, bruciore agli occhi e dolori muscolo-scheletrici.

Per migliorare la prevenzione dei lavoratori che utilizzano dispositivi mobili o che lavorano tramite computer in viaggio o da casa segnalo questi bei video di Vodafone Spagna:

Usare il computer portatile in mobilità

El portátil en movilidad. Vodafone

El uso de dispositivos móviles para ocio o trabajo puede aportarte grandes beneficios siempre que adoptes hábitos saludables al utilizarlos, como una postura correcta, descansos regulares y un correcto ajuste del equipo. Siempre que te sea posible: √ Para aliviar la tensión muscular de la espalda: * Mantener la espalda recta y descansada sobre un respaldo.

Usare il computer portatile a casa

El portátil en casa. Vodafone

El uso de dispositivos móviles para ocio o trabajo puede aportarte grandes beneficios siempre que adoptes hábitos saludables al utilizarlos, como una postura correcta, descansos regulares y un correcto ajuste del equipo. Siempre que te sea posible, es aconsejable: √ Si usas el portátil en el sofá: * Hacer descansos más frecuentes porque no es la mejor postura para la espalda.

 Usare il telefono cellulare in movimento

El móvil o smartphone. Vodafone

El uso de dispositivos móviles para ocio o trabajo puede aportarte grandes beneficios siempre que adoptes hábitos saludables al utilizarlos, como una postura correcta, descansos regulares y un correcto ajuste del equipo. Siempre que te sea posible realiza las siguientes acciones para mejorar tu experiencia.

Dic 15, 2013

Nasce in Francia la “Carta per l’equilibrio dei tempi della vita”: mai più riunioni aziendale prima delle 9 o dopo le 18!

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In questi giorni, in Francia, il Ministero per i Diritti delle Donne e l’ Osservatorio per la genitorialità nelle imprese (a cui aderiscono oltre 500 aziende con oltre 4 milioni di dipendenti) hanno presentato la “Carta per l’equilibrio dei tempi della vita“, una serie di norme aziendali che hanno l’obiettivo di migliorare la conciliazione tra vita professionale e famigliare.

Fra le cose più significative, il testo vieta le riunioni aziendali prima delle ore 9 e dopo le ore 18; vieta, salvo urgenze, di mandare email o sms fuori dall’ orario d’ ufficio; vieta  le comunicazioni professionali durante i weekend.

La Carta incita i dirigenti d’impresa ad assumersi 15 impegni per favorire l’equilibrio tra lavoro e famiglia. Il dirigente deve:

1 – Incarnare lo spirito d’èquipe
2 – Facilitare la conciliazione tra lavoro e famiglia
3 – Considerare le pecularità di ognuno per vigilare sulla coesione del gruppo
4 – Preservare orari di lavoro ragionevoli
5 – Comunicare con anticipo i rinvii dei congedi e delle ferie
6 – Evitare di convocare i lavoratori il weekend , la sera o durante le ferie salvo eventi eccezionali
7 – Prendersi le ferie e salvaguardare le ferie dei lavoratori
8 – Pianificare le riunioni tra le 9 e le 18 salvo urgenze
9 – Evitare le ruiunioni quando qualcuno dei partecipanti non possono essere presenti
10 – Favorire l’uso di audio e video conferenze e privilegiare le riunioni brevi
11 – Non considerare tutte le riuninoni obbligatorie, ma delegare
12 – Organizzare le rionioni in maniera efficace
13 – Non cedere all’instantaneità dei messaggi email
14 – Limitare l’invio delle email fuori dagli  orari di lavoro e nei weekend
15 – Essere brevi nelle email e non meytrere in copia persone non direttamente interessate

Di particolare rilievo il fatto che già 16 grandi gruppi  – Bnp Paribas, Carrefour, Capgemini, Bouygues Telecom, Caf de Paris, Allianz France, Axa, Caisse de Dèpot, Casino, Coca-Cola France, Hsbc, Lvmh, Michelin, Orange, Orangina-Schweppes, Randstad  – hanno sottoscritto il testo che dovrà essere rispettato dai dipendenti.

 

Ott 13, 2013

I pareri più importanti nel libro “Tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”

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E’ recentemente uscito il libro “Tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro” di Enzo di Frenna, di cui abbiamo parlato in questo articolo. All’inizio del volume c’è una sezione intitolata “Tecnostress, coinvolgere istituzioni e aziende” dove sono raccolti molti autorevoli pareri sul rischio tecnostress da importanti personalità che stanno ragionando sull’argomento.

In particolare, di grande importanza le parole di Lorenzo Fantini – dirigente Ministero del Lavoro: … il Ministero del Lavoro si impegnerà per inserire tale problematica nelle linee guida dello “Stress lavoro correlato”  …” e del giudice Guariniello “Se un’azienda deve redarre il documento di Valutazione Rischio Stress lavoro-correlato e lavoro, ad esempio, nel settore dell’Information Technology o nel settore editoriale dove si usano molte nuove tecnologie, deve includere sicuramente il rischio tecnostress …”.

Per completezza d’informazione, ho compilato un breve digest dei principali concetti espressi espressi nei loro interventi:

Tecnostress: la malattia professionale e il primo corso di formazione in Italia
Enzo di Frenna e Tania Melchionna, presidente e direttore generale Netdipendenze Onlus
Netdipendenza Onlus ha scelto di essere all’avanguardia su questo tema, occupandosi dal 2007 di tecnostress e videodipendenze come “nuove patologie” della società informatizzata che colpisce la nuova categoria dei lavoratori digitali. … presentiamo anche il primo corso di formazione in Italia sul tecnostress lavoro correlato, progettato da netdipendenza Onlus e riconosciuto dall’Aifos.

L’impegno del Ministero del Lavoro per prevenire il tecnostress
Lorenzo Fantini, dirigente Ministero del Lavoro
Il tecnostress è un nuovo rischio per la salute dei lavoratori moderni e il Ministero del Lavoro si impegnerà per inserire tale problematica nelle linee guida dello “Stress lavoro correlato”, di cui all’art. 28 del testo unico 81 del 2008.

Il parlamento adotti nuove misure per prevenire il tecnostress nei luoghi di lavoro
Antonio Boccuzzi, parlamentare PD
Ritengo sia importante affrontare il problema del tecnostress …Il parlamento dovrebbe adottare iniziative in tal senso ed estendere il concetto di rischio psicosociale … Il miglior modo per prevenire il tecnostress è rendere obbligatoria la valutazione del rischio all’interno delle aziende.

INAIL è in prima linea per prevenire le nuove malattie professionai come il tecnostress lavoro correlato
Giuseppe Lucibello, direttore generale INAIL
Lo stress lavoro correlato e il tecnostress rappresentino in qualche modo “l’amianto del futuro“, cioè una condizione diffusa e ad alto rischio per la salute dei lavoratori.

La richiesta di formazione adeguata per la prevenzione del tecnostress
Rocco Vitale e Francesco Naviglio, Presidente e segretario generale AIFOS
L’esigenza di valutare il nuovo rischio del tecnostress in azienda è quanto mai reale … Solo puntando sull’a formazione e sull’organizzazione aziendale, la valutazione dei rischi stress e tecnostress si trasformerà da “obbligo” in “opportunità” per le aziende  … presto anche il legislatore possa adeguare la normativa ed includere il tecnostress tra i rischi da valutare obbligatoriamente nelle aziende moderne, che fanno largo uso di nuove tecnologie.

Il rischio tecnostress va valutato, altrimenti si applica la violazione della norma che prevede l’arresto o l’ammenda
Raffaele Guariniello, Pubblico Ministero Procura di Torino
L’informazione digitale è oggi presente in modo massiccio e si possono verificare nuovi casi di tecnostress. Ciò rientra nei nuovi rischi professionali che bisogna valutare, come prevede la normativa. …. Se un’azienda deve redarre il documento di Valutazione Rischio Stress lavoro-correlato e lavoro, ad esempio, nel settore dell’Information Technology o nel settore editoriale dove si usano molte nuove tecnologie, deve includere sicuramente il rischio tecnostress…. Si applica, in sostanza, il testo unico 81/2008, articoli 28 e 29 sulla valutazione dei rischi sanzionata con la pena dell’arresto e dell’ammenda, 3 36 e 37 sull’informazione e formazione dei lavoratori … Se in conseguenza delle condotte colpose il lavoratore subisce un danno, una lesione, una patologia, allora può emergere un’ipotesi di reato che è la “lesione personale colposa” …

Operatori di contact center e tecnostress, un problema che affrontiamo con impegno dal 2008
Alberto Zunino, direttore generale ASSOCONTACT
L’evoluzione tecnologia tuttavia ci impone di mantenere alta l’attenzione su questo tema e di aggiornarci costantemente, per individuare in maniera più specifica il rischio tecnostress nei luoghi di lavoro.

Commercialisti e tecnostress, un rischio serio da prevenire
Mario Civetta, Presidente Ordine Dottori Commercialisti e Esperti Contabili Roma
La categoria dei Commercialisti e degli Esperti Contabili costituisce una di quelle maggiormente esposte ai rischi da tecnostress … Il commercialista per supplire alle carenze del sistema è costretto a una connettività illimitata e alla ricerca permanente dell’esatto quadro normativo di riferimento … Come Istituzione siamo impegnati in generale nella formazione professionale dei nostri Iscritti che dovrà inevitabilmente estendersi anche ai temi del tecnostress …

Il tecnotress si previene intervenendo sul carico di lavoro
Paolo Angelucci, Presidente ASSINFORM (Associazione Italiana per L’information Technology)
Angelucci – Occorre sicuramente una formazione adeguata per imparare a gestire in maniera efficace il carico di lavoro associato all’uso dei video-schermi.

Tecnostress, i giornalisti sempre connessi sono esposti al nuovo rischio e i contratto dovrebbbe prevedere le pause
Orazio Carabini, giornalista e vicedirettore “L’Espresso”
Nel mestiere di giornalista … la connessione perenne ha creato un problema di sovrautilizzo del proprio potenziale … non mi stupisce che sia in atto una richiesta da parte dei lavoratori digitali di vivere periodi di isolamento dalla connessione, anche contrattualizzata … credo che la “pausa digitale” andrebbe inserita nel Contratto nazionale dei Giornalisti. Il problema del tecnostress associato alla professione giornalistica sta nella produzione elevata di adrenalina … Anche nelle redazioni dei giornali, quindi, sarebbe necessaria un’adeguata formazione per un uso più consapevole e attento dei nuovi media digitali.

I pubblicitari vivono semore connessi. E la patologia del tecnostress è in agguato
Mario Modica, direttore generale Associazione Italiana pubblicitari Professionisti
I pubblicitari professionisti sono tra le categorie più esposte al rischio tecnostress. L’Associazione italiana Pubblicitari Professionisti prende in seria considerazione il problema e valuteremo nei prossimi mesi la necessità di proporre la prevenzione del tecnostress ai nostri associati.

Sindacato Networkers, informazione e formazione contro il tecnostress
Giuseppe Di Paoli, responsabile sindacato Networkers – UIL
Il tecnostress, una nuova malattia professionale che coinvolge in modo particolare i lavoratori dell’ICT … Sindacato Networkers si muove per prevenire e contrastare il fenomeno delle tecno dipendenze. Diamo molta importanza all’informazione sul tema … insistiamo infine sul discorso della formazione.

L’impegno di CISCO Italia per prevenire lo stress legato alle nuove tecnologie
Agostino Santoni, amministratore delegato CISCO Italia
L’onnipresenza della connettività, la mobilità, il proliferare delle piattaforme e servizi rischiamo di sovraccaricare le persone l’ella loro giornata lavorativa: un rischio che si può evitare scegliendo di considerare la tecnologia un’opportunità per migliorare la qualità della vita, anche quando si lavora, e introducendo buone pratiche che aiutino a correggere eventuali squilibri e ad individuare per tempo potenziali difficoltà. …Inoltre, può essere utile favorire momenti di pausa, situazioni di relax anche nel contesto della giornata lavorativa.

Per prevenire il tecnostress bisogna saper guidare le nuove tecnologie
Davide Draghi, amministratore delegato SONY Italia
La tecnologia, se utilizzata in positivo, rappresenta un’opportunità per sfruttare al meglio i propri tempi di lavoro. … la tecnologia può aiutare ad incrementare produttività , efficienza e rendimento nel lavoro: il segreto sta nelle capacità dei singoli individui di guidarla secondo le proprie esigenze, invecchi subirne l’invasiva presenza.

 

Lug 16, 2013

“Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”: è uscito il nuovo libro di Enzo di Frenna sul rischio Tecnostress

libro tecnostress 2013 di frenna

Per acquistare il libro clicca qui

In questi giorni il giornalista Enzo Di Frenna (già autore del primo libro italiano sul tecnostress “Prevenzione tecnostress in azienda“) ha pubblicato il suo nuovo e corposo titolo “Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”, dove in oltre 320 pagine di minuziosa ricerca fa il punto della situazione italiana riguardo al rischio tecnostress in azienda e nei luoghi di lavoro sotto il profilo scientifico, medico, psicologico e formativo.

Il dato di partenza è  che «In Italia ci sono 22 milioni di “mobile surfer” e 7,3 milioni di “mobile workers, secondo i dati del Politecnico di Milano e Assinform. I lavoratori digitali sono forte in aumento. Tra febbraio e maggio scorso Netdipendenza Onlus ha realizzato quindi due ricerche da cui emerge che il tecnostress è è un rischio professionale per almeno due milioni di lavoratori, che possono contrarre la nuova malattia», spiega Di Frenna.

Attraverso le diverse ricerche presentate nel volume, Di Frenna individua nove categorie a rischio tecnostress: networkers, lavoratori ict, operatori di call center, commercialisti, giornalisti, pubblicitari e analisti finanziari.

Ai lavoratori di queste categorie a rischio tecnostress rispondono i tredici interventi sul tecnostress firmati da esponenti delle istituzioni, associazioni di categoria di questi lavoratori e grandi imprese: Lorenzo Fantini, direttore della divisione salute e sicurezza del ministero del Lavoro e presidente della Commissione sullo stress lavoro correlato; Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail); Raffaele Guariniello, giudice presso la Procura di Torino, esperto di salute e sicurezza sul lavoro; Alberto Zunino, direttore generale dell’Associazione Nazionale dei Contact Center in Outsourcing (Assocontact); Paolo Angelucci, presidente dell’Associazione Italiana per l’information Technology (Assinform); Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale; Mario Modica, direttore generale Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti; Rocco Vitale e Francesco Naviglio, presidente e segretario generale dell’Associazione Nazionale Formatori Sicurezza sul Lavoro (AiFOS); Mario Civetta, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Roma; Giuseppe De Paoli, responsabile Sindacato Networkers – UIL Tucs; Davide Draghi, country manager Sony Mobile Italia; Agostino Santoni, amministratore delegato Cisco Italia. Il tono dei loro interventi converge sulla necessità di prevenire il tecnostress nell’epoca dell’economia digitale.

Lorenzo Fantini, dirigente del ministero del Lavoro, conferma che il tecnostress è un nuovo rischio per la salute dei lavoratori e si impegna a includere il problema nelle linee guida dello” Stress lavoro correlato”, di cui all’articolo 28 del Testo Unico 81 del 2008. «Lo stress è certamente un rischio che interesserà un numero sempre maggiore di lavoratori – spiega Fantini – e ciò perché la società moderna è sempre più digitale e veloce: si fa un largo uso di tecnologie informatiche, strumenti di videocomunicazione, e soprattutto di Internet, che ormai è come un grande archivio universale a cui attingere informazioni di continuo. Poi ci sono i ritmi di lavoro, spesso incalzanti: i manager e i lavoratori dell’information and communication technology, ad esempio, sono fortemente esposti al rischio tecnostress».
Fantini, in qualità di presidente della Commissione permanente sullo Stress promossa dal ministero del Lavoro, incaricherà un gruppo di esperti e tecnici per capire in che modo il tecnostress incide sulla salute del lavoratore e predisporre eventuali indicazioni per ridurre e prevenire il rischio nelle aziende moderne. Un segnale importante, che coinvolge per la prima volta il Ministero del Lavoro sul rischio tecnostress.

Anche Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Inail, si schiera per la prevenzione della nuova malattia professionale. «Credo che lo stress lavoro correlato e il tecnostress rappresentino in qualche modo “l’amianto del futuro” – dichiara Lucibello – cioè  una condizione diffusa e ad alto rischio per la salute dei lavoratori, che può invalidare anche in modo grave».

La conferma che si tratti di una vera emergenza arriva anche dal giudice Raffaele Guariniello della Procura di Torino, autore della prima sentenza sul tecnostress nel 2007, in seguito a una inchiesta nei call center. Il magistrato lancia un monito: «Se un’azienda deve redarre il Documento valutazione Rischio Stress lavoro correlato e lavora, ad esempio, nel settore dell’Information Technology o nel settore editoriale dove si usano molto le nuove tecnologie, deve includere sicuramente il rischio tecnostress. Si applica, in sostanza, il Testo Unico 81/2008, articoli 28 e 29 sulla valutazione dei rischi sanzionata con la pena dell’arresto e dell’ammenda, e 36 e 37 sull’informazione e formazione dei lavoratori.»
Guariniello rivela anche che, presso il suo ufficio, continuano ad arrivare denunce di lavoratori che lamentano la patologia del tecnostress: «Di recente si è rivolto in Procura un impiegato di una grande azienda che, per lavoro, usa parecchio le nuove tecnologie e lamenta disturbi alla salute. Il datore di lavoro e le strutture aziendali, a quanto pare, non hanno risolto il problema. Stiamo procedendo con gli accertamenti medici e tecnici, con l’ausilio di consulenti del Politecnico».

Tra le nove categorie prese in esame nel libro di Di Frenna ci sono gli operatori di call center, su cui sono state effettuate le prime inchieste della magistratura. Lo conferma lo stesso Guariniello: «I call center tornano spesso alla nostra attenzione, poiché facciamo abitualmente indagini sulle malattie professionali. L’informazione digitale oggi è presente in modo massiccio e si possono verificare casi nuovi di tecnostress. Ciò rientra nei nuovi rischi professionali che bisogna valutare, come prevede la normativa». Gli operatori di “contact center in outsourcing” sono 80 mila in Italia e sono, ancora oggi, tra le categorie più esposte. Lo spiega bene nel libro il direttore generale di Assocontact, Alberto Zunino: «Attualmente stiamo portando avanti con Inail e altri interlocutori un progetto sul tema del rumore, che notoriamente è tra le problematiche che causano il tecnostress.

Un’altra categoria esposta sono i lavoratori delle imprese di information technology. Il presidente di Assinform, Paolo Angelucci, rappresenta 1500 aziende del settore e dichiara che «il tecnostress si previene intervento sul carico di lavoro». Altre soluzioni? Un’adeguata formazione per la prevenzione del rischio. Il consiglio vale anche per le altre categorie.

Per la prima volta entrano nella “lista nera” anche i commercialisti. Sono tecnostressati dall’uso eccessivo delle nuove tecnologie: dai software contabili che si aggiornano di continuo, dalle scadenze fiscali impellenti che spesso gestiscono con tablet e smartphone. Lo conferma Mario Civetta, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Roma – 10 mila iscritti – con un intervento nel libro che chiarisce subito la situazione: «I commercialisti sono tra categorie maggiormente esposte ai rischio da tecnostress. L’aumento progressivo della pressione fiscale si è accompagnato, nell’arco di un decennio, a una iper produzione di norme – su diversi livelli – ma soprattutto in materia fiscale. Il commercialista è chiamato a districarsi in questo labirinto normativo, assumendo decisioni delicate per conto del cliente-contribuente, scelte che impegnano risorse economiche, in tempi rapidissimi e con scarse possibilità di rimediare ad errori. Negli ultimi anni l’intero campo di azione dei commercialisti è andato sempre più ad intersecarsi con sofisticati strumenti informatici. Lontani dall’epoca in cui le dichiarazioni dei redditi venivano compilate a mano, il lavoro è sempre più dipendente da software complessi, e in questo ambito l’interazione tra il fattore umano, sempre più decisivo, e i sistemi informatici è decisamente fonte di tecnostress.»

Un forte allarme lo lancia anche Mario Modica, direttore generale dell’Associazione italiana Pubblicitari professionisti (32 mila operatori): «I pubblicitari vivono sempre connessi e la patologia del tecnostress è in agguato. A me capita spesso di dormire con il tablet e lo smartphone a portata di mano. Se arriva un messaggio, sono pronto a rispondere. E ciò, purtroppo, anche in orari extralavoro. la tecnologia degli schermi ci segue ovunque. Indubbiamente in molti casi la tecnologia favorisce la produttività, ma in altri c’è il rischio di assuefazione. Uno dei rischi principali è l’insonnia. Si dorme poco e con l’ansia di accontentare il cliente, che può telefonarci o messaggiare in qualunque momento. Un altro rischio correlato è la perdita di lucidità durante la giornata lavorativa. Oppure, si posso manifestare altri sintomi tipici del tecnostress: calo della concentrazione, mal di testa, ipertensione, stanchezza cronica».

Per ridurre l’impatto del tecnostress nei luoghi di lavoro c’è chi propone di rendere obbligatoria la “pausa digitale”. L’idea arriva da Orazio Carabini, vicedirettore del settimanale “L’Espresso”: «La connessione perenne ha creato un problema di sovrautilizzo del proprio potenziale. in atto una richiesta da parte dei lavoratori digitali di vivere periodi di isolamento dalla connessione, anche contrattualizzata, come sta accadendo ad esempio in America. Credo che la “pausa digitale” andrebbe inserita nel Contratto Nazionale dei Giornalisti: alcuni periodi in un anno, oppure brevi periodi durante la giornata lavorativa. Ne beneficerebbe anche la qualità produttiva.»

Ma c’è anche chi consiglia di realizzare corsi di formazione per mettere a conoscenza i lavoratori digitali dei rischi alla salute a cui vanno incontro. Come ad esempio Giuseppe De Paoli, responsabile Sindacato Networkers – UIL Tucs: «In Italia lavorano circa un milione di networker e il rischio tecnostress li riguarda molto da vicino. La “techno-invasione” non distingue più tra lavoro e vita privata. Si usano le nuove tecnologie in qualunque momento della giornata. Uno studio britannico pubblicato lo scorso anno sostiene che la ripetuta esposizione a tablet, smartphone, iphone, possa condizionare le connessioni tra neuroni e creare un danno al cervello. E’ molto importante quindi fare informazione e formazione per tutelare la salute dei lavoratori.»

Nel libro interviene anche l’onorevole Antonio Boccuzzi, parlamentare del Pd impegnato nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, unico superstite dell’incendio che si propagò nel 2007 negli stabilimenti della ThyssenKrupp, uccidendo sei operai. «E’ necessario che Parlamento adotti nuove misure per prevenire il tecnostress nei luoghi di lavoro, aggiornando la normativa esistente», dice. Tra le aziende impegnate a prevenire lo stress legato all’uso delle nuove tecnologie vi sono Cisco e Sony Italia, che illustrano nel libro la loro esperienza.

«L’onnipresenza della connettività, la mobilità, il proliferare di piattaforme e servizi rischiano di sovraccaricare le persone nella loro giornata lavorativa – spiega Agostino Santoni, amministratore delegato Cisco Italia – e per questo motivo, ogni due anni conduciamo una survey sullo stress correlato al lavoro e chiediamo ai medici del lavoro che visitano periodicamente i dipendenti di fornirci un’indicazione sul livello di stress riscontrato, analizzandone sintomi e cause.
A livello individuale, diamo a chiunque senta di aver bisogno di aiuto un supporto specializzato, tramite il nostro Employee & Family Assistant Program. Inoltre organizziamo corsi per imparare a gestire situazioni di stress personale e professionale e può essere utile favorire momenti di pausa, situazioni di relax anche nel contesto della giornata lavorativa. Ad esempio con open space progettati con criterio e disponibilità di luoghi di relazione diversi dalla “sala riunioni”, è certamente positiva. Oppure vi sono ulteriori misure che applichiamo, come ad esempio la possibilità di prenotare massaggi e cure fisioterapiche».

Davide Draghi, country manager di Sony Mobile Italia, invece da la sua ricetta per prevenire il tecnostress: «Il segreto sta nella capacità dei singoli individui di guidare la tecnologia secondo le proprie esigenze, invece che subirne l’invasiva presenza.»

Un intero capitolo del libro è dedicato alle soluzioni e ai consigli utili. Tra le tecniche di prevenzione ci sono la meditazione, lo yoga, l’uso di erbe officinali, la danzaterapia e lo sport. La proposta formativa di “tecnostress management” progettata da Netdipendenza Onlus prevede la conoscenza delle interazioni uomo-macchine e i benefici offerti dai metodi olistici, tra cui la bioarchitettura per imparare a organizzare gli “uffici rilassanti”. «Non a caso presentiamo le nuove ricerche a luglio – aggiunge Di Frenna – cioè nel periodo in cui si dovrebbe pensare alle ferie e al meritato riposo. Invece molti si portano il lavoro in vacanza, sempre connessi e col tablet e cellulare a portata di mano. In questo modo il cervello non si riposa mai».

Un primo assaggio delle tecniche e metodi per difendersi dalla nuova malattia professionale si terrà a settembre, durante la sesta edizione di “No Tecnostress Day” durante la quale sarà presenterà una Guida pratica per i lavoratori.

Inoltre, Netdipendenza Onlus ha progettato il primo corso sul “Rischio tecnostress lavoro correlato”, autorizzato dall’AiFOS ai sensi del Testo Unico 81/2008, a cui possono partecipare lavoratori, datori di lavoro, medici, psicologi e operatori della sicurezza (Rls, Rssp, Aspp), ottenendo un attestato valido che risponde all’obbligo normativo di valutare lo stress nelle aziende, entrato in vigore nel 2010, ed effettuare gli interventi di formazione previsti dalla normativa. Il corso sarà presentato ufficialmente alla fiera Ambiente Lavoro, che si terrà a Bologna dal 16 al 18 ottobre, rivolgendosi ai professionisti chi si occupano di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

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Ott 20, 2012

I disturbi muscolo-scheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa – Nuova pubblicazione INAIL

I disturbi muscoloscheletrici da sovraccarico biomeccanico (DMS) sono un insieme di patologie fisiche che riguardano almeno 1 lavoratore su 4 – specialmente quelli che svolgono lavori pesanti o mansioni d’ufficio.

Come abbiamo visto in altri articoli di questo sito (Computer e mal di schiena. Che fare?; Ergonomia e Tecnostress; Videoterminali: effetti sulla salute e misure di prevenzione; Principali effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT) l’ergonomia del posto di lavoro per i lavoratori digitali, ha una grandissima importanza nella prevenzione e nell’insorgenza di queste patologie.

Questi disturbi – oltre a produrre nei soggetti affetti dei dolori di varia natua e intensità, anche cronici – genera un enorme numero di giorni di assenza dal lavoro, e di conseguenza un grande costo sia per le singole imprese, sia per l’intero sistema assicurativo degli infortuni sul lavoro.

Quindi l’INAIL , visti i costi legati a questi disturbi che è annualmente costretto a sborsare, è da tempo attento al problema e già nel 2007 aveva pubblicato un fascicolo di allerta e indicazioni per la prevenzione relativo ai disturbi muscolo-scheletrici.

E’ uscita in questi giorni una versione aggiornata del documento, intitolata “I disturbi muscoloscheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa”.

Si tratta di una pubblicazione di grande interesse, suddivisa in tre principali argomenti:

– le possibili alterazioni a carico della colonna vertebrale, quindi i fattori di rischio e di prevenzione delle patologie a carico del rachide correlate all’attività lavorativa: alterazioni più comuni, movimentazione manuale, elementi da considerare per la prevenzione e attività a maggior rischio.

– le posture adeguate per le attività lavorative, quindi le corrette posture da adottare nei luoghi di lavoro per il travaso di prodotti liquidi, il trasporto con carriola, i lavori a terra, le impugnature, l’uso di attrezzi, i ritmi di lavoro e la postura fissa in piedi e seduta.

– un ampio repertorio di suggerimenti per la prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici, con le corrette prassi lavorative e gli stili di vita e esercizi idonei alla prevenzione.

Chiude la pubblicazione una parte relativa alle norme assicurative per l’infortunio sul lavoro, alle malattie professionali e alle relative prestazioni dell’INAIL per infortuni e malattie professionali.

Clicca qui per scaricare la pubblicazione INAIL “I disturbi muscoloscheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa” – edizione 2012 – realizzata con la collaborazione della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, dell’ISFOL, del Ministero del Lavoro, del Ministero della Salute e delle organizzazioni sindacali e datoriali.

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