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Feb 13, 2017

Video “I (am)Phone – Dipendenza da Smartphone” di Andrea Baglio: frammenti di una vita da tecnostressato.

Mi segnala Andrea Baglio – attore e giovane regista di Verona di cui potete sapere di più direttamente sul suo sito – di aver realizzato un breve video intitolato ‘I (am)Phone – Dipendenza da Smartphone‘ per “sensibilizzare le persone nei confronti di un male (…) che sta prendendo sempre più piede, soprattutto tra i giovani: la “cocaina digitale”.

Nella presentazione del video mi scrive: “Uno dei tanti rischi della estremizzazione dell’utilizzo dello smartphone è che quest’ultimo diventi uno strumento per gestire abitualmente le relazioni, sostituendosi alla realtà” e prosegue “sono sempre più i casi di depressione legati alla ‘cellularomania’, la quale tende a manifestarsi soprattutto in relazione agli aspetti più fragili della persona”.

Il video è molto simpatico: una ripresa in soggettiva dallo smartphone ci mostra il protagonista afflitto da tutti i diversi aspetti quotidiani del tecnostress e della dipendenza da smartphone.

Il video – scritto, diretto, montato e interpretato da Andrea Baglio – lancia nel finale il suo messaggio  essenziale: “Metti giù il telefono e torna alla vita“. Guardatelo qui sotto.

Set 17, 2016

Allerta di Richard Stallman su smartphone e privacy.

Richard Stallman, attivista e intellettuale newyorkese capofila del movimento per il software libero, in tournee in Italia quest’estate, ci dice la sua su cellulari e privacy in una intervista su Corriere.it:

«La democrazia e le libertà individuali sono a repentaglio ugualmente. Avere un cellulare oggi significa essere costantemente sotto la minaccia della tracciabilità. E non solo. Ogni dispositivo ha una backdoor universale comandabile da remoto che può trasformare in qualsiasi momento il nostro microfono in un registratore permanente. Anche se non stiamo parlando al telefono o ad apparecchio spento. È quello che ho chiamato “Stalin’s dream”, il sogno di Stalin. L’unica soluzione è usarli il meno possibile. Una democrazia che si rispetti sa tutelare i suoi cittadini, a partire dai suoi dissidenti».

“Soggiogati da Windows e iPhone” l’eterna battaglia di Richard Stallman

L’attivista, 63 anni, da anni combatte contro le corporation del software a favore della libera circolazione dei programmi: “Vogliamo liberare i nostri pc, a cominciare dalle scuole. Gli utenti sono sotto scacco e la lobby ha conquistato la politica”

Richard Stallman’s Personal Page

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Lug 22, 2016

Allarme ‘smartphone walking’: 1 persona su 2 rischia la propria sicurezza

distracted-walking

Dati drammatici per lo “smartphone walking” in Italia, attività che provoca sempre più incidenti, perfino mortali: ha contagiato il 53% degli italiani che sembra non vogliono saperne di staccare gli occhi dal telefonino, neppure in strada.

Lo “smartphone walking” viene praticato soprattutto nelle grandi metropoli come Milano (61%) e Roma (58%), principalmente da manager (65%) e imprenditori (62%) tra i 30 e i 45 anni e giovani studenti (58%) tra i 16 e i 29.

Ecco due articoli con i dati della ricerca condotta da Found! che ha raccolto oltre 5.000 segnalazioni provenienti dagli osservatori sparsi per le cinque maggiori città italiane e che ha coinvolto 25 esperti tra psichiatri e sociologi.

Come zombie con lo smartphone: distratto un italiano su due

ANCHE se abbiamo fretta, è difficile rinunciare allo smartphone. Al punto che pur di restare incollati allo schermo, – magari controllando la posta, scrivendo in chat o inseguendo un mostro da allenare col Pokémon Go – non ci accorgiamo di cosa accade attorno a noi. Tantomeno dei pericoli che corriamo.

Allarme ‘smartphone walking’: 1 su 2 in pericolo sicurezza

Anche il The New York Times – si legge ancora nella nota – si è occupato di questa tematica, pubblicando uno studio condotto dai ricercatori della Stony Brook University. Secondo l’indagine i pedoni distratti dagli smartphone virano come zombie nella direzione sbagliata e si scontrano contro cose

Ott 25, 2015

Non di sole radiazioni uccide lo smartphone: dal cellulare al volante al divieto di Selfie, al pericolo dei Selfie-Stick

Non di sole radiazioni uccide il telefonino. Ma anche di incidenti stradali (prima causa di incidenti in Italia), di selfie sconsiderati in luoghi e situazioni pericolosi, di teste infilzate con selfie stick  in prestigiosi musei.

Cellulari e guida stradale

Per inviare un breve messaggio tramite sms (o con  Whatsapp) è necessario prendere il cellulare (ovunque sia), sbloccarlo, aprire l’applicazione prescelta, scrivere il testo e infine inviarlo selezionando il destinatario.

Si tratta di operazioni che in media richiedono un tempo minimo intorno ai 10 secondi, lo stesso lasso di tempo durante il quale si riescono a percorre circa 300 metri, tralasciando così tutte le attenzioni che richiede la strada.

Non è un caso se l’uso del cellulare alla guida è diventato la prima causa di incidente stradale in Italia. Nel 2014, tale utilizzo durante la guida ha superato, come causa di incidenti, l’eccesso di velocità e la guida in stato di ebbrezza.

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La distrazione del conducente, impegnato nell’utilizzo del cellulare, impugnando con la mano il dispositivo a discapito di una solida presa del volante, fa sì che i movimenti necessari per poter effettuare o rispondere ad una chiamata distolgano inevitabilmente l’attenzione dalla strada per alcuni secondi che, in molti casi, possono rivelarsi fatali.

La distrazione correlata all’uso di smartphone e telefoni cellulari ha prodotto, secondo un recente studio Aci/Istat, il 20,1% del totale degli scontri automobilistici registrati in Italia nel corso dell’ultimo anno.

Cellulari e Selfie

Per scattarsi invece il cosiddetto “selfie”, fenomeno che sta diventando di gran moda anche dal sedile di guida dell’auto, il guidatore si distrae per un tempo medio di 14 secondi, causando pericoli  persino maggiori.

Al punto che in Russia – dove dall’inizio dell’anno ci sono stati 10 vittime e 100 incidenti gravi in conseuenza a ’selfie’ – è vietato per legge scattarsi Selfie non solo alla guida dell’auto, ma in numerose situazioni: sui tetti, sui piloni dell’elettricità, sui binari della ferrovia  o davanti alla gabbia di un animale selvaggio.

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La campagna «Un selfie figo può costarvi la vita» promossa dal ministero dell’Interno russo e ispirata alla segnaletica stradale. ha l’obiettivo di invitare i cittadini prestare più attenzione ai pericoli circostanti mentre sono impegnati a farsi l’ennesimo autoscatto.

Contro il dilagare dei ‘selfie’, ci sono numerose località o attività turistiche che hanno introdotto dei severi divieti all’attività di auto-scattarsi fotografie.

Le più famose sono il Lago Tahoe, USA (attenzione, ci sono gli orsi); New York, USA (motivi di sicurezza); Spiaggia di Garoupe, Francia (salute pubblica” e rispetto ambientale); Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda (tutelare il visitatore, non disturbare la concentrazione); La Mecca, Arabia Saudita (per la componente più integralista la moda dello scatto va contro il principio musulmano della modestia).

Cellulari e Selfie Stick

Ma più del ‘Selfie’ i divieti nel mondo occidentale riguardano l’accessorio ‘Selfie Stick’, l’asta telescopica che permette di fare autoscatti a distanza.

Agli Uffizi di Firenze la norma “anti selfie stick” è in vigore dall’ottobre 2014. Negli Usa il Moma a New York, il Getty Center di Los Angeles, l’Hirshhorn Museum parte del grande complesso museale Smithsonian a Washington e anche il Giardino delle Sculture nella capitale Usa, sono tra le maggiori istituzioni che dicono ‘no’ all’accessorio. La National Gallery di Londra li ha banditi dalle sue sale e presto potrebbero seguirla altre istituzioni della cultura nel Regno, a partire dal British Museum.

L’elenco delle istituzioni culturali che hanno introdotto il bando è infatti sempre più lungo, la più aggiornata è la seguente, utile sia per coloro che possiedono il selfie stick, sia per coloro che vogliono visitare i musei senza il rischio di essere infilzati nella testa o disturbati nella visione:

– The National Gallery, London
– The Montreal Museum of Fine Arts
– Pointe-à-Callière Archaeology Museum
– The Colosseum in Rome
– The Palace of Versailles, Paris
– 19 Smithsonian museums and galleries
– The Museum of Modern Art, New York
– The Cooper Hewitt Museum, New York
– The Metropolitan Museum of Art, New York
– The Guggenheim Museum, New York
– The Frick Museum, New York
– The Brooklyn Museum
– The Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington
– The Museum of Fine Arts, Houston
– The Art Institute of Chicago
– The Detroit Institute of the Arts
– The Albertina museum in Vienna, Austria
– Brazilian soccer stadiums
– Soccer stadiums for Arsenal and Tottenham in England
– The Seattle Art Museum
– The Getty Center, Los Angeles
– The Museum of Fine Arts, Boston
– Wembley Stadium, London
– The Carnegie Museums of Pittsburgh
– The Frick Pittsburgh
– Music venues O2 Academy Brixton and O2 Arena, England
– Cleveland Museum of Art
– The Perot Museum of Nature and Science, Dallas
– The Dallas Museum of Art
– Blanton Museum of Art, Austin, Texas
– The MTS Centre, a sports arena in Winnipeg
– The National Gallery of Victoria, Australia
– The National Gallery of Australia in Canberra
– The National Portrait Gallery, Australia
– The Canadian Museum for Human Rights
– The Sugarmill nightclub, England
– The 2015 Ultra Music Festival, Miami, Florida
– The Soundwave Music Festival, Australia
– The Qantas Credit Union Arena, Sydney
– Etihad Stadium in Melbourne
– Domain Stadium in Western Australia
- Perth Arena
– Suncorp stadium in Brisbane
– The Hermitage in Amsterdam
– The Kentucky Derby
– Wimbledon
– Disney World
– Lake Winnepesaukah
– Comic-Con
– Six Flags

Mag 10, 2013

Lavorare con gli smartphones e il tablets: il sindacato olandese FNV pubblica una ricerca sui rischi per i lavoratori di smartphones e tablets.

smartphone-cellulare-al lavoro

Come ben sappiamo, l’utilizzo di smartphones e tablet aziendali per lo svolgimento di attività lavorative comporta sia la presenza di rischi ben noti per la salute (prevalentemente rischi psicosociali e rischi muscolo-scheletrici e osteo-articolari), sia la dilatazione dei tempi di lavoro all’interno dei tempi di vita privata, con un significativo aumento delle attività lavorative – quasi mai retribuite oltre al nrmale stipendio – e una contrazione del tempo libero individuale.

Su questo tema sta ragionando il FNV, un sindacato olandese che ha commissionato all’Università di Amsterdam una ricerca sui rischi per i lavoratori di smartphones e tablets. La ricerca è in in lingua olandese e potete scaricarla integralmente al termine di questo articolo, il comunicato stampa di presentazione della ricerca è presente a questa pagina ed è in inglese. L’ho tradotta per voi e potete leggerla di seguito.

Smartphone sul lavoro: sindacati olandesi sollevano timori per la salute (ricerca)

Più di 800.000 smartphone e tablet sono stati venduti nel 2012 – non tutti per uso privato. Un numero crescente di datori di lavoro hanno fornito al loro personale queste tecnologie, specialmente nel “knowledge business”. La Confederazione Sindacale Olandese FNV – preoccupata per l’impatto potenziale sulla salute dei lavoratori di un uso eccessivo di questi nuovi strumenti di lavoro,  ha commissionato un rapporto all’Università di Amsterdam che è stato pubblicato a fine dicembre 2012.

Il rapporto si intitola “Techno-Stress” e fa il punto su rischi emergenti da uso eccessivo di smartphone e tablet passando in rassegna la letteratura scientifica sulle minacce per la salute – principalmente rischi psicosociali  e disturbi muscoloscheletrici.

Dato che non è ancorara stata fatta nessun lavoro di indagine epidemiologica, l’autore del rapporto Jan Popma si basa principalmente sui dati di una ricerca svolta tra giovani utenti ancora in formazione, arricchita dai risultati di un sondaggio online a cui hanno preso parte 250 membri FNV.

La relazione si concentra principalmente sui rischi psicosociali derivanti dall’uso sul lavoro di smartphone e tablet in termini di “tecno-stress” (“ogni impatto negativo sugli atteggiamenti, pensieri, comportamenti o fisiologia del corpo che è causato direttamente o indirettamente dalla tecnologia”) , “tecno-dipendenza” (uso compulsivo continuo, anche quando l’attività è manifestamente dannosa) e “techno-invasione” (situazioni in cui il confine tra lavoro e vita privata è eliminato).

L’autore cita un sondaggio 2011 fatto tra 3.700 dipendenti. Uno su otto dei partecipanti di età compresa tra 22 e i 34 anni controllano il proprio cellulare più di dieci volte all’ora durante il loro tempo libero (“tempi morti”), e uno su tre controlla la propria e-mail subito dopo il risveglio, anche prima di vestirsi o la prima colazione, mentre il 29% dei “lavoratori mobili” che hanno preso parte (in tutte le categorie di età) ammette che il loro utilizzo della tecnologia mobile ha creato tensioni nelle loro relazioni personali, soprattutto con il partner.

Questo rapporto evidenzia anche alcuni risultati ‘controintuitivi’ presenti nell’uso di lavoro delle nuove tecnologie di comunicazione. Anche se lo scopo della presenza tecnologica è di aumentare l’efficienza e la produttività, la possibilità di azione incontrollata sulle tecnologie stesse favorisce un distrubo continuo dello svolgimento del lavoro. Ad esempio le interruzioni per rispondere alle email in arrivo comportano una significativa rottura nella concentrazione del lavoro in corso e compromettono la qualità stessa del lavoro.

Dove la salute fisica è interessato, il rapporto individua il rischio di problemi alle dita, ai polsi, al collo e alle spalle. Il famoso “Blackberry Thumb”, il pollice da Blackberry (un cenno al precursore dello smartphone) è diventato stenografia comune. “Le condizioni ergonomiche in cui i lavoratori mobili lavorano probabilmente non raggiungono  i requisiti delle leggi dell’ambiente di lavoro”, avverte l’autore.

Le raccomandazioni dell’autore includono la limitazione delle e-mail al di fuori degli orari di ufficio. Egli indica la recente decisione di Volkswagen Germania di vietare e-mail a un dipendente di telefonia mobile  oltre i 30 minuti dopo aver terminato il lavoro.

“E ‘tempo per i sindacati di avviare negoziati per identificare chiaramente qual è il ‘tempo di lavoro effettivo‘ considerando i continui ‘start and stop’ dovuti all’utilizzo delle comunicazioni mobili.Non bisogna pensare di aspettarsi che i dipendenti siano disponibili per lavoro per tutte le ore dei giorno senza nessun guadagn extra” dice l’esperto di salute e sicurezza sul lavoro FNV Wim Van Veelen.

Scarica questa ricerca (in lingua olandese!) “Popma J. (2012) Techno-stress. Verkenning van een risico in opkomst (pdf 855 Kb)
, Universiteit van Amsterdam- Hugo Sinzheimer Instituut” cliccando qui

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