Browsing articles tagged with " Smartphone Addiction"
Feb 13, 2017

Video “I (am)Phone – Dipendenza da Smartphone” di Andrea Baglio: frammenti di una vita da tecnostressato.

Mi segnala Andrea Baglio – attore e giovane regista di Verona di cui potete sapere di più direttamente sul suo sito – di aver realizzato un breve video intitolato ‘I (am)Phone – Dipendenza da Smartphone‘ per “sensibilizzare le persone nei confronti di un male (…) che sta prendendo sempre più piede, soprattutto tra i giovani: la “cocaina digitale”.

Nella presentazione del video mi scrive: “Uno dei tanti rischi della estremizzazione dell’utilizzo dello smartphone è che quest’ultimo diventi uno strumento per gestire abitualmente le relazioni, sostituendosi alla realtà” e prosegue “sono sempre più i casi di depressione legati alla ‘cellularomania’, la quale tende a manifestarsi soprattutto in relazione agli aspetti più fragili della persona”.

Il video è molto simpatico: una ripresa in soggettiva dallo smartphone ci mostra il protagonista afflitto da tutti i diversi aspetti quotidiani del tecnostress e della dipendenza da smartphone.

Il video – scritto, diretto, montato e interpretato da Andrea Baglio – lancia nel finale il suo messaggio  essenziale: “Metti giù il telefono e torna alla vita“. Guardatelo qui sotto.

Lug 22, 2016

Allarme ‘smartphone walking’: 1 persona su 2 rischia la propria sicurezza

distracted-walking

Dati drammatici per lo “smartphone walking” in Italia, attività che provoca sempre più incidenti, perfino mortali: ha contagiato il 53% degli italiani che sembra non vogliono saperne di staccare gli occhi dal telefonino, neppure in strada.

Lo “smartphone walking” viene praticato soprattutto nelle grandi metropoli come Milano (61%) e Roma (58%), principalmente da manager (65%) e imprenditori (62%) tra i 30 e i 45 anni e giovani studenti (58%) tra i 16 e i 29.

Ecco due articoli con i dati della ricerca condotta da Found! che ha raccolto oltre 5.000 segnalazioni provenienti dagli osservatori sparsi per le cinque maggiori città italiane e che ha coinvolto 25 esperti tra psichiatri e sociologi.

Come zombie con lo smartphone: distratto un italiano su due

ANCHE se abbiamo fretta, è difficile rinunciare allo smartphone. Al punto che pur di restare incollati allo schermo, – magari controllando la posta, scrivendo in chat o inseguendo un mostro da allenare col Pokémon Go – non ci accorgiamo di cosa accade attorno a noi. Tantomeno dei pericoli che corriamo.

Allarme ‘smartphone walking’: 1 su 2 in pericolo sicurezza

Anche il The New York Times – si legge ancora nella nota – si è occupato di questa tematica, pubblicando uno studio condotto dai ricercatori della Stony Brook University. Secondo l’indagine i pedoni distratti dagli smartphone virano come zombie nella direzione sbagliata e si scontrano contro cose

Dic 13, 2015

Il tecnostress punta all’aumento della produttività, non importa se ci facciamo succhiare volontariamente l’anima.

Soul sucker 4

In questi giorni ho letto due notizie ‘minime’ che mi hanno fatto riflettere sul fatto che il tecnostress è spesso una scelta volontaria dell’utilizzatore di tecnologie digitali, oltre ad essere un preciso obiettivo nelle strategie pervasive dei produttori di apparecchi, di siti web e di contenuti.

In altre parole, più un utente è tecnostressato, più difficilmente riesce ad abbandonare le tecnologie e i contenuti che lo stressano, anzi, è più probabile che aumenti ancora tempi e frequenze d’uso, anche per scelta personale, o per una precisa politica aziendale.

E qual è il risultato di questo utilizzo compulsavo delle tecnologie? Facile ed evidente: ci viene risucchiata l’anima, e non esistiamo già come persone, ma come appendici digitali e false di noi stessi.

Ecco le due notizie.

Prima notizia: i tizi di Jabra – azienda di cuffie wireless bluetooth per l’ufficio, hanno condotto una ricerca sulla produttività in ufficio e i “nuovi modi di lavorare”.

La società ha intervistato nel maggio scorso 2.449 lavoratori di età compresa tra i 18 e i 65 anni provenienti da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania, Russia, Giappone, Cina, Danimarca, Svezia e Norvegia.

Stando al rapporto, se da una parte le aziende cercano di creare luoghi di lavoro il più possibile produttivi, dall’altra sottovalutano la presenza di distrazioni all’interno dei gruppi di lavoro, come ad esempio riunioni poco organizzate, strumenti tecnologici non sempre semplici da utilizzare e ambienti rumorosi che non agevolano la concentrazione.

Più della metà dei dipendenti intervistati (il 51%) concorda che le riunioni senza una guida o un programma specifico servono solo a perdere tempo, il 32% lamenta una mancanza di spirito decisionale, il 31% sottolinea l’assenza di approfondimenti, il 26% una scarsa preparazione e il 25% i ritardi.

In particolare, il 36% degli intervistati ritiene che le riunioni di lavoro diminuiscano la produttività. Il 46% pensa che i rumori siano la cosa che più distrae in assoluto in ufficio e il 28% è irritato dalle troppe mail, anche se per risolvere un problema un dipendente su tre preferisce mandarne una piuttosto che telefonare.

Gli intervistati ritengono che dovrebbero essere maggiormente controllati i fattori ambientali, come temperatura, qualità dell’aria e mancanza di privacy.

Dallo studio è emerso anche che l’utilizzo di strumenti tecnologici è spesso controproducente. Si pensi, ad esempio, al tempo medio necessario per organizzare una conference call: il 25% inizia in ritardo a causa di problemi tecnici, e di conseguenza si perdono in media più di due minuti e mezzo a riunione. A seconda del numero dei partecipanti il tempo perso – e quindi il costo – può aumentare.

Inoltre, il 71% delle riunioni si svolge in un solo luogo, mentre il 29% prevede più sedi, e dunque l’ausilio della tecnologia è fondamentale. Ma spesso i lavoratori stessi faticano a utilizzarla, e uno su due dichiara di riscontrare a causa di ciò disagi significativi e irritanti.

Dalla ricerca emerge anche che una scarsa produttività incide sulla capacità di attrarre e trattenere il personale, così come le distrazioni sul posto di lavoro incidono in maniera significativa sull’equilibrio vita-lavoro. Il 36% dei lavoratori specializzati è in difficoltà a completare le proprie mansioni entro la fine della giornata lavorativa.

Il risultato è che i lavoratori in ufficio soffrono di ansia da prestazione anche quando le aziende credono di fare di tutto per ridurre lo stress dei dipendenti.

Visto queste scenario abbastanza triste qual’è la soluzione proposta da Jabra per ridurre lo stress dei dipendenti in tutte queste situazioni di lavoro e per migliorare al contempo le prestazioni lavorative, l’efficacia e la soddisfazione personale? Semplice: far usare ai lavoratori cuffie e auricolari Wireless con la riduzione del rumore ambientale (Jabra, naturalmente) per consentire loro di rispondere al 75% di chiamate in più e risultare quindi più produttivi.

Fonte: questo articolo: il fatto quotidiano
http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/12/01/lavoro-per-i-dipendenti-ansia-da-prestazione-tra-riunioni-improduttive-rumori-e-troppe-mail/2268364/

Seconda notizia: I telefoni cellulari ci succhiano la vita e l’anima.
Ce lo mostra lo studente di Arte e Architettura Antoine Geiger con una serie di immagini digitali intitolata ‘SUR-FAKE’ (che segue un progetto precedente chiamato ’Sur-Face’) che mostra degli stranieri a Parigi che hanno la loro anima risucchiata fuori dai loro telefoni.

Geiger dice di questo progetto: “lo schermo è un oggetto di ‘sottocultura di massa’ che rende alienante il rapporto con il nostro corpo, e più in generale con il mondo fisico. Volevo rendere l’idea di queste false identità, sovraesposte, aspirate dal divario digitale che rompe la relazione con ‘reale’, per riportarci un immagine di sé dell’individuo. Quello che mi interessa in queste immagini di volti aspirati, è la sovra-esposizione che permette progressivamente una dimensione molto organica, nonché digitale, per rendere qualcosa abbastanza inquietante’.

testo in originale: “It [places] the screen as an object of ‘mass subculture,’ alienating the relation to our own body, and more generally to the physical world. I wanted to come back to the idea of these faked identities, over-exposed, sucked by the digital gulf that breaks the relation to ‘real’, to bring back a self-focused image of the individual. What interests me in this texture of sucked faces, is the over-exposure gradually allows a very organic dimension, as well as digital, to render something quite disturbing”).

Fonte: questo articolo Lostatminor

Smartphones are sucking the life out of these unsuspecting strangers

Soul sucker 1

Soul sucker 5

Soul sucker 3

Soul sucker 2

Corsie pedonali dedicate a chi usa il cellulare: le hanno a Bangkok, Tailandia.

corsia cellulari 1

Mentre in alcuni stati vietano l’utilizzo di cellulare e lo scatti di selfie in numerose situazioni pubbliche (di cui abbiamo parlato in questo articolo), un’iniziativa in senso opposto è stata realizzata dall’università Kasetart di Bangkok (Thailandia), che ha costruito le prime corsie pedonali dedicate a chi usa il cellulare, in modo da impedire alle persone che camminano guardando il cellulare di scontrarsi le une contro le altre.

Si tratta di una corsia lunga 300 metri divide chi usa gli smartphone camminando da chi non li usa. L’idea è stata proposta da un gruppo di studenti di marketing del terzo anno della Facoltà.

Vedremo se questa bizzarra idea si diffonderà in altri posti, su queste cose dall’Asia ci si aspetta di tutto; ma come fare per coloro che usano il cellulare guidando? Creiamo anche per loro una corsia privilegiata?

Ott 25, 2015

Non di sole radiazioni uccide lo smartphone: dal cellulare al volante al divieto di Selfie, al pericolo dei Selfie-Stick

Non di sole radiazioni uccide il telefonino. Ma anche di incidenti stradali (prima causa di incidenti in Italia), di selfie sconsiderati in luoghi e situazioni pericolosi, di teste infilzate con selfie stick  in prestigiosi musei.

Cellulari e guida stradale

Per inviare un breve messaggio tramite sms (o con  Whatsapp) è necessario prendere il cellulare (ovunque sia), sbloccarlo, aprire l’applicazione prescelta, scrivere il testo e infine inviarlo selezionando il destinatario.

Si tratta di operazioni che in media richiedono un tempo minimo intorno ai 10 secondi, lo stesso lasso di tempo durante il quale si riescono a percorre circa 300 metri, tralasciando così tutte le attenzioni che richiede la strada.

Non è un caso se l’uso del cellulare alla guida è diventato la prima causa di incidente stradale in Italia. Nel 2014, tale utilizzo durante la guida ha superato, come causa di incidenti, l’eccesso di velocità e la guida in stato di ebbrezza.

divieto-selfie Infografica-Cellulare-e-guida

La distrazione del conducente, impegnato nell’utilizzo del cellulare, impugnando con la mano il dispositivo a discapito di una solida presa del volante, fa sì che i movimenti necessari per poter effettuare o rispondere ad una chiamata distolgano inevitabilmente l’attenzione dalla strada per alcuni secondi che, in molti casi, possono rivelarsi fatali.

La distrazione correlata all’uso di smartphone e telefoni cellulari ha prodotto, secondo un recente studio Aci/Istat, il 20,1% del totale degli scontri automobilistici registrati in Italia nel corso dell’ultimo anno.

Cellulari e Selfie

Per scattarsi invece il cosiddetto “selfie”, fenomeno che sta diventando di gran moda anche dal sedile di guida dell’auto, il guidatore si distrae per un tempo medio di 14 secondi, causando pericoli  persino maggiori.

Al punto che in Russia – dove dall’inizio dell’anno ci sono stati 10 vittime e 100 incidenti gravi in conseuenza a ’selfie’ – è vietato per legge scattarsi Selfie non solo alla guida dell’auto, ma in numerose situazioni: sui tetti, sui piloni dell’elettricità, sui binari della ferrovia  o davanti alla gabbia di un animale selvaggio.

divieto-selfie-russia_3

divieto-selfie-russia_1

divieto-selfie-russia_2

La campagna «Un selfie figo può costarvi la vita» promossa dal ministero dell’Interno russo e ispirata alla segnaletica stradale. ha l’obiettivo di invitare i cittadini prestare più attenzione ai pericoli circostanti mentre sono impegnati a farsi l’ennesimo autoscatto.

Contro il dilagare dei ‘selfie’, ci sono numerose località o attività turistiche che hanno introdotto dei severi divieti all’attività di auto-scattarsi fotografie.

Le più famose sono il Lago Tahoe, USA (attenzione, ci sono gli orsi); New York, USA (motivi di sicurezza); Spiaggia di Garoupe, Francia (salute pubblica” e rispetto ambientale); Van Gogh Museum, Amsterdam, Olanda (tutelare il visitatore, non disturbare la concentrazione); La Mecca, Arabia Saudita (per la componente più integralista la moda dello scatto va contro il principio musulmano della modestia).

Cellulari e Selfie Stick

Ma più del ‘Selfie’ i divieti nel mondo occidentale riguardano l’accessorio ‘Selfie Stick’, l’asta telescopica che permette di fare autoscatti a distanza.

Agli Uffizi di Firenze la norma “anti selfie stick” è in vigore dall’ottobre 2014. Negli Usa il Moma a New York, il Getty Center di Los Angeles, l’Hirshhorn Museum parte del grande complesso museale Smithsonian a Washington e anche il Giardino delle Sculture nella capitale Usa, sono tra le maggiori istituzioni che dicono ‘no’ all’accessorio. La National Gallery di Londra li ha banditi dalle sue sale e presto potrebbero seguirla altre istituzioni della cultura nel Regno, a partire dal British Museum.

L’elenco delle istituzioni culturali che hanno introdotto il bando è infatti sempre più lungo, la più aggiornata è la seguente, utile sia per coloro che possiedono il selfie stick, sia per coloro che vogliono visitare i musei senza il rischio di essere infilzati nella testa o disturbati nella visione:

– The National Gallery, London
– The Montreal Museum of Fine Arts
– Pointe-à-Callière Archaeology Museum
– The Colosseum in Rome
– The Palace of Versailles, Paris
– 19 Smithsonian museums and galleries
– The Museum of Modern Art, New York
– The Cooper Hewitt Museum, New York
– The Metropolitan Museum of Art, New York
– The Guggenheim Museum, New York
– The Frick Museum, New York
– The Brooklyn Museum
– The Hirshhorn Museum and Sculpture Garden, Washington
– The Museum of Fine Arts, Houston
– The Art Institute of Chicago
– The Detroit Institute of the Arts
– The Albertina museum in Vienna, Austria
– Brazilian soccer stadiums
– Soccer stadiums for Arsenal and Tottenham in England
– The Seattle Art Museum
– The Getty Center, Los Angeles
– The Museum of Fine Arts, Boston
– Wembley Stadium, London
– The Carnegie Museums of Pittsburgh
– The Frick Pittsburgh
– Music venues O2 Academy Brixton and O2 Arena, England
– Cleveland Museum of Art
– The Perot Museum of Nature and Science, Dallas
– The Dallas Museum of Art
– Blanton Museum of Art, Austin, Texas
– The MTS Centre, a sports arena in Winnipeg
– The National Gallery of Victoria, Australia
– The National Gallery of Australia in Canberra
– The National Portrait Gallery, Australia
– The Canadian Museum for Human Rights
– The Sugarmill nightclub, England
– The 2015 Ultra Music Festival, Miami, Florida
– The Soundwave Music Festival, Australia
– The Qantas Credit Union Arena, Sydney
– Etihad Stadium in Melbourne
– Domain Stadium in Western Australia
- Perth Arena
– Suncorp stadium in Brisbane
– The Hermitage in Amsterdam
– The Kentucky Derby
– Wimbledon
– Disney World
– Lake Winnepesaukah
– Comic-Con
– Six Flags

Pagine:123»

Categorie degli articoli

error: Content is protected !!