Browsing articles tagged with " Studi"

9a Conferenza della European Academy of Occupational Health Psychology

logoRome2010 Si è svolta qualche giorno fa Roma la 9a Conferenza della European Academy of Occupational Health Psychology, un momento di incontro per riflettere sulla gestione dei rischi psicosociali dove si sono incontrati ricercatori, professionisti, formatori, specializzandi e dottorandi per discutere degli avanzamenti più rilevanti nel campo della psicologia del lavoro e della promozione della qualità della vita lavorativa.

La Conferenza è stata co-organizzata con il Dipartimento di Medicina del Lavoro dell’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL).

All’interno della conferenza è prevista una sessione speciale organizzata dall’ISPEL  dedicata a “La gestione dei rischi psicosociali: buone pratiche e modelli di successo”

Il senso della presenza di ISPEL a questa conferenza e i dati di partenza della discussione della sessione sono stati presentati pubblicamente dall’ISPELS il 29 marzo 2010 in questo modo:

ISPESL: Stress da lavoro, secondo problema sanitario in Europa

Colpisce il 22% dei lavoratori dell’UE ovvero 40 milioni di persone. Allo lo stress sono da ricondurre quasi il 60% delle giornate lavorative perse. L’ISPESL ne discute nel corso della 9 conferenza dell’European Academy of Occupation Health Psycology.

Lo stress lavoro-correlato è tra le cause di malattia più comunemente riferite dai lavoratori (Fondazione Europea, 2007) e colpisce più di 40 milioni di persone nell’Unione Europea, ovvero circa il 22% dei lavoratori. Dagli studi condotti emerge che una percentuale compresa tra il 50% e il 60% di tutte le giornate lavorative perse è riconducibile allo stress. È stato stimato che il costo relativo allo stress lavoro-correlato è di 20 miliardi di Euro annui, per perdita di lavoro e per costi sanitari, il 3-4% del GPN Europeo.

In un recente studio del European Heart Journal è stato stimato che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide direttamente sull’economia europea con un dispendio pari a 44 miliardi di EUR e indirettamente, in termini di calo di produttività, con una perdita pari a 77 miliardi di EUR (Cooper, 2009).

I grandi cambiamenti nel mondo del lavoro, a partire dell’introduzione di nuove tecnologie fino alla diffusione di nuove forme contrattuali flessibili, oltre a portare un profondo mutamento dell’organizzazione del lavoro, hanno introdotto anche nuovi rischi lavorativi.  Le cause di insorgenza di stress sono da attribuire ad uno squilibrio cognitivamente percepito tra gli impegni che l’ambiente fisico e sociale impone di fronteggiare e la propria capacità (percepita) di affrontarli; quando si sperimenta una condizione di questo tipo nella realtà lavorativa si parla di stress- lavoro correlato.

La ricerca nel settore ha mostrato che le cause dello stress lavoro-correlato sono molteplici, ma riconducibili principalmente alla tipologia di professione, all’organizzazione del lavoro ed al modo in cui sono gestite le risorse umane nel contesto lavorativo.

Partendo da questi dati l’ISPESL, in collaborazione con l’Agenzia Europea per la Sicurezza e Salute sul Lavoro, l’Istituto ha organizzato la 9^Conferenza Europea dell’Accademia della Psicologia del Lavoro.

Dalla presentazione della Sessione:

“Oggi i problemi relativi ai rischi psicosociali hanno una rilevanza sempre maggiore per il mondo del lavoro. La Risoluzione del Consiglio Europeo del 25 giugno 2007, relativa ad una nuova strategia Comunitaria sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro (2007-2012) ha ribadito, tra gli obiettivi prioritari da perseguire, il proseguimento del dialogo sociale sulla prevenzione della violenza e le molestie sul luogo di lavoro e la valutazione e l’implementazione dell’Accordo Europeo fra le parti sociali sullo stress lavoro-correlato.
In Italia molti aspetti dell’Accordo Europeo sono stati recepiti nel D.Lgs 81/08 con attribuzione di efficacia ai contenuti dello stesso, il quale esplicita come la valutazione dei rischi debba riguardare tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori, ivi compresi quelli relativi allo stress lavoro-correlato.
Nell’ambito della prima giornata della Conferenza si terrà una sessione speciale per presentare le iniziative nazionali e internazionali finalizzate alla prevenzione dei rischi psicosociali sul luogo di lavoro. La sessione offrirà un importante forum di discussione e confronto tra gli esperti a livello nazionale e internazionale e sarà una sede opportuna per promuovere possibili strategie per la valutazione e la gestione dei fattori di rischio psicosociale nel mondo del lavoro in continuo cambiamento.”.

Mar 22, 2010

Pubblicazione INAIL su ‘Genere e Stress lavoro-correlato’

E’ disponibile in questi giorni una pubblicazione dell’Inail intitolata “Genere e stress lavoro-correlato: due opportunità per il “Testo Unico” – Verso l’elaborazione di linee guida”.

Questa ricerca fornisce indicazioni e informazioni utili all’applicazione della normativa sulla tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro in ottica di genere e con riferimento al problema dei rischi psicosociali e dello stress lavoro-correlato.

Di particolare interesse lo studio dedicato al rischio stress lavorativo per il genere femminile. Infatti secondo i dati di un indagine Istat, “mentre i lavoratori maschi dedicano in media 2 ore al giorno per assistere i famigliari, le donne ne dedicano in media 5 e mezza”, e il “superlavoro stressante delle donne costa caro alla loro salute non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche a lungo termine”. Il concetto è che , “per il genere femminile, lo stress è spesso doppio, perché a quello lavorativo si aggiunge quello da lavoro di cura in famiglia”

Questo è l’indice della ricerca:

PARTE PRIMA
– Salute e sicurezza sul lavoro, una questione anche di genere: riflessioni sulla evoluzione normativa – Antonella Ninci;
– Due sfide e un unico paradigma per l’applicazione del Testo Unico – Paola Conti.

PARTE SECONDA
– Alle radici epistemologiche del genere – Silvia Gherardi;
- Donne, lavoro e salute: un alfabeto internazionale che declina il genere – Silvana Salerno;
– Il silenzio del corpo e la costruzione sociale della mascolinità – Stefano Ciccone;
- Stress e genere – Paola Marina Risi;
– Di cosa parliamo quando parliamo di stress… scenari, studi e ricerche internazionali – Francesco Bottaccioli;
– La medicina di genere e le iniziative italiane – Flavia Franconi.

PARTE TERZA
– Differenze di genere nella valutazione del rischio lavorativo: temi per la formazione ed esigenze di ricerca – Irene Figà-Talamanca;
– Verso la valutazione non neutra dei rischi – Attilio Pagano, Giusi Vignola;
– Verso una proposta metodologica per la valutazione dei rischi da stress-lavoro correlato in ottica di genere – Lucina Mercadante, Elisa Saldutti;
– La “tipicità” come concetto chiave per la salute e la sicurezza sul lavoro – Cinzia Frascheri;
– La differenza di genere e il mondo del lavoro: rischi tradizionali e nuove tipologie – Alessandra Pera, Giovanna Cangiano, Bruno Papaleo;
– L’ISPESL al crocevia delle politiche di genere per la SSL – Maria Castriotta, Valentina Bucciarelli;
– Il ruolo attivo di prevenzione degli organismi di parità e di tutela della persona nella Pubblica Amministrazione – Antonella Ninci;
– I Codici di Condotta come strumento di prevenzione dei rischi psicosociali – Oriana Calabresi.

PARTE QUARTA
– La formazione per la salute e la sicurezza: nuove prospettive – Paola Conti;
– Sviluppo della capacità di “attenzione consapevole” nei luoghi di lavoro – Laura Bongiorno;
– Per non essere felici soltanto a metà – Samantha Gamberini;

– Consapevolezza di genere per il miglioramento del sistema di prevenzione – Renata Borgato.

APPROFONDIMENTI
– Determinanti di salute e rischi sul lavoro in Europa e in Italia – Paola Conti;
– Discriminazioni come fattore di rischio per la salute – a cura di Paola Conti con contributi di Maria Castriotta e Valentina Bucciarelli (Ispesl) e testi di Linda Laura Sabbadini (ISTAT);
– Il fenomeno infortunistico in ottica di genere: la diffusione dei dati INAIL – Liana Veronico;
– Esigenze e proposte dei professionisti del Sistema SSL: verso la progettazione di strumenti per l’applicazione in ottica di genere del Testo Unico – Paola Conti e Laura Bongiorno.

Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Inail e Sintagmi, “Genere e stress lavoro-correlato: due opportunità per il “Testo Unico” – Verso l’elaborazione di linee guida” (PDF 2.28 MB).

Feb 27, 2010

Il ‘Web Stress’ fa male al Business dice l’ultima ricerca CA

Web_stressCA, la società di IT che abbiamo già conosciuto in questo sito per la ricerca del 2009 intitolata “CA Web Stress Index” ha presentato in questi giorni il primo interessante studio neurologico sulla reazione dei consumatori a una esperienza online povera”.

Riporto testualmente, dalla pagina dedicata della ricerca:

“The research proves that many consumers experience ‘web stress’ when trying to make an online purchase. The stress levels of volunteers who took part in the study rose significantly when they were confronted with a poor online shopping experience. In order to retain customers, attract new ones and prosper during the economic recovery, CA is calling for European businesses to focus on giving their customers the best possible online experience.

Key factors: CA Calls for European Businesses to Wake Up to ‘Web Stress’ or Risk Losing Customers and Sales

CA partnered with Foviance – a leading customer experience consultancy – to explore ‘web stress’ in relation to application performance, and its impact on consumer behaviour and buying habits.

Brain wave analysis from the experiment revealed that participants had to concentrate up to 50% more when using badly performing websites, while eye tracking, facial muscle and behavioural analysis of the subjects also revealed greater agitation and stress in these periods.

The results of this study sends out a clear message – businesses need to reduce ‘web stress’ and improve the online experience of their customers if they’re going to maximise returns from their web channel.

This experiment simulated the experience of underperforming web applications for our volunteers. The results show that when online expectations aren’t met, people quickly become agitated, confused and have to concentrate 50% more than normal. All these problems can be detected and prevented as long as businesses take a proactive approach to measuring the customer’s experience of web applications.”.

Potete vedere il video (02:34), oppure leggere la press release della ricerca, oppure scaricare il report completo (3.16 MB pdf) della ricerca.

we_stress_test_web

Feb 14, 2010

Ergonomia e Tecnostress

ergonomia

I disturbi muscoloscheletrici (DMS) sono uno dei disturbi più comuni legati al lavoro in Europa. Quasi il 24 % dei lavoratori dell’Unione europea soffre di mal di schiena e il 22% lamenta dolori muscolari. Nei nuovi Stati membri si registrano percentuali che raggiungono, rispettivamente, il 39 % e il 36 % (Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro – www.eurofound.europa.euQuarta indagine europea sulle condizioni di lavoro, 2005).

L’ergonomia – secondo la definizione dell’IEA (International Ergonomics Association) – è la disciplina che si occupa dell’adattamento delle condizioni di lavoro alle caratteristiche dell’organismo umano. Modificando i processi tecnici e organizzativi è possibile favorire il benessere della persona e migliorare la prestazione dell’intero sistema produttivo.

E’ evidente in numerose ricerche il rapporto tra ricerca dell’ergonomia e miglioramento delle patologie muscoloscheletriche sul lavoro; l’ergonomia è un fattore di successo per combattere, ad esempio, i disturbi muscolo-scheletrici come dolori alla nuca, alle spalle, alle braccia o alla schiena.

E’ meno evidente il fatto che per numerose tipologie di lavoratori ‘digitali’ – costretti a passare tutto il tempo di lavoro in posizione seduta gestendo il flusso di numerosi devices digitali – le patologie causate da una cattiva ergonomia si esprimono sia a livello fisico con i sintomi tipici del disturbo muscolo-scheletrico, sia a livello dell’intero organismo con un notevole innalzamento dei livelli di stress.

Una cattiva ergonomia della postazione di lavoro contribuisce quindi abbondantemente alla generazione di stress cronico, che si fonde con lo stress generato dall’uso delle tecnologie e dalla gestione delle informazioni e lo amplifica a livello percettivo attraverso il dolore.

E’ quindi importante per chi intende operare per la riduzione del rischio tecnostress considerare l’ergonomia come un fattore di prima importanza sul qual intervenire. Già abbiamo consigliato il documento Inail “Opuscolo informativo sulla prevenzione dei rischi derivanti da posture incongrue prolungate” con alcune misure di prevenzione riguardo alla testa e alla colonna cervicale.

In questo post è possibile approfondire le proprie conoscenze sull’ergonomia relativa al lavoro leggendo questa breve ma intesa ricerca ‘Ergonomia e lavoro, un’idea rivoluzionaria dei nostri tempi‘ del dott. Piergiorgio Frasca.

Potrete poi portare tutta questa utile teoria sul posto posto di lavoro leggendo ed applicando le due pratiche paginette “Sistema di prevenzione ergonomica: più efficacia ed efficienza” realizzata da Suva, istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni.

Buona ergonomia.

Gen 24, 2010

“Stress da nuove tecnologie: le applicazioni web fonte di frustrazione e scarsa produttività dei lavoratori” dice uno Studio CA

computer_crash_againCA, una delle più grandi società di software per la gestione dell’IT, ha diffuso i risultati di una nuova ricerca indipendente intitolata “CA Web Stress Index” 2009, condotto dalla società indipendente Redshift Research su 1.000 ‘lavoratori della conoscenza’ (knowledge worker), ovvero lavoratori qualificati che utilizzano il PC almeno quattro ore al giorno per svolgere il loro lavoro.

Lo studio ha evidenziato che i lavoratori intervistati sono affetti da livelli inaccettabili di ‘stress da utilizzo del Web’ provocato dalla lentezza delle applicazioni online, spesso fonte di frustrazione e scarsa produttività.

L’indagine ha confermato che l’uso delle applicazioni Web occupa una parte sempre più rilevante del nostro lavoro quotidiano. Il 74% dei lavoratori ha dichiarato di dover utilizzare il Web per svolgere la propria attività molto più frequentemente ora di due anni fa e quasi tutti gli intervistati (il 98%) hanno ammesso che non potrebbero più svolgere il loro lavoro senza dover utilizzare le applicazioni online.

In compenso, il 29% ha riconosciuto di scontrarsi ogni giorno con problemi di performance delle applicazioni, mentre un altro 36% ha parlato del verificarsi settimanale di cadute prestazionali. L’aspetto preoccupante è che il 91% ha affermato di essere costretto a usare determinate applicazioni gestionali anche se non funzionano bene. Dai risultati emerge quindi un quadro alquanto deprimente di dipendenti forzatamente inoperosi e tempi morti.

Alla domanda sul tempo stimato necessario per risolvere eventuali problemi o errori, gli intervistati hanno manifestato aspettative altrettanto elevate: il 53% ha dichiarato che i problemi andrebbero risolti entro 10 minuti; la percentuale sale all’82% per chi parla di un’ora e al 97% per la risoluzione in giornata. Lo stress da utilizzo del Web si manifesta quando un’applicazione funziona a rilento, lasciando insoddisfatte le aspettative dell’utente e suscitando emozioni negative che hanno un effetto dannoso sul luogo di lavoro. Secondo il 75%, la mancata performance delle applicazioni genera tempi morti e cali di produttività, mentre il 41% viene colto da rabbia e il 38% prova addirittura insoddisfazione nei confronti del proprio lavoro.

Nell’odierna economia, basata su Internet, gli utenti finali coltivano aspettative altissime e pretendono che le applicazioni Web siano sempre disponibili e rispondano istantaneamente. La ricerca l’ha confermato: il 34% dei lavoratori concede a un’applicazione solo 10 secondi per rispondere prima di passare a qualcos’altro; quando sono trascorsi 20 secondi, il 55% ha esaurito la pazienza e, allo scadere del minuto, il 75% ha superato la propria soglia di sopportazione dello stress e passa ad altro.

I costi aziendali dello stress da lavoro sono universalmente noti e si manifestano sotto forma di elevato turnover del personale, aumento dei giorni di malattia e assenteismo, pensionamento anticipato, minore resa, gestione poco efficiente del proprio tempo e minore produttività.

“Le applicazioni Web sono fondamentali nella maggior parte delle organizzazioni e quasi tutto il nostro lavoro dipende o è influenzato dall’uso di questi sistemi online. La loro operatività è cruciale ai fini del business aziendale, perciò qualsiasi abbassamento del livello delle loro prestazioni va a incidere sulla produttività e sul morale, con ricadute immediate per l’azienda”, ha dichiarato Kobi Korsah, Director of EMEA Product Marketing in CA, che ha poi aggiunto: “La messa in atto di un’opportuna azione correttiva consente di limitare al minimo lo stress da Web nei dipendenti a tutto vantaggio dell’azienda, elemento assai cruciale in questo particolare momento dell’economia”.

Alexander Kjerulf, Chief Happiness Officer of the Happy at Work Project, ha commentato: “Le organizzazioni pretendono che il personale sia efficiente e produttivo sul lavoro, ma quando i sistemi informatici si bloccano, i dipendenti si stressano e provano un senso di frustrazione per l’impossibilità di svolgere anche le attività più elementari. In qualità di relatore professionista per le aziende, autore e consulente per la ‘felicità sul lavoro’, vedo molte società in tutto il mondo e ho notato che sono tutte accomunate da bassi livelli prestazionali dei sistemi online. Le applicazioni Web con scarse performance sono un fattore cruciale in grado di provocare stress, cali di produttività, assenteismo e forte avvicendamento del personale. Siamo ‘felici sul lavoro’ quando ci sentiamo efficienti, capaci e in grado di creare valore aggiunto. La presenza di applicazioni Web stabili ed efficienti rappresenta uno strumento sempre più essenziale senza il quale non siamo più in grado di svolgere bene il nostro lavoro”.

Considerando che le stime dell’Unione Europea indicano un costo annuo di almeno 20 miliardi di euro dovuto a stress da attività lavorativa e che le performance di business risultano più critiche che mai nell’attuale situazione economica, le aziende non possono che prendere sul serio il rischio dello stress causato dall’uso frammentario e lento delle applicazioni on-line.

Scarica la ricerca completa “2009 CA Web Stress Index”

Pagine:«1234567»

Categorie degli articoli

error: Content is protected !!