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Ott 27, 2018

Stress visivo digitale: è un rischio per tutti, non solo per i videoterminalisti.

Prima o poi è succede a tutti i lavoratori digitali.

Comincia piano, con un po’ di bruciore agli occhi e la visione annebbiata o sdoppiata, poi c’è la senzazione di un corpo estraneo, la frequente chiusura delle palpebre, la stanchezza alla lettura, la lacrimazione alternata alla secchezza oculare, il fastidio alla luce, e a volte anche il dolore oculare e il mal di testa.

Eccolo: è lo stress visivo digitale, cioè l’affaticamento causato dall’uso prolungato di schermi elettronici. Si tratta di un vero e proprio rischio per chi trascorre più di 7-8 ore al giorno davanti a uno schermo (quindi tradizionalmente il lavoratore videoterminalista), ma anche un pericolo per le nuove generazioni che arrivano a guardare lo smartphone fino a 80/100 volte al giorno. Guardate gli articoli che riporto qui sotto per un approfondimento.

E’ per ridurre il rischio di stress visivo digitale che viene fatta periodicamente la visita oculistica agli operatori di videoterminale, che oltre ad avere una funzione di screening per le malattie della retina o del glaucoma, comprende (dovrebbe comprendere …) dei test per la valutazione della messa a fuoco (refrazione) e la capacità dei due occhi di lavorare insieme (visita ortottica).

Oltre ai controlli obbligatori ed alle caratteristiche tecniche che deve avere la postazione di lavoro del videoterminalista (e di cui ho già parlato abbondantemente in tutti questi articoli) e importante ricordare le misure di tutela sanitaria previste dall’art. 176 del Decreto Legislativo n. 81/2008 e successive modificazioni:

Prima di essere addetto all’uso del videoterminale, il lavoratore deve essere sottoposto a visita medica da parte del medico competente e, se necessario, da parte di un medico oculista per accertare la sua idoneità a tale attività.

Le successive visite di controllo sono obbligatorie, con una periodicità biennale, per i lavoratori che sono risultati “idonei con prescrizioni o limitazioni” e per i lavoratori che abbiano compiuto il cinquantesimo anno di età, e quinquennale in tutti gli altri casi.

Queste misure di tutela sanitaria si applicano esclusivamente nei confronti dei lavoratori che risultano “addetti al videoterminale”, vale a dire di coloro che utilizzano il videoterminale in modo sistematico e abituale per almeno 20 ore settimanali, dedotte le pause prescritte per legge.

Tuttavia in qualsiasi momento ogni lavoratore può richiedere di essere sottoposto a visita di controllo, qualora accusi disturbi alla vista che potrebbero essere collegati all’uso del videoterminale.

E’ anche importante ricordare che i videoterminalisti dovrebbero fare anche degli esercizi per rinforzare i muscoli oculari e per migliorare la messa a fuoco e la convergenza degli occhi (la ginnastica oculare). Qui sotto, alcuni degli esercizi classici:

Rilassamento degli occhi: con i gomiti sul tavolo, mani sugli zigomi e pollici sulle tempie (non deve arrivare luce agli occhi, che possono essere tenuti aperti oppure chiusi). Provate a rilassarvi ed immaginare uno scenario panoramico (montagne o distese marine) respirando lentamente e profondamente. Tempo 1-5 minuti.

Movimenti guidati degli occhi: sedersi con la schiena eretta e, tappandosi un occhio, seguire a braccio teso in avanti, il pollice omonimo all’occhio tenuto aperto, mentre questo viene spostato in alto, lateralmente ed in basso. Ripetere sei volte questi movimenti a massima escursione, senza interruzioni, poi cambiare occhio.

Focalizzazione: alternate la lettura di un testo vicino con uno lontano (ad esempio un calendario sul muro), più volte, cambiando gradatamente la distanza dell’oggetto vicino (dai 50 ad un minimo di 20 cm), per un minuto.

Regola del 20-20-20: osservare un oggetto a 20 metri per 20 secondi ogni 20 minuti.

Ma, come si vede, se i lavoratori videoterminalisti hanno una serie di controlli sanitari, adempimenti obbligatori e indicazioni tecniche per limitare il rischio Stress visivo durante il suo lavoro, lo stesso non succede quando siamo persone normali.

La (brutta) novità di questo periodo è che – data l’enorme diffusione dello smartphone e di altri apparecchi digitali mobili –  lo stress visivo digitale è tracimato dal suo classico contenitore, il videoterminale, e ora ci minaccia tutti dal piccolo display del telefono. Trovandoci colpevolmente responsabili sul suo uso e abuso e cognitivamente senza difese.

Qui sotto una rassegna di notizie in tema.

Stress e affaticamento visivo in aumento: la causa, i dispositivi mobili digitali

L’utilizzo costante e frequente di smartphone, tablet e Pc portatili mette a dura prova i nostri occhi, soprattutto fra i 30 e 40 anni. Ma una soluzione c’è

Salute, occhi sullo smartphone 80 volte al giorno: sos stress visivo digitale – Meteo Web

Lo stress visivo digitale è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, che arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno. Chiamata anche ‘sindrome da visione al computer’, si tratta dell’affaticamento causato dall’uso prolungato di schermi elettronici.

Stress visivo digitale: quante volte al giorno guardiamo lo smartphone? – Palermomania.it

Lo stress visivo digitale è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, che arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno.

Smartphone: attenzione allo stress visivo digitale | L’Osservatore d’Italia

Clicca e condividi l’articoloLe nuove generazioni arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno Nell’epoca in cui viviamo si affaccia ogni tipo di frenesia e qualsiasi forma di ansia. Ci mancava lo stress visivo digitale. Ad oggi è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, …

Sai quante volte al giorno guardi lo smartphone?

Lo stress visivo digitale è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, che arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno. Chiamata anche ‘sindrome da visione al computer’, si tratta dell’affaticamento causato dall’uso prolungato di schermi elettronici.

Sempre più malati da stress visivo: sai quante volte al giorno guardi lo smartphone?

Forse non ci avete mai pensato ma lo stress visivo digitale è uno dei disturbi più frequenti in particolare tra le nuove generazioni, che arrivano a posare lo sguardo sullo smartphone fino a 80 volte al giorno. Chiamata anche ‘sindrome da visione al computer’, si tratta dell’affaticamento causato dall’uso prolungato di schermi elettronici.

Tecnostress e Videoterminali: manuale completo linee guida tecniche SUVA e Checklist (+Inail)

foto SUVA VDT

Nonostante la postazione di lavoro al videoterminale abbia subito negli anni un’evoluzione straordinaria dal punto di vista tecnologico, un numero sempre maggiore di lavoratori videoterminalisti accusa problemi di salute.

Come sappiamo (vedi gli articoli correlati riportati a fondo pagina), l’utilizzo del videoterminale, soprattutto se prolungato, può provocare disturbi essenzialmente per l’apparato muscolo-scheletrico e per la vista, o problemi di affaticamento mentale. Ma a seconda della tipologia di lavoro svolto, può anche provocare sindromi diverse correlate allo stress, o generare vere e proprie patologie da tecnostress.

Per affrontare il rischio Videoterminale (e, più in generale, il rischio di utilizzo scorretto del computer), un aiuto lo offre da anni l’opuscolo «Il lavoro al videoterminale» pubblicato per la prima volta dalla Suva nel 1983 e da allora stampato in oltre 400.000 copie. L’opuscolo è stato costantemente aggiornato negli anni, seguendo i continui sviluppi della tecnologia e le novità scientifiche nel settore.

L’ultima edizione disponibile, che potete scaricare in questo articolo, è stata completamente rinnovata sia nella veste grafica, sia nella parte contenutistica, fino a formare un corposo manuale con tante immagini tecniche e simboliche, destinato sia ai tecnici della sicurezza che agli stessi lavoratori.

Il manuale può essere utilizzato dai datori di lavoro per informare correttamente sui rischi a cui sono esposti i lavoratori che utilizzano abitualmente il videoterminale e per spiegare loro come sistemare la postazione di lavoro e usare le apparecchiature in modo corretto.

Per completezza, ho recuperato dalle precedenti edizioni dell’opuscolo, le utilissime chek-list per verificare autonomamente le condizioni di illuminazione e di ergonomia della postazione di lavoro.

E per estrema completezza, dato che SUVA è un ente svizzero con normativa diversa dalla nostra, metto a disposizione  anche l’omologa pubblicazione italiana, il manuale INAIL “Il lavoro al videoterminale“.

Scarica l’opuscolo SUVA “Il lavoro al videoterminale”
Scarica la Check-List SUVA VDT “Ergonomia” e “Illuminazione
Scarica il manuale INAIL “Il lavoro al videoterminale”

Tecnostress nei Call Center: la storia di Anna

callcenter

Anna entra nel call center, la accoglie una grande aula rumorosa dove una cinquantina di colleghi stanno parlando ad alta voce per farsi sentire dal cliente all’altro capo del telefono. Il team leader di turno gli si avvicina facendo notare che il tasso di produzione del giorno precedente è stato troppo basso e le consiglia paternamente di fare meglio per evitare richiami da parte aziendale. Anna siede in postazione accende il PC, il collega a fianco fa un cenno con la mano, è in chiamata, non può salutarla perché calerebbe la produzione. Le chiamate cominciano a susseguirsi senza soluzione di continuità, non tutti i clienti sono gentili quando vuoi vendergli una carta di credito mentre hanno un piatto di pasta di fronte, ma Anna prova e riprova nel tentativo di piazzare il prodotto e qualche volta ci riesce. A metà turno comincia a perdere la pazienza, nel mentre il cruscotto sul PC che indica la produzione giornaliera è in rosso e dentro cresce inevitabile una certa ansia. Dopo poco il Team Leader le si avvicina, vede il cruscotto rosso inserisce lo spinotto della sua cuffia sul pc e comincia a ascoltare la chiamata per dieci lunghi minuti di tensione durante i quali lei suda freddo incespicando tra le parole dello script. Lo chiamano affiancamento ma Anna non si sente per niente sostenuta. Alla fine del turno il Team Leader la chiama di nuovo per dire che deve migliorare perché le sue prestazioni non riescono neanche a ripagare il costo del suo stipendio. Tornando a casa ha mal di testa e si sente agitata, si ripete che tra due o tre ore star° meglio. Passano due settimane e il call center manager la chiama a colloquio e le consegna una lettera. C’é scritto che in una chiamata di controllo ha sbagliato le parole del saluto e non ha l’ordine nel quale vanno lette tutte le informazioni, per questo le chiedono giustificazioni scritte del suo lavoro negligente. Anna sale al piano di sopra deve iniziare a lavorare ma non ce la fa, sta tremando, ha voglia di piangere o di spaccare tutto. Questa volta giura che se ne andrà nonostante l’asilo da pagare e la rata del mutuo. Scende le scale monta in auto e si dirige verso casa. *

Con un incremento annuale del 30-35% dei volumi delle chiamate e del 20-25% del numero degli occupati, i call center rappresentano una delle forme di impiego a maggiore crescita in tutto il mondo. Non sono più il luogo di lavoro in cui transitavano temporaneamente giovani studenti in cerca di prima occupazione, oggi ci sono uomini e donne che hanno imperniato la propria vita su questa attività e che con questa attività andranno in pensione dopo decenni di lavoro.

La tipologia di lavoro del call center, però, presenta una vasta serie di rischi stress legati alle tecnologie (uso dei videoterminali, sollecitazioni uditive, multitasking, esposizione eccessiva a flussi di dati, feedback utenti, isolamento sociale, eccetera) e, più in generale, la ripetitività e il considerevole carico di lavoro generano elevati livelli di stress psicofisico.

Abbiamo già parlato del tecnostress nei call center con le storie chock di abbracciare l’Orso e nei call center c’è la frusta.

La storia di oggi ci mostra che alcuni datori di lavoro ritengono che qualsiasi forma di pressione sui lavoratori sia una forma di stress ‘positivo’. Questo atteggiamento, però, produce atteggiamenti di ‘fuga’ dal lavoro (assenteismo cronico, ritardo cronico, pause prolungate,) o decremento della performance o difficoltà nelle relazioni interpersonali (incapacità di collaborare con i team leader, rifiuto delle regole) che non vengono affrontati come problemi legati allo stress.

Le ricerche disponibili in Italia sul rischio stress nei Call Center sono scarse e datate, qui potete scaricare la ricerca del 2007 “Idee per un cambiamento – una ricerca sulle condizioni di lavoro nella realtà dei call center“, realizzata dalla CGIL di Genova in collaborazione con l’INAIL, sulle condizioni di lavoro nei Call Center con particolare riguardo al rischio professionale.

Il medico del lavoro Michele Piccardo ha partecipato a questa ricerca nei call center liguri e così commenta: “gli operatori di call center vengono da un mondo moderno e tecnologico dove le persone continuano ad ammalarsi di lavoro. Per evitare o almeno ridurre questi danni probabilmente sarebbe sufficiente far si che sia il lavoratore a governare e utilizzare la tecnologia invece del contrario.”

Nel caso dei Call Center, dei piccoli miglioramenti nell’organizzazione del lavoro nell’ottica di una riduzione dello stress favorirebbero anche al miglioramento delle prestazioni dei lavoratori, ad esempio:

– la partecipazione attiva dei lavoratori alla definizione dello script della telefonata.
– la creazione di spazi e tempi di condivisione collettiva anche al di fuori dell’orario di lavoro;
– la formazione sulla corretta tipologia di leadership da esercitare da parte di capi team;
– la possibilità di crescita professionale e riconoscimento anche economico della qualità del proprio lavoro;
– l’obbligo dei datori di lavoro ad una valutazione dello stress che renda partecipi della valutazione i lavoratori.

* La relazione “Stress da lavoro correlato: la storia di Anna“, a cura di Filippo Bellandi, fa parte degli Atti del seminario “La comunicazione tra il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e il medico competente” organizzato a Firenze il 30 gennaio 2014; pubblicati sul Bollettino dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza “Toscana RLS” (Anno VI, numero 1).

Videoterminali e salute della vista: semplici linee guida per aziende e lavoratori

linee guida vista IRCSS

Abbiamo più volte parlato dei videoterminali come di strumenti ad alto rischio per i lavoratori che li utilizzano (Linee guida per un uso corretto dei videoterminali; Videoterminali e ambienti di lavoro: consigli; Videoterminali: effetti sulla salute e misure di prevenzione; I disturbi muscolo-scheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa; Epicondilite e utilizzo del PC fisso e portatile; Principali effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT).

A causa della maggiore diffusione dei videoterminali negli ambienti lavorativi e dei ritmi di lavoro sempre più stressanti, negli ultimi anni sono sempre più frequenti i disturbi correlati all’utilizzo dei videoterminali, principalmente disturbi alla vista e agli occhi, problemi legati alla postura, affaticamento fisico e mentale.

I principali problemi correlati all’uso dei videoterminali possono riguardare, esclusivamente, la fatica visiva connessa all’impegno degli occhi (astenopia), alle caratteristiche dello schermo, alle condizioni di illuminazione e di microclima dell’ambiente; i disturbi muscolo-scheletrici condizionati da posture non corrette, arredi e tempi di lavoro; e lo stress (affaticamento mentale) influenzato dai contenuti della mansione, dal software e dal rumore.

Riprendiamo l’argomento Videoterminali per rilanciare la pubblicazione “Linee Guida per le Aziende su: Prevenzione delle Disabilità e degli Infortuni alla Vista”, realizzata da IRCSS – Fondazione “G.B. Bietti” per lo Studio e la Ricerca in Oftalmologia ONLUS e realizzato con il sostegno della Camera di Commercio di Roma.

Dalla premessa della pubblicazione apprendiamo che “La progressiva diffusione delle tecniche informatiche in tutti i settori della società ha certamente contribuito a migliorare l’efficienza dei processi lavorativi e a ridurre il carico di lavoro per l’uomo, tuttavia l’utilizzo prolungato del videoterminale può provocare diversi disturbi, in particolare a carico della vista. Il rischio provocato dai videoterminali non è direttamente correlato alla strumentazione tecnica in sé, ma al modo con cui il lavoratore si trova a doverla utilizzare.

Considerato che una delle priorità dell’azione preventiva è la corretta informazione degli utilizzatori da parte del datore di lavoro, l’obiettivo di queste Linee Guida è l’elaborazione di raccomandazioni, destinate alle Aziende, su alcune norme di buona pratica per prevenire ed evitare eventuali disturbi alla vista dei lavoratori provocati dal prolungato utilizzo del videoterminale.

Queste Linee Guida sono un documento informativo a beneficio di tutti gli operatori che utilizzano abitualmente il videoterminale e possono essere efficacemente utilizzate dalle Aziende aderenti alla Camera di Commercio di Roma per informare i propri dipendenti circa i rischi di disabilità ed infortuni alla vista ai quali sono esposti e per addestrarli opportunamente sulle strategie da adottare per prevenire tali rischi.

Le Linee Guida, oltre a fornire una breve descrizione dei disturbi che possono insorgere negli operatori addetti ai videoterminali, propongono una rassegna di semplici norme di buona pratica da intraprendere per organizzare in maniera corretta la propria postazione di lavoro ed utilizzare correttamente tutti gli strumenti in dotazione”.

La pubblicazione è particolarmente rivolta alla gestione dei videoterminali per evitare e/o limitare i problemi alla vista, l’indice della pubblicazione è il seguente:

  • Introduzione
  • Videoterminale (Software, Schermo, Tastiera e Mouse)
  • Condizioni Ambientali (Microclima e qualità dell’aria, Illuminazione ambiente di lavoro)
  • Postazione di Lavoro (Disposizione videoterminale e piano di lavoro, Postura)
  • Organizzazione del Lavoro
  • Occhio e Visione (Disturbi della vista, Esami alla vista e occhiali)
  • Prevenzione (Raccomandazioni)
  • Appendice normativa e Glossario

Clicca qui per scaricare la pubblicazione “ Linee Guida per le Aziende su: Prevenzione delle Disabilità e degli Infortuni alla Vista” di IRCSS – Fondazione “G.B. Bietti” per lo Studio e la Ricerca in Oftalmologia ONLUS, Camera di Commercio di Roma.

Gen 20, 2014

Ricerca sul Tecnostress: L’esposizione a campi elettromagnetici nei servizi di accesso Wi-Fi

wi-fi-pericolo

Abbiamo già parlato in questo articolo dell’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici creati dai sempre più diffusi sistemi Wi-Fi: tecnologia basata prevalentemente sulle specifiche dello standard IEEE 802.11 che consente a terminali di utenza di collegarsi tra loro attraverso una rete locale (WLAN) in maniera wireless.

Le reti Wi-Fi sono infrastrutture relativamente economiche e di veloce attivazione e permettono di realizzare sistemi flessibili per la trasmissione di dati usando frequenze radio, estendendo o collegando reti esistenti oppure creandone di nuove. (vedi Report ISPESL a fine pagina) Proprio per la loro versatilità queste tipologie di reti vengono sempre più utilizzate per lo scambio di dati in uffici e strutture aziendali, oppure per creare veri e propri punti di accesso ad internet in scuole, biblioteche, università, aeroporti, ma anche piazze, locali pubblici e private abitazioni.

Ricordiamo che, riguardo alla normativa nazionale vigente di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, l’esposizione ai campi elettromagnetici è oggi disciplinata dal titolo VIII, capo IV del D.Lgs. 81/2008, le cui disposizioni entrano in vigore alla data fissata per il recepimento della direttiva 2004/40/CE (ex art. 306 d.lgs. 81/2008).

Tuttavia il 29 giugno 2013 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la direttiva 2013/35/UE del 26 giugno 2013 (vedi a fine pagina) sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici).

La direttiva, che abroga la precedente direttiva 2004/40/CE, deve essere recepita dagli stati membri entro il 1° luglio 2016 e stabilisce che i riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla 2013/25/UE secondo specifiche tavole di concordanza. Succede quindi che con l’abrogazione della 2004/40/CE e della nuova direttiva 2013/35/UE, l’entrata in vigore delle disposizioni del titolo VIII, capo IV del D.Lgs. 81/2008 è spostata al 1° luglio 2016.

Su questo argomento dell’esposizione da parte dei lavoratori a campi elettromagnetici nei servizi di accesso Wi-Fi, rilancio un articolo pubblicato oggi su PuntoSicuro che presenta una ricerca del 2008  a cura di Giuseppe Anania e prodotta dall’Agenzia regionale per la prevenzione e l´ambiente dell´Emilia-Romagna, intitolata “Misura dell’esposizione ai campi elettromagnetici prodotti da sistemi Wi-Fi” con simulazioni e misure dei livelli di esposizione prodotti dalle reti Wi-fi sia all’interno dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico del  Comune di Bologna, sia sull’area pubblica antistante l’ufficio (Piazza Maggiore).

Le misure sono state effettuate il 17 giugno 2008 con misuratore a larga banda avente le caratteristiche tecniche riportate nel documento e in conformità a quanto prescritto nelle Norme CEI 211-7. Durante tutto il periodo di misura erano presenti circa 20 utenti, tutti collegati, in modo non continuativo, ai due Access Point.

Venendo direttamente alle conclusioni, dalle valutazioni e dalle misure effettuate

“si può affermare che i livelli di campo elettrico emessi da impianti WI-FI risultano di modesta entità e dello stesso ordine di grandezza della sensibilità della strumentazione utilizzata per le misure. Valori più elevati, ma ben inferiori al valore di attenzione, possono essere rilevati in prossimità dell’antenna trasmittente e in condizioni di download continuato e comunque in zone non accessibili alla popolazione” … “come evidenziato anche dalle stime dei volumi di rispetto, l’ubicazione stessa degli apparati assicura che il pubblico non possa accedere all’interno della regione a valori di campo superiori a 6 V/m”.

Clicca qui per scaricare la ricerca
Misura dell’esposizione ai campi elettromagnetici prodotti da sistemi Wi-Fi
Agenzia regionale per la prevenzione e l´ambiente dell´Emilia-Romagna, Consorzio Elettra 2000
Rapporto tecnico 2008 a cura di Giuseppe Anania (formato PDF, 394 kB).

Clicca qui per scaricare il Report
Richi da campi elettromagnetici in ambiente lavorativo
ISPESL, ISS, ELETTRA2000, ASL di Siena, Az.USL di Modena Coordinamento Tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province aut. (formato PDF, 234 kB).

Clicca qui per scaricare la Direttiva 2013/35/UE del 26 giugno 2013 – Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea
Disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) che abroga la direttiva 2004/40/CE a decorrere dal 29 giugno 2013

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