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Giu 28, 2010

Microclima e stress termico da temperatura

PuntoSicuro segnala che si è svolto nei giorni scorsi a Rovigo il seminario “Microclima e stress termico da temperatura”, organizzato da Polistudio, dedicato ad approfondire un argomento ancora poco discusso e affrontato: il microclima come fonte di rischio negli ambienti di lavoro.

Ricordo che il microclima é l’insieme dei fattori (es. temperatura, umidità, velocità dell’aria, agenti fisici) che regolano le condizioni climatiche di un ambiente chiuso o semi-chiuso, come ad esempio un ambiente di lavoro. Considerando che la maggior parte della popolazione urbana trascorre il 75-80% del tempo all’interno di edifici chiusi, è facilmente intuibile quale importanza rivesta la qualità del microclima per il benessere del lavoratore. E’ dimostrato che un microclima errato può essere causa di un “semplice discomfort”, ma in alcuni casi può essere causa di disfunzioni che compromettono la salute e l’efficienza del lavoratore. Il microclima è quindi ascrivibile fra i rischi presenti nei luoghi di lavoro ed è un agente potenzialmente stressogeno, va quindi valutato con esattezza . Per approfondire il microclima pubblico il documento “Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro: Requisiti e standard – Indicazioni operative e progettuali – Linee Guida”, a cura del Coordinamento tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e provincie autonome. (Per scaricarlo cliccare qui).

Nel seminario, l’intervento del Dr. Francesco Tapparo (consulente in tecnologie di monitoraggio ambientale) dal titolo “Microclima Termico”, fa il punto sulla situazione normativa e sulle norme tecniche per la valutazione di questa tipologia di rischio. Brevemente, i contenuti sono questi:

– Panoramica sulla normativa vigente: allegato IV (Requisiti dei luoghi di lavoro) in relazione alla temperatura dei locali e art. 181 del D.Lgs 81/2008.

– Normative tecniche – indici microclimatici di comfort e/o di stress: UNI-EN-ISO 7730 1997 (determinazione degli indici PMV e PPD e specifiche per le condizioni di benessere termico); ISO CD7730, ISO/TC159/SC5 N201 Ott.2001 (ambienti termici moderati e discomfort locali); UNI EN 27243 29/02/96 (valutazione dello stress termico per l’uomo negli ambienti di lavoro, basata sull’indice WBGT).

– comfort termico (condizione necessaria è che l’energia interna del corpo umano non aumenti né diminuisca, ovvero che nell’equazione di bilancio termico il termine accumulo sia nullo) e indici di discomfort globale: PMV (Predicted Mean Vote) indice di sensazione; ET (New Effective Temperature), indice di temperatura; PPD (Predicted Percentage Dissatisfied), indice che rappresenta la percentuale prevista di insoddisfatti.

– gli ambienti severi “ambienti dove non essendo perseguibile il comfort termoigrometrico, bisogna occuparsi della salvaguardia della salute”.

Per scaricare il documento “Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro: Requisiti e standard – Indicazioni operative e progettuali – Linee Guida” cliccare qui.

Per leggere più dettagliatamente questo report nell’articolo di Punto Sicuro cliccare qui.

Per scaricare l’intervento al seminario del Dr. Francesco Tapparo, dal titolo “Microclima e stress termico da temperatura” (in formato PDF, 5.84 MB) cliccare qui.

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Giu 20, 2010

Principali effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT

Dalla “Scheda tecnica n°17: la postazione di lavoro al videoterminale” ho tratto il riepilogo dei principali effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT:

    Affaticamento visivo – Astenopia

    Sintomi: bruciore, bulbi oculari pesanti, fastidio alla luce, visione annebbiata, visione sfuocata, lacrimazione)

    Principali cause della sindrome da fatica visiva (astenopia):

    • condizioni sfavorevoli di illuminazione (luce diretta proveniente dalle finestre o da fonti artificiali non adeguatamente schermate; eccesso o insufficienza di illuminazione generale; eccessiva vicinanza ed esposizione a lampade non sufficentemente schermate; presenza di riflessi da superfici lucide; presenza di superfici di colore estremo);
    • impegno visivo ravvicinato e protratto (distanza dagli occhi dell’oggetto inferiore ad un metro; oggetto fissato per lungo tempo);
    • condizioni ambientali sfavorevoli (inquinamento dell’aria indoor: fumo, polveri, emissioni da fotocopiatrici, emissioni di sostanze da rivestimenti ed arredi; secchezza dell’aria);
    • utilizzo di schermi con caratteri poco nitidi, sfarfallanti e con contrasti troppo o poco marcati;
    • difetti visivi non corretti o mal corretti; strabismi manifesti o latenti.

    I disturbi muscolo-scheletrici

    Spesso conseguenza della degenerazione dei dischi della colonna vertebrale, dell’affaticamento muscolare o dell’infiammazione delle strutture tendinee, questi disturbi possono dipendere da diverse cause, ad esempio:

    • posizioni di lavoro inadeguate per l’errata scelta e disposizione degli arredi e del VDT;
    • posizioni di lavoro fisse e mantenute per tempi prolungati anche in presenza di posti di lavoro ben strutturati;
    • movimenti rapidi e ripetitivi delle mani: digitazione o uso del mouse per lunghi periodi.

    Il prolungato mantenimento di posizioni fisse, determina una serie di disturbi che possono essere prevenuti con i seguenti accorgimenti:

    • tenere una corretta posizione del corpo
    • evitare di rimanere per lunghi tempi nella medesima posizione
    • alternare il lavoro al VDT con altri lavori

    Stress

    Lo stress lavorativo  si determina quando le capacità di una persona non sono adeguate al tipo e al livello delle richieste lavorative. All’insorgenza dei disturbi, di tipo psicologico e psicosomatico, correlati allo stress possono contribuire:

    • fattori dipendenti dal lavoro: organizzazione del lavoro, rapporti conflittuali con colleghi o superiori, complessità e responsabilità del lavoro, monotonia e ripetitività, rumori disturbanti;
    • fattori indipendenti dal lavoro: comuni preoccupazioni legate alla vita familiare e sociale.

    Radiazioni

    In passato sono state diffuse preoccupazioni per la presenza di radiazioni nei posti di lavoro con VDT e per i conseguenti possibili effetti sulla gravidanza (aborti, parti prematuri, malformazioni congenite) e sull’apparato visivo (cataratta). Tuttavia la revisione degli studi qualificati sull’argomento non ha confermato la presenza di tali rischi. E in particolare:

    • nei posti attrezzati con VDT le radiazioni ionizzanti (raggi X) si mantengono allo stesso livello dell’ambiente esterno;
    • nei posti di lavoro con VDT più recenti le radiazioni non ionizzanti (campi elettromagnetici) si mantengono al di sotto dei limiti raccomandati;
    • negli operatori a VDT non è stato registrato alcun significativo aumento per la salute e la funzione riproduttiva dovuta alle radiazioni.

    Per scaricare la scheda (pdf, 1,01 Mb) cliccare qui.

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    Giu 20, 2010

    “Usare troppa tecnologia costa caro al cervello” dice il NY Times

    Sul New York Times, sezione Technology, è stato pubblicato un lungo articolo dedicato ad approfondire gli effetti neurologici e psicologici dell’utilizzo continuativo di tecnologie digitali.

    L’articolo – partendo dall’osservazione di una situazione quotidiana oramai tipica in molte famiglie USA – presenta i pareri di una serie di scienziati ed esperti sull’eccessivo utilizzo di tecnologie informatiche e sul “costo” mentale e sociale che la tecnologia impone: esperienze sempre più frammentarie, stimoli eccessivi per il nostro cervello, spersonalizzazione e stress.

    In particolare, l’utilizzo contemporaneo di più tecnologie sta cambiando la capacità di memorizzare e sta ridisegnando il cervello dei ‘multitasker’, anche se non si sa bene in che modo.

    E’ invece certo che non esiste il mito del “multitasker” iperproduttivo. Una porzione del cervello agisce come torre di controllo e ci aiuta a concentrarci e a stabilire delle priorità, mentre parti più primitive, le stesse che elaborano visioni e suoni, le chiedono di distogliere l’attenzione ogni volta che vengono stimolate, bombardandola incessantemente. Di conseguenza il multitasker ha difficoltà a concentrarsi, non riesce a distinguere le informazioni irrilevanti da quelle rivelanti ed è anche più stressato.

    Per il ‘multitasker’ l’incapacità di concentrarsi persiste anche a computer spento. Solo i cosiddetti supertasker riescono a giostrare indenni molteplici flussi d’informazione, ma rappresentano però meno del 3 per cento della popolazione.
    Il suggerimento fiale dell’articolo è che non resta che cercare di limitare drasticamente il tempo che trascorriamo online, perché “è solo staccando la spina e prestandoci attenzione l’un l’altro che diventiamo più umani”.

    Inoltre, l’archiviazione sul web modifica strutturalmente anche il senso della ‘memoria’, cambiando la nostra capacità di archiviare nuove memorie e di ricordare le cose che dovremmo davvero ricordare.

    Per leggere l’articolo da sito del New York Times cliccare qui

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    Giu 20, 2010

    Behavior-Based Safety (B-BS) e Stress lavoro-correlato

    A Venezia dal 14 al 16 aprile 2010 si è tenuto il quarto Congresso Europeo di “Behavior-Based Safety (B-BS) Behavior-Based Safety: coniugare produttività e sicurezza comportamentale”.

    All’interno del Congresso è stato realizzato un simposio dal titolo “Stress lavoro correlato ed ergonomia: metodi scientifici per la valutazione e l’intervento nelle imprese con diversi interventi.

    Nel primo intervento “Stress e lavoro” viene affrontato il tema dello stress individuando e analizzando i due principali fattori in gioco: il comportamento degli individui e il contesto organizzativo e ambientale in cui svolgono il proprio lavoro.

    Il secondo intervento “L’assessment preliminare del protocollo B-BS come ausilio alla raccolta di dati sintomatici dello stress lavoro-correlato e all’individuazione delle contingenze che li sostengono: un metodo operativo in via di sperimentazione nelle sedi INAIL” è molto più specifico e finalizzato al protocollo B-BS e propone un modello per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato applicabile soprattutto dalle piccole e medie imprese.

    Il terzo intervento  del simposio “B-BS ed ergonomia: sinergie per la prevenzione dei rischi sul lavoro” mette a confronto le potenzialità dell’Ergonomia e della B-BS (Behavior-Based Safety) in relazione alla prevenzione dei fattori di rischio che possono concorrere al determinarsi degli infortuni, evidenziando le differenze che le caratterizzano ma anche i possibili punti di contatto.

    Cliccare qui per scaricare gli atti di questo congresso in formato PDF, 248 kB(pubblicati nel supplemento del numero di gennaio/marzo 2010 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXII – N. 1/suppl.A, Psicologia, gennaio/marzo 2010).

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    Giu 11, 2010

    Videoterminali e ambienti di lavoro: consigli

    Dalla “Scheda tecnica n°17: la postazione di lavoro al videoterminale” ho estratto una semplice e chiara Check List di consigli relativi ai VDT e all’ambiente di lavoro.

    Un ambiente risulta adeguato per il lavoro al VDT quando:

    • gli schermi sono posti a 90° rispetto alle finestre (finestra sul fianco);
    • le finestre sono munite di un opportuno dispositivo di copertura regolabile per attenuare all’occorrenza la luce diurna (es: veneziane);
    • l’illuminazione artificiale è schermata, in buono stato di manutenzione, adeguatamente collocata, modulabile, con un buon grado di uniformità e con luce neutra;
    • l’illuminazione generale è sufficientemente contenuta, ma non insufficiente e con un contrasto tra schermo ed ambiente consono alle caratteristiche del lavoro ed alle esigenze visive dell’utilizzatore;
    • le pareti sono tinteggiate in colore chiaro non bianco e non riflettenti;
    • lo spazio di lavoro al VDT consente all’operatore di alzarsi agevolmente dal sedile e di transitare lateralmente;
    • il rumore è contenuto e non disturba l’attenzione e la comunicazione verbale;
    • la temperatura e l’umidità dell’aria sono confortevoli;
    • lo spazio tra la schiena dell’operatore e l’eventuale VDT di un’altra postazione posta alle sue spalle è di almeno 50 cm.

    Il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per permettere cambiamenti di posizione e di movimenti. Tuttavia il rapporto fra posto di lavoro e ambiente per VDT è condizionato principalmente da illuminazione sfavorevole quando:

    • sono presenti abbagliamenti diretti, riflessi o contrasti eccessivi;
    • sono assenti schermature alle finestre e alle fonti di luce artificiale;
    • il monitor è disposto con la finestra di fronte o di spalle;
    • si usano arredi con superfici lucide e con colori estremi (bianche e/o nere);
    • le pareti sono troppo chiare o troppo scure.
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