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Nov 18, 2010

La Commissione Consultiva ha emanato le nuove indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato

Le aspettiamo da oltre un anno, le aspettavamo entro il 31 dicembre, ma sono arrivate addirittura un mese prima. Ecco il testo completo delle indicazioni sviluppate dalla Commissione Consultiva su come bisogna operare una corretta valutazione del rischio da stress lavoro-correlato.

Ecccovi il documento per intero:

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Direzione Generale della tutela delle condizioni di lavoro

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Partenza – Roma, 18/11/2010
Prot. 15 /SEGR / 0023692

Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le pari opportunità
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministero per la pubblica amministrazione e innovazione
Al Ministero dello sviluppo economico
Al Ministero dell’interno
Al Ministero della difesa
Al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti
Al Ministero della politiche agricole, alimentari e forestali
All’Ufficio della Consigliera Nazionale di parità
Alle Direzioni regionali e provinciali del lavoro
All’ispettorato regionale del lavoro di Palermo
All’ispettorato regionale del lavoro di Catania
Al Comando Carabinieri per la tutela del lavoro
Agli assessorati regionali alla salute
Alla provincia autonoma di Trento
Alla provincia autonoma di Bolzano
Alla CGIL
Alla CISL
Alla UIL
Alla UGL
Alla CISAL
Alla CONFSAL
Alla CIU
Alla CIDA
Alla CONFINDUSTRIA
Alla CONFCOMMERCIO
Alla CONFAGRICOLTURA
Alla CONFARTIGIANATO
Alta CNA
Alla CONFESERCENTI
Alla CONFAPI
Alla CONFCOOPERATIVE
All’ABI
LORO SEDI

Oggetto: lettera circolare in ordine alla approvazione delle indicazioni necessarie alla valutazione del rischio da stress lavoro-correlato di cui all’articolo 28, comma l-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modifiche e integrazioni.


In attuazione delle disposizioni di cui all’articolo 6, comma 8, lettera m-quater, e all’articolo 28, comma 1-bis, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e successive modificazioni e integrazioni, la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro di cui all’articolo 6 del medesimo provvedimento ha approvato, alla riunione del 17 novembre, le seguenti indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato.

Indicazioni della Commissione consultiva per la valutazione dello stress lavoro-correlato (articoli 6, comma 8, lettera m-quater, e 28, comma 1 bis, d.lgs. n. 81/2008 e successive modificazioni e integrazioni)

Quadro normativo di riferimento, finalità e struttura del documento

L’articolo 28, comma 1, del d.lgs. 9 aprile 2008, n. 81, di seguito d.lgs. n. 81/2008, prevede che la valutazione dei rischi debba essere effettuata tenendo conto, tra l’altro, dei rischi da stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004. In ragione delle difficoltà operative ripetutamente segnalate in ordine alla individuazione delle corrette modalità di attuazione di tale previsione legislativa, in sede di adozione delle disposizioni integrative e correttive al citato d.lgs. n. 81/2008, è stato introdotto all’articolo 28 il comma 1-bis, con il quale si è attribuito alla Commissione consultiva il compito di formulare indicazioni metodologiche in ordine al corretto adempimento dell’obbligo, finalizzate a indirizzare le attività dei datori di lavoro, dei loro consulenti e degli organi di vigilanza.

Al fine di rispettare, entro il termine del 31 dicembre 2010, la previsione di cui all’articolo 28, commi 1 e 1-bis, del d.lgs. n. 81/2008, e successive modificazioni e integrazioni, la Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro ha costituito un proprio comitato a composizione tripartita il quale, a seguito di ampio confronto tra i propri componenti, ha elaborato il presente documento, licenziato dalla Commissione consultiva nella propria riunione del 17 novembre 2010.

Le indicazioni metodologiche sono state elaborate nei limiti e per le finalità puntualmente individuati dalla Legge tenendo conto della ampia produzione scientifica disponibile sul tema e delle proposte pervenute all’interno alla Commissione consultiva e sono state redatte secondo criteri di semplicità, brevità e comprensibilità.

Il documento indica un percorso metodologico che rappresenta il livello minimo di attuazione dell’obbligo di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato per tutti i datori di lavoro pubblici e privati.

Definizioni e indicazioni generali

Lo stress lavoro-correlato viene descritto all’articolo 3 dell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004 – così come recepito dall’Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008 – quale “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro” (art. 3, comma 1). Nell’ambito del lavoro tale squilibrio si può verificare quando il lavoratore non si sente in grado di corrispondere alle richieste lavorative. Tuttavia non tutte le manifestazioni di stress sul lavoro possono essere considerate come stress lavoro-correlato. Lo stress lavoro-correlato è quello causato da vari fattori propri del contesto e del contenuto del lavoro.

La valutazione del rischio da stress lavoro-correlato è parte integrante della valutazione dei rischi e viene effettuata (come per tutti gli altri fattori di rischio) dal datore di lavoro avvalendosi del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) con il coinvolgimento del medico competente, ove nominato, e previa consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS/RLST).

È, quindi, necessario preliminarmente indicare il percorso metodologico che permetta una corretta identificazione dei fattori di rischio da stress lavoro-correlato, in modo che da tale identificazione discenda la pianificazione e realizzazione di misure di eliminazione o, quando essa non sia possibile, riduzione al minimo di tale fattore di rischio.

A tale scopo, va chiarito che le necessarie attività devono essere compiute con riferimento a tutti i lavoratori, compresi dirigenti e preposti. La valutazione prende in esame non singoli ma gruppi omogenei di lavoratori (per esempio per mansioni o partizioni organizzative) che risultino esposti a rischi dello stesso tipo secondo una individuazione che ogni datore di lavoro può autonomamente effettuare in ragione della effettiva organizzazione aziendale (potrebbero essere, ad esempio, i turnisti, i dipendenti di un determinato settore oppure chi svolge la medesima mansione, etc).

Metodologia

La valutazione si articola in due fasi: una necessaria (la valutazione preliminare); l’altra eventuale, da attivare nel caso in cui la valutazione preliminare riveli elementi di rischio da stress lavoro-correlato e le misure di correzione adottate a seguito della stessa, dal datore di lavoro, si rivelino inefficaci.

La valutazione preliminare consiste nella rilevazione di indicatori oggettivi e verificabili, ove possibile numericamente apprezzabili, appartenenti quanto meno a tre distinte famiglie:

I. Eventi sentinella quali ad esempio: indici infortunistici; assenze per malattia; turnover; procedimenti e sanzioni e segnalazioni del medico competente; specifiche e frequenti lamentele formalizzate da parte dei lavoratori. I predetti eventi sono da valutarsi sulla base di parametri omogenei individuati internamente alla azienda (es. andamento nel tempo degli indici infortunistici rilevati in azienda).

II. Fattori di contenuto del lavoro quali ad esempio: ambiente di lavoro e attrezzature; carichi e ritmi di lavoro; orario di lavoro e turni; corrispondenza tra le competenze dei lavoratori e i requisiti professionali richiesti.

III. Fattori di contesto del lavoro quali ad esempio: ruolo nell’ambito dell’organizzazione, autonomia decisionale e controllo; conflitti interpersonali al lavoro; evoluzione e sviluppo di carriera; comunicazione (es. incertezza in ordine alle prestazioni richieste).

In questa prima fase possono essere utilizzate liste di controllo applicabili anche dai soggetti aziendali della prevenzione che consentano una valutazione oggettiva, complessiva e, quando possibile, parametrica dei fattori di cui ai punti I, II e III che precedono.

In relazione alla valutazione dei fattori di contesto e di contenuto di cui sopra (punti II e III dell’elenco) occorre sentire i lavoratori e/o i RLS/RLST. Nelle aziende di maggiori dimensioni è possibile sentire un campione rappresentativo di lavoratori. La scelta delle modalità tramite cui sentire i lavoratori è rimessa al datore di lavoro anche in relazione alla metodologia di valutazione adottata.

Ove dalla valutazione preliminare non emergano elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, il datore di lavoro sarà unicamente tenuto a darne conto nel Documento di Valutazione del Rischio (DVR) e a prevedere un piano di monitoraggio.

Diversamente, nel caso in cui si rilevino elementi di rischio da stress lavoro-correlato tali da richiedere il ricorso ad azioni correttive, si procede alla pianificazione ed alla adozione degli opportuni interventi correttivi (ad esempio, interventi organizzativi, tecnici, procedurali, comunicativi, formativi, etc). Ove gli interventi correttivi risultino inefficaci, si procede, nei tempi che la stessa impresa definisce nella pianificazione degli interventi, alla fase di valutazione successiva (c.d. valutazione approfondita).

La valutazione approfondita prevede la valutazione della percezione soggettiva dei lavoratori, ad esempio attraverso differenti strumenti quali questionari, focus group, interviste semi-strutturate, sulle famiglie di fattori/indicatori di cui all’elenco sopra riportato. Tale fase fa riferimento ovviamente ai gruppi omogenei di lavoratori rispetto ai quali sono state rilevate le problematiche.

Nelle aziende di maggiori dimensioni è possibile che tale fase di indagine venga realizzata tramite un campione rappresentativo di lavoratori. 

Nelle imprese che occupano fino a 5 lavoratori, in luogo dei predetti strumenti di valutazione approfondita, il datore di lavoro può scegliere di utilizzare modalità di valutazione (es. riunioni) che garantiscano il coinvolgimento diretto dei lavoratori nella ricerca delle soluzioni e nella verifica della loro efficacia.

Disposizioni transitorie e finali

La data del 31 dicembre 2010, di decorrenza dell’obbligo previsto dall’articolo 28, comma 1-bis, del d.lgs. n. 81/2008, deve essere intesa come data di avvio delle attività di valutazione ai sensi delle presenti indicazioni metodologiche. La programmazione temporale delle suddette attività di valutazione e l’indicazione del termine finale di espletamento delle stesse devono essere riportate nel documento di valutazione dei rischi. Gli organi di vigilanza, ai fini dell’adozione dei provvedimenti di propria competenza, terranno conto della decorrenza e della programmazione temporale di cui al precedente periodo.

Allo scopo di verificare l’efficacia della metodologia qui indicata, anche per valutare l’opportunità di integrazioni alla medesima, la Commissione Consultiva provvederà ad elaborare una relazione entro 24 mesi dalla pubblicazione delle presenti indicazioni metodologiche, a seguito dello svolgimento del monitoraggio sulle attività realizzate. Le modalità di effettuazione di tale monitoraggio saranno definite dalla Commissione consultiva.

I datori di lavoro che, alla data di approvazione delle presenti indicazioni metodologiche, abbiano già effettuato la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato coerentemente ai contenuti dell’accordo europeo dell’8 ottobre 2004 – così come recepito dall’Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008 – non debbono ripetere l’indagine ma sono unicamente tenuti all’aggiornamento della medesima nelle ipotesi previste dall’art. 29, comma 3, del d.lgs. n. 81/2008, secondo quanto indicato nel presente documento.

Tanto si segnala, anche tenendo conto della rilevanza del documento ai fini degli adempimenti relativi alla valutazione dei rischi da lavoro, con invito a garantire la massima divulgazione delle indicazioni di cui all’oggetto.

Il Direttore Generale
 della tutela delle condizioni di lavoro
 (Dott. Giuseppe Umberto Mastropietro)

  • Per scaricare il documento in originale (pdf 868 KB) clicca qui.
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Nov 16, 2010

REPORT DEI RISULTATI DELLA RICERCA “La percezione del rischio Tecnostress sui luoghi di lavoro: cosa ne pensate?”

Nel mese di luglio Tecnostress.it ha realizzato una ricerca sulla percezione da parte dei lavoratori del rischio tecnostress nei luoghi di lavoro. Le aree di ricerca hanno riguardato:

• le abitudini di consumo delle tecnologie sui luoghi di lavoro;
• la percezione degli effetti individuali a seguito dell’uso continuativo di tecnologie;
• la percezione della presenza del rischio tecnostress fra i lavoratori;
• la formazione/informazione ricevuta per l’uso di macchine, hardware e software.

La ricerca è stata avviata l’8 luglio 2010 utilizzando un questionario con 24 domande a risposte chiuse somministrato a mezzo on-line ed è stata promossa da PuntoSicuro.

Alla ricerca hanno partecipato in tre mesi 424 persone – il più alto campione per una ricerca su questo tema svolta in Italia – che hanno compilato anonimamente il questionario online. La ricerca è stata chiusa il 9 ottobre 2010 e i risultati della ricerca sono oggi sono disponibili in un report che potete scaricare cliccando qui.

Brevemente, i risultati della ricerca sono i seguenti:

Riguardo alle abitudini di consumo delle tecnologie sui luoghi di lavoro
Il computer è lo strumento fondamentale del sistema di lavoro del nostro campione e ne assorbe la maggior parte del tempo lavorativo. L’uso dell’email e del telefono cellulare occupa una modesta frazione del tempo giornaliero di lavoro, sovrapponendosi spesso o a volte con l’utilizzo del computer o di altre tecnologie. Gli apparecchi elettronici utilizzati nel luogo di lavoro sono vissuti come strumenti di lavoro ben conosciuti e praticati sui quali è importante essere aggiornati e verso i quali non si prova imbarazzo.

Riguardo alla percezione degli effetti individuali a seguito dell’uso continuativo di tecnologie
Per i lavoratori che si sono espressi in questa ricerca, un uso continuativo e contemporaneo di più apparecchi tecnologici riduce sicuramente, anche di molto, la concentrazione, con conseguenze certe ma non eccessive sulla capacità di prendere decisioni e una parziale influenza negativa sul rendimento del lavoro. Con una diffusa sensazione di essere sopraffatto dalle informazioni provenienti dalla tecnologia e l’esperienza quotidiana che i malfunzionamenti tecnologici causano una grande perdita di tempo sul lavoro, il campione è ben consapevole dell’alterazione alla qualità della vita causato dall’uso continuativo e contemporaneo di tecnologie.

Riguardo alla percezione della presenza del rischio tecnostress fra i lavoratori
Il rischio per la salute insito nell’utilizzo continuo e contemporaneo di tecnologie è ben presente ai lavoratori che hanno partecipato a questa ricerca che lo considerano di media e leggera gravità. Questa consapevolezza esprime maggiori preoccupazioni per il fatto che quest’uso può creare un notevole stato di stress e anche discreti e gravi problemi fisici di diversa tipologia. Negli ambienti i lavoro è abbastanza comune sentire colleghi che si lamentano
dello stress dovuto all’uso eccessivo di tecnologie, e il costo di questo stress per le aziende è indicato dal campione come rilevante.

Riguardo alla formazione/informazione ricevuta per l’uso di macchine in generale, di hardware e di software
Una buona parte dei lavoratori ritengono di aver ricevuto tutte le informazioni necessarie per poter utilizzare al meglio gli strumenti tecnologici disponibili sul luogo di lavoro, perlomeno degli apparecchi che utilizzano con più frequenza. La formazione e informazione sull’utilizzo generale delle macchine presenti sul luogo di lavoro e quella più specifica sull’hardware e sui software è stata svolta dalla maggioranza del campione, prevalentemente in modo sufficiente o discreto. E’ presente un’ampia e significativa area di lavoratori che dichiarano di aver ricevuto una formazione insufficiente o di non aver ricevuto nessuna formazione per l’uso di macchine, tecnologie informatiche e software utilizzati sul luogo di lavoro.

Nasce l’Osservatorio Permanente sul rischio Tecnostress

I dati ottenuti, oltre a costituire materiale di riflessione, rendono evidente la necessità di attivare un monitoraggio permanente su questa tipologia di rischio. Viene quindi creato un Osservatorio Permanente sul rischio Tecnostress il cui primo impegno è di attivare una nuova ricerca sul tema che sia continuativa (sempre attiva nel tempo), modulare (con ricerche figlie di aspetti particolari) e trasparente (con dati sempre pubblicamente visibili online).

CLICCA QUI PER PARTECIPARE ALLA NUOVA RICERCA

Dedica tre minuti del tuo tempo e partecipa ora a questa nuova ricerca sulla percerzione del rischio tecnostress da parte dei lavoratori. Ti chiediamo anche la cortesia di condividere questo articolo con i tuoi contatti professionali che possono essere interessati a partecipare a questa ricerca.

Grazie per la partecipazione.

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Il lato violento del Tecnostress:
la Computer Rage

Uno degli aspetti del tecnostress più evidenti e violenti è la cosiddetta: “Computer Rage”, la rabbia da computer.

Questa patologia si manifesta quando il soggetto si trova di fronte a un inaspettato blocco del computer, come un “crash” della macchina (soprattutto quando provoca una perdita di dati), o l’impossibilità di farla partire perché si è dimenticata la password, o i lunghi tempi di attesa per il caricamento dei programmi o l’elaborazione dei dati.

La “Computer Rage” provoca degli improvvisi attacchi di furore che si esprimono con grande irruenza: c’è chi afferra la tastiera e la sbatte sul tavolo, chi lancia il mouse contro il monitor, chi cerca di infilare il computer nel cestino della carta straccia e chi strappa i cavi dal muro.

Eccovi qualche video-esempio di Computer Rage.

Il ricercatore Morton C. Orman
 ha identificato le principali cause della ‘Computer rage’ in un un report intitolato “Common Causes of Computer Stress”:

1.    Non anticipare i problemi
Virus, crash ed altri disastri non sempre possono essere evitati, ma è possibile almeno attutirne gli effetti. Da quanto tempo non fate un back-up?

2.    Risparmiare a tutti i costi
Modem meno cari, ma più lenti, processori non aggiornati che non fanno girare i nuovi programmi, schede grafiche a poco prezzo e bassa prestazione. Siamo sicuri che il risparmio valga la frustrazione che provocano?

3.    Non chiedere aiuto
Molti neo-utenti si vergognano di chiedere aiuto e consigli, ficcandosi in guai del tutto superflui. Eppure quando si è agli inizi l’appoggio di un esperto è indispensabile.

4.    Non capire le ragioni dello stress
Le radici dello stress da computer sono legate soprattutto al nostro modo di pensare e al nostro comportamento. Invece di incolpare la macchina, si può tentare di capire un po’ meglio se stessi.

5.    Cercare scorciatoie
Con il computer, la strada più breve non è sempre la migliore. Usare un nuovo programma senza leggere il manuale o la guida in linea è un modo sicuro per perder tempo pensando di risparmiarlo.

6.    Aspettarsi troppo dal computer
Gran parte delle frustrazioni provocate dai computer derivano dall’idea che debbano funzionare sempre perfettamente. Ma purtroppo non è sempre così.

7.    Aspettarsi troppo da se stessi
Aspirare alla perfezione è inutile e frustrante. Anche gli informatici più esperti a volte cancellano un file per sbaglio e quando si affrontano programmi complessi gli errori sono comuni.

8.    Entrare in conflitto con gli altri
Dietro ai computer c’è sempre la gente. Lavorare con un calcolatore può dare l’illusione di trovarsi in un mondo isolato, ma non è così. I computer allargano la nostra capacità di interazione sociale, e poiché questa si svolge al di fuori del nostro controllo diretto, ad esempio via Internet, aumentano anche le possibilità di conflitto.

9. Non riuscire a fare il vostro lavoro
Alcune volte non riuscire a fare il proprio lavoro al computer non è colpa dell’operatore o del computer, ma del fatto che il il lavoro non è stato correttamente pianificato nelle sua fasi e che quindi è materialmente difficile o impossibile realizzarlo, vuoi per mancanza di informazioni, voui per carenze tecnologiche.

10. Compromettere l’integrità tua e di altri
Usare software copiato, shareware a gratis, copie di software commerciale, programmi con una licenza su più macchine sono tutti comportamenti illegali che giustifichiamo con il risparmio e la comodità. Ma probabilmente ne pagherete più avanti le ‘conseguenze accidentali’.

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