Browsing articles from "aprile, 2012"
Apr 16, 2012

L’inquinamento indoor negli uffici: la sindrome dell’edificio malato e la sindrome da agenti chimici multipli

La qualità dell’aria degli ambienti di lavoro, dove i lavoratori trascorrono una gran parte della propria vita, è un fattore molto importante per la salute e la sicurezza, ma è anche un’aspetto poco indagato sia dalla ricerca sullo stress lavoro-correlato, sia dalla ricerca specifica sul Tecnostress.

Come invece abbiamo imparato da questo articolo sul microclima negli uffici,  è un fatto certo che l’aria degli ambienti – in special modo quelli confinati – può spesso contenere composti chimici che possono essere tossici e/o cancerogeni come i VOC (composti organici volatili), il più noto dei quali è la formaldeide contenuta nelle colle dei mobili, ma anche nelle esalazioni di detersivi, spray e nel fumo di sigaretta) che sono causa di una vasta gamma di effetti che vanno dal disagio sensoriale fino a gravi alterazioni dello stato di salute. L’aria degli uffici può anche essere inquinata dalle dannose nanoparticelle, come quelle derivanti dai toner delle stampanti laser.

Si tratta di problemi noti, già nel 1987 l’Organizzazione Mondiale della Sanità “ha riconosciuto e definito la Silk Building Syndrom (Sindrome dell’edificio malato – SBS)”; e la Multiple Chemical Syndrome (MCS). In un recente studio l’Accademia Nazionale delle Scienze Americana ha stimato in 37 milioni di statunitensi i malati di Sindrome MCS.

Al VII Convegno Nazionale di Medicina Legale Previdenziale che si è tenuto a Giardini Naxos (ME) dal 22 al 24 ottobre 2008 è stato presentato un contributo scientifico presentato sul tema delle conseguenze dell’inquinamento indoor negli uffici.

Nel documento “Sindromi correlate all’inquinamento indoor negli uffici (Building related illnesses – Silk Building Syndrom Idiopathic Environmental Intolerance – multiple chemical syndrome): modello di Sindrome da esposizione combinate tra xenobiotici a basse dosi, ruolo dei polimorfismi genetici degli enzimi metabolici come biomarkers di suscettibilità”, scritto da G. Rao, L. Iannicelli, G. Cortese e S. Gibilisco, viene presentata una rassegna dei dati di  epidemiologia molecolare sugli effetti “dell’esposizione combinata a ozono solventi organici ambientali e PM 2,5” (particolato aerodisperso) a basse dosi in ambiente indoor negli uffici.

Nel documento si ricorda che “è difficile accettare che l’aria contenuta nelle abitazioni o nei luoghi di lavoro non industriali possa costituire un reale rischio per l’integrità fisica delle persone”, ma “il problema dell’inquinamento indoor è un fenomeno antico”.

Nel documento si mostra come negli uffici si può creare un’interazione tra nox e vocs (solventi organici liposolubili),  metalli pesanti (particolati)  e ossidanti (ozono) che, in maniera sinergica  con sostanze reattive secondarie, determinerebbero uno stress ossidativo a livello neuronale e immunitario.

Questo stress ossidativo può innescare una reazione immuno-infiammatoria sub clinica che si traduce “in termini clinici in una serie di sintomi aspecifici: irritazione degli occhi, delle vie aeree e della cute, tosse, senso di costrizione toracica, sensazioni olfattive sgradevoli, nausea, torpore, sonnolenza, cefalea, astenia”.

Inoltre la SBS – “definibile come complesso di sintomi di malessere generale, non specifici ma ripetitivi, lamentati dagli occupanti di particolari fabbricati (con ambienti sigillati e dotati di impianti per il condizionamento dell’aria) che spariscono allontanandosi dagli edifici” – rappresenterebbe uno stadio della MCS che si verifica quando una persona è sottoposta ad una esposizione chimica.

I sintomi dei pazienti “in seguito all’esposizione chimica, non sono rilevabili clinicamente”, ma possono “includere dolore alle articolazioni e ai muscoli, cefalea, affaticamento (stanchezza cronica), rossore, prurito, nausea, tachicardia, asma” e “si manifestano in una elevata percentuale di soggetti che lavorano in ufficio (in genere superiore al 20%), scompaiono o si attenuano dopo diverse ore dopo (da poche ore a 2 -3 giorni)  dall’abbandono dell’edificio”.

Nel documento vengono anche indicate alcune misure preventive per difendersi dalle conseguenze dell’inquinamento indoor:

  • ventilare adeguatamente gli spazi chiusi
  • preferire apparecchiature a bassa emissione di ozono
  • impiegare stampanti laser dotate di filtri per l’ozono
  • effettuare un’adeguata manutenzione delle apparecchiature
  • collocare le apparecchiature in ambienti separati e dotati di sistemi di ventilazione muniti di scarico delle emissioni verso l’esterno
  • delocalizzare” gli archivi cartacei
  • selezionare fogli che non abbiano subito trattamenti con formaldeide
  • dotare gli ambienti lavorativi di filtri foto catalitici per l’abbattimento dei vocs

Per scaricare la ricerca “Sindromi correlate all’inquinamento indoor negli uffici” clicca qui (in pdf).

 

Condividi l'articolo nei tuoi Social

Video di tecnostressati, anche fuori dall’ufficio.

In questo simpatico e sintomatico filmato pubblicato dal Telegraph online e ripreso da una telecamera di sorveglianza vediamo una tranquilla signora che, evidentemente dopo aver avuto qualche problema col bancomat, scatena la sua rabbia distruggendo l’apparecchio a colpi di tacco a pillo.

Condividi l'articolo nei tuoi Social

Campi elettromagnetici e tutela dei lavoratori e della popolazione.

Come ben sapete, ogni apparecchio elettrico acceso produce un campo elettromagnetico. E in ufficio insieme a voi di apparecchi accesi ce ne sono a decine. E poi c’è il telefono cellulare, quello che tenete sempre in tasca, che è un antenna potenze e silenziosa che convoglia continuamente su di voi dei potenti campi elettromagnetici.

Com’è ovvio, considerando gli interessi in gioco, dati certi che dimostrano la pericolosità dei campi elettromagnetici e delle radiazioni non ionizzanti non ce ne sono. Ma com’è anche dimostrato dai medici e dai ricercatori, i campi elettromagnetici influiscono fortemente sulle persone, creando, alimentando ed acuendo stati di stress fisico e psicologico.

Dalle nostre letture siamo praticamente certi che i campi elettromagnetici e le radiazioni prodotte da alcune tipologie di apparecchiature siano certamente uno dei principali fattori fisici scatenanti il tecnostress sui luoghi di lavoro.

E’ quindi molto interessante il convegno svoltosi ai primi di febbraio 2012 presso la Commissione Telecomunicazioni dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli (OIN) dal titolo “Campi elettromagnetici: la tutela dei lavoratori e della popolazione” e ripreso da PuntoSicuro.it in questo articolo.

L’occasione è l’entrata in vigore a breve – il 30 aprile 2012 – delle specifiche disposizioni sulla protezione dei lavoratori dalle esposizioni ai campi elettromagnetici (Capo IV del Titolo VIII del Decreto legislativo 81/2008) che estendono con delle regole specifiche il principio generale del Testo Unico che comunque già impegnava il datore di lavoro alla valutazione di tutti i rischi, inclusi quelli derivanti da esposizioni a campi elettromagnetici.

Durante l’incontro si è quindi parlato dell’imminente entrata di queste nuove disposizioni e della necessità di un’adeguata formazione ed informazione di tutte le figure professionali coinvolte nell’attività di valutazione del rischio legato ai campi elettromagnetici e si è anche affrontato il tema della tutela della popolazione sul territorio e di come fornire conoscenze e strumenti di mitigazione/controllo del rischio da parte dei cittadini.

Particolarmente interessante la relazione dell’ingegner Maria Cristina Zarpellon (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) relativa alle testimonianze dal mondo aziendale, dove veniamo così a sapere che in attesa della norma nazionale di legge per l’esposizione professionale ai campi elettromagnetici (CEM) “si è fatto riferimento ai principi di tutela applicabili sul lavoro per i rischi ‘ambientali’ e ‘generici aggravati’ (esposizioni indebite) – quali i CEM, non ionizzanti, di origine antropica, eventualmente dannosi per la popolazione – individuando sorgenti critiche per definire la mappa aziendale delle intensità di campo e confrontare i valori misurati con i limiti di esposizione – valori di attenzione – obiettivi di qualità delle vigenti norme nazionali.

Riguardo alle sorgenti RF (RadioFrequency) la studiosa ricorda che “in luoghi di lunga permanenza, non sempre strettamente legata alla mansione lavorativa, accessibili anche al pubblico (esposizioni comuni), si sono adottati i valori di attenzione e i limiti di qualità, più severi dei limiti di esposizione per la popolazione”.

Riguardo alla prevenzione degli effetti ci vengono ricordati gli effetti nocivi a breve termine nel corpo umano per i quali è definita una soglia di insorgenza per soggetti sani e la cui gravità dipende dalla intensità di esposizione:

  • correnti indotte nel corpo umano (b.f. f < 100 kHz), con effetti sul sistema cardiovascolare e nervoso;
  • assorbimento di energia con riscaldamento generalizzato o localizzato (RF f > 100 kHz), fino ad ustioni, cataratta, eccetera;
  • correnti di contatto “con oggetti metallici immersi in forti campi, con contraz. muscolare, dolore, ustioni”.

Altri effetti sono relativi a:

  • interferenza, come causa di malfunzionamento delle apparecchiature circostanti, in particolare dispositivi medici impiantati
  • inneschi intempestivi di esplosioni/incendi per produzione di scintille
  • propulsione oggetti ferromagnetici in forti campi statici e spostamento schegge e protesi interne

Gli effetti nocivi a lungo termine “possono avvalersi solo di Misure di Precauzione, poiché mancano ancora sufficienti evidenze scientifiche del nesso di causalità (sebbene per campi, anche di limitata intensità, alla frequenza degli elettrodotti è allo studio il nesso con alcune forme di leucemia infantile)”.

Venendo all’uso dei telefonini (un mercato in cui l’Italia è al 19° posto nella classifica mondiale, con quasi 150 utenze per 100 abitanti) la studiosa ci consiglia un uso cautelativo del telefono cellulare, visto che la IARC-Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro il 31 maggio scorso “ha incluso le radiazioni dai cellulari tra gli elementi ‘possibilmente cancerogeni’ (gruppo B2)” e il Consiglio Superiore di Sanità il 15 novembre 2011 “ha emesso un parere per l’adozione di cautele nell’uso dei dispositivi, soprattutto da parte dei bambini”.

Viene quindi anche proposto un decalogo per un Uso Cautelativo del Cellulare che, se vi guardate in giro in ufficio o per strada, non viene applicato da nessuno:

  • scegliere il modello di cellulare con minore SAR-Specific Absorbing Rate;
  • i bambini dovrebbero usare i cellulari solo per le emergenze. Meglio gli sms;
  • evitare di tenere il cellulare a contatto con il corpo. Evitare tasche dei pantaloni e della camicia;
  • non addormentarsi con il cellulare acceso troppo vicino al cuscino;
  • prediligere la linea telefonica fissa;
  • poche barre del segnale di campo significano più radiazioni. Evitare chiamate quando c’è poco segnale;
  • in movimento (auto, treno) il cellulare emette più radiazioni;
  • durante il tentativo di connessione emette più radiazioni: tenerlo lontano dalla testa sino alla risposta;
  • prediligere l’auricolare (con il filo), vivavoce o sms ogni volta che è possibile;
  • effettuare chiamate di breve durata e alternare l’orecchio

Come si vede, gli argomenti di questo intervento in particolare e del convegno in generale è di grandi interesse al fine di aprire un dibattito serio sugli effetti dei campa magnetici nei luogi di lavoro. Se volete scaricare per intero l’ntervento dell’Ing. Maria Cristina Zarpellon relativo alle testimonianze dal mondo aziendale dal titolo “Campi elettromagnetici: la tutela dei lavoratori e della popolazione” cliccate qui (in pdf – 2.34 mb).

Condividi l'articolo nei tuoi Social

Categorie degli articoli

HTML Editor - Full Version

Scopri DynDevice: la piattaforma e-Learning per creare, erogare e gestire tutta la formazione aziendale online, in aula e blended. DynDevice un LMS facile da utilizzare e completo nelle funzionalità.

error: Content is protected !!