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Lug 16, 2013

“Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”: è uscito il nuovo libro di Enzo di Frenna sul rischio Tecnostress

libro tecnostress 2013 di frenna

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In questi giorni il giornalista Enzo Di Frenna (già autore del primo libro italiano sul tecnostress “Prevenzione tecnostress in azienda“) ha pubblicato il suo nuovo e corposo titolo “Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”, dove in oltre 320 pagine di minuziosa ricerca fa il punto della situazione italiana riguardo al rischio tecnostress in azienda e nei luoghi di lavoro sotto il profilo scientifico, medico, psicologico e formativo.

Il dato di partenza è  che «In Italia ci sono 22 milioni di “mobile surfer” e 7,3 milioni di “mobile workers, secondo i dati del Politecnico di Milano e Assinform. I lavoratori digitali sono forte in aumento. Tra febbraio e maggio scorso Netdipendenza Onlus ha realizzato quindi due ricerche da cui emerge che il tecnostress è è un rischio professionale per almeno due milioni di lavoratori, che possono contrarre la nuova malattia», spiega Di Frenna.

Attraverso le diverse ricerche presentate nel volume, Di Frenna individua nove categorie a rischio tecnostress: networkers, lavoratori ict, operatori di call center, commercialisti, giornalisti, pubblicitari e analisti finanziari.

Ai lavoratori di queste categorie a rischio tecnostress rispondono i tredici interventi sul tecnostress firmati da esponenti delle istituzioni, associazioni di categoria di questi lavoratori e grandi imprese: Lorenzo Fantini, direttore della divisione salute e sicurezza del ministero del Lavoro e presidente della Commissione sullo stress lavoro correlato; Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail); Raffaele Guariniello, giudice presso la Procura di Torino, esperto di salute e sicurezza sul lavoro; Alberto Zunino, direttore generale dell’Associazione Nazionale dei Contact Center in Outsourcing (Assocontact); Paolo Angelucci, presidente dell’Associazione Italiana per l’information Technology (Assinform); Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale; Mario Modica, direttore generale Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti; Rocco Vitale e Francesco Naviglio, presidente e segretario generale dell’Associazione Nazionale Formatori Sicurezza sul Lavoro (AiFOS); Mario Civetta, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Roma; Giuseppe De Paoli, responsabile Sindacato Networkers – UIL Tucs; Davide Draghi, country manager Sony Mobile Italia; Agostino Santoni, amministratore delegato Cisco Italia. Il tono dei loro interventi converge sulla necessità di prevenire il tecnostress nell’epoca dell’economia digitale.

Lorenzo Fantini, dirigente del ministero del Lavoro, conferma che il tecnostress è un nuovo rischio per la salute dei lavoratori e si impegna a includere il problema nelle linee guida dello” Stress lavoro correlato”, di cui all’articolo 28 del Testo Unico 81 del 2008. «Lo stress è certamente un rischio che interesserà un numero sempre maggiore di lavoratori – spiega Fantini – e ciò perché la società moderna è sempre più digitale e veloce: si fa un largo uso di tecnologie informatiche, strumenti di videocomunicazione, e soprattutto di Internet, che ormai è come un grande archivio universale a cui attingere informazioni di continuo. Poi ci sono i ritmi di lavoro, spesso incalzanti: i manager e i lavoratori dell’information and communication technology, ad esempio, sono fortemente esposti al rischio tecnostress».
Fantini, in qualità di presidente della Commissione permanente sullo Stress promossa dal ministero del Lavoro, incaricherà un gruppo di esperti e tecnici per capire in che modo il tecnostress incide sulla salute del lavoratore e predisporre eventuali indicazioni per ridurre e prevenire il rischio nelle aziende moderne. Un segnale importante, che coinvolge per la prima volta il Ministero del Lavoro sul rischio tecnostress.

Anche Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Inail, si schiera per la prevenzione della nuova malattia professionale. «Credo che lo stress lavoro correlato e il tecnostress rappresentino in qualche modo “l’amianto del futuro” – dichiara Lucibello – cioè  una condizione diffusa e ad alto rischio per la salute dei lavoratori, che può invalidare anche in modo grave».

La conferma che si tratti di una vera emergenza arriva anche dal giudice Raffaele Guariniello della Procura di Torino, autore della prima sentenza sul tecnostress nel 2007, in seguito a una inchiesta nei call center. Il magistrato lancia un monito: «Se un’azienda deve redarre il Documento valutazione Rischio Stress lavoro correlato e lavora, ad esempio, nel settore dell’Information Technology o nel settore editoriale dove si usano molto le nuove tecnologie, deve includere sicuramente il rischio tecnostress. Si applica, in sostanza, il Testo Unico 81/2008, articoli 28 e 29 sulla valutazione dei rischi sanzionata con la pena dell’arresto e dell’ammenda, e 36 e 37 sull’informazione e formazione dei lavoratori.»
Guariniello rivela anche che, presso il suo ufficio, continuano ad arrivare denunce di lavoratori che lamentano la patologia del tecnostress: «Di recente si è rivolto in Procura un impiegato di una grande azienda che, per lavoro, usa parecchio le nuove tecnologie e lamenta disturbi alla salute. Il datore di lavoro e le strutture aziendali, a quanto pare, non hanno risolto il problema. Stiamo procedendo con gli accertamenti medici e tecnici, con l’ausilio di consulenti del Politecnico».

Tra le nove categorie prese in esame nel libro di Di Frenna ci sono gli operatori di call center, su cui sono state effettuate le prime inchieste della magistratura. Lo conferma lo stesso Guariniello: «I call center tornano spesso alla nostra attenzione, poiché facciamo abitualmente indagini sulle malattie professionali. L’informazione digitale oggi è presente in modo massiccio e si possono verificare casi nuovi di tecnostress. Ciò rientra nei nuovi rischi professionali che bisogna valutare, come prevede la normativa». Gli operatori di “contact center in outsourcing” sono 80 mila in Italia e sono, ancora oggi, tra le categorie più esposte. Lo spiega bene nel libro il direttore generale di Assocontact, Alberto Zunino: «Attualmente stiamo portando avanti con Inail e altri interlocutori un progetto sul tema del rumore, che notoriamente è tra le problematiche che causano il tecnostress.

Un’altra categoria esposta sono i lavoratori delle imprese di information technology. Il presidente di Assinform, Paolo Angelucci, rappresenta 1500 aziende del settore e dichiara che «il tecnostress si previene intervento sul carico di lavoro». Altre soluzioni? Un’adeguata formazione per la prevenzione del rischio. Il consiglio vale anche per le altre categorie.

Per la prima volta entrano nella “lista nera” anche i commercialisti. Sono tecnostressati dall’uso eccessivo delle nuove tecnologie: dai software contabili che si aggiornano di continuo, dalle scadenze fiscali impellenti che spesso gestiscono con tablet e smartphone. Lo conferma Mario Civetta, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Roma – 10 mila iscritti – con un intervento nel libro che chiarisce subito la situazione: «I commercialisti sono tra categorie maggiormente esposte ai rischio da tecnostress. L’aumento progressivo della pressione fiscale si è accompagnato, nell’arco di un decennio, a una iper produzione di norme – su diversi livelli – ma soprattutto in materia fiscale. Il commercialista è chiamato a districarsi in questo labirinto normativo, assumendo decisioni delicate per conto del cliente-contribuente, scelte che impegnano risorse economiche, in tempi rapidissimi e con scarse possibilità di rimediare ad errori. Negli ultimi anni l’intero campo di azione dei commercialisti è andato sempre più ad intersecarsi con sofisticati strumenti informatici. Lontani dall’epoca in cui le dichiarazioni dei redditi venivano compilate a mano, il lavoro è sempre più dipendente da software complessi, e in questo ambito l’interazione tra il fattore umano, sempre più decisivo, e i sistemi informatici è decisamente fonte di tecnostress.»

Un forte allarme lo lancia anche Mario Modica, direttore generale dell’Associazione italiana Pubblicitari professionisti (32 mila operatori): «I pubblicitari vivono sempre connessi e la patologia del tecnostress è in agguato. A me capita spesso di dormire con il tablet e lo smartphone a portata di mano. Se arriva un messaggio, sono pronto a rispondere. E ciò, purtroppo, anche in orari extralavoro. la tecnologia degli schermi ci segue ovunque. Indubbiamente in molti casi la tecnologia favorisce la produttività, ma in altri c’è il rischio di assuefazione. Uno dei rischi principali è l’insonnia. Si dorme poco e con l’ansia di accontentare il cliente, che può telefonarci o messaggiare in qualunque momento. Un altro rischio correlato è la perdita di lucidità durante la giornata lavorativa. Oppure, si posso manifestare altri sintomi tipici del tecnostress: calo della concentrazione, mal di testa, ipertensione, stanchezza cronica».

Per ridurre l’impatto del tecnostress nei luoghi di lavoro c’è chi propone di rendere obbligatoria la “pausa digitale”. L’idea arriva da Orazio Carabini, vicedirettore del settimanale “L’Espresso”: «La connessione perenne ha creato un problema di sovrautilizzo del proprio potenziale. in atto una richiesta da parte dei lavoratori digitali di vivere periodi di isolamento dalla connessione, anche contrattualizzata, come sta accadendo ad esempio in America. Credo che la “pausa digitale” andrebbe inserita nel Contratto Nazionale dei Giornalisti: alcuni periodi in un anno, oppure brevi periodi durante la giornata lavorativa. Ne beneficerebbe anche la qualità produttiva.»

Ma c’è anche chi consiglia di realizzare corsi di formazione per mettere a conoscenza i lavoratori digitali dei rischi alla salute a cui vanno incontro. Come ad esempio Giuseppe De Paoli, responsabile Sindacato Networkers – UIL Tucs: «In Italia lavorano circa un milione di networker e il rischio tecnostress li riguarda molto da vicino. La “techno-invasione” non distingue più tra lavoro e vita privata. Si usano le nuove tecnologie in qualunque momento della giornata. Uno studio britannico pubblicato lo scorso anno sostiene che la ripetuta esposizione a tablet, smartphone, iphone, possa condizionare le connessioni tra neuroni e creare un danno al cervello. E’ molto importante quindi fare informazione e formazione per tutelare la salute dei lavoratori.»

Nel libro interviene anche l’onorevole Antonio Boccuzzi, parlamentare del Pd impegnato nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, unico superstite dell’incendio che si propagò nel 2007 negli stabilimenti della ThyssenKrupp, uccidendo sei operai. «E’ necessario che Parlamento adotti nuove misure per prevenire il tecnostress nei luoghi di lavoro, aggiornando la normativa esistente», dice. Tra le aziende impegnate a prevenire lo stress legato all’uso delle nuove tecnologie vi sono Cisco e Sony Italia, che illustrano nel libro la loro esperienza.

«L’onnipresenza della connettività, la mobilità, il proliferare di piattaforme e servizi rischiano di sovraccaricare le persone nella loro giornata lavorativa – spiega Agostino Santoni, amministratore delegato Cisco Italia – e per questo motivo, ogni due anni conduciamo una survey sullo stress correlato al lavoro e chiediamo ai medici del lavoro che visitano periodicamente i dipendenti di fornirci un’indicazione sul livello di stress riscontrato, analizzandone sintomi e cause.
A livello individuale, diamo a chiunque senta di aver bisogno di aiuto un supporto specializzato, tramite il nostro Employee & Family Assistant Program. Inoltre organizziamo corsi per imparare a gestire situazioni di stress personale e professionale e può essere utile favorire momenti di pausa, situazioni di relax anche nel contesto della giornata lavorativa. Ad esempio con open space progettati con criterio e disponibilità di luoghi di relazione diversi dalla “sala riunioni”, è certamente positiva. Oppure vi sono ulteriori misure che applichiamo, come ad esempio la possibilità di prenotare massaggi e cure fisioterapiche».

Davide Draghi, country manager di Sony Mobile Italia, invece da la sua ricetta per prevenire il tecnostress: «Il segreto sta nella capacità dei singoli individui di guidare la tecnologia secondo le proprie esigenze, invece che subirne l’invasiva presenza.»

Un intero capitolo del libro è dedicato alle soluzioni e ai consigli utili. Tra le tecniche di prevenzione ci sono la meditazione, lo yoga, l’uso di erbe officinali, la danzaterapia e lo sport. La proposta formativa di “tecnostress management” progettata da Netdipendenza Onlus prevede la conoscenza delle interazioni uomo-macchine e i benefici offerti dai metodi olistici, tra cui la bioarchitettura per imparare a organizzare gli “uffici rilassanti”. «Non a caso presentiamo le nuove ricerche a luglio – aggiunge Di Frenna – cioè nel periodo in cui si dovrebbe pensare alle ferie e al meritato riposo. Invece molti si portano il lavoro in vacanza, sempre connessi e col tablet e cellulare a portata di mano. In questo modo il cervello non si riposa mai».

Un primo assaggio delle tecniche e metodi per difendersi dalla nuova malattia professionale si terrà a settembre, durante la sesta edizione di “No Tecnostress Day” durante la quale sarà presenterà una Guida pratica per i lavoratori.

Inoltre, Netdipendenza Onlus ha progettato il primo corso sul “Rischio tecnostress lavoro correlato”, autorizzato dall’AiFOS ai sensi del Testo Unico 81/2008, a cui possono partecipare lavoratori, datori di lavoro, medici, psicologi e operatori della sicurezza (Rls, Rssp, Aspp), ottenendo un attestato valido che risponde all’obbligo normativo di valutare lo stress nelle aziende, entrato in vigore nel 2010, ed effettuare gli interventi di formazione previsti dalla normativa. Il corso sarà presentato ufficialmente alla fiera Ambiente Lavoro, che si terrà a Bologna dal 16 al 18 ottobre, rivolgendosi ai professionisti chi si occupano di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

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Tecnostress/Technostress: Review delle recenti ricerche internazionali.

Ho fatto un giro sulla rete alla ricerca di qualche studio recente relativo al tecnostress.

Non ho trovato molte cose ‘fresche’ – giacché questo sito ha già pubblicato periodicamente tutte le principali ricerche e studi relativi all’argomento – ma integro con alcune ricerce su aspetti estremamente differenti del tecnostress che potete leggere di seguito con l’abstract in lingua originale.

Facendo questa ricognizione sono emersi due dati: il primo è che alcune ricerche e articoli scientifici sul tecnostress sono rilasciati solo a pagamento (il link rimanda direttamente alla pagina di presentazione e vendita dell’articolo); il secondo è che la ricerca sul tecnostress è oramai svolta a livello mondiale.


A Conceptual Model of Technology Features and Technostress in Telemedicine Communication
Ziyu Yan, (City University of Hong Kong), Xitong Guo, (Harbin Institute of Technology), Matthew K.O. Lee, (City University of Hong Kong), Douglas Vogel, (City University of Hong Kong)
This paper aims to provide systemic understanding with regard to the adoption of computer mediated communication (CMC) technology and its impact on technostress levels. Based on the theoretical lens rooted in the psychology literature and emerging problems observed through engagement with organizations in our field research, we propose a conceptual model that articulates technology characteristics in telemedicine communication. The model defines both the antecedents and outcomes of technostress, emphasizing investigation of the underlying mechanisms of the overall process in regard to fit between users and adopted technologies. The proposed model identifies the antecedents of technostressors in regard to the use of telemedicine technologies, and provides the means to examine the process systematically. It could be useful for administrators to constitute organizational strategy to alleviate stress levels, thus improving work performance and quality of working life. Articolo a pagamento.

The Dimensions of Technostress among Academic Librarians
Ungku Norulkamar Ungku Ahmad – Salmiah Mohamad Amin
Faculty of Management and Human Resource Development, Universiti Teknologi Malaysia, 81310 Johor BahruCampus, Malaysia
This paper examines the level of technostress among academic librarians in the Malaysian public universities. The highly automated workplace environment causes technostress to become a common phenomenon among academic librarians. Based on related technostress theories, five dimensions of technostress were determined. A total of 162 academic librarians from nine public universities of West Malaysia were chosen as respondents for this study. A cross-sectional survey was carried out and data were collected using online self-administered survey. The results of the descriptive analysis indicate that, in general, the academic librarians experienced moderate level of technostress in their workplace. With regards to the technostress dimensions, the respondents were found to experience high level of techno-uncertainty and moderate level of techno-overload and techno-complexity. The findings, however, show that the respondents were only experiencing minimum level of techno-invasion and techno-insecurity. Ottima bibliografia specifica in chiaro. Articolo a pagamento.

Technostress in the office: a distributed cognition perspective on human–technology interaction
Charlott Sellberg – Tarja Susi
Technology is a mobile and integral part of many work places, and computers and other information and communication technology have made many users’ work life easier, but technology can also contribute to problems in the cognitive work environment and, over time, create technostress. Much previous research on technostress has focused on the use of digital technology and its effects, measured by questionnaires, but in order to further examine how technostress arises in the modern workplace, a wider perspective on interactions between people and technology is needed. This paper applies a distributed cognition perspective to human–technology interaction, investigated through an observational field study. Distributed cognition focuses on the organisation of cognitive systems, and technostress in this perspective becomes an emergent phenomenon within a complex and dynamic socio-technical system. A well-established questionnaire was also used (for a limited sample), to gain a frame of reference for the results from the qualitative part of the study. The implications are that common questionnaire-based approaches very well can and should be complemented with a broader perspective to study causes of technostress. Based on the present study, a redefinition of technostress is also proposed.
Ottima bibliografia specifica in chiaro nel tab ‘References’. Articolo a pagamento.

The consequences of technostress for end users in organizations: conceptual development and empirical validation
Ragu-nathan, T. S. and Tarafdar, M. and Ragu-nathan, B. S. and Tu
Lancaster University Management School
The research reported in this paper studies the phenomenon of technostress, that is, stress experienced by end users of Information and Communication Technologies (ICTs), and examines its influence on their job satisfaction, commitment to the organization, and intention to stay. Drawing from the Transaction-Based Model of stress and prior research on the effects of ICTs on end users, we first conceptually build a nomological net for technostress to understand the influence of technostress on three variables relating to end users of ICTs: job satisfaction, and organizational and continuance commitment. Because there are no prior instruments to measure constructs related to technostress, we develop and empirically validate two second order constructs: technostress creators (i.e., factors that create stress from the use of ICTs) and technostress inhibitors (i.e., organizational mechanisms that reduce stress from the use of ICTs). We test our conceptual model using data from the responses of 608 end users of ICTs from multiple organizations to a survey questionnaire. Our results, based on structural equation modeling (SEM), show that technostress creators decrease job satisfaction, leading to decreased organizational and continuance commitment, while Technostress inhibitors increase job satisfaction and organizational and continuance commitment. We also find that age, gender, education, and computer confidence influence technostress. The implications of these results and future research directions are discussed. Login con password obbligatorio.

Coping with the Dynamic Process of Technostress, Appraisal and Adaptation
Connolly, Amy J. (University of South Florida), Bhattacherjee, Anol
Despite its importance, the process of technostress remains significantly unstudied in MIS research. Here we reviewthe relevant literature on technostress and synthesize the coping model of user adaptation (Beaudry andPinsonneault, 2005) with transaction based models of technostress to align these theories with referent models ofstress, appraisal and adaptation. We posit that technostress should be studied as a dynamic, unfolding process, not asan assumed, static black box. We present a dynamic process model of technostress as it was intended by Caro andSethi (1985), which reconciles technostress with more than 60 years of stress research.
Articolo a pagamento.

Investigating Technostress in situ: Understanding the Day and the Life of a Knowledge Worker Using Heart Rate Variability
Stefan Schellhammer, Russell Haines, Stefan Klein
International Conference on System Sciences (HICSS)
The proliferation of information and communication technology (ICT) throughout workplace and home life is thought to increase feelings of being overloaded, drained, and/or burned out. This phenomenon is termed “technostress.” In this relatively new line of research, scholars have employed predominantly questionnaire surveys and experiments to investigate the phenomenon. This paper argues for an interpretive, theory building approach for studying techno stress, motivated by two shortcomings of these data collection techniques: questionnaire surveys rely on potentially imperfect participant recall, while experiments cannot find root causes of techno stress during the course of a normal work day. Linking periods of bodily-experienced stress measured by heart rate variability with qualitative data enables an interpretive, theory building approach that allows for a richer understanding of whether and how ICT contributes to stress.
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Work Values, Achievement Motivation and Technostress as Determinants of Job Burnout among Library Personnel in Automated Federal University Libraries in Nigeria
Olalude Oluwole Francis
Emmanuel Alayande Collage Education Oyo
This descriptive study examined work values, achievement motivation and technostress as determinants of job burnout among the library personnel in federal universities in Nigeria. The study adopted a descriptive survey research design and 646 library personnel from 18 automated federal university libraries participated in the study. The sampling technique used was single stage random sampling technique. Five instruments were used for this study namely: work values, achievement motivation, job burnout and technostress scales synchronized into a questionnaire titled (WVAMJOBTS) and structured interview checklist. Each of the research instruments was validated with a reliability coefficient of 0.90, 0.82, 0.82, 0.95 and 0.62 for work values, achievement motivation, job burnout, technostress and structured interview checklist respectively using Cronbach-alpha method. Data collected were analysed using percentages, mean, standard deviation, product moment correlation and multiple regression analysis. Research questions were answered and research hypotheses tested at 0.05 level of significance. The results of these analyses revealed that the respondents had moderate level of work values and achievement motivation and high level of technostress and job burnout, work values and achievement motivation of the respondents were inversely related to job burnout, whereas technostress was positively related to job burnout. Technostress was found to have the highest relative contribution among the independent variables to the problem of job burnout. Based on the findings, recommendation were made to solve the problem of job burnout among the library personnel in federal universities in Nigeria.
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Psychological Character of Computer-related TECHNOSTRESS
Etienne Erasmus
Manpower Development Department Chemicals Business, Sasol Polymers Sasolburg – South Africa
The strain experienced by computer-users due to the rapid developing computer environment, known as technostress, is often ignored seeing that it is not seen as a real type of psychological stress such as post-traumatic stress etc.
This paper is concerned with showing that there is theoretical congruence between computer-related technostress and psychological stress. This is accomplished by examining the onset and nature of psychological stress and comparing it with the characteristics of computer related technostressat the hand of a well-recognised psychological stress model. The resulting finding made is that strong theoretical congruence exists.
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