Giu 20, 2010

Principali effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT

Dalla “Scheda tecnica n°17: la postazione di lavoro al videoterminale” ho tratto il riepilogo dei principali effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT:

    Affaticamento visivo – Astenopia

    Sintomi: bruciore, bulbi oculari pesanti, fastidio alla luce, visione annebbiata, visione sfuocata, lacrimazione)

    Principali cause della sindrome da fatica visiva (astenopia):

    • condizioni sfavorevoli di illuminazione (luce diretta proveniente dalle finestre o da fonti artificiali non adeguatamente schermate; eccesso o insufficienza di illuminazione generale; eccessiva vicinanza ed esposizione a lampade non sufficentemente schermate; presenza di riflessi da superfici lucide; presenza di superfici di colore estremo);
    • impegno visivo ravvicinato e protratto (distanza dagli occhi dell’oggetto inferiore ad un metro; oggetto fissato per lungo tempo);
    • condizioni ambientali sfavorevoli (inquinamento dell’aria indoor: fumo, polveri, emissioni da fotocopiatrici, emissioni di sostanze da rivestimenti ed arredi; secchezza dell’aria);
    • utilizzo di schermi con caratteri poco nitidi, sfarfallanti e con contrasti troppo o poco marcati;
    • difetti visivi non corretti o mal corretti; strabismi manifesti o latenti.

    I disturbi muscolo-scheletrici

    Spesso conseguenza della degenerazione dei dischi della colonna vertebrale, dell’affaticamento muscolare o dell’infiammazione delle strutture tendinee, questi disturbi possono dipendere da diverse cause, ad esempio:

    • posizioni di lavoro inadeguate per l’errata scelta e disposizione degli arredi e del VDT;
    • posizioni di lavoro fisse e mantenute per tempi prolungati anche in presenza di posti di lavoro ben strutturati;
    • movimenti rapidi e ripetitivi delle mani: digitazione o uso del mouse per lunghi periodi.

    Il prolungato mantenimento di posizioni fisse, determina una serie di disturbi che possono essere prevenuti con i seguenti accorgimenti:

    • tenere una corretta posizione del corpo
    • evitare di rimanere per lunghi tempi nella medesima posizione
    • alternare il lavoro al VDT con altri lavori

    Stress

    Lo stress lavorativo  si determina quando le capacità di una persona non sono adeguate al tipo e al livello delle richieste lavorative. All’insorgenza dei disturbi, di tipo psicologico e psicosomatico, correlati allo stress possono contribuire:

    • fattori dipendenti dal lavoro: organizzazione del lavoro, rapporti conflittuali con colleghi o superiori, complessità e responsabilità del lavoro, monotonia e ripetitività, rumori disturbanti;
    • fattori indipendenti dal lavoro: comuni preoccupazioni legate alla vita familiare e sociale.

    Radiazioni

    In passato sono state diffuse preoccupazioni per la presenza di radiazioni nei posti di lavoro con VDT e per i conseguenti possibili effetti sulla gravidanza (aborti, parti prematuri, malformazioni congenite) e sull’apparato visivo (cataratta). Tuttavia la revisione degli studi qualificati sull’argomento non ha confermato la presenza di tali rischi. E in particolare:

    • nei posti attrezzati con VDT le radiazioni ionizzanti (raggi X) si mantengono allo stesso livello dell’ambiente esterno;
    • nei posti di lavoro con VDT più recenti le radiazioni non ionizzanti (campi elettromagnetici) si mantengono al di sotto dei limiti raccomandati;
    • negli operatori a VDT non è stato registrato alcun significativo aumento per la salute e la funzione riproduttiva dovuta alle radiazioni.

    Per scaricare la scheda (pdf, 1,01 Mb) cliccare qui.

    Giu 20, 2010

    “Usare troppa tecnologia costa caro al cervello” dice il NY Times

    Sul New York Times, sezione Technology, è stato pubblicato un lungo articolo dedicato ad approfondire gli effetti neurologici e psicologici dell’utilizzo continuativo di tecnologie digitali.

    L’articolo – partendo dall’osservazione di una situazione quotidiana oramai tipica in molte famiglie USA – presenta i pareri di una serie di scienziati ed esperti sull’eccessivo utilizzo di tecnologie informatiche e sul “costo” mentale e sociale che la tecnologia impone: esperienze sempre più frammentarie, stimoli eccessivi per il nostro cervello, spersonalizzazione e stress.

    In particolare, l’utilizzo contemporaneo di più tecnologie sta cambiando la capacità di memorizzare e sta ridisegnando il cervello dei ‘multitasker’, anche se non si sa bene in che modo.

    E’ invece certo che non esiste il mito del “multitasker” iperproduttivo. Una porzione del cervello agisce come torre di controllo e ci aiuta a concentrarci e a stabilire delle priorità, mentre parti più primitive, le stesse che elaborano visioni e suoni, le chiedono di distogliere l’attenzione ogni volta che vengono stimolate, bombardandola incessantemente. Di conseguenza il multitasker ha difficoltà a concentrarsi, non riesce a distinguere le informazioni irrilevanti da quelle rivelanti ed è anche più stressato.

    Per il ‘multitasker’ l’incapacità di concentrarsi persiste anche a computer spento. Solo i cosiddetti supertasker riescono a giostrare indenni molteplici flussi d’informazione, ma rappresentano però meno del 3 per cento della popolazione.
    Il suggerimento fiale dell’articolo è che non resta che cercare di limitare drasticamente il tempo che trascorriamo online, perché “è solo staccando la spina e prestandoci attenzione l’un l’altro che diventiamo più umani”.

    Inoltre, l’archiviazione sul web modifica strutturalmente anche il senso della ‘memoria’, cambiando la nostra capacità di archiviare nuove memorie e di ricordare le cose che dovremmo davvero ricordare.

    Per leggere l’articolo da sito del New York Times cliccare qui

    Giu 20, 2010

    Behavior-Based Safety (B-BS) e Stress lavoro-correlato

    A Venezia dal 14 al 16 aprile 2010 si è tenuto il quarto Congresso Europeo di “Behavior-Based Safety (B-BS) Behavior-Based Safety: coniugare produttività e sicurezza comportamentale”.

    All’interno del Congresso è stato realizzato un simposio dal titolo “Stress lavoro correlato ed ergonomia: metodi scientifici per la valutazione e l’intervento nelle imprese con diversi interventi.

    Nel primo intervento “Stress e lavoro” viene affrontato il tema dello stress individuando e analizzando i due principali fattori in gioco: il comportamento degli individui e il contesto organizzativo e ambientale in cui svolgono il proprio lavoro.

    Il secondo intervento “L’assessment preliminare del protocollo B-BS come ausilio alla raccolta di dati sintomatici dello stress lavoro-correlato e all’individuazione delle contingenze che li sostengono: un metodo operativo in via di sperimentazione nelle sedi INAIL” è molto più specifico e finalizzato al protocollo B-BS e propone un modello per la valutazione del rischio stress lavoro-correlato applicabile soprattutto dalle piccole e medie imprese.

    Il terzo intervento  del simposio “B-BS ed ergonomia: sinergie per la prevenzione dei rischi sul lavoro” mette a confronto le potenzialità dell’Ergonomia e della B-BS (Behavior-Based Safety) in relazione alla prevenzione dei fattori di rischio che possono concorrere al determinarsi degli infortuni, evidenziando le differenze che le caratterizzano ma anche i possibili punti di contatto.

    Cliccare qui per scaricare gli atti di questo congresso in formato PDF, 248 kB(pubblicati nel supplemento del numero di gennaio/marzo 2010 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXII – N. 1/suppl.A, Psicologia, gennaio/marzo 2010).

    Giu 11, 2010

    Videoterminali e ambienti di lavoro: consigli

    Dalla “Scheda tecnica n°17: la postazione di lavoro al videoterminale” ho estratto una semplice e chiara Check List di consigli relativi ai VDT e all’ambiente di lavoro.

    Un ambiente risulta adeguato per il lavoro al VDT quando:

    • gli schermi sono posti a 90° rispetto alle finestre (finestra sul fianco);
    • le finestre sono munite di un opportuno dispositivo di copertura regolabile per attenuare all’occorrenza la luce diurna (es: veneziane);
    • l’illuminazione artificiale è schermata, in buono stato di manutenzione, adeguatamente collocata, modulabile, con un buon grado di uniformità e con luce neutra;
    • l’illuminazione generale è sufficientemente contenuta, ma non insufficiente e con un contrasto tra schermo ed ambiente consono alle caratteristiche del lavoro ed alle esigenze visive dell’utilizzatore;
    • le pareti sono tinteggiate in colore chiaro non bianco e non riflettenti;
    • lo spazio di lavoro al VDT consente all’operatore di alzarsi agevolmente dal sedile e di transitare lateralmente;
    • il rumore è contenuto e non disturba l’attenzione e la comunicazione verbale;
    • la temperatura e l’umidità dell’aria sono confortevoli;
    • lo spazio tra la schiena dell’operatore e l’eventuale VDT di un’altra postazione posta alle sue spalle è di almeno 50 cm.

    Il posto di lavoro deve essere ben dimensionato e allestito in modo che vi sia spazio sufficiente per permettere cambiamenti di posizione e di movimenti. Tuttavia il rapporto fra posto di lavoro e ambiente per VDT è condizionato principalmente da illuminazione sfavorevole quando:

    • sono presenti abbagliamenti diretti, riflessi o contrasti eccessivi;
    • sono assenti schermature alle finestre e alle fonti di luce artificiale;
    • il monitor è disposto con la finestra di fronte o di spalle;
    • si usano arredi con superfici lucide e con colori estremi (bianche e/o nere);
    • le pareti sono troppo chiare o troppo scure.

    Indagine ESENER realizzata da EU-OSHA sui rischi psicosociali nelle aziende europee

    Il 3 giugno 2010 l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) ha realizzato una grande indagine indagine europea fra le imprese sui rischi nuovi ed emergenti (ESENER), che è stata condotta da TNS Infratest nella primavera del 2009.

    L’indagine ha interessato 31 paesi europei, compresi tutti i 27 Stati membri dell’UE, la Croazia, la Turchia, la Norvegia e la Svizzera. Sono state condotte 36 000 interviste con dirigenti e rappresentanti per la salute e la sicurezza in imprese con dieci o più dipendenti di organizzazioni sia private che pubbliche in tutti i settori (tranne l’agricoltura, la silvicoltura e la pesca).

    Esaminando le opinioni dei dirigenti e dei rappresentanti dei lavoratori provenienti da tutta Europa, l’indagine fornisce informazioni fondamentali su come le imprese europee gestiscono attualmente le questioni legate alla salute e alla sicurezza, incentrandosi in modo particolare su rischi psicosociali relativamente nuovi, quali stress legato al lavoro, violenza e bullismo.

    I risultati aiutano a identificare i fattori che favoriscono l’adozione di misure da prendere e quelli che ostacolano o impediscono tale azione. Mostrano le forme di supporto delle quali le imprese possono avere bisogno per elaborare procedure efficaci e il modo in cui i lavoratori possono essere coinvolti in questo processo. In tal modo, l’indagine contribuisce a rendere le misure più mirate ai rischi nuovi ed emergenti.

    I risultati di questa ricerca sono abbastanza preoccupanti e si possono brevemente riassumere così:

    • 4 dirigenti europei su 5 esprimono le loro preoccupazioni in merito allo stress legato al lavoro, rendendo per le aziende (79%) lo stress sul lavoro altrettanto importante degli incidenti sul luogo di lavoro.
    • Lo stress legato al lavoro è molto presente nei lavori in ambito sanitario e sociale (il 91% delle imprese lo considerano un elemento che causa una certa o forte preoccupazione) e in quello dell’istruzione (84%).
    • Il 42% dei rappresentanti dei dirigenti ritiene che affrontare i rischi psicosociali sia più difficile rispetto ad altre questioni legate alla sicurezza e alla salute.
    • L’84% delle imprese con in sede una rappresentanza ufficiale dei dipendenti dispone di una politica in materia di sicurezza e salute sul lavoro (SSL) o un piano di azione, a fronte del 71% delle imprese prive di tale rappresentanza.
    • Le imprese che consultano i propri dipendenti applicano misure per affrontare i rischi psicosociali, quali violenza, stress e bullismo, con una frequenza di circa due volte superiore rispetto a quelle che stabiliscono le proprie misure senza la partecipazione dei dipendenti.
    • La scarsa sensibilità del problema (53%) e la mancanza di consapevolezza (50%) rappresentano gli ostacoli principlali per affrontare efficacemente i problemi psicosociali.
    • I principali ostacoli nell’affrontare questioni in materia di salute e sicurezza sono la mancanza di risorse (36%), come tempo, personale o denaro, e la mancanza di consapevolezza (26%).
    • Anche le imprese più piccole sono in grado di effettuare una valutazione del rischio internamente, ma che necessitano di un supporto sotto forma di competenza, assistenza e strumenti per gestire in modo efficace il proprio processo di gestione del rischio e attuare misure preventive.

    Jukka Takala, direttore dell’EU-OSHA, ha affermato che: “Nel pieno della crisi finanziaria, il 79% dei dirigenti europei esprime la propria preoccupazione per lo stress sul lavoro, già riconosciuto quale peso notevole sulla produttività europea”. “Ma nonostante gli alti livelli di preoccupazione, è senza dubbio allarmante che soltanto il 26% delle organizzazioni dell’UE abbia predisposto procedure per affrontare lo stress. L’indagine ESENER evidenzia quanto sia importante fornire un sostegno efficace perché le imprese affrontino lo stress. Ciò sarà fondamentale per garantirci una forza lavoro sana e produttiva necessaria per incrementare le prestazione e la competitività economiche europee”.

    I risultati di questa ricerca sono scaricabili online dai link qui sotto, oppure sono consultabili via web con lo strumento di mappatura.

    Scarica la relazione ESENER completa in lingua cliccando qui (pdf – 6,5 Mb)

    Scarica la relazione ESENER in una sintesi in lingua italiana cliccando qui. (pdf – 288 Kb)

    Visualizza i risultati online con lo strumento interattivo di mappatura presente sul sito www.esener.eu

    ESENER ci promette che ulteriori analisi saranno condotte nel 2010 sui fattori di successo relativi alla gestione della salute e della sicurezza, alla gestione dei rischi psicosociali, al coinvolgimento dei lavoratori e alle azioni, alle spinte e agli ostacoli nella gestione del rischio psicosociale.

    Stiamo a vedere.

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