Ott 14, 2009

I 5 motivi per non andare al lavoro

sneezingGli esperti del sito WebMD hanno identificato i cinque motivi fondamentali per i quali è necessario alzare il telefono e avvertire al lavoro che si rimane a casa sotto le coperte. Nessuno di questi riguarda lo Stress, uno solo riguarda l’ergonomia del lavoro, mentre gli altri sono generalmente riferiti a infezioni virali o batteriche.

Eccoveli:

1. Se ci si risveglia con mal di gola e naso che cola: i virologi spiegano che le prime ore delle malattie da raffreddamento sono quelle in cui siamo più contagiosi. Andando in ufficio causeremmo una vera epidemia.

2. Se si stanno assumendo farmaci che possono impedirci di svolgere correttamente il nostro lavoro. Andando in ufficio causeremmo più guai che non restando a casa.

3. Se si avvertono i sintomi di una sinusite. Muco giallognolo o verdognolo, dolore alla mascella e al viso, cefalea. Telefonare in ufficio – e subito dopo al medico.

4. Se si hanno gli occhi rossi o rosati. Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni virali che scompaiono in 24-48 ore o di infezioni batteriche per le quali serve assumere antibiotici. In entrambi i casi si tratta di malattie contagiose. Andando in ufficio causeremmo una vera epidemia.

5. Se si viene colpiti da un violento mal di schiena. Stare seduti alla scrivania può solo peggiorare le cose.

Fonte: Jio S. “5 Reasons Why It’s a Good Idea to Call in Sick” Yahoo Shine 13/10/09

Valutazione dei rischi stress: modifiche del correttivo 106/2009

In un articolo di PuntoSicuro l’avvocato Rolando Dubini interpreta le modifiche del Decreto_legislativo_106/2009, in relazione all’articolo 28 del Testo Unico e alla valutazione dei rischi, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, e fa il punto sullo stato della normativa specifica dell’argomento stress, almeno fino a che non arrivano le ‘linee guida’ dalla Commissione …

Riporto per intero:

Ma veniamo all’articolo 28 secondo le modifiche apportate dal D.Lgs. 106/2009 (e indicate in grassetto):

Articolo 28 – Oggetto della valutazione dei rischi

1. La valutazione di cui all’articolo 17, comma 1, lettera a), anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonché nella sistemazione dei luoghi di lavoro, deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress lavoro-correlato, secondo i contenuti dell’ accordo europeo dell’8 ottobre 2004, e quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, nonché quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri Paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro. 1-bis. La valutazione dello stress lavoro-correlato di cui al comma 1 é effettuata nel rispetto delle indicazioni di cui all’articolo 6, comma 8, lettera m-quater), e il relativo obbligo decorre dalla elaborazione delle predette indicazioni e comunque, anche in difetto di tale elaborazione, a fare data dal 1° agosto 2010.

Riguardo ai rischi relativi allo stress Dubini sottolinea che “lo stress lavoro-correlato non è un rischio aggiunto”, è un rischio “che c’è all’origine dal ’94” e “già doveva essere valutato”. “Tanto è vero che se andate a vedere la definizione di obblighi del datori di lavoro verso i videoterminalisti, già nel 626 – l’articolo non è cambiato – bisogna valutare l’affaticamento mentale del videoterminalista. E cos’è  l’affaticamento mentale del videoterminalista? È lo stress lavoro-correlato”.

Ma cosa cambia con il decreto correttivo? Il comma 1-bis fa riferimento all’articolo 6, comma 8, lettera m-quater) dove si indica che la “Commissione consultiva permanente elaborerà una linea guida su come fare la valutazione dello stress lavoro correlato”. Dunque “l’obbligo della valutazione decorre da quando verranno elaborate queste linee guida e comunque entro il primo agosto 2010”.

Siamo perciò di fronte ad un rinvio ma “questo rinvio dello stress lavoro-correlato potrebbe creare dei problemi” perché se qualcuno facesse un ricorso alla commissione europea, la Corte di Giustizia potrebbe condannare l’Italia proprio per la violazione dell’articolo 5 della direttiva comunitaria 89/391/CEE.

L’Italia può solo rinviare l’entrata in vigore di un metodo di misura, ma non prevedere che un rischio non venga valutato. Pensate l’importanza dello stress lavoro-correlato in certe attività: i controllori di volo, quelli che controllano il traffico ferroviario. Il rischio stress può incidere pesantemente, può togliere lucidità e attenzione e quindi influire sulla sicurezza non solo dei lavoratori ma anche per coloro che vengono coinvolti dalle azioni di chi è stressato nell’attività lavorativa”.

“Quello che consiglio alle aziende”, continua sempre Dubini, “è di adottare comunque dei regolamenti che prevengano lo stress, delle misure antistress, della formazione che spieghi ai dirigenti, ai preposti, ai lavoratori il modo corretto di interagire, di comunicare,… Quello che conta non è la valutazione, sono le misure. Tanti anni fa ho fatto a Torino un convegno con Guariniello e lui dichiarava che quello che gli interessava di più è che ci fossero le misure. Se poi la valutazione non è esatta dal punto di vista tecnico, ma l’azienda ha adottato ed è arrivata la misura – per caso, per fortuna, per eccesso di prudenza – va bene lo stesso”.

fonte: PuntoSicuro numero 2248 di martedì 29 settembre 2009

Indicatori di pericolo stress

Indicatori di pericolo di rischio stress area ‘contesto di lavoro’

Cultura e funzione organizzativa
Condizioni che determinano pericolo: Scarsa comunicazione, bassi livelli di sostegno per la risoluzione dei problemi e la crescita personate, mancanza di definizione di obiettivi aziendali.

Ruolo nell’organizzazione
Condizioni che determinano pericolo: Ambiguità del ruolo e conflitti di ruolo, responsabilità di persone.

Sviluppo di carriera
Condizioni che determinano pericolo: Stagnazione e incertezza della carriera, promozione al di sopra o al di sotto, bassa retribuzione, precarieta del posto di lavoro, basso valore sociale del lavoro.

Autonomia decisionale/controllo
Condizioni che determinano pericolo: Scarsa partecipazione al processo decisionale, mancanza di controllo sul lavoro (il controllo, particolarmente in forma di partecipazione, è anche un contesto e un più vasto problema aziendale).

Rapporti interpersonali sul lavoro
Condizioni che determinano pericolo: Isolamento sociale o fisico, rapporli scadenti con i superior!, conflitto interpersonale, mancanza di sostegno sociale.

Interfaccia casa-lavoro
Condizioni che determinano pericolo: Esigenze conflittuali di lavoro e di casa, scarso sostegno a casa, problemi di doppia carriera.

Indicatori di pericolo di rischio stress area ‘contenuto del lavoro’

Ambiente di lavoro e attrezzatura di lavoro
Condizioni che determinano pericolo: Problemi riguardanti l’affidabilità, la disponibilità, l’idoneità e la manutenzione o riparazione di attrezzature e impianti.

Progettazione dei compiti
Condizioni che determinano pericolo: Mancanza di varietà o cicli di lavoro brevi, lavoro frammentario o privo di significato, sotto utilizzo di abilità, alta incertezza.

Carico di lavoro/ritmo di lavoro
Condizioni che determinano pericolo: Carico di lavoro eccessivo o scarso, mancanza di controllo sui ritmi, alti livelli di pressione in termini di tempo.

Orario di lavoro

Condizioni che determinano pericolo: Lavoro per turni, orari di lavoro non flessibili.

Fonte “Facts 8, Agenzia europea per la sicurezza e salute sul lavoro, Bilbao, 2000

Indicatori di benessere organizzativo

Fonte “Benessere Organizzativo – Per migliorare la qualità del lavoro nelle amministrazioni pubbliche” a cura di Francesco Avallone e Mauro Bonaretti, Rubbettino Editore, Roma 2003, aggiornato in “Salute Organizzativa”, Frncesco Avallone, Alessia Paplomatas, Raffello Cortina Editore, Milano, 2005

1    Soddisfazione per l’organizzazione
Gradimento per l’appartenenza a un’organizzazione ritenuta di valore

2    Voglia di impegnarsi per l’organizzazione
Desiderio di lavorare per l’organizzazione, anche oltre il richiesto

3    Sensazione di appartenenza a un team
Percezione di puntare, uniti, verso un obiettivo Percezione di una coesione emotiva nel gruppo

4   Voglia di andare al lavoro
Quotidiano piacere nel recarsi al lavoro

5    Elevato coinvolgimento
Sensazione che lavorando per l’organizzazione, siano soddisfatti anche bisogni personali

6   Speranza di poter cambiare le condizioni negative attuali
Fiducia nella possibilità che l’organizzazione abbia la capacita di superare gil aspetti negativi esistenti

7   Percezione di successo dell’organizzazione
Rappresentazione della propria organizzazione come vincente

8   Rapporto tra vita lavorativa e private
Percezione di un giusto equilibrio tra lavoro e lempo libero

9  Relazioni interpersonali
Soddisfazione per le relazioni interpersonali costruite sul posto di lavoro

10    Valori organizzativi
Condivisione dell’operato e dei valori espressi dall’organizzazione

11    Immagine del management
Fiducia nelle capacità gestionali e professionali della dirigenza (credibilità)

12    Stima del management
Apprezzamento delle qualita umane e morali della dirigenza (stima)

Indicatori di malessere organizzativo

Fonte “Benessere Organizzativo – Per migliorare la qualità del lavoro nelle amministrazioni pubbliche” a cura di Francesco Avallone e Mauro Bonaretti, Rubbettino Editore, Roma 2003, aggiornato in “Salute Organizzativa”, Frncesco Avallone, Alessia Paplomatas, Raffello Cortina Editore, Milano, 2005

1    Insofferenza nell’andare al lavoro
Esistenza di una difficoltà quotidiana a recarsi al lavoro

2    Assenteismo
Assenze dal luogo di lavoro per periodi più o meno prolungati e comunque sistematici

3    Disinteresse per il lavoro
Scarsa motivazione che può o meno esprimersi anche attraverso comportamento di scarso rispetto di regole e procedure, e nella qualità del lavoro

4    Desiderio di cambiare lavoro
Desiderio chiaramente collegato all’insoddisfazione per il contesto lavorativo e/o professionale in cui si è inseriti

5     Alto livello di pettegolezzo
II pettegolezzo raggiunge livelli eccessivi, rendendolo quasi un sostituto dell’attività lavorativa

6    Covare risentimento verso I’organizzazione
II dipendente prova rancore-rabbia nei confronti della propria organizzazione fino ad esprimere un desiderio di rivalsa

7    Aggressività inabituale e nervosismo
Espressione di aggressività, anche solo verbale, eccedente rispetto all’abituale comportamento della persona, che può manifestarsi anche al di fuori dell’ambito lavorativo. Irritabilità.

8    Sentimento di inutilità
La persona percepisce la propria attività come vana, inutile, non valorizzabile

9    Sentimento di irrilevanza
La persona percepisce se stessa come poco rilevante, quindi sostituibile, non determinante per lo svolgimento della vita lavorativa dell’organizzazione.

10    Sentimento di disconoscimento
La persona non sente adeguatamente riconosciuti né le proprie capacita, né il proprio lavoro

11    Lentezza della performance
I tempi per portare a termine i compiti lavorativi si dilatano con o senza autopercezione del fenomeno

12    Confusione organizzativa in termini di ruoli, compiti, ecc

II dipendente e/o cliente non ha chiaro “chi fa cosa”, senza che, a volte, ciò determini disagio e desiderio di porvi rimadio

13    Venir meno della propositività a livello cognitivo
è assente sia la disponibilità ad assumere iniziative che il desiderio di sviluppo delle proprie conoscenze professionali

14    Aderenza formale alle regole e anaffettività lavorativa
Pur svolgendo i propri compiti e attenendosi alie regole e procedure dell’organizzazione, il dipendente non partecipa emotivamente ad esse

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