Ott 22, 2020
Cristina Falzolgher

Tecnostress e insegnamento universitario

Le Università di tutto il mondo stanno sviluppando ampi programmi di formazione basati su tecnologie informatiche e sul web,  promuovendo la fruizione di contenuti formativi su mobile, in modalità mista o blended (in presenza/a distanza) e la virtual reality based instruction (Markowitz et al. 2018; Qi 2019). I benefici per gli studenti sono indubbi, mentre i docenti universitari, che spesso non sono altrettanto “nativi digitali”, soffrono per la continua necessità di adeguamento a nuovi canali e tecnologie in rapida evoluzione (Jena, 2015; Hatlevik amd Hatlevik, 2018).

Da un importante studio realizzato in Cina nel 2016, che si focalizza su un modello multidimensionale di analisi del rapporto tra individuo ed ambiente (Person-Environment), sembrerebbe chiaro il legame tra il disagio Individuo-Organizzazione, in cui la seconda variabile è determinata dal management e dalle pressioni che derivano verso la digitalizzazione e il conseguente disagio nel rapporto con la tecnologia (Person-Technology), fino ad avere difficoltà nei rapporti interpersonali con i colleghi docenti (Person-Person).

Secondo l’indagine, il tecnostress così generato dall’utilizzo delle tecnologie ICT sarebbe più significativo nelle fasce di docenza di grado superiore, contribuendo a peggiorare le performance lavorative di chi ne è colpito, nei casi peggiori fino al burnout.

Lo studio parrebbe evidenziare quindi una genesi del fenomeno nell’interazione poco bilanciata dell’individuo con molteplici dimensioni del proprio ambiente, in rapporto reciproco (Organizzazione/Tecnologie/Persone).

Già dal 1998 studiosi come Edwards si sono concentrati sulla prospettiva che vede il rapporto tra Individuo e Ambiente circostante come centrale nello sviluppo del tecnostress.

Il paradosso della graduale digitalizzazione della funzione educativa è che, nel facilitare le interazioni, rischia di rappresentare una sfida al benessere psicofisico dei docenti (Ayyagari, 2011). Tra gli effetti tangibili, la velocità eccessiva degli scambi (tecno-overload)  e la loro invasività, nonché l’incertezza in materia di cyber security. La costante evoluzione tecnologica spinge inoltre i docenti a sentirsi insicuri e “poco preparati”,  aumentando il loro livello di stress.

In pratica, le dimensioni classiche dello stress (come sintetizzate nei famosi 6 “Management Standard” HSE) sono in gran parte presenti anche in questo scenario.

Ad esempio, la “Domanda” si riferisce alle richieste qualitative e quantitative sul fronte organizzativo e tecnologico confrontate con le effettive abilità e la disponibilità temporale dei docenti. Mentre il “Supporto” è rappresentato dalla capacità dell’istituzione di accompagnare il cambiamento, dall’infrastruttura ICT nel favorire il raggiungimento degli obiettivi di lavoro e dei colleghi nello stimolare l’adozione delle nuove modalità di lavoro.

Quando le modalità e gli strumenti di supporto non riescono a colmare le esigenze dei docenti si apre la strada al disagio e al tecnostress.

A seguire pubblicheremo nuovi approfondimenti su questo tema cruciale che, nel periodo in cui stiamo vivendo, investe un po’ tutte le categorie di insegnamento non solo di livello universitario.

Set 21, 2020

Smart Work, Stress e Tecnostress: la nuova frontiera.

Il ‘Tecnostress‘ è una sindrome causata dall’uso costante, simultaneo, spesso eccessivo di tecnologie dell’informazione e di apparecchi informatici e digitali. 

Ce ne occupiamo da anni su questa pagina, raccogliendo spunti e ricerche, con particolare attenzione ai suoi effetti e agli strumenti di valutazione e prevenzione nel contesto lavorativo.

Il lavoro agile (smart working) e il Tele-lavoro sono i nuovi modi di lavorare che abbiamo imparato a conoscere in una sorta di “percorso accelerato” in questi mesi di lockdown, lavorando dalle nostre case, con un uso ancora più ampio e sistematico di piattaforme digitali e collaborative diverse.

Non a tutti è nota la distinzione tra queste due tipologie di lavoro ‘agile’. Approfondiamo meglio.

Cos’è lo smart work (lavoro agile)

Lo smart work (lavoro agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

La definizione di smart working è contenuta nella Legge n. 81/2017 e pone  dei punti fermi, tra cui:

• la possibilità che la prestazione lavorativa sia svolta in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale;

• la previsione secondo cui la prestazione lavorativa possa svolgersi attraverso l’uso di strumenti tecnologici e nel caso in cui sia il datore di lavoro ad assegnarli al lavoratore, egli rimane responsabile anche della loro sicurezza e del loro buon funzionamento;

• la previsione della stipula di un accordo scritto tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli, obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro.

Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie.

In seguito alla recente emergenza epidemiologica da COVID-19 (coronavirus), il Presidente del Consiglio dei ministri ha emanato il nuovo Decreto legge del 17 marzo 2020, n. 18, che interviene sulle modalità di accesso allo smart working, confermate anche dalle successive disposizioni emanate per far fronte all’emergenza.

In sostanza, è stato raccomandato il massimo utilizzo della modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza.

Cos’è il tele lavoro

Il tele lavoro è un modo di lavorare indipendente dalla localizzazione geografica dell’ufficio o dell’azienda, facilitato dall’uso di strumenti informatici e telematici e caratterizzato da una flessibilità sia nell’organizzazione, sia nella modalità di svolgimento.

Tipicamente, il telelavoro consiste nel trasferimento dell’attività lavorativa dalla sede aziendale ad altra sede stabile, tipicamente la casa del lavoratore, dove il datore trasferisce le stesse responsabilità di idoneità e sicurezza che avrebbe avuto in ufficio. 

Requisito essenziale del telelavoro è la dotazione di strumenti informatici e telematici adeguati da parte dell’azienda. 

Normativamente, il telelavoro è regolato dall’accordo interconfederale del 9 giugno 2004. Contrattualmente, è una scelta definitiva o a lungo termine regolata da un contratto collettivo che disciplina il rapporto tra il datore e i dipendenti.

Ma quindi nel lockdown abbiamo fatto Smart Working o Tele lavoro?

Facciamo chiarezza su questo punto. 

Lo smart work non ha sede, non ha orario, è agile per sua definizione.

Il lavoro della maggior parte di noi durante il lockdown non è stato ‘agile’, è stato ‘il solito’, ma fatto da casa: timbri il cartellino in entrata, ti colleghi alla rete aziendale, fa le tue cose che avresti fatto uguali in ufficio, bevi un caffè che ti ha portato il tuo convivente, ogni tanto ti alzi, vai in bagno, timbri l’uscita per il pranzo, e così via.

Come ben evidenzia Paolo De Vincentiis in un articolo su il Sole 24 Ore management “Tante aziende pensano di fare smart working, ma in realtà è solo telelavoro. La differenza non è solo banalmente linguistica, ma identifica modalità operative e inquadramento giuridico completamente diversi. …. Passare dal telelavoro allo smart working è un cambio di paradigma così profondo possibile solo se la cultura aziendale lo permette; cioè se è flessibile e pronta alla trasformazione”. 

Quindi – in conclusione – la maggior parte di noi in questi mesi – tutti coloro che si sono trovati a lavorare da casa utilizzando strumenti informatici, magari anche nostri, ma per un orario prestabilito e con il rituale più o meno spra descritto, hanno fatto telelavoro, non smart working.

 Detto questo, e vista la confusione sul tema, assumiamo d’ora in poi solo il termine “smart working” anche per intendere “tele lavoro” per tutto il resto dell’articolo.

Smart Work: i vantaggi per il lavoratore

Smart work o telelavoro che sia, ci dicono che ci sono degli evidenti vantaggi per chi utilizza questi nuovi modi di lavorare:

Puoi gestire meglio il proprio tempo e migliorare l’equilibrio vita lavorativa-vita personale.

Puoi risparmiare denaro per spostamenti e pranzi e altri costi correlati allo spostamento e permanenza al luogo di lavoro

Puoi aumentare la tua produttività secondo il ragionamento: lavori da casa, sei meno stressato, svolgi il lavoro più serenamente, aumenti la produttività.

Avrai un aumento della fiducia e della motivazione verso la tua azienda.

Lavori con una maggior consapevolezza dei tuoi obiettivi e delle opportunità di crescita professionale e personale.

Puoi godere di una certa flessibilità sia in termini di orari, sia in termini di spazi.

Avrai la sensazione di lavorare in un ambiente dinamico, trasparente, innovativo e collaborativo.

Smart Work: i vantaggi per le aziende

Anche le aziende hanno notevoli benefici quando i lavoratori lavorano in modo ‘smart’ o da casa in telelavoro. Brevemente, i principali sono:

Riduzioni dei costi riguardo gli ambienti di lavoro (affitti, utenze e manutenzioni), l’ottimizzazione dei processi, l’utilizzo di tecnologie collaborative

Aumento brand awareness aziendale

Miglioramento della produttività del singolo lavoratore e dei team

Sviluppo di ambienti di lavoro coesi, trasparenti, collaborativi

Semplificazione della gestione del personale

Aumento della fidelizzazione del personale

Smart Work: gli svantaggi

Sembra che lo smart work sia una cosa che ha benefici per tutti. Non è vero.

L’enorme uso dello smart working fatto in Italia dal periodo di lockdown e ancora in questi mesi, ha iniziato a rivelare il suo ‘lato oscuro’.

I lavoratori coinvolti nello smart working hanno evidenziato vecchi e nuovi sintomi e sindromi, che agiscono a livelli differenti, e che ci mostrano un ampia e nuova frontiera dello stress e tecnostress che è necessario conoscere.

Eccoli:

Sintomi fisici e psicologici

Sovralimentazione/alimentazione errata. Lavorare in smart working non fa bene alla dieta e, in generale, favorisce situazioni di errata alimentazione. Il rischio di passare dalla spuntino continuo provvisto dal frigo di casa alle pause pranzo davanti al monitor è sempre presente.

Sedentarietà/aumento di peso. Con lo smart working si resta sempre in casa; muoversi nel percorso letto, scrivania, cucina e ancora scrivania non va bene e non fa bene. Si resta almeno otto o nove ore al giorno completamente fermi. E’ un vero attentato alla salute e al benessere dei lavoratori.

Problemi muscolo-scheletrici e oculo-visivi, tipici del lavoratore videoterminalista, che rischiano di peggiorare con il lavoro a casa in assenza di luoghi di lavoro, di attrezzature e monitor non adeguati. Con lo smart working l’ergonomia del lavoro è un sogno.

Solitudine/alienazione. Lavorando da casa, e considerando che il lockdown è stato un periodo di totale isolamento dall’esterno, si dissolvono gli aspetti sociali della vita lavorativa, utili per il benessere del lavoratore. Nonostante oggi esistano varie piattaforme tecniche per coordinare il lavoro a distanza, lavorare in smart working può portare all’isolamento e alla mancanza di interazione sociale con i colleghi.

Problemi nella concezione sociale dello Smart Working. Il lavoro a distanza viene talvolta considerato di ‘valore inferiore’ rispetto al lavoro in sede, sia da parte dell’azienda, sia in famiglia, con un conseguente aumento delle richieste di prestazioni – spesso contemporanee – in entrambi gli ambiti.

Facili distrazioni dovute al fatto di lavorare da casa (altre attività contemporanee, interferenza di persone nell’ambiente di lavoro, altre richieste della famiglia) e situazioni di convivenza forzata possono appesantire il carico psicologico del lavoratore.

Gestione della famiglia e accudimento dei figli durante l’orario di lavoro. Per le donne, lo ‘smart working’ è meno ‘smart’ e più pesante del solito lavoro d’ufficio. Perché c’è la famiglia – che se lavori da casa ti è sempre accanto con le sue esigenze . e spesso ci sono anche dei figli da gestire. Situazione già difficile in tempi normali, figurarsi durante il lockdown, con la chiusura totale di asili e scuole e l’obbligo assoluto di convivenza familiare.

Sintomi lavorativi

Disorganizzazione delle attività lavorative quotidiane. Con lo smart working il lavoratore deve organizzazione i tempi e la qualità del proprio lavoro. Ma in una situazione dove si annullano i confini tra vita privata e lavorativa (e senza una specifica formazione), è molto facile per il lavoratore cadere nella disorganizzazione.

Difficoltà nella gestione del tempo. Lavorando da casa, risulta difficile riuscire a separare in maniera netta e chiara ciò che è lavoro e ciò che è casa, con il rischio di non darsi un limite di tempo per lo svolgimento dell’attività lavorativa. “Time porosity” è la situazione di reciproca interferenza e sovrapposizione tra tempo di lavoro e tempo di vita, che può condurre a conflitti personali e familiari.

La “Telepressione”. La connessione ‘always on” e il flusso continuo i informazioni dall’azienda ai lavoratori agisce su di loro spingendoli a rispondere più rapidamente e ad essere disponibile online più a lungo del normale. Si può arrivare a vere e proprie sindromi da Workaholism. dove la necessità di lavorare diventa così forte che può costituire un pericolo per la salute, le relazioni interpersonali e il funzionamento sociale.

Crollo della motivazione. Senza un controllo esterno dell’operatore, il lavoratore già costretto ad un processo autonomo di organizzazione delle attività da svolgere, può incappare in qualche problema che non è in grado di risolvere da solo e incorrere in un crollo della motivazione con un abbassamento della prestazione lavorativa.

Reperibilità continua del lavoratore. Nello smart working ‘puro’ il lavoratore svolge la sua attività senza precisi vincoli di orario e gestendo in autonomia l’organizzazione del proprio tempo. Questa possibilità viene spesso interpretata dall’azienda come una situazione di reperibilità continua, gestita attraverso una tecnologia sempre connessa. Situazione molto presente e delicata, al punto che la normativa per lo smart working prevede espressamente:
– delle fasce concordate di reperibilità del lavoratore, al di fuori delle quali non può essere chiamato. Le prestazioni da svolgersi in un arco temporale non superiore alle 13 ore giornaliere; un periodo di riposo minimo di 11 ore ogni 24 e di 48 ore dopo 5 giorni di lavoro consecutivo.
– la sorveglianza sanitaria e la tutela in caso di malattia e infortunio, analoga a quella di chi lavora in sede.
– delle interruzioni di 15 minuti ogni 120 minuti di applicazione continuativa al monitor per le attività di lavoro agile che necessitano l’impiego di un computer, anche portatile, in modo sistematico o abituale.

Modifica dell’aspetto sociale del lavoro. L’organizzazione aziendale è un tessuto di conversazioni che costituiscono essenziali momenti di socialità per i lavoratori. Rispetto all’ambiente di un classico ufficio, l’organizzazione virtuale è più sottile e con legami meno stretti e rischia di escludere le fasce più deboli dei dipendenti e la circolazione di idee e conoscenze.

Problemi con l’uso di tecnologie

Carenza di formazione nell’uso delle tecnologie e nel lavoro da remoto. I lavoratori in ‘smart work’ si sono trovati improvvisamente proiettati nel lavoro telematico al 100%, spesso senza conoscenze tecniche e metodologiche in grado di aiutarli a gestire le apparecchiature, i software e l’organizzazione del lavoro.

Sovraccarico di informazioni (information Overload). Un classico. Che nello ‘smart work’ viene enfatizzato dalla pluralità di tecnologie in uso e dalle problematiche (tecniche e personali) nell’utilizzo delle stesse. Il lavoratore è raggiunto con continuità da una grande quantità di informazioni, che con grande fatica per acquisisce ed elabora, fino al limite fisico che questa invasione informativa produce: l’overload, a cui spesso segue il burnout. Per un approfondimento del burnout nello smart working si veda le testimonianze in questo articolo “Ho rischiato il burnout da smart working”.

Nevrosi da iper-connessione. L’uso eccessivo della strumentazione a distanza, la spersonalizzazione delle relazioni professionali, la sensazione di dover sempre essere allineati con il lavoro in corso, il riversamento di tempo dal privato al lavoro connesso, possono portare il lavoratore a delle forme di nevrosi tecnologica da iper-connessione.

Nevrosi da latenza delle tecnologie. E’ successo a tutti lavorando in ‘smart work’: il video s’impalla, la voce su skype arriva a scatti, la scrivania condivisa non si vede, eccetera. Ed è tutto un chiedersi “mi senti?”, “Lo vedi'”, “prova a entrare e uscire dalla riunione” e così via. Tutti quei mille problemi tecnici (dovuto alla mancanza di formazione, alle tecnologie inadeguate, a sistemici problemi sulla rete italiana dati) che affossano il concetto di ‘lavoro agile’ e producono tanto tempo perso, molte riunioni incomprensibili e quindi inutili, un crollo dell’attenzione al lavoro e della propria motivazione personale.

Problema anagrafico. Lo ‘smart working’ per le masse ha coinvolto lavoratori giovani, mentalmente attrezzati per questo tipo di lavoro, ma anche tutti i lavoratori meno giovani (nel pubblico impiego l’età media dei dipendenti pubblici è 50,4 anni) che hanno faticato a gestire da soli le tecnologie informatiche (vedi punto formazione), a usare le diverse piattaforme software, a gestire le videochiamate, eccetera.

Cyber Security. Se lo smart working favorisce le azienda dal punto di vista dei costi strutturali e della gestione del personale, può renderle più facilmente penetrabili dall’esterno (a livello di dati e sistemi informatici) ad attacchi di Cyber Crime. L’allargamento delle dimensioni del network in cui vengono scambiate le informazioni aziendali è un grave rischio.
Sono quindi necessarie a livello aziendale delle attività di cyber security adeguata: specifiche policy e procedure interne; formazione specifica dei lavoratori; installazione di VPN (Virtual Private Network per proteggere il traffico in ingresso e in uscita; sistemi di gestione dei dispositivi con software antivirus.
Fa parte di quest’area anche l’uso di dispositivi personali per l’attività lavorativa (il cosiddetto BYOD – Bring Your Own Device) che è elemento caratteristico dello smart working, ma che pone il problema di un possibile attacco ai dati e ai sistemi aziendali portato con un account privato del dipendente. Un approfondimento su questo tema qui a cura di cybersecurity360.

Smart work e Tecnostress: alcune tecniche di prevenzione e contrasto

La situazione è complicata.

Da un lato abbiamo i risvolti positivi che comporta lavorare da casa, sia per l’azienda che per i dipendenti. Dall’altra tutti i rischi personali, professionali e relativi all’uso di tecnologie emersi in questi mesi.

Ma lo smart work (o il tele lavoro) è qui per restare, anzi, per diventare la principale modalità di lavoro per una vastissima serie di professioni. E’ quindi necessario per i lavoratori ‘smart’ o ‘tele’ avere delle informazioni su come contrastare lo stress e il tecnostress generati dallo smart working.

Nulla di trascendentale, solo una serie di conoscenze, accorgimenti e consigli per non “prendersi troppo male” quando si lavora da casa.

Metti le cose in chiaro nel contratto
In una ‘normale’ situazione di ‘smart work’ è necessario che lavoratore e azienda definiscano il più esattamente possibile i confini delle loro prerogative, al fine di evitare che la legittima ingerenza del datore di lavoro nello svolgimento della prestazione lavorativa divenga occasione di ingerenza nella sfera personale del lavoratore. In soldoni, significa, ad esempio, ‘niente telefonate dall’azienda al lavoratore dopo l’orario concordato di fine lavoro giornaliero’.
Questo ‘accordo tra le parti’ non è previsto per l’attività di ‘tele-lavoro’. Nella situazione dei mesi scorsi, dove di fatto si è assistito a un trasferimento massivo e coatto di lavoratori dall’ufficio a casa, la continuità di collegamento ha favorito la comunicazione tra azienda e lavoratore oltre il normale orario di lavoro, in assenza di regolamentazione.

Leggi la disciplina del diritto alla disconnessione
Idem come sopra. E’ un diritto contrattuale del lavoratore in ‘smart work’ essere irreperibile, non essere cioè soggetto a richieste e sollecitazioni per via telematica provenienti dal datore di lavoro al di fuori dell’orario lavorativo. La legge che regola il lavoro agile gli riconosce infatti «il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro senza che questo possa comportare, di per sé, effetti sulla prosecuzione del rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi» subordinandolo al «rispetto degli obiettivi concordati e delle relative modalità di esecuzione del lavoro autorizzate dal medico del lavoro, nonché delle eventuali fasce di reperibilità»).
Devi conoscerla, questa legge, perché il diritto alla disconnessione è un ottimo strumento per garantirti il rispetto della durata dell’orario lavorativo.

Separa vita privata e lavorativa
Sforzati di lasciare fuori la tua vita privata dalla tua giornata lavorativa. E quando lavori, non farti prendere la mano. Uno dei rischi più frequenti dello smart working è il burnout, cioè lo stress estremo dovuto a un eccesso di lavoro. Definisci con precisione qual è il tuo tempo di lavoro, e rispettalo.

Poniti degli obiettivi
Che siano pratici e concreti: che cosa voglio fare oggi? A quante e quali mail devo assolutamente rispondere? Che progetti devo portare avanti e come? Porti degli obiettivi ti aiuta ad avere delle priorità e a gestire meglio il carico di lavoro, che nello smart work da spesso l’impressione di essere incessante.

Mantieni le routine
Anche se lavori in smart working, mantenere le solite routine come se lavorassi in ufficio può aiutarti a tenere la situazione sotto controllo. L’obiettivo è cercare di attenersi il più possibile alla routine lavorativa rispettando gli stessi orari dell’ufficio.
Quindi: sveglia al solito orario, igiene, colazione, ci si veste (magari senza abito formale, ma non in mutande) e poi si attacca il lavoro, fino a quando si timbra per il pranzo. E così via. Questa è una routine.

Pianifica il lavoro
Il rischio dello Smart Working è la dispersione, di concentrazione e di tempo. È importante sviluppare un progetto e portarlo a termine in modo qualitativo e solo dopo averlo terminato, concentrarsi sul successivo.
Prima di lavorare, pianifica accuratamente le attività da svolgere, specificando obiettivi, modalità e tempi di lavoro. Buona idea quella di dedicare del tempo, appena svegli o già dalla sera prima, per preparare una “to-do list” delle attività da svolgere durante la giornata. Ottimo smarcare le attività man mano che vengono svolte.
Ricordati che lavori da casa, pianifica anche le commissioni personali o familiari in modo da avere una visione completa di cosa fare nella giornata. Per la pianificazione del lavoro di gruppo, sono molto utili le piattaforme di project management (come Trello o Slack) che danno a tutti i partecipante una panoramica completa sui compiti, scadenze e risorse impiegate.

Migliora la tua postazione di lavoro
Devi avere una spazio di lavoro adeguato per tutto il tempo che ci dovrai passare. Meglio se puoi creare una zona di lavoro permanente. Hai bisogno di uno spazio luminoso e gradevole, e senza distrazioni per avere privacy e concentrazione. Circondati di materiali e colori che ami, arricchendo la postazione con una pianta, un oggetto che ti piace o una bacchetta d’incenso. E’ il tuo spazio personale.
Per ridurre gli effetti della fatica fisica e mentale hai bisogno di una scrivania e una sedia da ufficio ergonomica. Parlane con il datore di lavoro, e cerca di farti fornire una seduta di qualità.
Organizza l‘angolo studio per rendere il lavoro più agile e veloce e sfrutta al massimo gli spazi che hai a disposizione tramite organizzatori, faldoni e porta-documenti. Fai in modo che sia facile mantenere pulito e ordinato l’ambiente.
Cerca di mantenere l’attenzione sulla tua postura mentre lavori: non tenere gambe accavallate per troppo tempo, non lavorare utilizzando sedute che non agevolano posture ergonomiche (come i divani o le poltrone), mantieni la corretta posizione della testa sia quando si utilizzano dispositivi elettronici che quando si legge (usa un appoggio rialzato del foglio).

Organizza e migliora le tue tecnologie
Strumenti adeguati sono fondamentali per un lavoro ‘smart’ efficace e meno stressante. Lavorare con un mouse che non funziona bene, con uno schermo che sfarfalla o una tastiera su cui bisogna digitare con forza rende l’attività stressante.
Quindi organizza e dove possibile migliora le tecnologie che usi per lavoro. Un computer ‘moderno’ con microfono e telecamera, meglio se fornito dal datore di lavoro; una connessione wi-fi rapida ed efficace; un accesso a dei dischi remoti condivisi dove salvare e mettere a disposizione il proprio lavoro: questo è il set minimo per facilitare tutte le attività online.
Puoi aggiungere monitor grandi, mouse e dischi esterni, webcam, cuffie e sistemi audio, supporti per portatili e reggi-fogli.  Valuta questo aspetto anche in base agli strumenti che mette a disposizione il datore di lavoro e alle piattaforme che dovrai utilizzare.

Datti delle regole sull’uso delle tecnologie
Cerca di limitare il numero di tool e device sui quali sei reperibile contemporaneamente e di limitare il multitasking dispersivo.
Meglio utilizzare un solo strumento (come l’email) per le comunicazioni formali e i report sulle attività e un altro strumento (chat) per la comunicazione estemporanea sull’andamento del lavoro.
Ricordati che spesso con una telefonata si fa prima che a scrivere lunghi messaggi.
Videocall con moderazione, meglio per riunioni con più partecipanti ma con regole ben definite. Ritorneremo sull’argomento.
Lavori con computer? Si alla musica, anche via web, No a Whatsapp, Telegram o altre app di messaggistica: troppe distrazioni. Lavori con mobile? Disattiva le notifiche dei tuoi social personali quando lavori.

Rimani in contatto con i colleghi e il team
Limita la sensazione di solitudine provocata dallo smart working contattando e interagendo spesso con i colleghi, sia per la programmazione e il progress del lavoro (magari per concordare obiettivi e sfide comuni), sia per scambiarsi un saluto o un battuta. Lo scambio di informazioni e feedback è utile per mantenere attiva la motivazione personale e a livello di gruppo.
Utile non disperdere la comunicazioni su diversi canali (email, chat, Skype, Meet, eccetera), molto meglio utilizzare piattaforme di project management che consentono di gestire collettivamente il lavoro, con una panoramica completa sui compiti da portare a termine, le scadenze da rispettare e le risorse dedicate ad ogni incarico.

Fai delle pause periodiche
In ufficio ogni tanto ci si muove, ma lo smart working è brutalmente sedentario e immersivo. Ma le pause sono fondamentali per il tuo benessere fisico e mentale. Quindi fai delle brevi pause ogni 45-60 minuti, per alzarsi e camminare qualche minuto. Fai anche sempre la pausa per il pranzo tutte le pause necessarie per andare in bagno.
Per obbligarsi a fare delle pause, puoi usare la scusa di fare piccole faccende domestiche. Per sgranchire un po’ le gambe puoi camminare durante le telefonate e, se si abiti in un condominio, usare le scale invece dell’ascensore.
Se fai fatica a prenderti delle pause puoi usare la famosa “tecnica del pomodoro”, creata alla fine degli anni ’80 da Francesco Cirillo. Il nome si ispira ai classici timer da cucina, spesso a forma di pomodoro (ma anche arancia, limone…). Basta impostare il timer a 25 minuti durante i quali immergersi nel lavoro, rimandando tutte le distrazioni a quando sarà suonato il timer. Ogni periodo è intervallato da 5 minuti di pausa e si può arrivare fino a 4 periodi per poi prendersi una pausa più lunga di almeno mezz’ora. Nei 5 minuti di pausa, oltre a gestire messaggi e telefonate, prendiamoci un momento per gratificarci con qualcosa che ci piace, un caffè o un pezzo del nostro artista musicale preferito.

Condividi gli orari di lavoro con i tuoi familiari o conviventi
Informa la famiglia o i conviventi dei tuoi orari di lavoro e chiedi di non essere disturbato e di rispettare il tuo spazio di lavoro. Cerca di ridurre eventuali interruzioni esterne e, al contrario, no farti fagocitare da lavoro e cerca di mantenere dei momenti di partecipazione alle attività familiari.

Controlla l’alimentazione
Evita gli spunti continui, non farti servire troppi caffè, cerca di mantenere un’alimentazione leggera. E soprattutto, ricordati di bere spesso, e magari mangiare della frutta.

Defatica la vista
Quando lavori con i monitor devi defaticare periodicamente la vista con esercizi specifici o semplicemente guardando per un certo tempo fuori dalla finestra un oggetto o panorama distante. La famosa regola del 20x20x20 (guardare a 20 metri per almeno 20 secondi ogni 20 minuti) è efficace per rilassare i muscoli oculari e favorire al concentrazione, prevenendo fastidiosi disturbi come le cefalee.

Fai attività fisica
Visto che hai del tempo libero perché non devi andare in ufficio usalo per fare esercizio fisico. Fai dieci volte le scale del condominio, o esci a camminare di lena per qualche chilometro, oppure fai ginnastica a casa. Se non sei in grado di darti un programma, prova con le app di fitness, ce ne sono di ottime per fare sessioni casalinghe di ginnastica, streching, yoga, eccetera e ti aiutano a fare esercizio in modo regolare.

Consigli per le aziende …

Dopo una sfilza così di suggerimenti per i lavoratori, non potevano esimerci dal dare qualche consiglio anche ai datori di lavoro.

Fate attività di formazione e informazione
Cioè spiegate ai dipendenti attivi in smart working o tele lavoro le specificitàdel loro lavoro, lo scenario di vantaggi e svantaggi, i rischi potenziali di queste tipologie di attività. Formateli in modo specifico all’utilizzo degli strumenti e delle piattaforme più comunemente utilizzati nel lavoro.

Fornite tecnologie adeguate
Fate un censimento delle dotazioni strumentali e di connessione a disposizione dei lavoratori per operare da remoto; aggiornate le strumentazione obsolete o, meglio ancora, tutti gli strumenti digitali, anche in una logica di sicurezza aziendale; dateli ai lavoratori in comodato gratuito. In generale, aiutate il lavoroatore a costruire il set di lavoro più consono alle sue esigenze, sia dal punto di vista tecnologico, sia da quello ergonomico. E se il costo di connessione da casa è a carico del lavoratore siate carini, fategli un rimborso, anche a forfait sarà gradito.

Fornite formazione sugli strumenti smart
Facile dire ‘Facciamo un meet’ e se uno non l’ha mai fatto? Fate un’elenco delle piattaforme, dei portali e dei programmi che utilizzate per lavoro e fate della formazione (mini-video o epserienza dal vivo) ai vostri lavoratori per mostrare il funzionamento di questi programmi o servizi. Più i vostri lavoratori sono formati all’utilizzo di ambienti informatici, più il lavoro filerà senza (troppe) interruzioni.

Foto in apertura di Vlada Karpovich da Pexels

Set 20, 2020
Cristina Falzolgher

Quando il “Less is More” viene applicato al digitale.

Un maestro dell’architettura ispira il nuovo approccio alla società dell’informazione.

Tecnostress ed aquilibrio digitale

Luca Conti è un giornalista di successo e un esperto di social media marketing, ma se vi imbattete oggi nella sua vetrina professionale in rete troverete poche semplici righe che ci raccontano di un cambiamento profondo. E una riflessione che viene da lontano.

Verso un equilibrio digitale

Nel suo podcast su Piano P, la piattaforma dei podcast giornalistici, Conti ci parla del minimalismo digitale, un approccio che ci ricorda il celebre detto “meno è meglio” dell’architetto Mies Van der Rohe.

Il tema minimalista è molto presente in vari ambiti, dalla cura della casa alla difesa dell’ambiente, ma la sua applicazione a dispositivi e contenuti digitali – che nella nostra percezione non occupano spazio fisico, trattandosi di byte “facilmente” scaricabili e accumulabili – è originale.

100 “diamantini” giornalieri da sfruttare al meglio

Secondo Conti, l’invasività della tecnologia, con il suo potenziale distraente – contribuisce alla perdita di produttività e concentrazione, quindi ad accrescere il Tecnostress e favorire sindromi da dipendenza patologica come la FOMO (Fear Of Missing Out).

Questa invasività può essere arginata praticando una rigorosa selezione delle priorità e dei contenuti a cui dare valore. Partendo da una scrivania ordinata (con massimo 5 “item” in bella vista), fino ad organizzare la propria fruizione digitale, anche tramite un uso accorto ed “esclusivo” dei dispositivi. Ad esempio, proviamo a mantenere separati gli strumenti dedicati al lavoro da quelli in cui abbiamo installato APP di messaggistica per chattare con gli amici o giochi multimediali.

In questo modo, suggerisce Conti, ci sarà più facile suddividere il tempo produttivo dal tempo libero, sfruttando al meglio i 100 “diamantini” giornalieri di vita attiva a nostra disposizione, ognuno dei quali è composto da dieci preziosi minuti da vivere con saggezza.

Buon ascolto (e buona dieta digitale)!

Equilibrio digitale

Un podcast di Luca Conti (pandemia.info), prodotto da Piano P, su come usare la tecnologia senza diventarne schiavi. Smartphone, email, social media, app sono strumenti che possono aiutarci a vivere meglio, a farci stare persino più in salute, purché li usiamo e non ci facciamo usare.

Tecnostress e Multitasking: se ne parlerà alla fiera Ambiente Lavoro di Bologna

Si parlerà parecchio di Tecnostress alla prossima fiera Ambiente Lavoro di Bologna, dal 15 al 17 ottobre. E’ stata resa nota la lista dei convegni dove, per quanto mi riguarda, spiccano:

“Cyber Security e tecnostress: come il cybercrime ha influenza sulla salute nei luoghi di lavoro” che si svolgerà il 16 ottobre 2019, dalle ore 9,15 alle ore 11,15 presso Sala Wagner Centro Servizi Blocco C del quartiere fieristico. L’incontro è organizzato da PuntoSicuro e finalizzato ad aiutare le aziende e gli operatori a migliorare la protezione dei dati e a prevenire gli attacchi informatici e il tecnostress. Il seminario è rivolto a ASPP, Consulente, Datore di lavoro, Dirigente, HSE Manager, Medico del Lavoro, Preposto, Psicologo del Lavoro, Resp. risorse umane, RLS e RLST, RSPP, Tecnico della Prevenzione , responsabile IT, e consente l’ottenimento di n. 2 crediti per l’aggiornamento di ASPP e RSPP.

Riporto parte del redazionale informativo sull’evento: “Si stima che solo in Italia i danni causati dal cybercrime raggiungano ormai i 10 miliardi di euro. E, al contrario di quanto spesso si crede, tutte le aziende che trattano dati possono essere vittime di crimini informatici e di perdita di dati. Per questo motivo la protezione dei dati e la cyber security – quell’insieme di tecnologie e comportamenti messi in atto per proteggere i sistemi informatici da accessi non autorizzati – sono diventate per ogni azienda un aspetto essenziale del proprio business.
 Inoltre in relazione sia all’uso sempre più massivo delle tecnologie informatiche, sia alle eventuali conseguenze di attacchi di cyber crime, è bene ricordare un rischio sempre più diffuso nei luoghi di lavoro: il tecnostress … E la sindrome da tecnostress può colpire le persone non solo sul piano fisico e sul piano psichico, ma può anche produrre gravi danni produttivi, organizzativi ed economici alle imprese … Durante l’incontro si mostrerà non solo come il cybercrime causa perdite economiche dirette e danni indiretti, come la perdita di reputazione e danni alla salute psicofisica dei lavoratori, ma ci si soffermerà in particolare sul fatto che uno dei fattori che permette gli attacchi informatici è l’errore umano: la partecipazione attiva dei lavoratori è quindi fondamentale per difendersi. Comportamenti adeguati possono prevenire gli attacchi informatici e, viceversa, comportamenti disattenti possono permettere gli attacchi e causare anche danni alla salute delle persone coinvolte: un lavoratore inconsapevole delle misure di prevenzione può essere esposto a una continua tensione per l’incapacità di far fronte alle minacce, oppure, nel caso sia vittima di un attacco, può essere esposto a un forte stress, sia per la consapevolezza di aver causato l’attacco sia per l’incapacità di farvi fronte”.

Il programma dell’incontro prevede lintroduzione di Luigi Matteo Meroni (Direttore PuntoSicuro e CEO Mega Italia Media); l’intervento “I fattori causali nel coinvolgimento dei dipendenti nelle violazioni informatiche”,dell’Ing. Adalberto Biasiotti (esperto di security e privacy, docente e autore di varie pubblicazioni sull’argomento); l’intervento “Sovraccarico cognitivo ed errore umano” del Dott. Massimo Servadio (Psicologo del Lavoro e delle organizzazioni).


“Dallo Stress al Technostress: comprendere, analizzare e prevenire il rischio” si svolgerà il 15 ottobre 2019 dalle ore 14,30 alle ore 16:30 presso la saletta EPC Editore del quartiere fieristico.
L’incontro è organizzato da EPC INFORMA in collaborazione con: Università degli Studi ROMA TRE ed è valido come corso di Aggiornamento per RSPP, ASPP, Datori di Lavoro, Dirigenti, Preposti, Formatori e Coordinatori per la progettazione e l’esecuzione dei lavori (D.Lgs. 81/08 e s.m.i.) e consente anche l’ottenimento di n. 2 crediti per l’aggiornamento di ASPP e RSPP.
Il seminario è rivolto a Addetto Organismi di vigilanza, ASPP, Consulente, Datore di lavoro, Dirigente, HSE Manager, Medico del Lavoro, Preposto, Psicologo del Lavoro, RLS e RLST, RSPP, Tecnico della Prevenzione.
Dalla presentazione dell’incontro: “Con il termine “Technostress” si fa riferimento ad un disturbo causato dall’uso scorretto ed eccessivo di tecnologie dell’informazione ed apparecchi informatici e digitali. L’evoluzione tecnologica ormai inarrestabile, quindi, se da un lato ha favorito nuovi ed efficienti modelli di organizzazione del lavoro, dall’altro sta mettendo in luce modelli comportamentali sempre più caratterizzati da livelli di stress originati dalla necessità di adattarsi ai continui e rapidi processi tecnologici”.Relatore del seminario è Massimo Servadio. Psicoterapeuta sistemico relazionale e Psicologo del Lavoro e delle Organizzazioni, è esperto in Psicologia della Salute Organizzativa e in Psicologia della Sicurezza Lavorativa.


L’incontro “MINDFULNESS: una nuova attenzione alla sicurezza” si svolgerà il 16 ottobre dalle ore 14 alle ore 15,30 presso la saletta Tecnologie d’Impresa.
L’incontro è organizzato da Tecnologie d’impresa ed è rivolto a ASPP, Datore di lavoro, Dirigente, HSE Manager, Preposto, Resp. risorse umane, Responsabile Ambiente, RLS e RLST, RSPP
Dalla presentazione del seminario: “Mindfulness o Consapevolezza consiste in un particolare atteggiamento mentale che deve essere allenato e sviluppato attraverso una continua pratica meditativa incentrata sulle proprie sensazioni, stati d’animo e pensieri con la finalità di porre attenzione alla nostra quotidianità e alla vita che ci scorre attorno. Esercitarsi ad entrare in contatto con noi stessi, diventa pertanto fondamentale nel ritrovare la concentrazione e l’attenzione su quello che stiamo facendo, combattendo gli automatismi e le abitudini quotidiane, utili per risparmiare energie fisiche e mentali, ma spesso considerati fautori di infortuni e incidenti.”.


L’incontro “I segreti posturali per star bene lavorando” si svolgerà il 16 ottobre dalle ore 14 alle ore 15 presso la saletta AIAS. Il seminario intende accompagnare dipendenti e professionisti a prendere consapevolezza delle proprie esigenze e li motiva ad agire per il proprio benessere con azioni concrete sul lavoro e al di fuori di esso. L’incontro è organizzato da AIAS – Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza, fornisce n1 credito RSPP/ASPP ed è rivolto a: ASPP, Consulente, Datore di lavoro, Dirigente, HSE Manager, Medico del Lavoro, Psicologo del Lavoro, Responsabili risorse umane, RLS e RLST, RSPP, Studenti.


L’incontro “Multitasking valore o rischio per il lavoratore?” si svolgerà il 17 ottobre dalle ore 9,15 alle ore 11,15 presso la Sala Allegretto al Centro Servizi Blocco C del quartiere fieristico. L’incontro è organizzato da: AiFOS – Ass. Italiana Formatori ed operatori della Sicurezza sul Lavoro. A tutti i partecipanti al workshop verrà consegnato un attestato di presenza valido per il rilascio di n. 2 crediti per Formatori area tematica n. 3 comunicazione
Rivolto a: Consulente, Coordinatore della Sicurezza, Datore di lavoro, Dirigente, HSE Manager, Preposto, Psicologo del Lavoro, RLS e RLST, RSPP, Studente, Tecnico della Prevenzione
Dalla presentazione del seminario: “Le persone devono sviluppare rituali per poter svolgere con fluidità e velocità il proprio lavoro. Il valore dell’esperienza si concretizza anche con lo stabilizzarsi di azioni automatiche che ci danno l’illusione del multitasking. Non sempre le consuetudini lavorative facilitano i risultati in termini di salute e sicurezza rischiando, allo stesso tempo, di aumentare la probabilità di infortuni proprio legati alla distrazione o all’overconfidence. Il workshop analizza come nascono le worst practices ed evidenzia, attraverso esercizi metaforici, alcune modalità per arginare le attività limitanti/negative così da poterle sostituirle con quelle positive e coerenti per promuovere operativamente il miglioramento della salute e sicurezza nel proprio contesto lavorativo.”.

Per tutti questi seminari l’ingresso è gratuito (il pagamento della quota d’ingresso alla Sessione Convegni di Ambiente Lavoro consente di partecipare ai convegni e seminari in programma) previa registrazione obbligatoria fino ad esaurimento posti partendo da questo link.

Qualche soluzione attuabile per il Digital Detox in azienda – Video

Ho trovato su YouTube questo interessante video dell’aprile 2018 relativo al convegno dal titolo: “Digital Detox in azienda; quali soluzioni per una digitalizzazione sostenibile?“, organizzato presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca di Milano dal Gruppo MaUnimib.

Il convegno muoveva dal presupposto che il processo di digitalizzazione nelle organizzazioni rischia di portare con sé alcuni effetti collaterali, come il tecnostress e l’eccessiva frammentazione dei tempi di lavoro, che possono tradursi in minor produttività aziendale e insoddisfazione dei lavoratori.

Il video che segue riporta l’intervento di Gianluigi Bonanomi – autore, giornalista e formatore – dal titolo “Soluzioni tecniche, cognitive e culturali per ridurre il tecnostress in azienda“.

Nel video, l’autore presenta le slide utilizzate nel convegno, proponendo alcune soluzioni tecnologiche individuali o collettive (aziendali) per prendere consapevolezza dell’uso eccessivo e dispersivo degli strumenti elettronici, per imparare a gestire le priorità, per organizzare l’uso delle tecnologie in azienda.

Il convegno ha visto anche la partecipazione di Marco Gui (Ricercatore, Università degli Studi di Milano Bicocca), Marco Fasoli (Assegnista di Ricerca, Università degli Studi di Milano Bicocca) e Samanta Gubellini (Manager Area People&Change, SCS Consulting). Peccato non poter condividere anche i loro interventi …

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