Browsing articles from "giugno, 2011"
Giu 27, 2011

Guida Europea ‘PRIMA-IF’ per la gestione del rischio psicosociale

PRIMA-EF (Psychosocial RIsk MAnagement – European Framework) è un progetto a livello europeo che si pone l’obiettivo di sviluppare un modello a livello europeo per la gestione dei rischi psicosociali, con particolare attenzione allo stress lavoro correlato, alla violenza e al mobbing sul luogo di lavoro.

In questo progetto è stata recentemente pubblicata dall’OMS e curata dall’Ispesl una “Guida al contesto europeo per la gestione del rischio psicosociale: una risorsa per i datori di lavoro e per i rappresentanti dei lavoratori”.

La Guida si occupa di valutazione del rischio, dialogo con gli attori sociali, partecipazione dei lavoratori, indicatori fondamentali, interventi di buone pratiche e responsabilità sociale e si rivolge principalmente ai datori di lavoro ed ai rappresentanti dei lavoratori, tuttavia può uno strumento utile per tutti i professionisti nell’ambito della medicina del lavoro e per coloro che lavorano nell’ambito della sicurezza.

L’indice del Guida:

  • gestione del rischio psicosociale: definizioni, aspetti chiave e scopi;
  • modello del PRIMA-EF;
  • aspetti chiave della gestione del rischio psicosociale (PRIMA);
  • fasi del progetto PRIMA;
  • indicatori del modello PRIMA;
  • dialogo Sociale: consultazione degli attori sociali e partecipazione dei dipendenti;
  • approcci alla prevenzione e alla gestione dello stress lavoro correlato;
  • violenza sul luogo di lavoro e prevenzione del mobbing;
  • Responsabilità Sociale delle Imprese e il PRIMA;
  • gestione del rischio psicosociale: dalla politica organizzativa alla pratica efficace;
  • bibliografia ed ulteriori informazioni.

Le Appendici contenute:

  • Appendice 1 Gli standard (Standard che fanno direttamente riferimento ai concetti di rischio psicosociale, molestie e violenza; Standard chiave nel campo della salute e della sicurezza occupazionale che riguardano il concetto di rischio in generale; Standard che sono collegati in modo indiretto ai rischi psicosociali).
  • Appendice 2 “Sviluppare una politica per la gestione dei rischi psicosociali e la prevenzione dello stress lavoro-correlato”;
  • Appendice 3 “Sviluppare una politica e dei codici comportamentali per la gestione della violenza e del mobbing sui luoghi di lavoro”.

Scarica la “Guida al contesto europeo per la gestione del rischio psicosociale: una risorsa per i datori di lavoro e per i rappresentanti dei lavoratori”, OMS, PRIMA-EF, ISPESL (in pdf 1.47 MB)

Condividi l'articolo nei tuoi Social
Giu 13, 2011

No stress @ work? Sondaggio DYMO e Secretary.it per valutare il grado di stress delle segretarie

Nel mese di maggio 2011 DYMO, leader mondiale nelle soluzioni per l’etichettatura, ha condotto un sondaggio dal titolo “No stress @ work” tra le appartenenti alla community Secretary.it che riunisce oltre 6.000 segretarie e assistenti di alta direzione in Italia.

Al sondaggio “No stress @ work?” hanno partecipato circa 500 assistenti iscritte alla community e i risultati sono stati presentati durante la sessione formativa di Roma e Milano di Secretary.it

Brevemente, dai risultati dell’indagine web – che ha l’obiettivo principale di rilevare le fonti di stress in azienda e offrire alle assistenti di direzione gli strumenti per affrontarlo al meglio – emerge che il 75% delle manager assistant italiane sono stressate e non hanno mai condiviso con il proprio capo o con l’ufficio del personale la circolare sul “rischio stress da lavoro correlato”.

I sintomi si manifestano principalmente con una alterazione dell’umore (56%),  emicrania (26%), insonnia, senso di angoscia e svogliatezza (18%).

Per il 30% circa delle intervistate, la principale fonte di stress sul lavoro è data dagli eccessivi carichi di lavoro, seguita da monotonia della propria mansione e mancanza di nuovi stimoli e demotivazione nell’assolvere il ruolo assegnato (24%).

Anche il fatto di dover svolgere un incarico multitasking (21%) e la mancanza di adeguata comunicazione con il capo e i colleghi (20%) è fonte di stress. A questo spesso si associa la mancanza di un adeguato riconoscimento economico e la difficoltà di conciliare sfera professionale e privata.

Ciò nonostante, la percezione del valore del proprio operato resta comunque molto alta, con il 50% delle intervistate che ritiene molto o moltissimo utile la mansione che svolge in ufficio per se e per l’azienda stessa e un 48% che ritiene di essere abbastanza soddisfatta della sua vita professionale, seguita da un 22% di molto soddisfatte. Formazione e incontri personali possono contribuire a prevenire e monitorare lo stress.

Se da un lato i carichi di lavoro generano stress e “Un capo stressato genera collaboratori stressati” (come si legge tra talune note scritte da alcune intervistate a margine del questionario), il 75% ritiene che poter avere a disposizione strumenti formativi e informativi su come gestire e affrontare lo stress potrebbe risolvere il problema.

In particolare, oltre il 76% desidererebbe poter avere incontri personali mirati a condividere le situazioni lavorative principio di stress, insieme a meeting, focus group e questionari per portare alla luce le problematiche all’interno dell’azienda e dei gruppi di lavoro, considerato che oltre il 65% delle intervistate non ha mai occasione di affrontare la tematica con il proprio capo o il responsabile delle risorse umane. La fonte di stress del capo: la pressione interna per il raggiungimento del fatturato.

L’indagine ha anche portato alla luce i motivi principali all’origine dello stress del capo che le assistenti di direzione si trovano a dover gestire quotidianamente. Innanzitutto, le pressioni interne all’azienda (74%), seguite dalla preoccupazione di dover raggiungere il fatturato (33%), i tagli di budget e le scadenze (22%).

A seguito di questi risultati di ricerca DYMO e Secretary.it hanno dedicato alle assistenti di direzione due workshop formativi sullo stress durante il Secretary Day di Roma e Milano, in collaborazione con ETLINE e Associati e Olimpia Ponno di Hospitality and Meeting Industry, per offrire loro gli strumenti per poter affrontare e gestire al meglio le situazioni più comuni che generano stress.

Per scaricare il report dei risultati del sondaggio clicca qui

Condividi l'articolo nei tuoi Social

Dieta Digitale e Multitasking: dalla ricerca universitaria alla cura degli e-besi

Furoreggia in questi giorni fra gli articoli più letti di repubblica online questo articolo intitolato “Vivi tra smartphone e laptop? Calcola la tua dieta digitale“, firmato da Angelo Aquaro, che suggestiona il pubblico dei lettori sui rischi del multitasking e suggerisce una strategia di e-alimentazione che consente di spezzare la dipendenza dai gadget elettronici e riguadagnare equilibrio nella vita.

L’idea è di Daniel Sieberg, la tecnofirma più famosa d’America, che ha recentemente pubblicato il libro “La dieta digitale: come spezzare la vostra dipendenza digitale e riguadagnare equilibrio nella vostra vita” dove propone una sorta di e-dieta per combattere la e-besità dovuta all’e-peso della tecnologia che ci portiamo costantemente addosso.

Si parte quindi con un questionario in undici punti – pubblicato addirittura dal Washington Post – che consente di verificare la propria dipendenza dalla tecnologia, di misurare il proprio e-peso e di identificare una strategia di e-dieta valida per il nostro specifico caso di intossicazione da tecnologia. Idea molto americana, basata su un metodo semplice ed efficace: bisogna assegnare tot punti a ogni oggetto tecnologico che si possiede, identificare in quale categoria di e-peso si rientra (bassa, media o alta) e adottare la conseguente e-dieta di disintossicazione tecnologica consigliata dall’e-dietologo.

Il ‘metodo’ di Sieberg promette una distintossicazione completa con un percorso in quattro step, che consente pian piano di allungare l’astinenza dal week end a tutta la settimana. Solo quando perfettamente disintossicati si potrà ricominciare a intossicarsi un po’ (ma solo un po’, non più di un’ora al giorno) con le tecnologie.

Di seguito un abstract dalla presentazione del volume (in inglese):

Have you ever felt that something hasn’t really happened until you post it on Facebook or Twitter? Does a flashing red light on your BlackBerry make your heart flutter? Do you know you shouldn’t be texting and driving—but still do it? If you said “yes” to any of these questions then you’re not alone; you’re among the millions of people who can relate to being overwhelmed by technology.

Fear not—from leading technology reporter Daniel Sieberg comes the first self-help book to address America’s newest addiction: THE DIGITAL DIET: The 4-Step Plan to Break Your Tech Addiction and Regain Balance in Your Life (Three Rivers Press; On Sale: May 3, 2011; Trade Paperback Original; $13.00), a four-step, dietary-style approach to help you slim down on everything from gadgets to social networks to video games.

The Digital Diet is a 28-day plan that’s meant to reawaken our awareness of technology in our lives, provide tools and gadgets to improve life, and instill the right motivational/practical formula for managing it in the future. It can be tailored based on age, profession, hobbies, and a person’s particular electronic poison and includes a self-assessment, a detox phase, and a week-by-week guide to building time for technology back into your routine.

1. Avoid tech turds.
Don’t just dump your smart phone on the table at a restaurant or at home. Keep it in your pocket or purse unless it’s critical to have it out. If you must have it out, acknowledge its presence and inform your companions that you’ll check it only in an emergency. It’s a courtesy that you’d appreciate, too.

2. Live your life in the real world.
If you must post a status update or tweet or blog about something in your life, then make sure it’s something you’d be willing to announce to anyone you know face to face.

3. Ask yourself whether you really need that gadget.
There are tons of cool stuff in the techworld, and some of it might even improve youror your family’s life, but don’t feel compelled tobuy every new toy that comes out. Before youmake a digital purchase, question its necessity.

4. Seek tech support.
Navigating the wilds of the wired world can sometimes be too much to handle alone. It’s okay to ask for help and it’s also okay to use technology to help “outsource self control” when needed. Check out the many programs that can assist with budgeting your time online.

5. Detox Regularly.
Once you’ve completed the Digital Diet, return to the detox phase one day a month. You can do this as a family, too. Use that day as a touchstone to remember what life can be like without technology.

6. Sleep device-free.
Move your chargers out of the bedroom to another room in the house, and let your devices live there overnight. They need a break from you, too.

7. It’s either the human or the device.
Work toward choosing people over the device. Yes, there’ll be times when it’s tricky or nearly impossible to choose between your smart phone or laptop and paying attention to your child or your loved one or your friend, but try to use your devices more on your own time rather than during the time you share with others.

8. Remember the “if /then” principle.
Choices that you make in the virtual world can have an impact in the real one. For example, if you don’t find the time to put down the gadgets and log out once in a while, then you might lose the ability to appreciate the finer moments in life.

9. Structure your e-day.
Work toward a finite beginning and end to your connectedness. In other words, dive into the gadgets and the e-mail and the texts only when you’ve composed yourself in the morning. When you’re ready to unplug in the evening, do it without reservation and focus on what—and who—is immediately around you.

10. Trust your instincts.
If you think you might be spending too much time being a voyeur on social networks or playing online games or endlessly texting, then you probably are. That little voice knows when it’s all become too much. Listen to it. Pursue the ultimate goal of balance and awareness.

Per chi vuole provare questa dieta eccovi il questionario e-alimentare al quale dovete rispondere:

COME CALCOLARE LA DIETA DIGITALE

  1. Per ogni telefono non fisso che avete segnate 3 punti
  2. Per ogni laptop che possedete segnate 1 punto
  3. Per ogni tablet che possedete segnate 2 punti
  4. Per ogni e-reader che possedete segnate 1 punto
  5. Per ogni servizio di sms che utilizzate segnate 5 punti
  6. Per ogni identità che avete online, e che vi richiede un login diverso, segnate 5 punti
  7. Per ogni computer da tavolo che possedete segnate 1 punto
  8. Per ogni account di posta che utilizzare segnate 2 punti
  9. Per ogni macchina digitale che avete segnate 1 punto
  10. Per ogni altro gadget che non rientra in queste categorie ma ha bisogno di un caricatore aggiungete 1 punto
  11. Per ogni blog che scrivete o su cui commentate aggiungete 2 punti

I RISULTATI

LIVELLO BASSO
Punteggio ottenuto: 24 punti o meno
Una dieta digitale può aiutare a ridurre un po’ di stress

LIVELLO MEDIO
Punteggio ottenuto: 25-35 punti
Una dieta digitale può aiutare a organizzarvi meglio e stare leggermente più in salute

LIVELLO ALTO
Punteggio ottenuto: 36 punti o più
Cambiare il livello della vostra dipendenza può davvero cambiare la vostra qualità della vita

Più interessante la seconda fonte utilizzata nell’articolo a supporto delle ragioni dell’e-dieta, che riguarda uno studio del 2009 dell’autorevolissima Stanford University pubblicato nelle Stanford News con l’eloquente titolo “Media multitaskers pay mental price, Stanford study shows”.

In questo studio gli autori dimostrano non solo che il multitasking non consente a chi ne fa troppo uso di districarsi tra le informazioni importanti e quelle senza importanza, ma addirittura che – alla lunga – comporti delle vere e proprie modificazioni nell’organizzazione delle informazioni da parte del cervello e nel controllo cognitivo.

Eccovi il video di presentazione di questa ricerca.

Condividi l'articolo nei tuoi Social