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Ricerca CEB “Combating Computer Stress Syndrome”

Il Customer Experience Board è una nuova iniziativa dell’associazione Chief Marketing Officer (CMO), un’organizzazione che raggruppa i direttori marketing di 70 paesi. Il Customer Experience è un centro dedicato alla conoscenza globale dei clienti, in grado di raccogliere la comprensione globale dei clienti e promuovere l’adozione delle migliori pratiche.

Il lavoro del Customer Experience è focalizzato sulle ricerche e sugli studi, sull’aggregazione di contenuti, sullo sviluppo di buone prassi, sull’analisi dei dati del settore verticale e dei modelli globali per la gestione integrata delle esperienza del cliente.

Recentemente, Il Customer Experience ha duffuso “Combating computer stress syndrome. Barriers and best practices in tech support“, una ricerca per individuare le maggiori cause di disservizio nell’uso dei personal computer da parte degli utenti di differenti tipologie e proporre i rimedi più convenienti. L’indagine è stata realizzata tra l’ultimo quadrimestre del 2009 e il primo del 2010, con un panel di 1.000 utilizzatori del Nord America. Riporto una traduzione (automatica) dall’introduzione della ricerca:

“Oggi i consumatori sono sempre più dipendenti riguardo ai difetti tecnici e ai problemi che i computer pongono nella nella loro vita quotidiana. La fonte del loro frustrazione sono i computer e dispositivi complessi,i  guasti tecnici, le infezioni virali e le lunghe attese per risolvere i problemi che inficiano il flusso del proprio lavoro e vita personale. Questi utenti vivono in un continuo stato di ansia e di sfida tecnica – come la creazione di prodotti nuovo computer, tenere il passo con gli aggiornamenti software e la migrazione a nuovi applicazioni e sistemi operativi, oltre alle infezioni da malware, siti web minacce, furto di identità e oltre.

Secondo il Pew Research Center, 4 su 10 utenti di computer soffrono di un sistema fallimento almeno una volta in un periodo di 12 mesi, e più della metà necessitano di un sostegno a risolvere i loro problemi tecnici. Più del 60 per cento degli utenti dicono di sentirsi impaziente, scoraggiati e confusi da questi problemi tecnici e la conseguente interruzione di la loro vita digitale. Milioni di computer sono stati compromessi da gravi rallentamenti e le vulnerabilità che minacciano la sicurezza e la produttività.
Mentre le minacce e le complicazioni con i computer sono in aumento, il servizio tecnico non ha tenuto il passo per rispondere alle esigenze di una popolazione crescente di computer utenti che sono altamente dipendenti dal loro dispositivo come parte della loro vita quotidiana. …

Ciò che serve è una nuova “Risoluzione Revolution” per contrastare il problema crescente di “Stress Sindrome del computer” affrontato dagli utenti.

La ricerca è molto interessante, per scaricarla e leggerla clicca qui.

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Lug 29, 2010

Stress in ufficio? E’ ora di cambiare microclima!

La questione microclima è particolarmente significativa negli ambienti di lavoro che contengono tecnologie e macchine da ufficio, soprattutto per gli aspetti relativi alla cosiddetta “aria indoor” e al controllo della temperatura. Ci siamo già occupati di microclima in questo articolo, dove veniva presentato

L’attenzione al tema microclima sui luoghi di lavoro è anche al centro della ricerca “Microclima”, a cura di Giovanni Proietti Simonetti, dell’Azienda Sanitaria Locale Roma H – dipartimento di prevenzione (S.Pre.S.A.L.).

In questo documento – che potete scaricare cliccando qui – si affrontano diverse questioni relative al microclima negli ambienti di lavoro: aspetti normativi, sbalzi termici, qualità dell’aria, areazione naturale, ventilazione forzata, filtrazione e ricircolo.

Consiglio la lettura a tutti coloro che si occupano di questi argomenti.

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Lug 15, 2010

Rischio Stress? Vedremo …

Che senso ha rinviare la valutazione del rischio stress lavoro-correlato?

Rinviare la valutazione del rischio stress lavoro-correlato al 31 dicembre 2010 (cioè quello che sta succedendo in queste settimane) che senso ha? Lo spiega in modo non semplice ed estremamente completo un bell’articolo di Alessandro Claudio Orefice pubblicato in questo articolo di PuntoSicuro, ricco di considerazioni sul quadro di adempimenti vigenti per la tutela della salute dei lavoratori in azienda e l’introduzione dell’obbligo del TUsic 81/08 per la valutazione del rischio stress lavoro- correlato.

L’articolo prende spunto proprio dal fatto che “Nei giorni scorsi si è data notizia di un emendamento afferente alla sicurezza e salute sul lavoro, che potrebbe portare alla modifica del testo definitivo di conversione del Decreto legge 31 maggio 2010 n. 78/2010 [recante “ Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”, entrato in vigore con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 31 maggio 2010].

Da più parti si è avuto modo di sottolineare che tale emendamento modificherebbe i commi 8 e 12 del suddetto D.L, perseguendo lo scopo di estendere anche ai datori di lavoro del settore privato gli effetti della dilazione già prevista con riguardo alle aziende della Pubblica Amministrazione afferenti al termine di applicazione delle disposizioni di cui agli articoli 28 e 29 del Decreto Legislativo 9 aprile 2008 n. 81, concernenti l’obbligo di valutazione del rischio stress lavoro-correlato.
In conseguenza di ciò, ne deriverebbe la modifica del disposto del D.L 78/2010 e del vigente comma 1- bis dell’art. 28 del TUsic 81/08 per tutte le aziende e i datori di lavoro pubblici e privati con l’effetto di generalizzare lo spostamento di detto adempimento di valutazione in data posteriore a quella già oggetto di dilazione da parte del D.Lgs. n. 106/2009, scadenza che attualmente coincide per il solo settore privato con la data del 1 agosto 2010.”.

Detto questo – con uno stringente e perfetto punto normativo – l’articolo entra nel merito dei possibili significati e ragioni di un rinvio della valutazione del rischio stress.

In questo momento d’incertezza e di incognite la lettura di questo articolo (dal sito originale) può svelarvi nuovi e interessanti punti di vista sull’argomento.

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Giu 28, 2010

Microclima e stress termico da temperatura

PuntoSicuro segnala che si è svolto nei giorni scorsi a Rovigo il seminario “Microclima e stress termico da temperatura”, organizzato da Polistudio, dedicato ad approfondire un argomento ancora poco discusso e affrontato: il microclima come fonte di rischio negli ambienti di lavoro.

Ricordo che il microclima é l’insieme dei fattori (es. temperatura, umidità, velocità dell’aria, agenti fisici) che regolano le condizioni climatiche di un ambiente chiuso o semi-chiuso, come ad esempio un ambiente di lavoro. Considerando che la maggior parte della popolazione urbana trascorre il 75-80% del tempo all’interno di edifici chiusi, è facilmente intuibile quale importanza rivesta la qualità del microclima per il benessere del lavoratore. E’ dimostrato che un microclima errato può essere causa di un “semplice discomfort”, ma in alcuni casi può essere causa di disfunzioni che compromettono la salute e l’efficienza del lavoratore. Il microclima è quindi ascrivibile fra i rischi presenti nei luoghi di lavoro ed è un agente potenzialmente stressogeno, va quindi valutato con esattezza . Per approfondire il microclima pubblico il documento “Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro: Requisiti e standard – Indicazioni operative e progettuali – Linee Guida”, a cura del Coordinamento tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e provincie autonome. (Per scaricarlo cliccare qui).

Nel seminario, l’intervento del Dr. Francesco Tapparo (consulente in tecnologie di monitoraggio ambientale) dal titolo “Microclima Termico”, fa il punto sulla situazione normativa e sulle norme tecniche per la valutazione di questa tipologia di rischio. Brevemente, i contenuti sono questi:

– Panoramica sulla normativa vigente: allegato IV (Requisiti dei luoghi di lavoro) in relazione alla temperatura dei locali e art. 181 del D.Lgs 81/2008.

– Normative tecniche – indici microclimatici di comfort e/o di stress: UNI-EN-ISO 7730 1997 (determinazione degli indici PMV e PPD e specifiche per le condizioni di benessere termico); ISO CD7730, ISO/TC159/SC5 N201 Ott.2001 (ambienti termici moderati e discomfort locali); UNI EN 27243 29/02/96 (valutazione dello stress termico per l’uomo negli ambienti di lavoro, basata sull’indice WBGT).

– comfort termico (condizione necessaria è che l’energia interna del corpo umano non aumenti né diminuisca, ovvero che nell’equazione di bilancio termico il termine accumulo sia nullo) e indici di discomfort globale: PMV (Predicted Mean Vote) indice di sensazione; ET (New Effective Temperature), indice di temperatura; PPD (Predicted Percentage Dissatisfied), indice che rappresenta la percentuale prevista di insoddisfatti.

– gli ambienti severi “ambienti dove non essendo perseguibile il comfort termoigrometrico, bisogna occuparsi della salvaguardia della salute”.

Per scaricare il documento “Microclima, aerazione e illuminazione nei luoghi di lavoro: Requisiti e standard – Indicazioni operative e progettuali – Linee Guida” cliccare qui.

Per leggere più dettagliatamente questo report nell’articolo di Punto Sicuro cliccare qui.

Per scaricare l’intervento al seminario del Dr. Francesco Tapparo, dal titolo “Microclima e stress termico da temperatura” (in formato PDF, 5.84 MB) cliccare qui.

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Giu 20, 2010

“Usare troppa tecnologia costa caro al cervello” dice il NY Times

Sul New York Times, sezione Technology, è stato pubblicato un lungo articolo dedicato ad approfondire gli effetti neurologici e psicologici dell’utilizzo continuativo di tecnologie digitali.

L’articolo – partendo dall’osservazione di una situazione quotidiana oramai tipica in molte famiglie USA – presenta i pareri di una serie di scienziati ed esperti sull’eccessivo utilizzo di tecnologie informatiche e sul “costo” mentale e sociale che la tecnologia impone: esperienze sempre più frammentarie, stimoli eccessivi per il nostro cervello, spersonalizzazione e stress.

In particolare, l’utilizzo contemporaneo di più tecnologie sta cambiando la capacità di memorizzare e sta ridisegnando il cervello dei ‘multitasker’, anche se non si sa bene in che modo.

E’ invece certo che non esiste il mito del “multitasker” iperproduttivo. Una porzione del cervello agisce come torre di controllo e ci aiuta a concentrarci e a stabilire delle priorità, mentre parti più primitive, le stesse che elaborano visioni e suoni, le chiedono di distogliere l’attenzione ogni volta che vengono stimolate, bombardandola incessantemente. Di conseguenza il multitasker ha difficoltà a concentrarsi, non riesce a distinguere le informazioni irrilevanti da quelle rivelanti ed è anche più stressato.

Per il ‘multitasker’ l’incapacità di concentrarsi persiste anche a computer spento. Solo i cosiddetti supertasker riescono a giostrare indenni molteplici flussi d’informazione, ma rappresentano però meno del 3 per cento della popolazione.
Il suggerimento fiale dell’articolo è che non resta che cercare di limitare drasticamente il tempo che trascorriamo online, perché “è solo staccando la spina e prestandoci attenzione l’un l’altro che diventiamo più umani”.

Inoltre, l’archiviazione sul web modifica strutturalmente anche il senso della ‘memoria’, cambiando la nostra capacità di archiviare nuove memorie e di ricordare le cose che dovremmo davvero ricordare.

Per leggere l’articolo da sito del New York Times cliccare qui

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