Lavoro post-Covid: l’era del tecnostress

La pandemia e l’attuale congiuntura economica hanno imposto una profonda e rapida trasformazione nelle aziende italiane. Un’indagine condotta da PIESSEPI e Nomisma sul periodo dopo la pandemia ha rilevato che il 61% delle imprese ha introdotto revisioni sull’organigramma e sui ruoli organizzativi. Questa spinta al cambiamento, intercettata più rapidamente dal settore privato ma sentita anche nel pubblico, ha coinvolto anche i sistemi informativi (44%) e i processi, le procedure e le competenze.

A guidare questa metamorfosi sono l’incertezza storica, l’impatto della crisi energetica e l’inflazione, che ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie attualmente stimato in 2.300 euro annui rispetto al 2019. Questi fattori hanno costretto le aziende a definire nuovi modelli organizzativi, portando il tema del benessere dei dipendenti al centro del dibattito, con richieste di maggiore flessibilità e di una leadership rinnovata.

Tuttavia, i dati sul disagio psicofisico restano allarmanti: l’indagine riporta che 6 milioni di italiani soffrono di stress sul lavoro, il 28% di tecnostress e il 17% di overworking.

Le aziende hanno risposto concretamente: più della metà ha concesso lo smart working, il 41% ha attivato iniziative per la salute e sicurezza, e oltre un terzo ha potenziato i servizi di welfare. L’implementazione del lavoro agile, però, si è scontrata con ostacoli significativi. Secondo i responsabili HR, se per un terzo il problema è legato alla tipologia di mansione, emergono criticità gestionali e culturali: il 29% segnala la scarsa capacità del management nel gestire i collaboratori a distanza e il 24% rileva limitate competenze organizzative personali.

Tra le difficoltà generali nel raggiungere gli obiettivi, gli HR lamentano anche la scarsità di risorse umane dedicate (33%), problemi di comunicazione (26%) e difficoltà nella gestione organizzativa (25%).

Per superare queste sfide, le imprese hanno identificato due leve strategiche: la formazione e la digitalizzazione. Quasi la metà delle aziende ha erogato formazione tecnica, ma è cruciale l’investimento sulle soft skills (42%) e sul coaching individuale (23%). Parallelamente, la digital transformation è proseguita con formazione su software specifici (33%) e l’adozione di nuovi sistemi ERP (17%) per ottimizzare la gestione del business.