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Ott 21, 2013

Dipendenza da Internet: Reportage dal Policlinico Gemelli di Roma

IAD addict

Sull’edizione online di Huffington Post Italia del 16 ottobre 2013 è presente un reportage firmato da Antonio Laterza relativo alla dipendenza da Internet e alle cure svolte dal Dott. Tonioni al Policlinico Gemelli di Roma. Clicca qui per andare direttamente a leggere l’articolo completo, oppure io ho fatto di seguito un breve riassunto dei passi più significativi:

Al Policlinico Gemelli di Roma, un’equipe di psicologi e psicoterapeuti coordinata dal Dott. Federico Tonioni si occupa di dipendenze da Internet da ormai 4 anni in modo decisamente continuo, con l’ambulatorio aperto dalle 9 del mattino alle 18 del pomeriggio e una terapia di gruppo settimanale di spiegazioni e sostegno per i genitori dei soggetti dipendenti dalla rete.

La dipendenza da Internet (IAD, Internet Addiction Disorder) è una patologia studiata di recente e di cui se ne sa ancora poco, ma è abbastanza diffusa in Italia, ma sono già più di 600 le persone passate dall’Ambulatorio da quando è aperto.

Secondo i dati a disposizione del dott. Tonioni, i ragazzi assuefatti alla rete sono l’80% dell’utenza del Day Hospital di Psichiatria del Gemelli, e per lo più sono di sesso maschile. Il restante 20% sono adulti dipendenti dal gioco d’azzardo online e dai siti porno.

Nei casi più acuti i giovani passano fino a 18 ore al giorno di fronte ad uno schermo, in un flusso continuo di informazioni ed emozioni. Le conseguenze principali sono perdita il sonno e concezione dilatata e distorta del tempo e dello spazio.

Gli effetti di un eccesso di internet sul comportamento mostrano un aumentano di aggressività e disinibizione sessuale, specialmente laddove si tende già a relazionarsi con gli altri e soprattutto con gli adulti tramite la forza.

I social network, in particolare, danno l’illusione di gestire le emozioni a proprio piacimento, ma le parole e gli atti virtuali acquisiscono nella vita quotidiana una loro concretezzaa, come nel caso delle azioni di cyberbullismo.

La terapia finora utilizzate sono differenti da luogo a luogo: Negli Usa i pazienti sono obbligati a curare una gallina: un animale ipercinetico. In Cina sono picchiati, ci sono stati anche due morti. In Olanda si portano a passeggiare nella natura.

Al Gemelli la terapia consiste in due appuntamenti settimanali: una seduta individuale ed una di gruppo. Negli incontri collettivi si agisce sul sintomo che, nel caso degli adulti, sono le ore di connessione mentre per gli adolescenti sono il rapporto con le emozioni.

Per lo stesso motivo, in terapia per IAD , vanno prima le mamme e poi – se si riesce ad intercettarli – i giovani internet addicted.

La IAD come spia di problemi familiari più complessi. Quando i genitori si presentano dalla psicologa, capita sovente di rendersi conto che alla base dell’assuefazione dei figli ci sono questioni irrisolte fra i due genitori e gli incontri diventano un’occasione per affrontare anche quelle.

Quando le ore passate su Internet diventano però 10-12 e perfino 18 nei casi più gravi, il rendimento scolastico e le amicizie, non possono che risentirne, culminando talvolta nel ritiro definitivo dalla scuola. “Ci sono capitati ragazzi che al mattino dovevano essere vestiti dai genitori perché non si staccavano più dallo schermo”. Quando si parla di ragazzi, si intende una maggioranza fra i 13 e i 17 anni ma in terapia ci sono anche mamma e papà di un trentenne che a causa della sua dipendenza non riesce a trovare lavoro.

Fra i ragazzi bisogna poi distinguere fra dipendenti dal web “antisociali”e “non-sociali” (psicotici)”. Se i primi si caratterizzano per l’aggressività ed utilizzano questo comportamento come ritorsione nei confronti del controllo dei genitori, i secondi sono spesso persone fragili, che prima dell’avvento di Internet si sarebbero rifugiate a casa e per i quali la rete è una manna dal cielo. La mancanza del fattore imprevedibilità (balbettii, rossori, movimenti goffi, eccetera) e la possibilità di dimenticarsi totalmente della dimensione corporale, offre ai ragazzi psicotici le uniche relazioni possibili.

leggi l’articolo originale cliccando qui.

 

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Internet Addiction Disorder: Facebook is like a cake!

Al’interno della Internet Addiction Disorder (IAD) – la sindrome identificata nel 1995 dallo psichiatra americano Ivan Goldberg per identificare quell’ampia varietà di comportamenti che implicano problemi psicologici nel controllo degli impulsi ad utilizzare internet e difficoltà nel regolare gli stati emotivi dell’esperienza on-line – la Social Addiction (cioè la dipendenza dai social network e il bisogno di mantenere/verificare/aggiornare la propria presenza all’interno di ambienti ‘sociali’ in modo continuativo e ossessivo) era già ben presente.

Da allora, i social network sono cresciuti in modo impressionante. con centinaia di milioni di utilizzatori e decine di miliardi di ore dedicate dagli utilizzatori a seguire la propria presenza in questi ambienti internet. Figuratevi quindi quanto è aumentata la Social Syndrom fra le genti di tutto il mondo. Basta guardarsi intorno per vedere quanto tempo, risorse e emozioni succhino alle persone i vari Facebook, YouTube, Wikipedia, Twitter, Myspace …

La verità è che ci sono oggi milioni di persone dipendenti dai Social Network che con le loro ‘patologie’ specifiche, spesso compresenti, alimentano la vita le piattaforme social procurandosi un’infinita serie di problemi alle loro.

Le ricerche più recenti finalizzate a stabilire il tipo di rapporto che un individuo instaura con il social network, valutandone così l’eventuale rischio dipendenza (Developement of a Facebook Addiction Scale 1,2) dimostrano che i social network – e Facebook in particolare – sono assimilabili alla droga come tipologia di dipendenza.

Di seguito, potete vedere una interessante infografica (realizzata da BestMasterPsycology.com) che presenta i numeri e gli effetti dell’Internet Addiction Disorder, con particolare riferimento a Facebook.

Sembra incredibile, ma su Facebook c’è addirittura una pagina dedicata alla ‘Sindrome compulsiva da Facebook‘ che ha 10.031 “Mi piace”.

Sarà (anche) per questi motivi che Facebook è intervenuto in modo ultra-light su questi argomenti postando nei giorni scorsi nel proprio profilo ufficiale un’immagine di una torta con i colori classici del brand dove è stata mangiata un’unica, piccola fetta, come a voler indicare l’assenza di una sola porzione è abbastanza eloquente per spiegare che trascorrere troppe ore sulla timeline può essere un’attività che nuoce alla salute.

Lo slogan è ‘Le torte sono come facebook‘ e il messaggio è: “Le torte di compleanno servono a far stare insieme la gente. Danno agli amici un posto dove trovarsi e festeggiare. Ma troppa torta, probabilmente, non fa bene alla salute. Perciò le torte di compleanno sono un po’ come Facebook.”

Con questo post il social network mette in guardia gli utenti sui rischi connessi all’uso protratto che generare effetti negativi, tra cui alienazione e erosione delle relazioni offline.

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