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Nov 10, 2018

“Rischi delle tecnologie e fattore umano: non solo hacker e ransomware” parla Isabella Corradini

” In particolare, dando per scontata l’utilità delle tecnologie digitali, non si può non considerare il rovescio della medaglia: si parla da tempo di rischi per la salute legati al sovraccarico di informazioni (information overload), di tecnostress, di tecnodipendenze, e sono ormai molti gli studi che confermano i rischi per la salute. Le tecnologie non sono né buone né cattive, lo è l’uso che ne fanno le persone.

Ci sono tipi di tecnologie troppo pervasive, e si continua ad andare avanti senza pensare alle conseguenze, o a pensarci quando ormai è tempo di correre ai ripari. Basti pensare che di recente alcuni ex dipendenti di due importanti aziende tecnologiche, come Facebook e Google, hanno lanciato la campagna Truth About Tech per sensibilizzare agli aspetti negativi dell’essere costantemente connessi. Queste, a mio avviso, sono le problematiche con cui ci si deve confrontare già da oggi. Sia nel privato, sia nei luoghi di lavoro.”

Rilancio questa intervista a Isabella Corradini, psicologa e criminologa, esperta di tematiche di sicurezza, safety e security, fatta a Roma da Spindox durante il Social Media Week 2017.

Il colloquio verte sui rischi delle tecnologie (come sovraccarico cognitivo, tecnostress, dipendenza), sugli aspetti socio-tecnici delle tecnologie dell’informazione e dell’educazione informatica (pensiero computazionale), sull’uso più consapevole dell’informatica.

Rischi delle tecnologie e fattore umano: non solo hacker e ransomware

Torniamo a riflettere sui rischi delle tecnologie. Lo facciamo con Isabella Corradini, presidente del Centro Ricerche Themis e co-fondatrice del Link&Think Research Lab. Abbiamo incontrato Isabella Corradini durante l’ultima edizione romana della Social Media Week 2017. In quell’occasione le abbiamo rivolto alcune domande sugli aspetti socio-tecnici delle tecnologie dell’informazione e dell’educazione informatica (pensiero computazionale).

Set 19, 2014

Digital Detox: in vacanza in gruppo per disintossicarsi dalla tecnologia

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Il Digital Detox è “Un periodo di tempo durante il quale una persona si astiene  dall’utilizzo di dispositivi elettronici come smartphone o computer, vissuto come un’opportunità per ridurre lo stress o concentrarsi sull’interazione sociale nel mondo reale” (A period of time during which a person refrains from using electronic devices such as smartphones or computers, regarded as an opportunity to reduce stress or focus on social interaction in the physical world”  Oxford Dictionaires).

Digital Detox è anche una compagnia nata nel 2012 con l’obiettivo di aiutare le persone a disintossicarsi dall’uso di dispositivi digitali organizzando ritiri e campi estivi dove la tecnologia è bandita, mentre sono favorite diverse attività olistiche, i rapporti umani e il contatto con la natura. L’obiettivo di Digital Detox è quello di educare a un uso moderato e cosciente della tecnologia che ci circonda.

Cominciano oggi i tre giorni di ritiro allo Shambala Ranch, con tutte le numerose attività che potete vedere nell’immagine di apertura di questo articolo.

Se qualcuno è interessato a provare l’esperienza di un campo Digital Detox, restano ancora pochi giorni per iscriversi al prossimo ritiro d’autunno (immagine di seguito), dopo il grande successo con il tutto esaurito nei diversi camps estivi svolti nei mesi scorsi.

digital detox

summer camps

Tutti quelli che non ha il tempo, la voglia o i duemila dollari per questi raduni da quattro giorni di digital detox di alto livello, possono sempre ricorrere a un gesto di esorcismo estremamente potente nei confronti delle tecnologie, dall’effetto non molto disintossicante, ma estremamente gratificante (come mostrato nell’immagine sotto).

DigitalDetox

Feb 26, 2014

Generazione digitale: un popolo di informatissimi idioti. 12 pagine da leggere assolutamente.

Sabato 25 gennaio 2014, il prof. Franco Ferrarotti (uno dei più importanti sociologi italiani, autore di alcuni libri ‘critici’ su internet, l’ultimo dei quali  è Un popolo di frenetici informatissimi idioti), ha parlato a lungo di Internet e delle sue conseguenze sulla società, in particolare per i ‘nativi digitali’, alla conferenza “Nuove dipendenze” organizzata dal Centro di psicoanalisi romano.

Il testo è una fotografia di tutti noi come agire sociale – ma dove possiamo facilmente ritrovarci uno per uno – in quest’epoca di tecnologie digitali e in questo mondo in cui ci siamo avvolti della comunicazione e relazione con tecnologie e servizi baati su internet.

Riporto brevemente alcuni passi dell’intervento, e alcune frai estrapolate dal testo, ma invito a scaricare e leggere il testo completo cliccando qui.

L’oggetto di ricerca è l’Homo sociologicus contemporaneo, cioè “quell’«agente sociale» in base alle prescrizioni di ruolo, fondate su valori e norme collettivamente condivisi” definito dalla sociologia del novecento, che sembra oggi “aver ceduto il passo a un attore sociale che persegue, in primo luogo, un suo personale progetto esistenziale. Il sociale resta solo come «vincolo allentato», richiamo evocativo o «cornice», anziché come luogo delle risorse da cui attingere i «materiali» essenziali per la costruzione delle méte individuali e collettive.”

La ricerca su questo nuovo tipo di “agire sociale” incrocia obbligatoriamente “la comunicazione elettronica e la rivoluzione digitale che investono direttamente le anime degli uomini, ne trasformano le percezioni, ricreano la realtà, la ridefiniscono e la re-inventano come realtà virtuale”.

Questi effetti sono particolarmente evidenti nella “generazione che abbiamo davanti è quella cresciuta con i mezzi di comunicazione di massa, con la televisione, con il computer, con Internet.”

“Internet sta cambiando non solo la comunicazione politica, ma la fonte stessa dell’obbligazione che lega e tiene insieme la società, consentendo ad essa di funzionare come un insieme di parti distinte ed anche in contrasto, ma tendenzialmente congruenti. … Internet sta sostituendosi al costume della società tradizionale, all’autorità dell’eterno ieri. È il nuovo, imprevisto ed inedito fattore integrativo. Ma integra veramente?”

“Se non già oggi, quasi certamente domani, saremo probabilmente messi di fronte ad un popolo di informatissimi idioti” ci avvisa Ferrarotti, “La logica dell’audiovisivo … informa, ma nello stesso tempo frastorna; informa, ma anche deforma; informa con una straordinaria abbondanza di stimoli e di dati non-mediati, ma non concede i margini di tempo necessari al filtro selettivo della ragione e della memoria; ossia informa, ma non forma.”

“Liberati dalla placenta protettiva e inibente del costume tradizionale, delusi dalle grandi ideologie onni-includenti, consegnati alla contingenza del caso e alla sua crudeltà distratta, privi di scuse o giustificazioni valide per i nostri insuccessi, ridotti a vivere a modo nostro, a «realizzarci», ma privati nello stesso tempo di orientamenti, paghiamo la libertà con l’imbarazzo paralizzante di scelte tanto numerose quanto insignificanti. La mitologia del libero mercato ha penetrato e imbevuto di sé la trama dell’esistenza. L’ordine sociale che pesava sugli individui e ne dettava le condizioni di vita si è liquefatto. Siamo passati dall’eteronomia delle grandi tradizioni all’autonomia relativa dell’individuo kantiano, infine alla ricerca dell’identità soggettiva, puramente personale, alla valorizzazione estrema della spontaneità come preziosa, imprevedibile e irriducibile espressione del singolo. I comportamenti espressivi sopravanzano quelli logico- strumentali. …. Ciò predispone adolescenti, giovani adulti e adulti alla dipendenza dai nuovi mezzi elettronici. Nelle condizioni odierne, sembrano affermarsi nuove forme di idolatria. Si sta verificando l’obsolescenza del principio di non contraddizione e della consecutio temporum. Si è schiacciati sull’immediato …

“La cultura del libro si sta trasformando in cultura del monitor”.

“La tecnologia riproduce se stessa all’infinito e non va incontro a nessuna esigenza autoespressiva e libera degli individui. L’ultimo ritrovato è tanto tecnicamente scintillante quanto umanamente inutile”.

“Sta prevalendo la socialità come comunicazione fine a se stessa. Ma si tratta di rumore”.

“Più del 30% di dirigenti, imprenditori e neo-laureati non ha letto neanche un libro nel corso degli ultimi 12 mesi”.

E qui mi fermo ma, come vi ho detto, se volete capire un po’ di più chi siamo (o chi siamo diventati) come attori sociali in questi ultimi vent’anni di tecnologie digitali scaricate e leggete l’intervento completo cliccando qui.

unpopolodifrenetici

Nov 15, 2013

Tecnostress: se ne parla anche alla RAI TV

Nel programma televisivo GEO di RAI 3 andato in onda il 21 ottobre 2013, Sveva Sagramola parla di Tecnostress per 5 minuti con il dott. Piero Barbanti, primario neurologo all’istituto San Raffaele Pisana di Roma.

Ott 21, 2013

Dipendenza da Internet: Reportage dal Policlinico Gemelli di Roma

IAD addict

Sull’edizione online di Huffington Post Italia del 16 ottobre 2013 è presente un reportage firmato da Antonio Laterza relativo alla dipendenza da Internet e alle cure svolte dal Dott. Tonioni al Policlinico Gemelli di Roma. Clicca qui per andare direttamente a leggere l’articolo completo, oppure io ho fatto di seguito un breve riassunto dei passi più significativi:

Al Policlinico Gemelli di Roma, un’equipe di psicologi e psicoterapeuti coordinata dal Dott. Federico Tonioni si occupa di dipendenze da Internet da ormai 4 anni in modo decisamente continuo, con l’ambulatorio aperto dalle 9 del mattino alle 18 del pomeriggio e una terapia di gruppo settimanale di spiegazioni e sostegno per i genitori dei soggetti dipendenti dalla rete.

La dipendenza da Internet (IAD, Internet Addiction Disorder) è una patologia studiata di recente e di cui se ne sa ancora poco, ma è abbastanza diffusa in Italia, ma sono già più di 600 le persone passate dall’Ambulatorio da quando è aperto.

Secondo i dati a disposizione del dott. Tonioni, i ragazzi assuefatti alla rete sono l’80% dell’utenza del Day Hospital di Psichiatria del Gemelli, e per lo più sono di sesso maschile. Il restante 20% sono adulti dipendenti dal gioco d’azzardo online e dai siti porno.

Nei casi più acuti i giovani passano fino a 18 ore al giorno di fronte ad uno schermo, in un flusso continuo di informazioni ed emozioni. Le conseguenze principali sono perdita il sonno e concezione dilatata e distorta del tempo e dello spazio.

Gli effetti di un eccesso di internet sul comportamento mostrano un aumentano di aggressività e disinibizione sessuale, specialmente laddove si tende già a relazionarsi con gli altri e soprattutto con gli adulti tramite la forza.

I social network, in particolare, danno l’illusione di gestire le emozioni a proprio piacimento, ma le parole e gli atti virtuali acquisiscono nella vita quotidiana una loro concretezzaa, come nel caso delle azioni di cyberbullismo.

La terapia finora utilizzate sono differenti da luogo a luogo: Negli Usa i pazienti sono obbligati a curare una gallina: un animale ipercinetico. In Cina sono picchiati, ci sono stati anche due morti. In Olanda si portano a passeggiare nella natura.

Al Gemelli la terapia consiste in due appuntamenti settimanali: una seduta individuale ed una di gruppo. Negli incontri collettivi si agisce sul sintomo che, nel caso degli adulti, sono le ore di connessione mentre per gli adolescenti sono il rapporto con le emozioni.

Per lo stesso motivo, in terapia per IAD , vanno prima le mamme e poi – se si riesce ad intercettarli – i giovani internet addicted.

La IAD come spia di problemi familiari più complessi. Quando i genitori si presentano dalla psicologa, capita sovente di rendersi conto che alla base dell’assuefazione dei figli ci sono questioni irrisolte fra i due genitori e gli incontri diventano un’occasione per affrontare anche quelle.

Quando le ore passate su Internet diventano però 10-12 e perfino 18 nei casi più gravi, il rendimento scolastico e le amicizie, non possono che risentirne, culminando talvolta nel ritiro definitivo dalla scuola. “Ci sono capitati ragazzi che al mattino dovevano essere vestiti dai genitori perché non si staccavano più dallo schermo”. Quando si parla di ragazzi, si intende una maggioranza fra i 13 e i 17 anni ma in terapia ci sono anche mamma e papà di un trentenne che a causa della sua dipendenza non riesce a trovare lavoro.

Fra i ragazzi bisogna poi distinguere fra dipendenti dal web “antisociali”e “non-sociali” (psicotici)”. Se i primi si caratterizzano per l’aggressività ed utilizzano questo comportamento come ritorsione nei confronti del controllo dei genitori, i secondi sono spesso persone fragili, che prima dell’avvento di Internet si sarebbero rifugiate a casa e per i quali la rete è una manna dal cielo. La mancanza del fattore imprevedibilità (balbettii, rossori, movimenti goffi, eccetera) e la possibilità di dimenticarsi totalmente della dimensione corporale, offre ai ragazzi psicotici le uniche relazioni possibili.

leggi l’articolo originale cliccando qui.

 

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