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Nov 28, 2016

Tecnostress: sfide e rischi dell’innovazione tecnologica.

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Articolo divulgativo del dicembre 2015 sul tema del tecnostress tratto dalla rivista specializzata “Ambiente&Sicurezza sul Lavoro” con intervista a Sara Stabile (chimico e Ricercatore presso il Dipartimento di Medicina, Epidemiologia, Igiene del Lavoro ed Ambientale dell’INAIL) sul fenomeno del “Tecnostress”.

Nell’articolo si danno alcune pillole di informazioni generali sulla questione, si dichiarano l’importanza di formazione e informazione specifica ma, quando si viene all’attività pratica, si enuncia la presenza di un solo progetto – peraltro regionale – e in modo abbastanza incomprensibile.

E’ passato un’anno da allora. In questo tempo INAIL avrebbe già potuto fare molta più informazione sull’argomento tecnostress e anche qualcosa di pratico (che so … una bella linea guida per la valutazione in ambienti di lavoro ad alta densità tecnologica). E invece vedo tanti begli incontri, sento molte belle parole, ma non trovo mai un materiale INAIL pratico e utile per iniziare a ragionare la tutela dei lavoratori dallo stress tecnologico.

Sarò pessimista, ma mi sa che ci moriremo di tecnostress …

Clicca qui per scaricare l’articolo (pdf, 843k)

Giu 20, 2015

Interessante relazione INAIL “Tecnostress lavoro-correlato: effetti sull’uomo e inquadramento medico legale”.

Innocenzi_INAIL

Nello scorso mese di maggio si è svolto presso la sede INPS di Anagni il convegno “TECNOSTRESS LAVORO CORRELATO La nuova frontiera della malattia professionale”, promosso da Aifos per le giornate di approfondimento nell’ambito della Campagna Europea “Insieme per la prevenzione e la gestione dello stress lavoro correlato”.

In questo convegno il dottor Mariano Innocenzi – Dir. Medico di II° livello, Responsabile III^ Sovrintendenza Sanitaria Centrale INAIL – ha presentato la relazione firmata con i dottori Giacomo Rao, Andrea Di Giacobbe, Elisa Saldutti (Dirigenti Medici di I° livello): “Tecnostress lavoro-correlato: effetti sull’uomo e inquadramento medico legale”.

Nella ricerca, partendo da un elenco di nuovi rischi e/o rischi emergenti:

  • Rischi biologici (micobatteri non tubercolari; legionella, virus emergenti, agenti legati all’antibiotico-resistenza)
  • Rischi chimici in relazione a nuovi prodotti di sintesi e nuovi cicli produttivi
  • Rischi da nanoparticelle
  • Rischi da sostanze mutagene e cancerogene
  • Rischi in ambienti indoor legati a microclimi particolari
  • Stress lavoro-correlato in funzione dei cambiamenti delle nuove organizzazioni del lavoro e dei nuovi strumenti di lavoro (tecnostress)

il relatore sviluppa il suo discorso su quest’ultimo rischio (quello che ci interessa) del Tecnostress.

Dopo averne dato definizione ed effetti, ed aver chiaramente spiegato la fisiopatologia e la neuro-biologia dello stress, arriviamo ad un parte molto interessante sugli aspetti medico-legali.

Dalla domanda di partenza “E’ possibile individuare lo stress legato al lavoro, anche nella forma di tecnostress?” si analizzano le definizioni normative di ‘danno alla persona’ e ’danno biologico’ per cercare di inquadrare la tipologia di danno prodotta dal tecnostress come malattia professionale e per arrivare a capire come questo evento possa essere oggi tutelato dall’INAIL.

Ci viene quindi spiegato con quali sistemi INAIL riconosce l’origine professionale della malattia (malattie professionali tabellate o non tabellate); in che tipologia di danno può essere ascrivibile il Tecnostress (danno da costrittività organizzativa); a quale esatto gruppo e lista fa riferimento (Lista II Gruppo 7 – limitata probabilità – Malattie psichiche e psicosomatiche da disfunzione dell’organizzazione del lavoro);  quali sono le valutazioni del danno sulle tabelle INAIL e nella tabella delle percentuali di invalidità civile ordinata per apparati del Ministero della Sanità.

La considerazione conclusiva è che “Le malattie professionali inquadrabili nell’ambito delle patologie da stress-lavoro correlato, globalmente intese (tecnostress incluso) sono sicuramente sottostimate” per diversi motivi:

  • Per difficoltà oggettiva di riconoscimento;
  • Per omessa evidenza da ragioni soggettive ed oggettive, per esigenze operative ed organizzative;
  • Per difficile inquadramento etio-patogenetico;
  • Per le ripercussioni socio-affettive conseguenti;
  • Per mancanza di una adeguata cultura di tutela del benessere psichico della Persona.

Per scaricare il pdf della presentazione clicca qui

Tecnostress e Videoterminali: manuale completo linee guida tecniche SUVA e Checklist (+Inail)

foto SUVA VDT

Nonostante la postazione di lavoro al videoterminale abbia subito negli anni un’evoluzione straordinaria dal punto di vista tecnologico, un numero sempre maggiore di lavoratori videoterminalisti accusa problemi di salute.

Come sappiamo (vedi gli articoli correlati riportati a fondo pagina), l’utilizzo del videoterminale, soprattutto se prolungato, può provocare disturbi essenzialmente per l’apparato muscolo-scheletrico e per la vista, o problemi di affaticamento mentale. Ma a seconda della tipologia di lavoro svolto, può anche provocare sindromi diverse correlate allo stress, o generare vere e proprie patologie da tecnostress.

Per affrontare il rischio Videoterminale (e, più in generale, il rischio di utilizzo scorretto del computer), un aiuto lo offre da anni l’opuscolo «Il lavoro al videoterminale» pubblicato per la prima volta dalla Suva nel 1983 e da allora stampato in oltre 400.000 copie. L’opuscolo è stato costantemente aggiornato negli anni, seguendo i continui sviluppi della tecnologia e le novità scientifiche nel settore.

L’ultima edizione disponibile, che potete scaricare in questo articolo, è stata completamente rinnovata sia nella veste grafica, sia nella parte contenutistica, fino a formare un corposo manuale con tante immagini tecniche e simboliche, destinato sia ai tecnici della sicurezza che agli stessi lavoratori.

Il manuale può essere utilizzato dai datori di lavoro per informare correttamente sui rischi a cui sono esposti i lavoratori che utilizzano abitualmente il videoterminale e per spiegare loro come sistemare la postazione di lavoro e usare le apparecchiature in modo corretto.

Per completezza, ho recuperato dalle precedenti edizioni dell’opuscolo, le utilissime chek-list per verificare autonomamente le condizioni di illuminazione e di ergonomia della postazione di lavoro.

E per estrema completezza, dato che SUVA è un ente svizzero con normativa diversa dalla nostra, metto a disposizione  anche l’omologa pubblicazione italiana, il manuale INAIL “Il lavoro al videoterminale“.

Scarica l’opuscolo SUVA “Il lavoro al videoterminale”
Scarica la Check-List SUVA VDT “Ergonomia” e “Illuminazione
Scarica il manuale INAIL “Il lavoro al videoterminale”

Tecnostress nei Call Center: la storia di Anna

callcenter

Anna entra nel call center, la accoglie una grande aula rumorosa dove una cinquantina di colleghi stanno parlando ad alta voce per farsi sentire dal cliente all’altro capo del telefono. Il team leader di turno gli si avvicina facendo notare che il tasso di produzione del giorno precedente è stato troppo basso e le consiglia paternamente di fare meglio per evitare richiami da parte aziendale. Anna siede in postazione accende il PC, il collega a fianco fa un cenno con la mano, è in chiamata, non può salutarla perché calerebbe la produzione. Le chiamate cominciano a susseguirsi senza soluzione di continuità, non tutti i clienti sono gentili quando vuoi vendergli una carta di credito mentre hanno un piatto di pasta di fronte, ma Anna prova e riprova nel tentativo di piazzare il prodotto e qualche volta ci riesce. A metà turno comincia a perdere la pazienza, nel mentre il cruscotto sul PC che indica la produzione giornaliera è in rosso e dentro cresce inevitabile una certa ansia. Dopo poco il Team Leader le si avvicina, vede il cruscotto rosso inserisce lo spinotto della sua cuffia sul pc e comincia a ascoltare la chiamata per dieci lunghi minuti di tensione durante i quali lei suda freddo incespicando tra le parole dello script. Lo chiamano affiancamento ma Anna non si sente per niente sostenuta. Alla fine del turno il Team Leader la chiama di nuovo per dire che deve migliorare perché le sue prestazioni non riescono neanche a ripagare il costo del suo stipendio. Tornando a casa ha mal di testa e si sente agitata, si ripete che tra due o tre ore star° meglio. Passano due settimane e il call center manager la chiama a colloquio e le consegna una lettera. C’é scritto che in una chiamata di controllo ha sbagliato le parole del saluto e non ha l’ordine nel quale vanno lette tutte le informazioni, per questo le chiedono giustificazioni scritte del suo lavoro negligente. Anna sale al piano di sopra deve iniziare a lavorare ma non ce la fa, sta tremando, ha voglia di piangere o di spaccare tutto. Questa volta giura che se ne andrà nonostante l’asilo da pagare e la rata del mutuo. Scende le scale monta in auto e si dirige verso casa. *

Con un incremento annuale del 30-35% dei volumi delle chiamate e del 20-25% del numero degli occupati, i call center rappresentano una delle forme di impiego a maggiore crescita in tutto il mondo. Non sono più il luogo di lavoro in cui transitavano temporaneamente giovani studenti in cerca di prima occupazione, oggi ci sono uomini e donne che hanno imperniato la propria vita su questa attività e che con questa attività andranno in pensione dopo decenni di lavoro.

La tipologia di lavoro del call center, però, presenta una vasta serie di rischi stress legati alle tecnologie (uso dei videoterminali, sollecitazioni uditive, multitasking, esposizione eccessiva a flussi di dati, feedback utenti, isolamento sociale, eccetera) e, più in generale, la ripetitività e il considerevole carico di lavoro generano elevati livelli di stress psicofisico.

Abbiamo già parlato del tecnostress nei call center con le storie chock di abbracciare l’Orso e nei call center c’è la frusta.

La storia di oggi ci mostra che alcuni datori di lavoro ritengono che qualsiasi forma di pressione sui lavoratori sia una forma di stress ‘positivo’. Questo atteggiamento, però, produce atteggiamenti di ‘fuga’ dal lavoro (assenteismo cronico, ritardo cronico, pause prolungate,) o decremento della performance o difficoltà nelle relazioni interpersonali (incapacità di collaborare con i team leader, rifiuto delle regole) che non vengono affrontati come problemi legati allo stress.

Le ricerche disponibili in Italia sul rischio stress nei Call Center sono scarse e datate, qui potete scaricare la ricerca del 2007 “Idee per un cambiamento – una ricerca sulle condizioni di lavoro nella realtà dei call center“, realizzata dalla CGIL di Genova in collaborazione con l’INAIL, sulle condizioni di lavoro nei Call Center con particolare riguardo al rischio professionale.

Il medico del lavoro Michele Piccardo ha partecipato a questa ricerca nei call center liguri e così commenta: “gli operatori di call center vengono da un mondo moderno e tecnologico dove le persone continuano ad ammalarsi di lavoro. Per evitare o almeno ridurre questi danni probabilmente sarebbe sufficiente far si che sia il lavoratore a governare e utilizzare la tecnologia invece del contrario.”

Nel caso dei Call Center, dei piccoli miglioramenti nell’organizzazione del lavoro nell’ottica di una riduzione dello stress favorirebbero anche al miglioramento delle prestazioni dei lavoratori, ad esempio:

– la partecipazione attiva dei lavoratori alla definizione dello script della telefonata.
– la creazione di spazi e tempi di condivisione collettiva anche al di fuori dell’orario di lavoro;
– la formazione sulla corretta tipologia di leadership da esercitare da parte di capi team;
– la possibilità di crescita professionale e riconoscimento anche economico della qualità del proprio lavoro;
– l’obbligo dei datori di lavoro ad una valutazione dello stress che renda partecipi della valutazione i lavoratori.

* La relazione “Stress da lavoro correlato: la storia di Anna“, a cura di Filippo Bellandi, fa parte degli Atti del seminario “La comunicazione tra il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza e il medico competente” organizzato a Firenze il 30 gennaio 2014; pubblicati sul Bollettino dei rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza “Toscana RLS” (Anno VI, numero 1).

Ott 20, 2012

I disturbi muscolo-scheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa – Nuova pubblicazione INAIL

I disturbi muscoloscheletrici da sovraccarico biomeccanico (DMS) sono un insieme di patologie fisiche che riguardano almeno 1 lavoratore su 4 – specialmente quelli che svolgono lavori pesanti o mansioni d’ufficio.

Come abbiamo visto in altri articoli di questo sito (Computer e mal di schiena. Che fare?; Ergonomia e Tecnostress; Videoterminali: effetti sulla salute e misure di prevenzione; Principali effetti sulla salute connessi con il lavoro al VDT) l’ergonomia del posto di lavoro per i lavoratori digitali, ha una grandissima importanza nella prevenzione e nell’insorgenza di queste patologie.

Questi disturbi – oltre a produrre nei soggetti affetti dei dolori di varia natua e intensità, anche cronici – genera un enorme numero di giorni di assenza dal lavoro, e di conseguenza un grande costo sia per le singole imprese, sia per l’intero sistema assicurativo degli infortuni sul lavoro.

Quindi l’INAIL , visti i costi legati a questi disturbi che è annualmente costretto a sborsare, è da tempo attento al problema e già nel 2007 aveva pubblicato un fascicolo di allerta e indicazioni per la prevenzione relativo ai disturbi muscolo-scheletrici.

E’ uscita in questi giorni una versione aggiornata del documento, intitolata “I disturbi muscoloscheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa”.

Si tratta di una pubblicazione di grande interesse, suddivisa in tre principali argomenti:

– le possibili alterazioni a carico della colonna vertebrale, quindi i fattori di rischio e di prevenzione delle patologie a carico del rachide correlate all’attività lavorativa: alterazioni più comuni, movimentazione manuale, elementi da considerare per la prevenzione e attività a maggior rischio.

– le posture adeguate per le attività lavorative, quindi le corrette posture da adottare nei luoghi di lavoro per il travaso di prodotti liquidi, il trasporto con carriola, i lavori a terra, le impugnature, l’uso di attrezzi, i ritmi di lavoro e la postura fissa in piedi e seduta.

– un ampio repertorio di suggerimenti per la prevenzione dei disturbi muscoloscheletrici, con le corrette prassi lavorative e gli stili di vita e esercizi idonei alla prevenzione.

Chiude la pubblicazione una parte relativa alle norme assicurative per l’infortunio sul lavoro, alle malattie professionali e alle relative prestazioni dell’INAIL per infortuni e malattie professionali.

Clicca qui per scaricare la pubblicazione INAIL “I disturbi muscoloscheletrici lavorativi. La causa, l’insorgenza, la prevenzione, la tutela assicurativa” – edizione 2012 – realizzata con la collaborazione della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, dell’ISFOL, del Ministero del Lavoro, del Ministero della Salute e delle organizzazioni sindacali e datoriali.

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