
Durante la pandemia da Covid-19 abbiamo assistito a un fenomeno curioso ma ricorrente: milioni di
persone si sono improvvisamente trasformate in esperte di virologia, immunologia e terapie
alternative. Dinamiche simili emergono ogni giorno anche su temi come politica, economia o
innovazione tecnologica.
Da dove nasce questa sicurezza, spesso sproporzionata rispetto alle conoscenze reali?
Una possibile risposta arriva dalla psicologia e ha un nome preciso: Effetto Dunning-Kruger.
Questo effetto descrive il fenomeno per cui le persone con competenze limitate in un determinato
ambito tendono a sovrastimare le proprie conoscenze, mentre chi possiede una preparazione solida è
generalmente più prudente nelle proprie valutazioni. Non si tratta semplicemente di arroganza, ma di
un limite cognitivo strutturale: per riconoscere la propria incompetenza servirebbero proprio quelle
competenze che mancano. In altre parole, chi sa poco non dispone degli strumenti per rendersi conto
di sapere poco.
I social network rappresentano un terreno particolarmente fertile per questa distorsione. In questi spazi
chiunque può esprimere opinioni, prendere posizione e costruirsi un’aura di autorevolezza,
indipendentemente dalla propria preparazione. L’assenza di filtri, la rapidità di pubblicazione e la
velocità di diffusione dei contenuti creano un ambiente in cui la percezione di competenza può
consolidarsi rapidamente. Like, condivisioni e commenti diventano segnali di legittimazione sociale,
anche quando le informazioni sono parziali, decontestualizzate o errate.
A rafforzare il problema interviene un altro meccanismo psicologico ben documentato: il bias di
conferma. Tendiamo infatti a cercare, interpretare e ricordare soprattutto le informazioni che
confermano le nostre convinzioni, mentre ignoriamo o svalutiamo quelle che le mettono in
discussione. Questo processo non solo alimenta l’illusione di competenza, ma contribuisce anche alla
polarizzazione del dibattito pubblico, rendendo più difficile un confronto fondato su dati verificabili.
Un ulteriore elemento critico riguarda il funzionamento stesso delle piattaforme digitali. Gli algoritmi
privilegiano i contenuti che generano reazioni emotive rapide — sicurezza, indignazione,
semplificazione — perché favoriscono l’interazione. Le analisi complesse, sfumate e ben documentate richiedono invece tempo, attenzione e pensiero critico: risorse sempre più scarse nell’ecosistema
digitale.
La crescente accessibilità alle informazioni rappresenta un’opportunità straordinaria, ma implica anche
una responsabilità maggiore. Essere cittadini digitali consapevoli significa:
- verificare l’affidabilità delle fonti
- distinguere le opinioni dai dati;
- riconoscere i limiti delle proprie conoscenze;
- coltivare il dubbio come strumento di apprendimento, non come segno di debolezza.
In un contesto in cui l’effetto Dunning-Kruger può essere amplificato dalla tecnologia e dalla velocità
comunicativa, la riflessione critica non è più una competenza accessoria: è una vera e propria abilità
professionale e civica, fondamentale anche per prevenire nuove forme di tecnostress legate al
sovraccarico informativo e alla disinformazione.
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