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Gen 13, 2014

Disconnect: Oggi che siamo sempre connessi, siamo soli più che mai. E’ uscito il film sulle (non) relazioni tecnologiche.

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E’ uscito nei cinema italiani il 9 gennaio “Disconnect“, il film che esplora le conseguenze della tecnologia moderna e di come questa inferisce, influenza e descrive le nostre relazioni quotidiane. Disconnect segna il debutto di Henry-Alex Rubin – già candidato all’Oscar per il documentario “Murderball – come regista.

Il film racconta i un gruppo di persone alla ricerca di contatto umano nel mondo iperconnesso di oggi. Tre nuclei di personaggi che hanno relazioni bilaterali si ritrovano in una rete ben strutturata di rapporti attraverso chat e social network.

Un poliziotto vedovo si converte a detective privato per avere più tempo per il figlio. Un ragazzo con un falso profilo di facebook gioca con i sentimenti di un coetaneo più introverso. Un avvocato di grido non può staccare occhi e orecchie dal telefono, nemmeno a cena, e non vede quel che accade ai suoi figli. Una produttrice televisiva realizza un reportage di successo coinvolgendo un ragazzo che si vende sulle videochat hard insieme ad altri minorenni. Un’altra donna, reduce da un lutto profondo, cerca conforto presso uno sconosciuto on line, mentre il marito accumula debiti. Immerse nel virtuale, sconnesse l’una rispetto all’altra, le vite di queste persone vengono brutalmente sconvolte dalla realtà e intrecciate tra loro dal destino.

Lo slogan del film è perenterio: “Oggi che siamo sempre connessi, siamo soli più che mai”. Detto così, sembra un atto di accusa alla tecnologie della comunicazione e alle moderne modalità di relazione, come fa pensare anche un trailer italiano ben fatto (che potete vedere sotto). Quindi sono andato a vedere il film.

L’ho trovato piacevole, ma non bello; moderno (è del 2012) ma non innovativo; sufficentemente intelligente, ma non geniale.

Mi spiego meglio: quello che vediamo nel film è quello che siamo, oggi tutti noi abbiamo il nostro bel daffare a rappresentarci in modi diversi all’interno di internet. Non c’è novità nel cyberbullismo fino al suicidio (non c’era Snapchat) o nella relazione clandestina fra sconosciuti via chat o nelle sexy chat a pagamento.

Tutte cose (e molte altre) presenti da tempo nello scenario della rete e con altissimi tassi d’utilizzo, ma tutte cose presenti da sempre nel comportamento umano. Il problema centrale che pone il film è la relazione, la mancata capacità di relazione, la relazione falsa, e via dicendo. Tutte cose terribilmente umane, dove la tecnologia c’entra per il fatto che oltre a essere canale di comunicazione, è riuscita a farsi anche estetica dei tempi moderni.

Quindi non sono d’accordo su una visione del film come critica alla tecnologie, ma vedo più un messaggio di allertà alla necessità di vigilare sull’utilizzo delle tecnologie e sulla necessità di creare una didattica ed una ecologia all’uso delle teclogie digitali. Sono troppo speranzoso? Andate anche voi a vedere ‘Disconnect’ ed esprimente la vostra opinione con un commento qui sotto.

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Set 18, 2012

Disconnect: un film di Henry-Alex Rubin che parla di internet e di net addiction

Giudizi contrastanti per questo film di Henry-Alex Rubin: Disconnect, presentato fuori concorso alla 69a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

La storia, brevemente, è questa:

Un ragazzo viene indotto con uno stratagemma dai suoi coetanei poco responsabili a pubblicare su internet una sua foto nudo, una coppia subisce sul web un furto di identità che provoca il prosciugamento del loro conto corrente bancario, una giornalista cerca di tirar fuori un giovane dal giro dei siti che “vendono” sesso informatico. Le vicende di questi soggetti sono legate una all’altra e alla fine troveranno una composizione in maniera, per loro, imprevedibile.

Quindi si parla di Internet e, nell’idea del regista, di una società nella quale un eccesso di comunicazione informatica ha completamente distrutto il tessuto delle relazioni umane e collettive. Un lungo excursus su come la tecnologia stia cambiando la società attuale: i social network, le chat, tutti espedienti che in teoria dovrebbero favorire la comunicazione e l’interazione tra individui, ma che in realtà ci separano, ci disconnettono più che mai.

Sul flyer ufficiale del film c’è scritto

“Disconnect fonde molteplici storie che parlano di persone alla ricerca di legami umani nel mondo sempre connesso di oggi. Intense, strazianti e toccanti, le storie si intersecano con colpi di scena, che mettono a nudo una realtà scioccante nel nostro uso quotidiano della tecnologia che, facendo da mediatrice, definisce i nostri rapporti e, in fin dei conti, le nostre vite”.

“Volevo raccontare il paradosso di questi tempi, quanto siamo vicini eppure più distanti che mai – spiega Rubin – ho usato un approccio familiare, dando ad ogni attore la possibilità di avvalersi di un’interfaccia, persone che nella vita reale avevano avuto un percorso simile a quello del personaggio. Quello che mi interessava era riprodurre la naturalezza dell’assurdo e per la prima volta ero eccitato all’idea di essere libero, non alla mercé della docu-realtà”.

Come ho detto, i commenti critici sono stati di tutti i tenori, a qualcuno la pellicola è particolarmente piaciuta e l’ha definita da ‘sorprendente e senza troppi virtuosismi’, mentre altri hanno parlato di un “film banale e senza senso” … “di assoluta prevedibilità sul piano della struttura narrativa” che “non propone a chi guarda nulla, se non la propria impostazione ultrasemplicistica e furbamente ammiccante nei confronti del pubblico.”.

Viste le diverse opinioni, è quindi molto più sensato che, se a qualcuno interessa, se lo veda al cinema nei prossimi mesi e si faccia personalmente la sua idea.

Scheda del film
Titolo: Disconnect / Regia: Henry-Alex Rubin / Sceneggiatura: Andrew Stern / Fotografia: Ken Seng / Montaggio: Lee Percy, Kevin Tent / Scenografia: Dina Goldman / Musica: Max Richter / Interpreti: Jason Bateman, Hope Davis, Frank Grillo, Michael Nyqvist, Paula Patton / Produzione: LD Entertainment, Wonderful Films / Paese: USA, 2012 / Durata: 110′

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