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Gen 23, 2017

Ricerche internazionali: “Telework: Experiences of technostress in telework environments.”

telework

Alla già vastissima sezione dedicata alle ricerche intaliane e internazionali di questo sito, si aggiunge oggi questo recentissimo studio “Telework: Experiences of technostress in telework environments” (Telelavoro: Esperienze di tecnostress in ambienti di telelavoro) di Ericsson, Sandra, Umeå University, Faculty of Social Sciences, Department of Informatics.

Abstract [en]
The adoption and use of information and communication technology (ICT) solutions in companies are on the rise and with this rise comes several health effects. One kind of these health effects, called technostress affects employees and self-employees while using ICT for telework. The aim of this study has been to create a deeper understanding of the factors that are stressing employees and self-employees that has the opportunity to work flexible work hours using ICT. A qualitative research method including interviews has been used to gather data for this thesis. My findings suggests that awareness of the stress factors in different areas makes it easier to avoid getting affected by them. These stress areas are (1) reachability, (2) ICT and flexible work hours, (3) Work, information and technology overload and (4) Separation between work and leisure. I expect that this study will contribute to broadening the awareness of these stress factors.

Abstract (ita, google translator)
L’adozione e l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) in aziende sono in aumento e da questo aumento derivano diversi effetti sulla salute. Un tipo di questi effetti sulla salute, chiamato tecnostress colpisce dipendenti e lavoratori autonomi durante l’utilizzo di ICT per il telelavoro. Lo scopo di questo studio è stato quello di creare una più profonda comprensione dei fattori che stressano dipendenti e lavoratori autonomi che hanno l’opportunità di lavorare in modo flessibile con l’uso delle ICT. Un metodo di ricerca qualitativa con interviste è stato utilizzato per la raccolta dei dati per questa tesi. I miei risultati suggeriscono che la consapevolezza dei fattori di stress in aree diverse rende più facile per evitare di essere colpiti da loro. Queste aree di stress sono (1) raggiungibilità, (2) ICT e orario di lavoro flessibile, (3) Lavoro, sovraccarico di informazioni e di tecnologia e (4) Separazione tra lavoro e tempo libero. Mi aspetto che questo studio contribuirà ad ampliare la conoscenza di questi fattori di stress.

Clicca qui per scaricare la ricerca, oppure leggila qui sotto.

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Nov 24, 2014

Digital Stress: che fare? Articolo del settimanale L’Espresso che spiega come liberarsi da una dipendenza sempre più invasiva e diffusa.

copertina espresso digital stress

In questo weekend – cercando qualche novità sul Tecnostress – mi sono imbattutto in un lungo e bell’articolo intitolato “Digital Stress” e pubblicato nella sezione Socetà del settimanale L’Espresso n. 34 del 29 agosto 2013 e scritto da Paolo Cagnan.

L’argomento ‘Digital Stress’ è trattato così estesamente (nove pagine) da meritare anche la copertina della rivista, che vedete pubblicata qui sopra. Da quel che mi risulta, è l’articolo di stampa più completo sul tema del Tecnostress rivolto ad un pubblico di lettori ‘generalista’ che sia mai stato pubblicato in Italia.

Il messaggio di copertina è questo: “Digital Stress. Squilli, mail, sms, tweet … siamo intossicati dalle tecnologie, c’è già chi parla di droga del terzo millennio, E di nuove patologie. Che fare? Ecco come liberarsi da una dipendenza sempre più invasiva e diffusa.

E questa è l’apertura dell’articolo: “Vivamo di squilli, nail, sms, tweet, ostaggi della tecnologia, Spesso per nulla. Come curarsi? Ecco le istruzioni per staccare la spina. E cercare di riprendersi la testa”.

I contenuti affrontati nelle nove pagine di articolo sono:

  • introduzione
  • E tu di che sindrome soffri?
  • Proiezioni da capogiro
  • Il treno, palestra di sopportazione
  • Il computer ce l’ho addosso
  • Nasce il movimento Slot Tech
  • Il lato oscuro del digitale
  • Partire col piede giusto: il test
  • I manager fanno così
  • In vacanza, si fa per dire
  • E per concludere: gli esercizi utili

Altri argomenti affrontati nei box di approfondimento:

  • Paradossi all’italiana – di Paolo Cagnan
  • Schermo delle mie brame – di Marco Belpoliti
  • Digito, Ergo Sum – colloquio con Marino Niola di Paolo Cagnan
  • Ma quanti telefonini vogliamo? – dati di mercato smartphone e tablet, fonte SIRMI
  • Piccoli, grandi “Geek” – di Paolo Cagnan
  • Mi hai laicato il gatto? – di Paolo Cagnan

Il alcuni punti dell’articolo il tono è allarmista ma, in generale, viene trasfusa parecchia speranza sulla possibilità di poter gestire il proprio rapporto con le tecnologie e gli ambienti digitali. Ad ogni modo, è un articolo da aver letto a suo tempo oppure, dato che è sempre molto attuale, da leggere ora scaricando il pdf completo cliccando qui.

 

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Set 19, 2013

Randstad Wormonitor 2012: italiani sempre più stressati dalla tecnologia …

randstad

Il Randstad Wormonitor 2012 è un’analisi relativa all’andamento del mercato del lavoro svolta dalla multinazionale Olandese in 29 nazioni.

L’edizione 2012 di Randstad Wormonitor si è concentrata sulle dinamiche generate nel lavoro dai dispositivi tecnologici, in particolare quelli dedicati alla comunicazione.

La ricerca è stata condotta attraverso interviste online tra lavoratori di età compresa tra 18 e 65 anni che hanno lavorato almeno 24 ore a settimana in un lavoro dipendente (esclusi i lavoratori autonomi). La ricerca è stata condotta tra il 20 Gennaio e il 14 Febbraio in: Argentina, Cile Germania Italia, Nuova Zelanda, Spagna, Regno Unito, Australia, Cina, Grecia, Giappone, Norvegia, Svezia, Stati Uniti, Belgio, Repubblica Ceca, Hong Kong, Lussemburgo, Polonia, Svizzera, Brasile, Danimarca, Ungheria, Messico, Singapore, Olanda, Canada, Francia, India, Malaysia, Slovacchia e Turchia.

Riguardo ai dati italiani:

– il 75% dei lavoratori italiani dispone di un accesso in rete sul luogo di lavoro, a un quarto del totale il datore di lavoro ha fornito uno smartphone con accesso alla rete, mentre circa la metà del campione dispone di uno smartphone personale con accesso a internet.

– il 39% dei datori di lavoro pretendono una reperibilità 24 ore al giorno 7 giorni su 7.

– il 31% dei lavoratori sono convinti che telefono, mail e internet riducano concentrazione e produttività.

– i lavoratori italiani sono più sensibili (32%) rispetto ai colleghi stranieri alle sollecitazioni, e quindi alle distrazioni, che arrivano quotidianamente da telefono e mail e, in particolare, sono i più convinti (30% degli intervistati) che l’accesso alla rete sia un fattore in grado di far diminuire la propria produttività lavorativa.

–  il 63% del campione ammette di aver ricevuto telefonate o mail al di fuori dell’orario di lavoro o, il 52%, durante le vacanze.

– il 63% degli italiani dichiara di aver avuto impegni di lavoro in luoghi privati, solo il 33% degli intervistati ha provato a controbilanciare il “trend” occupandosi di questioni private sul luogo di lavoro.

– il 41% dei lavoratori afferma di ricevere quotidianamente più informazioni di quante ne riesca a gestire,

– per il 75% degli italiani internet è ormai diventato uno strumento di lavoro scontato e largamente diffuso utilizzato quotidianamente.

– il 73% degli italiani afferma ancora di preferire la relazione diretta a testimonianza, malgrado la ricca disponibilità di strumenti virtuali che agevolano la comunicazione fra le persone.

In sintesi, il Work Monitor Randstad 2012 mette in luce l’assenza di una regola chiara e condivisa o di un confine normativo nell’utilizzo degli strumenti tecnologici, che oltre a generare difficoltà nell’individuo, influenza a volte negativamente lo svolgimento del lavoro quotidiano. Il rischio è che gli strumenti adottati per migliorare l’operatività e qualificare la produttività producano risultati opposti.

Leggi la presentazione integrale della ricerca a questo link.

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Giu 25, 2012

Valutazione dei ‘disagi’ arrecati dall’informatica – Validazione italiana della Computer Technology Hassles Scale (cths)

Su segnalazione di una studiosa attenta all’aspetto psicologico al Tecnostress, ho recuperato e pubblico integralmente un interessantissimo articolo tratto da “Journal of Psychopathology – Organo Ufficiale della Società Italiana di Psicopatologia”, Vol. 10, March 2004, Issue 1, relativo alla “Valutazione dei ‘disagi’ arrecati dall’informatica – La validazione italiana della Computer Technology Hassles Scale (cths) – (Evaluation of the troubles caused by the usae of informatics – the Italian validation of the Computer Technology Hassles Scale (CTHS)).

La ricerca è stata realizzata da G. Ricotta A. Potini e F. Pierelli  (Dipartimento di Neurologia e Otorinolaringoiatria, Università di Roma “La Sapienza”); C. Firenze (* Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Sez. di Psichiatria, Psicologia Clinica e Riabilitazione Psichiatrica, Università di Perugia); T. Cantelmi (** Corso di Psicopatologia, Istituto di Psicologia, Università Gregoriana, Roma).

Introduzione

L’informatica è la disciplina nella quale si affronta lo studio dell’informazione nei suoi principi generali (teorie dell’informazione, cibernetica ecc.) e nei suoi aspetti particolari legati all’elaborazione automatica, alla trasmissione dell’informazione, alla comunicazione, nonché alle applicazioni in vari sistemi fisici, economici e biologici (1).

Quando qualcosa di nuovo, come l’informatica, viene introdotto in un dato contesto si pensa soltanto che esso serva a fare le cose che si facevano prima ma in modo più facile, veloce ed economico e ciò genera sovente entusiasmo. L’utilizzo di questi “strumenti” non cambia il risultato ma le forme dell’azione umana e, nel tempo, anche il contesto sociale; finisce così per cambiare la vita delle persone e naturalmente la cambierà tanto più profondamente quanto più diventeranno centrali nella loro vita. È innegabile che l’avvento del computer ha creato un ambiente diverso; il PC è diventato un amico inseparabile, ci permette di lavorare, di giocare, di comunicare in tempo reale con il mondo intero quasi fosse un’estensione dell’Io.

Molti aspetti dell’uomo sono legati a questo strumento: gratificazioni, frustrazioni a volte sentimenti e emozioni ma c’è qualcosa che percepiamo e che separa l’uomo dal computer “internalizzato” qualcosa che possiamo definire “segnali” che il nostro soma e la nostra psiche, a volte, ci inviano saturi di questo particolare connubio, segnali di disagio che possono poi divenire sintomo ed infine malattia. Il PC entra prepotentemente nel nostro immaginario invadendo l’inconscio, liberando paure nascoste che censurano fantasie di entrare nel nuovo mondo tecnologico.

La realtà italiana, per alcuni versi, è guardinga e sospettosa ancora di fronte a questo strumento, bisognerebbe imparare di più per conoscerlo e così esorcizzare il timore che esso incute.

Computer Technology Hassless Scale

Hudiburg R.A. (2) ha costruito una misura dello stress legato all’utilizzo del computer: “The computer technology Hassless scale” (CTHS) ossia una scala dei “fastidi” da tecnologia informatica i cui punteggi sono risultati correlati ad una misura globale di stress (3) e sono risultati relativamente indipendenti rispetto a quelli di una misura di atteggiamenti nei confronti della tecnologia informatica (4).

I “fastidi” costituiscono degli stress potenziali, la CTHS è stata creata sul modello della Daily Hassless Scale (5). Da diverse ricerche è emerso che le persone che avvertono molto stress riferiscono anche un maggior numero di sintomi somatici (6) ed è stato dimostrato che i punteggi della Daily Hassless Scale si correlano positivamente con un alto numero di questi disturbi. Altre ricerche hanno inoltre evidenziato che chi riferisce un maggior numero di sintomi somatici sono persone che utilizzano spesso il computer (7) (8). Successivamente è stata studiata l’associazione tra stress correlato all’uso del computer, disturbi somatici e computerfobia (9).

Sono state somministrate la CTHS, la Hopkins Symptom Checklist e 3 scale per la computerfobia (Computer Anxiety Rating Scale, Attitudes Toward Computers Scale e Computer Thoughts Scale) su un campione di 109 studenti. Le correlazioni significative risultano essere: quelle con i disturbi somatici, quelle con gli anni che si usa il computer e con l’autovalutazione della conoscenza del computer mentre non ci sono correlazioni significative con la computerfobia.

Lo stress correlato all’uso del computer, da quanto emerso, sembrerebbe essere distinto dalla computerfobia. In uno studio ulteriore (10) è stata indagata la relazione tra i disturbi dall’uso di computer, attraverso la CTHS, i fastidi giornalieri attraverso la Daily Hassles Scale e i disturbi somatici attraverso la Hopkins Symptom Checklist su un campione di 103 studenti Universitari. Sono emerse correlazioni positive con i disturbi somatici (.39) e con la Daily Hassles Scale (.62). È stata successivamente studiata la multidimensionalità della scala attraverso un’analisi fattoriale (11). Il questionario è stato somministrato a 470 studenti universitari della Southeastern US University. Il risultato dell’analisi fattoriale produce 8 fattori che spiegano il 51,5% della varianza totale. Il primo fattore contiene 30 item ed è stato denominato “Problemi di esecuzione delle applicazioni del computer”, il secondo “Problemi sulle informazioni del computer” contiene 13 item; il terzo “Tecnologia quotidiana del computer” contiene 8 item; il quarto “L’impatto dei computer sulla società” contiene 4 item; il quinto “Computer come persona” contiene 4 item; il sesto “Velocità nell’elaborazione del computer” contiene 5 item; il settimo “Costi del computer” contiene 3 item ed infine l’ottavo “Corrispondenza computerizzata” contiene 2 item.

È stata poi indagata la relazione tra lo stress da uso di computer (CTHS), lo stress globale (Daily Hassles Scale) e le reazioni di stress attraverso item della somatizzazione dell’ansia della SCL-90 in un campione di 101 studenti universitari (12). Dallo studio si evince che i fastidi da computer correlano positivamente con i disturbi giornalieri (.54) e con la somatizzazione dell’ansia (.57) e che i disturbi giornalieri sono correlati positivamente con la somatizzazione dell’ansia (.74). Questi risultati fanno porre l’attenzione sulla validità convergente della CTHS come misura dello stress da uso di computer. Per verificarne l’attendibilità, la CTHS è stata somministrata per due volte, a distanza di due mesi, ad un totale di 100 soggetti (1). L’attendibilità test-retest è risultata essere elevata sia nella prima somministrazione (r = .93) che nella seconda (r = .96). Il test è stato inoltre somministrato (13) ad un campione di 1199 studenti universitari che formano i dati normativi della Computer Hassles Scale. I 37 item della scala misurano lo stress da uso del computer. La gravità dei punteggi della CTHS è prodotta dal totale delle scale e da due sottoscale: Problemi di esecuzione delle applicazioni del computer e Problemi sulle informazioni del computer.

Si evidenzia un’alta consistenza interna misurata attraverso il coefficiente Alfa di Cronbach sul totale delle scale (.95) e delle due subscale: problemi di esecuzione delle applicazioni del computer .94; problemi sulle informazioni del computer .89. Attraverso questa ricerca viene suggerita una linea guida per identificare un’alta o bassa gravità dello stress da uso di computer.

Scopo della ricerca

Il presente studio ha l’intento di effettuare la validazione italiana del CTHS attraverso la tecnica dell’analisi fattoriale e verificarne l’attendibilità attraverso il test-retest. A questo scopo il questionario è stato tradotto dall’inglese ed è composto da 69 item o “fastidi”; si è cercato di mantenere il più possibile il significato originale.

Metodo e tecniche

Il campione

La scala da tecnologia informatica composta da 69 item è stata somministrata ad un campione eterogeneo di 306 soggetti dai 18 ai 60 anni con un’età media di 32.02 anni (d.s.: 11,46), dei quali 139 femmine con un’età media di 33.23 anni (d.s.: 10,80) e 167 maschi con un’età media di 31,01 anni (d.s.: 11,93). Insieme al CTHS è stato somministrato un questionario che includeva domande demografiche e sull’uso del computer.

La maggior parte dei soggetti (69,9%) possiede un computer (N = 214); il 64,7% non ha mai frequentato corsi di computer (N = 198). Per quanto riguarda l’utilizzo del computer la media è di 13,93 h. settimanali (d.s.: 12,81). Il campione è composto da: studenti universitari, dipendenti pubblici e ospedalieri, liberi professionisti e commercianti.

La scala richiede una risposta a quattro punti a seconda della gravità del fastidio, da “per niente/non l’ho mai incontrato” (valore 0) a “molto fastidioso” (valore 3). Per la fedeltà dello strumento – test-retest – la scala da tecnologia informatica, nella versione definitiva (riportata in Appendice) è stata somministrata ad un campione di 93 studenti universitari di Ingegneria (70 maschi e 23 femmine con un’età media di a. 24,81 ed una d.s. di 2,45).

Procedura e strumenti

La versione italiana è stata presentata su modulo unico. Nella prima parte erano riportate le istruzioni e il soggetto veniva invitato a leggerle attentamente. Veniva chiesto agli intervistati: il sesso, l’età e il titolo di studio e inoltre informazioni relative all’utilizzo del computer. Il questionario è stato somministrato individualmente; il tempo impiegato è stato da 8 a 15 m.

L’analisi fattoriale è un metodo statistico in cui le variazioni di punteggio su di un certo numero di variabili vengono espresse in funzione di un numero inferiore di dimensioni o costrutti, chiamati “fattori”. I “fattori” risultanti sono definiti in base alle loro correlazioni (saturazioni fattoriali) con le variabili originali. L’attendibilità, quando è applicata ai test, ha due significati distinti: uno si riferisce alla stabilità nel tempo, l’altro alla coerenza interna (14).

L’obiettivo attuale è quello di misurare l’attendibilità ossia la correlazione dei punteggi ottenuti dai soggetti che fanno il test in due occasioni distinte. I due questionari sono stati somministrati a due campioni di studenti Universitari attraverso due somministrazioni con un intervallo di 20 giorni l’una dall’altra. I protocolli sono stati sottoposti quindi al coefficiente Alfa per misurare la coerenza interna relativa alle due somministrazioni (> .70).

Risultati

Per esaminare il costrutto fondamentale sottostante la CTHS è stata effettuata un’analisi fattoriale allo scopo di determinare una matrice di correlazione tra i 69 item della scala. L’asse principale (15) per l’analisi fattoriale è stata eseguita con la rotazione VARIMAX usando una matrice fattoriale per l’analisi dei fattori dell’SPSS (16). L’asse principale dell’analisi fattoriale produce 16 fattori con autovalori maggiori di 1. La scala da tecnologia informatica ha permesso di individuare un unico fattore significativo (soluzione monofattoriale) che spiega il 29,339% della varianza totale.

Questo fattore risulta composto da 50 item o variabili (su 69 originali) ed è stato denominato “Fattore informatico” considerando l’alto numero di item a contenuto informatico presente in esso. Nella Tabella II è illustrata la varianza totale con le relative percentuali; in Tabella III le saturazioni fattoriali.

Abbiamo poi verificato se il questionario misura davvero ciò che con esso si intende misurare attraverso la sua stabilità nel tempo (17) effettuando un test – retest su un campione di studenti Universitari. I protocolli sono stati sottoposti al coefficiente Alfa di Cronbach con un intervallo di 20 giorni. Il coefficiente Alfa nelle due somministrazioni della scala da tecnologia informatica è molto elevato infatti i valori sono superiori al valore di soglia .70. Il valore dell’Alfa nella prima somministrazione è .9552 mentre nella seconda somministrazione è .9274 (Tab. IV). Quanto più l’attendibilità test-retest si avvicina a 1 migliore è il test (14). Tra la prima e la seconda somministrazione c’è un lieve calo della consistenza interna di .0278.

Discussione

La serie di studi intrapresi nel presente lavoro ha dimostrato che l’uso di questo questionario, ha permesso di ottenere dei risultati differenti e in qualche modo compensativi rispetto agli stessi studi effettuati negli USA. Cinquanta item della CTHS sono inseriti nel fattore 1. Il contenuto di questo riguarda aspetti informatici; sono esclusi dal questionario originale 19 item. I risultati dell’analisi fattoriale indicano che la struttura latente della CTHS è una misura monofattoriale dello stress correlato al computer a differenza dell’analisi effettuata negli USA che restituiva, invece, 8 fattori significativi con l’esclusione di 7 item dal questionario originale.

Ci siamo chiesti quale poteva essere la motivazione legata alla monofattorialità scaturita dal nostro lavoro e abbiamo preso in considerazione la possibilità che ciò sia dovuto alla diversità della cultura all’informatica e al ruolo negativo delle barriere culturali. Noi siamo convinti che imparare a usare il computer e i nuovi strumenti di comunicazione può essere una misura di cultura informatica. Anche se in molti campi il nostro Paese ha tentato di imparare dagli USA “prendere altro da sé” in Italia è considerato con circospezione soprattutto nella media e bassa società e così l’informatica ha avuto ed ha difficoltà ad inserirsi nella nostra cultura. Il target degli utenti americani è caratterizzato dal 90% da maschi di un’età intorno ai 33 anni; in Italia tra i maschi, di un’età compresa tra i 26 e i 35 anni, il 74% usa regolarmente il computer e solo il 26% lo usa saltuariamente.

La situazione, nel nostro Paese, cambia notevolmente per le donne dove solo il 57,8% dichiara di aver utilizzato il computer. Inoltre per l’85% delle donne adulte il mondo informatico ha un carattere percepito come maschile (18). Occorre apprendere fin dalla più giovane età la conoscenza di nuovi strumenti di informazione e di comunicazione e questa constatazione ci è stata confermata proprio nella somministrazione del questionario quando una buona parte dei soggetti non riusciva a capire il significato degli item, come “appartenessero ad un altro mondo” un mondo in cui i prodotti tecnologici hanno acquisito un ruolo importante nella vita quotidiana.

In una recente ricerca negli istituti di istruzione milanese è emerso che ci sono solo 3,7 computer per ogni 100 studenti (1 su 100 è collegato in rete) mentre oltre i tre quarti degli istituti scolastici negli USA ha accesso ad Internet. Da questi dati sembra che le nostre nuove generazioni in rapporto agli USA siano tagliate fuori sia da Internet che dalla sua cultura così come negli attuali trenta-quarantenni che a scuola o sul lavoro non hanno avuto la possibilità di utilizzare il computer (19). È importante considerare, a tal proposito, che lo standard di penetrazione Internet negli USA è del 40% e numerosi Paesi dell’Unione Europea si avvicinano a questo tasso di diffusione, però l’Italia è al quint’ultimo posto della classifica con una media inferiore al 25% (20).

Negli ultimi 12 mesi l’incremento degli abbonamenti alla diffusione della rete in Italia si è molto accresciuta anche se si tratta di un dato in parte “viziato”; cioè dovuto alle promozioni gratuite di nuovi gestori telefonici. Sarà significativo, nel tempo, sapere effettivamente quanti saranno coloro che utilizzeranno la funzionalità della rete al di là di qualche occasionale contatto anche perché l’ultimo rapporto ASSINFORM conferma che il ritardo dell’Italia in questo settore continua a rimanere grave e preoccupante (19).

Se comunque la tecnologia informatica non è ancora sentita come appartenere “al nostro mondo” quali disagi può arrecare? Quali conseguenze ha per la nostra salute psicofisica? La versione italiana del CTHS sembra offrire sufficienti garanzie riguardo all’attendibilità del test e ci sembra importante poter disporre, anche in Italia, di uno strumento di facile impiego che possa valutare i disagi apportati dagli strumenti informatici; riteniamo che possa essere utilizzato in differenti settori della psicologia e stiamo già verificando se il presente questionario discrimina determinati stress da computer in popolazioni diverse.

Scala da tecnologia informatica / Informatic Technology Scale
Istruzioni per la compilazione / Instruction for completing it

Data ……………………………. Sesso ……………………………. Età ………………..

Sono qui di seguito elencate diverse situazioni che possono creare dei problemi a causa della tecnologia informatica. Individui i problemi nei quali si è imbattuto negli ultimi due mesi, scelga i numeri 0, 1, 2, o 3, indicando quanto è stato GRAVE il fastidio:

0 – per niente/non l’ho incontrato
1 – un po’ fastidioso
2 – abbastanza fastidioso
3 – molto fastidioso

Questi tutti i 50 items della ricerca:

1. Aspettative di maggior abilità nell’uso del computer
2. Guasto del computer
3. Troppi programmi a disposizione
4. Dati persi
5. Programmi incompatibili
6. Danneggiamento dei supporti di memorizzazione: CD, floppy
7. Eccessive informazioni relative al computer
8. Spese per l’hardware
9. Competenze informatiche superate
10. Scarse istruzioni relative al software
11. Confusione nei programmi
12. Linguaggio “violento” del computer
13. L’uso del computer blocca le linee telefoniche
14. Problemi all’hardware
15. Necessità di aggiornare il software
16. Errori di battitura
17. È un prodotto del computer
18. Maggiore velocità nell’elaborazione di un pensiero
19. Mancanza di competenze informatiche
20. Essere sostituito da un computer
21. Scarse informazioni relative al computer
22. Maggior tempo per l’esecuzione delle operazioni
23. Errore di programmazione
24. Istruzioni del computer incomprensibili
25. Scarsa documentazione scritta del computer
26. Lentezza del computer
27. Smarrire dei file nel computer
28. Impossibilità d’interagire con il computer
29. Il proprio lavoro viene eseguito da un computer
30. Spese per il software
31. Mancanza di aiuto nel risolvere un problema con il computer
32. Il computer è vecchio
33. Rappresentazione grafica dei dati al computer poco chiara
34. Permanente ai capelli controllata dal computer
35. Guerra nucleare causata dal computer
36. Chiamate telefoniche gestite tramite computer
37. Danneggiamento o blocco del sistema
38. Problemi elettrici che hanno causato una perdita di dati
39. Tastiera del computer bloccata
40. Dimenticare di salvare il lavoro svolto
41. Tastiera paralizzata
42. Programmi persi
43. Controllo di un lavoro informatizzato
44. Mancanza di programmi adatti
45. Stare troppo tempo davanti al monitor
46. Input non accettato
47. Comunicazioni del computer
48. Lentezza del programma
49. Il computer non è attivo
50. Programma bloccato


Bibliografia

1 Capovani M, Romani G. Enciclopedia Europea. Ist. Elab. per l’Informazione. CNR Pisa: Ed. Garzanti 1978.

2 Hudiburg RA. Psychology of computer use: XVII. The computer technology hassles scale: revision, reliability, and some correlates. Psychological Reports 1989;65:1387-94.

3 Cohen C, Kamarck T, Mermelstein R. A global measure of perceived stress. J Health Soc Behav 1983;24:385-96.

4 Nickell G, Pinto J. The Computer Attitude Scale. Computers Hum Behav 1986;2:301-6.

5 Kanner A, Coyne J, Schaefer C, Lazarus RS. Comparison of two modes of stress measurement: daily hassles and uplifts versus mayor life events. J Behav Med 1981;4:1-39.

6 Lazarus RS, Folkman S. Reply to Cohen. Am Psychologist 1986;41:718-9.

7 Anderson A. Technostress: another Japanese discovery. Nature1985; 317:6.

8 Wineman J. The office environment as a source of stress. In: Evans GW, ed. Environmental stress. Cambridge, Eng.: Cambridge Univer. Press. 1982:256-85.

9 Hudiburg RA. Relating computer-associated stress to computerphobia. Psychological Reports 1990 67:311-4.

10 Hudiburg RA. Relationship of computer hassles, somatic complaints, and daily hassles. Psychological Reports 1991;69:1119-22.

11 Hudiburg RA. Factor analysis of the computer technology hassles scale. Psychological Reports 1992;71:739-44.

12 Hudiburg RA, Ahrens PK, Morris Jones T. Psychology of computer use: XXXI. Relating computer users’stress, Daily Hassles, somatic complaints, and anxiety. Psychological Reports 1994;75:1183-6.

13 Hudiburg RA, Necessary JR. Psychology of Computer Use: XXXV. Differences in computer users’stress and self-concept college personnel and students. Psychological Reports 1995;78:931-7.

14 Kline P. Analisi fattoriale. Ed. Astrolabio 1993.

15 Gorsuch R. Factor analysis. Philadelphia, P.A: Sanders 1974.

16 Norusis MJ. SPSS advanced statistics guide. (2nd ed.) Chicago, IL: SPSS. Inc 1988.

17 Nunnally JC. Psychometric theory. New York: McGraw-Hill 1978.

18 Censis. “L’Italia nell’Europa: le Pubbliche Amministrazioni nella rivoluzione digitale” Rapporto di ricerca del Convegno inaugurale del Forum P.A. 2000, <http://www.censis.it.>

19 Fornari G. La rivoluzione Internet e il ritardo italiano: una strategia di recupero di G. Fornari. 1999. <http://www.interlex.it/attualit/fornari1.htm#1>

20 (Ue Research, 2000). Commissione Europea < news/all/22732.gsmbox

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Gen 28, 2012

Nuova ricerca internazionale: Impact of Technostress in Enhancing Human Productivity

Nei giorni scorsi ho recuperato una fresca e interessante ricerca su: “Impact of Technostress in Enhancing Human Productivity: An Econometric Study” (L’impatto del tecnostress per migliorare la produttività umana) di Namita Rajput, Monika Gupta, Sanyukta Kesharwani, Neha Chhabra nee ralli e pubblicata sul Global Journal of Enterprise Information System, Vol 3, No 3 (2011).

Abstract

Information Technology in the corporate world, effects of the continuing developments in information technology (IT) on business activities. In the enterprise, information technology has made significant changes on production design, management control, decision-making and organizational design and is becoming increasingly indispensable part of many aspects of business and everyday life.

Easy worldwide communication provides instant access to a vast array of data, challenging assimilation and assessment skills. At the same time, there is a need for specialized staff support, training for managers and employees, and a redefinition of jobs.
It has also made employees work under greater mental pressure and sense of anxiety and pessimism as they have to keep up with the fast advancing pace of the new ICTs, employees have to constantly renew their technical skills as well as enduring pressure from a more complex system and higher expectations for productivity.

Managers need to consider the effects of various new problems aroused by information technology, including overcoming resistance to the use of computers, mental pressure and security of information. Studies have found technostress to have significant negative impact on employee productivity.

The paper concludes that results are evident which verified that there is a negatively influences of IT usability on the workforce which specifically has interacting with IT innovations regularly on productivity. This will provide a foundation for organizations to comprehend and alleviate technostress, thus improving employee performance and productivity.

Estratto (traduzione automatica in italiano)

L’Information Technology nel mondo aziendale, gli effetti dei continui sviluppi nella tecnologia dell’informazione (IT) sulle attività di business. In ambito aziendale la tecnologia dell’informazione ha apportato modifiche significative sulla progettazione, produzione, controllo di gestione, decisione e progettazione organizzativa e sta diventando parte sempre più indispensabile di molti aspetti del business e la vita quotidiana.

Facilità di comunicazione a livello mondiale consente l’accesso immediato a una vasta gamma di dati, sfidando l’assimilazione e la capacità di valutazione. Allo stesso tempo, vi è la necessità di supporto per il personale specializzato e la formazione per dirigenti e dipendenti, e una ridefinizione dei posti di lavoro.

L’Information Technology ha anche fatto si che i dipendenti lavorino sotto una maggiore pressione mentale e con senso di ansia e pessimismo in quanto devono tenere il passo con il ritmo veloce di avanzamento delle nuove TLC; i dipendenti devoo rinnovare costantemente le proprie competenze tecniche, nonché la pressione durevole da un sistema più complesso e le aspettative per la produttività più alta.

I manager devono prendere in considerazione gli effetti dei vari problemi nuovi suscitati dalla tecnologia dell’informazione, in particolare il superamento resistenza all’uso dei computer, la pressione mentale e la sicurezza delle informazioni. Gli studi hanno trovato che il tecnostress ha un impatto negativo significativo sulla produttività dei dipendenti.

Il documento conclude con dei risultati evidenti del fatto che vi è una influenza negativa dell’usabilità dell’Information Technology sulla forza lavoro che in particolare, deve interagire con le innovazioni regolarmente per migliorare la produttività. Ciò fornirà una base per le organizzazioni per comprendere e alleviare il tecnostress, migliorando così le prestazioni dei dipendenti e la produttività.

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