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Ago 14, 2014

Tecnostress e Internet Addiction Disorder: ampliamento bibliografia sull’argomento

bibliografia

Girando sul web in questi giorni ho scovato il sito del dottor Ettore Zinzi, psicologo clinico e di comunità, che dedica parte del suo impegno professionale alla ricerca sui temi del Tecnostress e della Internet addiction. Gli articoli da lui pubblicati riguardano:

L’ultimo link rimanda a un’ampia sezione bibliografica, che mi permetto di riprendere direttamente anche qui sotto, al fine di integrare l’ampia bibliografia sul Tecnostress e argomenti affini già presente in questo sito.

BIBLIOGRAFIA (psicologia on-line)

  • Aguglia E.et al., Computer:un’alternativa al dolore ed alla solitudine. Alghos-Pathos nella filogenesi dell’uomo,Veroli,16-19.5,1996.
  • APA (1995), DSM-IV, Masson, Milano 1996.
  • Baumeister, R.F. (1999), the Nature and Structure of the Self An Overview, in R.F.Baumeister (ed), the Self in Social Psychology, Cleveland, OH: Case Western Re-serve University, pp.1-20.
  • Bikson, T.K., Eveland, J.D., Gutek, B.A., (1989). “Flexibile interactive technologies for multi-person tasks: current problems and future prospects”. In: M.H. Olson (ed.), Technological support for work-group collaboration, Erlbaum, Hillsdale, NJ.
  • Boczkowski,P. (1999)Mutual shaping of users and technologies in a national virtual community. Journal of communication, Spring, pp86-108.
  • Cantelmi T., A. D’ Andrea(2000), Fenomeni psicopatologici Internet-corrèlati: osservazioni cliniche, in T. Cantelmi, M. Talli, A. D’ Andrea,C. Del Miglio, La mente in Internet. Psicopatologie delle condotte on-line, Padova, Piccin.
  • Cantelmi T.,M.Talli, C.Del Miglio, A.D’Andrea, La mente in internet, psicopatologie delle condotte on-line. Padova, Piccin,2000.
  • Cantelmi T.,L.Giardina Grifo, La mente virtuale. L’affascinante ragnatela di internet,Milano,ed. S. Paolo,2002.
  • Tonino Cantelmi, Simonetta Putti, Massimo Talli, @psychotherapy. Risultati preliminari di una ricerca sperimentale italiana, Roma, Edizioni Universitarie Romane, 2001.
  • Cantelmi T., M.Talli , A. D’Andrea, Comunicazione virtuale e cyberpsicoterapie: problematiche psicopatologiche e note critiche,Formazione Psichiatrica, n. 1-2, 1998.
  • Caretti V., Psicodinamica della trance da videoterminale, in T. Cantelmi, M. Talli, A. D’ Andrea, C. Del Miglio, La mente in Internet. Psicopatologie delle condotte on-Iine, op. cit.
  • Craig Brod, “Technostress: the uman cost of computer revolution”edito nel 1984 da Addison Wesley
  • Galimberti U., Dizionario di Psicologia, UTET, Torino 1992.
  • Giuliano, L. (1997), I padroni della menzogna. Il gioco delle identità e dei mondi virtuali, Roma: Melterni.
  • Goffman, E. (1988). Il Rituale dell’Interazione, Il Mulino, Bologna.
  • Goffman, E. (1959), The Presentation of Self in Everyday Life, Harmondsworth: Penguin Books.
  • Griffiths M.D., Nicotine, tobacco and addiction, Nature, 384, 18,1996.
  • Griffiths M.D., Psychology of computer use: XLIII. Some comments on ‘ Addictive use of the Internet’ by Young, Psychological Reports,80,81-82,1997.
  • Griffiths M.D., Technological addictions, Clinical Psychology Forum,76,14-19,1995.
  • Young K. S., Presi nella rete. Intossicazione e dipendenza da Internet, Calderoni,edizioni, Bologna, Milano, Roma, 2000.
  • Young K.S., Psychology of computer use: XL. Addictive use of the Internet: a case that breaksthe stereotype, Psychol. Rep. n. 79, pp, 899-902, 1996.
  • Levy P. ( 1998) , Cybercultura, Feltrinelli Editore, Milano, 1999.
  • Lea, M. (ed.), Contexts of Computer-Mediated-Communication. Hemel Hempstead, Harvester Weatsheaf, 1992
  • Lea, M., Spears, R. (1991). Computer-Mediated-Communication, de-individuation and group decision-making. In: International Journal of Man-Machine Studies, 34, pp.283-301.
  • Marshall McLuhan, La Galassia Gutemberg, Armando, 1991.
  • Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, 1967.
  • Mininni e Ligorio, Costrutti identitari e interazioni virtuali nella comunicazione via MOO,Sistemi intelligenti,IX;3,pp.417-443. 1997.
  • Mininni G.;Virtuale.com,La parola spiazzata,Idelson-Gnocchi, Sorbona, 2002.
  • Mantovani, G. New communication environments. From everyday to virtual. London, Taylor and Francis, 1996.
  • McGuire, W.J. (1983). A contextualist theory of knowledge. In: Berkowitz, L. (ed.), Advances in experimental social psychology, 16, Academic Press, New York.
  • Patricia Wallace, “La psicologia di Internet”, Raffaello, Cortina editore, 2001.
  • Pezzullo, L. (1998). Internet per Psicologi, Unipress, Padova.
  • Poole,M.S; DeSanctis,G., Understanding the use of group decision support systems: The theory of adaptive structuration, in J.Fulk;C.W.Steinfield, Organizations and communication technology, newbury park,CA: Sage, pp.173-193.
  • Rice, R.R.(1993), Media Appropiateness-using social presence theory to compare traditional and new organizational media, human communication research,19,pp.451-484.
  • Stone A., R., Desiderio e tecnologia, il problema dell’ Identità nell’era di
  • Internet, Feltrìnellì. Editore, Milano 1997.
  • Sherry Turkle, Il secondo io. Milano, Frassinelli, 1985.
  • Sherry Turkle, La vita sullo schermo. Nuove identità e relazioni sociali nell’ epoca di Internet. Milano, Apogeo, 1997.
  • Sproull, L., Kiesler, S., Connections: New ways of working in the networked organizations. MIT Press, Cambridge, MA.., 1991.
  • Watzlavick P., Beavin J. H., Jackson D. D., Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma, 1971.
 
SITOGRAFIA (N.d.A. del 17 agosto 2014 – I link della sitografia sono stati cancellati perché rimandavano a pagine inesistenti, viote o traferite ad altro url)
 
EMEROGRAFIA
  • Laura Kiss, “Con i blog in rete i giornali<fai da te>”7/7/03 “Affari e finanza” inserto del lunedi’ de La Repubblica.
  • Holland, N. The Internet Regression, Psychomedia Telematic Review, 1996.
  • Young K.S., Psychology ofcomputer use: XL. Additive use of the In ternet: a case that breaks the stereotype, Psychologlcal Reports 1996;1. 79: 899-902.
  • Steuer, J. Defining Virtual Reality: Dimensions determining Telepresence, Journal of communication, 1992. 42(4),pp.73-93.
  • Cantelmi T. e Talli M., Fenomeni correlati all’Internet Addiction Disorder: prime esperienze in Italia, aspetti clinici e note critiche, Psicologia Contemporanea, Novembre, 1998.
  • Cantelmi T., Talli M. e Putti S.,Nuove frontiere della psicoterapia, il paziente on-line, Psicologia Contemporanea, Luglio-Agosto, 2000.
  • Talli M.,D’ Andrea A., Cantelmi T ., Strumenti per la valutazione della IAD-PCU: review on-line, Formazione Psichiatrica, n. 1-2, pp. 77-84,1998.
  • Bricolo F., Marconi P.L., Conte G.L. Oi Giannantonio M., Oe Risio S.,Internet Addiction Oisorder: una nuova dipendenza? Studio su un campione di giovani utenti, Società Italiana di Psichiatria: Bollettino, Scientifico e di Informazione, n. 1-2, anno IV, marzo-luglio, 1997.
  • Ainsworth M.,Grohol J., Credential check, ,1997. Disponibile all’ indirizzo http//www.cmhc.corn/check

 

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Mar 22, 2014

Ansia da notifica: pensieri ed emozioni generati da un semplice ‘mi piace’ su Facebook

ansia da notifica

Bellissimo articolo pubblicato ieri su Linkinchiesta, realizzato da Manuel Peruzzo: “Confessione di un like-dipendente” che indaga il suo bisogno di LIKE (mi piace, in italiano), ovvero l’ansia, le emozioni e le aspettative  generate dal collocamento di ‘Like’ su Facebook e dalle conseguenti notifiche.

Come tutti sappiamo, e come ci spiega Facebook nella sua guida, “Cliccare su Mi piace sotto un elemento pubblicato da te o da un amico su Facebook è un modo semplice per far sapere a qualcuno che quell’elemento ti piace senza scrivere un commento. Tuttavia, proprio come quando scrivi un commento, il fatto che ti piace sarà riportato sotto l’elemento in questione”.

Detta così sembra una funzione ‘innocua’, un semplice e immediato modo di segnalare un interesse.

Eppure – come ben sanno tutti coloro che praticano Facebook – il ‘Like’ genera sia ansia da prestazione sia incomprensione comunicativa, eppure ci gratifica. Ci gratifica sia quando riceviamo notifiche relative ai Like ricevuti per la nostra pubblicazione di un contenuto, sia quando collochiamo ‘like’ in contenuti di altri.

La considerazione di partenza dell’articolo- confessione è che “c’è un sottile e inebriante piacere nella consapevolezza di essere continuamente letto, commentato e considerato da una community” e che quindi “… l’attesa del like è un fenomeno che esiste e che ha bisogno di essere descritto. Lo chiameremo ansia da notifica”.

Da qui l’articolo – che vi invito a leggerlo integralmente in questa pagina – propone una serie di osservazioni che costituiscono già degli ottimi spunti di riflessione e che riporto di seguito:

Sulla notifica: “La notifica è il segnale che qualcuno da qualche parte ci sta considerando. Che il nostro pubblico c’è, è lo sguardo e la comunicazione fatica che tiene vivo il flusso di conversazione” … “Il momento in cui riceviamo una notifica che ci lusinga coincide con il grado massimo di sospensione dell’incredulità”.

Sul modo di scrivere i contenuti: “Tendiamo a scrivere post e aggiornamenti per un “pubblico ideale” (ideal audience).

Sulla percezione di dipendenza dalla tecnologie/piattaforma: “Creare la figura del dipendente ha la funzione rassicurante di considerare tollerante il nostro livello di consumo, che si suppone sempre essere l’uso corretto”.

Sui troppi possibili significati di ‘mi piace’: “Il simbolo dell’approvazione è però sfuggito di mano, ed è diventato polisemico, oggi significa troppe cose … La polisemia è un problema. Pensate a quanti like riceviamo e al significato che diamo a seconda di chi è che ci sta scrivendo”.

La terribile considerazione finale: “Non è la cosa peggiore che possa succedere a un utente quella di ricevere una notifica negativa. La cosa peggiore è essere ignorato”.

A questa pagina trovi l’articolo originale.

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Gen 13, 2014

Disconnect: Oggi che siamo sempre connessi, siamo soli più che mai. E’ uscito il film sulle (non) relazioni tecnologiche.

disconnect-ita

E’ uscito nei cinema italiani il 9 gennaio “Disconnect“, il film che esplora le conseguenze della tecnologia moderna e di come questa inferisce, influenza e descrive le nostre relazioni quotidiane. Disconnect segna il debutto di Henry-Alex Rubin – già candidato all’Oscar per il documentario “Murderball – come regista.

Il film racconta i un gruppo di persone alla ricerca di contatto umano nel mondo iperconnesso di oggi. Tre nuclei di personaggi che hanno relazioni bilaterali si ritrovano in una rete ben strutturata di rapporti attraverso chat e social network.

Un poliziotto vedovo si converte a detective privato per avere più tempo per il figlio. Un ragazzo con un falso profilo di facebook gioca con i sentimenti di un coetaneo più introverso. Un avvocato di grido non può staccare occhi e orecchie dal telefono, nemmeno a cena, e non vede quel che accade ai suoi figli. Una produttrice televisiva realizza un reportage di successo coinvolgendo un ragazzo che si vende sulle videochat hard insieme ad altri minorenni. Un’altra donna, reduce da un lutto profondo, cerca conforto presso uno sconosciuto on line, mentre il marito accumula debiti. Immerse nel virtuale, sconnesse l’una rispetto all’altra, le vite di queste persone vengono brutalmente sconvolte dalla realtà e intrecciate tra loro dal destino.

Lo slogan del film è perenterio: “Oggi che siamo sempre connessi, siamo soli più che mai”. Detto così, sembra un atto di accusa alla tecnologie della comunicazione e alle moderne modalità di relazione, come fa pensare anche un trailer italiano ben fatto (che potete vedere sotto). Quindi sono andato a vedere il film.

L’ho trovato piacevole, ma non bello; moderno (è del 2012) ma non innovativo; sufficentemente intelligente, ma non geniale.

Mi spiego meglio: quello che vediamo nel film è quello che siamo, oggi tutti noi abbiamo il nostro bel daffare a rappresentarci in modi diversi all’interno di internet. Non c’è novità nel cyberbullismo fino al suicidio (non c’era Snapchat) o nella relazione clandestina fra sconosciuti via chat o nelle sexy chat a pagamento.

Tutte cose (e molte altre) presenti da tempo nello scenario della rete e con altissimi tassi d’utilizzo, ma tutte cose presenti da sempre nel comportamento umano. Il problema centrale che pone il film è la relazione, la mancata capacità di relazione, la relazione falsa, e via dicendo. Tutte cose terribilmente umane, dove la tecnologia c’entra per il fatto che oltre a essere canale di comunicazione, è riuscita a farsi anche estetica dei tempi moderni.

Quindi non sono d’accordo su una visione del film come critica alla tecnologie, ma vedo più un messaggio di allertà alla necessità di vigilare sull’utilizzo delle tecnologie e sulla necessità di creare una didattica ed una ecologia all’uso delle teclogie digitali. Sono troppo speranzoso? Andate anche voi a vedere ‘Disconnect’ ed esprimente la vostra opinione con un commento qui sotto.

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Giu 10, 2013

Facciamo il punto sulla dipendenza da Internet – I.A.D. Internet Addiction Disorder + Infografica

Come ben sappiamo dagli articoli presenti in tecnostress.it, la massiccia diffusione di internet e dei nuovi mezzi di comunicazione sta producendo da oltre un decennio il diffondersi di fenomeni psicopatologici collegati ad un uso eccessivo o inadeguato della rete che si manifesta con una sintomatologia simile a quella osservabile in soggetti dipendenti da sostanze psicoattive.

Questo disturbo, catalogabile come un disturbo ossessivo-compulsivo, fu chiamato I.A.D. Internet Addiction Disorder dallo psichiatra americano Ivan Goldberg che già nel 1995 indicò i criteri diagnostici utili al riconoscimento di tale disturbo.

Da allora, numerose pubblicazioni internazionali sull’argomento hanno posto l’attenzione al rischio di dipendenza da Internet e hanno messo in luce che l’utilizzo della Rete può indurre problemi di dipendenza psicologica e danni psichici e funzionali per il soggetto.

Tali problemi sono di varia natura e si manifestano in diversi ambiti della vita personale:

nell’ambito relazionale e familiare. Aumentando progressivamente le ore di collegamento, diminuisce il tempo disponibile da dedicare alle persone significative ed alla famiglia. Il virtuale acquista un importanza maggiore della vita reale, dalla quale il soggetto tende ad estraniarsi sempre di più, arrivando anche a trascurare gli oneri domestici. Il matrimonio viene spesso compromesso a causa dei frequenti rapporti amorosi che nascono in Rete e che a volte si concretizzano in vere e proprie relazioni extraconiugali.

nell’ambito lavorativo e scolastico. L’eccessivo coinvolgimento nelle attività di Rete distoglie l’attenzione dal lavoro e dalla scuola. Inoltre i collegamenti esageratamente prolungati, anche durante le ore notturne, portano allo sconvolgimento del regolare ciclo sonno-veglia e ad una stanchezza eccessiva, che invalida il rendimento scolastico e professionale.

nell’ambito della salute. La dipendenza da Internet provoca numerosi problemi fisici che possono insorgere stando a lungo seduti davanti al computer (disturbi del sonno, irregolarità dei pasti, scarsa cura del corpo, mal di schiena, stanchezza agli occhi, mal di testa, sindrome del Tunnel Carpale, ecc.).

dal punto di vista finanziario. Questi si presentano soprattutto nei casi in cui il soggetto partecipi ad aste, commercio on-line e gioco d’azzardo virtuale. Comunque i problemi economici possono anche scaturire dai costi dei collegamenti, che in alcuni casi raggiungono la durata di 50 ore settimanali e dalla fruizione di materiale pornografico che richiede il numero della carta di credito dell’utente.

Nellla pratica clinica, la dipendenza da internet o Internet addiction è in realtà un termine piuttosto vasto che copre un’ampia varietà di comportamenti, ai quali sottostanno da un punto di vista psicologico problemi nel controllo degli impulsi e difficoltà nel regolare gli stati emotivi dolorosi. Inoltre la dipendenza da internet e la dipendenza dal computer sono ormai inscindibilmente legate e a volte si usano i termini dipendenza online o dipendenza tecnologica per indicare il fenomeno nel suo complesso.

Secondo Kimberly Young, fondatrice del Center for Online Addiction statunitense, sono riconoscibili 5 tipi specifici di dipendenza online:

Dipendenza cibersessuale (o dal sesso virtuale): gli individui che ne soffrono sono di solito dediti allo scaricamento, all’utilizzo e al commercio di materiale pornografico online, o sono coinvolti in chat-room per soli adulti. La stessa può accompagnarsi a masturbazione compulsiva, vedi anche la più generale dipendenza sessuale.

Dipendenza ciber-relazionale (o dalle relazioni virtuali): si caratterizza per la tendenza ad instaurare rapporti d’amicizia o amorosi con persone conosciute on-line, principalmente via social o chat. Si tratta di una forma di relazione nella quale gioca un ruolo fondamentale l’anonimato, il quale permette di attribuirsi specifiche fisiche e caratteriali anche molto lontane da quelle che il soggetto presenta nella vita reale. Gli individui che ne sono affetti diventano troppo coinvolti in relazioni online o possono intraprendere un adulterio virtuale. Gli amici online diventano rapidamente più importanti per l’individuo, spesso a scapito dei rapporti nella realtà con la famiglia e gli amici. In molti casi questo conduce all’instabilità coniugale o della famiglia.

Net Gaming o Net Compulsion: la dipendenza dai giochi in rete comprende una vasta categoria di comportamenti, compreso il gioco d’azzardo patologico, i videogame, lo shopping compulsivo e il commercio online compulsivo. In particolare, gli individui utilizzeranno i casinò virtuali, i giochi interattivi, i siti delle case d’asta o le scommesse su Internet, soltanto per perdere importi eccessivi di denaro, arrivando perfino ad interrompere altri doveri relativi all’impiego o rapporti significativi. Queste attività hanno diverse caratteristiche in comune: la competizione, il rischio ed il raggiungimento di una immediata eccitazione.

Sovraccarico cognitivo o Eccesso di informazioni (Information Overloaded): la ricchezza dei dati disponibili sul World Wide Web ha creato un nuovo tipo di comportamento compulsivo per quanto riguarda la navigazione e l’utilizzo dei database sul Web. Gli individui trascorrono sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell’organizzazione di dati dal Web. A questo comportamento sono tipicamente associate le tendenze compulsive-ossessive ed una riduzione del rendimento lavorativo.

Gioco al computer: già negli anni ottanta i ricercatori scoprirono che il gioco ossessivo sul computer era diventato un problema nelle strutture organizzate, dato che gli impiegati trascorrevano la maggior parte del giorno a giocare invece che a lavorare. Oggi, con la diffusione dei giochi via Internet con più utenti contemporaneamente attivi e dei giochi di ruolo interattivi in cui il soggetto partecipa costruendosi un’identità fittizia, i ‘giocatori’ (di solito sempre molto giovani) sono sempre attivi nei loro ambienti ludici, con una conseguente crescita di forti dipendenze psicologiche.

In letteratura sono state individuate 4 categorie di elementi che contribuiscono all’insorgere di psicopatologie legate all’uso di Internet:

– le psicopatologie preesistenti. In più del 50% dei casi la IAD può essere indotta da alcuni tipi di disturbi psichici preesistenti. I fattori di rischio includono una storia di dipendenza multipla, condizioni psicopatologiche come disturbo depressivo, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo bipolare, compulsione sessuale, gioco d’azzardo patologico, o fattori situazionali, come sindrome da burnout, contrasto coniugale o abuso infantile.

– le condotte a rischio (“eccessivo consumo”, riduzione delle esperienze di vita e di relazione “reali”,ecc);

– eventi di vita sfavorevoli (problemi lavorativi, familiari, ecc: “internet come valvola di sfogo”);

– le potenzialità psicopatologiche proprie della rete (anonimato e sentimenti di onnipotenza che possono degenerare in: pedofilia, sesso virtuale, creazione di false identità, gioco d’azzardo, ecc).

Per soggetti in cura medica per IAD, le terapie ritenute più efficaci per curare questa Internet dipendenza sono sostanzialmente le stesse impiegate per gli altri tipi di dipendenza, come la terapia cognitivo comportamentale, la terapia psicodinamica interpersonale (IPT), la terapia sistemico relazionale ed il tradizionale gruppo di supporto “dei 12 passi” e la terapia coniugale o familiare, a seconda dei casi. Negli Stati Uniti viene utilizzato il Counseling online, pratica attualmente vietata in Italia agli psicologi, per disposizione dell’Ordine Professionale degli Psicologi, in attesa di una regolamentazione normativa.

Ho fatto questo breve riepilogo teorico per poi farvi ritrovate questi stessi concetti in forma visiva in questa bella infografica sulla dipendenza da Internet – I.A.D. Internet Addiction Disorder.

internet-addiction-facts-infographic

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