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Set 21, 2020

Smart Work, Stress e Tecnostress: la nuova frontiera.

Il ‘Tecnostress‘ è una sindrome causata dall’uso costante, simultaneo, spesso eccessivo di tecnologie dell’informazione e di apparecchi informatici e digitali. 

Ce ne occupiamo da anni su questa pagina, raccogliendo spunti e ricerche, con particolare attenzione ai suoi effetti e agli strumenti di valutazione e prevenzione nel contesto lavorativo.

Il lavoro agile (smart working) e il Tele-lavoro sono i nuovi modi di lavorare che abbiamo imparato a conoscere in una sorta di “percorso accelerato” in questi mesi di lockdown, lavorando dalle nostre case, con un uso ancora più ampio e sistematico di piattaforme digitali e collaborative diverse.

Non a tutti è nota la distinzione tra queste due tipologie di lavoro ‘agile’. Approfondiamo meglio.

Cos’è lo smart work (lavoro agile)

Lo smart work (lavoro agile) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro; una modalità che aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro e, al contempo, favorire la crescita della sua produttività.

La definizione di smart working è contenuta nella Legge n. 81/2017 e pone  dei punti fermi, tra cui:

• la possibilità che la prestazione lavorativa sia svolta in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, senza una postazione fissa entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale;

• la previsione secondo cui la prestazione lavorativa possa svolgersi attraverso l’uso di strumenti tecnologici e nel caso in cui sia il datore di lavoro ad assegnarli al lavoratore, egli rimane responsabile anche della loro sicurezza e del loro buon funzionamento;

• la previsione della stipula di un accordo scritto tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli, obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro.

Ai lavoratori agili viene garantita la parità di trattamento – economico e normativo – rispetto ai loro colleghi che eseguono la prestazione con modalità ordinarie.

In seguito alla recente emergenza epidemiologica da COVID-19 (coronavirus), il Presidente del Consiglio dei ministri ha emanato il nuovo Decreto legge del 17 marzo 2020, n. 18, che interviene sulle modalità di accesso allo smart working, confermate anche dalle successive disposizioni emanate per far fronte all’emergenza.

In sostanza, è stato raccomandato il massimo utilizzo della modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza.

Cos’è il tele lavoro

Il tele lavoro è un modo di lavorare indipendente dalla localizzazione geografica dell’ufficio o dell’azienda, facilitato dall’uso di strumenti informatici e telematici e caratterizzato da una flessibilità sia nell’organizzazione, sia nella modalità di svolgimento.

Tipicamente, il telelavoro consiste nel trasferimento dell’attività lavorativa dalla sede aziendale ad altra sede stabile, tipicamente la casa del lavoratore, dove il datore trasferisce le stesse responsabilità di idoneità e sicurezza che avrebbe avuto in ufficio. 

Requisito essenziale del telelavoro è la dotazione di strumenti informatici e telematici adeguati da parte dell’azienda. 

Normativamente, il telelavoro è regolato dall’accordo interconfederale del 9 giugno 2004. Contrattualmente, è una scelta definitiva o a lungo termine regolata da un contratto collettivo che disciplina il rapporto tra il datore e i dipendenti.

Ma quindi nel lockdown abbiamo fatto Smart Working o Tele lavoro?

Facciamo chiarezza su questo punto. 

Lo smart work non ha sede, non ha orario, è agile per sua definizione.

Il lavoro della maggior parte di noi durante il lockdown non è stato ‘agile’, è stato ‘il solito’, ma fatto da casa: timbri il cartellino in entrata, ti colleghi alla rete aziendale, fa le tue cose che avresti fatto uguali in ufficio, bevi un caffè che ti ha portato il tuo convivente, ogni tanto ti alzi, vai in bagno, timbri l’uscita per il pranzo, e così via.

Come ben evidenzia Paolo De Vincentiis in un articolo su il Sole 24 Ore management “Tante aziende pensano di fare smart working, ma in realtà è solo telelavoro. La differenza non è solo banalmente linguistica, ma identifica modalità operative e inquadramento giuridico completamente diversi. …. Passare dal telelavoro allo smart working è un cambio di paradigma così profondo possibile solo se la cultura aziendale lo permette; cioè se è flessibile e pronta alla trasformazione”. 

Quindi – in conclusione – la maggior parte di noi in questi mesi – tutti coloro che si sono trovati a lavorare da casa utilizzando strumenti informatici, magari anche nostri, ma per un orario prestabilito e con il rituale più o meno spra descritto, hanno fatto telelavoro, non smart working.

 Detto questo, e vista la confusione sul tema, assumiamo d’ora in poi solo il termine “smart working” anche per intendere “tele lavoro” per tutto il resto dell’articolo.

Smart Work: i vantaggi per il lavoratore

Smart work o telelavoro che sia, ci dicono che ci sono degli evidenti vantaggi per chi utilizza questi nuovi modi di lavorare:

Puoi gestire meglio il proprio tempo e migliorare l’equilibrio vita lavorativa-vita personale.

Puoi risparmiare denaro per spostamenti e pranzi e altri costi correlati allo spostamento e permanenza al luogo di lavoro

Puoi aumentare la tua produttività secondo il ragionamento: lavori da casa, sei meno stressato, svolgi il lavoro più serenamente, aumenti la produttività.

Avrai un aumento della fiducia e della motivazione verso la tua azienda.

Lavori con una maggior consapevolezza dei tuoi obiettivi e delle opportunità di crescita professionale e personale.

Puoi godere di una certa flessibilità sia in termini di orari, sia in termini di spazi.

Avrai la sensazione di lavorare in un ambiente dinamico, trasparente, innovativo e collaborativo.

Smart Work: i vantaggi per le aziende

Anche le aziende hanno notevoli benefici quando i lavoratori lavorano in modo ‘smart’ o da casa in telelavoro. Brevemente, i principali sono:

Riduzioni dei costi riguardo gli ambienti di lavoro (affitti, utenze e manutenzioni), l’ottimizzazione dei processi, l’utilizzo di tecnologie collaborative

Aumento brand awareness aziendale

Miglioramento della produttività del singolo lavoratore e dei team

Sviluppo di ambienti di lavoro coesi, trasparenti, collaborativi

Semplificazione della gestione del personale

Aumento della fidelizzazione del personale

Smart Work: gli svantaggi

Sembra che lo smart work sia una cosa che ha benefici per tutti. Non è vero.

L’enorme uso dello smart working fatto in Italia dal periodo di lockdown e ancora in questi mesi, ha iniziato a rivelare il suo ‘lato oscuro’.

I lavoratori coinvolti nello smart working hanno evidenziato vecchi e nuovi sintomi e sindromi, che agiscono a livelli differenti, e che ci mostrano un ampia e nuova frontiera dello stress e tecnostress che è necessario conoscere.

Eccoli:

Sintomi fisici e psicologici

Sovralimentazione/alimentazione errata. Lavorare in smart working non fa bene alla dieta e, in generale, favorisce situazioni di errata alimentazione. Il rischio di passare dalla spuntino continuo provvisto dal frigo di casa alle pause pranzo davanti al monitor è sempre presente.

Sedentarietà/aumento di peso. Con lo smart working si resta sempre in casa; muoversi nel percorso letto, scrivania, cucina e ancora scrivania non va bene e non fa bene. Si resta almeno otto o nove ore al giorno completamente fermi. E’ un vero attentato alla salute e al benessere dei lavoratori.

Problemi muscolo-scheletrici e oculo-visivi, tipici del lavoratore videoterminalista, che rischiano di peggiorare con il lavoro a casa in assenza di luoghi di lavoro, di attrezzature e monitor non adeguati. Con lo smart working l’ergonomia del lavoro è un sogno.

Solitudine/alienazione. Lavorando da casa, e considerando che il lockdown è stato un periodo di totale isolamento dall’esterno, si dissolvono gli aspetti sociali della vita lavorativa, utili per il benessere del lavoratore. Nonostante oggi esistano varie piattaforme tecniche per coordinare il lavoro a distanza, lavorare in smart working può portare all’isolamento e alla mancanza di interazione sociale con i colleghi.

Problemi nella concezione sociale dello Smart Working. Il lavoro a distanza viene talvolta considerato di ‘valore inferiore’ rispetto al lavoro in sede, sia da parte dell’azienda, sia in famiglia, con un conseguente aumento delle richieste di prestazioni – spesso contemporanee – in entrambi gli ambiti.

Facili distrazioni dovute al fatto di lavorare da casa (altre attività contemporanee, interferenza di persone nell’ambiente di lavoro, altre richieste della famiglia) e situazioni di convivenza forzata possono appesantire il carico psicologico del lavoratore.

Gestione della famiglia e accudimento dei figli durante l’orario di lavoro. Per le donne, lo ‘smart working’ è meno ‘smart’ e più pesante del solito lavoro d’ufficio. Perché c’è la famiglia – che se lavori da casa ti è sempre accanto con le sue esigenze . e spesso ci sono anche dei figli da gestire. Situazione già difficile in tempi normali, figurarsi durante il lockdown, con la chiusura totale di asili e scuole e l’obbligo assoluto di convivenza familiare.

Sintomi lavorativi

Disorganizzazione delle attività lavorative quotidiane. Con lo smart working il lavoratore deve organizzazione i tempi e la qualità del proprio lavoro. Ma in una situazione dove si annullano i confini tra vita privata e lavorativa (e senza una specifica formazione), è molto facile per il lavoratore cadere nella disorganizzazione.

Difficoltà nella gestione del tempo. Lavorando da casa, risulta difficile riuscire a separare in maniera netta e chiara ciò che è lavoro e ciò che è casa, con il rischio di non darsi un limite di tempo per lo svolgimento dell’attività lavorativa. “Time porosity” è la situazione di reciproca interferenza e sovrapposizione tra tempo di lavoro e tempo di vita, che può condurre a conflitti personali e familiari.

La “Telepressione”. La connessione ‘always on” e il flusso continuo i informazioni dall’azienda ai lavoratori agisce su di loro spingendoli a rispondere più rapidamente e ad essere disponibile online più a lungo del normale. Si può arrivare a vere e proprie sindromi da Workaholism. dove la necessità di lavorare diventa così forte che può costituire un pericolo per la salute, le relazioni interpersonali e il funzionamento sociale.

Crollo della motivazione. Senza un controllo esterno dell’operatore, il lavoratore già costretto ad un processo autonomo di organizzazione delle attività da svolgere, può incappare in qualche problema che non è in grado di risolvere da solo e incorrere in un crollo della motivazione con un abbassamento della prestazione lavorativa.

Reperibilità continua del lavoratore. Nello smart working ‘puro’ il lavoratore svolge la sua attività senza precisi vincoli di orario e gestendo in autonomia l’organizzazione del proprio tempo. Questa possibilità viene spesso interpretata dall’azienda come una situazione di reperibilità continua, gestita attraverso una tecnologia sempre connessa. Situazione molto presente e delicata, al punto che la normativa per lo smart working prevede espressamente:
– delle fasce concordate di reperibilità del lavoratore, al di fuori delle quali non può essere chiamato. Le prestazioni da svolgersi in un arco temporale non superiore alle 13 ore giornaliere; un periodo di riposo minimo di 11 ore ogni 24 e di 48 ore dopo 5 giorni di lavoro consecutivo.
– la sorveglianza sanitaria e la tutela in caso di malattia e infortunio, analoga a quella di chi lavora in sede.
– delle interruzioni di 15 minuti ogni 120 minuti di applicazione continuativa al monitor per le attività di lavoro agile che necessitano l’impiego di un computer, anche portatile, in modo sistematico o abituale.

Modifica dell’aspetto sociale del lavoro. L’organizzazione aziendale è un tessuto di conversazioni che costituiscono essenziali momenti di socialità per i lavoratori. Rispetto all’ambiente di un classico ufficio, l’organizzazione virtuale è più sottile e con legami meno stretti e rischia di escludere le fasce più deboli dei dipendenti e la circolazione di idee e conoscenze.

Problemi con l’uso di tecnologie

Carenza di formazione nell’uso delle tecnologie e nel lavoro da remoto. I lavoratori in ‘smart work’ si sono trovati improvvisamente proiettati nel lavoro telematico al 100%, spesso senza conoscenze tecniche e metodologiche in grado di aiutarli a gestire le apparecchiature, i software e l’organizzazione del lavoro.

Sovraccarico di informazioni (information Overload). Un classico. Che nello ‘smart work’ viene enfatizzato dalla pluralità di tecnologie in uso e dalle problematiche (tecniche e personali) nell’utilizzo delle stesse. Il lavoratore è raggiunto con continuità da una grande quantità di informazioni, che con grande fatica per acquisisce ed elabora, fino al limite fisico che questa invasione informativa produce: l’overload, a cui spesso segue il burnout. Per un approfondimento del burnout nello smart working si veda le testimonianze in questo articolo “Ho rischiato il burnout da smart working”.

Nevrosi da iper-connessione. L’uso eccessivo della strumentazione a distanza, la spersonalizzazione delle relazioni professionali, la sensazione di dover sempre essere allineati con il lavoro in corso, il riversamento di tempo dal privato al lavoro connesso, possono portare il lavoratore a delle forme di nevrosi tecnologica da iper-connessione.

Nevrosi da latenza delle tecnologie. E’ successo a tutti lavorando in ‘smart work’: il video s’impalla, la voce su skype arriva a scatti, la scrivania condivisa non si vede, eccetera. Ed è tutto un chiedersi “mi senti?”, “Lo vedi'”, “prova a entrare e uscire dalla riunione” e così via. Tutti quei mille problemi tecnici (dovuto alla mancanza di formazione, alle tecnologie inadeguate, a sistemici problemi sulla rete italiana dati) che affossano il concetto di ‘lavoro agile’ e producono tanto tempo perso, molte riunioni incomprensibili e quindi inutili, un crollo dell’attenzione al lavoro e della propria motivazione personale.

Problema anagrafico. Lo ‘smart working’ per le masse ha coinvolto lavoratori giovani, mentalmente attrezzati per questo tipo di lavoro, ma anche tutti i lavoratori meno giovani (nel pubblico impiego l’età media dei dipendenti pubblici è 50,4 anni) che hanno faticato a gestire da soli le tecnologie informatiche (vedi punto formazione), a usare le diverse piattaforme software, a gestire le videochiamate, eccetera.

Cyber Security. Se lo smart working favorisce le azienda dal punto di vista dei costi strutturali e della gestione del personale, può renderle più facilmente penetrabili dall’esterno (a livello di dati e sistemi informatici) ad attacchi di Cyber Crime. L’allargamento delle dimensioni del network in cui vengono scambiate le informazioni aziendali è un grave rischio.
Sono quindi necessarie a livello aziendale delle attività di cyber security adeguata: specifiche policy e procedure interne; formazione specifica dei lavoratori; installazione di VPN (Virtual Private Network per proteggere il traffico in ingresso e in uscita; sistemi di gestione dei dispositivi con software antivirus.
Fa parte di quest’area anche l’uso di dispositivi personali per l’attività lavorativa (il cosiddetto BYOD – Bring Your Own Device) che è elemento caratteristico dello smart working, ma che pone il problema di un possibile attacco ai dati e ai sistemi aziendali portato con un account privato del dipendente. Un approfondimento su questo tema qui a cura di cybersecurity360.

Smart work e Tecnostress: alcune tecniche di prevenzione e contrasto

La situazione è complicata.

Da un lato abbiamo i risvolti positivi che comporta lavorare da casa, sia per l’azienda che per i dipendenti. Dall’altra tutti i rischi personali, professionali e relativi all’uso di tecnologie emersi in questi mesi.

Ma lo smart work (o il tele lavoro) è qui per restare, anzi, per diventare la principale modalità di lavoro per una vastissima serie di professioni. E’ quindi necessario per i lavoratori ‘smart’ o ‘tele’ avere delle informazioni su come contrastare lo stress e il tecnostress generati dallo smart working.

Nulla di trascendentale, solo una serie di conoscenze, accorgimenti e consigli per non “prendersi troppo male” quando si lavora da casa.

Metti le cose in chiaro nel contratto
In una ‘normale’ situazione di ‘smart work’ è necessario che lavoratore e azienda definiscano il più esattamente possibile i confini delle loro prerogative, al fine di evitare che la legittima ingerenza del datore di lavoro nello svolgimento della prestazione lavorativa divenga occasione di ingerenza nella sfera personale del lavoratore. In soldoni, significa, ad esempio, ‘niente telefonate dall’azienda al lavoratore dopo l’orario concordato di fine lavoro giornaliero’.
Questo ‘accordo tra le parti’ non è previsto per l’attività di ‘tele-lavoro’. Nella situazione dei mesi scorsi, dove di fatto si è assistito a un trasferimento massivo e coatto di lavoratori dall’ufficio a casa, la continuità di collegamento ha favorito la comunicazione tra azienda e lavoratore oltre il normale orario di lavoro, in assenza di regolamentazione.

Leggi la disciplina del diritto alla disconnessione
Idem come sopra. E’ un diritto contrattuale del lavoratore in ‘smart work’ essere irreperibile, non essere cioè soggetto a richieste e sollecitazioni per via telematica provenienti dal datore di lavoro al di fuori dell’orario lavorativo. La legge che regola il lavoro agile gli riconosce infatti «il diritto alla disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche e dalle piattaforme informatiche di lavoro senza che questo possa comportare, di per sé, effetti sulla prosecuzione del rapporto di lavoro o sui trattamenti retributivi» subordinandolo al «rispetto degli obiettivi concordati e delle relative modalità di esecuzione del lavoro autorizzate dal medico del lavoro, nonché delle eventuali fasce di reperibilità»).
Devi conoscerla, questa legge, perché il diritto alla disconnessione è un ottimo strumento per garantirti il rispetto della durata dell’orario lavorativo.

Separa vita privata e lavorativa
Sforzati di lasciare fuori la tua vita privata dalla tua giornata lavorativa. E quando lavori, non farti prendere la mano. Uno dei rischi più frequenti dello smart working è il burnout, cioè lo stress estremo dovuto a un eccesso di lavoro. Definisci con precisione qual è il tuo tempo di lavoro, e rispettalo.

Poniti degli obiettivi
Che siano pratici e concreti: che cosa voglio fare oggi? A quante e quali mail devo assolutamente rispondere? Che progetti devo portare avanti e come? Porti degli obiettivi ti aiuta ad avere delle priorità e a gestire meglio il carico di lavoro, che nello smart work da spesso l’impressione di essere incessante.

Mantieni le routine
Anche se lavori in smart working, mantenere le solite routine come se lavorassi in ufficio può aiutarti a tenere la situazione sotto controllo. L’obiettivo è cercare di attenersi il più possibile alla routine lavorativa rispettando gli stessi orari dell’ufficio.
Quindi: sveglia al solito orario, igiene, colazione, ci si veste (magari senza abito formale, ma non in mutande) e poi si attacca il lavoro, fino a quando si timbra per il pranzo. E così via. Questa è una routine.

Pianifica il lavoro
Il rischio dello Smart Working è la dispersione, di concentrazione e di tempo. È importante sviluppare un progetto e portarlo a termine in modo qualitativo e solo dopo averlo terminato, concentrarsi sul successivo.
Prima di lavorare, pianifica accuratamente le attività da svolgere, specificando obiettivi, modalità e tempi di lavoro. Buona idea quella di dedicare del tempo, appena svegli o già dalla sera prima, per preparare una “to-do list” delle attività da svolgere durante la giornata. Ottimo smarcare le attività man mano che vengono svolte.
Ricordati che lavori da casa, pianifica anche le commissioni personali o familiari in modo da avere una visione completa di cosa fare nella giornata. Per la pianificazione del lavoro di gruppo, sono molto utili le piattaforme di project management (come Trello o Slack) che danno a tutti i partecipante una panoramica completa sui compiti, scadenze e risorse impiegate.

Migliora la tua postazione di lavoro
Devi avere una spazio di lavoro adeguato per tutto il tempo che ci dovrai passare. Meglio se puoi creare una zona di lavoro permanente. Hai bisogno di uno spazio luminoso e gradevole, e senza distrazioni per avere privacy e concentrazione. Circondati di materiali e colori che ami, arricchendo la postazione con una pianta, un oggetto che ti piace o una bacchetta d’incenso. E’ il tuo spazio personale.
Per ridurre gli effetti della fatica fisica e mentale hai bisogno di una scrivania e una sedia da ufficio ergonomica. Parlane con il datore di lavoro, e cerca di farti fornire una seduta di qualità.
Organizza l‘angolo studio per rendere il lavoro più agile e veloce e sfrutta al massimo gli spazi che hai a disposizione tramite organizzatori, faldoni e porta-documenti. Fai in modo che sia facile mantenere pulito e ordinato l’ambiente.
Cerca di mantenere l’attenzione sulla tua postura mentre lavori: non tenere gambe accavallate per troppo tempo, non lavorare utilizzando sedute che non agevolano posture ergonomiche (come i divani o le poltrone), mantieni la corretta posizione della testa sia quando si utilizzano dispositivi elettronici che quando si legge (usa un appoggio rialzato del foglio).

Organizza e migliora le tue tecnologie
Strumenti adeguati sono fondamentali per un lavoro ‘smart’ efficace e meno stressante. Lavorare con un mouse che non funziona bene, con uno schermo che sfarfalla o una tastiera su cui bisogna digitare con forza rende l’attività stressante.
Quindi organizza e dove possibile migliora le tecnologie che usi per lavoro. Un computer ‘moderno’ con microfono e telecamera, meglio se fornito dal datore di lavoro; una connessione wi-fi rapida ed efficace; un accesso a dei dischi remoti condivisi dove salvare e mettere a disposizione il proprio lavoro: questo è il set minimo per facilitare tutte le attività online.
Puoi aggiungere monitor grandi, mouse e dischi esterni, webcam, cuffie e sistemi audio, supporti per portatili e reggi-fogli.  Valuta questo aspetto anche in base agli strumenti che mette a disposizione il datore di lavoro e alle piattaforme che dovrai utilizzare.

Datti delle regole sull’uso delle tecnologie
Cerca di limitare il numero di tool e device sui quali sei reperibile contemporaneamente e di limitare il multitasking dispersivo.
Meglio utilizzare un solo strumento (come l’email) per le comunicazioni formali e i report sulle attività e un altro strumento (chat) per la comunicazione estemporanea sull’andamento del lavoro.
Ricordati che spesso con una telefonata si fa prima che a scrivere lunghi messaggi.
Videocall con moderazione, meglio per riunioni con più partecipanti ma con regole ben definite. Ritorneremo sull’argomento.
Lavori con computer? Si alla musica, anche via web, No a Whatsapp, Telegram o altre app di messaggistica: troppe distrazioni. Lavori con mobile? Disattiva le notifiche dei tuoi social personali quando lavori.

Rimani in contatto con i colleghi e il team
Limita la sensazione di solitudine provocata dallo smart working contattando e interagendo spesso con i colleghi, sia per la programmazione e il progress del lavoro (magari per concordare obiettivi e sfide comuni), sia per scambiarsi un saluto o un battuta. Lo scambio di informazioni e feedback è utile per mantenere attiva la motivazione personale e a livello di gruppo.
Utile non disperdere la comunicazioni su diversi canali (email, chat, Skype, Meet, eccetera), molto meglio utilizzare piattaforme di project management che consentono di gestire collettivamente il lavoro, con una panoramica completa sui compiti da portare a termine, le scadenze da rispettare e le risorse dedicate ad ogni incarico.

Fai delle pause periodiche
In ufficio ogni tanto ci si muove, ma lo smart working è brutalmente sedentario e immersivo. Ma le pause sono fondamentali per il tuo benessere fisico e mentale. Quindi fai delle brevi pause ogni 45-60 minuti, per alzarsi e camminare qualche minuto. Fai anche sempre la pausa per il pranzo tutte le pause necessarie per andare in bagno.
Per obbligarsi a fare delle pause, puoi usare la scusa di fare piccole faccende domestiche. Per sgranchire un po’ le gambe puoi camminare durante le telefonate e, se si abiti in un condominio, usare le scale invece dell’ascensore.
Se fai fatica a prenderti delle pause puoi usare la famosa “tecnica del pomodoro”, creata alla fine degli anni ’80 da Francesco Cirillo. Il nome si ispira ai classici timer da cucina, spesso a forma di pomodoro (ma anche arancia, limone…). Basta impostare il timer a 25 minuti durante i quali immergersi nel lavoro, rimandando tutte le distrazioni a quando sarà suonato il timer. Ogni periodo è intervallato da 5 minuti di pausa e si può arrivare fino a 4 periodi per poi prendersi una pausa più lunga di almeno mezz’ora. Nei 5 minuti di pausa, oltre a gestire messaggi e telefonate, prendiamoci un momento per gratificarci con qualcosa che ci piace, un caffè o un pezzo del nostro artista musicale preferito.

Condividi gli orari di lavoro con i tuoi familiari o conviventi
Informa la famiglia o i conviventi dei tuoi orari di lavoro e chiedi di non essere disturbato e di rispettare il tuo spazio di lavoro. Cerca di ridurre eventuali interruzioni esterne e, al contrario, no farti fagocitare da lavoro e cerca di mantenere dei momenti di partecipazione alle attività familiari.

Controlla l’alimentazione
Evita gli spunti continui, non farti servire troppi caffè, cerca di mantenere un’alimentazione leggera. E soprattutto, ricordati di bere spesso, e magari mangiare della frutta.

Defatica la vista
Quando lavori con i monitor devi defaticare periodicamente la vista con esercizi specifici o semplicemente guardando per un certo tempo fuori dalla finestra un oggetto o panorama distante. La famosa regola del 20x20x20 (guardare a 20 metri per almeno 20 secondi ogni 20 minuti) è efficace per rilassare i muscoli oculari e favorire al concentrazione, prevenendo fastidiosi disturbi come le cefalee.

Fai attività fisica
Visto che hai del tempo libero perché non devi andare in ufficio usalo per fare esercizio fisico. Fai dieci volte le scale del condominio, o esci a camminare di lena per qualche chilometro, oppure fai ginnastica a casa. Se non sei in grado di darti un programma, prova con le app di fitness, ce ne sono di ottime per fare sessioni casalinghe di ginnastica, streching, yoga, eccetera e ti aiutano a fare esercizio in modo regolare.

Consigli per le aziende …

Dopo una sfilza così di suggerimenti per i lavoratori, non potevano esimerci dal dare qualche consiglio anche ai datori di lavoro.

Fate attività di formazione e informazione
Cioè spiegate ai dipendenti attivi in smart working o tele lavoro le specificitàdel loro lavoro, lo scenario di vantaggi e svantaggi, i rischi potenziali di queste tipologie di attività. Formateli in modo specifico all’utilizzo degli strumenti e delle piattaforme più comunemente utilizzati nel lavoro.

Fornite tecnologie adeguate
Fate un censimento delle dotazioni strumentali e di connessione a disposizione dei lavoratori per operare da remoto; aggiornate le strumentazione obsolete o, meglio ancora, tutti gli strumenti digitali, anche in una logica di sicurezza aziendale; dateli ai lavoratori in comodato gratuito. In generale, aiutate il lavoroatore a costruire il set di lavoro più consono alle sue esigenze, sia dal punto di vista tecnologico, sia da quello ergonomico. E se il costo di connessione da casa è a carico del lavoratore siate carini, fategli un rimborso, anche a forfait sarà gradito.

Fornite formazione sugli strumenti smart
Facile dire ‘Facciamo un meet’ e se uno non l’ha mai fatto? Fate un’elenco delle piattaforme, dei portali e dei programmi che utilizzate per lavoro e fate della formazione (mini-video o epserienza dal vivo) ai vostri lavoratori per mostrare il funzionamento di questi programmi o servizi. Più i vostri lavoratori sono formati all’utilizzo di ambienti informatici, più il lavoro filerà senza (troppe) interruzioni.

Foto in apertura di Vlada Karpovich da Pexels

Il rischio stress e l’organizzazione temporale del lavoro nella norma UNI EN ISO 10075-3

benessere

Da PuntoSicuro, segnalo questa relazione di Paola Cenni (Commissione Ergonomia UNI) sulle indicazioni tratte da UNI EN ISO 10075-3 per la valutazione del carico di lavoro mentale.

Si tratta di un estratto del Convegno “L’importanza della normazione tecnica volontaria per capire e valutare il livello di benessere psicofisico, sicurezza sul lavoro e performance produttiva. Norme ergonomiche UNI EN ISO e buone prassi sul problema del carico mentale e dello stress lavoro-correlato”, organizzato dall’Ente Italiano di Normazione (UNI), per richiamare l’attenzione dei principali stakeholders italiani (economici e istituzionali) sulla normazione tecnica volontaria e sulla sua influenza nella politica economica nazionale.

Alla fine dell’articolo potete anche scaricare il documento della relazione.

Il rischio stress e l’organizzazione temporale del lavoro

Le indicazioni tratte da UNI EN ISO 10075-3 per la valutazione del carico di lavoro mentale: i rischi da fatica mentale, monotonia, ridotta vigilanza e saturazione mentale. Pubblichiamo un estratto del Convegno “L’importanza della normazione tecnica volontaria per capire e valutare il livello di benessere psicofisico, sicurezza sul lavoro e performance produttiva.

Lug 10, 2016

Allarme Tecnostress per i medici e i lavoratori della sanità

Alle tante cause che si annoverano come scatenanti e motivo di stress nel settore sanitario, adesso se ne aggiunge una nuova: la tecnologia.

Secondo un studio americano, la maggior parte dei medici che fanno uso di cartelle cliniche elettroniche e software di registrazione delle prenotazioni, tendono nel tempo, ad essere insoddisfatti, perché costretti a passare troppo tempo in mansioni di segreteria piuttosto che al “capezzale” del paziente.

Leggi gli articoli direttamente da quotidianosanità.it e infermieristicamente.it

Stress in corsia. E se fosse colpa anche della tecnologia?

01 LUG – (Reuters Health) – Secondo quanto emerge da un recente studio statunitense, la maggior parte dei medici che fanno uso di cartelle cliniche elettroniche e di software di registrazione delle prenotazioni, tendono ad essere meno soddisfatti a causa del tempo, troppo, che spendono nelle mansioni di segreteria e -sempre secondo lo studio – sono a più alto rischio di burnout rispetto ad altri sanitari che utilizzano le tradizionali modalità cartacee.

Tecnologia in corsia: secondo uno studio americano è causa di stress e burnout

Lo stress in corsia non è di certo un fenomeno nuovo; tutte le figure professionali che hanno a che fare con persone che hanno bisogno di aiuto, sono a rischio stress lavoro correlato e a rischio burnout. Alle tante cause che si annoverano come scatenanti e motivo di stress, adesso sembra aggiungersene una nuova: la tecnologia.

Una nuova prospettiva sullo stress lavoro-correlato: “Lavori o Scleri?! Teoria e Pratica del mal-essere per scelta”

Qualche mese fa lo psicologo del lavoro Andrea Cirincione* ha pubblicato un ebook in pdf dedicato allo stress lavoro-correlato intitolato “Lavori o Scleri?! Teoria e Pratica del mal-essere per scelta”.

Il testo, con un linguaggio semplice, ironico e diretto, ci presenta le esperienze di lavoro che hanno portato Cirincione a occuparsi della qualità di vita degli individui di organizzazioni pubbliche e private di ogni tipo e dimensione, e al tempo stesso ci fa riflettere sul nostra conoscenza e sul nostro approccio allo stress nel mondo del lavoro.

Lavori o scleri 2

La lettura è molto divertente; tra storie vere e immaginarie, precisazioni medico scientifiche, spunti giuridici e psicologici, il lettore attraversa un percorso nel concetto di “stress” per comprendere al meglio come funziona e come si cura il proprio benessere psicologico.

Ogni capitolo si chiude con il ‘paletto fondamentale’, costituito dalla Legge dello sclero (dalla parola sclerare: verbo intransitivo popolare, nel gergo giovanile, sragionare, andar fuori di testa: l’hanno bocciato e ha sclerato! – Treccani online) e dalla regola del lavoro.

Eccovi quindi i 10 paletti, ma la lettura di tutti i capitoli di questo divertente e istruttivo testo è la cosa migliore da fare. Il libro in formato pdf è in vendita direttamente dal sito del dott. Cirincione a questa pagina.

– 1^ legge dello sclero: l’organismo va automaticamente in tensione reagendo a eventi sgradevoli o percepiti come tali;
– 1^ regola del lavoro: non si possono cambiare gli eventi, mentre si può modificare il modo di percepirli.

– 2^ legge dello sclero: l’essere umano è sotto stress quando non riesce, o pensa di non riuscire, ad agire attivamente e/o intenzionalmente a fronte di pressioni ambientali prolungate nel tempo.
– 2^ regola del lavoro: lo stress da sovrappressione si previene:
1) aziendalmente: riducendone l’entità e/o il tempo di esposizione;
2) personalmente: migliorando le proprie performance e/o la propria percezione di poterle migliorare.

– 3^ legge dello sclero: l’organismo si stressa anche a causa del carattere dell’individuo;
– 3^ regola del lavoro: il carattere è la base sui costruire una personalità di ruolo adattiva e potenzialmente efficace.

– 4^ legge dello sclero: l’organismo rischia l’esaurimento fisico, ed anche psichico, quando il peso dello stress risulta emotivamente insopportabile.
– 4^ regole del lavoro: per non cedere di fronte alle situazioni avverse è necessario mantenere una buona stabilità emotiva, e per questo è essenziale avere un buon equilibrio affettivo nella vita personale.

– 5^ legge dello sclero: l’organismo può cedere allo stress per scarsa resistenza, per insufficiente adattamento, per carenze energetiche o per limiti psicofisici.
– 5^ regola del lavoro: l’individuo previene il cedimento da stress coltivando una mentalità elastica, aggiornandosi, curando la propria alimentazione e sapendosi fermare.

– 6^ legge dello sclero: l’individuo è in stato di calma fino a che uno stressor non ne alteri l’equilibrio.
– 6^ regola del lavoro: la gestione dello stress consiste nel ricostruire un equilibrio anche in condizioni alterate.

– 7^ legge dello sclero: il rischio che un individuo soffra di stress è funzione della probabilità che non riesca a gestire la transizione omeostatica nell’arco temporale di durata dello stimolo stressogeno.
– 7^ legge dello sclero: l’abbassamento della probabilità di rischio stress coincide con tempi di esposizione tollerabili (bisogna sapere o potere dire ìbasta!î). Quando i tempi non sono controllabili è essenziale puntare sull’elaborazione dell’evento perturbativo.

– 8^ legge dello sclero: lo stress è frutto di un’azione combinata (=‘transazione’) tra forza stressogena ed elemento stressato, caratterizzata da un’influenza bidirezionale.
– 8^ regola del lavoro: non bisogna mai considerare le cause di stress come totalmente esterne e indipendenti da noi stessi.

– 9^ legge dello sclero:  lo stress genera strain quando l’impegno lavorativo è eccessivo e incongruente, non c’è modo né di incrementare le proprie competenze nè di controllare la situazione, né possibilità di ricevere aiuto.
– 9^ regola del lavoro:  per la propria salute è bene coltivare alcune regole:
1) curare la propria forma psico-fisica
2) non smettere mai di formarsi ed imparare
3) avere una rete relazionale efficace

– 10^ legge dello sclero: lo stress può provocare tanto più strain quanto minore è la resilienza della risposta (più cala la speranza meno ce la si fa).
– 10^ regola del lavoro: è essenziale imparare dai propri errori ed esercitarsi nell’arte del problem solving individuale.

* Andrea Cirincione è formatore e consulente aziendale, interprete eclettico della sua professione di Psicologo del Lavoro, impegnato da molti anni sul tema del clima aziendale e del benessere organizzativo. E’ autore di uno dei più originali e validi metodi di valutazione del rischio da stress lavoro-correlato.

Gen 19, 2015

“Rischio TecnoStress lavoro-correlato per formatori” nuova edizione del corso per professionisti della sicurezza

aula formazione

Che differenza esiste tra il tecnostress e lo stress lavoro-correlato? Come si valuta questo nuovo rischio? Come si tutelano i lavoratori dal sovraccarico informativo?

Il 25 gennaio partirà il nuovo corso “Rischio TecnoStress lavoro-correlato per formatori” tenuto da Enzo Di Frenna, formatore e direttore tecnico del Centro di Formazione AiFOS Netdipendenza.

Nel corso, rivolto ai professionisti della sicurezza (RSPP, ASPP, RLS, Medici competenti e Psicologi), si risponderà a queste domande fornendo gli strumenti idonei alla valutazione e prevenzione del tecnostress lavoro-correlato, tenendo conto delle ultime indicazioni emanate da Ministeri e Regioni, nonché delle linee guida di Inail e altri organismi. In particolare si analizzeranno gli strumenti per la valutazione dello stress lavoro correlato e la compilazione del Documento di Valutazione del Rischio da stress lavoro torrelato.

Questa edizione del corso della durata di 32 ore (Roma) prevede un numero massimo di 15 partecipanti e si svolge in due step da 16 ore l’uno: il primo incontro sarà sabato 24 e domenica 25 gennaio 2015, il secondo incontro è in data da definirsi. Il corso vale come aggiornamento per RSPP/ASPP con 16 crediti formativi, il consto del corso è di 960 euro + IVA per i soci AIFOS e 1.100 euro + IVA per i non soci AIFOS.

I contenuti proposti dal corso sono i seguenti:

  • Che cos’è il tecnostress? Storia del rischio
  • Tecnostress e Testo Unico 81 08: aspetti normativi
  • L’uso eccessivo di nuove tecnologie: information overload, multitasking, email addiction, internet addiction, smartphone e tablet addiction, social addiction
  • Tecnostress e tecnologia touch screen: evoluzione del rischio
  • I principali fattori potenziali di stress lavoro correlati e tecnostress in azienda
  • Il corpo umano: connessione mente e spirito nella visione olistica
  • Le malattie del tecnostress: cause e prevenzione
  • Tecnostress, tensioni corporee e rischio patologie correlate
  • Tecnostress, micro-apnee respiratorie e rilascio emozionale
  • La fisiologia del soggetto a rischio tecnostress
  • Il ruolo della internet information nel tecnostress
  • Il sovraccarico informativo e cognitivo: cosa determina nell’individuo
  • La dipendenza psichica dai device digitali e la rete di connessione dati
  • Il multitasking come fattore di affaticamento mentale
  • L’email addiction e la gestione efficace della posta elettronica
  • Cellulare e tablet: l rischio dipendenza nel lavoro digitale
  • Tecnostress ed esposizione ai campi elettromagnetici: correlazioni dei sintomi
  • Internet addiction disorder (IAD): il percorso evolutivo del rischio
  • IAD, sintomi ed effetti sulla salute
  • Relazione tra IAD e tecnostress
  • Socialmedia: commistione tra lavoro e vita privata
  • Il ruolo della internet information nel tecnostress
  • Mappe mentali, memorie interne, gestione delle informazioni con la PNL
  • Onde cerebrali, internet information e alterazione del sonno
  • Tecnostress e il “fattore ipnotico” degli schermi
  • Tecnostress e nuove professioni digitali
  • Conoscenze informatiche per l’analisi del tecnostress
  • Il rapporto tra tempo e quantità dei device digitali
  • Organizzazione del lavoro e carico informativo
  • Il lavoro del domani: scenari touch screen e tecnostress
  • L’uso consapevole del telefono cellulare
  • Relazione tra corpo, psiche e telefono cellulare
  • Tecnostress e lavoro in modalità “mobile”
  • Misure organizzative atte a prevenire e/o ridurre il rischio da tecnostress lavoro correlato
  • Creare un ambiente lavorativo più rilassante, intervenendo sui fattori bio-architettonici

Per scaricare la scheda di iscrizione del corso clicca qui

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