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Ago 16, 2017

Uso del cellulare e malattia professionale: arriva la terza sentenza contro INAIL

Ancora una sentenza – la terza in Italia, ma per la prima volta in primo grado – che riconosce la causa oncogena nei campi elettromagnetici generati dal cellulare e condanna l’INAIL al riconoscimento della malattia professionale per l’uso di telefoni cellulari.

Dopo la storica sentenza della Corte d’Appello di Brescia del dicembre 2009 (decisione confermata dalla sentenza della Corte di Cassazione del 2012) che aveva condannato l’INAIL a versare una pensione di invalidità a un manager per un tumore al nervo trigemino associando la patologia all’utilizzo intensivo di cordless e cellulare, nei mesi scorsi si sono aggiunte la Sentenza del Tribunale del lavoro di Firenze (aprile 2017) che ha condannato l’INAIL a versare un indennizzo sotto forma di rendita vitalizia al dipendente, a cui ha riconosciuto un 16% di invalidità derivante dal tumore causato dall’uso massiccio e prolungato del cellulare; e la sentenza emessa dal Tribunale di Ivrea (aprile 2017) che ha riconosciuto in primo grado un nesso causale fra l’utilizzo errato del telefono e una malattia invalidante (danno biologico permanente del 23%) e ha previsto per il lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale di circa 500 euro al mese.

Sul tema è intervenuta anche l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), ricordando il “gran numero di studi condotti negli ultimi vent’anni per capire se l’uso del telefonino rappresenta un rischio potenziale per la salute umana. Ma al momento non sono stati provati effetti avversi” provocati dall’impiego del cellulare.

Parlando specificamente degli aspetti legati all’impiego professionale di telefoni cellulari (o cordless) per la tutela della salute e sicurezza sul lavoro, è opportuno ricordare che la valutazione del rischio da esposizione ai campi elettromagnetici viene svolta basandosi esclusivamente sulle indicazioni di  white-list che però considerano conformi ‘a priori’ le sorgenti oggetto della sentenza (perché si tratta di ‘Uso di attrezzature marcate CE, valutate secondo gli standard armonizzati per la protezione dai CEM’):

“…nei luoghi di lavoro in cui siano presenti solo attrezzature conformi a priori, la valutazione del rischio si conclude sostanzialmente con il censimento iniziale […] Per facilitare il compito del valutatore, la norma CEI EN 50499 contiene due tabelle, delle quali la prima comprende tutti i luoghi e le attrezzature di lavoro conformi a priori, mentre la seconda un elenco non esaustivo delle attrezzature per le quali è necessario procedere alla valutazione ulteriore.” dal Portale Agenti Fisici.

A seguito di queste sentenze è quindi evidente che una valutazione del rischio legato all’esposizione ai campi elettromagnetici non può più basarsi su liste di attrezzature ‘approvate a priori’, ma va svolto in maniera esaustiva con il supporto di analisi strumentali e facendolo seguire da attivitò di formazione ed informazione dei lavoratori di sorveglianza sanitaria, di verifica del rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza, di buone pratiche da mettere in campo per minimizzare l’esposizione dei lavoratori.

L’argomento è di grande interesse e preoccupazione, quindi ci tornerò con dei prossimi articoli.

Troppo connessi? i rischi per la salute di cellulari, smartphone, wifi, dispositivi elettrici.

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Torno a parlare di radiazioni elettromagnetiche – quelle prodotte dai telefoni cellulari, ma anche da molti altri dispositivi che utilizziamo nelle nostre case e in ufficio ogni giorno: wifi, computer, asciugacapelli e forni a microonde – per presentare il libro di Martin Blank Troppo connessi? Cellulari, smartphone, wifi, dispositivi elettrici (Macro edizioni).

Quando attacchiamo una spina alla presa, si crea un campo che emette onde elettromagnetiche. Che conseguenze hanno queste radiazioni sulla nostra salute? Come difendersi? Lo spiega questo libro, dal linguaggio semplice e scorrevole, e dal rigore scientifico.

Blank – docente della Columbia University e consulente d’elettrosmog per Parlamento canadese e Corte suprema federale brasiliana) e da oltre trent’anni studia gli effetti (non termici) sulla salute dei campi elettromagnetici – ci aiuta a comprendere gli effetti sulla nostra salute delle radiazioni elettromagnetiche e ci indica le giuste precauzioni da adottare nel nostro quotidiano per ridurre l’esposizione.

Ho recuperato una lunga presentazione del libro che pubblico di seguito.

Aggiungo anche un paio di link, il primo al sito di Macrolibrarsi dove poter acquistare il libro, il secondo a un articolo di Informasalus dove viene presentata una recente ricerca dell’agenzia Ue per l’ambiente che rilancia l’allerta per il legame tra cellulari e insorgenza di tumori. “Anche se non esiste chiarezza scientifica sulla relazione tra l’utilizzo del cellulare e tumori al cervello, da studi e ricerche è sempre più solida l’evidenza di questo legame”, ha affermato Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Aea, in occasione del lancio dell’ultimo rapporto “Late Lessons from Early Warnings, volume 2”.

Troppo Connessi? – Anteprima del libro di Dottor Martin Blank

Un attivista improbabile

Magari non ne siete consapevoli, ma siete parte di un esperimento non autorizzato, «il più grande esperimento biologico di sempre», detto con le parole del neuro-oncologo svedese Leif Salford. Per la prima volta molti di noi possiedono trasmettitori di microonde ad alta potenza – sotto forma di telefoni cellulari – che stanno direttamente a contatto con la testa ogni giorno.

I telefoni cellulari generano campi elettromagnetici (CEM) ed emettono radiazioni elettromagnetiche (REM). Condividono questa caratteristica con tutti i moderni dispositivi elettronici che funzionano a corrente alternata (CA), cioè che si alimentano attraverso la rete elettrica e le prese che ci sono alle pareti, e anche con quelli che utilizzano le comunicazioni wireless, cioè senza fili. Dispositivi diversi irradiano diversi livelli di CEM, con differenti caratteristiche.

Quali effetti sulla salute hanno queste esposizioni?

È proprio qui che sta l’esperimento. I tanti potenziali effetti negativi sulla salute dovuti all’esposizione ai CEM (compresi molti tipi di cancro e l’Alzheimer) possono svilupparsi a distanza di decenni. Quindi non ci è possibile conoscere il risultato dell’esperimento, se non quando saranno passati molti anni, magari, appunto, decenni. Ma allora potrebbe essere troppo tardi per miliardi di persone.

Oggi, mentre attendiamo i risultati, cresce il dibattito sui potenziali pericoli dei CEM. La scienza che se ne occupa, di cui si parla nel prossimo capitolo, non è insegnata facilmente e di conseguenza la discussione riguardo agli effetti sulla salute dei CEM risulta abbastanza complessa. Per dirla con parole semplici, la discussione vede due schieramenti. Da una parte ci sono quelli che sostengono l’urgenza di adottare tutte le precauzioni del caso, prima di esporre al rischio la popolazione mentre si continuano a studiare gli effetti sulla salute dei campi elettro-magnetici.

Questo gruppo comprende scienziati, incluso me, i quali notano molti segnali di pericolo che giustificano la richiesta di precauzione. Dall’altra parte ci sono invece coloro secondo i quali si dovrebbero attendere le prove del danno, prima di agire in qualsiasi modo. Di questo gruppo chi si fa più sentire sono i rappresentanti delle industrie, che senza dubbio temono per i loro profitti e preferirebbero che continuassimo a comprare e ad utilizzare sempre più dispositivi elettronici interconnessi.

E gli sforzi dell’industria sono straordinariamente efficaci, si vede dalla diffusione nel mondo delle tantissime tecnologie che generano CEM. Ma i campi elettromagnetici hanno anche molte altre fonti. La più importante è la stessa rete elettrica, che raggiunge praticamente ogni individuo in America e il 75% della popolazione globale. Oggi, all’inizio del ventunesimo secolo, siamo immersi completamente in un brodo di radiazioni elettromagnetiche su base praticamente continua.

Cosa sappiamo

Ad oggi, la scienza che studia gli effetti biologici e sulla salute dell’esposizione alle radiazioni EM è ancora agli esordi. Non si riesce a prevedere che un tipo specifico di esposizione ai campi elettromagnetici (come ad esempio 20 minuti al telefono cellulare ogni giorno per 10 anni) comporterà una specifica conseguenza per la salute (come ad esempio il cancro).

Né gli scienziati sono in grado di definire cosa si possa intendere per livello di “sicurezza” di esposizione ai CEM. Ma, malgrado la scienza non abbia ancora risposto a tutte le nostre domande, almeno ha determinato un fatto e molto chiaramente: tutte le radiazioni elettromagnetiche hanno impatti sugli esseri viventi.

Come dirò più avanti in questo libro, la scienza dimostra un’ampia gamma di effetti biologici correlati all’esposizione ai CEM. Per esempio, numerosi studi hanno concluso che i campi elettromagnetici danneggiano il DNA e ne causano mutazioni: il DNA è il materiale genetico che ci definisce come individui e collettivamente come specie.

Si ritiene che le mutazioni del DNA siano il primo passo verso lo sviluppo dei tumori ed è stato proprio il legame tra tumori ed esposizione ai CEM che ha indotto a richiedere una revisione degli standard di sicurezza. Questo tipo di danno al DNA è stato osservato con un’esposizione ai CEM equivalente a quella del tipico utilizzo del telefono cellulare.

Si ritiene che il danno genetico sia uno dei meccanismi con cui i campi elettromagnetici influiscono sulla salute. Diversi studi hanno indicato un aumento significativo del rischio (fino a due o tre volte il rischio normale) di sviluppare certi tumori cerebrali in seguito ad esposizione a telefoni cellulari per un periodo di tempo di diversi anni. Una revisione, che ha considerato 16 studi ricavandone un valore medio, ha concluso che il rischio di sviluppare un tumore nella stessa area della testa dove appoggia il cellulare è del 240% maggiore in chi fa uso del telefono regolarmente per 10 o più anni.

Uno studio condotto in Israele ha scoperto che le persone che utilizzano il cellulare per almeno 22 ore al mese hanno il 50% in più di possibilità di sviluppare cancro alle ghiandole salivari (e in Israele tra il 1970 e il 2006 l’incidenza di questo tipo di tumore è aumentata di quattro volte). E chi vive entro i 400 m da un ripetitore per 10 o più anni ha un’incidenza di tumore tre volte più alta rispetto a chi vive a distanze maggiori. Infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito i CEM – comprese le frequenze della rete elettrica e le radiofrequenze -come possibili cause di cancro.

Senza dubbio il cancro rientra tra i più gravi effetti negativi sulla salute studiati dai ricercatori, ma è stato dimostrato che l’esposizione ai campi elettromagnetici aumenta anche il rischio di molti altri tipi di conseguenze. Basti pensare che livelli di CEM migliaia di volte più bassi degli standard di sicurezza correnti possono aumentare in maniera significativa il rischio di malattie neurodegenerative (come l’Alzheimer e il morbo di Lou Gehrig) e di sterilità maschile associata a danni alle cellule spermatiche. In uno studio è emerso come chi vive entro 50 m da una linea elettrica ad alta tensione abbia molte più probabilità di sviluppare l’Alzheimer rispetto a chi vive entro i 600 m e oltre. L’aumento del rischio è del 24% dopo un anno, del 50% dopo 5 anni e del 100% dopo 10 anni.

Un’altra ricerca ha dimostrato che utilizzare un telefono cellulare da una a quattro ore al giorno causa un abbassamento della conta spermatica del 40% rispetto agli uomini che non usano il telefonino e le cellule spermatiche che sopravvivono mostrano minore motilità e vitalità. L’esposizione ai CEM (come accade anche per molti inquinanti ambientali) non ha effetti solo sulle persone ma anche sull’intero ambiente naturale.

Gli effetti negativi sono stati dimostrati su un’ampia varietà di piante e animali. Anche a livelli molto bassi, i CEM possono privare uccelli e api della capacità di orientarsi. Numerosi studi correlano questo effetto con il fenomeno che si verifica quando gli uccelli si schiantano e muoiono contro i cavi elettrici o le torri di controllo degli aerei.

Gli stessi effetti sulla navigazione sono stati collegati alla sindrome dello spopolamento degli alveari (SSA), che sta decimando la popolazione globale delle api (in uno studio è stato dimostrato che collocare anche un solo cellulare acceso davanti ad un’arnia porta alla rapida e completa morte dell’intera colonia). E una malattia misteriosa che colpisce gli alberi in Europa è stata collegata alle radiazioni Wi-Fi nell’ambiente.

Come spiegherò nei capitoli successivi, ci sono ormai molte evidenze scientifiche – di alta qualità, tutte con peer review -che dimostrano queste e altre conseguenze assai preoccupanti dovute all’esposizione alle radiazioni elettromagnetiche. Questi effetti si vedono a livelli di CEM che, secondo le agenzie regolatone come la Federai Communications Commission (FCC) che norma le emissioni dei cellulari negli Stati Uniti, sono assolutamente sicuri.

Un attivista improbabile

Ho iniziato a lavorare alla Columbia University negli anni Sessanta del secolo scorso ma non mi sono sempre occupato di campi elettromagnetici. Il mio PhD in chimica fisica preso alla Columbia e quello in scienza colloidale preso all’Università di Cambridge mi hanno fornito un solido background accademico interdisciplinare in biologia, chimica e fisica. All’inizio ho investito gran parte della mia carriera studiando le proprietà delle superfici e delle pellicole molto sottili, come quelle delle bolle di sapone, che mi hanno poi portato ad esplorare le membrane biologiche che racchiudono le cellule viventi.

Ho studiato la biochimica della sindrome da distress respiratorio del neonato (IRDS in inglese) che fa collassare i polmoni del bambino (conosciuta anche come malattia della membrana ialina). Grazie a queste ricerche ho scoperto che la sostanza sulla superficie dei polmoni sani forma un reticolo che ne previene il collasso nei bambini sani (la sua assenza causa il problema in chi soffre di IRDS). All’epoca un’azienda alimentare mi ha poi assunto per farmi studiare come lo stesso meccanismo potesse essere applicato per fare in modo che non collassassero le bolle d’aria dentro i gelati che quella stessa azienda produceva. Il gelato viene venduto a volume, non a peso, e questo permetteva all’azienda di ridurre la quantità di gelato dentro ad ogni confezione (i miei figli mi hanno criticato non poco per questo lavoro, ma poi si gustavano i campioni di gelato che portavo a casa).

Ho anche condotto ricerche studiando come le forze elettriche interagiscono con le proteine e altri componenti che si trovano nelle membrane nervose e muscolari. Nel 1987 stavo studiando gli effetti dei campi elettrici sulle membrane quando lessi uno scritto della dottoressa Reba Goodman che dimostrava alcuni effetti insoliti dei CEM sulle cellule viventi. Aveva scoperto che anche i campi elettrici relativamente deboli da fonti comuni (come le linee e gli apparecchi elettrici) potevano alterare la capacità delle cellule viventi di produrre proteine. Da tempo sapevo dell’importanza delle forze elettriche sulla funzione cellulare, ma quello studio spiegava che le forze magnetiche (che sono, come spiegherò nel prossimo capitolo, un aspetto chiave dei campi elettromagnetici) avevano anche un forte impatto sulle cellule viventi.

Come gran parte dei miei colleghi, non pensavo che questo fosse possibile. E noto che ci sono alcuni tipi di CEM che tutti sanno essere dannosi per l’uomo. Per esempio i raggi X e le radiazioni ultraviolette sono entrambi riconosciuti come cancerogeni. Ma si tratta di forme ionizzanti di radiazioni. La dottoressa Goodman sosteneva invece che anche le radiazioni non ionizzanti, che hanno molta meno energia dei raggi X, avessero effetti sulla proprietà fondamentale delle cellule e cioè la capacità di stimolare la sintesi delle proteine.

Proprio perché le forme non ionizzanti di CEM hanno tanta energia in meno rispetto alle radiazioni ionizzanti, per lungo tempo si era ritenuto che i campi elettromagnetici non ionizzanti fossero innocui per l’uomo e gli altri sistemi biologici. Certo, si sapeva che un’esposizione sufficientemente elevata ai CEM non ionizzanti causava un innalzamento della temperatura – e che questo aumento poteva causare danni cellulari e portare a problemi di salute – ma si pensava che livelli bassi di CEM non ionizzanti, che non causano aumento di temperatura, non fossero pericolosi. In oltre ventanni di esperienza in alcune delle istituzioni accademiche più importanti, quello era quanto mi era stato insegnato e quanto avevo insegnato. Infatti, il mio dipartimento alla Columbia University (come ogni altro analogo dipartimento di altre università nel mondo) aveva un intero corso sulla fisiologia umana che non menzionava mai i campi elettromagnetici, ad eccezione di quando venivano utilizzati a fini diagnostici per individuare gli effetti della corrente elettrica sul cuore o sul cervello.

Ovviamente i magneti e i campi magnetici potevano avere effetti su pezzi di metallo e altri magneti, ma si pensava fossero inerti, o sostanzialmente deboli, riguardo alla fisiologia umana. Come potete immaginare, trovai intrigante la ricerca della dottoressa Goodman e quando venne fuori che era una mia collega alla Columbia, con l’ufficio giusto nel palazzo a fianco, decisi di incontrarla, faccia a faccia. Non mi ci volle molto per capire che i suoi dati e le sue argomentazioni erano molto convincenti. Così convincenti che non solo mi fecero cambiare opinione sui potenziali effetti sulla salute del magnetismo, ma mi indussero anche ad avviare con lei una lunga collaborazione che è stata molto produttiva e personalmente gratificante.

Durante gli anni in cui abbiamo lavorato insieme, la dottoressa Goodman e io abbiamo pubblicato molti dei nostri risultati su illustri riviste scientifiche. Le nostre ricerche si sono concentrate sul livello cellulare – come il CEM permea la superficie delle cellule e agisce sulla cellula stessa e sul DNA – e abbiamo dimostrato diversi effetti biologici osservabili e ripetibili. Come accade con tutti gli studi che approdano a quelle riviste, anche i nostri dati e le nostre conclusioni sono stati sottoposti a peer review.

Ciò significa che i risultati sono stati controllati prima della pubblicazione per verificare che le tecniche e le conclusioni, basate sulle nostre misurazioni, fossero appropriate. I risultati sono stati successivamente confermati da altri scienziati in altri laboratori nel mondo, ciascuno indipendente dall’altro.

Troppo Connessi? – Libro

Martin Blank – Cellulari, smartphone, wifi, dispositivi elettrici – Le verità scientifiche sui pericoli delle radiazioni elettromagnetiche per la nostra salute

Cellulari e tumori: nuovo allarme europeo

23/01/2013 Cellulari e tumori: nuovo allarme europeo L’agenzia Ue per l’ambiente rilancia l’allerta per il legame tra cellulari e insorgenza di tumori. “Anche se non esiste chiarezza scientifica sulla relazione tra l’utilizzo del cellulare e tumori al cervello, da studi e ricerche è sempre più solida l’evidenza di questo legame”, ha affermato Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’Aea, in occasione del lancio dell’ultimo rapporto “Late Lessons from Early Warnings, volume 2”.

Intervista sulle onde elettromagnetiche e sui rischi dell’elettrosmog per l’uomo del dottor Giuseppe Miserotti in una intervista di FQ Radio

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Come ben sapete da alcuni articoli che ho già pubblicato sugli argomenti campi magnetici ed elettrosmog’, noi tutti viviamo oggi completamente immersi in un campo elettromagnetico continuo, generato da tutti gli strumenti elettronici che ci circondano e dalle infrastrutture per farli funzionare. Come ci ricorda Wikipedia:

“Con il termine inquinamento elettromagnetico o elettrosmog si intende l’inquinamento derivante in genere da radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti. Si parla quindi dell’intervallo di frequenze che va da 0 Hz (campi statici) alle frequenze della radiazione visibile (laser e luce incoerente).

Le radiazioni comprendono quelle prodotte dai radar, dalle infrastrutture di telecomunicazioni come la radiodiffusione e la telediffusione (emittenti radiofoniche e televisive), ponti radio, reti per telefonia cellulare, dagli stessi telefoni cellulari, dagli apparati wireless utilizzati soprattutto in ambito informatico (campi EM ad alta frequenza) e dalle infrastrutture di trasporto dell’energia elettrica tramite cavi elettrici percorsi da correnti alternate di forte intensità come gli elettrodotti della rete elettrica di distribuzione (campi EM a bassa frequenza).

Nel 2001 l’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro), parte dell’Organizzazione mondiale della sanità delle Nazioni Unite, ha inserito i campi magnetici in bassa frequenza in categoria 2B considerando un raddoppio del fattore di rischio (leucemia infantile) per esposizioni a valori di campo magnetico superiori a 0,4 microTesla. L’IARC nel 2011 ha inserito anche i campi elettromagnetici in alta frequenza in categoria 2B (senza definire una dose). La categoria 2B comprende i possibili cancerogeni per l’uomo; l’International Commission for Electromagnetic Safety (Icems) ha sottolineato nel 2012 la possibilità di aumenti a due cifre di alcune incidenze tumorali. Tuttavia, effetti biologici non oncologici (sull’uomo e sugli animali) e oncologici (sugli animali) sono universalmente riconosciuti.

L’Organizzazione mondiale della sanità afferma che “ad oggi, nessun effetto dannoso per la salute è stato riconosciuto come causato dall’uso di telefoni mobili.” Alcune autorità nazionali hanno raccomandato ai loro cittadini, come semplice norma precauzionale, di minimizzarne l’esposizione.”.

Siamo in una bolla costante di elettrosmog, eppure se ne parla poco, troppo poco. Perché se ne parla così poco?

Sicuramente, non conviene parlarne alle corporazioni della tecnologia che hanno bisogno di elettrosmog per funzionare e limitano l’allarme a poche parole nel libretto di istruzioni; e non interessa parlarne alle persone, troppo prese dal messaggio da inviare ora rispetto al problema di salute di domani.

Cosa sappiamo delle onde elettromagnetiche e del loro impatto sulla salute umana? Quali sono i rischi dell’elettrosmog per l’uomo?

Chi vuole saperne di più può ascoltare il podcast del dottor Giuseppe Miserotti, medico di famiglia vice-presidente Isde Italia Nord (Emilia Romagna) in una intervista di FQ Radio.

 

Lug 11, 2015

Campi elettromagnetici: nuove relazioni scientifiche su normativa, rischi ed effetti sull’uomo

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Come sappiamo, i dispositivi tecnologici espongono gli utilizzatori a campi elettromagnetici che, superati specifici valori limite, possono diventare un vero e proprio rischio per la loro salute.

Abbiamo già parlato  in questo articolo di campi elettromagnetici e di tutela dei lavoratori e della popolazione (e dei grandissimi interessi in gioco su queste tecnologie) e abbiamo approfondito qui l’esposizione a campi elettromagnetici nei servizi di accesso Wi-Fi.

Torniamo a parlare di Campi elettromagnetici come fonti di Tecnostress presentando le relazioni di due recenti seminari (per scaricare le relazioni clicca sul titolo):

il primo è il seminario divulgativo che si è tenuto il 19 Maggio 2015 a Rimini dal titolo “Campi elettromagnetici negli ambienti di lavoro”, promosso da Assoservizi e Unindustria Rimini in collaborazione con Elettroprogetti. Scopo del seminario era di aumentare l’informazione di base sulle radiazioni ionizzanti e non ionizzanti, sui campi elettromagnetici (CEM), e sulle radiazioni ottiche artificiali (ROA) e sulla normativa di tutela.

Da questo seminario presentiamo l’intervento “Concetti base sui campi elettromagnetici. Riferimenti normativi, (realizzato da Ing. Luciano Gaia, Per. Ind. Roberto Berardi, Ing. Daniele Cenni – Studio tecnico Associato Elettroprogetti) che riporta diverse informazioni sui campi elettromagnetici, con riferimento anche agli effetti sull’uomo e alla normativa di tutela; sull’interazione di campi elettrici e campi magnetici; sugli effetti diretti e indiretti sulla salute.

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il secondo è il seminario “Il mondo moderno a 150 anni dalla teoria di Maxwell. Esposizione a campi elettromagnetici, salute e sicurezza”. Il seminario si è svolto il 18 Maggio 2015 a Catania, organizzato e promosso da Aias (Associazione professionale Italiana Ambiente e Sicurezza), Aeit (Associazione Italiana di Elettrotecnica, Elettronica, Automazione, Informatica e Telecomunicazioni) e Dieei (Dipartimento di Ingegneria Elettrica, Elettronica e Informatica), con il patrocinio dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Catania, l’ASP 3 di Catania, il Collegio dei Periti Industriali e dei Periti Industriali Laureati della provincia di Catania.

Da questo seminario presento le relazioni:

Esposizione a campi elettromagnetici, salute e sicurezza. Il mondo moderno a 150 anni dalla teoria di Maxwell. Introduzione dei lavoro”, di E.L. Maci. Presentazione volta a far comprendere a pieno il fenomeno complesso dei campi elettromagnetici e procedere con un’accurata valutazione dei rischi sul luogo di lavoro è opportuno, in primo luogo, compiere un salto indietro nella storia per ricordare i padri fondatori.

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Caratteristiche, proprietà e applicazioni dei campi elettromagnetici. Aspetti sanitari e quadro normativo”, di S. Casale. La presentazione, partendo dalla storia dei progressi della fisica, ne approfondisce le applicazioni nella vita reale e le correla agli aspetti di rischio sanitario dei campi elettromagnetici e di prevenzione nei luoghi di lavoro.

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Esposizione a campi elettromagnetici, salute e sicurezza. 150 anni dalle teorie di Maxwell”, di S.Spartà. Presentazione che analizza nel dettaglio gli effetti diretti e indiretti dei CEM, confrontandoli con i dati degli enti di ricerca internazionali per definire eventuali soglie di rischio potenziale.

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Campi elettromagnetici e tutela dei lavoratori e della popolazione.

Come ben sapete, ogni apparecchio elettrico acceso produce un campo elettromagnetico. E in ufficio insieme a voi di apparecchi accesi ce ne sono a decine. E poi c’è il telefono cellulare, quello che tenete sempre in tasca, che è un antenna potenze e silenziosa che convoglia continuamente su di voi dei potenti campi elettromagnetici.

Com’è ovvio, considerando gli interessi in gioco, dati certi che dimostrano la pericolosità dei campi elettromagnetici e delle radiazioni non ionizzanti non ce ne sono. Ma com’è anche dimostrato dai medici e dai ricercatori, i campi elettromagnetici influiscono fortemente sulle persone, creando, alimentando ed acuendo stati di stress fisico e psicologico.

Dalle nostre letture siamo praticamente certi che i campi elettromagnetici e le radiazioni prodotte da alcune tipologie di apparecchiature siano certamente uno dei principali fattori fisici scatenanti il tecnostress sui luoghi di lavoro.

E’ quindi molto interessante il convegno svoltosi ai primi di febbraio 2012 presso la Commissione Telecomunicazioni dell’Ordine degli Ingegneri di Napoli (OIN) dal titolo “Campi elettromagnetici: la tutela dei lavoratori e della popolazione” e ripreso da PuntoSicuro.it in questo articolo.

L’occasione è l’entrata in vigore a breve – il 30 aprile 2012 – delle specifiche disposizioni sulla protezione dei lavoratori dalle esposizioni ai campi elettromagnetici (Capo IV del Titolo VIII del Decreto legislativo 81/2008) che estendono con delle regole specifiche il principio generale del Testo Unico che comunque già impegnava il datore di lavoro alla valutazione di tutti i rischi, inclusi quelli derivanti da esposizioni a campi elettromagnetici.

Durante l’incontro si è quindi parlato dell’imminente entrata di queste nuove disposizioni e della necessità di un’adeguata formazione ed informazione di tutte le figure professionali coinvolte nell’attività di valutazione del rischio legato ai campi elettromagnetici e si è anche affrontato il tema della tutela della popolazione sul territorio e di come fornire conoscenze e strumenti di mitigazione/controllo del rischio da parte dei cittadini.

Particolarmente interessante la relazione dell’ingegner Maria Cristina Zarpellon (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali) relativa alle testimonianze dal mondo aziendale, dove veniamo così a sapere che in attesa della norma nazionale di legge per l’esposizione professionale ai campi elettromagnetici (CEM) “si è fatto riferimento ai principi di tutela applicabili sul lavoro per i rischi ‘ambientali’ e ‘generici aggravati’ (esposizioni indebite) – quali i CEM, non ionizzanti, di origine antropica, eventualmente dannosi per la popolazione – individuando sorgenti critiche per definire la mappa aziendale delle intensità di campo e confrontare i valori misurati con i limiti di esposizione – valori di attenzione – obiettivi di qualità delle vigenti norme nazionali.

Riguardo alle sorgenti RF (RadioFrequency) la studiosa ricorda che “in luoghi di lunga permanenza, non sempre strettamente legata alla mansione lavorativa, accessibili anche al pubblico (esposizioni comuni), si sono adottati i valori di attenzione e i limiti di qualità, più severi dei limiti di esposizione per la popolazione”.

Riguardo alla prevenzione degli effetti ci vengono ricordati gli effetti nocivi a breve termine nel corpo umano per i quali è definita una soglia di insorgenza per soggetti sani e la cui gravità dipende dalla intensità di esposizione:

  • correnti indotte nel corpo umano (b.f. f < 100 kHz), con effetti sul sistema cardiovascolare e nervoso;
  • assorbimento di energia con riscaldamento generalizzato o localizzato (RF f > 100 kHz), fino ad ustioni, cataratta, eccetera;
  • correnti di contatto “con oggetti metallici immersi in forti campi, con contraz. muscolare, dolore, ustioni”.

Altri effetti sono relativi a:

  • interferenza, come causa di malfunzionamento delle apparecchiature circostanti, in particolare dispositivi medici impiantati
  • inneschi intempestivi di esplosioni/incendi per produzione di scintille
  • propulsione oggetti ferromagnetici in forti campi statici e spostamento schegge e protesi interne

Gli effetti nocivi a lungo termine “possono avvalersi solo di Misure di Precauzione, poiché mancano ancora sufficienti evidenze scientifiche del nesso di causalità (sebbene per campi, anche di limitata intensità, alla frequenza degli elettrodotti è allo studio il nesso con alcune forme di leucemia infantile)”.

Venendo all’uso dei telefonini (un mercato in cui l’Italia è al 19° posto nella classifica mondiale, con quasi 150 utenze per 100 abitanti) la studiosa ci consiglia un uso cautelativo del telefono cellulare, visto che la IARC-Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro il 31 maggio scorso “ha incluso le radiazioni dai cellulari tra gli elementi ‘possibilmente cancerogeni’ (gruppo B2)” e il Consiglio Superiore di Sanità il 15 novembre 2011 “ha emesso un parere per l’adozione di cautele nell’uso dei dispositivi, soprattutto da parte dei bambini”.

Viene quindi anche proposto un decalogo per un Uso Cautelativo del Cellulare che, se vi guardate in giro in ufficio o per strada, non viene applicato da nessuno:

  • scegliere il modello di cellulare con minore SAR-Specific Absorbing Rate;
  • i bambini dovrebbero usare i cellulari solo per le emergenze. Meglio gli sms;
  • evitare di tenere il cellulare a contatto con il corpo. Evitare tasche dei pantaloni e della camicia;
  • non addormentarsi con il cellulare acceso troppo vicino al cuscino;
  • prediligere la linea telefonica fissa;
  • poche barre del segnale di campo significano più radiazioni. Evitare chiamate quando c’è poco segnale;
  • in movimento (auto, treno) il cellulare emette più radiazioni;
  • durante il tentativo di connessione emette più radiazioni: tenerlo lontano dalla testa sino alla risposta;
  • prediligere l’auricolare (con il filo), vivavoce o sms ogni volta che è possibile;
  • effettuare chiamate di breve durata e alternare l’orecchio

Come si vede, gli argomenti di questo intervento in particolare e del convegno in generale è di grandi interesse al fine di aprire un dibattito serio sugli effetti dei campa magnetici nei luogi di lavoro. Se volete scaricare per intero l’ntervento dell’Ing. Maria Cristina Zarpellon relativo alle testimonianze dal mondo aziendale dal titolo “Campi elettromagnetici: la tutela dei lavoratori e della popolazione” cliccate qui (in pdf – 2.34 mb).

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