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Nov 24, 2014

Digital Stress: che fare? Articolo del settimanale L’Espresso che spiega come liberarsi da una dipendenza sempre più invasiva e diffusa.

copertina espresso digital stress

In questo weekend – cercando qualche novità sul Tecnostress – mi sono imbattutto in un lungo e bell’articolo intitolato “Digital Stress” e pubblicato nella sezione Socetà del settimanale L’Espresso n. 34 del 29 agosto 2013 e scritto da Paolo Cagnan.

L’argomento ‘Digital Stress’ è trattato così estesamente (nove pagine) da meritare anche la copertina della rivista, che vedete pubblicata qui sopra. Da quel che mi risulta, è l’articolo di stampa più completo sul tema del Tecnostress rivolto ad un pubblico di lettori ‘generalista’ che sia mai stato pubblicato in Italia.

Il messaggio di copertina è questo: “Digital Stress. Squilli, mail, sms, tweet … siamo intossicati dalle tecnologie, c’è già chi parla di droga del terzo millennio, E di nuove patologie. Che fare? Ecco come liberarsi da una dipendenza sempre più invasiva e diffusa.

E questa è l’apertura dell’articolo: “Vivamo di squilli, nail, sms, tweet, ostaggi della tecnologia, Spesso per nulla. Come curarsi? Ecco le istruzioni per staccare la spina. E cercare di riprendersi la testa”.

I contenuti affrontati nelle nove pagine di articolo sono:

  • introduzione
  • E tu di che sindrome soffri?
  • Proiezioni da capogiro
  • Il treno, palestra di sopportazione
  • Il computer ce l’ho addosso
  • Nasce il movimento Slot Tech
  • Il lato oscuro del digitale
  • Partire col piede giusto: il test
  • I manager fanno così
  • In vacanza, si fa per dire
  • E per concludere: gli esercizi utili

Altri argomenti affrontati nei box di approfondimento:

  • Paradossi all’italiana – di Paolo Cagnan
  • Schermo delle mie brame – di Marco Belpoliti
  • Digito, Ergo Sum – colloquio con Marino Niola di Paolo Cagnan
  • Ma quanti telefonini vogliamo? – dati di mercato smartphone e tablet, fonte SIRMI
  • Piccoli, grandi “Geek” – di Paolo Cagnan
  • Mi hai laicato il gatto? – di Paolo Cagnan

Il alcuni punti dell’articolo il tono è allarmista ma, in generale, viene trasfusa parecchia speranza sulla possibilità di poter gestire il proprio rapporto con le tecnologie e gli ambienti digitali. Ad ogni modo, è un articolo da aver letto a suo tempo oppure, dato che è sempre molto attuale, da leggere ora scaricando il pdf completo cliccando qui.

 

Ott 28, 2014

Social Media Week 2015: a questo evento così importante si parlerà di tecnostress?

Social Media Week

Sta scaldando i motori la prossima edizione mondiale della Social Media Week, un momento di incontro, di conferenze e di informazione su come i social media e la tecnologia stanno cambiando economia, società e cultura in tutto il mondo.

La Social Media Week è nata per curare e condividere le idee più originali, le nuove tendenze tecnologiche e l’impatto dei social media sulle imprese, la società e la cultura. L’evento, che ospita ogni anno circa 5.000 relatori coinvolgendo oltre 70.000 e più di 1 milione di persone che si collegano attraverso i social e mobile, è considerato la più importante fonte mondiale di informazioni sul futuro della connettività umana.

L’edizione 2015 si svolgerà dal 23 al 27 febbraio 2015 come sempre in contemporanea in 5 continenti (Nord America, Sud America, Asia, Africa ed Europa) e principali città sedi dell’evento 2015 sono Amburgo, Giacarta, Lagos, Milano e New York, ma sono previsti eventi e conferenze in altre 17 città del mondo. Il programma delle conferenze per tutte le diverse sedi è ancora in fase di realizzazione.

Data l’importanza dell’avvenimento, auspico che in questa prossima edizione qualche autorevole relatore punterà l’attenzione su temi a noi cari del tecnostress, del multitasking e dell’information overload all’interno delle organizzazioni (ad esempio, come in questo bell’articolo che ho pubblicato da poco).

Faccio questo auspicio perché ero a Londra verso la fine di settembre 2014 (è sempre una gran bella città per fare qualche giorno di vacanza) ed ho avuto modo di partecipare a una giornata di conferenze, tutte di altissimo livello, ma tutte – come dire – concettualmente molto intense sui rispettivi oggetti di ricerca o sviluppo, ma poco attente alle ricadute e alle ripercussioni lavorative sugli individui/utilizzatori coinvolti nell’uso dei loro diversi progetti/prodotti.

Unico accenno al Tecnostress che ho recuperato dalle scorse edizioni di Social Media Week è questo blog post di Allison Heaps “From Conscious Computing to Digital Detox: How to Manage Techno-Stress at Work“, dove l’autrice disegna un percorso che parte dalla messa in atto di una nuova consapevolezza quotidiana nel rapporto con la tecnologia, definito “conscious computing” (bello l’esempio della ’email apnea’ che succede quando c’è “a temporary absence or suspension of breathing, or shallow breathing, while doing email”) per arrivare a veder emergere una nuova consapevolezza anche nelle organizzazioni aziendali più evolute.

 

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