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Lug 16, 2013

“Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”: è uscito il nuovo libro di Enzo di Frenna sul rischio Tecnostress

libro tecnostress 2013 di frenna

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In questi giorni il giornalista Enzo Di Frenna (già autore del primo libro italiano sul tecnostress “Prevenzione tecnostress in azienda“) ha pubblicato il suo nuovo e corposo titolo “Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”, dove in oltre 320 pagine di minuziosa ricerca fa il punto della situazione italiana riguardo al rischio tecnostress in azienda e nei luoghi di lavoro sotto il profilo scientifico, medico, psicologico e formativo.

Il dato di partenza è  che «In Italia ci sono 22 milioni di “mobile surfer” e 7,3 milioni di “mobile workers, secondo i dati del Politecnico di Milano e Assinform. I lavoratori digitali sono forte in aumento. Tra febbraio e maggio scorso Netdipendenza Onlus ha realizzato quindi due ricerche da cui emerge che il tecnostress è è un rischio professionale per almeno due milioni di lavoratori, che possono contrarre la nuova malattia», spiega Di Frenna.

Attraverso le diverse ricerche presentate nel volume, Di Frenna individua nove categorie a rischio tecnostress: networkers, lavoratori ict, operatori di call center, commercialisti, giornalisti, pubblicitari e analisti finanziari.

Ai lavoratori di queste categorie a rischio tecnostress rispondono i tredici interventi sul tecnostress firmati da esponenti delle istituzioni, associazioni di categoria di questi lavoratori e grandi imprese: Lorenzo Fantini, direttore della divisione salute e sicurezza del ministero del Lavoro e presidente della Commissione sullo stress lavoro correlato; Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail); Raffaele Guariniello, giudice presso la Procura di Torino, esperto di salute e sicurezza sul lavoro; Alberto Zunino, direttore generale dell’Associazione Nazionale dei Contact Center in Outsourcing (Assocontact); Paolo Angelucci, presidente dell’Associazione Italiana per l’information Technology (Assinform); Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale; Mario Modica, direttore generale Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti; Rocco Vitale e Francesco Naviglio, presidente e segretario generale dell’Associazione Nazionale Formatori Sicurezza sul Lavoro (AiFOS); Mario Civetta, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Roma; Giuseppe De Paoli, responsabile Sindacato Networkers – UIL Tucs; Davide Draghi, country manager Sony Mobile Italia; Agostino Santoni, amministratore delegato Cisco Italia. Il tono dei loro interventi converge sulla necessità di prevenire il tecnostress nell’epoca dell’economia digitale.

Lorenzo Fantini, dirigente del ministero del Lavoro, conferma che il tecnostress è un nuovo rischio per la salute dei lavoratori e si impegna a includere il problema nelle linee guida dello” Stress lavoro correlato”, di cui all’articolo 28 del Testo Unico 81 del 2008. «Lo stress è certamente un rischio che interesserà un numero sempre maggiore di lavoratori – spiega Fantini – e ciò perché la società moderna è sempre più digitale e veloce: si fa un largo uso di tecnologie informatiche, strumenti di videocomunicazione, e soprattutto di Internet, che ormai è come un grande archivio universale a cui attingere informazioni di continuo. Poi ci sono i ritmi di lavoro, spesso incalzanti: i manager e i lavoratori dell’information and communication technology, ad esempio, sono fortemente esposti al rischio tecnostress».
Fantini, in qualità di presidente della Commissione permanente sullo Stress promossa dal ministero del Lavoro, incaricherà un gruppo di esperti e tecnici per capire in che modo il tecnostress incide sulla salute del lavoratore e predisporre eventuali indicazioni per ridurre e prevenire il rischio nelle aziende moderne. Un segnale importante, che coinvolge per la prima volta il Ministero del Lavoro sul rischio tecnostress.

Anche Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Inail, si schiera per la prevenzione della nuova malattia professionale. «Credo che lo stress lavoro correlato e il tecnostress rappresentino in qualche modo “l’amianto del futuro” – dichiara Lucibello – cioè  una condizione diffusa e ad alto rischio per la salute dei lavoratori, che può invalidare anche in modo grave».

La conferma che si tratti di una vera emergenza arriva anche dal giudice Raffaele Guariniello della Procura di Torino, autore della prima sentenza sul tecnostress nel 2007, in seguito a una inchiesta nei call center. Il magistrato lancia un monito: «Se un’azienda deve redarre il Documento valutazione Rischio Stress lavoro correlato e lavora, ad esempio, nel settore dell’Information Technology o nel settore editoriale dove si usano molto le nuove tecnologie, deve includere sicuramente il rischio tecnostress. Si applica, in sostanza, il Testo Unico 81/2008, articoli 28 e 29 sulla valutazione dei rischi sanzionata con la pena dell’arresto e dell’ammenda, e 36 e 37 sull’informazione e formazione dei lavoratori.»
Guariniello rivela anche che, presso il suo ufficio, continuano ad arrivare denunce di lavoratori che lamentano la patologia del tecnostress: «Di recente si è rivolto in Procura un impiegato di una grande azienda che, per lavoro, usa parecchio le nuove tecnologie e lamenta disturbi alla salute. Il datore di lavoro e le strutture aziendali, a quanto pare, non hanno risolto il problema. Stiamo procedendo con gli accertamenti medici e tecnici, con l’ausilio di consulenti del Politecnico».

Tra le nove categorie prese in esame nel libro di Di Frenna ci sono gli operatori di call center, su cui sono state effettuate le prime inchieste della magistratura. Lo conferma lo stesso Guariniello: «I call center tornano spesso alla nostra attenzione, poiché facciamo abitualmente indagini sulle malattie professionali. L’informazione digitale oggi è presente in modo massiccio e si possono verificare casi nuovi di tecnostress. Ciò rientra nei nuovi rischi professionali che bisogna valutare, come prevede la normativa». Gli operatori di “contact center in outsourcing” sono 80 mila in Italia e sono, ancora oggi, tra le categorie più esposte. Lo spiega bene nel libro il direttore generale di Assocontact, Alberto Zunino: «Attualmente stiamo portando avanti con Inail e altri interlocutori un progetto sul tema del rumore, che notoriamente è tra le problematiche che causano il tecnostress.

Un’altra categoria esposta sono i lavoratori delle imprese di information technology. Il presidente di Assinform, Paolo Angelucci, rappresenta 1500 aziende del settore e dichiara che «il tecnostress si previene intervento sul carico di lavoro». Altre soluzioni? Un’adeguata formazione per la prevenzione del rischio. Il consiglio vale anche per le altre categorie.

Per la prima volta entrano nella “lista nera” anche i commercialisti. Sono tecnostressati dall’uso eccessivo delle nuove tecnologie: dai software contabili che si aggiornano di continuo, dalle scadenze fiscali impellenti che spesso gestiscono con tablet e smartphone. Lo conferma Mario Civetta, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Roma – 10 mila iscritti – con un intervento nel libro che chiarisce subito la situazione: «I commercialisti sono tra categorie maggiormente esposte ai rischio da tecnostress. L’aumento progressivo della pressione fiscale si è accompagnato, nell’arco di un decennio, a una iper produzione di norme – su diversi livelli – ma soprattutto in materia fiscale. Il commercialista è chiamato a districarsi in questo labirinto normativo, assumendo decisioni delicate per conto del cliente-contribuente, scelte che impegnano risorse economiche, in tempi rapidissimi e con scarse possibilità di rimediare ad errori. Negli ultimi anni l’intero campo di azione dei commercialisti è andato sempre più ad intersecarsi con sofisticati strumenti informatici. Lontani dall’epoca in cui le dichiarazioni dei redditi venivano compilate a mano, il lavoro è sempre più dipendente da software complessi, e in questo ambito l’interazione tra il fattore umano, sempre più decisivo, e i sistemi informatici è decisamente fonte di tecnostress.»

Un forte allarme lo lancia anche Mario Modica, direttore generale dell’Associazione italiana Pubblicitari professionisti (32 mila operatori): «I pubblicitari vivono sempre connessi e la patologia del tecnostress è in agguato. A me capita spesso di dormire con il tablet e lo smartphone a portata di mano. Se arriva un messaggio, sono pronto a rispondere. E ciò, purtroppo, anche in orari extralavoro. la tecnologia degli schermi ci segue ovunque. Indubbiamente in molti casi la tecnologia favorisce la produttività, ma in altri c’è il rischio di assuefazione. Uno dei rischi principali è l’insonnia. Si dorme poco e con l’ansia di accontentare il cliente, che può telefonarci o messaggiare in qualunque momento. Un altro rischio correlato è la perdita di lucidità durante la giornata lavorativa. Oppure, si posso manifestare altri sintomi tipici del tecnostress: calo della concentrazione, mal di testa, ipertensione, stanchezza cronica».

Per ridurre l’impatto del tecnostress nei luoghi di lavoro c’è chi propone di rendere obbligatoria la “pausa digitale”. L’idea arriva da Orazio Carabini, vicedirettore del settimanale “L’Espresso”: «La connessione perenne ha creato un problema di sovrautilizzo del proprio potenziale. in atto una richiesta da parte dei lavoratori digitali di vivere periodi di isolamento dalla connessione, anche contrattualizzata, come sta accadendo ad esempio in America. Credo che la “pausa digitale” andrebbe inserita nel Contratto Nazionale dei Giornalisti: alcuni periodi in un anno, oppure brevi periodi durante la giornata lavorativa. Ne beneficerebbe anche la qualità produttiva.»

Ma c’è anche chi consiglia di realizzare corsi di formazione per mettere a conoscenza i lavoratori digitali dei rischi alla salute a cui vanno incontro. Come ad esempio Giuseppe De Paoli, responsabile Sindacato Networkers – UIL Tucs: «In Italia lavorano circa un milione di networker e il rischio tecnostress li riguarda molto da vicino. La “techno-invasione” non distingue più tra lavoro e vita privata. Si usano le nuove tecnologie in qualunque momento della giornata. Uno studio britannico pubblicato lo scorso anno sostiene che la ripetuta esposizione a tablet, smartphone, iphone, possa condizionare le connessioni tra neuroni e creare un danno al cervello. E’ molto importante quindi fare informazione e formazione per tutelare la salute dei lavoratori.»

Nel libro interviene anche l’onorevole Antonio Boccuzzi, parlamentare del Pd impegnato nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, unico superstite dell’incendio che si propagò nel 2007 negli stabilimenti della ThyssenKrupp, uccidendo sei operai. «E’ necessario che Parlamento adotti nuove misure per prevenire il tecnostress nei luoghi di lavoro, aggiornando la normativa esistente», dice. Tra le aziende impegnate a prevenire lo stress legato all’uso delle nuove tecnologie vi sono Cisco e Sony Italia, che illustrano nel libro la loro esperienza.

«L’onnipresenza della connettività, la mobilità, il proliferare di piattaforme e servizi rischiano di sovraccaricare le persone nella loro giornata lavorativa – spiega Agostino Santoni, amministratore delegato Cisco Italia – e per questo motivo, ogni due anni conduciamo una survey sullo stress correlato al lavoro e chiediamo ai medici del lavoro che visitano periodicamente i dipendenti di fornirci un’indicazione sul livello di stress riscontrato, analizzandone sintomi e cause.
A livello individuale, diamo a chiunque senta di aver bisogno di aiuto un supporto specializzato, tramite il nostro Employee & Family Assistant Program. Inoltre organizziamo corsi per imparare a gestire situazioni di stress personale e professionale e può essere utile favorire momenti di pausa, situazioni di relax anche nel contesto della giornata lavorativa. Ad esempio con open space progettati con criterio e disponibilità di luoghi di relazione diversi dalla “sala riunioni”, è certamente positiva. Oppure vi sono ulteriori misure che applichiamo, come ad esempio la possibilità di prenotare massaggi e cure fisioterapiche».

Davide Draghi, country manager di Sony Mobile Italia, invece da la sua ricetta per prevenire il tecnostress: «Il segreto sta nella capacità dei singoli individui di guidare la tecnologia secondo le proprie esigenze, invece che subirne l’invasiva presenza.»

Un intero capitolo del libro è dedicato alle soluzioni e ai consigli utili. Tra le tecniche di prevenzione ci sono la meditazione, lo yoga, l’uso di erbe officinali, la danzaterapia e lo sport. La proposta formativa di “tecnostress management” progettata da Netdipendenza Onlus prevede la conoscenza delle interazioni uomo-macchine e i benefici offerti dai metodi olistici, tra cui la bioarchitettura per imparare a organizzare gli “uffici rilassanti”. «Non a caso presentiamo le nuove ricerche a luglio – aggiunge Di Frenna – cioè nel periodo in cui si dovrebbe pensare alle ferie e al meritato riposo. Invece molti si portano il lavoro in vacanza, sempre connessi e col tablet e cellulare a portata di mano. In questo modo il cervello non si riposa mai».

Un primo assaggio delle tecniche e metodi per difendersi dalla nuova malattia professionale si terrà a settembre, durante la sesta edizione di “No Tecnostress Day” durante la quale sarà presenterà una Guida pratica per i lavoratori.

Inoltre, Netdipendenza Onlus ha progettato il primo corso sul “Rischio tecnostress lavoro correlato”, autorizzato dall’AiFOS ai sensi del Testo Unico 81/2008, a cui possono partecipare lavoratori, datori di lavoro, medici, psicologi e operatori della sicurezza (Rls, Rssp, Aspp), ottenendo un attestato valido che risponde all’obbligo normativo di valutare lo stress nelle aziende, entrato in vigore nel 2010, ed effettuare gli interventi di formazione previsti dalla normativa. Il corso sarà presentato ufficialmente alla fiera Ambiente Lavoro, che si terrà a Bologna dal 16 al 18 ottobre, rivolgendosi ai professionisti chi si occupano di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

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Giu 10, 2013

Facciamo il punto sulla dipendenza da Internet – I.A.D. Internet Addiction Disorder + Infografica

Come ben sappiamo dagli articoli presenti in tecnostress.it, la massiccia diffusione di internet e dei nuovi mezzi di comunicazione sta producendo da oltre un decennio il diffondersi di fenomeni psicopatologici collegati ad un uso eccessivo o inadeguato della rete che si manifesta con una sintomatologia simile a quella osservabile in soggetti dipendenti da sostanze psicoattive.

Questo disturbo, catalogabile come un disturbo ossessivo-compulsivo, fu chiamato I.A.D. Internet Addiction Disorder dallo psichiatra americano Ivan Goldberg che già nel 1995 indicò i criteri diagnostici utili al riconoscimento di tale disturbo.

Da allora, numerose pubblicazioni internazionali sull’argomento hanno posto l’attenzione al rischio di dipendenza da Internet e hanno messo in luce che l’utilizzo della Rete può indurre problemi di dipendenza psicologica e danni psichici e funzionali per il soggetto.

Tali problemi sono di varia natura e si manifestano in diversi ambiti della vita personale:

nell’ambito relazionale e familiare. Aumentando progressivamente le ore di collegamento, diminuisce il tempo disponibile da dedicare alle persone significative ed alla famiglia. Il virtuale acquista un importanza maggiore della vita reale, dalla quale il soggetto tende ad estraniarsi sempre di più, arrivando anche a trascurare gli oneri domestici. Il matrimonio viene spesso compromesso a causa dei frequenti rapporti amorosi che nascono in Rete e che a volte si concretizzano in vere e proprie relazioni extraconiugali.

nell’ambito lavorativo e scolastico. L’eccessivo coinvolgimento nelle attività di Rete distoglie l’attenzione dal lavoro e dalla scuola. Inoltre i collegamenti esageratamente prolungati, anche durante le ore notturne, portano allo sconvolgimento del regolare ciclo sonno-veglia e ad una stanchezza eccessiva, che invalida il rendimento scolastico e professionale.

nell’ambito della salute. La dipendenza da Internet provoca numerosi problemi fisici che possono insorgere stando a lungo seduti davanti al computer (disturbi del sonno, irregolarità dei pasti, scarsa cura del corpo, mal di schiena, stanchezza agli occhi, mal di testa, sindrome del Tunnel Carpale, ecc.).

dal punto di vista finanziario. Questi si presentano soprattutto nei casi in cui il soggetto partecipi ad aste, commercio on-line e gioco d’azzardo virtuale. Comunque i problemi economici possono anche scaturire dai costi dei collegamenti, che in alcuni casi raggiungono la durata di 50 ore settimanali e dalla fruizione di materiale pornografico che richiede il numero della carta di credito dell’utente.

Nellla pratica clinica, la dipendenza da internet o Internet addiction è in realtà un termine piuttosto vasto che copre un’ampia varietà di comportamenti, ai quali sottostanno da un punto di vista psicologico problemi nel controllo degli impulsi e difficoltà nel regolare gli stati emotivi dolorosi. Inoltre la dipendenza da internet e la dipendenza dal computer sono ormai inscindibilmente legate e a volte si usano i termini dipendenza online o dipendenza tecnologica per indicare il fenomeno nel suo complesso.

Secondo Kimberly Young, fondatrice del Center for Online Addiction statunitense, sono riconoscibili 5 tipi specifici di dipendenza online:

Dipendenza cibersessuale (o dal sesso virtuale): gli individui che ne soffrono sono di solito dediti allo scaricamento, all’utilizzo e al commercio di materiale pornografico online, o sono coinvolti in chat-room per soli adulti. La stessa può accompagnarsi a masturbazione compulsiva, vedi anche la più generale dipendenza sessuale.

Dipendenza ciber-relazionale (o dalle relazioni virtuali): si caratterizza per la tendenza ad instaurare rapporti d’amicizia o amorosi con persone conosciute on-line, principalmente via social o chat. Si tratta di una forma di relazione nella quale gioca un ruolo fondamentale l’anonimato, il quale permette di attribuirsi specifiche fisiche e caratteriali anche molto lontane da quelle che il soggetto presenta nella vita reale. Gli individui che ne sono affetti diventano troppo coinvolti in relazioni online o possono intraprendere un adulterio virtuale. Gli amici online diventano rapidamente più importanti per l’individuo, spesso a scapito dei rapporti nella realtà con la famiglia e gli amici. In molti casi questo conduce all’instabilità coniugale o della famiglia.

Net Gaming o Net Compulsion: la dipendenza dai giochi in rete comprende una vasta categoria di comportamenti, compreso il gioco d’azzardo patologico, i videogame, lo shopping compulsivo e il commercio online compulsivo. In particolare, gli individui utilizzeranno i casinò virtuali, i giochi interattivi, i siti delle case d’asta o le scommesse su Internet, soltanto per perdere importi eccessivi di denaro, arrivando perfino ad interrompere altri doveri relativi all’impiego o rapporti significativi. Queste attività hanno diverse caratteristiche in comune: la competizione, il rischio ed il raggiungimento di una immediata eccitazione.

Sovraccarico cognitivo o Eccesso di informazioni (Information Overloaded): la ricchezza dei dati disponibili sul World Wide Web ha creato un nuovo tipo di comportamento compulsivo per quanto riguarda la navigazione e l’utilizzo dei database sul Web. Gli individui trascorrono sempre maggiori quantità di tempo nella ricerca e nell’organizzazione di dati dal Web. A questo comportamento sono tipicamente associate le tendenze compulsive-ossessive ed una riduzione del rendimento lavorativo.

Gioco al computer: già negli anni ottanta i ricercatori scoprirono che il gioco ossessivo sul computer era diventato un problema nelle strutture organizzate, dato che gli impiegati trascorrevano la maggior parte del giorno a giocare invece che a lavorare. Oggi, con la diffusione dei giochi via Internet con più utenti contemporaneamente attivi e dei giochi di ruolo interattivi in cui il soggetto partecipa costruendosi un’identità fittizia, i ‘giocatori’ (di solito sempre molto giovani) sono sempre attivi nei loro ambienti ludici, con una conseguente crescita di forti dipendenze psicologiche.

In letteratura sono state individuate 4 categorie di elementi che contribuiscono all’insorgere di psicopatologie legate all’uso di Internet:

– le psicopatologie preesistenti. In più del 50% dei casi la IAD può essere indotta da alcuni tipi di disturbi psichici preesistenti. I fattori di rischio includono una storia di dipendenza multipla, condizioni psicopatologiche come disturbo depressivo, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbo bipolare, compulsione sessuale, gioco d’azzardo patologico, o fattori situazionali, come sindrome da burnout, contrasto coniugale o abuso infantile.

– le condotte a rischio (“eccessivo consumo”, riduzione delle esperienze di vita e di relazione “reali”,ecc);

– eventi di vita sfavorevoli (problemi lavorativi, familiari, ecc: “internet come valvola di sfogo”);

– le potenzialità psicopatologiche proprie della rete (anonimato e sentimenti di onnipotenza che possono degenerare in: pedofilia, sesso virtuale, creazione di false identità, gioco d’azzardo, ecc).

Per soggetti in cura medica per IAD, le terapie ritenute più efficaci per curare questa Internet dipendenza sono sostanzialmente le stesse impiegate per gli altri tipi di dipendenza, come la terapia cognitivo comportamentale, la terapia psicodinamica interpersonale (IPT), la terapia sistemico relazionale ed il tradizionale gruppo di supporto “dei 12 passi” e la terapia coniugale o familiare, a seconda dei casi. Negli Stati Uniti viene utilizzato il Counseling online, pratica attualmente vietata in Italia agli psicologi, per disposizione dell’Ordine Professionale degli Psicologi, in attesa di una regolamentazione normativa.

Ho fatto questo breve riepilogo teorico per poi farvi ritrovate questi stessi concetti in forma visiva in questa bella infografica sulla dipendenza da Internet – I.A.D. Internet Addiction Disorder.

internet-addiction-facts-infographic

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Gen 16, 2013

Movimento Slow Communication: equilibrare il rapporto che abbiamo con la comunicazione sul web, gli strumenti del Web 2.0 e i social network

Segnalo con grande piacere l’esistenza di Slow Communication, un movimento che punta a equilibrare, per quanto a promuovere, il rapporto che abbiamo con la comunicazione sul web con gli strumenti del Web 2.0 e i social network.

Nato dall’intuizione e dal lavoro di Andrea Ferrazzi, (Giornalista, consulente politico, esperto di strategie di comunicazione), Slow Communication si ispira alla filosofia di Slow Food e Cittàslow e individua nei rapporti umani, nella conoscenza del mondo reale e nel mantenimento di uno spirito critico l’essenza stessa della convivenza civile.

Negli USA, l’idea di ‘slow communication” circola già dal 2009, quando il saggista John Freeman pubblicò nel sul Wall Street Journal l’articolo Not So Fast. Sending and receiving at breakneck speed can make life queasy; a manifesto for slow communication dove affermava:

«I nostri giorni sono limitati, le nostre ore sono preziose. Dobbiamo decidere che cosa vogliamo fare, che cosa vogliamo dire, di che cosa e di chi dobbiamo prenderci cura. Bisogna pensare come vogliamo ripartire il nostro tempo in base a queste domande. Dobbiamo rallentare».

ll Movimento “Slow Communication” riprende, amplia e contestualizza queste riflessioni per:

“diffondere anche in Italia una nuova cultura digitale, una nuova alfabetizzazione mediatica e una nuova etica intellettuale fondata sulla ricerca di un equilibrio sostenibile tra la velocità e l’immediatezza del web e il pensiero lento, lineare e approfondito che utilizziamo per seguire una lunga narrazione e un’argomentazione complessa oppure per riflettere sulle esperienze della nostra esistenza.

Slow Communication non intende affatto condannare la funzione e il ruolo di internet nelle società post-moderne (…) Mira, piuttosto, a promuovere una prospettiva diversa, evitando di cadere nel pessimismo culturale e partendo invece dalla necessità di imparare a utilizzare il web 2.0 con più moderazione e meno dipendenza. In modo più responsabile e consapevole. Senza ignorare le conseguenze che la rete esercita su ognuno di noi, sul nostro modo di essere e di pensare, sui nostri atteggiamenti e sui nostri comportamenti. Finanche sulle nostre menti.

Dobbiamo riappropriarci del tempo, sganciando la nostra idea di progresso dalla velocità, che non sempre porta a risultati soddisfacenti e a relazioni sostenibili. Dobbiamo abbandonare l’utopia dell’efficienza perfetta, per evitare di tornare ad essere dei meri decodificatori di informazioni, acritici e superficiali. Dobbiamo imparare a scollegare la nostra mente da internet per riconquistare lo spazio della riflessione. Dobbiamo, insomma, riscoprire la lentezza per acquistare una rinnovata sintonia con il mondo reale che ci circonda.

Il Movimento Slow Communication si propone di promuovere un consumo responsabile dei nuovi strumenti di comunicazione”.

Visita il sito di Slow Communication per maggiori informazioni.

Cos’è Slow Communication? Lo racconta Andrea Ferrazzi in questa intervista.

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Internet Addiction Disorder: Facebook is like a cake!

Al’interno della Internet Addiction Disorder (IAD) – la sindrome identificata nel 1995 dallo psichiatra americano Ivan Goldberg per identificare quell’ampia varietà di comportamenti che implicano problemi psicologici nel controllo degli impulsi ad utilizzare internet e difficoltà nel regolare gli stati emotivi dell’esperienza on-line – la Social Addiction (cioè la dipendenza dai social network e il bisogno di mantenere/verificare/aggiornare la propria presenza all’interno di ambienti ‘sociali’ in modo continuativo e ossessivo) era già ben presente.

Da allora, i social network sono cresciuti in modo impressionante. con centinaia di milioni di utilizzatori e decine di miliardi di ore dedicate dagli utilizzatori a seguire la propria presenza in questi ambienti internet. Figuratevi quindi quanto è aumentata la Social Syndrom fra le genti di tutto il mondo. Basta guardarsi intorno per vedere quanto tempo, risorse e emozioni succhino alle persone i vari Facebook, YouTube, Wikipedia, Twitter, Myspace …

La verità è che ci sono oggi milioni di persone dipendenti dai Social Network che con le loro ‘patologie’ specifiche, spesso compresenti, alimentano la vita le piattaforme social procurandosi un’infinita serie di problemi alle loro.

Le ricerche più recenti finalizzate a stabilire il tipo di rapporto che un individuo instaura con il social network, valutandone così l’eventuale rischio dipendenza (Developement of a Facebook Addiction Scale 1,2) dimostrano che i social network – e Facebook in particolare – sono assimilabili alla droga come tipologia di dipendenza.

Di seguito, potete vedere una interessante infografica (realizzata da BestMasterPsycology.com) che presenta i numeri e gli effetti dell’Internet Addiction Disorder, con particolare riferimento a Facebook.

Sembra incredibile, ma su Facebook c’è addirittura una pagina dedicata alla ‘Sindrome compulsiva da Facebook‘ che ha 10.031 “Mi piace”.

Sarà (anche) per questi motivi che Facebook è intervenuto in modo ultra-light su questi argomenti postando nei giorni scorsi nel proprio profilo ufficiale un’immagine di una torta con i colori classici del brand dove è stata mangiata un’unica, piccola fetta, come a voler indicare l’assenza di una sola porzione è abbastanza eloquente per spiegare che trascorrere troppe ore sulla timeline può essere un’attività che nuoce alla salute.

Lo slogan è ‘Le torte sono come facebook‘ e il messaggio è: “Le torte di compleanno servono a far stare insieme la gente. Danno agli amici un posto dove trovarsi e festeggiare. Ma troppa torta, probabilmente, non fa bene alla salute. Perciò le torte di compleanno sono un po’ come Facebook.”

Con questo post il social network mette in guardia gli utenti sui rischi connessi all’uso protratto che generare effetti negativi, tra cui alienazione e erosione delle relazioni offline.

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Set 12, 2012

No Tecnostress Day’s 2012

E’ in corso dal 3 al 30 settembre il “No Tecnostress Day’s 2012”, una serie di attività ‘rilassanti’ promosso da Netdipendenza Onlus per liberarsi del tecnostress.

Questo il programma diffuso:

Elimina il tecnostress camminando sulle braci ardenti
Giornata di Fire Walking in collaborazione con Serenetta Ballore, formatrice aziendale e counselor.

A CHI E’ RIVOLTO – Lavoratori digitali, impiegati nel settore information technology, giornalisti, manager, imprenditori, studenti, dirigenti aziendali. In generale, a tutti coloro che usano per molte ore al giorno i videoschermi e cellulari, iperconnessi ad Internet e ai social network.
DOVE – Agriturismo LB Stud – via Baglione 13 BRACCIANO (Roma nord)
QUANDO – Domenica 30 settembre 2012 – dalle ore 10,00 alle 22,00
INFO per registrazione WORKSHOP: 393-5802828

Passeggiata nei boschi in compagnia degli asini (trekking someggiato).
Una giornata di contatto con la natura nei boschi di Canale Monterano (roma nord), in compagnia degli asini. Meditazione finale e pranzo al sacco.

Vinci il tecnostress con la gioia del movimento
Seminario con il Nia Technique – con Eleonora Mori (Roma)

Usa il respiro per rilassare corpo e mente
Incontro con il rebirther Paolo Cericola, presidente di Scuola di Respiro (Roma)

Liberati del tecnostress correndo nei parchi
Corsa amatoriale nei parchi di Milano, con il presidente di Assodigitale. Michele Ficara Manganelli, che girerà un video in cui inviterà i lavoratori digitali a seguire il suo esempio, cioè spegnere per un giorno la tecnologia e correre nei parchi. Il video sarà postato su You Tube.

Exprimitive: dal gesto tecnologico al gesto tribale
Seminario di danzaterapia con Nicla Jane Giorgi, vicepresidente di Netdipendenza Onlus.

 

Per richiedere maggiori informazioni scrivi qui a Netdipendenza Onlus.

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