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Apr 11, 2010

L’intervento del medico competente
nei casi di stress occupazionale

La presenza e il ruolo del medico competente nel processo di valutazione del rischio stress lavoro-correlato non sono oggi ben chiari. Per fare chiarezza rimando a questo articolo di PuntoSicuro che approfondisce un contributo apparso sul numero di Luglio-Settembre 2009 del Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, intitolato: “L’approccio clinico del medico competente al lavoratore esposto a stress occupazionale”, scritto da Maria Grazia Cassitto (Fondazione IRCCS Policlinico Mangiagalli Regina Elena, Clinica del Lavoro “L. Devoto”).

Oltre a definire il nuovo ruolo del medico competente riguardo ai  fattori psicosociali, dove “si troverà a valutare fattori di disagio del lavoratore sia come individuo, con la sua personalità e caratteristiche peculiari, sia nella sua relazione con l’organizzazione creata dal datore di lavoro”, e al lavoro di vigilanza e di prevenzione della salute psicologica con un intervento “costruttivo del medico del lavoro nella fase di esordio del disagio potrà in molti casi evitare lo svilupparsi di disfunzionalità maggiori”; lo studio presenta anche le tre tipologie di problemi che i lavoratori possono portare al medico.

Questi problemi, che riprendo integralmente dall’articolo di PuntoSicuro perché costituiscono delle buone categorie, sono:

– un disagio stress correlato:  il lavoratore stressato “non ce la fa più” a svolgere adeguatamente il suo lavoro e lamenta una “ridotta capacità di gestire gli impegni quotidiani, la paura di non riuscire a rispondere alle proprie responsabilità e mantenere le scadenze, la consapevolezza di una ridotta efficienza con rischio di errori, di incidenti, di un’aumentata insofferenza e ridotta disponibilità a collaborare con gli altri”. Nel soggetto stressato non è dominante la reazione depressiva,  più frequentemente si osserva un problema di ansia. Questi lavoratori chiedono “un aiuto per riuscire a far fronte agli impegni che non riescono più a gestire, recuperare il sonno, sedare l’ansia, controllare il mal di stomaco, il mal di testa, la pressione”. Sono comunque ancorati alla loro realtà di lavoro e “principalmente chiedono ascolto e farmaci, quasi mai periodi di malattia”.

– una sofferenza da burnout: le disfunzionalità organizzative sono spesso, ma non completamente, responsabili di uno “stato di esaurimento delle risorse”.  C’è la paura di incorrere in errori che – trattandosi spesso di professioni d’aiuto – possano “determinare disastri”. Spesso c’è  la “volontà di fuga, di prendere le distanze dall’ambiente, dai problemi e dalle persone che creano insofferenza, irritabilità ed esasperazione”. Le disfunzionalità psicofisiche “sono sostanzialmente le stesse della tipologia precedente ma con in più vissuti di sofferenza”. I soggetti con sindrome da burnout “portano la sofferenza della sconfitta e la richiesta di un cambiamento”: spesso mettono in discussione la propria identità professionale, “vorrebbero abbandonare il campo e fare un lavoro con livelli di responsabilità più contenuti”.

– una patologia mobbing-correlata: a differenza delle due tipologie precedenti “questi soggetti sono in una situazione di sostanziale impotenza, in balia dell’ambiente”, in particolare dei responsabili della violenza morale “che determinano il clima e il quotidiano che queste persone devono affrontare”. Le disfunzionalità psicofisiche sono “più importanti e più invasive poiché lo stato di impotenza e di isolamento in cui si trovano impedisce altri meccanismi che non siano il coinvolgimento somatico”. Questi lavoratori chiedono certamente “un’attenzione ed un coinvolgimento assai più impegnativo”: non solo il “riconoscimento della loro sofferenza, dei torti subiti e il bisogno di giustizia”, “auspicano un intervento che in qualche modo fermi il meccanismo che li sta stritolando”.

Lo studio si dedica poi  presentare i possibili interventi del medico competente per affrontare queste tipologie di problemi, principalmente incentrati sull’ascolto acritico e sulla creazione di empatia, che vi invito a leggere nel documento originale.

Come si vede, si tratta di un contributo che propone delle linee generali d’azione, senza però entrare “operativamente” nella definizione dei rischi specifici e nel processo di valutazione.

Dal nostro punto di vista, identifichiamo il rischio Tecnostress come facente parte del primo gruppo di problemi, quelli relativi al disagio stress correlato, dove i sintomi e le reazioni sono perfettamente identici. Rimaniamo in attesa di qualche studio specialistico che svisceri meglio il peso e il costo del rischio tecnostress all’interno di questo gruppo di problemi.

Clicca qui per leggere l’articolo di PuntoSicuro.

Clicca sul link per scaricare  “L’approccio clinico del medico competente al lavoratore esposto a stress occupazionale”, M.G. Cassitto (Fondazione IRCSS Policlinico Mangiagalli Regina Elena, Dipartimento Di Medicina Preventiva, del Lavoro e dell’Ambiente – Stress e Disadattamento Lavorativo, Clinica del Lavoro), in Giornale Italiano di Medicina del Lavoro ed Ergonomia, Volume XXXI n°3, luglio-settembre 2009 (formato PDF, 24 kB)

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Mar 22, 2010

Pubblicazione INAIL su ‘Genere e Stress lavoro-correlato’

E’ disponibile in questi giorni una pubblicazione dell’Inail intitolata “Genere e stress lavoro-correlato: due opportunità per il “Testo Unico” – Verso l’elaborazione di linee guida”.

Questa ricerca fornisce indicazioni e informazioni utili all’applicazione della normativa sulla tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro in ottica di genere e con riferimento al problema dei rischi psicosociali e dello stress lavoro-correlato.

Di particolare interesse lo studio dedicato al rischio stress lavorativo per il genere femminile. Infatti secondo i dati di un indagine Istat, “mentre i lavoratori maschi dedicano in media 2 ore al giorno per assistere i famigliari, le donne ne dedicano in media 5 e mezza”, e il “superlavoro stressante delle donne costa caro alla loro salute non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche a lungo termine”. Il concetto è che , “per il genere femminile, lo stress è spesso doppio, perché a quello lavorativo si aggiunge quello da lavoro di cura in famiglia”

Questo è l’indice della ricerca:

PARTE PRIMA
– Salute e sicurezza sul lavoro, una questione anche di genere: riflessioni sulla evoluzione normativa – Antonella Ninci;
– Due sfide e un unico paradigma per l’applicazione del Testo Unico – Paola Conti.

PARTE SECONDA
– Alle radici epistemologiche del genere – Silvia Gherardi;
- Donne, lavoro e salute: un alfabeto internazionale che declina il genere – Silvana Salerno;
– Il silenzio del corpo e la costruzione sociale della mascolinità – Stefano Ciccone;
- Stress e genere – Paola Marina Risi;
– Di cosa parliamo quando parliamo di stress… scenari, studi e ricerche internazionali – Francesco Bottaccioli;
– La medicina di genere e le iniziative italiane – Flavia Franconi.

PARTE TERZA
– Differenze di genere nella valutazione del rischio lavorativo: temi per la formazione ed esigenze di ricerca – Irene Figà-Talamanca;
– Verso la valutazione non neutra dei rischi – Attilio Pagano, Giusi Vignola;
– Verso una proposta metodologica per la valutazione dei rischi da stress-lavoro correlato in ottica di genere – Lucina Mercadante, Elisa Saldutti;
– La “tipicità” come concetto chiave per la salute e la sicurezza sul lavoro – Cinzia Frascheri;
– La differenza di genere e il mondo del lavoro: rischi tradizionali e nuove tipologie – Alessandra Pera, Giovanna Cangiano, Bruno Papaleo;
– L’ISPESL al crocevia delle politiche di genere per la SSL – Maria Castriotta, Valentina Bucciarelli;
– Il ruolo attivo di prevenzione degli organismi di parità e di tutela della persona nella Pubblica Amministrazione – Antonella Ninci;
– I Codici di Condotta come strumento di prevenzione dei rischi psicosociali – Oriana Calabresi.

PARTE QUARTA
– La formazione per la salute e la sicurezza: nuove prospettive – Paola Conti;
– Sviluppo della capacità di “attenzione consapevole” nei luoghi di lavoro – Laura Bongiorno;
– Per non essere felici soltanto a metà – Samantha Gamberini;

– Consapevolezza di genere per il miglioramento del sistema di prevenzione – Renata Borgato.

APPROFONDIMENTI
– Determinanti di salute e rischi sul lavoro in Europa e in Italia – Paola Conti;
– Discriminazioni come fattore di rischio per la salute – a cura di Paola Conti con contributi di Maria Castriotta e Valentina Bucciarelli (Ispesl) e testi di Linda Laura Sabbadini (ISTAT);
– Il fenomeno infortunistico in ottica di genere: la diffusione dei dati INAIL – Liana Veronico;
– Esigenze e proposte dei professionisti del Sistema SSL: verso la progettazione di strumenti per l’applicazione in ottica di genere del Testo Unico – Paola Conti e Laura Bongiorno.

Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Inail e Sintagmi, “Genere e stress lavoro-correlato: due opportunità per il “Testo Unico” – Verso l’elaborazione di linee guida” (PDF 2.28 MB).

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Feb 14, 2010

Regione Lombardia: Linee guida per la valutazione del rischio stress lavoro correlato

La Regione Lombardia ha pubblicato, con Decreto 13559 del 10 dicembre 2009 della Direzione Generale Sanità, gli Indirizzi generali per la valutazione e gestione del rischio stress lavorativo alla luce dell’accordo europeo 8.10.2004 (Art. 28 comma 1 D.Lgs. 81/08 e successive modifiche ed integrazioni).

Questo documento illustra significati e contenuti, criteri generali e operativi, necessari per realizzare l’integrazione del documento di valutazione dei rischi per la parte stress lavoro-correlato. Il lavoro riporta anche le modifiche e integrazioni del D.Lgs. 106/2009 riguardo a questo tema.

Nel primo capitolo è presente una analisi dell’Accordo Europeo del 2004, così come recepito dall’Accordo Interconfederale del 9 giugno 2008, con note esplicative ed interpretative che favoriscono una più completa comprensione dei singoli passaggi e delle relazioni esistenti fra essi.

Il secondo capitolo indica i fattori stressogeni (stressors) connessi al contesto ed al contenuto lavorativo utilizzando due differenti modelli.

Il terzo capitolo fa chiarezza su criteri, metodi e strumenti inerenti lo stress lavorativo e sul processo di valutazione e gestione del rischio specifico.

Nel quarto capitolo si indica un’ipotesi di percorso applicativo di valutazione, gestione e prevenzione del rischio stress-lavoro-correlato, attivabile nei luoghi di lavoro.

In attesa di conoscere dalla Commissione consultiva permanente per la salute e sicurezza sul lavoro (di cui all’art. 6 del Decreto legislativo 81/2008) il modo corretto per elaborare la valutazione del rischio da stress lavoro-correlato, questo lavoro della Regione Lombardia è di grande valore ed utilità.

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Feb 14, 2010

Ergonomia e Tecnostress

ergonomia

I disturbi muscoloscheletrici (DMS) sono uno dei disturbi più comuni legati al lavoro in Europa. Quasi il 24 % dei lavoratori dell’Unione europea soffre di mal di schiena e il 22% lamenta dolori muscolari. Nei nuovi Stati membri si registrano percentuali che raggiungono, rispettivamente, il 39 % e il 36 % (Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro – www.eurofound.europa.euQuarta indagine europea sulle condizioni di lavoro, 2005).

L’ergonomia – secondo la definizione dell’IEA (International Ergonomics Association) – è la disciplina che si occupa dell’adattamento delle condizioni di lavoro alle caratteristiche dell’organismo umano. Modificando i processi tecnici e organizzativi è possibile favorire il benessere della persona e migliorare la prestazione dell’intero sistema produttivo.

E’ evidente in numerose ricerche il rapporto tra ricerca dell’ergonomia e miglioramento delle patologie muscoloscheletriche sul lavoro; l’ergonomia è un fattore di successo per combattere, ad esempio, i disturbi muscolo-scheletrici come dolori alla nuca, alle spalle, alle braccia o alla schiena.

E’ meno evidente il fatto che per numerose tipologie di lavoratori ‘digitali’ – costretti a passare tutto il tempo di lavoro in posizione seduta gestendo il flusso di numerosi devices digitali – le patologie causate da una cattiva ergonomia si esprimono sia a livello fisico con i sintomi tipici del disturbo muscolo-scheletrico, sia a livello dell’intero organismo con un notevole innalzamento dei livelli di stress.

Una cattiva ergonomia della postazione di lavoro contribuisce quindi abbondantemente alla generazione di stress cronico, che si fonde con lo stress generato dall’uso delle tecnologie e dalla gestione delle informazioni e lo amplifica a livello percettivo attraverso il dolore.

E’ quindi importante per chi intende operare per la riduzione del rischio tecnostress considerare l’ergonomia come un fattore di prima importanza sul qual intervenire. Già abbiamo consigliato il documento Inail “Opuscolo informativo sulla prevenzione dei rischi derivanti da posture incongrue prolungate” con alcune misure di prevenzione riguardo alla testa e alla colonna cervicale.

In questo post è possibile approfondire le proprie conoscenze sull’ergonomia relativa al lavoro leggendo questa breve ma intesa ricerca ‘Ergonomia e lavoro, un’idea rivoluzionaria dei nostri tempi‘ del dott. Piergiorgio Frasca.

Potrete poi portare tutta questa utile teoria sul posto posto di lavoro leggendo ed applicando le due pratiche paginette “Sistema di prevenzione ergonomica: più efficacia ed efficienza” realizzata da Suva, istituto svizzero per l’assicurazione e la prevenzione degli infortuni.

Buona ergonomia.

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Atti del congresso “Rischio da stress lavoro-correlato: Il progetto dell’area vasta Toscana Nord-Ovest”

Un paio di giorni fa Punto Sicuro ha pubblicato un interessante articolo sullo Stress lavoro-correlato, pubblicando gli atti del convegno regionale “Rischio da stress lavoro-correlato: Il progetto dell’area vasta Toscana Nord-Ovest”, organizzato dall’Azienda USL 1 di Massa e Carrara e dall’Ufficio Formazione Permanente Area Vasta Nord Ovest che si è tenuto  alla fine di settembre 2009 a Marina di Massa.

Durante il convegno – che tra i propri obiettivi primari ha la definizione di prime linee di indirizzo per la valutazione e la gestione del rischio da stress nei luoghi di lavoro – sono stati presentati numerosi atti di grande interesse per l’approfondimento dell’argomento ‘stress’ nell’ambito della sicurezza sul lavoro.

Questa la lista completa
(clicca sul titolo dell’atto per andare al sito di punto sicuro dove scaricare il pdf):

– “Il metodo VIS per la valutazione dello stress: come si migliorano i processi lavorativi?
tratto da Ambiente & Sicurezza del Sole 24 ore
a cura di F. Sarto, L. Vianello,D. Zanella, N. A. De Carlo, A. Falco, L. Dal Corso e G.B. Bartolucci

– “Dibattiti sui rischi psicosociali in Europa. Commenti sulla prima proposta di linee di indirizzo in Toscana
M. Velázquez – Capo dell’Ispettorato del Lavoro e della Previdenza Sociale a Bilbao

– “L’esperienza della Usl 5 di Pisa per il benessere organizzativo
Dott.sa G. Smorto

– “Questionario: Sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro
RLS/RLSSA Ineos, RSPP Ineos, Medico Competente e con la partecipazione di AUSL n°6

– “Evoluzione regionale dell’esperienza dell’Area Vasta Nord Ovest
Dott. D. Sallese: Direttore U.O. Igiene e Salute Luoghi di Lavoro, ASL 8 Arezzo

– “I focus group
A. Possemato: psicologo e sociologo, collaboratore del progetto di AV

– “Gruppo di lavoro e indicatori nella valutazione organizzativa
Dott. Muto, Hirelia

–  “Lo stress in Europa: unità di osservazione dei rischi
Malgorzata Milczarek: European Agency for Safety and Health at Work

–  “I bisogni formativi in materia di valutazione dei rischi stress-correlati
Dott.ssa M.G. Leoni (U.O. Igiene e Salute Luoghi di Lavoro, ASL 6 Livorno) e Dott.ssa Susanna Battaglia (U.O. Igiene e Salute Luoghi di Lavoro, ASL 5 Pisa)

– “Metodologia di valutazione dei rischi stress-correlati. Il metodo elaborato nell’ambito del progetto di Area Vasta
Dott. G. Galli: U.O. Igiene e Salute Luoghi di Lavoro, ASL 1 Massa Carrara

– “Rischi psico-sociali nei luoghi di lavoro. Progetto obiettivo Area Vasta Toscana Nord Ovest
Dott. F. Franco: Direttore U.O. Igiene e Salute Luoghi di Lavoro, ASL 1 MS

– “Attività del Network Nazionale per la Prevenzione del Disagio Psicosociale nei Luoghi di Lavoro
E. Fattorini: ISPESL, Lab. di Psicologia e Sociologia del Lavoro

– “Rischio da stress lavoro correlato: la sperimentazione del metodo
F. Fani: Psicologa, borsista del progetto di Area vasta

–  “Valutazione del rischio da stress lavoro – correlato. Prima proposta di linee di indirizzo
AVNO, Regione Toscana

– “Il Centro per lo Studio del Disadattamento Lavorativo dell’AOUP: Storia dell’esperienza, attività, rete territoriale e prospettive
A. Cristaudo: Direttore U.O. Medicina Preventiva del Lavoro, AOU Pisana

– “L’esperienza del Centro Stress e Disadattamento di Milano: l’evoluzione dell’esperienza assistenziale in tema di patologie da disadattamento lavorativo
Dott.essa M.G. Cassitto: Clinica del Lavoro “L. Devoto”, Milano

– “L’ambulatorio per il disadattamento lavorativo dell’AOUP: il protocollo diagnostico, gli strumenti clinici, la formazione e la consulenza
Dott. R. Buselli: U.O. Medicina Preventiva del Lavoro, AOU Pisana

– “La valutazione dello stress lavoro correlato: una proposta metodologica
Network Nazionale per la Prevenzione del Disagio Piscosociale nei Luoghi di Lavoro

Notizia riportata da Punto Sicuro numero 2276 di venerdì 06 novembre 2009

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