L’adozione crescente di software HR basati su intelligenza artificiale sta trasformando profondamente il modo in cui le aziende si approcciano con i propri dipendenti. Gli strumenti di intelligenza artificiale sono utilizzati negli ultimi anni sia per la selezione che per la valutazione dei collaboratori. Questi strumenti, progettati per aumentare l’efficienza e garantire oggettività, introducono però nuove forme di pressione psicologica, spesso sottovalutate. Tra queste, una delle più rilevanti è una forma di tecnostress legata all’uso intensivo e pervasivo di algoritmi.
Quando la performance viene misurata da questi ultimi, il rischio è che il lavoratore percepisca di venire ridotto ad un insieme di dati. I sistemi registrano ogni attività, ogni pausa, ogni interazione digitale, trasformandoli in metriche che alimentano dashboard e report. Questo tipo di monitoraggio continuo può generare un senso di sorveglianza costante, in cui il lavoratore si sente sempre osservato, anche in assenza di un supervisore umano. Questo porterà il lavoratore non sviluppare alcun senso di fiducia verso l’organizzazione, e cosi di senso di appartenenza verso l’azienda e i suoi valori.
Il riscontro fornito da questi sistemi è spesso automatico e impersonale. Mancando un confronto diretto con il management, viene meno la possibilità di contestualizzare i risultati, spiegare le difficoltà incontrate o valorizzare aspetti qualitativi del lavoro. Questo può portare a una percezione di giudizio rigido e unilaterale, che alimenta a livello personale ansia da performance e senso di inadeguatezza.
Inoltre, l’assenza di trasparenza nei criteri di valutazione algoritmica può aumentare la frustrazione. Se chi lavora in un’azienda non comprende come vengono calcolati i punteggi o quali comportamenti siano premiati o penalizzati, questo distruggerà il senso di fiducia nell’organizzazione portando ad una crisi generalizzata di fiducia. Inoltre, riduce il senso di controllo e può compromettere la motivazione intrinseca, sostituendola con una logica di adattamento forzato alle richieste del sistema.
Questo nuovo tipo di tecnostress non è solo un problema individuale, ma un vero e proprio rischio organizzativo. Può influire negativamente sul clima aziendale, sulla produttività a lungo termine e sul benessere psicologico dei lavoratori. Per questo è fondamentale che le aziende affianchino all’uso della tecnologia una leadership empatica e consapevole, che utilizzi metriche trasparenti.
Per mitigare questi effetti, è fondamentale che le aziende affianchino all’uso della tecnologia una leadership empatica e consapevole, che interpreti i dati alla luce del contesto reale. Promuovere una cultura aziendale basata sulla fiducia, sul dialogo e sulla trasparenza è essenziale per garantire che i lavoratori siano visti come persone, e non solo come numeri su uno schermo.
