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Segnali di stress in agguato

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Una recente ricerca pubblicata dall’ ISPESL (l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro) evidenzia i più comuni sintomi dello stress negativo in ambiente di lavoro che vanno riconosciuti ed evidenziati come segnali di una situazione di disequilibrio.

Se la maggior parte dei sintomi elencati qui sotto si ripete da più di un mese e tende ad aumentare, senza alcuna giustificazione di patologie organiche, è opportuno riconoscere di avere una situazione di ‘sovraccarico’ psicologico che va affrontata.

Ecco i sintomi che l’ ISPESL consiglia di tenere in considerazione per poter riconoscere, e quindi curare lo stress da lavoro:

  • Gola stretta o bocca secca
  • Viso contratto, corrugato o teso; mascelle serrate
  • Lineamenti tirati, occhiaie
  • Difficoltà a digerire, dolori allo stomaco
  • Diarrea, crampi intestinali; stitichezza
  • Dolori alla schiena, testa, collo
  • Eccessiva sudorazione, soprattutto alle mani
  • Battiti veloci e/o irregolari del cuore
  • Rigidità, tensioni e tremori muscolari
  • Respirazione corta, a scatti, limitata, rapida
  • Sensazione di mancanza di tempo
  • Movimenti accellerati, irrequietezza
  • Minor pazienza e maggior irritabilità
  • Stanchezza cronica
  • Maggiore aggressività
  • Maggiore confusione
  • Ansia e preoccupazione
  • Maggior pessimismo
  • Crisi di pianto frequenti
  • Disturbi del sonno
  • Maggiore distrazione e memoria più debole
  • Cattivo controllo delle proprie reazioni, dell’umore e del comportamento
  • Frequenti atti maldestri (inciampare, fare gaffes, perdere oggetti, etc.)

Valutazione Stress con il Job Content Questionnaire

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Nell’attesa che la commissione porti lumi nelle metodologie di valutazione dello stress lavoro-correlato, dedico qualche minuto all’approfondimento dei questionari maggiormente utilizzati per la valutazione dello stress.

Fra le proprie pubblicazioni l’ISPEL ha questo interessante studio relativo alla valutazione dei fattori psicosociali con la versione italiana del job content questionnaire (JCQ) di R.A.Karasek. (a firma Baldasseroni A., Camerino D., Cenni P., Cesana G.C., Fattorini E., Ferrario M.,  Mariani M., Tartaglia R.).

Interessanti le conclusioni, in particolare il capitolo 4 – Prospettive di ricerca sullo stress – dove viene evidenziata la presenza di tutte le cause scatenanti il tecnostress all’interno delle imprese moderne e l’assenza di modelli teorici di riferimento e di strumenti validi per la valutazione del carico di lavoro e dello “stress” in ogni situazione lavorativa.

Riporto testualmente, ed evidenzio:

“Ad ogni fase storica di evoluzione delle organizzazioni  si è accompagnato l’uso di nuove macchine e/o tecnologie e ogni volta queste hanno comportato processi di adattamento dell’uomo (organizzazione scientifica del lavoro, meccanizzazione, automazione, informatizzazione ecc.). A tali processi la psicopatologia del lavoro ha attribuito un’ importanza connessa al “potenziale minaccia” che tali nuove tecnologie avevano nei confronti dell’identità sociale, del ruolo e della “soggettività” dei lavoratori.

I nuovi modelli integrati del lavoro umano e in particolare dell’organizzazione del lavoro sempre più improntata sulla ricerca della qualità, hanno prodotto profonde modificazioni nelle attività lavorative. Più generale e dal punto di vista della fisiologia del lavoro si sta passando progressivamente nel tempo da attività a carattere prevalentemente motorio ad attività a carattere prevalentemente cognitivo.

Per questo motivo l’interesse delle “discipline del lavoro” si sta focalizzando progressivamente sulle caratteristiche umane (percettive, cognitive, relazionali) implicate dall’introduzione di sistemi flessibili automatizzati e autocontrollati.

In questo contesto possiamo ipotizzare che la differenziazione del carico di lavoro conseguente all’introduzione delle nuove tecnologie, possa contemporaneamente provocare una maggior soddisfazione lavorativa come risultato di una risposta creativa che genera un maggior livello di controllo tra la persona e la realtà lavorativa, ma anche una sindrome da deprivazione o monotonia industriale dovuta all’automatizzazione di comportamenti di routine come conseguenza di risposte solite a richieste solite.

Gli studi psicologici sul carico di lavoro si sono concentrati essenzialmente sulla performance, cioè sulla prestazione che l’individuo può fornire in base alle sue capacità e al contesto lavorativo. E’ chiaro che un carico di lavoro “eccessivo“, ma anche una sottostimolazione possono rappresentare un fattore di rischio e quindi essere causa di situazioni stressanti per il lavoratore.

Gli studi effettuati nell’ambito della medicina del lavoro hanno invece riguardato la condizione di stress in quanto effetto e risultato: si sono concentrati quindi sulla fase conseguente la performance, intendendola come valutabile nei termini di patologia nel caso di un carico di lavoro discrepante con le capacità del soggetto.

Appare quindi, in questo contesto, di fondamentale importanza avere dei modelli teorici di riferimento e degli strumenti validi per la valutazione del carico di lavoro e dello “stress” in ogni situazione lavorativa.”

Potete leggere l’articolo per intero a questo indirizzo.

FACTS 22 – Stress e lavoro

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L’agenzia europea per la sicurezza e salute sul lavoro sta realizzando una serie di schede descrittive per aiutare ad affrontare lo stress legato all’attività lavorativa ed alcuni dei principali fattori scatenanti.

In questi giorni è disponibile la scheda descrittiva numero 22, che presenta una valutazione dei rischi ed un approccio preventivo che si possono applicare allo stress legato all’attività lavorativa e alle sue cause ed è indirizzata a coloro che cercano di affrontare questo tipo di stress sul luogo di lavoro.

Potete scaricarla cliccando qui.

Ulteriori informazioni sui problemi psicosociali legati all’attività lavorativa da parte dell’agenzia, compreso lo stress e le vessazioni, sono disponibili a questo indirizzo.