Ansia da IA e quiet quitting

Con l’avanzare dell’intelligenza artificiale (AI) nei luoghi di lavoro, cresce anche un fenomeno meno visibile ma sempre più diffuso: l’ansia da AI. Uno studio recente dell’Università del Sussex ha analizzato proprio questo fenomeno, definendolo come la sensazione, spesso inconscia, che la proprie competenze e la propria professione possano essere sostituite dall’intelligenza artificiale.

Questo timore, se non affrontato, può alimentare il cosiddetto quiet quitting : si tratta di una forma di “dimissioni silenziose” in cui i lavoratori iniziano a fare solo lo stretto necessario, senza mettersi in gioco, senza entusiasmo, spesso in risposta all’insoddisfazione provata verso i datori di lavoro. Le persone restano al lavoro, ma spengono il motore interno. Non partecipano, non propongono idee, non fanno più di quanto richiesto.

Secondo lo studio, l’ansia da AI è associata a un aumento del burnout, alla riduzione dell’autoefficacia e alla perdita di motivazione. Chi sperimenta questa forma di tecnostress, si sente tagliato fuori, anche se, formalmente, non perde il proprio lavoro.

Questo fenomeno non riguarda solo i lavoratori meno qualificati. L’impatto si estende a vari settori e livelli professionali, compresi quelli altamente specializzati, dove l’AI viene percepita come un concorrente nella capacità di prendere decisioni, analizzare dati o generare contenuti. Quando l’AI entra in gioco, molti si chiedono: “E se diventassi inutile?”.

Secondo gli autori dello studio, le aziende hanno un ruolo cruciale nel prevenire questi effetti. Prima di tutto, è necessario che queste paure vengano ascoltate. In secondo luogo, è fondamentale comunicare in modo trasparente rispetto ai cambiamenti in arrivo, coinvolgendo i dipendenti nei processi di trasformazione digitale e offrire loro formazione continua. Solo così l’AI potrà essere vista non come una minaccia, ma come uno strumento che valorizza le competenze umane.

In un contesto in cui il cambiamento tecnologico è inevitabile, la sfida è culturale: si tratta di costruire ambienti in cui le persone si sentano al sicuro, supportate e protagoniste dell’innovazione. Perché sono le persone il cuore del lavoro. E se si sentono valorizzate e preparate, non avranno bisogno di tirare il freno a mano sul loro entusiasmo e coinvolgimento lavorativo.