
L’adozione crescente di strumenti basati sull’Intelligenza Artificiale (IA) sta trasformando profondamente l’organizzazione del lavoro. Dalle piattaforme di recruiting automatizzato ai sistemi di monitoraggio delle performance, fino agli assistenti virtuali e agli algoritmi per la pianificazione delle attività, l’IA promette maggiore efficienza e produttività. Tuttavia, questa trasformazione introduce anche nuovi rischi psicosociali che non possono essere ignorati.
Negli ultimi anni, il fenomeno del tecnostress è stato riconosciuto come una delle principali conseguenze della digitalizzazione del lavoro. Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), le tecnologie digitali possono generare sovraccarico cognitivo, aumento della pressione lavorativa, riduzione dell’autonomia e percezione di controllo costante, tutti fattori associati a stress lavoro-correlato e problematiche di salute mentale.
L’introduzione dell’IA amplifica ulteriormente tali criticità. Un recente studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) evidenzia come i sistemi di IA possano modificare l’ambiente psicosociale di lavoro attraverso processi di sorveglianza digitale, gestione algoritmica delle prestazioni e riduzione del controllo percepito da parte dei lavoratori.
Per il tema della sicurezza ciò comporta una sfida importante: diventa importante valutare non solo i benefici dell’automazione, ma anche il suo impatto sulla salute psicologica dei lavoratori. In Italia, il D.Lgs. 81/2008 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza, compresi quelli collegati allo stress lavoro-correlato. Sebbene il tecnostress non sia espressamente citato dal legislatore, la sua valutazione rientra pienamente nell’ambito dei rischi psicosociali che devono essere considerati nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR).
Un aspetto particolarmente delicato riguarda i sistemi di “algorithmic management”, ossia quelle tecnologie che utilizzano l’IA per assegnare compiti, monitorare attività, valutare performance o supportare decisioni manageriali. Secondo una recente analisi commissionata dall’Unione Europea, tali sistemi possono aumentare il senso di sorveglianza, generare ansia da prestazione e compromettere il benessere organizzativo se implementati senza adeguate misure di coinvolgimento e trasparenza.
In questo contesto assume particolare rilevanza il Regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale (AI Act), entrato progressivamente in applicazione nell’Unione Europea. L’AI Act classifica come “ad alto rischio” numerosi sistemi utilizzati in ambito occupazionale, tra cui quelli impiegati per la selezione del personale, la valutazione dei lavoratori e le decisioni che incidono sulle condizioni di lavoro. Tra gli obblighi previsti figurano requisiti di trasparenza, supervisione umana, gestione dei rischi e documentazione delle decisioni automatizzate.
Sebbene molti degli adempimenti ricadano sui fornitori e produttori delle tecnologie, anche le organizzazioni che utilizzano tali sistemi devono dimostrare un uso consapevole e controllato degli strumenti di IA. A questo scopo, tra le misure più efficaci figurano la formazione dei lavoratori sull’uso degli strumenti intelligenti, la definizione di limiti al monitoraggio digitale, il coinvolgimento dei dipendenti nei processi di cambiamento e il monitoraggio periodico degli indicatori di benessere organizzativo.
L’automazione rappresenta senza dubbio un’opportunità per migliorare produttività e competitività. Tuttavia, la vera sfida consiste nel governarla in modo sostenibile le tecnologie di cui disponiamo. In un contesto in cui l’Intelligenza Artificiale assume un ruolo sempre più centrale nell’organizzazione del lavoro, la prevenzione del tecnostress diventa un elemento strategico della gestione della salute e sicurezza aziendale, oltre che un fattore determinante per la qualità del lavoro e il benessere delle persone.
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