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Set 20, 2020
Cristina Falzolgher

Quando il “Less is More” viene applicato al digitale.

Un maestro dell’architettura ispira il nuovo approccio alla società dell’informazione.

Tecnostress ed aquilibrio digitale

Luca Conti è un giornalista di successo e un esperto di social media marketing, ma se vi imbattete oggi nella sua vetrina professionale in rete troverete poche semplici righe che ci raccontano di un cambiamento profondo. E una riflessione che viene da lontano.

Verso un equilibrio digitale

Nel suo podcast su Piano P, la piattaforma dei podcast giornalistici, Conti ci parla del minimalismo digitale, un approccio che ci ricorda il celebre detto “meno è meglio” dell’architetto Mies Van der Rohe.

Il tema minimalista è molto presente in vari ambiti, dalla cura della casa alla difesa dell’ambiente, ma la sua applicazione a dispositivi e contenuti digitali – che nella nostra percezione non occupano spazio fisico, trattandosi di byte “facilmente” scaricabili e accumulabili – è originale.

100 “diamantini” giornalieri da sfruttare al meglio

Secondo Conti, l’invasività della tecnologia, con il suo potenziale distraente che contribuisce alla perdita di produttività e concentrazione – e quindi ad accrescere il Tecnostress e favorire sindromi da dipendenza patologica come la FOMO (Fear Of Missing Out).

Questa invasività può essere arginata praticando una rigorosa selezione delle priorità e dei contenuti a cui dare valore. Nonché con un uso accorto ed “esclusivo” dei dispositivi.

In questo modo, sempre secondo Conti, è più facile suddividere il tempo produttivo dal tempo libero, sfruttando al meglio i 100 “diamantini” giornalieri a nostra disposizione, ognuno dei quali è composto da dieci preziosi minuti da vivere con saggezza.

Buon ascolto (e buona dieta digitale)!

Equilibrio digitale

Un podcast di Luca Conti (pandemia.info), prodotto da Piano P, su come usare la tecnologia senza diventarne schiavi. Smartphone, email, social media, app sono strumenti che possono aiutarci a vivere meglio, a farci stare persino più in salute, purché li usiamo e non ci facciamo usare.

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Feb 18, 2018

Tecnostess tra gli info-lavoratori italiani: né tutela, né legge. Articolo di Enzo di Frenna.

Segnalo il molto condivisibile articolo di Enzo di Frenna su ilfattoquotidiano.it intitolato “Lavoro, siete al computer fino a 16 ore al giorno? Potreste ammalarvi di tecnostress” per l’istanza che promuove, e che riassumo per punti essenziali:

– In Italia il Tecnostress lavoro-correlato dilaga, con un aumento di sintomi e malati, specialmente tra i lavoratori delle cosiddette ‘info-professioni’.

– Chi difende questi lavoratori in Italia? Nessuno.

– Diverse esperienze ci parlano di equilibrio digitale come possibile strategia di mitigazione.

– Serve una discussione politico e giuslavorista per arrivare a una proposta di legge (o una modifica del D.lgs 81-2008) che riconosca i pericoli del TecnoStress nell’infolavoro e promuova la formazione per un equilibrio digitale.

Tutto molto giusto, nient’altro da aggiungere. Potete leggerlo per esteso qui sotto.

Blog | Siete al computer fino a 16 ore al giorno? Potreste ammalarvi di tecnostress

E’ sotto gli occhi di tutti. Le professioni moderne sono quasi tutte digitali. L’informazione è la materia prima che si compra e si vende ogni giorno in un mercato enorme di info-lavoratori e info-imprenditori connessi a Internet e social network. Alcuni trascorrono fino a 16 ore di fila con uno schermo: computer, cellulare e tablet.

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