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Set 19, 2014

Digital Detox: in vacanza in gruppo per disintossicarsi dalla tecnologia

Final-Final-Sept1

Il Digital Detox è “Un periodo di tempo durante il quale una persona si astiene  dall’utilizzo di dispositivi elettronici come smartphone o computer, vissuto come un’opportunità per ridurre lo stress o concentrarsi sull’interazione sociale nel mondo reale” (A period of time during which a person refrains from using electronic devices such as smartphones or computers, regarded as an opportunity to reduce stress or focus on social interaction in the physical world”  Oxford Dictionaires).

Digital Detox è anche una compagnia nata nel 2012 con l’obiettivo di aiutare le persone a disintossicarsi dall’uso di dispositivi digitali organizzando ritiri e campi estivi dove la tecnologia è bandita, mentre sono favorite diverse attività olistiche, i rapporti umani e il contatto con la natura. L’obiettivo di Digital Detox è quello di educare a un uso moderato e cosciente della tecnologia che ci circonda.

Cominciano oggi i tre giorni di ritiro allo Shambala Ranch, con tutte le numerose attività che potete vedere nell’immagine di apertura di questo articolo.

Se qualcuno è interessato a provare l’esperienza di un campo Digital Detox, restano ancora pochi giorni per iscriversi al prossimo ritiro d’autunno (immagine di seguito), dopo il grande successo con il tutto esaurito nei diversi camps estivi svolti nei mesi scorsi.

digital detox

summer camps

Tutti quelli che non ha il tempo, la voglia o i duemila dollari per questi raduni da quattro giorni di digital detox di alto livello, possono sempre ricorrere a un gesto di esorcismo estremamente potente nei confronti delle tecnologie, dall’effetto non molto disintossicante, ma estremamente gratificante (come mostrato nell’immagine sotto).

DigitalDetox

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Set 13, 2014

“Mal-tecno-educati” e “Mobile Incivility”: ricerca sui maleducati della tecnologia mobile.

Meeting Incivility

I soggetti affetti da  “dipendenza da tecnologia mobile” (di cui abbiamo già parlato in questo articolo dedicato al NOFOMO, in questo articolo dedicato alla ricerca del sindacato olandese FNV sui rischi per i lavoratori di smartphones e tablets, e in molti altri articoli che trovate a fine articolo nei link correlati o recuperate cercando ‘Telefonino’) non sono sempre persone educate e intelligenti; anzi, guardandosi in giro, sembra proprio che la maleducazione nell’uso delle tecnologie mobili sia tanta e in tutte le situazioni.

C’è una folla di “mal-tecno-educati” (forse anche noi qualche volta!) che praticano quotidianamente la “mobile incivility”, la maleducazione dei dispositivi mobili.

Su questi atteggiamenti la società Found! ha presentato ai primi di settembre i risultati di uno studio che ha coinvolto 1500 persone circa (uomini e donne di età compresa tra i 16 e i 65 anni), realizzato con la metodologia WOA (Web Opinion Analysis) monitorando online i principali social network, blog, forum e community per esaminare quali siano i comportamenti d’uso delle tecnlogie mobili più odiati, e dove questi avvengano più frequentemente.

Questi, in sintesi, i principali risultati dello studio, presentati dal sociologo Saro Trovato, fondatore di Found!:

Identikit dell’incivile digitale
al primo posto ci sono gli adulti appartenenti alla fascia 35-50 (71%). I giovani dai 18 ai 25 anni arrivano subito dopo (54%) e infine ci sono le persone di età compresa tra i 55 e i 65 anni (34%). I maschi (49%) sono più maleducati delle femmine (34%).

Tipologie di incivili digitali/tecno-maleducati
ci sono i Social-Addicted, intossicati da Facebook e altri social che passano più della metà della loro giornata a postare e twittare ignorando chi e cosa li circonda; i Disturbatori Seriali, smanettano con il proprio smartphone dappertutto: in strada, in ufficio, in bici, nel traffico, facendo jogging, eccetera; gli Audiolesi Immaginari, che tengono il volume del proprio device a livelli altissimi e non parlano al telefono: urlano; i Cyber-Marpioni, uomini e donne di tutte le età che tartassano di messaggi e email le proprie prede online; gli Asfissianti Self-Made-Pr, persone che invitano tutti i propri contatti a eventi assurdi e li taggano su foto e messaggi promozionali.

Comportamenti “mal-tecno-educati” più odiati
l’utilizzo dello smartphone nell’orario di lavoro (66%); l’essere sempre appiccicati al cellulare (58%); la suoneria a tutto volume che squilla nei momenti più improbabili (55%).

Azioni più detestate dagli uomini
utilizzare lo smartphone durante l’orario di lavoro e durante le riunioni (66%), lo stare appiccicati al cellulare (58%) e l’invio a ripetizione di messaggi da parte della propria compagna (43%).

Azioni più detestate dalle donne
suoneria ad alto volume in spiaggia o sui mezzi pubblici (73%), chi utilizza il telefono durante i pasti (64%), gli uomini che controllano costantemente le notizie sportive (57%).

Luoghi dove più frequentemente si commette inciviltà mobile
al primo posto c’è l’ufficio (56%), a seguire, i mezzi pubblici (44%), la camera da letto (39%) e la cucina (36%).

Dispositivi più molesti
al primo posto lo smartphone (78%) seguito da tablet (40%), pc (33%) e TV (28%).

Come smettere di fare mobile incivility?
Al primo posto non utilizzare il telefono per nessun motivo durante le conversazioni e i momenti intimi (52%), al secondo posto diminuire drasticamente il volume di ascolto di lettori mp3, tv e impianto hifi (44%), al terzo posto limitare le ore connessione ai social stabilendo un tempo massimo (42%).

group of business people working  on project

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L’uso di smartphone provoca allergie e dermatiti (in particolare ai bambini).

bambini e cellulari

In questo mese di agosto rilancio alcuni articoli rlevati dalla stampa nei mesi scorsi, conservati nelle bozze e mai pubblicati sul sito. Questi articoli sono rilanciati con i testi originali, parzialmente ridotti.

Questo articolo riporta di una ricerca che dimostra che l’uso di smartphone provoca allergie e dermatiti, in modo particolare ai bambini.

Secondo i risultati di uno studio pubblicato di recente sulla rivista Pediatric Allergy, Immunology, and Pulmonology, molti smartphone in commercio rilascerebbero dosi – piccole ma non trascurabili – di metallo, nickel e cromo, cause principali di allergie da contatto e dermatiti allergiche.

Jacob Thyssen dell’università di Copenaghen e dell’ospedale Gentofte – tra gli autori del lavoro svolto – ha spiegato che questo tipo di sintomatologie allergiche si sta diffondendo soprattutto tra i più piccoli: circa il 33 per cento dei cosiddetti nativi digitali sarebbe vittima della stessa tecnologia. E dall’analisi è emersa proprio l’evidente associazione tra le dermatiti e l’uso di cellulari.

Secondo la ricerca The net children go mobile, oggigiorno quasi la metà di bambini e teenager possiede uno smartphone e lo usa quotidianamente per navigare in internet e quasi 3 giovani su 4 se sono dipendenti. Facile dunque intuire quanto proprio i minori siano i soggetti più a rischio.

I pediatri hanno diagnosticato l’aumento di sfoghi sulle mani, sul collo e anche sul viso – tutte parti maggiormente a contatto con il cellulare – e hanno evidenziato la possibilità che tali reazioni siano dovute proprio alle fibre metalliche contenute negli apparecchi di ultima generazione.

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Gen 13, 2014

Disconnect: Oggi che siamo sempre connessi, siamo soli più che mai. E’ uscito il film sulle (non) relazioni tecnologiche.

disconnect-ita

E’ uscito nei cinema italiani il 9 gennaio “Disconnect“, il film che esplora le conseguenze della tecnologia moderna e di come questa inferisce, influenza e descrive le nostre relazioni quotidiane. Disconnect segna il debutto di Henry-Alex Rubin – già candidato all’Oscar per il documentario “Murderball – come regista.

Il film racconta i un gruppo di persone alla ricerca di contatto umano nel mondo iperconnesso di oggi. Tre nuclei di personaggi che hanno relazioni bilaterali si ritrovano in una rete ben strutturata di rapporti attraverso chat e social network.

Un poliziotto vedovo si converte a detective privato per avere più tempo per il figlio. Un ragazzo con un falso profilo di facebook gioca con i sentimenti di un coetaneo più introverso. Un avvocato di grido non può staccare occhi e orecchie dal telefono, nemmeno a cena, e non vede quel che accade ai suoi figli. Una produttrice televisiva realizza un reportage di successo coinvolgendo un ragazzo che si vende sulle videochat hard insieme ad altri minorenni. Un’altra donna, reduce da un lutto profondo, cerca conforto presso uno sconosciuto on line, mentre il marito accumula debiti. Immerse nel virtuale, sconnesse l’una rispetto all’altra, le vite di queste persone vengono brutalmente sconvolte dalla realtà e intrecciate tra loro dal destino.

Lo slogan del film è perenterio: “Oggi che siamo sempre connessi, siamo soli più che mai”. Detto così, sembra un atto di accusa alla tecnologie della comunicazione e alle moderne modalità di relazione, come fa pensare anche un trailer italiano ben fatto (che potete vedere sotto). Quindi sono andato a vedere il film.

L’ho trovato piacevole, ma non bello; moderno (è del 2012) ma non innovativo; sufficentemente intelligente, ma non geniale.

Mi spiego meglio: quello che vediamo nel film è quello che siamo, oggi tutti noi abbiamo il nostro bel daffare a rappresentarci in modi diversi all’interno di internet. Non c’è novità nel cyberbullismo fino al suicidio (non c’era Snapchat) o nella relazione clandestina fra sconosciuti via chat o nelle sexy chat a pagamento.

Tutte cose (e molte altre) presenti da tempo nello scenario della rete e con altissimi tassi d’utilizzo, ma tutte cose presenti da sempre nel comportamento umano. Il problema centrale che pone il film è la relazione, la mancata capacità di relazione, la relazione falsa, e via dicendo. Tutte cose terribilmente umane, dove la tecnologia c’entra per il fatto che oltre a essere canale di comunicazione, è riuscita a farsi anche estetica dei tempi moderni.

Quindi non sono d’accordo su una visione del film come critica alla tecnologie, ma vedo più un messaggio di allertà alla necessità di vigilare sull’utilizzo delle tecnologie e sulla necessità di creare una didattica ed una ecologia all’uso delle teclogie digitali. Sono troppo speranzoso? Andate anche voi a vedere ‘Disconnect’ ed esprimente la vostra opinione con un commento qui sotto.

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Mag 10, 2013

Lavorare con gli smartphones e il tablets: il sindacato olandese FNV pubblica una ricerca sui rischi per i lavoratori di smartphones e tablets.

smartphone-cellulare-al lavoro

Come ben sappiamo, l’utilizzo di smartphones e tablet aziendali per lo svolgimento di attività lavorative comporta sia la presenza di rischi ben noti per la salute (prevalentemente rischi psicosociali e rischi muscolo-scheletrici e osteo-articolari), sia la dilatazione dei tempi di lavoro all’interno dei tempi di vita privata, con un significativo aumento delle attività lavorative – quasi mai retribuite oltre al nrmale stipendio – e una contrazione del tempo libero individuale.

Su questo tema sta ragionando il FNV, un sindacato olandese che ha commissionato all’Università di Amsterdam una ricerca sui rischi per i lavoratori di smartphones e tablets. La ricerca è in in lingua olandese e potete scaricarla integralmente al termine di questo articolo, il comunicato stampa di presentazione della ricerca è presente a questa pagina ed è in inglese. L’ho tradotta per voi e potete leggerla di seguito.

Smartphone sul lavoro: sindacati olandesi sollevano timori per la salute (ricerca)

Più di 800.000 smartphone e tablet sono stati venduti nel 2012 – non tutti per uso privato. Un numero crescente di datori di lavoro hanno fornito al loro personale queste tecnologie, specialmente nel “knowledge business”. La Confederazione Sindacale Olandese FNV – preoccupata per l’impatto potenziale sulla salute dei lavoratori di un uso eccessivo di questi nuovi strumenti di lavoro,  ha commissionato un rapporto all’Università di Amsterdam che è stato pubblicato a fine dicembre 2012.

Il rapporto si intitola “Techno-Stress” e fa il punto su rischi emergenti da uso eccessivo di smartphone e tablet passando in rassegna la letteratura scientifica sulle minacce per la salute – principalmente rischi psicosociali  e disturbi muscoloscheletrici.

Dato che non è ancorara stata fatta nessun lavoro di indagine epidemiologica, l’autore del rapporto Jan Popma si basa principalmente sui dati di una ricerca svolta tra giovani utenti ancora in formazione, arricchita dai risultati di un sondaggio online a cui hanno preso parte 250 membri FNV.

La relazione si concentra principalmente sui rischi psicosociali derivanti dall’uso sul lavoro di smartphone e tablet in termini di “tecno-stress” (“ogni impatto negativo sugli atteggiamenti, pensieri, comportamenti o fisiologia del corpo che è causato direttamente o indirettamente dalla tecnologia”) , “tecno-dipendenza” (uso compulsivo continuo, anche quando l’attività è manifestamente dannosa) e “techno-invasione” (situazioni in cui il confine tra lavoro e vita privata è eliminato).

L’autore cita un sondaggio 2011 fatto tra 3.700 dipendenti. Uno su otto dei partecipanti di età compresa tra 22 e i 34 anni controllano il proprio cellulare più di dieci volte all’ora durante il loro tempo libero (“tempi morti”), e uno su tre controlla la propria e-mail subito dopo il risveglio, anche prima di vestirsi o la prima colazione, mentre il 29% dei “lavoratori mobili” che hanno preso parte (in tutte le categorie di età) ammette che il loro utilizzo della tecnologia mobile ha creato tensioni nelle loro relazioni personali, soprattutto con il partner.

Questo rapporto evidenzia anche alcuni risultati ‘controintuitivi’ presenti nell’uso di lavoro delle nuove tecnologie di comunicazione. Anche se lo scopo della presenza tecnologica è di aumentare l’efficienza e la produttività, la possibilità di azione incontrollata sulle tecnologie stesse favorisce un distrubo continuo dello svolgimento del lavoro. Ad esempio le interruzioni per rispondere alle email in arrivo comportano una significativa rottura nella concentrazione del lavoro in corso e compromettono la qualità stessa del lavoro.

Dove la salute fisica è interessato, il rapporto individua il rischio di problemi alle dita, ai polsi, al collo e alle spalle. Il famoso “Blackberry Thumb”, il pollice da Blackberry (un cenno al precursore dello smartphone) è diventato stenografia comune. “Le condizioni ergonomiche in cui i lavoratori mobili lavorano probabilmente non raggiungono  i requisiti delle leggi dell’ambiente di lavoro”, avverte l’autore.

Le raccomandazioni dell’autore includono la limitazione delle e-mail al di fuori degli orari di ufficio. Egli indica la recente decisione di Volkswagen Germania di vietare e-mail a un dipendente di telefonia mobile  oltre i 30 minuti dopo aver terminato il lavoro.

“E ‘tempo per i sindacati di avviare negoziati per identificare chiaramente qual è il ‘tempo di lavoro effettivo‘ considerando i continui ‘start and stop’ dovuti all’utilizzo delle comunicazioni mobili.Non bisogna pensare di aspettarsi che i dipendenti siano disponibili per lavoro per tutte le ore dei giorno senza nessun guadagn extra” dice l’esperto di salute e sicurezza sul lavoro FNV Wim Van Veelen.

Scarica questa ricerca (in lingua olandese!) “Popma J. (2012) Techno-stress. Verkenning van een risico in opkomst (pdf 855 Kb)
, Universiteit van Amsterdam- Hugo Sinzheimer Instituut” cliccando qui

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