Cyberloafing: pausa mentale o fuga dal lavoro?

Hai mai controllato i social, fatto shopping online o guardato un video durante l’orario di lavoro? Se sì, hai sperimentato — anche senza saperlo — il cyberloafing.

Il termine indica l’uso personale di internet durante il lavoro, una pratica oggi diffusissima. Secondo alcune stime, può occupare fino al 38% del tempo lavorativo giornaliero e costare miliardi ogni anno alle aziende. Ma cos’è davvero il cyberloafing? È solo un danno per la produttività o può avere anche effetti positivi?

Secondo una revisione sistematica degli ultimi dieci anni di ricerche, pubblicata nel 2025, il cyberloafing può occupare una fetta rilevante della giornata lavorativa, soprattutto nei contesti digitali e iperconnessi.

Ma perché succede?

Non si tratta solo di distrazione. Il cyberloafing è spesso una risposta a condizioni lavorative stressanti. Quando ci si sente sotto pressione, sovraccarichi di compiti o controllati eccessivamente, navigare online diventa una forma di evasione temporanea. Una pausa “mentale” non autorizzata, ma efficace per recuperare energia.

In questo senso, il fenomeno si intreccia strettamente con un altro tema attuale: il tecnostress. Questo termine indica lo stress causato proprio dalla tecnologia sul lavoro — email continue, notifiche, strumenti poco intuitivi o nuove piattaforme da imparare in fretta. Più ci si sente sopraffatti dalla tecnologia, più aumenta il bisogno di prendersi una pausa… spesso proprio grazie alla tecnologia stessa.

Lo studio evidenzia che il cyberloafing può assumere due volti: da un lato può aiutare a gestire lo stress e a mantenere l’equilibrio mentale durante la giornata; dall’altro, se diventa cronico o compulsivo, può compromettere produttività, concentrazione e rapporti tra colleghi.

Come affrontarlo?

Non serve vietare o controllare ogni clic. Le soluzioni più efficaci, secondo i ricercatori, passano da una buona organizzazione del lavoro: pause regolari, clima aziendale positivo, comunicazione trasparente e formazione digitale riducono sia il tecnostress che il ricorso al cyberloafing.

In sintesi, non è l’online il nemico, ma il modo in cui lo viviamo. Capire il cyberloafing significa anche capire di cosa hanno bisogno oggi i lavoratori per restare concentrati, motivati e, soprattutto, umani in un ambiente di lavoro sempre più digitale.