Browsing articles in "Ricerche"
Set 19, 2013

Randstad Wormonitor 2012: italiani sempre più stressati dalla tecnologia …

randstad

Il Randstad Wormonitor 2012 è un’analisi relativa all’andamento del mercato del lavoro svolta dalla multinazionale Olandese in 29 nazioni.

L’edizione 2012 di Randstad Wormonitor si è concentrata sulle dinamiche generate nel lavoro dai dispositivi tecnologici, in particolare quelli dedicati alla comunicazione.

La ricerca è stata condotta attraverso interviste online tra lavoratori di età compresa tra 18 e 65 anni che hanno lavorato almeno 24 ore a settimana in un lavoro dipendente (esclusi i lavoratori autonomi). La ricerca è stata condotta tra il 20 Gennaio e il 14 Febbraio in: Argentina, Cile Germania Italia, Nuova Zelanda, Spagna, Regno Unito, Australia, Cina, Grecia, Giappone, Norvegia, Svezia, Stati Uniti, Belgio, Repubblica Ceca, Hong Kong, Lussemburgo, Polonia, Svizzera, Brasile, Danimarca, Ungheria, Messico, Singapore, Olanda, Canada, Francia, India, Malaysia, Slovacchia e Turchia.

Riguardo ai dati italiani:

– il 75% dei lavoratori italiani dispone di un accesso in rete sul luogo di lavoro, a un quarto del totale il datore di lavoro ha fornito uno smartphone con accesso alla rete, mentre circa la metà del campione dispone di uno smartphone personale con accesso a internet.

– il 39% dei datori di lavoro pretendono una reperibilità 24 ore al giorno 7 giorni su 7.

– il 31% dei lavoratori sono convinti che telefono, mail e internet riducano concentrazione e produttività.

– i lavoratori italiani sono più sensibili (32%) rispetto ai colleghi stranieri alle sollecitazioni, e quindi alle distrazioni, che arrivano quotidianamente da telefono e mail e, in particolare, sono i più convinti (30% degli intervistati) che l’accesso alla rete sia un fattore in grado di far diminuire la propria produttività lavorativa.

–  il 63% del campione ammette di aver ricevuto telefonate o mail al di fuori dell’orario di lavoro o, il 52%, durante le vacanze.

– il 63% degli italiani dichiara di aver avuto impegni di lavoro in luoghi privati, solo il 33% degli intervistati ha provato a controbilanciare il “trend” occupandosi di questioni private sul luogo di lavoro.

– il 41% dei lavoratori afferma di ricevere quotidianamente più informazioni di quante ne riesca a gestire,

– per il 75% degli italiani internet è ormai diventato uno strumento di lavoro scontato e largamente diffuso utilizzato quotidianamente.

– il 73% degli italiani afferma ancora di preferire la relazione diretta a testimonianza, malgrado la ricca disponibilità di strumenti virtuali che agevolano la comunicazione fra le persone.

In sintesi, il Work Monitor Randstad 2012 mette in luce l’assenza di una regola chiara e condivisa o di un confine normativo nell’utilizzo degli strumenti tecnologici, che oltre a generare difficoltà nell’individuo, influenza a volte negativamente lo svolgimento del lavoro quotidiano. Il rischio è che gli strumenti adottati per migliorare l’operatività e qualificare la produttività producano risultati opposti.

Leggi la presentazione integrale della ricerca a questo link.

Condividi l'articolo nei tuoi Social
Lug 16, 2013

“Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”: è uscito il nuovo libro di Enzo di Frenna sul rischio Tecnostress

libro tecnostress 2013 di frenna

Per acquistare il libro clicca qui

In questi giorni il giornalista Enzo Di Frenna (già autore del primo libro italiano sul tecnostress “Prevenzione tecnostress in azienda“) ha pubblicato il suo nuovo e corposo titolo “Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro”, dove in oltre 320 pagine di minuziosa ricerca fa il punto della situazione italiana riguardo al rischio tecnostress in azienda e nei luoghi di lavoro sotto il profilo scientifico, medico, psicologico e formativo.

Il dato di partenza è  che «In Italia ci sono 22 milioni di “mobile surfer” e 7,3 milioni di “mobile workers, secondo i dati del Politecnico di Milano e Assinform. I lavoratori digitali sono forte in aumento. Tra febbraio e maggio scorso Netdipendenza Onlus ha realizzato quindi due ricerche da cui emerge che il tecnostress è è un rischio professionale per almeno due milioni di lavoratori, che possono contrarre la nuova malattia», spiega Di Frenna.

Attraverso le diverse ricerche presentate nel volume, Di Frenna individua nove categorie a rischio tecnostress: networkers, lavoratori ict, operatori di call center, commercialisti, giornalisti, pubblicitari e analisti finanziari.

Ai lavoratori di queste categorie a rischio tecnostress rispondono i tredici interventi sul tecnostress firmati da esponenti delle istituzioni, associazioni di categoria di questi lavoratori e grandi imprese: Lorenzo Fantini, direttore della divisione salute e sicurezza del ministero del Lavoro e presidente della Commissione sullo stress lavoro correlato; Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail); Raffaele Guariniello, giudice presso la Procura di Torino, esperto di salute e sicurezza sul lavoro; Alberto Zunino, direttore generale dell’Associazione Nazionale dei Contact Center in Outsourcing (Assocontact); Paolo Angelucci, presidente dell’Associazione Italiana per l’information Technology (Assinform); Michele Ficara Manganelli, presidente di Assodigitale; Mario Modica, direttore generale Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti; Rocco Vitale e Francesco Naviglio, presidente e segretario generale dell’Associazione Nazionale Formatori Sicurezza sul Lavoro (AiFOS); Mario Civetta, presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Roma; Giuseppe De Paoli, responsabile Sindacato Networkers – UIL Tucs; Davide Draghi, country manager Sony Mobile Italia; Agostino Santoni, amministratore delegato Cisco Italia. Il tono dei loro interventi converge sulla necessità di prevenire il tecnostress nell’epoca dell’economia digitale.

Lorenzo Fantini, dirigente del ministero del Lavoro, conferma che il tecnostress è un nuovo rischio per la salute dei lavoratori e si impegna a includere il problema nelle linee guida dello” Stress lavoro correlato”, di cui all’articolo 28 del Testo Unico 81 del 2008. «Lo stress è certamente un rischio che interesserà un numero sempre maggiore di lavoratori – spiega Fantini – e ciò perché la società moderna è sempre più digitale e veloce: si fa un largo uso di tecnologie informatiche, strumenti di videocomunicazione, e soprattutto di Internet, che ormai è come un grande archivio universale a cui attingere informazioni di continuo. Poi ci sono i ritmi di lavoro, spesso incalzanti: i manager e i lavoratori dell’information and communication technology, ad esempio, sono fortemente esposti al rischio tecnostress».
Fantini, in qualità di presidente della Commissione permanente sullo Stress promossa dal ministero del Lavoro, incaricherà un gruppo di esperti e tecnici per capire in che modo il tecnostress incide sulla salute del lavoratore e predisporre eventuali indicazioni per ridurre e prevenire il rischio nelle aziende moderne. Un segnale importante, che coinvolge per la prima volta il Ministero del Lavoro sul rischio tecnostress.

Anche Giuseppe Lucibello, direttore generale dell’Inail, si schiera per la prevenzione della nuova malattia professionale. «Credo che lo stress lavoro correlato e il tecnostress rappresentino in qualche modo “l’amianto del futuro” – dichiara Lucibello – cioè  una condizione diffusa e ad alto rischio per la salute dei lavoratori, che può invalidare anche in modo grave».

La conferma che si tratti di una vera emergenza arriva anche dal giudice Raffaele Guariniello della Procura di Torino, autore della prima sentenza sul tecnostress nel 2007, in seguito a una inchiesta nei call center. Il magistrato lancia un monito: «Se un’azienda deve redarre il Documento valutazione Rischio Stress lavoro correlato e lavora, ad esempio, nel settore dell’Information Technology o nel settore editoriale dove si usano molto le nuove tecnologie, deve includere sicuramente il rischio tecnostress. Si applica, in sostanza, il Testo Unico 81/2008, articoli 28 e 29 sulla valutazione dei rischi sanzionata con la pena dell’arresto e dell’ammenda, e 36 e 37 sull’informazione e formazione dei lavoratori.»
Guariniello rivela anche che, presso il suo ufficio, continuano ad arrivare denunce di lavoratori che lamentano la patologia del tecnostress: «Di recente si è rivolto in Procura un impiegato di una grande azienda che, per lavoro, usa parecchio le nuove tecnologie e lamenta disturbi alla salute. Il datore di lavoro e le strutture aziendali, a quanto pare, non hanno risolto il problema. Stiamo procedendo con gli accertamenti medici e tecnici, con l’ausilio di consulenti del Politecnico».

Tra le nove categorie prese in esame nel libro di Di Frenna ci sono gli operatori di call center, su cui sono state effettuate le prime inchieste della magistratura. Lo conferma lo stesso Guariniello: «I call center tornano spesso alla nostra attenzione, poiché facciamo abitualmente indagini sulle malattie professionali. L’informazione digitale oggi è presente in modo massiccio e si possono verificare casi nuovi di tecnostress. Ciò rientra nei nuovi rischi professionali che bisogna valutare, come prevede la normativa». Gli operatori di “contact center in outsourcing” sono 80 mila in Italia e sono, ancora oggi, tra le categorie più esposte. Lo spiega bene nel libro il direttore generale di Assocontact, Alberto Zunino: «Attualmente stiamo portando avanti con Inail e altri interlocutori un progetto sul tema del rumore, che notoriamente è tra le problematiche che causano il tecnostress.

Un’altra categoria esposta sono i lavoratori delle imprese di information technology. Il presidente di Assinform, Paolo Angelucci, rappresenta 1500 aziende del settore e dichiara che «il tecnostress si previene intervento sul carico di lavoro». Altre soluzioni? Un’adeguata formazione per la prevenzione del rischio. Il consiglio vale anche per le altre categorie.

Per la prima volta entrano nella “lista nera” anche i commercialisti. Sono tecnostressati dall’uso eccessivo delle nuove tecnologie: dai software contabili che si aggiornano di continuo, dalle scadenze fiscali impellenti che spesso gestiscono con tablet e smartphone. Lo conferma Mario Civetta, presidente dell’Ordine dei commercialisti di Roma – 10 mila iscritti – con un intervento nel libro che chiarisce subito la situazione: «I commercialisti sono tra categorie maggiormente esposte ai rischio da tecnostress. L’aumento progressivo della pressione fiscale si è accompagnato, nell’arco di un decennio, a una iper produzione di norme – su diversi livelli – ma soprattutto in materia fiscale. Il commercialista è chiamato a districarsi in questo labirinto normativo, assumendo decisioni delicate per conto del cliente-contribuente, scelte che impegnano risorse economiche, in tempi rapidissimi e con scarse possibilità di rimediare ad errori. Negli ultimi anni l’intero campo di azione dei commercialisti è andato sempre più ad intersecarsi con sofisticati strumenti informatici. Lontani dall’epoca in cui le dichiarazioni dei redditi venivano compilate a mano, il lavoro è sempre più dipendente da software complessi, e in questo ambito l’interazione tra il fattore umano, sempre più decisivo, e i sistemi informatici è decisamente fonte di tecnostress.»

Un forte allarme lo lancia anche Mario Modica, direttore generale dell’Associazione italiana Pubblicitari professionisti (32 mila operatori): «I pubblicitari vivono sempre connessi e la patologia del tecnostress è in agguato. A me capita spesso di dormire con il tablet e lo smartphone a portata di mano. Se arriva un messaggio, sono pronto a rispondere. E ciò, purtroppo, anche in orari extralavoro. la tecnologia degli schermi ci segue ovunque. Indubbiamente in molti casi la tecnologia favorisce la produttività, ma in altri c’è il rischio di assuefazione. Uno dei rischi principali è l’insonnia. Si dorme poco e con l’ansia di accontentare il cliente, che può telefonarci o messaggiare in qualunque momento. Un altro rischio correlato è la perdita di lucidità durante la giornata lavorativa. Oppure, si posso manifestare altri sintomi tipici del tecnostress: calo della concentrazione, mal di testa, ipertensione, stanchezza cronica».

Per ridurre l’impatto del tecnostress nei luoghi di lavoro c’è chi propone di rendere obbligatoria la “pausa digitale”. L’idea arriva da Orazio Carabini, vicedirettore del settimanale “L’Espresso”: «La connessione perenne ha creato un problema di sovrautilizzo del proprio potenziale. in atto una richiesta da parte dei lavoratori digitali di vivere periodi di isolamento dalla connessione, anche contrattualizzata, come sta accadendo ad esempio in America. Credo che la “pausa digitale” andrebbe inserita nel Contratto Nazionale dei Giornalisti: alcuni periodi in un anno, oppure brevi periodi durante la giornata lavorativa. Ne beneficerebbe anche la qualità produttiva.»

Ma c’è anche chi consiglia di realizzare corsi di formazione per mettere a conoscenza i lavoratori digitali dei rischi alla salute a cui vanno incontro. Come ad esempio Giuseppe De Paoli, responsabile Sindacato Networkers – UIL Tucs: «In Italia lavorano circa un milione di networker e il rischio tecnostress li riguarda molto da vicino. La “techno-invasione” non distingue più tra lavoro e vita privata. Si usano le nuove tecnologie in qualunque momento della giornata. Uno studio britannico pubblicato lo scorso anno sostiene che la ripetuta esposizione a tablet, smartphone, iphone, possa condizionare le connessioni tra neuroni e creare un danno al cervello. E’ molto importante quindi fare informazione e formazione per tutelare la salute dei lavoratori.»

Nel libro interviene anche l’onorevole Antonio Boccuzzi, parlamentare del Pd impegnato nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, unico superstite dell’incendio che si propagò nel 2007 negli stabilimenti della ThyssenKrupp, uccidendo sei operai. «E’ necessario che Parlamento adotti nuove misure per prevenire il tecnostress nei luoghi di lavoro, aggiornando la normativa esistente», dice. Tra le aziende impegnate a prevenire lo stress legato all’uso delle nuove tecnologie vi sono Cisco e Sony Italia, che illustrano nel libro la loro esperienza.

«L’onnipresenza della connettività, la mobilità, il proliferare di piattaforme e servizi rischiano di sovraccaricare le persone nella loro giornata lavorativa – spiega Agostino Santoni, amministratore delegato Cisco Italia – e per questo motivo, ogni due anni conduciamo una survey sullo stress correlato al lavoro e chiediamo ai medici del lavoro che visitano periodicamente i dipendenti di fornirci un’indicazione sul livello di stress riscontrato, analizzandone sintomi e cause.
A livello individuale, diamo a chiunque senta di aver bisogno di aiuto un supporto specializzato, tramite il nostro Employee & Family Assistant Program. Inoltre organizziamo corsi per imparare a gestire situazioni di stress personale e professionale e può essere utile favorire momenti di pausa, situazioni di relax anche nel contesto della giornata lavorativa. Ad esempio con open space progettati con criterio e disponibilità di luoghi di relazione diversi dalla “sala riunioni”, è certamente positiva. Oppure vi sono ulteriori misure che applichiamo, come ad esempio la possibilità di prenotare massaggi e cure fisioterapiche».

Davide Draghi, country manager di Sony Mobile Italia, invece da la sua ricetta per prevenire il tecnostress: «Il segreto sta nella capacità dei singoli individui di guidare la tecnologia secondo le proprie esigenze, invece che subirne l’invasiva presenza.»

Un intero capitolo del libro è dedicato alle soluzioni e ai consigli utili. Tra le tecniche di prevenzione ci sono la meditazione, lo yoga, l’uso di erbe officinali, la danzaterapia e lo sport. La proposta formativa di “tecnostress management” progettata da Netdipendenza Onlus prevede la conoscenza delle interazioni uomo-macchine e i benefici offerti dai metodi olistici, tra cui la bioarchitettura per imparare a organizzare gli “uffici rilassanti”. «Non a caso presentiamo le nuove ricerche a luglio – aggiunge Di Frenna – cioè nel periodo in cui si dovrebbe pensare alle ferie e al meritato riposo. Invece molti si portano il lavoro in vacanza, sempre connessi e col tablet e cellulare a portata di mano. In questo modo il cervello non si riposa mai».

Un primo assaggio delle tecniche e metodi per difendersi dalla nuova malattia professionale si terrà a settembre, durante la sesta edizione di “No Tecnostress Day” durante la quale sarà presenterà una Guida pratica per i lavoratori.

Inoltre, Netdipendenza Onlus ha progettato il primo corso sul “Rischio tecnostress lavoro correlato”, autorizzato dall’AiFOS ai sensi del Testo Unico 81/2008, a cui possono partecipare lavoratori, datori di lavoro, medici, psicologi e operatori della sicurezza (Rls, Rssp, Aspp), ottenendo un attestato valido che risponde all’obbligo normativo di valutare lo stress nelle aziende, entrato in vigore nel 2010, ed effettuare gli interventi di formazione previsti dalla normativa. Il corso sarà presentato ufficialmente alla fiera Ambiente Lavoro, che si terrà a Bologna dal 16 al 18 ottobre, rivolgendosi ai professionisti chi si occupano di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Per acquistare il libro”Prevenzione tecnostress in azienda e sicurezza sul lavoro” clicca qui

Condividi l'articolo nei tuoi Social

Tecnostress/Technostress: Review delle recenti ricerche internazionali.

Ho fatto un giro sulla rete alla ricerca di qualche studio recente relativo al tecnostress.

Non ho trovato molte cose ‘fresche’ – giacché questo sito ha già pubblicato periodicamente tutte le principali ricerche e studi relativi all’argomento – ma integro con alcune ricerce su aspetti estremamente differenti del tecnostress che potete leggere di seguito con l’abstract in lingua originale.

Facendo questa ricognizione sono emersi due dati: il primo è che alcune ricerche e articoli scientifici sul tecnostress sono rilasciati solo a pagamento (il link rimanda direttamente alla pagina di presentazione e vendita dell’articolo); il secondo è che la ricerca sul tecnostress è oramai svolta a livello mondiale.


A Conceptual Model of Technology Features and Technostress in Telemedicine Communication
Ziyu Yan, (City University of Hong Kong), Xitong Guo, (Harbin Institute of Technology), Matthew K.O. Lee, (City University of Hong Kong), Douglas Vogel, (City University of Hong Kong)
This paper aims to provide systemic understanding with regard to the adoption of computer mediated communication (CMC) technology and its impact on technostress levels. Based on the theoretical lens rooted in the psychology literature and emerging problems observed through engagement with organizations in our field research, we propose a conceptual model that articulates technology characteristics in telemedicine communication. The model defines both the antecedents and outcomes of technostress, emphasizing investigation of the underlying mechanisms of the overall process in regard to fit between users and adopted technologies. The proposed model identifies the antecedents of technostressors in regard to the use of telemedicine technologies, and provides the means to examine the process systematically. It could be useful for administrators to constitute organizational strategy to alleviate stress levels, thus improving work performance and quality of working life. Articolo a pagamento.

The Dimensions of Technostress among Academic Librarians
Ungku Norulkamar Ungku Ahmad – Salmiah Mohamad Amin
Faculty of Management and Human Resource Development, Universiti Teknologi Malaysia, 81310 Johor BahruCampus, Malaysia
This paper examines the level of technostress among academic librarians in the Malaysian public universities. The highly automated workplace environment causes technostress to become a common phenomenon among academic librarians. Based on related technostress theories, five dimensions of technostress were determined. A total of 162 academic librarians from nine public universities of West Malaysia were chosen as respondents for this study. A cross-sectional survey was carried out and data were collected using online self-administered survey. The results of the descriptive analysis indicate that, in general, the academic librarians experienced moderate level of technostress in their workplace. With regards to the technostress dimensions, the respondents were found to experience high level of techno-uncertainty and moderate level of techno-overload and techno-complexity. The findings, however, show that the respondents were only experiencing minimum level of techno-invasion and techno-insecurity. Ottima bibliografia specifica in chiaro. Articolo a pagamento.

Technostress in the office: a distributed cognition perspective on human–technology interaction
Charlott Sellberg – Tarja Susi
Technology is a mobile and integral part of many work places, and computers and other information and communication technology have made many users’ work life easier, but technology can also contribute to problems in the cognitive work environment and, over time, create technostress. Much previous research on technostress has focused on the use of digital technology and its effects, measured by questionnaires, but in order to further examine how technostress arises in the modern workplace, a wider perspective on interactions between people and technology is needed. This paper applies a distributed cognition perspective to human–technology interaction, investigated through an observational field study. Distributed cognition focuses on the organisation of cognitive systems, and technostress in this perspective becomes an emergent phenomenon within a complex and dynamic socio-technical system. A well-established questionnaire was also used (for a limited sample), to gain a frame of reference for the results from the qualitative part of the study. The implications are that common questionnaire-based approaches very well can and should be complemented with a broader perspective to study causes of technostress. Based on the present study, a redefinition of technostress is also proposed.
Ottima bibliografia specifica in chiaro nel tab ‘References’. Articolo a pagamento.

The consequences of technostress for end users in organizations: conceptual development and empirical validation
Ragu-nathan, T. S. and Tarafdar, M. and Ragu-nathan, B. S. and Tu
Lancaster University Management School
The research reported in this paper studies the phenomenon of technostress, that is, stress experienced by end users of Information and Communication Technologies (ICTs), and examines its influence on their job satisfaction, commitment to the organization, and intention to stay. Drawing from the Transaction-Based Model of stress and prior research on the effects of ICTs on end users, we first conceptually build a nomological net for technostress to understand the influence of technostress on three variables relating to end users of ICTs: job satisfaction, and organizational and continuance commitment. Because there are no prior instruments to measure constructs related to technostress, we develop and empirically validate two second order constructs: technostress creators (i.e., factors that create stress from the use of ICTs) and technostress inhibitors (i.e., organizational mechanisms that reduce stress from the use of ICTs). We test our conceptual model using data from the responses of 608 end users of ICTs from multiple organizations to a survey questionnaire. Our results, based on structural equation modeling (SEM), show that technostress creators decrease job satisfaction, leading to decreased organizational and continuance commitment, while Technostress inhibitors increase job satisfaction and organizational and continuance commitment. We also find that age, gender, education, and computer confidence influence technostress. The implications of these results and future research directions are discussed. Login con password obbligatorio.

Coping with the Dynamic Process of Technostress, Appraisal and Adaptation
Connolly, Amy J. (University of South Florida), Bhattacherjee, Anol
Despite its importance, the process of technostress remains significantly unstudied in MIS research. Here we reviewthe relevant literature on technostress and synthesize the coping model of user adaptation (Beaudry andPinsonneault, 2005) with transaction based models of technostress to align these theories with referent models ofstress, appraisal and adaptation. We posit that technostress should be studied as a dynamic, unfolding process, not asan assumed, static black box. We present a dynamic process model of technostress as it was intended by Caro andSethi (1985), which reconciles technostress with more than 60 years of stress research.
Articolo a pagamento.

Investigating Technostress in situ: Understanding the Day and the Life of a Knowledge Worker Using Heart Rate Variability
Stefan Schellhammer, Russell Haines, Stefan Klein
International Conference on System Sciences (HICSS)
The proliferation of information and communication technology (ICT) throughout workplace and home life is thought to increase feelings of being overloaded, drained, and/or burned out. This phenomenon is termed “technostress.” In this relatively new line of research, scholars have employed predominantly questionnaire surveys and experiments to investigate the phenomenon. This paper argues for an interpretive, theory building approach for studying techno stress, motivated by two shortcomings of these data collection techniques: questionnaire surveys rely on potentially imperfect participant recall, while experiments cannot find root causes of techno stress during the course of a normal work day. Linking periods of bodily-experienced stress measured by heart rate variability with qualitative data enables an interpretive, theory building approach that allows for a richer understanding of whether and how ICT contributes to stress.
Clicca qui per scaricare il pdf di questa ricerca

Work Values, Achievement Motivation and Technostress as Determinants of Job Burnout among Library Personnel in Automated Federal University Libraries in Nigeria
Olalude Oluwole Francis
Emmanuel Alayande Collage Education Oyo
This descriptive study examined work values, achievement motivation and technostress as determinants of job burnout among the library personnel in federal universities in Nigeria. The study adopted a descriptive survey research design and 646 library personnel from 18 automated federal university libraries participated in the study. The sampling technique used was single stage random sampling technique. Five instruments were used for this study namely: work values, achievement motivation, job burnout and technostress scales synchronized into a questionnaire titled (WVAMJOBTS) and structured interview checklist. Each of the research instruments was validated with a reliability coefficient of 0.90, 0.82, 0.82, 0.95 and 0.62 for work values, achievement motivation, job burnout, technostress and structured interview checklist respectively using Cronbach-alpha method. Data collected were analysed using percentages, mean, standard deviation, product moment correlation and multiple regression analysis. Research questions were answered and research hypotheses tested at 0.05 level of significance. The results of these analyses revealed that the respondents had moderate level of work values and achievement motivation and high level of technostress and job burnout, work values and achievement motivation of the respondents were inversely related to job burnout, whereas technostress was positively related to job burnout. Technostress was found to have the highest relative contribution among the independent variables to the problem of job burnout. Based on the findings, recommendation were made to solve the problem of job burnout among the library personnel in federal universities in Nigeria.
Clicca qui per scaricare il pdf di questa ricerca

Psychological Character of Computer-related TECHNOSTRESS
Etienne Erasmus
Manpower Development Department Chemicals Business, Sasol Polymers Sasolburg – South Africa
The strain experienced by computer-users due to the rapid developing computer environment, known as technostress, is often ignored seeing that it is not seen as a real type of psychological stress such as post-traumatic stress etc.
This paper is concerned with showing that there is theoretical congruence between computer-related technostress and psychological stress. This is accomplished by examining the onset and nature of psychological stress and comparing it with the characteristics of computer related technostressat the hand of a well-recognised psychological stress model. The resulting finding made is that strong theoretical congruence exists.
Clicca qui per scaricare il pdf di questa ricerca

Condividi l'articolo nei tuoi Social
Mag 10, 2013

Lavorare con gli smartphones e il tablets: il sindacato olandese FNV pubblica una ricerca sui rischi per i lavoratori di smartphones e tablets.

smartphone-cellulare-al lavoro

Come ben sappiamo, l’utilizzo di smartphones e tablet aziendali per lo svolgimento di attività lavorative comporta sia la presenza di rischi ben noti per la salute (prevalentemente rischi psicosociali e rischi muscolo-scheletrici e osteo-articolari), sia la dilatazione dei tempi di lavoro all’interno dei tempi di vita privata, con un significativo aumento delle attività lavorative – quasi mai retribuite oltre al nrmale stipendio – e una contrazione del tempo libero individuale.

Su questo tema sta ragionando il FNV, un sindacato olandese che ha commissionato all’Università di Amsterdam una ricerca sui rischi per i lavoratori di smartphones e tablets. La ricerca è in in lingua olandese e potete scaricarla integralmente al termine di questo articolo, il comunicato stampa di presentazione della ricerca è presente a questa pagina ed è in inglese. L’ho tradotta per voi e potete leggerla di seguito.

Smartphone sul lavoro: sindacati olandesi sollevano timori per la salute (ricerca)

Più di 800.000 smartphone e tablet sono stati venduti nel 2012 – non tutti per uso privato. Un numero crescente di datori di lavoro hanno fornito al loro personale queste tecnologie, specialmente nel “knowledge business”. La Confederazione Sindacale Olandese FNV – preoccupata per l’impatto potenziale sulla salute dei lavoratori di un uso eccessivo di questi nuovi strumenti di lavoro,  ha commissionato un rapporto all’Università di Amsterdam che è stato pubblicato a fine dicembre 2012.

Il rapporto si intitola “Techno-Stress” e fa il punto su rischi emergenti da uso eccessivo di smartphone e tablet passando in rassegna la letteratura scientifica sulle minacce per la salute – principalmente rischi psicosociali  e disturbi muscoloscheletrici.

Dato che non è ancorara stata fatta nessun lavoro di indagine epidemiologica, l’autore del rapporto Jan Popma si basa principalmente sui dati di una ricerca svolta tra giovani utenti ancora in formazione, arricchita dai risultati di un sondaggio online a cui hanno preso parte 250 membri FNV.

La relazione si concentra principalmente sui rischi psicosociali derivanti dall’uso sul lavoro di smartphone e tablet in termini di “tecno-stress” (“ogni impatto negativo sugli atteggiamenti, pensieri, comportamenti o fisiologia del corpo che è causato direttamente o indirettamente dalla tecnologia”) , “tecno-dipendenza” (uso compulsivo continuo, anche quando l’attività è manifestamente dannosa) e “techno-invasione” (situazioni in cui il confine tra lavoro e vita privata è eliminato).

L’autore cita un sondaggio 2011 fatto tra 3.700 dipendenti. Uno su otto dei partecipanti di età compresa tra 22 e i 34 anni controllano il proprio cellulare più di dieci volte all’ora durante il loro tempo libero (“tempi morti”), e uno su tre controlla la propria e-mail subito dopo il risveglio, anche prima di vestirsi o la prima colazione, mentre il 29% dei “lavoratori mobili” che hanno preso parte (in tutte le categorie di età) ammette che il loro utilizzo della tecnologia mobile ha creato tensioni nelle loro relazioni personali, soprattutto con il partner.

Questo rapporto evidenzia anche alcuni risultati ‘controintuitivi’ presenti nell’uso di lavoro delle nuove tecnologie di comunicazione. Anche se lo scopo della presenza tecnologica è di aumentare l’efficienza e la produttività, la possibilità di azione incontrollata sulle tecnologie stesse favorisce un distrubo continuo dello svolgimento del lavoro. Ad esempio le interruzioni per rispondere alle email in arrivo comportano una significativa rottura nella concentrazione del lavoro in corso e compromettono la qualità stessa del lavoro.

Dove la salute fisica è interessato, il rapporto individua il rischio di problemi alle dita, ai polsi, al collo e alle spalle. Il famoso “Blackberry Thumb”, il pollice da Blackberry (un cenno al precursore dello smartphone) è diventato stenografia comune. “Le condizioni ergonomiche in cui i lavoratori mobili lavorano probabilmente non raggiungono  i requisiti delle leggi dell’ambiente di lavoro”, avverte l’autore.

Le raccomandazioni dell’autore includono la limitazione delle e-mail al di fuori degli orari di ufficio. Egli indica la recente decisione di Volkswagen Germania di vietare e-mail a un dipendente di telefonia mobile  oltre i 30 minuti dopo aver terminato il lavoro.

“E ‘tempo per i sindacati di avviare negoziati per identificare chiaramente qual è il ‘tempo di lavoro effettivo‘ considerando i continui ‘start and stop’ dovuti all’utilizzo delle comunicazioni mobili.Non bisogna pensare di aspettarsi che i dipendenti siano disponibili per lavoro per tutte le ore dei giorno senza nessun guadagn extra” dice l’esperto di salute e sicurezza sul lavoro FNV Wim Van Veelen.

Scarica questa ricerca (in lingua olandese!) “Popma J. (2012) Techno-stress. Verkenning van een risico in opkomst (pdf 855 Kb)
, Universiteit van Amsterdam- Hugo Sinzheimer Instituut” cliccando qui

Condividi l'articolo nei tuoi Social
Feb 10, 2013

Sulla biologia del Tecnostress: analisi della letteratura e agenda di ricerca

Su ACM Digital Library è recentemente apparsa questa ricerca di René Riedl (Università di Linz, Linz, Austria) intitolata “On the biology of technostress: literature review and research agenda” (Sulla biologia del Tecnostress: analisi della letteratura e agenda di ricerca) dove lo studioso – attraverso una rilettura completissima della bibliografia relativa al tecnostress (vedi bibliografia a fine pagina) – inizia a identificare le relazioni tra biologia e tecnostress e – in questa chiave – propone dei temi da sviluppare con future ricerche.

Di seguito, la traduzione in italiano dell’abstract di questa ricerca:

Nonostante il fatto che la società umana ha notevolmente beneficiato della disponibilità di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ITC), sia l’uso sia l’ubiquità delle ITC possono anche avere un “lato oscuro”.

La diretta interazione umana con le ITC, così come le percezioni, le emozioni e i pensieri, per quanto riguarda l’attuazione delle ITC nelle organizzazioni e la sua pervasività nella società in generale, può portare a percezioni di stress notevoli – un tipo di stress denominato technostress.

La letteratura relativa all’analisi dei sistemi informativi (SI), rivela che il technostress è appena stato affrontato da un punto di vista biologico.

Questo è un problema, perché la biologia non solo fornisce misurazioni oggettive, ma anche, in misura notevole, determina il comportamento umano nei confronti delle ITC. Di più, le misure biologiche (ad esempio, i livelli di ormoni dello stress, l’attività cardiovascolare) sono predittori cruciali della salute umana, che li rende un complemento indispensabile di auto-report sulle percezioni di stress.

In questo contesto, il presente articolo esamina le ricerche sul technostress pubblicate in varie discipline come interazione uomo-computer, medicina, psicologia biologica, ed ergonomias ulla base di approcci biologici.

Con l’obiettivo di sviluppare una visione “grande immagine” di technostress e biologia, questo articolo integra un corpo di lavoro molto frammentato.

L’esame rivela significativi effetti negativi biologici che si sviluppano dall’interazione umana con le ITC (ad esempio, una maggiore attività del sistema cardiovascolare, o elevati livelli di ormoni dello stress come l’adrenalina e cortisolo). Tuttavia, la ricerca indica anche che le contromisure che possono influenzare positivamente i parametri biologici (ad esempio, la riduzione dei livelli di ormoni dello stress) esistono.

Sulla base della revisione della letteratura, questo articolo prevede anche un programma di ricerca per la futura ricerca sul technostress organizzato secondo tre temi: teoria e metodi, scienza e ingegneria di progettazione, salute e strategie di coping; e propone quindici domande di ricerca (temi) che possono essere affrontate nelle indagini future.

Questa ricerca è pubblicata in:
Newsletter ACM SIGMIS Database archive
Volume 44 Issue 1, February 2013 – Pages – 18-55
Publisher ACM New York, NY, USA
Per acquistare la ricerca completa in formato pdf clicca qui


Bibliografia della ricerca (ampissima!)

1 – Adamec, R., Holmes, A. and Blundell, J. (2008). “Vulnerability to lasting anxiogenic effects of brief exposure to predator stimuli: Sex, serotonin and other factors–Relevance to PTSD.” Neuroscience and Biobehavioral Reviews, Vol. 32, No. 7 SI, pp. 1287–1292.

2 – Alexander, N., Osinsky, R., Schmitz, A., Mueller, E., Kuepper, Y. and Hennig, J. (2010). “The BDNF Val66Met polymorphism affects HPA-axis reactivity to acute stress.” Psychoneuroendocrinology, Vol. 35, No. 6, pp. 949–953.

3 – Anderson, A. (1985). “Technostress–Another Japanese Discovery.” Nature, Vol. 317, No. 6032, p. 6.

4 – Arnetz, B.B. (1996). “Techno-stress: A prospective psychophysiological study of the impact of a controlled stress-reduction program in advanced telecommunication systems design work.” Journal of Occupational and Environmental Medicine, Vol. 38, No. 1, pp. 53–65.

5 – Arnetz, B.B. and Berg, M. (1996). “Melatonin and adrenocorticotropic hormone levels in video display unit workers during work and leisure.” Journal of Occupational and Environmental Medicine, Vol. 38, No. 11, pp. 1108–1110.

6 – Arnetz, B.B. and Wiholm, C. (1997). “Technological stress: Psychophysiological symptoms in modern offices.” Journal of Psychosomatic Research, Vol. 43, No. 1, pp. 35–42.

7 – Ayyagari R., Grover, V. and Purvis, R. (2011). “Technostress: Technological Antecedents and Implications.” MIS Quarterly, Vol. 35, No. 4, pp. 831–858.

8 – Bagozzi, R.P., Verbeke, W.J.M.I., van den Berg, W.E., Rietdijk, W.J.R., Dietvorst, R.C. and Worm, L. (2012). “Genetic and neurological foundations of customer orientation: Field and experimental evidence.” Journal of the Academy of Marketing Science, Vol. 40, No. 5, pp. 639–658.

9 – Beck-Friis, J., Ljunggren, J.G., Thorén, M., von Rosen, D., Kjellman, B.F. and Wetterberg L. (1985). “Melatonin, cortisol and ACTH in patients with major depressive disorder and healthy humans with special reference to the outcome of the dexamethasone suppression test.” Psychoneuroendocrinology, Vol. 10, No. 2, pp. 173–186.

10 – Birbaumer, N. and Schmidt, R.F. (2010). Biologische Psychologie (7th edition), Springer, Heidelberg.

11 – Bouchard, T.J. and McGue, M. (2003). “Genetic and environmental influences on human psychological differences.” Journal of Neurobiology, Vol. 54, No. 1, pp. 4–45.

12 – Boucsein, W. and Thum, M. (1997). “Design of work/rest schedules for computer work based on psychophysiological recovery measures.” International Journal of Industrial Ergonomics, Vol. 20, No. 1, pp. 51–57.

13 – Boucsein W. (2009). Forty years of research on system response times — what did we learn from it. In: CM Schlick (Ed.), Methods and Tools of Industrial Engineering and Ergonomics, pp. 575–593. Springer, Berlin.

14 – Brynjolfsson, E. and Hitt, L.M. (2000). “Beyond computation: Information technology, organizational transformation and business performance.” Journal of Economic Perspectives, Vol. 14, No. 4, pp. 23–48.

15 – Brod, C. (1982). “Managing Technostress — Optimizing the use of Computer-Technology.” Personnel Journal, Vol. 61, No. 10, pp. 753–757.

16 – Brod, C. (1984). Technostress: The human cost of the computer revolution. Addison-Wesley, Reading, Mass.

17 – Cacioppo J.T., Berntson G.G., Sheridan J.F., et al. (2000). “Multilevel integrative analyses of human behavior: Social neuroscience and the complementing nature of social and biological approaches.” Psychological Bulletin, Vol. 126, No. 6, pp. 829–843.

18 – Cacioppo, J. T., Tassinary, L. G. and Berntson, G. (2007). Handbook of Psychophysiology (3rd edition). Cambridge University Press, Cambridge.

19 – Cahill, L. (2006). “Why Sex Matters for Neuroscience.” Nature Reviews Neuroscience, Vol. 7, No. 6, pp. 477–484.

20 – Camerer, C., Loewenstein, G. and Prelec, D. (2005). “Neuroeconomics: How neuroscience can inform economics.” Journal of Economic Literature, Vol. 43, No. 1, pp. 9–64.

21 – Camm, A.J., Malik, M., Bigger, J.T., Breithardt, G., Cerutti, S., Cohen, R.J., Coumel, P., Fallen, E.L., Kennedy, H.L., Kleiger, R.E., Lombardi, F., Malliani, A., Moss, A.J., Rottman, J.N., Schmidt, G., Schwartz, P.J. and Singer, D. (1996). “Heart rate variability: Standards of measurement, physiological interpretation, and clinical use.” Circulation, Vol. 93, No. 5, pp. 1043–1065.

22 – Canli, T. (2009). Molecular Biology and Genomic Imaging in Social and Personality Psychology. In E. Harmon-Jones and J Beer (Eds.), Methods in Social Neuroscience, pp. 295–312. New York: Guilford Publications.

23 – Cannon, W.B. (1932). The wisdom of the body. W.W. Norton & Co. New York, NY.

24 – Carver, C.S., Scheier, M.F. and Weintraub, J.K. (1989). “Assessing coping strategies: A theoretically based approach.” Journal of Personality and Social Psychology, Vol. 56, No. 2, pp. 267–283.

25 – Caspi, A., Sugden, K., Moffitt, T.E., et al. (2003). “Influence of life stress on depression: Moderation by a polymorphism in the 5-HTT gene.” Science, Vol. 301, No. 5631, pp. 386–389.

26 – Casey, B.J., Soliman, F., Bath, K. et al. (2010). “Imaging Genetics and Development: Challenges and Promises.” Human Brain Mapping, Vol. 31, No. 6 SI, pp. 838–85

27 – Cesarini, D., Johannesson, M., Lichtenstein, P. et al. (2010). “Genetic Variation in Financial Decision Making.” Journal of Finance, Vol. 65, No. 5, pp. 1725–1754.

28 – Cohen, S., Kamarck, T., Mermelstein, R. (1983). “A global measure of perceived stress.” Journal of Health and Social Behavior, Vol. 24, No. 4, pp. 385–396.

29 – Cohen, F. (1984). Coping. Wiley. New York, NY.

30 – Colzato, L.S., van der Does, A.J.W., Kouwenhoven, C., Elzinga, B.M. and Hommel, B. (2011). “BDNF Val(66)Met polymorphism is associated with higher anticipatory cortisol stress response, anxiety, and alcohol consumption in healthy adults.” Psychoneuroendocrinology, Vol. 36, No. 10, pp. 1562–1569.

31 – Cooper, C.P. (2000). Theories of organizational stress. Oxford University Press, Oxford.

32 – Cooper, C.P., Dewe, P.J. and O’Driscoll, M.P. (2001). Organization stress: A review and critique of theory, research, and applications. Sage Publications, Thousand Oaks, CA.

33 – Dabrowski, J. and Munson, E.V. (2011). “40 Years of searching for the best computer system response time.” Interacting with Computers, Vol. 23, No. 5, pp. 555–564.

34 – Dawson, M.E., Schell, A.M. and Courtney, C.G. (2011). “The skin conductance response, anticipation, and decision-making.” Journal of Neuroscience, Psychology, and Economics, Vol. 4, No. 2, pp. 111–116.

35 – De Kloet, R.E., Joels, M., Holsboer, F. (2005). “Stress and the brain: from adaption to disease.” Nature Reviews Neuroscience, Vol. 6, No. 6, pp. 463–475.

36 – DeLone, W.H. and McLean, E.R. (2003). “The DeLone and McLean model of information systems success: a ten-year update.” Journal of Management Information Systems, Vol. 19, No. 4, pp. 9–30.

37 – DeLone, W.H. and McLean, E.R. (1992). “Information Systems Success: The Quest for the Dependent Variable.” Information Systems Research, Vol. 3, No. 1, pp. 60–95.

38 – Derijk, R.H. (2009). “Single nucleotide polymorphisms related to HPA axis reactivity.” Neuroimmunomodulation, Vol. 16, No. 5, pp. 340–352.

39 – Dickerson, S.S. and Kemeny, M.E. (2004). “Acute stressors and cortisol responses: A theoretical integration and synthesis of laboratory research.” Psychological Bulletin, Vol. 130, No. 3, pp. 355–391.

40 – Dimoka, A., Pavlou, P.A. and Davis, F.D. (2011). “NeuroIS: The potential of cognitive neuroscience for information systems research.” Information Systems Research, Vol. 22, No. 4, pp. 687–702.

41 – Dimoka, A., Banker, R.D., Benbasat, I., Davis, F.D., Dennis, A.R., Gefen, D., Gupta, A., Ischebeck, A., Kenning, P., Müller-Putz, G., Pavlou, P.A., Riedl, R., vom Brocke, J. and Weber, B. (2012). “On the use of neurophysiological tools in IS research: Developing a research agenda for NeuroIS.” MIS Quarterly, Vol. 36, No. 3, pp. 679–702.

42 – Ekberg, K., Eklund, J., Tuvesson, M.A. et al. (1995). “Psychological stress and muscle activity during data entry at visual display units.” Work and Stress, Vol. 9, No. 4, pp. 475–490.

43 – Ekman, P. (1982). Emotion in the human face, 2nd edition, Cambridge University Press, New York.

44 – Elder, V.B., Gardner, E.P. and Ruth S.R. (1987). “Gender and Age in Technostress: Effects on White Collar Productivity.” Government Finance Review, Volume 3, pp. 17–21.

45 – Emurian, H.H. (1991). “Physiological responses during data retrieval: Comparison of constant and variable system response times.” Computers in Human Behavior, Vol. 7, pp. 291–310.

46 – Emurian, H.H. (1993). “Cardiovascular and electromyograph effects of low and high density work on an interactive information system.” Computers in Human Behavior, Vol. 9, pp. 353–370.

47 – Federenko, I.S., Nagamine, M., Hellhammer, D.H., Wadhwa, P.D. and Wust, S. (2004). “The heritability of hypothalamus pituitary adrenal axis responses to psychosocial stress is context dependent.” Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, Vol. 89, No. 12, pp. 6244–6250.

48 – Foley, P. and Kirschbaum, C. (2010). “Human hypothalamus-pituitary-adrenal axis responses to acute psychosocial stress in laboratory settings.” Neuroscience and Biobehavioral Reviews, Vol. 35, No. 1, pp. 91–96.

49 – Floru, R., Cail, F. and Elias, R. (1985). “Psychophysiological changes during a VDU repetitive task.” Ergonomics, Vol. 28, No. 10, pp. 1455–1468.

50 – Frustaci, A., Pozzi, G., Gianfagna, F., Manzoli, L. and Boccia, S., (2008). “Meta-analysis of the brain-derived neurotrophic factor gene (BDNF) Val66Met polymorphism in anxiety disorders and anxiety-related personality traits.” Neuropsychobiology, Vol. 58, No. 3–4, pp. 163–170.

51 – Gao, C.S., Lu, D.M., She, Q.Y., Cai, R.T., Yang, L. and Zhang, G.G. (1990). “The effects of VDT data entry work on operators.” Ergonomics, Vol. 33, No. 7, pp. 917–924.

52 – Granger, D.A., Kivlighan, K.T., Fortunato, C., Harmon, A.G., Hibel, L.C., Schwartz, E.B. and Whembolua, G.-L. (2007). “Integration of salivary biomarkers into developmental and behaviorally-oriented research: Problems and solutions for collecting specimens.” Physiology & Behavior, Vol. 92, No. 4, pp. 583–590.

53 – Gregor, S. and Jones, D. (2009). “The Anatomy of a Design Theory.” Journal of the AIS, Vol. 8, No. 5, pp. 312–335.

54 – Gunnar, M. and Quevedo, K. (2007). “The neurobiology of stress and development.” Annual Review of Psychology, Vol. 58, pp. 145–173.

55 – Hancock, P. A. and Szalma, J. L. (2008). Stress and neuroergonomics. In: R. Parasuraman R. and M. Rizzo (Eds.), Neuroergonomics: The Brain at Work, pp. 195–206. Oxford University, New York.

56 – Harmon, A.G., Towe-Goodman, N.R., Fortunato, C.K. and Granger, D.A. (2008). “Differences in saliva collection location and disparities in baseline and diurnal rhythms of alpha-amylase: A preliminary note of caution.” Hormones and Behavior, Vol. 54, No. 5, pp. 592–596.

57 – Henning, R.A., Sauter, S.L., Salvendy, G. and Krieg, E.F. (1989). “Microbreak length, performance, and stress in data entry task.” Ergonomics, Vol. 32, No. 7, pp. 855–864.

58 – Het, S., Ramlow, G. and Wolf, O.T. (2005). “A metaanalytic review of the effects of acute cortisol administration on human memory.” Psychoneuroendocrinology, Vol. 30, No. 8, pp. 771–784.

59 – Hevner, A.R., March, S.T., Park, J., Ram, S. (2004). “Design Science in Information Systems Research.” MIS Quarterly, Vol. 28, No. 1, pp. 75–105.

60 – Hill, N. M. and Schneider, W. (2006). Brain changes in the development of expertise: neuroanatomical and neurophysiological evidence about skill-based adaptations. In K. A. Ericsson, N. Charness, P. J. Feltovich and R. R. Hoffman (Eds), The Cambridge Handbook of Expertise and Expert Performance, pp. 653–682. Cambridge University Press, Cambridge.

61 – Hjortskov, N., Rissen, D., Blangsted, A.K. et al. (2004). “The effect of mental stress on heart rate variability and blood pressure during computer work.” European Journal of Applied Physiology, Vol. 92, No. 1–2, pp. 84–89.

62 – Hudiburg, R.A. and Necessary, J.R. (1996). “Coping with computer-stress.” Journal of Educational Computing Research, Vol. 15, No. 2, pp. 113–124.

63 – Huston, J., Galletta, D.F., and Huston, T. (1993). “The Effects of Computer Monitoring on the Medical Transcriptionist’s Performance and Stress.” Journal of the American Health Information Management Association, Vol. 64, No. 5, pp. 77–81.

64 – Iske, P. (2009). “Mirror of Emotions. Rationalizer emotion awareness for online investor.” http://www.design.philips.com/philips/shared/assets/design_assets/pdf/rationalizer/Leaflet.pdf (access: 27.03.2012).

65 – Jemmott, J.B. and McClelland, D.C. (1989). “Secretory IGA as as Measure of Resistance to Infectous-Disease — Comments on Stone, Cox, Valdimarsdottir and Neale.” Behavioral Medicine, Vol. 15, No. 2, pp. 63–71.

66 – Jex, S.M., Bliese, P.D., Buzzell, S. and Primeau, J. (2001). “The impact of self-efficacy on stressor-strain relations: Coping style as an explanatory mechanism.” Journal of Applied Psychology, Vol. 86, No. 3, pp. 401–409.

67 – Joels, M. and Baram, T.Z. (2009). “The neuro-symphony of stress.” Nature Reviews Neuroscience, Vol. 10, No. 6, pp. 459–466.

68 – Johansson, G. and Aronsson, G. (1984). “Stress reactions in computerized administrative work.” Journal of Occupational Behaviour, Vol. 5, No. 3, pp. 159–181.

69 – Johansson, G., Aronsson, G. and Lindstrom B.O. (1978). “Social psychological neuroendocrine stress reactions in highly mechanized work.” Ergonomics, Vol. 21, No. 8, pp. 583–599.

70 – Johansson, A., Nordin, S., Heiden, M. and Sandström, M. (2010). “Symptoms, personality traits, and stress in people with mobile phone-related symptoms and electromagnetic hypersensitivity.” Journal of Psychosomatic Research, Vol. 68, No. 1, pp. 37–45.

71 – Johnson, W. (2007). “Genetic and environmental influences on behavior: Capturing all the interplay.” Psychological Review, Vol. 114, No. 2, pp. 423–440.

72 – Khalid, M., Mee, T., Peyman, A., Addison, D., Calderon, C., Maslanyj, M. and Mann, S. (2011). “Exposure to radio frequency electromagnetic fields from wireless computer networks: Duty factors of Wi-Fi devices operating in schools.” Progress in Biophysics & Molecular Biology, Vol. 107, No. 3, pp. 412–420.

73 – Kim, J.J. and Diamond, D.M. (2002). “The stressed hippocampus, synaptic plasticity and lost memories.” Nature Reviews Neuroscience, Vol. 3, No. 6, pp. 453–462.

74 – Kirschbaum, C., Pirke, K.M. and Hellhammer, D.H. (1993). “The Trier Social Stress Test — A Tool for investigating psychobiological stress responses in a laboratory setting.” Neuropsychobiology, Vol. 28, No. 1–2, pp. 76–81.

75 – Knight, W.E.J. and Rickard, N.S. (2001). “Relaxing music prevents stress-induced increases in subjective anxiety, systolic blood pressure, and heart rate in healthy males and females.” Journal of Music Therapy, Vol. 38, No. 4, pp. 254–272.

76 – Knutson, B. (1996). “Facial expressions of emotion influence interpersonal trait inferences.” Journal of Nonverbal Behavior, Vol. 20., pp. 165–182.

77 – Kohlisch, O. and Kuhmann, W. (1997). “System response time and readiness for task execution – The optimum duration of inter-task delays.” Ergonomics, Vol. 40, No. 3, pp. 265–280.

78 – Kolb, B. and Wishaw, I.Q. (2009). Fundamentals of Human Neuropsychology, 5th edition, Palgrave Macmillan.

79 – Korunka C., Huemer K.H., Litschauer B., Karetta B. and Kafka-Lützow A. (1996). “Working with new technologies: hormone excretion as an indicator for sustained arousal: a pilot study.” Biological Psychology, Vol. 42, No. 3, pp. 439–452.

80 – Kuhmann, W., Boucsein, W., Schaefer, F. and Alexander, J. (1987). “Experimental Investigation of Psychophysiological Stress-Reactions Induced by Different System Response-Times in Human-Computer Interaction.” Ergonomics, Vol. 30, No. 6, pp. 933–943.

81 – Kuhmann, W. (1989). “Experimental Investigation of Stress-Inducing Properties of System Response-Times.” Ergonomics, Vol. 32, No. 3, pp. 271–280.

82 – Kuhmann, W., Schaefer, F. and Boucsein, W. (1990). “Effects of Waiting Time in Simple Task Performance-Analogy to Computer-Response Times in Man-Machine Interaction.” Zeitschrift für experimentelle und angewandte Psychologie, Vol. 37, No. 2, pp. 242–265.

83 – Lazarus, R.S. and Folkman, S. (1984). Stress, appraisal, and coping. Springer, New York.

84 – Lennartsson, A.K. and Jonsdottir, I.H. (2011). “Prolactin in response to acute psychosocial stress in healthy men and women.” Psychoneuroendocrinology, Vol. 36, No. 10, pp. 1530–1539.

85 – Lo, A. and Repin, D. (2002). “The psychophysiology of real-time financial risk processing.” Journal of Cognitive Neuroscience, Vol. 14, pp. 323–339.

86 – Lundberg, U., Melin, B., Evans, G.W. and Holmberg, L. (1993). “Physiological deactivation after two contrasting tasks at a video display terminal: Learning vs. repetitive data entry.” Ergonomics, Vol. 36, No. 6, pp. 601–611.

87 – Lundberg, U. and Johansson, G. (2000). “Stress and health in repetitive and supervisory monitoring work.” In: Backs, R.W. and Boucsein, W. (Eds.): Engineering psychophysiology: Issues and applications, Lawrence Erlbaum Associates Publishers: NJ, pp. 339–359.

88 – Mauri, M., Cipresso, P., Balgera, A. et al. (2011). “Why Is Facebook So Successful? Psychophysiological Measures Describe a Core Flow State While Using Facebook.” Cyberpsychology Behavior and Social Networking, Vol. 14, No. 12, pp. 723–731.

89 – McEwen, B.S. (2006). “Protective and damaging effects of stress mediators: central role of the brain.” Dialogues in Clinical Neuroscience, Vol. 8, No. 4, pp. 367–381.

90 – Melamed, S., Ugarten, U., Shirom, A., Kahana, L., Lerman, Y. and Froom, P. (1999). “Chronic burnout, somatic arousal and elevated salivary cortisol levels.” Journal of Psychosomatic Research, Vol. 46, No. 6, pp. 591–598.

91 – Melville, N., Kraemer, K. and Gurbaxani, V. (2004). “Review: Information technology and organizational performance: An integrative model of IT business value.” MIS Quarterly, Vol. 28, No. 2, pp. 283–322.

92 – Mork, P.J. and Westgaard, R.H. (2007). “The influence of body posture, arm movement, and work stress on trapezius activity during computer work.” European Journal of Applied Physiology, Vol. 101, No. 4, pp. 445–456.

93 – Murata, K., Araki, S., Kawakami, N. et al. (1991). “Central-Nervous-System Effects and Visual Fatigue in VDT Workers.” International Archives of Occupational and Environmental Health, Vol. 63, No. 2, pp. 109–113.

94 – Nomura, S. (2006). “Prediction of deskwork stress with visual display terminal by human immune substance in saliva.” IEEE International Conference on Systems, Man and Cybernetics, pp. 2843–2848.

95 – Nomura, S., Tanaka, H. and Nagashima, T (2005). “A physiological index of the mental stresses caused by the deskwork with VDT and the relaxation by music.” IEEE Asian Conference on Sensors & International Conference on New Techniques in Pharmaceutical and Biomedical Research, pp. 130–134.

96 – Noto, Y., Sato, T., Kudo, M., Kurata, K. and Hirota, K. (2005). “The relationship between salivary biomarkers and state-trait anxiety inventory score under mental arithmetic stress: A pilot study.” Anesthesia & Analgesia, Vol. 101, No. 6, pp. 1873–1876.

97 – Parasuraman, R. (2003). “Neuroergonomics: Research and practice.” Theoretical Issues in Ergonomics Science, Volume 4, pp. 5–20.

98 – Parasuraman, R. and Wilson, G.F. (2008). “Putting the brain to work: Neuroergonomics past, present, and future.” Human Factors, Vol. 50, No. 3, pp. 468–474.

99 – Pau, H.W., Sievert, U, Eggert, S. and Wild, W. (2005). “Can electromagnetic fields emitted by mobile phones stimulate the vestibular organ?” Otolaryngology Head and Neck Surgery, Vol. 132, No. 1, pp. 43–49.

100 – Pelletier, C.L. (2004). “The effect of music on decreasing arousal due to stress: A meta-analysis.” Journal of Music Therapy, Vol. 41, No. 3, pp. 192–214.

101 – Perrewe, P.L. (1987). “The moderating effects of activity level and locus of control in the personal control-job stress relationship.” International Journal of Psychology, Vol. 22, No. 2, pp. 179–193.

102 – Perrewe, P.L. and Ganster, D.C. (1989). “The impact of job demands and behavioral-control on experienced job stress.” Journal of Organizational Behavior, Vol. 10, No. 3, pp. 213–229.

103 – Perrewe, P.L. and Zellars, K.L. (1999). “An examination of attributions and emotions in the transactional approach to the organizational stress process.” Journal of Organizational Behavior, Vol. 20, No. 5, pp. 739–752.

104 – Picard, R.W. (1997). Affective Computing, MIT Press, Cambridge.

105 – Picard, R.W. (2003). “Affective Computer Challenges.” International Journal of Human-Computer Studies, Vol. 59, No. 1–2, pp. 55–64.

106 – Plomin, R., DeFries, J.C., McClearn, G.E. and McGuffin, P. (2008). Behavioral genetics (5th edition), Worth Publishers, New York.

107 – Prima-ef Report (2008): Corporate Social Responsibility and Psychosocial Risk Management at Work. ISBN 978-88-6230-038-4.

108 – Ragu-Nathan, T. S., Tarafdar, M., Ragu-Nathan Bhanu S., et al. (2008). “The Consequences of Technostress for End Users in Organizations: Conceptual Development and Empirical Validation.” Informations Systems Research, Vol. 19, No. 4, pp. 417–433.

109 – Reuter, M. (2002). “Impact of cortisol on emotions under stress and nonstress conditions: a pharmacopsychological approach.” Neuropsychobiology, Vol. 46, No. 1, pp. 41–48.

110 – Riedl, R. (2009). “Zum Erkenntnispotenzial der kognitiven Neurowissenschaften für die Wirtschaftsinformatik: Überlegungen anhand exemplarischer Anwendungen.” NeuroPsychoEconomics, Vol. 4, No. 1, pp. 32–44.

111 – Riedl, R., Banker, R.D., Benbasat, I., Davis, F.D., Dennis, A.R., Dimoka, A., Gefen, D., Gupta, A., Ischebeck, A., Kenning, P., Müller-Putz, G., Pavlou, P.A., Straub, D.W., vom Brocke, J., Weber, B. (2010a). “On the Foundations of NeuroIS: Reflections on the Gmunden Retreat 2009.” Communications of the AIS, Vol. 27, pp. 243–264.

112 – Riedl, R., Hubert, M. and Kenning, P. (2010b). “Are there neural gender differences in online trust? An fMRI study on the perceived trustworthiness of eBay offers.” MIS Quarterly, Vol. 34, No. 2, pp. 397–428.

113 – Riedl, R. and Rueckel, D. (2011). “Historical Development of Research Methods in the Information Systems Discipline.” AMCIS 2011 Proceedings, Paper 28.

114 – Riedl, R., Kindermann, H., Auinger, A., Javor, A. (2012).”Technostress From a Neurobiological Perspective: System Breakdown Increases the Stress Hormone Cortisol in Computer Users.” Business & Information Systems Engineering, Vol. 4, No. 2, pp. 61–69.

115 – Schäfer, F., Kuhmann, W., Boucsein, W. and Alexander, J. (1986). “Beanspruchung durch Bildschirmtätigkeit bei experimentell variierten Systemresponsezeiten.” Zeitschrift für Arbeitswissenschaft, Vol. 40, No. 12, pp. 31–38.

116 – Schleifer, L.M. and Okogbaa, O.G. (1990). “System response time and method of pay: Cardiovascular stress effects in computer-based tasks.” Ergonomics, Vol. 33, No. 12, pp. 1495–1509.

117 – Schleifer, L.M., Spalding, T.W., Kerick, S.E. et al. (2008). “Mental stress and trapezius muscle activation under psychomotor challenge: A focus on EMG gaps during computer work.” Psychophysiology, Vol. 45, No. 3, pp. 356–365.

118 – Schultz, W. (2006). “Behavioral theories and the neurophysiology of reward.” Annual Review of Psychology, Vol. 57, pp. 87–115.

119 – Selye, H. (1946). “The general adaption syndrome and the diseases of adaption.” Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, Vol. 6, No. 2, pp. 117–230.

120 – Shalev, I., Lerer, E., Israel, S., Uzefovsky, F., Gritsenko, I., Mankuta, D., Ebstein, R.P. and Kaitz, M. (2009). “BDNF Val66Met polymorphism is associated with HPA axis reactivity to psychological stress characterized by genotype and gender interactions.” Psychoneuroendocrinology, Vol. 34, No. 3, pp. 382–388.

121 – Shu, Q., Tu, Q. and Wang, K. (2011). “The Impact of Computer Self-Efficacy and Technology Dependence on Computer-Related Technostress: A Social Cognitive Theory Perspective.” International Journal of Human-Computer Interaction, Vol. 27, No. 10, pp. 923–939.

122 – Simonson, I. and Sela, A. (2011). “On the Heritability of Consumer Decision Making: An Exploratory Approach for Studying Genetic Effects on Judgment and Choice.” Journal of Consumer Research, Vol. 37, No. 6, pp. 951–966.

123 – Skuse, D.H. and Gallagher, L. (2011). “Genetic Influences on Social Cognition.” Pediatric Research, Vol. 69, No. 5, pp. 85–91.

124 – Spear, L.P. (2000). “The adolescent brain and age-related behavioral manifestations.” Neuroscience and Biobehavioral, Vol. 24, No. 4, pp. 417–463.

125 – Stockinger, C. (2004). “Stress management with computer mouse which measures skin conductance.” Applied Psychophysiology and Biofeedback, Vol. 29, No. 4, p. 310.

126 – Stockinger, C. (2005). “Stress management with computer mouse which measures skin conductance.” Applied Psychophysiology and Biofeedback, Vol. 30, No. 4, p. 416.

127 – Tams, S. (2011). “The Role of Age in Technology-Induced Workplace Stress.” Unpublished Doctoral Dissertation, Clemson University, USA.

128 – Tanaka, T., Fukumoto, T., Yamamoto, S. and Noro, K (1988). “The effects of VDT work on urinary excretion of catecholamines.” Ergonomics, Vol. 31, No. 12, pp. 1753–1763.

129 –  Taylor, S.E., Klein, L.C., Lewis, B.P. et al. (2000). “Biobehavioral responses to stress in females: Tend-and-befriend, not fight-or-flight.” Psychological Review, Vol. 107, No. 3, pp. 411–429.

130 – Tarafdar, M., Tu, Q. and Ragu-Nathan, T.S. and Ragu-Nathan, B.S. (2007). “The impact of technostress on role stress and productivity.” Journal of Management Information Systems, Vol. 24, No. 1, pp. 301–328.

131 – Tarafdar, M., Tu, Q. and Ragu-Nathan, T.S. (2010). “Impact of Technostress on End-User Satisfaction and Performance.” Journal of Management Information Systems, Vol. 27, No. 3, pp. 303–334.

132
Tarafdar, M., Tu, Q. and Ragu-Nathan, T.S. and Ragu-Nathan, B.S. (2011). “Crossing to the Dark Side: Examining Creators, Outcomes, and Inhibitors of Technostress.” Communications of the ACM, Vol. 54, No. 9, pp. 113–120.

133 – Thum, M., Boucsein, W., Kuhmann, W. et al. (1995). “Standardized Task Strain and System Response-Times in Human-Computer Interaction.” Ergonomics, Vol. 38, No. 7, pp. 1342–1351.

134 – Trimmel, M. and Huber, R. (1998). “After-effects of human-computer interaction indicated by P300 of the event-related brain potential.” Ergonomics, Vol. 41, No. 5, pp. 649–655.

135 – Trimmel, M., Meixner-Pendleton, M. and Haring, S. (2003). “Stress response caused by system response time when searching for information on the Internet.” Human Factors, Vol. 45, No. 4, pp. 615–621.

136 – Tsigos, C. and Chrousos, G.P. (2002). “Hypothalamicpituitaryadrenal axis, neuroendocrine factors and stress.” Journal of Psychosomatic Research, Vol. 53, No. 4, pp. 865–871.

137 – Tsujita, S. and Morimoto, K. (1999). “Secretory IgA in saliva can be a useful stress marker.” Environmental Health and Preventive Medicine, Vol. 4, No. 1, pp. 1–8.

138 – Tu, Q., Wang, K. and Shu, Q. (2005). “Computer-related technostress in China.” Communications of the ACM, Vol. 48, No. 4, pp. 77–81.

139 – Turner, J.A. and Karasek R.A. (1984). “Software ergonomics: effects of computer application design parameters on operator task performance and health.” Ergonomics, Vol. 27, No. 6, pp. 663–690.

140 – Van Eck, M., Berkhof, H., Nicolson, N., Sulon, J. (1996). “The effects of perceived stress, traits, mood states, and stressful daily events on salivary cortisol.” Psychosomatic Medicine, Vol. 58, No. 5, pp. 447–458.

141 – Vedhara, K., Hyde, J., Gilchrist, I.D., Tytherleigh, M., Plummer, S. (2000). ” Acute stress, memory, attention and cortisol.” Psychoneuroendocrinology, Vol. 25, No. 6, pp. 535–549.

142 – Vedhara, K., Miles, J., Bennett, P., Plummer, S., Tallon, D., Brooks, E., Gale, L., Munnoch, K., Schreiber-Kounine, C., Fowler, C., Lightman, S., Sammon, A., Rayter, Z., Farndon, J. (2003). “An investigation into the relationship between salivary cortisol, stress, anxiety and depression.” Biological Psychology, Vol. 62, No. 2, pp. 89–96.

143-  vom Brocke, J., Riedl, R. and Léger, P.-M. (2013). “Application strategies for neuroscience in information systems design science research.” Journal of Computer Information Systems, in press.

144 – Walker, B.R. (2007). “Glucocorticoids and cardiovascular disease.” European Journal of Endocrinology, Vol. 157, No. 5, pp. 545–559.

145 – Walls J. G., Widmeyer, G. R., El Sawy, O. A. (1992). “Building an information system design theory for vigilant EIS.” Information Systems Research, Vol. 3, No. 1, pp. 36–59.

146 – Wang, K., Shu, Q. and Tu, Q. (2008). “Technostress under different organizational environments: An empirical investigation.” Computers in Human Behaviour, Vol. 24, No. 6 Special Issue: SI, pp. 3002–3013.

147 – Wastell, D. and Newman, M. (1996a). “Stress, Control and Computer System Design: A Psychophysiological Field Study”, Behaviour and Information Technology, Vol. 15, pp. 183–192.

148 – Wastell, D. and Newman, M. (1996b). “Information Systems Development in the Ambulance Service: A Tale of Two Cities”, Accounting, Management and Information Technology, Vol. 6, pp. 283–300.

149 – Wastell, D. and Cooper, C. (1996). “Stress and Technological Innovation: A Comparative Study of Design Practices and Implementation Strategies.” European Journal of Work and Organisational Psychology, Vol. 5, pp. 377–397.

150 – Wastell, D. and Newman, M. (1993). “The Behavioural Dynamics of Information System Development: A Stress Perspective.” Accounting, Management and Information Technology, Vol. 3, pp. 121–148.

151 – Weaver, J.C. (2002). “Understanding conditions for which biological effects of nonionizing electromagnetic fields can be expected.” Bioelectrochemistry, Vol. 56, No. 1–2, pp. 207–209.

152 – Weil, M. M. and Rosen, L. D. (1997). TechnoStress: Coping with Technology @work @home @play. Wiley, New York.

153 – Yerkes, R.M. and Dodson, J.D. (1908). “The relation of strength of stimulus to rapidity of habit-formation.” Journal of Comparative Neurology and Psychology, Vol. 18, No. 5, pp. 459–482.

154 – Zhai, J., Barreto, A. Chin, C., Li, C. (2005). “User stress detection in human-computer interactions.” Biomedical Sciences Instrumentation, Vol. 41, No. 2, pp. 277–286.

155 – Zhang, M., Bi, L.F., Ai, Y.D. et al. (2004). “Effects of taurine supplementation on VDT work induced visual stress.” Amino Acids, Vol. 26, No. 1, pp. 59–63.

156 – Zyphur, M.J., Narayanan, J., Arvey, R.D. et al. (2009). “The Genetics of Economic Risk Preferences.” Journal of Behavioral Decision Making, Vol. 22, No. 4, pp. 367–377.

 

Condividi l'articolo nei tuoi Social
Pagine:«12345678910...20»

Categorie degli articoli

HTML Editor - Full Version

Scopri DynDevice: la piattaforma e-Learning per creare, erogare e gestire tutta la formazione aziendale online, in aula e blended. DynDevice un LMS facile da utilizzare e completo nelle funzionalità.

error: Content is protected !!