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Mar 22, 2014

Ansia da notifica: pensieri ed emozioni generati da un semplice ‘mi piace’ su Facebook

ansia da notifica

Bellissimo articolo pubblicato ieri su Linkinchiesta, realizzato da Manuel Peruzzo: “Confessione di un like-dipendente” che indaga il suo bisogno di LIKE (mi piace, in italiano), ovvero l’ansia, le emozioni e le aspettative  generate dal collocamento di ‘Like’ su Facebook e dalle conseguenti notifiche.

Come tutti sappiamo, e come ci spiega Facebook nella sua guida, “Cliccare su Mi piace sotto un elemento pubblicato da te o da un amico su Facebook è un modo semplice per far sapere a qualcuno che quell’elemento ti piace senza scrivere un commento. Tuttavia, proprio come quando scrivi un commento, il fatto che ti piace sarà riportato sotto l’elemento in questione”.

Detta così sembra una funzione ‘innocua’, un semplice e immediato modo di segnalare un interesse.

Eppure – come ben sanno tutti coloro che praticano Facebook – il ‘Like’ genera sia ansia da prestazione sia incomprensione comunicativa, eppure ci gratifica. Ci gratifica sia quando riceviamo notifiche relative ai Like ricevuti per la nostra pubblicazione di un contenuto, sia quando collochiamo ‘like’ in contenuti di altri.

La considerazione di partenza dell’articolo- confessione è che “c’è un sottile e inebriante piacere nella consapevolezza di essere continuamente letto, commentato e considerato da una community” e che quindi “… l’attesa del like è un fenomeno che esiste e che ha bisogno di essere descritto. Lo chiameremo ansia da notifica”.

Da qui l’articolo – che vi invito a leggerlo integralmente in questa pagina – propone una serie di osservazioni che costituiscono già degli ottimi spunti di riflessione e che riporto di seguito:

Sulla notifica: “La notifica è il segnale che qualcuno da qualche parte ci sta considerando. Che il nostro pubblico c’è, è lo sguardo e la comunicazione fatica che tiene vivo il flusso di conversazione” … “Il momento in cui riceviamo una notifica che ci lusinga coincide con il grado massimo di sospensione dell’incredulità”.

Sul modo di scrivere i contenuti: “Tendiamo a scrivere post e aggiornamenti per un “pubblico ideale” (ideal audience).

Sulla percezione di dipendenza dalla tecnologie/piattaforma: “Creare la figura del dipendente ha la funzione rassicurante di considerare tollerante il nostro livello di consumo, che si suppone sempre essere l’uso corretto”.

Sui troppi possibili significati di ‘mi piace’: “Il simbolo dell’approvazione è però sfuggito di mano, ed è diventato polisemico, oggi significa troppe cose … La polisemia è un problema. Pensate a quanti like riceviamo e al significato che diamo a seconda di chi è che ci sta scrivendo”.

La terribile considerazione finale: “Non è la cosa peggiore che possa succedere a un utente quella di ricevere una notifica negativa. La cosa peggiore è essere ignorato”.

A questa pagina trovi l’articolo originale.

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Nomofobia dilagante! Crescono paura e ansia di rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile.

Abbiamo già visto in questo articolo quali sono le cause, i sintomi e le abitudini patologiche di coloro che vivono un rapporto continuativo con il proprio telefono cellulare.

Abbiamo oggi anche un nuovo termine per identificare questa categoria di persone, si tratta di nomofobici – ovvero affetti da nomofobia (nomophobia nel mondo anglosassone) parola composta dall’inglese no mobile, senza telefono mobile, e dal greco phobos, paura) che designa la paura incontrollata di rimanere sconnessi dal contatto con la rete di telefonia mobile.

Il soggetto nomofobico mostra diversi sintomi, spesso compresenti: paura di smarrire il dispositivo personale, di danneggiarlo, di rimanere senza batteria o senza credito. Fissazione continua sull’apparecchio e sulle attività online, impossibilità di non utilizzare il proprio apparecchio, anche per pochissimo tempo, per controllare cosa succede sul display dello smartphone, chi risponde ai post su facebook e ai tweet, quanto viene apprezzata una foto su Facebook, Pinterest o Instagram.

In questi atteggiamenti, i più recenti studi su soggetti fortemente nomofobici mostrano un livello di dipendenza molto da vicino quelli di dipendenze da sostanze.

Il nomofobico non posa mai lo smartphone, lo utilizza in ogni contesto senza preoccuparsi di dove sia. Generalmente l’afflitto da questa dipendenza è giovane tra i 18 e i  34 anni. La Nomofobia può apparire un problema di lieve entità, ma, dato l’ampissimo bacino di persone che coinvolge – si tratta in realtà di una questione sociale rilevante.

Di seguito, un video prodotto da Mashable sull’argomento Nomofobia.

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Uso delle tecnologie e qualità del sonno: una nuova ricerca fornisce preoccupanti risultati.

Nel marzo scorso la studente di dottorato Sara Thomée e suoi colleghi presso l’Università Göteborg Sahlgrenska Academy (Svezia) hanno condotto uno studio per scoprire gli effetti dell’utilizzo intenso di computer e telefono cellulare sulla qualità del sonno, sui livelli di stress, e in generale sulla salute mentale dei giovani adulti.

Per questa ricerca Thomée e il suo team hanno chiesto a 4.100 giovani adulti tra i 20 anni e i 24 anni  di compilare dei questionari e hanno fatto interviste dirette a 32 giovani considerati ‘utenti pesanti’ di tecnologie ICT.

Analizzando i dati, i ricercatori hanno ottenenuto dei risultati che hanno rivelato che l’uso intensivo di telefoni cellulari e computer può essere collegato a un aumento dello stress, a disturbi del sonno e a sintomi depressivi nei giovani adulti.

Alcuni risultati più specifici mostrati dalla ricerca sono stati:

• un intenso uso del telefono cellulare ha mostrato un aumento dei disturbi del sonno negli uomini e un aumento dei sintomi depressivi in uomini e le donne.

• Coloro che sono costantemente accessibili attraverso i telefoni cellulari sono stati i più propensi a segnalare i problemi di salute mentale.

• Gli uomini che usano intensamente il computer hanno una maggiore probabilità di sviluppare problemi di sonno.

• l’uso del computer a tarda notte (late-night computer) è associato a disturbi del sonno, stress e sintomi depressivi in uomini e donne.
• Spesso si utilizza un computer senza interruzioni aumentando ulteriormente il rischio di stress, disturbi del sonno e sintomi depressivi nelle donne.

• Un’intenso utilizzo combinato di computer e telefono cellulare combinazione di entrambi rende le associazioni ancora più forti.

“Abbiamo esaminato gli effetti sia quantitativamente sia qualitativamente e abbiamo seguito i volontari a un anno di distanza” spiega la ricercatrice Sara Thomée ” e la conclusione è che l’uso intensivo delle tecnologie ITC può avere un impatto sulla salute dei giovani adulti con un maggior rischio di disturbi del sonno, stress e sintomi di salute mentale”.

Appare quindi evidente che il rapporto tra tecnologia e stress, disturbi del sonno e depressione è un pericolo grave (e in aumento) per la salute pubblica che deve essere riconosciuto e affrontato dalla comunità medica e dall’industria della tecnologia.

Infatti, per la ricercatrice “i consigli sulla salute pubblica dovrebbe quindi includere informazioni sull’uso sano di queste tecnologie”.

Queste ricerca è stata ampiamente ripresa e rilanciata dalla stampa internazionale. ma visto come sta andando la questione relativa ai rischi dall’uso di telefono cellulare di cui abbiamo parlato in questo articolo – con l’Organizzazione mondiale della Sanità che lancia un’allarme grave sull’uso degli apparecchi mentre produttori e consumatori prestano pochissima attenzione a questo allarme per festeggiare insieme prodotti sempre più ‘potenti’  – non penso che questa riflessione su uso delle tecnologie e qualità del sonno vada molto lontano.

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Mag 14, 2012

Information Overload – Sovraccarico Informativo – OVERLOAD! il libro

Come sappiamo, moltissime attività professionali – non solo quelle di alcuni settori della finanza e del terziario avanzato – sono oggi caratterizzate dal continuo flusso informativo indirizzato verso il lavoratore, che deve elaborare queste informazioni e ‘scartarle’ o ‘lavorarle’ di conseguenza. Questo flusso è costituito da infinite e-mail, dai social media, dagli sms, da tutta una serie di servizi e di strumenti di ricerca che producono un drammatico aumento nella produzione di informazione.

Succede così gli stessi strumenti impiegati per rendere più efficienti i lavoratori della conoscenza li bombardano di così tante informazioni che offuscano i loro sensi e ostacolano la loro capacità di innovare e produrre. Le informazioni diventano ‘eccessive’ il lavoratore non è pià in grado di ‘interpretarle’ con lucidità e velocità; si trova in una condizione psicologica di sovraccarico informativo, una delle principali cause di tecnostress nei luoghi di lavoro.

Jonathan Spira, esperto del settore tecnologico, ha scritto ‘OVERLOAD!’, un libro dove racconta storia e manifestazioni del sovraccarico informativo sui luoghi di lavoro, e presenta consigli e strategie per limitare le conseguenze  e i costi. Ricco di utili, consigli pragmatici, OVERLOAD! fornisce informazioni, suggerimenti e strategie impiegati da importanti organizzazioni mondiali, tra cui IBM, Intel, Morgan Stanley, e US Air Force.

Ecco le statistiche impressionanti di tempo e denaro perso a causa del sovraccarico informativo, presentate da Spira:

  • Ci sono 78,6 milioni di lavoratori della conoscenza nei soli Stati Uniti
  • Il sovraccarico informativo costa all’economia americana quasi $ 1 trilione 2010
  • Un minimo di 28 miliardi di ore si perde ogni anno per sovraccarico informativo negli Stati Uniti.
  • La lettura e l’elaborazione di soli 100 messaggi di posta elettronica può occupare più della metà della giornata di un lavoratore.
  • Ci vogliono cinque minuti per tornare in pista dopo una interruzione di 30 secondi.
  • Per ogni 100 persone che sono inutilmente in copia su una e-mail, si sono perse otto ore.
  • Il 58 per cento dei lavoratori statali passa metà giornata lavorativa al deposito, l’eliminazione o la selezione delle informazioni, ad un costo di quasi 31 miliardi di dollari di dollari.
  • Il 66 per cento dei lavoratori della conoscenza sentono di non avere abbastanza tempo per svolgere tutto il ​​loro lavoro
  • Il 94 per cento degli intervistati si sono sentiti sopraffatti dalle informazioni al punto da non essere in grado di decidere.
  • Una delle principali compagni del Fortune 500 società stima che il sovraccarico informativo incide sui prori costi per la somma di 1 miliardo di dollari l’anno.
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Video di tecnostressati, anche fuori dall’ufficio.

In questo simpatico e sintomatico filmato pubblicato dal Telegraph online e ripreso da una telecamera di sorveglianza vediamo una tranquilla signora che, evidentemente dopo aver avuto qualche problema col bancomat, scatena la sua rabbia distruggendo l’apparecchio a colpi di tacco a pillo.

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