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Ago 17, 2014

Report “Net Children Go Mobile: Cross-national comparisons report” sull’accesso e l’uso di internet da piattaforme mobili da parte dei ragazzi europei

Net Children Go Mobile

E’ stato recentemente presentato il report “Net Children Go Mobile: cross-national comparisons report” realizzato all’interno del progetto di ricerca Net children go mobile , finanziato dal Safer Internet Programme.

Il Report analizza dove, da quali piattaforme, a che età i ragazzi di sette paesi europei (Belgio, Danimarca, Irlanda, Italia, Portogallo, Regno Unito e Romania) usano internet e cosa fanno online. Il report fa parte di una più ampia ricerca della durata di due anni, condotta sia con questionari a 3.500 ragazzi utenti internet tra i 9 e i 16 anni, sia con Interviste e focus group a ragazzi, genitori e altri adulti.

Dalla ricerca europea risulta che gli smartphone sono i devices più utilizzati fuori casa e in movimento, con il 26% dei ragazzi di tutti i paesi che li usa ogni giorno per andare online soprattutto in casa, ma anche durante gli spostamenti quotidiani.

Rispetto ai dati del 2010 di Eu Kids Online sulle attività più popolari tra i ragazzi in rete, i dati della ricerca Net Children Go Mobile mostrano un netto incremento dell’uso dei social network e altre piattaforme di condivisione mediale (come YouTube e Instagram). I ragazzi che usano anche uno smartphone o un tablet per andare online, visitano i social network e i social media in misura maggiore rispetto ai coetanei che non li usano, con una evidente correlazione fra uso di dispostivi mobili e uso dei social media.

Riguardo ai dati italiani, Giovanna Mascheroni (ricercatrice Oss Com-Centro di ricerca sui Media e la Comunicazione dell’Università Cattolica di Milano e coordinatrice di Net Children Go Mobile) commenta:

«In Italia il 42% dei ragazzi che usano internet accede alla rete quotidianamente dallo smartphone o da un cellulare abilitato. Di questi, il 51% si connette a internet sia attraverso reti wifi che usando il 3g, il 28% usa solo le reti wifi, e solo il 7% dei ragazzi italiani ha un cellulare che non permette la connessione a internet.»

Altri dati qualitativi di questo report sono attesi nei prossimi mesi, fino al report finale con considerazioni e consigli previsto per l’ottobre 2014.

Clicca qui per scaricare il report completo della ricerca “Net Children Go Mobile: cross-national comparisons report“,(D3.3), Mascheroni, G., & Ólafsson, K., (2014) Milano– July 2014

E questi sono gli altri report già pubblicati della ricerca (scaricabili dal sito originale):

Full findings report – May 2014 (with new data from Belgium and Portugal)
Mascheroni, G. and Ólafsson, K. (2014). Net Children Go Mobile: risks and opportunities. Second edition. Milano: Educatt.

Full findings report – February 2014
Mascheroni, G. and Ólafsson, K. (2014). Net Children Go Mobile: risks and opportunities. Milano: Educatt.

1st Report of Initial Findings
Mascheroni, G. & Ólafsson, K. (2013). Mobile internet access and use among European children. Initial findings of the Net Children Go Mobile project. Milano: Educatt.

Esperienze e strumenti per la promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro: manuale per lavoratori e aziende.

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Com’è noto, l’attività fisica svolta regolarmente aiuta a mantenersi in buona salute e – riducendo i livelli di stress, ansia e depressione – favorirsce il benessere psicologico. In particolare, in ambito aziendale, la promozione di uno stile di vita sano  è un ottimo investimento di prevenzione per la salute fisica e psichica dei lavoratori.

Ritengo quindi importante rilanciare le informazioni e le pratiche proposte dal manuale “Esperienze e strumenti per la promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro”, realizzato dalla Rete Attività fisica Piemonte e il Centro regionale di Documentazione per la Promozione della Salute nell’ambito del Piano regionale piemontese della prevenzione 2013.

Il manuale propone indicazioni per aziende e lavoratori per la promozione dell’attività fisica nei luoghi di lavoro e suggerisce degli interventi di promozione nel tragitto casa-lavoro, sul posto di lavoro e nel tempo libero. Riassumo brevemente i punti fondamentali:

Postulato di partenza

Scegliere di muoversi regolarmente, tutte le volte che se ne ha l’opportunità: “camminare, andare in bicicletta, salire le scale sono alcuni modi spontanei per aumentare i livelli di attività fisica e contrastare la sedentarietà”. E’ quindi necessario “facilitare la pratica dell’attività fisica negli ambienti di vita che si frequentano tutti i giorni”. Il luogo di lavoro “dovrebbe essere tra i principali ambienti in cui attivamente si promuove la salute e il benessere di quanti vi si recano. È qui, infatti, che un’ampia fascia della popolazione adulta trascorre buona parte della giornata e della settimana”.

Dove svolgere gli interventi di promozione

nel tragitto casa-lavoro-casa: facilitare il lavoratore nel recarsi sul posto di lavoro con mezzi attivi mettendo a sua disposizione, all’interno dell’azienda, alcune risorse utili.

sul posto di lavoro: promuovere iniziative per stimolare, durante la giornata lavorativa, la pausa pranzo o a fine servizio, i lavoratori a interrompere lo svolgimento di mansioni sedentarie e a muoversi.

nel tempo libero: incoraggiare la pratica dell’attività fisica anche nel tempo libero facendosi promotrice di iniziative rivolte ai lavoratori e alle loro famiglie oppure facendo loro conoscere quelle organizzate dal territorio.

Cosa può fare la direzione per promuovere uno stile di vita attivo dei lavoratori

in relazione al tragitto casa-lavoro-casa: rendere disponibile all’interno dell’azienda un parcheggio per le biciclette e uno spazio adibito al cambiarsi d’abito. Il miglior intervento consiste garantire in azienda una zona con docce e con spogliatoi per i lavoratori che si recano al lavoro a piedi e/o in bicicletta o per coloro che frequentano un corso di attività fisica strutturata o partecipano a un gruppo di cammino. È importante garantire la cura e la manutenzione dei locali dedicati.

in relazione alla promozione dell’attività fisica sul posto di lavoro: promuovere l’uso delle scale: “si affiggono poster e/o banner in prossimità degli ascensori, dei locali della mensa, vicino alle bacheche informative, ai distributori automatici di cibo e bevande. Sui cartelli esposti i contenuti dei messaggi dovrebbero mirare a promuovere la salute, sensibilizzare al controllo del proprio peso corporeo e motivare al cambiamento dei comportamenti non salutari. Si può anche programmare l’ascensore in modo che si fermi una volta ogni tre piani (skip-stop). Si può abbellire la tromba delle scale ritinteggiando le pareti, organizzando in questo vano l’esposizione di quadri oppure trasmettendo musica. Si consiglia di integrare questo intervento con altre azioni volte a fornire informazioni corrette e a modificare comportamenti scorretti. È un intervento adatto in quegli edifici in cui il vano-scale è vicino agli ascensori ed è ben visibile”. Autorizzare l’affissione, in punti strategici, di poster e di cartelli con messaggi motivazionali; la distribuzione di materiale informativo (come opuscoli, newsletter); utilizzare canali di comunicazione aziendale (posta elettronica, newsletter, sito web/intranet, tovagliette della mensa, messaggi inseriti in busta paga,…); fare pause lavorative di almeno 10 minuti per fare attività fisica e contrastare le mansioni sedentarie; prevedere la distribuzione di contapassi ai lavoratori; favorire l’organizzazione di gruppi di cammino che praticano fit o nordic walking, corsi di ginnastica o altre attività motorie; stipulare convenzioni per ingressi/abbonamenti dai prezzi competitivi per i lavoratori in palestre/piscine limitrofe all’azienda o per l’acquisto di attrezzature sportive; predisporre uno spazio all’interno dell’azienda per svolgere i corsi oppure adibire una vera e propria palestra, docce e spogliatoi.

per il tempo libero: autorizzare l’utilizzo di canali di comunicazione aziendale (posta elettronica, newsletter, sito web/intranet, tovagliette della mensa, messaggi inseriti in busta paga, …) per far conoscere ai lavoratori le iniziative di promozione dell’attività fisica promosse sul territorio.

Cosa può fare il lavoratore per migliorare il suo stile di vita

in relazione al tragitto casa-lavoro-casa: percorrere il tragitto, o una parte di esso, a piedi o in bicicletta o usando mezzi di trasporto che permettano di fare esercizio fisico (ad esempio autobus, tram, metropolitana);

riguardo al posto di lavoro: usare le scale al posto dell’ascensore; fare delle pause di 10-15 minuti in cui seguire esercizi esercizi specifici per ovviare alle posture scorrette e ai problemi muscolo/scheletrici, fare brevi passeggiate, percorrere a piedi brevi tragitti, partecipare a gruppi di cammino che praticano fit o nordic walking; frequentare i corsi proposti dall’azienda (per esempio, di ginnastica, di pilates, yoga,…); frequentare la palestra/piscina aziendale o convenzionata, seguire un programma di esercizi per la salute cardiovascolare. Si consiglia di allestire e/o organizzare un percorso da percorrere a piedi che possa collegare luoghi diversi all’interno dell’azienda oppure un percorso a essa limitrofo.

riguardo al tempo libero: partecipare a gruppi di cammino che praticano fit o nordic walking; partecipare a manifestazioni sportive quali ad esempio tornei, marce non competitive, biciclettate coinvolgendo, laddove è possibile, anche le famiglie.

Clicca qui per scaricare il manuale “L’attività fisica nei luoghi di lavoro: dalle raccomandazioni alla pratica” (formato PDF, 363 kB) della Regione Piemonte.

 

Mag 12, 2014

Tecnostress in ufficio? Arriva la meditazione Mindfulness per ridurre lo stress tra i lavoratori

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Si fa un gran parlare in questo periodo dell’applicazione di pratiche  di Mindfulness per ridurre lo stress dei lavoratori.

Con il termine Mindfulness (traduzione inglese della parola “sati” della lingua pali), in ambito psicologico si intende essenzialmente la “consapevolezza” dei propri pensieri, azioni e motivazioni. Mindfulness è una modalità di prestare attenzione, momento per momento, nel qui e ora, intenzionalmente e in modo non giudicante, al fine di risolvere (o prevenire) la sofferenza interiore e raggiungere un’accettazione di sé mediante una maggiore consapevolezza della propria esperienza che comprende sensazioni, percezioni, impulsi, emozioni, pensieri, parole, azioni e relazioni.

La Mindfulness è quindi una pratica di meditazione ideata dal medico statunitense Jon Kabat-Zinn per stimolare la concentrazione e la percezione di ciò che accade nel presente che sta trovando applicazione in diversi settori: luoghi di lavoro, promozione della salute, vita di relazione, carceri, scuola, vita privata.

In realtà, la Mindfulness non è una tecnica ma uno stato attentivo della mente, uno stato di coscienza in cui i pensieri, le emozioni e le azioni vengono liberate dagli abituali e talora automatici schemi di elaborazione che possono attivare e mantenere alcune condizioni disfunzionali, o decisamente patologiche, attuando un progressivo processo di consapevolezza e di decentramento.

Nella pratica, un percorso di MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) prevede 8 sedute di 2 ore ciascuna più una giornata di full immersion. Si parte riattivando la capacità di mettersi in ascolto di se stessi e del proprio corpo, delle sensazioni che ci manda, gradevoli o sgradevoli, imponenti o insignificanti. E se la mente si distrae, perdendosi in pensieri, ricordi o progetti, con pazienza la si riporta sulla parte del corpo che si sta “ascoltando”. Poi si passa all’osservazione del respiro e si passa poi ad esplorare altri gesti quotidiani e “scontati”, come camminare, mangiare o guidare la macchina, attività che solitamente svolgiamo automaticamente. Infine si passa al pensiero, all’ascolto consapevole del suo flusso incessante, e a tutte le sensazioni che arrivano dall’esterno.  I risultati non arrivano subito, né bisogna aspettarli con ansia, ma bel giorno, all’improvviso, co si accorge che qualcosa è cambiato.

La meditazione e le prospettive basate sulla Mindfulness (in setting individuali o di gruppo, ambulatoriali o in pazienti ospedalizzati) trovano applicazioni cliniche nella prevenzione e la cura di problemi legati allo stress e alle malattie psicosomatiche, nei disturbi d’ansia, nel disturbo ossessivo-compulsivo, la depressione cronica, l’abuso di sostanze, i disturbi alimentari, le tendenze suicidarie e il disturbo borderline, i deliri psicotici, come pure nel caso di disturbi di tipo medico (oncologia, psoriasi, dolore cronico) permettendo lo sviluppo di protocolli e modelli terapeutici validati di provata efficacia tra i quali la Mindfulness-Based Stress Reduction, la Mindfulness-Based Cognitive Therapy, la Dialectical Behaviour Therapy, l’Acceptance and Commitment Therapy e la Compassion Focused Therapy.

Una recente ricerca dell’American Psychological Association pubblicata sul sito mindful.org (e riportata nelle infografiche in questa pagina) ha dimostrato che il 69% delle persone percepisce il lavoro come fonte di stress e che per ogni dollaro speso nei programmi rivolti ai dipendenti, se ne risparmiano 3,27 (dato della Harward University).

Negli Stati Uniti la mindfulness sta trovando ampio spazio nei luoghi di lavoro, come antidoto allo stress e le aziende più innovative sono quindi oggi coinvolte nell’attivazione di programmi di  MBSR (Mindfulness based stress reduction) per i propri dipendenti.

Negli scorsi mesi, Kabat-Zinn ha tenuto una serie di lezioni ai dipendenti di Google per migliorare l’esperienza lavorativa e la produttività di un’azienda.  L’azienda americana ha capito che per migliorare le condizioni di lavoro e per motivare i dipendenti, non serve agire solo sul contesto, ma anche e soprattutto sulle persone.

Potete leggere un bell’articolo su come introdurre la Mindfulness nella propria vita quotidiana per dormire meglio ed essere più serei ed equilibrati è disponibile a questa pagina.

Inoltre, è anche oggi disponibile un’App per i-phone: Mindfulness, che si può scaricare (era gratuita, ma oggi costa 1,79 euro) in questa pagina di Itunes Store.

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Inquinamento Ambienti Indoor: pubblicati gli Atti del workshop sull’inquinamento indoor organizzato dall’Istituto Superiore Sanità.

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Più volte in questo sito ci siano occupati del microclima degli uffici nei quali trascorriamo il nostro tempo di lavoro: in questo articolo dedicato a come ridurre i rischi di stampanti laser, fotocopiatrici e toner, in questo articolo Stress in ufficio? E’ ora di cambiare microclima!, e in questo articolo Microclima e stress termico da temperatura.

Numerose indagini sull’utilizzo del tempo da parte della popolazione dei paesi più sviluppati hanno rivelato che le persone – soprattutto nelle aree urbane – trascorrono pochissimo tempo all’aperto, mentre la maggiore parte del tempo viene trascorsa in ambienti chiusi (a casa, in ufficio, a scuola, sui mezzi di trasporto). Quindi la fonte di esposizione principale ad alcuni inquinanti atmosferici è rappresentata spesso proprio dalla contaminazione dell’aria indoor, sia nei luoghi pubblici (scuole, uffici e mezzi di trasporto) che nelle abitazioni.

In questi giorni sono stati pubblicati gli Atti con le relazioni presentate durante il workshop sull’inquinamento indoor, organizzato dall’Istituto Superiore Sanità nel giugno 2012.

Gli interventi sono tutti estremamente dettagliati e particolarmente specialistici, ed è drammatico leggere nero su bianco le incredibili quantità di inquinanti – chimici e biologici – che riempiono i nostri uffici e i nostri polmoni!

La pubblicazione di questi Atti ha il duplice scopo di:

– fornire una panoramica delle iniziative a livello nazionale e internazionale in termini di studi, strategie di campionamento degli inquinanti chimici e biologici, e delle norme per prevenire e/o ridurre la contaminazione dell’aria indoor;
– presentare le esperienze maturate dai componenti del Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor e dalle principali istituzioni nazionali.

Questo l’indice degli Atti:

– Presentazione
– Programma nazionale per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinatiAnnamaria de Martino
– Inquinamento dell’aria in ambienti confinati: orientamenti e valutazioni
 in campo nazionale e comunitarioGaetano Settimo
– Stato dell’arte dei principali progetti europei sull’inquinamento indoor – 
Rosanna Mabilia, Francesca Spataro, Antonietta Ianniello, Erica Perreca, Fabio Camerini
– Metodologie per la definizione dei contributi delle differenti sorgenti in ambienti indoor: le esperienze e i casi studioGianluigi de Gennaro, Annamaria Demarinis Loiotile, Annalisa Marzocca, Maria Tutino
– Rilevamenti inquinamento indoor: esperienza nel territorio di Fabriano Daniela Cimini, Daniel Fiacchini, Giorgia Capezzone, Virgilio Bernardi, Francesca Petruio,
Marta Grifia, Manrico Marzocchini, Angelamichaela Siciliani, Paola Tombolesi,
Gianluca Coppari, Mauro Fabbretti
– Qualità dell’aria negli ambienti confinati: le attività dell’ISPRAMaria Belli, Silvia Brini, Giorgio Cattani, Francesca De Maio, Alessandro Di Menno Di Bucchianico, Arianna Lepore, Francesco Salvi, Maria Gabriella Simeone, Luciana Sinisi,
Anna Maria Sotgiu, Giancarlo Torri, Jessica Tuscano
– Qualità dell’aria indoor: fattori di rischio biologici
 – Lucia Bonadonna
– Allergeni negli ambienti indoor: l’esperienza dell’Istituto Superiore di SanitàPatrizia Iacovacci, Barbara Brunetto, Raffaella Tinghino, Carlo Pini
– Impatto dell’inquinamento indoor, gestione della qualità dell’aria indoor e parametri di accettabilitàLuciana Indinnimeo, Annalisa di Coste
– Indagine sui composti organici volatili nell’aria indoor/outdoor di un presidio odontoiatricoAnna Santarsiero, Sergio Fuselli, Roberta Morlino, Marco De Felice,
Gianluca Minniti, Emanuela Ortolani

Nonostante il tema delll’inquinamento negli ambienti indoor, in particolare negli edifici per uffici moderni, rientri oggi nelle priorità per la sicurezza sul lavoro nelle politiche dell’Unione Europea (con la tematica strategica sull’inquinamento atmosferico e l’ambiente europeo – Thematic Strategy on Air Pollution and the European Environment -, la strategia sulla salute – Health Strategy – e il piano d’azione – Action Plan) appare oggi ancora molto difficile avviare politiche solide di prevenzione riguardo alla ventilazione, all’energia e alla salute, principalmente per la mancanza di informazioni riguardanti la tossicità di un certo numero di sostanze che inquinano l’aria degli ambienti confinati.

L’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency, EEA) evidenzia come la qualità dell’ambiente all’interno degli edifici è influenzata dalla qualità dell’aria ambiente, dai materiali di costruzione e dalla aerazione, dai prodotti per i consumatori inclusi gli articoli per l’arredamento, tappeti, dagli elettrodomestici e dai prodotti per la pulizia della casa, dalle abitudini comportamentali degli occupanti, inclusa l’abitudine del fumo, e dal mantenimento dell’edificio.

A livello comunitario, c’è quindi l’intenzione di promuovere una promozione integrata della qualità dell’aria negli ambienti confinati con l’obiettivo di ridurre drasticamente la presenza di inquinanti di varia natura.

Anche l’Italia, con l’ultima “Relazione sullo Stato Sanitario del Paese 2009-2010” del Ministero della Salute, rileva che: “l’inquinamento dell’aria degli ambienti confinati (indoor), non industriali, in particolare quelli adibiti a dimora, svago, lavoro (es. uffici) e trasporto, rappresenta un importante problema di sanità pubblica, con grandi implicazioni sociali ed economiche. Gli agenti inquinanti sono presenti in concentrazioni tali che, pur non determinando effetti acuti, sono tuttavia causa di effetti negativi sul benessere e sulla salute dell’uomo, soprattutto se legati a un elevato tempo di esposizione” (voce I determinanti della salute – 1. Ambiente, punto 1.2 Aria indoor).

Clicca qui per scaricare gli Atti del workshop “Problematiche relative all’inquinamento indoor: attuale situazione in Italia” – Istituto Superiore di Sanità Roma, 25 giugno 2012

 

Gen 20, 2014

Ricerca sul Tecnostress: L’esposizione a campi elettromagnetici nei servizi di accesso Wi-Fi

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Abbiamo già parlato in questo articolo dell’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici creati dai sempre più diffusi sistemi Wi-Fi: tecnologia basata prevalentemente sulle specifiche dello standard IEEE 802.11 che consente a terminali di utenza di collegarsi tra loro attraverso una rete locale (WLAN) in maniera wireless.

Le reti Wi-Fi sono infrastrutture relativamente economiche e di veloce attivazione e permettono di realizzare sistemi flessibili per la trasmissione di dati usando frequenze radio, estendendo o collegando reti esistenti oppure creandone di nuove. (vedi Report ISPESL a fine pagina) Proprio per la loro versatilità queste tipologie di reti vengono sempre più utilizzate per lo scambio di dati in uffici e strutture aziendali, oppure per creare veri e propri punti di accesso ad internet in scuole, biblioteche, università, aeroporti, ma anche piazze, locali pubblici e private abitazioni.

Ricordiamo che, riguardo alla normativa nazionale vigente di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, l’esposizione ai campi elettromagnetici è oggi disciplinata dal titolo VIII, capo IV del D.Lgs. 81/2008, le cui disposizioni entrano in vigore alla data fissata per il recepimento della direttiva 2004/40/CE (ex art. 306 d.lgs. 81/2008).

Tuttavia il 29 giugno 2013 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la direttiva 2013/35/UE del 26 giugno 2013 (vedi a fine pagina) sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici).

La direttiva, che abroga la precedente direttiva 2004/40/CE, deve essere recepita dagli stati membri entro il 1° luglio 2016 e stabilisce che i riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla 2013/25/UE secondo specifiche tavole di concordanza. Succede quindi che con l’abrogazione della 2004/40/CE e della nuova direttiva 2013/35/UE, l’entrata in vigore delle disposizioni del titolo VIII, capo IV del D.Lgs. 81/2008 è spostata al 1° luglio 2016.

Su questo argomento dell’esposizione da parte dei lavoratori a campi elettromagnetici nei servizi di accesso Wi-Fi, rilancio un articolo pubblicato oggi su PuntoSicuro che presenta una ricerca del 2008  a cura di Giuseppe Anania e prodotta dall’Agenzia regionale per la prevenzione e l´ambiente dell´Emilia-Romagna, intitolata “Misura dell’esposizione ai campi elettromagnetici prodotti da sistemi Wi-Fi” con simulazioni e misure dei livelli di esposizione prodotti dalle reti Wi-fi sia all’interno dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico del  Comune di Bologna, sia sull’area pubblica antistante l’ufficio (Piazza Maggiore).

Le misure sono state effettuate il 17 giugno 2008 con misuratore a larga banda avente le caratteristiche tecniche riportate nel documento e in conformità a quanto prescritto nelle Norme CEI 211-7. Durante tutto il periodo di misura erano presenti circa 20 utenti, tutti collegati, in modo non continuativo, ai due Access Point.

Venendo direttamente alle conclusioni, dalle valutazioni e dalle misure effettuate

“si può affermare che i livelli di campo elettrico emessi da impianti WI-FI risultano di modesta entità e dello stesso ordine di grandezza della sensibilità della strumentazione utilizzata per le misure. Valori più elevati, ma ben inferiori al valore di attenzione, possono essere rilevati in prossimità dell’antenna trasmittente e in condizioni di download continuato e comunque in zone non accessibili alla popolazione” … “come evidenziato anche dalle stime dei volumi di rispetto, l’ubicazione stessa degli apparati assicura che il pubblico non possa accedere all’interno della regione a valori di campo superiori a 6 V/m”.

Clicca qui per scaricare la ricerca
Misura dell’esposizione ai campi elettromagnetici prodotti da sistemi Wi-Fi
Agenzia regionale per la prevenzione e l´ambiente dell´Emilia-Romagna, Consorzio Elettra 2000
Rapporto tecnico 2008 a cura di Giuseppe Anania (formato PDF, 394 kB).

Clicca qui per scaricare il Report
Richi da campi elettromagnetici in ambiente lavorativo
ISPESL, ISS, ELETTRA2000, ASL di Siena, Az.USL di Modena Coordinamento Tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province aut. (formato PDF, 234 kB).

Clicca qui per scaricare la Direttiva 2013/35/UE del 26 giugno 2013 – Parlamento Europeo e Consiglio dell’Unione Europea
Disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) che abroga la direttiva 2004/40/CE a decorrere dal 29 giugno 2013

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