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Mag 30, 2016

Campi elettromagnetici: disponibile la “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica” della Comunità Europea.

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Come sappiamo, il tecnostress è anche causato dei campi elettromagnetici, e tutti i lavoratori digitali sono esposti quotidianamente a campi elettromagnetici di diversa intensità provenienti dagli apparecchi che utilizzano e delle reti di telefonia, wi-fi e trasmissione dati. L’esposizione ai campi elettromagnetici è oggi un rischio ‘subdolo‘ con effetti ancora sconosciuti, ma sul quale bisogna prestare attenzione anche nei tradizionali ambiti d’ufficio.

Per la normativa italiana, l’ esposizione ai campi elettromagnetici è oggi disciplinata dal titolo VIII, capo IV del d.lgs. 81/2008, le cui disposizioni entrano in vigore alla data fissata per il recepimento della direttiva 2004/40/CE (ex art. 306 d.lgs. 81/2008).

Ancora nel 2013 venne pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la direttiva 2013/35/UE del 26 giugno 2013 (che abroga la precedente direttiva 2004/40/CE) sulle disposizioni minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (campi elettromagnetici) che dovrà essere recepita dagli stati membri entro il 1° luglio 2016.

Quindi, entro l’ultimo termine utile, anche in Italia l’entrata in vigore della nuova 2013/35/UE sarà dal 1° luglio 2016. Nella stessa direttiva, per quanto riguarda la valutazione del rischio, si rimanda a successive Guide Pratiche “non vincolanti”, che la Commissione “metterà a disposizione almeno 6 mesi prima del 1° luglio 2016”.

Adesso ci siamo anche con questo aspetto estremamente importante: è disponibile da qualche giorno sul sito della Commissione Europea la corposissima “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica”. di ben 179 pagine + normativa (scaricatela a fine articolo).

Guida CEM

Per favorire la prevenzione e protezione dei lavoratori esposti, la guida propone delle misure di prevenzione e protezione: tecniche (schermature, ripari, interblocchi, dispositivi di sicurezza, …); organizzative (restrizione dell’accesso, segnaletica, formazione, …); sui dispositivi di protezione individuali (DPI).

La Guida segnala anche che per tutelare i lavoratori dall’esposizione ai campi  elettromagnetici una delle misure organizzative più importanti è costituita dall’elaborazione di procedure scritte (proposte anche in modo molto completo) e dall’applicazione di buone prassi nelle attività lavorative (con esempi e immagini).

Naturalmente, la Guida richiama il fatto che sia le apparecchiature che generano campi elettromagnetici, sia gli specifici dispositivi di protezione individuale dovrebbero essere sottoposti a manutenzione e ispezione adeguate per garantire che siano sempre idonei all’impiego previsto.

Peccato solo per due cose: il fatto che la Guida non fa nessun riferimento al rischio di campi elettromagnetici in attività d’ufficio o provenienti da strumenti tecnologici per l’informazione; e la definizione di ‘Guida non vincolante‘ presente nel titolo che ne limita indubbiamente il raggio d’applicazione.

Indice della Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica

SEZIONE 1 — TUTTI I DATORI DI LAVORO

1. INTRODUZIONE E OBIETTIVO DELLA GUIDA
1.1 Utilizzo della guida
1.2 Introduzione alla direttiva relativa ai campi elettromagnetici
1.3 Campo di applicazione della presente guida
1.4 Corrispondenza con la direttiva 2013/35/UE
1.5 Normative nazionali e altre fonti di informazioni

2. EFFETTI SULLA SALUTE E RISCHI PER LA SICUREZZA DERIVANTI DAI CAMPI ELETTROMAGNETICI
2.1 Effetti diretti
2.2 Effetti a lungo termine
2.3 Effetti indiretti

3. SORGENTI DI CAMPI ELETTROMAGNETICI
3.1 Lavoratori particolarmente a rischio
3.1.1 Lavoratori portatori di dispositivi medici impiantabili attivi
3.1.2 Altri lavoratori particolarmente a rischio
3.2 Prescrizioni per la valutazione di attività lavorative, apparecchiature e luoghi di lavoro comuni
3.2.1 Attività lavorative, apparecchiature e luoghi di lavoro che potrebbero richiedere
una valutazione specifica
3.3 Attività lavorative, apparecchiature e luoghi di lavoro non elencati nel presente capitolo

SEZIONE 2 — DECIDERE SU EVENTUALI ULTERIORI AZIONI

4. STRUTTURA DELLA DIRETTIVA RELATIVA AI CAMPI ELETTROMAGNETICI
4.1 Articolo 3 — Valori limite di esposizione e livelli di azione
4.2 Articolo 4 — Valutazione dei rischi e identi cazione dell’esposizione
4.3 Articolo 5 — Disposizioni miranti a eliminare o a ridurre i rischi
4.4 Articolo 6 — Informazione e formazione dei lavoratori
4.5 Articolo 7 — Consultazione e partecipazione dei lavoratori
4.6 Articolo 8 — Sorveglianza sanitaria
4.7 Articolo 10 — Deroghe
4.8 Sintesi

5. VALUTAZIONE DEI RISCHI NELL’AMBITO DELLA DIRETTIVA RELATIVA AI CAMPI ELETTROMAGNETICI
5.1 Piattaforma per la valutazione dei rischi interattiva online (OiRA)
5.2 Fase 1 — Preparazione
5.3 Fase 2 — Identificazione dei pericoli e dei soggetti a rischio
5.3.1 Identificazione dei pericoli
5.3.2 Identificazione delle misure di prevenzione e precauzionali esistenti
5.3.3 Identificazione dei soggetti a rischio
5.3.4 Lavoratori particolarmente a rischio
5.4 Fase 3 — Valutazione dei rischi e definizione delle priorità
5.4.1 Valutazione dei rischi
5.4.1.1 Effetti diretti
5.4.1.2 Effetti indiretti
5.4.1.3 Lavoratori particolarmente a rischio
5.5 Fase 4 — Decisioni sulle azioni preventive
5.6 Fase 5 — Attuazione delle misure
5.7 Documentazione della valutazione dei rischi
5.8 Monitoraggio e esame della valutazione dei rischi

SEZIONE 3 — VALUTAZIONI DI CONFORMITÀ

6. USO DEI VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE E DEI LIVELLI DI AZIONE
6.1 Livelli di azione previsti per gli e etti diretti
6.1.1 Livelli di azione del campo elettrico (1 Hz-10 MHz)
6.1.2 Livelli di azione del campo magnetico (1 Hz-10 MHz)
6.1.3 Livelli di azione del campo elettrico e magnetico (100 kHz-300 GHz)
6.1.4 Livelli di azione per corrente indotta attraverso gli arti (10-110 MHz)
6.2 Livelli di azione previsti per gli e etti indiretti
6.2.1 Livelli di azione del campo magnetico statico
6.2.2 Livelli di azione per le correnti di contatto ( no a 110 MHz)
6.3 Valori limite di esposizione
6.3.1 Valori limite di esposizione relativi agli e etti sensoriali e sanitari
6.3.2 Valori limite di esposizione (0-1 Hz)
6.3.3 Valori limite di esposizione (1 Hz-10 MHz)
6.3.4 Valori limite di esposizione (100 kHz-300 GHz)
6.4 Deroghe
6.4.1 Deroga in materia di RMI
6.4.2 Deroga in ambito militare
6.4.3 Deroga generale

7. USO DELLE BANCHE DATI E DEI DATI DEI FABBRICANTI RELATIVI ALLE EMISSIONI
7.1 Utilizzare le informazioni fornite dai fabbricanti
7.1.1 Base della valutazione del fabbricante
7.2 Banche dati di valutazioni
7.3 Informazioni fornite dai fabbricanti
7.3.1 Norme di valutazione
7.3.2 Assenza di una norma corrispondente

8. CALCOLO O MISURAZIONE DELL’ESPOSIZIONE
8.1 Disposizioni della direttiva relativa ai campi elettromagnetici
8.2 Valutazioni sul luogo di lavoro
8.3 Casi speciali
8.4 Richiesta di assistenza supplementare

SEZIONE 4 — SONO NECESSARIE ULTERIORI AZIONI?

9. MISURE DI PROTEZIONE E PREVENZIONE
9.1 Principi di prevenzione
9.2 Eliminazione del pericolo
9.3 Ricorso a processi o apparecchiature meno pericolosi
9.4 Misure tecniche
9.4.1 Schermatura
9.4.2 Ripari
9.4.3 Interblocchi
9.4.4 Dispositivi di protezione sensibili
9.4.5 Dispositivo di comando a due mani
9.4.6 Arresti di emergenza
9.4.7 Misure tecniche per evitare le scariche di scintille
9.4.8 Misure tecniche per evitare le correnti di contatto
9.5 Misure organizzative
9.5.1 Delimitazione dell’area e restrizione dell’accesso
9.5.2 Segnaletica e avvisi di sicurezza
9.5.3 Procedure scritte
9.5.4 Informazioni sulla sicurezza del sito
9.5.5 Supervisione e gestione
9.5.6 Istruzione e formazione
9.5.7 Progettazione e assetto dei luoghi e delle postazioni di lavoro
9.5.8 Adozione di procedure di lavoro adeguate
9.5.9 Programmi di manutenzione preventiva
9.5.10 Restrizione di movimento in campi magnetici statici
9.5.11 Coordinamento e cooperazione tra datori di lavoro
9.6 Dispositivi di protezione individuale

10. PREPARAZIONE ALLE SITUAZIONI DI EMERGENZA
10.1 Elaborazione dei piani
10.2 Reazione in caso di incidenti

11. RISCHI, SINTOMI E SORVEGLIANZA SANITARIA
11.1 Rischi e sintomi
11.1.1 Campi magnetici statici (da 0 a 1 Hz)
11.1.2 Campi magnetici a bassa frequenza (da 1 Hz a 10 MHz)
11.1.3 Campi elettrici a bassa frequenza (da 1 Hz a 10 MHz)
11.1.4 Campi ad alta frequenza (da 100 kHz a 300 GHz)
11.2 Sorveglianza sanitaria
11.3 Visita medica
11.4 Documentazione

SEZIONE 5 — MATERIALE DI RIFERIMENTO

Natura dei campi elettromagnetici
E etti dei campi elettromagnetici per la salute
Grandezze e unità di misura dei campi elettromagnetici
Valutazione dell’esposizione
E etti indiretti e lavoratori particolarmente a rischio
Orientamenti sulla risonanza magnetica
Disposizioni di altri testi dell’Unione europea
Norme europee e internazionali Risorse
Glossario e abbreviazioni
Bibliografia
Direttiva 2013/35/UE

Scarica la “Guida non vincolante di buone prassi per l’attuazione della direttiva 2013/35/UE relativa ai campi elettromagnetici. Volume 1: Guida pratica”, Commissione europea, versione it, pdf 4.9 MB

Scarica la “Non-binding guide to good practice for implementing Directive 2013/35/EU Electromagnetic Fields. Volume 1: Practical Guide”, Commissione europea, english version, pdf 3.6 MB

Apr 23, 2016

Convegno a Milano: “I rischi di genere, età e tecnostress: conoscerli e riconoscerli per valutare bene e prevenire meglio”

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PuntoSicuro, quotidiano on-line sulla sicurezza sul lavoro e media partner ufficiale della nuova campagna EU-OSHA, per mantenere alta l’attenzione sul tema dell’età e sui rischi emergenti, organizza il convegno di studio e approfondimento:

I rischi di genere, età e tecnostress: conoscerli e riconoscerli per valutare bene e prevenire meglio

Il convegno si svolgerà a Milano il 20 maggio 2016, dalle 09.30 alle 14.00, presso la Fondazione Triulza-Cascina Triulza Lab-Hub per l’Innovazione Sociale (Via Cristina Belgioioso, 171-177 Milano).

Sarò presente a questo convegno in qualità di relatore per raccontare in una mezz’oretta lo stato dell’arte del tecnostress lavoro-correlato. Se ti interessa partecipare iscriviti a questo link.

Questo il programma del convegno:

9.30: Saluti e apertura dei lavori
Luigi Matteo Meroni, Direttore di PuntoSicuro

9.45: Introduzione ai rischi di genere, età e tecnostress
Tiziano Menduto, giornalista di Punto Sicuro e moderatore

10.00: Inquadramento normativo
Anna Guardavilla, giurista specializzata in SSL e formatrice

10.30: Uomini e donne differenti al lavoro Debora Russi, consulente e formatrice SSL

11.00: Ambienti sani e sicuri ad ogni età Referente Inail

11.30: Il Tecnostress
Giulio Regosa, formatore SSL ed esperto in comunicazione

12.00: Sorveglianza Sanitaria differente Luigi Dal Cason, medico competente

12.30: Attenti al Documento di valutazione del rischio: spunti di concretizzazione
Vignola Giuseppina, Ingegnere, RSPP e formatrice SSL

13.00: Dibattito e Conclusione dei lavori

13.30: Light Lunch

Per maggiori informazioni sul convegno scarica il depliant di presentazione.

Corsie pedonali dedicate a chi usa il cellulare: le hanno a Bangkok, Tailandia.

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Mentre in alcuni stati vietano l’utilizzo di cellulare e lo scatti di selfie in numerose situazioni pubbliche (di cui abbiamo parlato in questo articolo), un’iniziativa in senso opposto è stata realizzata dall’università Kasetart di Bangkok (Thailandia), che ha costruito le prime corsie pedonali dedicate a chi usa il cellulare, in modo da impedire alle persone che camminano guardando il cellulare di scontrarsi le une contro le altre.

Si tratta di una corsia lunga 300 metri divide chi usa gli smartphone camminando da chi non li usa. L’idea è stata proposta da un gruppo di studenti di marketing del terzo anno della Facoltà.

Vedremo se questa bizzarra idea si diffonderà in altri posti, su queste cose dall’Asia ci si aspetta di tutto; ma come fare per coloro che usano il cellulare guidando? Creiamo anche per loro una corsia privilegiata?

Diritto alla disconnessione per limitare email ed sms di lavoro fuori ufficio: in Francia sta per diventare legge nel nuovo Codice del Lavoro.

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Il tecnostress perseguita il lavoratore non solo sul luogo  di lavoro, ma anche a casa e per tutto il suo tempo libero. Al punto  che non si capisce più dove finisce il lavoro. E se finisce mai …

Per evitare il rischio che la perenne reperibilità consentita dall’uso dei cellulari e la diffusione del wi-fi aumentino a dismisura l’orario di lavoro, in Francia – già nell’aprile 2014 e dopo un accordo raggiunto dai sindacati (in particolare Cfdt e Cgt) con la Confindustria francese – è stato introdotto per  un milione di impiegati nei settori della tecnologia e dei servizi legali un “obbligo di disconnessione dei mezzi di comunicazione a distanza” per consentire agli impiegati di non sentirsi in obbligo di rispondere alle telefonate dei capi al termine dell’orario d’ufficio.

Quell’accordo tra le parti prende in questi giorni un aspetto ‘governativo’.

In vista della riforma del Codice del Lavoro, un gruppo di esperti guidati da Bruno Mettling – vicedirettore di Orange e incaricato dall’esecutivo a studiare il fenomeno del lavoro digitale – ha elaborato e presentato al Ministro del Lavoro francese un rapporto sugli effetti della rivoluzione digitale sulle condizioni di lavoro, sull’organizzazione del lavoro e sul management intitolato “Transformation numérique et vie au travail” (Trasformazione digitale e vita lavorativa).

Il rapporto – in lingua francese che potete scaricare cliccando qui – fornisce una visione di insieme e ben documentata sugli effetti della tecnologia digitale sul lavoro lavoro; parte da un inquadramento generale del fenomeno e si concentra sulle sfide della progressiva digitalizzazione del lavoro, in particolare sul contratto di lavoro e sulla qualità della vita. Il suo obiettivo è di fornire idee per regolamentare meglio la consultazione di email e sms nell’orario di lavoro e, in generale, l’attività lavorativa su piattaforme digitali, tablet e smartphone.

Tra le 36 raccomandazioni contenute nel rapporto, una in particolare è quella oggetto dell’accordo tra Sindacati e Confindustria: si tratta del diritto/dovere alla disconnessione, per cui il lavoratore ha il diritto/è tenuto ad essere offline per cose di lavoro fuori dalle mura del proprio ufficio.

Il rapporto sottolinea come “esiste un rischio di sovraccarico cognitivo ed emozionale, con una sensazione di fatica e di eccitazione. Si pone quindi la questione dei rischi psico-sociali e della concorrenza del tempo di attenzione disponibile. L’azienda deve incoraggiare la disconnessione con accordi interni, configurazione limitata degli strumenti di lavoro, esemplarità dei dirigenti”.

Il concetto, quindi, è che quando si è fuori dall’orario di lavoro bisogna limitare le comunicazioni su dispositivi mobili, come sms ed email  che, seppure facciano parte del lavoro, non vengono computate e retribuite come tali. Deve quindi essere posto un limite alle comunicazioni su dispositivi mobili quando si è fuori ufficio o durante i giorni festivi.

La palla ora passa al ministro del Lavoro francese Myriam El Khomri,  che deciderà come includere le raccomandazioni del rapporto nel disegno di legge che presenterà tra la fine del 2015 e il 2016.

A livello aziendale, il diritto/dovere alla disconnessione in alcune aziende europee è già realtà.

Sempre in Francia, gli ingegneri del Syndicat des sociétés d’ingénierie et de conseil et des bureaux d’études hanno raggiunto l’anno scorso un accordo per evitare i messaggi dopo le 18 e durante i weekend. In Germania, Volkswagen ha deciso di sospendere le comunicazioni sugli smartphone professionali tra le 18.15 e le 7 del mattino, e Bmw conteggia il tempo speso alle prese con le e-mail di fuori dell’orario tramutandolo in uno sconto di ore lavorate. Da Daimler, addirittura, le mail arrivate dopo un certo orario si distruggono. In Gran Bretagna Price Minister ha instaurato una mezza giornata al mese senza email per favorire gli scambi verbali tra i dipendenti.

Proprio utilizzando la  stessa tecnologia che permette ai dipendenti di essere connessi ventiquattr’ore ore su ventiquattro, le imprese possono anche assicurare che gli impiegati prendano pause adeguate in modo da garantirne la massima efficienza e produttività.

Alcune già impediscono l’accesso alla posta elettronica dei dipendenti dopo l’orario lavorativo con tecnologie come AirWatch o “recinti geografici” che impediscono l’accesso alla posta elettronica e ad altre risorse, o consentendo l’accesso ai dati aziendali all’interno del container per un periodo di tempo specifico o solo in luoghi determinati.

L’idea di “Diritto alla disconnessione” è un primo importante passo per cercare di trovare un equilibro tra serenità individuale e produttività professionale.

Il dibattito su quando termini davvero il lavoro veicolato dalle piattaforme digitali è quindi aperto ad ogni soluzione. Come vanno le cose in Italia sul diritto alla disconnessione e per capire cosa comporta un’eccessiva connessione alla rete ce lo racconta Marco Gui, Sociologo dei media dell’Università di Milano-Bicocca nella puntata del 7 ottobre 2015 del programma Geo di RaiTre.

Tecnostress e Technostress: ultime ricerche internazionali

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Dato che sono qualche giorno in vacanza e ho un po’ di tempo, faccio un lavoro antologico con un bel giro su Google Scholar per proporvi le principali ricerche internazionali relative al Tecnostress rese disponibili nel corso dell’ultimo anno.

Si tratta di ricerche in tutte le direzioni: psicologiche, neurologiche, gestione del management, eccetera. Dove possibile, ho recuperato il pdf delle diverse ricerche che potete scaricare cliccando sul titolo; dove non ho reperito la ricerca ho inserito il link che conduce alla pagina di consultazione o acquisto.

Ricordo che ho già realizzato due diversi post (ecco i link al primo e al secondo) relativi alle ricerche internazionali  in tema di tecnostress, ai quali potete fare riferimento.


The Double-Edged Nature of Technostress on Work Performance: A Research Model and Research Agenda
Chun Fong Lei, Department of Management and Marketing, The Hong Kong Polytechnic University, Hong Kong
EWT Ngai, Department of Management and Marketing, The Hong Kong Polytechnic University, Hong Kong

Abstract: This research agenda is the first step toward the adaptation of transactional theory of stress (TTS) into the technostress context, which aims to fill the research gaps in the technostress literature. A research model is developed based on TTS. In the model, we assume technostress to be neutral, and its effects on a person’s workplace outcomes depend on the appraisal on technostress. The positive appraisal on technostress, that is, technostress challenge appraisal will generally lead to positive outcomes, whereas the negative appraisal on technostress, that is, technostress threat appraisal will generally lead to negative outcomes. Although technostress is neutral in a holistic perspective, different types of technostress would be appraised differently. Therefore, the model also predicts how different types of technostress would be appraised. A three-phase agenda is proposed to validate the model. At the end, we highlight the theoretical and practical implications, as well as opportunities for future studies.

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Technostress: negative effect on performance and possible mitigations
Monideepa Tarafdar – Professor of Information Systems, Management Science Department, Lancaster University Management School, Lancaster, UK
Ellen Bolman. Pullins – Schmidt Research Professor of Sales, Marketing and International Business, College of Business and Innovation, The University of Toledo, Toledo, OH, USA
T. S. Ragu-Nathan – Professor of Information Systems, Information, Operations and Technology Management, College of Business and Innovation, The University of Toledo, Toledo, OH, USA

Abstract: We investigate the effect of conditions that create technostress, on technology-enabled innovation, technology-enabled performance and overall performance. We further look at the role of technology self-efficacy, organizational mechanisms that inhibit technostress and technology competence as possible mitigations to the effects of technostress creators. Our findings show a negative association between technostress creators and performance. We find that, while traditional effort-based mechanisms such as building technology competence reduce the impact of technostress creators on technology-enabled innovation and performance, more empowering mechanisms such as developing technology self-efficacy and information systems (IS) literacy enhancement and involvement in IS initiatives are required to counter the decrease in overall performance because of technostress creators. Noting that the professional sales context offers increasingly high expectations for technology-enabled performance in an inherently interpersonal-oriented and relationship-oriented environment with regard to overall performance, and high failure rates for IS acceptance/use, the study uses survey data collected from 237 institutional sales professionals.

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The Consequences of Technostress for End Users in Organizations: Conceptual Development and Empirical Validation
T. S. Ragu-Nathan, Monideepa Tarafdar, Bhanu S. Ragu-Nathan College of Business Administration, University of Toledo, Toledo, Ohio 43606
Qiang Tu, College of Business, Rochester Institute of Technology, Rochester, New York 14623

The research reported in this paper studies the phenomenon of technostress, that is, stress experienced by end users of Information and Communication Technologies (ICTs), and examines its influence on their job satisfaction, commitment to the organization, and intention to stay. Drawing from the Transaction-Based Model of stress and prior research on the effects of ICTs on end users, we first conceptually build a nomological net for technostress to understand the influence of technostress on three variables relating to end users of ICTs: job sat- isfaction, and organizational and continuance commitment. Because there are no prior instruments to measure constructs related to technostress, we develop and empirically validate two second order constructs: technostress creators (i.e., factors that create stress from the use of ICTs) and technostress inhibitors (i.e., organizational mecha- nisms that reduce stress from the use of ICTs). We test our conceptual model using data from the responses of 608 end users of ICTs from multiple organizations to a survey questionnaire. Our results, based on structural equation modeling (SEM), show that technostress creators decrease job satisfaction, leading to decreased organi- zational and continuance commitment, while Technostress inhibitors increase job satisfaction and organizational and continuance commitment. We also find that age, gender, education, and computer confidence influence technostress. The implications of these results and future research directions are discussed.

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The dark side of smartphone usage: Psychological traits, compulsive behavior and technostress
Yu-Kang Lee, Chun-Tuan Chang, You Lin, Zhao-Hong Cheng
National Sun Yat-sen University, Taiwan

Abstract: Smartphones have become necessities in people’ lives. Along with its obvious benefits, however, the smartphone has other effects that are not all that glorious. This study investigates the dark side of the smartphone trend. We examine the link between psychological traits and the compulsive behaviors of smartphone users, and look further into the stress caused by those compulsive behaviors. We conducted an empirical study consisting of 325 participants and compared Structural Equation Modeling with competing models. The results suggest that compulsive usage of smartphone and technostress are positively related to psychological traits including locus of control, social interaction anxiety, materialism and the need for touch. Gender differences are also found in the aforementioned relationships. The results have practical implications to user-oriented smartphone design and operation companies as well as government agencies as they combat the social ills brought on by smartphones.

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Examining impacts of technostress on the professional salesperson’s behavioural performance
Monideepa Tarafdara, Ellen Bolman Pullinsa & T.S. Ragu-Nathana

Abstract: This paper examines the concept of technostress in the professional sales area and shows it to be a possible reason for low technology-enabled behavioural performance of professionals in the sales function. Integrating literature from sales, technostress and social cognitive theory, we examine relationships between technostress creators, role stress, technology-enabled innovation and technology-enabled performance. We hypothesize that technostress adversely affects the technology-enabled performance of the salesperson through two distinct paths, one by increasing role stress and two, by decreasing technology-enabled innovation. We further examine the role of factors that mitigate these adverse effects. We find that organizational technostress-inhibiting mechanisms negatively moderate the positive relationship between technostress creators and role stress, and technology self-efficacy dampens the negative association of technostress and technology-enabled innovation. We also find that technology-enabled innovation enhances technology-enabled performance. Our results are based on survey data collected from 237 institutional sales professionals. Theoretical contributions and practice-based implications of findings are discussed.

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The effects of technostress within the context of employee use of ICT
Anna Mette Fuglsetha – NHH Norwegian School of Economics, Helleveien 30, NO-5045 Bergen, NorwayØystein Sørebøb – Buskerud University College, School of Business Administration and Social Sciences, Postboks 164 Sentrum, NO-3502 Hønefoss, Norway

Abstract: The main purpose of the present study is to help managers cope with the negative effects of technostress on employee use of ICT. Drawing on transaction theory of stress (Cooper, Dewe, & O’Driscoll, 2001) and information systems (IS) continuance theory (Bhattacherjee, 2001) we investigate the effects of technostress on employee intentions to extend the use of ICT at work. Our results show that factors that create and inhibit technostress affect both employee satisfaction with the use of ICT and employee intentions to extend the use of ICT. Our findings have important implications for the management of technostress with regard to both individual stress levels and organizational performance. A key implication of our research is that managers should implement strategies for coping with technostress through the theoretical concept of technostress inhibitors.

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NeuroIS—Alternative or Complement to Existing Methods? Illustrating the Holistic Effects of Neuroscience and Self-Reported Data in the Context of Technostress Research
Stefan Tams – HEC Montréal stefan.tams@hec.ca
Kevin Hill – HEC Montréal kevin.hill@hec.ca
Ana Ortiz de Guinea – HEC Montréal ana.ortiz-de-guinea@hec.ca
Jason Thatcher – Clemson University JTHATCH@clemson.edu
Varun Grover – Clemson University VGROVER@clemson.edu

Abstract: Recent research has made a strong case for the importance of NeuroIS methods for IS research. It has suggested that NeuroIS contributes to an improved explanation and prediction of IS phenomena. Yet, such research is unclear on the source of this improvement; while some studies indicate that NeuroIS constitutes an alternative to psychometrics, implying that the two methods assess the same dimension of an underlying IS construct, other studies indicate that NeuroIS constitutes a complement to psychometrics, implying that the two methods assess different dimensions of an IS construct. To clarify the role of NeuroIS in IS research and its contribution to IS research, in this study, we examine whether NeuroIS and psychometrics/psychological methods constitute alternatives or complements. We conduct this examination in the context of technostress, an emerging IS phenomenon to which both methods are relevant. We use the triangulation approach to explore the relationship between physiological and psychological/self-reported data. Using this approach, we argue that both kinds of data tap into different aspects of technostress and that, together, they can yield a more complete or holistic understanding of the impact of technostress on a theoretically-related outcome, rendering them complements. Then, we test this proposition empirically by probing the correlation between a psychological and a physiological measure of technostress in combination with an examination of their incremental validity in explaining performance on a computer-based task. The results show that the physiological stress measure (salivary alpha-amylase) explains and predicts variance in performance on the computer-based task over and above the prediction afforded by the self-reported stress measure. We conclude that NeuroIS is a critical complement to IS research.

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The sources and Conseguences of Mobile Technostress in the workplace
Pengzhen Yin, USTC-CityU Joint Advanced Research Center, University of Science and Technology, City University of Hong Kong, 83 Tat Chee Avenue, Kowloon Tong, Hong Kong
Robert M. Davison, City University of Hong Kong, Hong Kong, China
Yiyang Bian, USTC-CityU Joint Advanced Research Center, University of Science and Technology, City University of Hong Kong, 83 Tat Chee Avenue, Kowloon Tong, Hong Kong
Ji Wu, USTC-CityU Joint Advanced Research Center, University of Science and Technology, City University of Hong Kong, 83 Tat Chee Avenue, Kowloon Tong, Hong Kong
Liang Liang, University of Science and Technology of China, Hefei, Anhui, China

Abstract: In this study, we explore the phenomenon of mobile technostress: stress experienced by users of mobile information and communication technologies. We examine the impacts of mobile technostress on individuals’ job satisfaction. Based on the Transaction Based Model of stress and the existing literature on technostress, a conceptual model was proposed to understand this phenomenon. Two sources of mobile technostress have been identified: techno-overload and techno-insecurity. We hypothesize that techno-overload and techno-insecurity exert a negative impact on job satisfaction. The individual level mobile technostress inhibitors (i.e., self-efficacy) are identified as helping individuals reduce stress. We also hypothesize that self-efficacy has a positive impact on job satisfaction. Furthermore, the moderator effects of habit are also explored. We hypothesize that habit will negatively moderate the relationship between mobile technostress creators and job satisfaction, and positively moderate the relationship between mobile technostress inhibitors and job satisfaction. The methodological design as well as potential theoretical and practical implications has also been discussed.

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The Antecedents and Impacts of Mobile Technostress in the Workplace Research-in-Progress
Yin Pengzhen – USTC-CityU Joint Advanced Research Center – University of Science and Technology of China
Hu Xi – USTC-CityU Joint Advanced Research Center- University of Science and Technology of China

Abstract: The prevalence of mobile information and communication technologies (MICTs) has aroused widespread concern from both practitioners and academics. Organizations have benefitted a lot from the increasing improvements to work efficiency and effectiveness by the use of MICTs. Simultaneously, MICTs also bring some unexpected negative consequences, such as technostress, which have also gradually become a serious issue in organizations. Although researchers have explored the effect of mobile technostress, it is still not well understood that how and which characteristics of mobile technologies result in technostress. In this study we propose a conceptual model to investigate the underlying mechanisms of the overall process of mobile technostress. The proposed research model identifies three mobile technology characteristics: presenteeism, invisibility and compatibility. Based on the person-environment fit model, we analyze the relationship between mobile technology characteristics and mobile technostress creators, i.e., techno-overload and techno-insecurity. We further explore the impact of mobile technostress creators on individual job satisfaction. Finally, the initial methodology design is illustrated. The contribution and potential implications of the study are also discussed.

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Does the proactive personality mitigate the adverse effect of technostress on productivity in the mobile environment?
Wei-Hsi Hunga – Department of Information Management, Advanced Institute of Manufacturing with High-Tech Innovations (AIM-HI), National Chung Cheng University, 168 University Rd., Min-Hsiung, Chia-Yi, Taiwan, ROCKuanchin Chenc – Department of Information Management, National Chung Cheng University, 168 University Rd., Min-Hsiung, Chia-Yi, Taiwan, ROC
Chieh-Pin Linb – Department of Business Information Systems, Western Michigan University, Kalamazoo, MI 49008-5412, United States

Abstract: Reliance on mobile phones as the major communication medium in our lives has become pervasive in recent years. This study extends existing technostress theory by looking at the effect of two stress sources (techno-overload and communication overload) and the accessibility on productivity of mobile phone users. Two dimensions of the proactive personality were part of the extension to examine how such a personality mitigates the effect on stress. The results show that techno-overload was more of an “enhancer” to one’s productivity, rather than what was found in some other studies. Communication overload lowered one’s level of productivity, but its effect was lessened by the presence of one form of the proactive personality – the ability to confront situations. Managerial implications relating to these findings are provided.

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Technostress in the office: a distributed cognition perspective on human–technology interaction
Charlott Sellberg e Tarja Susi

Abstract: Technology is a mobile and integral part of many work places, and computers and other information and communication technology have made many users’ work life easier, but technology can also contribute to problems in the cognitive work environment and, over time, create technostress. Much previous research on technostress has focused on the use of digital technology and its effects, measured by questionnaires, but in order to further examine how technostress arises in the modern workplace, a wider perspective on interactions between people and technology is needed. This paper applies a distributed cognition perspective to human–technology interaction, investigated through an observational field study. Distributed cognition focuses on the organisation of cognitive systems, and technostress in this perspective becomes an emergent phenomenon within a complex and dynamic socio-technical system. A well-established questionnaire was also used (for a limited sample), to gain a frame of reference for the results from the qualitative part of the study. The implications are that common questionnaire-based approaches very well can and should be complemented with a broader perspective to study causes of technostress. Based on the present study, a redefinition of technostress is also proposed.

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Technostress: The Dark Side of Technologies
Marisa Salanova, Susana Llorens, Mercedes Ventura

We define technostress as a negative psychological response to the use (and abuse) of technologies, as well as the harmful effects of the implementation of technologies within the workplace. However, despite the relevance of technostress in modern societies, research on the subject is scarce, and so the aim of this chapter is to provide an overview of technostress research that has been recently conducted. In particular, first, we focus on the two most important ways of experiencing technostress, namely, technostrain and technoaddiction. Second, we describe the antecedents of technostress, with attention given to the specific technological demands and the lack of both job and personal resources. Moreover, we also highlight the physiological, psychosocial, organizational, and societal consequences of technostress. Third, the assessment of technostress using the RED Technostress questionnaire is described. Finally, we address the main strategies employed in the prevention and intervention of technostress based on the social and the technical organizational systems.

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The Impact of Smart Device Usability on individual Technostress
Michael King

Abstract: This study investigated if certain aspects of smart devices are causing Technostress to individuals. It also investigated what the current Technostress levels are using the General attitudes towards computers scale, in order to compare the results with the original Rosen & Weil (1995) study. The methodology chosen was an online survey, in order to get individuals thoughts and opinions on both smart device and computer stress. The results analysed from 180 participants showed that 91% of participants had some form of Technostress, with 52% showing moderate-high levels of Technostress. The knowledge gained from the literature review research would suggest that this is because of an increased over-reliance on computers. The research also showed that age range was an important factor in Technostress with the highest levels of low stress being present in the 0-18 age range and the highest levels of moderate-high stress being present in 19-30 age range. The research on stress suggested that this is due to how the age ranges use technology and also the psychological development of the age range. The smart device results showed that 80% of participants had some form of stress with the newly proposed smart device usability scale, with battery life, content creation and errors are all key stressors present in smart devices, showing low usability ratings in the key usability components. Over 60% of people agree to sending texts without proofreading and over 50% agree that they send texts that Autocorrect have changed. It raised the question, is it Autocorrects fault or Human error? Over 75% of people agree that they use their smartphone for more than just calls and texts. Since over a third of people charge their smart device more than once a day, it shows that battery technology needs to improve since these devices are being relied on more for daily tasks and interactions. Finally 80% of people state that they prefer creating content on their computer rather than their smart device, with over 50% of people stating that they find it difficult to create documents on smart devices. With suppliers focusing more on tablets instead of computers, and companies increasing tablet use through the bring your own device (BYOD) scheme, is this going to increase the stress levels of individuals until tablet technology is improved?

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Moderating Effect of Technostress Inhibitors on the Relationship between Technostress Creators and Organisational Commitment
Ungku Norulkamar Ungku Ahmad, Salmiah Mohamad Amin, Wan Khairuzzaman Wan Ismail

Abstract: This study aims to examine the moderating effect of technostress inhibitors on the relationship between technostress creators and organisational commitment among academic librarians in the Malaysian public universities. It considers how literacy facilitation, technical support, and involvement facilitation influence the strength of the relationship between technostress creators and organisational commitment. Multiple regression analysis and hierarchical multiple regression analysis were utilised to test the relationship and the moderating effect among the variables. The findings revealed that collectively, technostress creators significantly explained 13.1 percent of the variance in organisational commitment.  Techno-overload and techno-uncertainty were found to have significant positive relationship with organisational commitment. As for the moderating effect, both literacy facilitation and involvement facilitation did not act as moderator in the relationship between technostress creators and organisational commitment. Nevertheless, technical support was found to moderate the relationship between techno-overload and organisational commitment. All the technostress inhibitors were, however, found to be significant predictors for organisational commitment. This study demonstrates that a certain amount of stress is essential in enhancing employee’s commitment towards organisation. Moreover, it reveals that the existence of literacy facilitation, technical support, and involvement facilitation is crucial in boosting organisational commitment of academic librarians in the Malaysian public universities.

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TechnoStress and 3rd Party TechnoStress
Youssef Gamgoum

Abstract: This study investigated if the advances in technology in recent years have increased or decreased the levels of technostress that users have. This study also explores an original concept known as 3rd party technostress, which shows the levels of stress technology causes not to the users but to the people around the users. To fairly compare levels of technostress over time, the GATCS (General Attitudes Towards Computer Scale) questionnaire from Rosen and Weil’s (1995) original study will be used and a comparison of their results and this studies’ results will be completed. An original set of questions will also be sent to determine the levels of 3rd party technostress and also the levels of technology addiction the participants have. The results from these question sets will show if there is any correlation between technostress and technology addicts. The researcher received 102 completed questionnaires, which gave a good sample for this study to be based on. From the data, it was clear that although technostress is still a major concern, with 44% of people showing signs of technostress, a bigger issue is the fact that 81% of participants showed some levels of 3rd party technostress. 3rd party technostress can have a huge impact on friendships and relationships. This study concluded, that with the rapid advancements in technology over the recent years, many more people have been engrossed in using the technology even during socially unacceptable times, which can upset people around them. Overusing technology may be an addiction that has to be acknowledged and managed by the user. As this is an original topic, much more research needs to be undertaken to fully understand 3rd party technostress.

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